Violetta Fasanari Bourquin

Ricordi di Violetta

«Quando penserete a me, sorridete». Queste le parole che Violetta Fasanari Bourquin aveva scelto per l’annuncio della sua morte: parole che si potevano leggere sulle piastrelle della sua cucina su cui, scritte da lei o da qualcuno che era passato da casa sua, si trovavano una quantità di frasi e pensieri.

Violetta è mancata a 84 anni nella notte tra il 10 e l’11 gennaio a Losanna, città dove oramai viveva da 25 anni (ma era dal 1946 che era in Svizzera) e dove frequentava la Chiesa valdese di lingua italiana. Sabato 7 era stata per l’ultima volta al culto in lingua italiana, tenuto dal pastore Luca Negro della chiesa di Ginevra, culto che aveva molto apprezzato. Violetta frequentava con gioia il culto mensile in italiano e l’agape che segue ogni volta, ed era triste quando i dolori le impedivano di parteciparvi. Alla comunità, che era un po’ una sua seconda famiglia, portava il suo sorriso e la sua vitalità. Quasi tutto il gruppo italiano era presente al funerale, a testimoniare il suo affetto per Violetta e per ascoltare l’Evangelo della resurrezione.

I funerali si sono tenuti lunedì 16 nella chiesa di Saint-Jacques, che era quasi piena. Saint-Jacques è la chiesa di cui Violetta era membro ed è la stessa in cui si riunisce abitualmente la comunità valdese italiana. Il culto è stato presieduto dal pastore Raymond de Rham, che conosce bene la Chiesa valdese avendo da studente frequentato la nostra Facoltà di teologia di Roma.

Momento ricco di testimonianze, a partire da quella letta da una dei cinque tra figlie e figli di Violetta, che ha ricordato tra l’altro che nelle ultime ore che hanno potuto passare tutti insieme, all’ospedale, Violetta ha detto loro che la sua vita era stata degna di essere vissuta. Si sono poi alternati i membri di due associazioni di cui Violetta faceva parte, Association de familles du Quart Monde e Centre de Action Nonviolente, un’amica che ha anche suonato un pezzo con il flauto e la direttrice di Agape, pastora Corinne Lanoir, che era accompagnata da un gruppo di residenti ed ex residenti.

Violetta aveva partecipato alla costruzione di Agape e vi tornava ogni anno; l’estate scorsa, mi aveva detto, per la prima volta non era più riuscita ad andarci. Altri testimoniano sulle colonne di questo giornale (a cui Violetta aveva appena rinnovato l’abbonamento…) proprio del suo amore per Agape. Durante buona parte del culto sono state proiettate delle fotografie che hanno accompagnato in modo discreto e silenzioso le testimonianze e dato corpo ai ricordi; fotografie della sua casa, di lei, di Agape, e poi delle carte con cui amava giocare con i nipoti, dei fiori…

Il past. De Rham ha predicato sulla parabola dei talenti e si è soffermato sull’invito rivolto ai servi che hanno fatto fruttare ciò che avevano ricevuto: «Bene servitore buono e fedele (…) entra nella gioia del tuo Signore» (Matteo 25, 21). Violetta era una donna e una credente molto attiva e molto esigente, nei suoi confronti e nei confronti degli altri; nella vita c’è però anche bisogno ogni tanto di fermarsi e di fare o di ricevere dei complimenti, di essere apprezzati, ha detto il past. De Rham. Violetta lo è stata da molti, perché è stata una servitrice buona e fedele, ed ora è entrata nella gioia del suo Signore.

Marco Gisola

 

 

Violetta Colaianni

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Ho conosciuto la sorella Violetta Fasanari nell’estate del 1995, in una visita al centro di Agape. Quell’estate, come di consuetudine, insieme ad altri amici mio ero recato per il periodo sinodale a Torre Pellice per seguire il Sinodo e rivedere molte persone. Una mattinata io e altri 2 miei amici decidiamo di andare a vedere il centro di Agape, dato che non avevamo mai avuto il tempo di frequentarlo o visitarlo in precedenza.

Appena arrivati, Violetta si è subito preoccupata di accogliere gli ospiti, spiegando dettagliatamente tutta la storia di Agape. Mi ha colpito subito la capacità di far sentire a proprio agio le persone, di coinvolgerle nei suoi racconti della vita comunitaria del centro e la grande fede che traspariva dal suo modo di essere. L’articolo della pastora Daniela Di Carlo credo che presenti la figura di Violetta in tutta la sua essenza, anche per chi ha avuto la fortuna di conoscerla solo per una mattinata e di rivederla ogni estate anche solo per pochi minuti agli stand sinodali.

Posso ricordare come a ogni estate si ricordasse della nostra visita ad Agape e della gentilezza con cui veniva a salutarci. Ringrazio il Signore per avermi dato l’opportunità di conoscere Violetta e di poter raccontare ad altre persone di lei, sempre sorridendo.

Mario Colaianni –

 

 

«È sempre strano di vedere l’eco del nostro essere sugli altri e vi ringrazio dell’affetto che avete per me! Si, purtroppo non verrò ad Agape: ormai non sono più in grado di sopportare la struttura e le emozioni. Ma il mio cuore è lì e soprattutto con voi di cui ho ricambiato gli affetti. Vi vedo e vi penso uno ad uno, sperando il meglio per voi. Rassicurati (...) trovo la vita ancora bella nonostante tutto. Per te e per gli altri: pensieri affettuosi».

Questo uno stralcio dell’ultima lettera che Violetta Fasanari ha indirizzato a uno dei campi di Agape nel luglio del 2005. È stata la prima estate passata senza di lei. Senza incontrarla al mattino con la sigaretta appena fatta dalle sue stesse mani, il caffè, il cappello di paglia che di anno in anno veniva rinnovato, la sua borsa piena di misteri, il suo lavoro a maglia abbandonato sul tavolo assieme ai foglietti su cui annotava i nomi di chi passava per caso ad Agape e ai quali raccontava la storia del Centro che aveva contribuito a costruire e quindi anche la storia della Chiesa valdese.

Almeno un mese l’anno si poteva vedere Viola, così amava essere chiamata dai più intimi, intenta a conversare con quella capacità di risanare le ferite dell’anima che appartiene a poche. Una maestra di relazioni, ecco come la ricordo. Sempre attenta a leggere, oltre l’apparenza e il contegno di chi le stava davanti, la verità che ciascuno porta con sé. «… è sempre strano di vedere l’eco del nostro essere sugli altri», scriveva Viola con la sua penna stilografica a inchiostro blu. La sua eco, la sua traccia è quella di una sorella maggiore per età e sapere sul mondo che ha dato origine a moltissime relazioni d’amore cariche di affetto. Il suo cuore veniva depositato in ogni incontro nelle mani di chi le sedeva accanto e questo è un gesto disarmante perché anche i muri del dover essere crollavano di fronte a tanta generosità.

Viola maestra di relazioni ma anche Viola testimone fedele della fede in Gesù Cristo. In grado di raccontare a giovani atei o a esperte teologhe la sua visone del mondo e della cura con la quale tutto ciò che è in esso è posto nelle mani di Dio, Viola esprimeva gratitudine per quella possibilità che Agape a volte offriva di essere comunità. Testimone di una fede gioiosa e contagiosa amava spesso leggere durante i culti l’inno all’amore di 1 Corinzi 13. Proprio quel testo la radicava in Agape e la faceva sentire viva attraverso la serenità che riconosceva venire dalla fede. Ricchezza di affetti spesi nelle relazioni, questo è ciò che ci lascia Viola. Ed è tantissimo.

Daniela Di Carlo

 

Violetta è per noi indissociabile dal Centro di Agape, dai suoi muri che ha aiutato a costruire, dai suoi prati che sorvegliava con molta attenzione raccogliendo senza tregua carta e mozziconi. Però è anche indissociabile da tutti i gruppi e tutte le persone, nuovi o vecchi amici, stranieri di tutti gli orizzonti che sono passati durante tutte queste estati in cui lei è stata presente. Tutte e tutti hanno trovato in lei un ascolto attento, una accoglienza calorosa e benevola, rispettosa di tutte le differenze.

La silhouette di questa piccola persona, sempre con la sigaretta, il capello e la maglia da fare avvolgeva un personaggio tenero, rigoroso e tenace che rimaneva indimenticabile per chi la incontrava. Tifosa convinta della pallavolo, attenta a ogni dettaglio della vita fervida e a volte disordinata di Agape, era capace di comunicare serenamente e profondamente con ognuno, qualunque fossero la sua età e le sue preoccupazioni anche se aveva cinquant’anni meno di lei e sapeva fare parlare insieme ogni tipo di gente.

Durante tutti questi anni Violetta è stata un faro, un punto di riferimento per tutti i giovani che sono venuti a fare il campo lavoro ad Agape. Violetta ci manca già, nessuno ad Agape la dimenticherà. Lei ha incarnato uno dei tanti modi di ciò che significa vivere l’agape.

 

OPTIMISME

C’est aussi nécessaire

Tous les jours, en parcourant le 24 heures, j’espère trouver, dans la rubrique des lecteurs, à la place d’une «Encre noire» une «Encre rose ou bleu ciel.»

C’est désormais un lieu commun d’affirmer que les bonnes nouvelles ne font pas recette.

L’optimisme est jugé bébête, voire même ridicule. Cependant, je tiens à vous décrire un lieu spécial, à la périphérie de Lausanne, à Renens. Il s’agit de l’Association des familles du quart-monde de l’Ouest lausannois. Là-bas, depuis plus de vingt ans, j’ai trouvé des gens de bonne volonté qui travaillent ensemble, soutenus par l’espoir de jours meilleurs.

On y rencontre des blessés de la vie, des laissés-pour-compte, des rejetés au bord du chemin par l’avancée impitoyable d’un «chasseneige». Coude à coude avec eux œuvrent d’autres gens, de provenances les plus diverses, qui croient à des possibilités de résilience par l’écoute attentive, le respect et la confiance.

Rencontres, échanges, débats, accompagnement, moments ludiques sont organisés pour et par les familles de ce quart-monde.

Au moyen de ces activités partagées, nous nous sommes mutuellement enrichis car, à bien regarder, chacun a quelque chose de bon à donner, à échanger, à apprendre.

Croyez-moi, dans ce monde, on peut trouver encore des coins de ciel bleu.

Violetta Fasanari Bourquin, Renens