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 (da) M. Κ. Gandhi

Teoria e pratica

della non-violenza

λ cura e con un saggio introduttivo di Giuliano Pontara

Traduzione di Fabrizio Grillenzoni e Silvia Calamandrei

Nuova edizione

Einaudi c 1973 e 1996 Giulio Einaudi editore s. p. a., Torino- Prima edizione ≪Nue≫ 1973

 

(Estratto dalla) 

Premessa  di Giuliano Pontara all'edizione 1996

(vedi parti evidenziate in giallo)

E opinione abbastanza diffusa che da Gandhi, considerato una delle piu alte espressioni della coscienza morale del nostro secolo, di tutti i secoli, venga un messaggio che e tuttora di grande, anzi crescente attualita. Condivido questa opinione. Le linee essenziali del messaggio gandhiano rimangono a mio vedere quelle che, agli inizi degli anni '70, cercavo di delineare nel saggio introduttivo che ha accompagnato la presente silloge in tutte le precedenti edizioni; e l'interpretazione che ivi fornivo del pensiero etico-politico di Gandhi mi pare, essenzialmente, ancora oggi valida. Questo non significa, naturalmente, che non vi siano temi da rivedere, altri da ampliare e altri ancora da trattare ex novo. In occasione della presente edizione ho proceduto in due modi: da una parte ho riveduto quel saggio (correggendo anche alcuni refusi e alcune imprecisioni) e ampliato l'apparato delle note, tenendo presenti vari lavori sulla figura, l’operato e il pensiero di Gandhi apparsi nei venti e piu anni che sono trascorsi dalla prima pubblicazione di questa antologia; dall'altra, ho aggiunto un ulteriore capitolo in cui rivisitando il pensiero di Gandhi sviluppo il discorso su alcuni temi allora appena accennati e sui quali mi pare oggi importante richiamare l'attenzione: il pensiero religioso di Gandhi e il suo ecumenismo; il principio del sarvodaya o benessere di tutti; i rapporti tra stato e cittadino in una societa non-violenta; la disobbedienza civile e la sua giustificazione; i due concetti di swaraj e swadesbi, autogoverno e autosufficienza. Ho anche riveduto (lievemente) la nota biografica correggendo un brutto errore che ha seguito tutte le precedenti edizioni di questa antologia: la data di morte di Gandhi e 30 gennaio 1948 (e non 25 gennaio, come erroneamente indicato nelle precedenti edizioni). Ho cambiato il titolo del saggio introduttivo da Introduzione (che aveva nelle precedenti edizioni) in Il pensiero etico-politico di Gandhi: questo titolo indica in modo piu preciso la tematica che discuto.

 G. P. Stoccolma, aprile 1996.   

 

IL PENSIERO ETICO-POLITICO DI GANDHI 

I. IL MESSAGGIO DI GANDHI. 

(...) 3

. Sulle idee etico-politiche di Gandhi sono stati dati giudizi e interpretazioni altrettanto  disparati e divergenti quanto riguardo alla sua figura e al suo operato. Ad un estremo della gamma di tali giudizi e interpretazioni stanno quelli di coloro che vedono nella non-violenza
gandhiana il toccasana di ogni male: Gandhi stesso, talora, sembra far parte di questa schiera. All'altro estremo si collocano i giudizi di quanti nella non-violenza vedono una posizione sterile, utopistica, quando addirittura non la considerano una posizione reazionaria[24]. Piu spesso, forse, la si considera uno strumento di lotta da impiegarsi dacoloro che non dispongono di armi o i cui obiettivi non sono comunque per il momento raggiungibili mediante la forza armata, un'arma per i deboli, qualcosa che ≪normalmente non viene soltanto predicata ai deboli ma pretesa da essi - e una necessita piuttosto che una virtu, e normalmente non danneggia seriamente la condizione dei forti≫[25].

Secondo siffatte interpretazioni il termine ≪non-violenza≫ starebbe insomma a designare una mera tattica da usare in quanto e sin quando serve in modo efficace a realizzare determinati obiettivi, ma che in nessun modo esclude l'uso della violenza in altre situazioni o anche
contemporaneamente. John Lewis, a lungo considerato uno dei piu acuti critici della posizione pacifista, interpreta espressamente in tal senso la non-violenza gandhiana. Per Lewis, infatti, ≪Gandhi e piu contrario agli inglesi che non alla guerra≫, ≪egli adotta    tattiche non-violente in quanto esse si presentano come il modo piu efficace per una moltitudine disorganizzata e disarmata di resistere alla truppa armata e alla polizia. Egli non ha mai proposto che l'India, una volta acquistata la piena indipendenza, dovra dissolvere l'esercito indiano. Il Congresso Nazionale Indiano non ha mai contemplato, nemmeno per un momento, l'abbandono della violenza come strumento necessario dello stato che un giorno spera di governare≫
[26].

 Ora, a chi esamini con una certa attenzione gli scritti di Gandhi raccolti in questo volume riuscira, penso, abbastanza agevole vedere come i vari giudizi negativi sopra accennati non tocchino la posizione di Gandhi bensi, piuttosto, in quanto denuncia di posizioni mistificatorie, essi ci siano di aiuto a delimitarla e caratterizzarla in modo piu rigoroso. Per quanto poi riguarda in modo particolare il giudizio datone da Lewis, pur concedendo che negli scritti e anche nell'azione di Gandhi vi sono certi spunti in suo favore, va pero sottolineato che il corpo delle affermazioni di Gandhi sulla non-violenza non corrobora quel giudizio. A rifiutare il quale basterebbe citare la sola, ma per lui fondamentale, distinzione fra la non-violenza come convinzione (≪ non-violence as a creed ≫) e la non-violenza come scelta tattica (< non-violence as a policy≫) e la sua reiterata affermazione di aver sempre aderito alla prima, pur riconoscendo di non essere che in minima misura riuscito a far aderire ad essa anche le masse indiane, le quali in complesso praticarono la non-violenza come scelta tattica. Si aggiunga a cio il fatto che, contrariamente a quanto afferma Lewis, Gandhi non solo si e pronunciato in favore della desiderabilita, possibilita ed efficacia di una resistenza non-violenta a livello nazionale contro l'invasione straniera, ma si e anche piu volte espressamente pronunciato a favore di una difesa non-violenta di un'India indipendente, anche se, allo stesso tempo e da buon realista com'era, non nutriva troppe illusioni sulla possibilita che cio avvenisse mentre lui era in vita o nel prossimo futuro[27]. Che poi, come Lewis afferma, il Partito del Congresso non si sia mai dichiarato favorevole alla adozione dell'idea gandhiana di una difesa non-violenta puo ben essere vero, ma cio non prova certo che Gandhi per conto proprio non si attenesse a quell'idea, bensi semmai soltanto che la sua influenza sul Congresso, per quanto riguarda l'adozione di questa idea, fu praticamente nulla. 

 

E qui opportuno riassumere brevemente, trattandosi di un'idea gandhiana fondamentale, la distinzione fra non-violenza come convinzione e non-violenza come scelta tattica o, sempre in termini mutuati da Gandhi, fra la non-violenza del forte o Satyagraha e la non-violenza del debole o resistenza passiva. Tale distinzione e anche ampiamente documentata nella presente silloge[28]. Cio che contraddistingue la non-violenza come convinzione o non-violenza del forte e, secondo Gandhi, il rifiuto morale della violenza (non la semplice astensione da essa per ragioni tattiche)[29], nonche la convinzione di aver trovato una valida alternativa ad essa. Un'ulteriore caratteristica che distingue la non-violenza del forte da quella del debole e che la prima richiede la presenza al massimo grado di tutte quelle virtu che l'uso della violenza al servizio di una causa giusta richiede: coraggio, abnegazione, disciplina e una profonda fede nella giustezza degli obiettivi per cui si lotta[30]. Soprattutto, e come si vedra piu addentro in seguito essa e caratterizzata, oltre che da determinate tecniche di lotta incruenta, da un continuo, quotidiano impegno volto a realizzare una serie di obiettivi sia a breve sia a lunga scadenza contemplati in quello che Gandhi chiama il programma costruttivo. Tutte queste caratteristiche non bastano tuttavia, a mio avviso, a fornire una compiuta caratterizzazione della non-violenza come convinzione. Secondo l'interpretazione che a me sembra la piu plausibile oltre che la piu interessante, e che e compito di questo volume, come del presente saggio introduttivo, far emergere, quella che Gandhi chiama la non-violenza come convinzione e ulteriormente contraddistinta dal fatto di poggiarē su una piu comprensiva dottrina politica, le cui linee essenziali appariranno man mano che si procede nella lettura del presente scritto. 

 

Quanto alla non-violenza come scelta tattica, o non-violenza del debole o resistenza passiva, Gandhi precisa che si tratta della posizione di chi non ricorre alla violenza perche non si sente abbastanza forte per impugnare le armi, oppure per altre ragioni tattiche. La non-violenza come scelta tattica e anche tale in quanto non si fonda su di una particolare dottrina o concezione etica ma anzi e compatibile con le piu diverse dottrine o concezioni[31]. Piu che di non-violenza e qui proprio il caso di parlare di resistenza passiva, la quale puo rappresentare la prima fase di un conflitto violento ma puo anche, a certe condizioni e sotto la guida di un leader e di un'avanguardia che professa la non-violenza come convinzione, svilupparsi sempre di piu in direzione di quest'ultima.

 

Vi son passi in cui Gandhi esprime l'opinione che sul piano di massa non ci si puo aspettare una piena aderenza alla non-violenza come convinzione, ad esempio il seguente: ≪La pratica del satyagraha da parte di grandi masse di uomini sara impossibile se si esige che esse assimilino la dottrina in tutte le sue implicazioni. Non posso io stesso dire di averle assimilate o di conoscerle tutte. Un soldato di qualsiasi esercito non conosce l'intera scienza militare; allo stesso modo un combattente satyagraha non conosce l'intera dottrina. E sufficiente che egli abbia fiducia nel suo comandante, che segua con onesta le sue istruzioni e sia pronto ad andare incontro alla morte senza nutrire odio contro il suo cosiddetto nemico≫[32]. D'altra parte egli ha anche pero reiteratamente denunciato come un ≪profondo errore≫ l'idea che la nonviolenza come convinzione o ≪legge di vita che pervade tutto l'essere≫ ≪sia applicabile per gli individui e non lo sia per le masse dell'umanita≫[33].

 

La non-violenza del debole o resistenza passiva va a sua volta, secondo Gandhi, nettamente distinta da quella che egli chiama la non-violenza del codardo, cioè dall'atteggiamento di colui che si astiene dalla violenza per semplice vigliaccheria o per altri motivi puramente egoistici. A coloro che appartengono a questo gruppo Gandhi non ha che un consiglio da dare, quello cioè d'imbracciare le armi e riscattarsi piuttosto che sottomettersi o adeguarsi opportunisticamente al potere dello sfruttatore, del tiranno, del carnefice, in nome di una presunta non-violenza. Nella scala gandhiana dei valori la non-violenza del forte occupa dunque il primo posto, la cosiddetta non-violenza del codardo l'ultimo.

 

Ε se vi può essere discussione circa la questione se Gandhi preferisse la non-violenza del debole alla violenza, non vi può essere dubbio alcuno che egli sempre preferì la violenza, ove naturalmente la causa fosse ritenuta giusta, alla codardia. ≪... Non ho mai considerato la violenza - egli ha scritto in una occasione - come una cosa permessa. Ho semplicemente distinto tra il coraggio e la codardia. L'unica cosa lecita [lawful] è la non-violenza... Tuttavia, sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata per autodifesa o a protezione degli indifesi essa e un atto di coraggio, di gran lunga migliore della codarda sottomissione≫[34].

 

 Similmente, in altra occasione, scrisse che pur essendo convinto che ≪la non-violenza e infinitamente superiore alla violenza≫, tuttavia ≪nel caso in cui l'unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza[35].

 

 Scrisse anche di aver ≪notato che spesso le persone deboli invocano a giustificazione delle loro azioni la fede... nei principi da me predicati, quando, a causa della loro codardia, si rivelano incapaci di difendere il loro onore e quello di coloro che avrebbero dovuto proteggere≫[36]. Ε ricordando un episodio analogo, egli disse di aver pubblicamente denunciato tale condotta affermando che la sua non-violenza ≪giustificava pienamente la violenza usata da coloro che non credevano nella non-violenza e che erano chiamati a difendere l'onore delle loro donne e dei loro bambini≫. Ε aggiungeva: ≪La non-violenza non è una giustificazione per il codardo, ma e la suprema virtù del coraggioso. La pratica della non-violenza richiede molto più coraggio della pratica delle armi. La codardia e assolutamente incompatibile con la nonviolenza. 

 

Il passaggio dalla pratica delle armi alla non-violenza è possibile, e a volte perfino facile. La non-violenza dunque presuppone la capacita di colpire. Essa e un cosciente e volontario freno imposto alla propria volontà di vendetta. Ma la vendetta e sempre superiore alla passiva, imbelle e impotente sottomissione. Il perdono però e ancora superiore. Anche la vendetta è sintomo di debolezza≫[37]. 

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Note

[24] Cfr. per recenti accenni in tal senso quanto J.-P. Sartre dice nella sua prefazione a F. FANON, I dannati della terra, Torino 1967, p.

XXI; il giudizio di Fanon stesso alla p. 25; nonche quelli di MALCOM X, in Ultimi discorsi, Torino 1968, pp. 56, 135-36, 161-62.

[25] H. MARCUSE, La tolleranza repressiva, in R. P. WOLF, B. MOORE jr e H. MARCUSE, Critica della tolleranza, Torino 1970 p. 95. E

interessante pero osservare come, non potendo non riconoscere l'efficacia del movimento gandhiano in India, Marcuse, per non

contraddirsi, ricorra al troppo facile stratagemma di negare che la lotta degli indiani contro la dominazione inglese fosse di natura nonviolenta.

Cfr. ibid.

[26] I. LEWIS, The Case Againτt Pacifism, London 1940 (1937). Una interpretazione sostanzialmente simile della non-violenza gandhiana

fornisce anche w. H. HANCOCK, in Four Studies of Peace and War, Cambridge University Press, 1961, cap. III: Non-violence.

[27] Cfr. soprattutto gli scritti raccolti nella parte II, sez. Β, cap. 1: La lotta non-violenta all'invasione straniera, nonche molte

affermazioni ricorrenti negli scritti raccolti nel cap. II della stessa sezione sotto il titolo La resistenza nonviolenta al nazismo.

[28] Cfr. in primo luogo parte I, cap. 1, scritti 7-10 e 13.

[29] Sugli argomenti in base ai quali Gandhi rifiuta la violenza cfr. pp. XLVII-LVI.

[30] Cfr. a questo proposito gli scritti raccolti nel cap. 1: Requisiti e preparazione del satyagrahi o non-violento, parte II, sez. A, e in

special modo gli scritti 1-4

[31] Sulla distinzione tra non-violenza del forte e non-violenza del debole, o tra satyagraha e resistenza passiva o duragraha verte il

saggio di J. V. Bondurant, Satyagraha vs. Duragraha: The Limits of Symbolic Violence, in G. RAMACHANDRAN e T. K. MAHADEVAN (a

cura di), Gandhi: His Relevance for Our Time, Bombay 1964, pp. 67-81.

[32] ≪Harijan≫, 22 ottobre 1938, in Satyagraha, Ahmedabad 1951, pp. 362-363

[33] Cfr. p. 11.

[34] Cfr. p. 22.

[35] Cfr. pp. 18-19. Cfr. anche pp. 319-20.

[36] Cfr. p. 13.

[37] Cfr. p. 23 e cfr. anche pp. 318-20.


 

Abbreviazioni

A Autobiography.

MR My Religion.

MS My Socialism.

NVPW, I Non-violence in Peace and War, vol. I.

NVPW, II Non-violence in Peace and War, vol. II

S Satyagraha.

SFG Selections from Gandhi.

SSA Satyagraha in South Africa.

TNVS Towards Non-violent Socialism.

p. VII Premessa all'edizione 1996

IX Il pensiero etico politico di Gandh i di Giuliano Pontata

CLXIII Nota biografica


 

indice

 

Teoria e pratica della non-violenza

PARTE PRIMA

I principi della non-violenza

I. Che cos'e la non-violenza?

5 1. A guisa d'introduzione. (MR, p. 156)

5 2. Gandhi spiega la sua scoperta della non-violenza e ne da una generale

caratterizzazione. (SFG, § 439, pp. 153-54)

6 3. La disposizione a soffrire invece di far soffrire gli altri essenza della nonviolenza.

Sulla non-violenza tra stati. (NVPW, I, pp. 47-48)

8 4. Riferimento ai sacri testi indiani in una caratterizzazione della non-violenza in

sei punti. (NVPW, I, 47, pp. 126-28)

II 5. Sulla non-violenza come azione diretta e forza positiva fondata sull'amore e

includente tutta la creazione. (NVPW, I, pp. 121-229)

12 6. Caratterizzazione della non-violenza, qui chiamata resistenza passiva, come

fondata sulla disposizione a soffrire e esprimentesi nella disobbedienza civile nonviolenta.

(S, II, pp. 51-53)

14 7. Differenza tra satyagraha e resistenza passiva. Significato del termine

≪satyagraha≫. (S, 3, pp. 6-7)

16 8. Ancora sulla differenza tra satyagraha e resistenza passiva. (SSA, pp. 112 e 113-

14)

18 9. Tra codardia e violenza scegliere la seconda. Ma la non-violenza e infinitamente

superiore alla violenza. Caratterizzazione della non-violenza. (NVPW, I, I pp. 3-6)

22 10. La violenza moralmente cattiva ma la codardia peggiore. (NVPW, II, 97, p. 151)

22 11. Satyagraha al servizio di una causa ingiusta e impossibile. Satyagraha esclude la

violenza sotto ogni forma. (S, 12 pp. 56)

23 12. La non-violenza e compatibile con l'appoggio della violenza di chi non crede nella

non-violenza, quando la violenza e impiegata al servizio di una causa giusta. (NVPW, I,

pp. 64-65)

24 13. Superiorita della non-violenza sulla violenza in quanto la seconda abbrutisce.

(NVPW, I, 25, pp. 323-25)

26 14. Sulla quasi non-violenza dei polacchi nella seconda guerra mondiale, e

caratterizzazione della non-violenza o ahimsa. (NVPW, I, p. 341)

27 15. Impossibilita di usare la non-violenza da parte di coloro che non hanno coraggio

e altri presupposti dell'impiego del satyagraha. (SFG, § 551 pp. 218-20)

II. Fini e mezzi

a) Verita e ahimsa.

30 1. Caratterizzazione del satyagraha come ricerca della verita. (SFG, § 55, p. 17)

30 2. Verita = Dio. Ahimsa il solo mezzo per realizzare la verita. La verita e l'ahimsa

implicano l'identificazione con ogni essere vivente. (A, pp. 370-71)

32 3. Sul concetto di Verita-Dio e sulle diverse vie ad essa. (S, pp. 38-40)

34 4. Sulla relazione tra verita e non-violenza o ahimsa. (S, pp. 40-42)

36 5. Ancora sulla relazione tra verita e non-violenza. (S, pp. 29-30)

38 6. Ahimsa come il mezzo per raggiungere la verita. (NVPW, II, 66, pp. 99-100)

P39 7. Sul posto del sacrificio nella concezione generale dell'ahimsa. Il sacrificio inteso

come atto diretto al bene degli altri senza alcun desiderio di ricompensa. Fondamenti

religiosi del sacrificio. (S, pp. 47-50)

43 8. Rispetto per la verita significa cercare di capire la verita parziale da cui muove il

nostro oppositore e cercare di convertirlo con il nostro soffrire. (SFG, § 563, pp.

221-22)

44 9. Sulla relazione mezzi-fine: un fine buono puo essere raggiunto soltanto con mezzi

buoni. Vari esempi concreti. (S, 4, pp. 9-15)

b) Il programma costruttivo.

49 1. Sul posto centrale di un programma costruttivo nella non-violenza. (S, 137, pp.

307-8)

50 2. Un impegno continuo in un lavoro costruttivo condizione necessaria a formare

un'atmosfera in cui praticare le forme di lotta non-violenta. (S, 42, pp. 100-1)

52 3. Il programma costruttivo parte centrale della nonviolenza e presupposto di una

lotta non-violenta. (SFG, § 415, pp. 144-45)

c) La gerarchia dei mezzi nella lotta nonviolenta.

53 1. La lotta non-violenta diventa legittima solo dopo che tutti gli altri mezzi leciti

sono stati messi alla prova. (MR, p. 66)

53 2. Principio fondamentale della lotta non-violenta: non allargare l'obiettivo della

lotta e non iniziare la lotta con i mezzi piu radicali. (SSA, pp. 208-10)

55 3. Sullo stesso argomento. (SSA, p. 271)

III. Le premesse etico-psicologico-religiose

56 1. Sull'assunto concernente l'unita della natura umana e sulla fede che quindi anche

un Hitler o un Mussolini, messi di fronte alla non-violenza del forte, possono reagire

in modo umano e morale. (NVPW, I, p. 186)

57 2. La fede in Dio necessaria per praticare la non-violenza. (S, 171 pp. 364-65)

58 3. Capacita delle masse di comportarsi in modo nonviolento. (SFG, § 586, p. 230)

59 4. La non-violenza o ahimsa come legge della specie umana e fondamento della

storia. (NVPW, I, 126, pp. 325-29)

64 5. La non-violenza fondamento e legge della storia. (S. pp. 15-17)

IV Violenza e non-violenza

a) Criteri di distinzione tra violenza e nonviolenza.

66 1. Lettera contenente l'obiezione che la non-collaborazione e una forma di violenza.

Risposta di Gandhi con concreti esempi di non-collaborazione violenta e non-violenta.

(S, 70, pp. 166-69)

69 2. Non-violenza non significa non uccidere. In certe occasioni uccidere imperativo

della non-violenza. Fondamento della non-violenza e distinzione di essa dalla violenza

o himsa. (MR, pp. 74-76)

72 3. Sul dovere di uccidere animali quando vite umane sono minacciate da essi. Ma lo

stesso principio non applicabile al mondo umano perche l'uomo e fornito di ragione.

(NVPW, II, 39, p. 65)

72 4. Eutanasia in pieno accordo con la non-violenza. (SFG, § 445, p. 156)

73 5. Sulla maggiore violenza di chi costringe un altro a non mangiare pesce rispetto a

quella di chi mangia pesce. La non-violenza come sforzo di diminuire il piu possibile la

violenza nel mondo, sotto tutte le sue forme. (NVPW, II, 37, p. 63)

74 6. La non-violenza non significa che non si faccia una gradazione tra vita e vita.

Impossibilita di eliminare completamente la violenza dalla nostra vita. Difficolta di

tracciare una chiara linea tra violenza e non-violenza. (NVPW, II, 40, pp. 66-68)

77 7. Nessuna attivita e completamente libera da violenza. L'ahimsa come sforzo di

ridurre il piu possibile la violenza. (MS, pp. 34-35)

b) Gandhi di fronte al problema della guerra.

78 1. Argomenti con cui Gandhi difende la sua partecipazione alla spedizione contro gli

zulu come compatibile con la dottrina della non-violenza. (A, pp. 231-32)

81 2. Argomenti con cui Gandhi difende la sua partecipazione alla guerra contro i

boeri. (SSA, pp. 71-74)

84 3. Argomenti con cui Gandhi difende il suo appoggio agli inglesi nella prima guerra

mondiale. (A, pp. 255-56)

87 4. Risposta a critiche circa gli argomenti addotti nel precedente passo. (A, pp. 257-

58)

89 5. Risposta ad una lettera in cui Gandhi e criticato per il suo atteggiamento nei

confronti della rivolta degli zulu e della prima guerra mondiale. (NVPW, I, II pp. 23-

27)

94 6. Altra risposta ad una lettera in cui Gandhi e criticato per la sua partecipazione

alla prima guerra mondiale. (NVPW, I, 29, pp. 75-77)

97 7. Ulteriore risposta ad altra lettera critica circa l'atteggiamento di Gandhi nei

confronti della guerra al tempo della prima guerra mondiale. (NVPW, I, 50, pp. 133-

36)

100 8. In risposta ad una lettera critica Gandhi precisa la sua posizione nei confronti

delle guerre da lui appoggiate e chiarisce in che misura la sua posizione nel momento

in cui scrive si distanzia da quella precedentemente presa. (NVPW, I, 28, pp. 73-75)

103 9. Ci troviamo di fronte, continuamente, ad una scelta tra doveri contrastanti, per

esempio quello di comportarci in modo non-violento e quello di ubbidire alle leggi dello

stato. Non sempre la scelta e in favore del primo dovere. Inoltre Gandhi si trovo

spesso nella situazione di non-violento che tuttavia era il leader riconosciuto di

uomini che alla non-violenza non credevano. In tale situazione egli considero suo

dovere appoggiare la loro violenza in quanto usata in una causa giusta. (NVPW, I, 20,

pp. 53-54)

104 10. In risposta alle critiche del pacifista belga De Ligt, Gandhi chiarisce

ulteriormente la sua posizione nei confronti della guerra. (NVPW, I, 30, pp. 78-80)

107 11. Ulteriori precisazioni di Gandhi in risposta ad una lettera di un tolstoiano

scritta in seguito al precedente articolo. (NVPW, I, 32, pp. 83-88)

112 12. Risposta di Gandhi ad altra lettera critica scritta da De Ligt in seguito

all'articolo di Gandhi riportato sotto 10.

116 13. Ahimsa coerente con l'appoggio alla violenza in una causa giusta. (SFG, § 434, p.

151)

V. Non-violenza, socialismo e stato

117 1. Inadeguatezza della violenza e adeguatezza della non-violenza come mezzo

rivoluzionario delle masse sia occidentali che afro-asiatiche sistematicamente

sfruttate e sottoposte a violenza. (NVPW, I, 15, pp. 32-34)

120 2. Disaccordo con i bolscevichi sui mezzi impiegati, per quanto i motivi che li

muovono siano gli stessi che muovono Gandhi ad agire. (NVPW, I, 13, pp. 29-30)

122 3. Il comunismo inteso come espressione dell'ideale gandhiano del non-possesso.

Distacco di Gandhi da esso nella misura in cui esso sancisce l'uso dei mezzi violenti.

Ma l'ideale sanzionato dai sacrifici di un uomo come Lenin non puo essere un ideale

vano. (SFG, § 287, p. 84)

123 4. Una rivoluzione violenta puo soltanto significare un nuovo giogo. Rispetto per i

rivoluzionari violenti e il loro eroismo al quale Gandhi tuttavia oppone co me

superiore l'eroismo dei non-violenti. (SFG, § 486, pp. 164-65)

124 5. Incapacita dei comunisti di assicurare l'uguaglianza economica qui ed ora. Lo

stato non deve ≪imporre l'uguaglianza≫ ma ≪realizzare la volonta del popolo≫.

Impossibile combattere per la realizzazione dell'uguaglianza economica senza

condividere la vita e i disagi di coloro in nome dei quali si lotta. (NVPW, II, 44, p. 71)

125 6. Il socialismo e fondato sull'ideale dell'uguaglianza. Ma e irraggiungibile con la

violenza. Soltanto mezzi puri possono condurre a fini puri. Solo la nonviolenza puo

condurre ad un vero socialismo. (NVPW, II, 168, pp. 265-66)

126 7. Uguaglianza significa a ciascuno secondo i suoi bisogni naturali. L'idea

dell'≪amministrazione fiduciaria≫ come conseguenza della rinuncia alla violenza. La

non-violenza non soltanto come mezzo di lotta individuale ma anche di massa. (TNVS,

13, pp. 21-24)

130 8. Sulla teoria dell'≪amministrazione fiduciaria≫ in risposta ad alcune obiezioni

sollevate da un critico. (TNVS, 82, pp. 151-53)

132 9. Domande e risposte sulla teoria dell'≪amministrazione fiduciaria≫. Lo stato nonviolento

come presupposto della sua realizzazione. (TNVS, 84, pp. 155-56)

134 10. Sulla lotta non-violenta al capitalismo e ancora sull'idea dell'≪amministrazione

fiduciaria≫. (TNVS, 97, pp. 173-74)

135 11. Proposta di J. p. Narajan per una organizzazione dell'India su basi socialiste.

Commento di Gandhi (mette in luce in modo indiretto la posizione gandhiana). (MS, 4,

pp. 16-21)

140 12. Contro la ≪democrazia≫ occidentale presentata come una ≪forma diluita del

nazismo≫ e sulla ≪vera democrazia≫ fondata sulla non-violenza. (NVPW, I, 108, pp.

285-86)

142 13. Sul tipo e le funzioni di un corpo di polizia in uno stato non-violento. (NVPW, I,

133, pp. 350-52

145 14. Sulla organizzazione di un'India indipendente fondata sul decentramento del

potere. (NVPW, II, 69, pp. 106-9)

148 15. Schizzo per la costituzione di un'India non-violenta redatto da Gandhi per il

Congresso nel giorno del suo assassinio. (NVPW, II, 22I pp. 379-81)

 

PARTE SECONDA

 

La prassi della non-violenza

A. LE TECNICHE DELLA NON-VIOLENZA

I. Requisiti e preparazione del satyagrahi o nonviolento

153 1. Autodisciplina, purificazione, stato sociale riconosciuto, requisiti necessari di un

satyagrahi. Mobilizzazione dell'opinione pubblica condizione necessaria di una lotta

non-violenta efficace. L'ostracismo sociale come tecnica di lotta non-violenta. (S, 25,

pp. 77-78)

154 2. Sette requisiti del non-violento. (S, 34, pp. 87-88)

156 3. Come si diventa un non-violento. Quattro requisiti di un non-violento: castita,

poverta, fermezza nella verita, coraggio. (S, p. 53-55)

158 4. Coraggio e disciplina virtu tipiche del non-violento. La disobbedienza civile come

criterio di distinzione della non-violenza del forte da quella del debole. (S, 14, pp.

57-58)

160 5. Umilta e altri requisiti dei non-violenti. (S, 15, pp. 58-59)

161 6. Regole per il comportamento di un non-violento a) come individuo, b) come

prigioniero, ε) come unita di una brigata non-violenta. (S, 26, pp. 7881)

165 7. Sul comportamento del non-violento in stato di arresto. (S, 18, pp. 64-66)

II. Disobbedienza civile e non-collaborazione

168 1. Satyagraha, disobbedienza civile e non-collaborazione. (S, I pp. 3-4)

169 2. Sull'ahimsa come atto positivo d'amore e sulla disobbedienza civile come

concreta espressione di esso. (S, 68, pp. 161-62)

170 3. Otto fasi in una campagna di non-collaborazione. (S, 49, pp. 117-19)

172 4. Dovere dei giudici e pubblici ufficiali in generale di dare le dimissioni e non

collaborare con un governo che non rappresenta il popolo. (S, 50, pp. 119-121)

174 5. Caratterizzazione della disobbedienza civile e presupposti di essa. Non opporre

resistenza nel caso di arresto in seguito alla commissione di un atto di disobbedienza

civile. (NVPW, II, 92, pp. 144)

175 6. La disobbedienza civile, per essere veramente civile, richiede la piu severa

osservanza della disciplina carceraria. La disobbedienza civile come il piu puro tipo di

agitazione costituzionale. (S, 16, pp. 60-61)

177 7. La disobbedienza civile e libera da violenza. Esempi particolari di disobbedienza

civile: non pagamento delle tasse; invasione pacifica di basi militari, ecc. Disciplina e

rispetto della legge (in quanto si accetta liberamente la pena connessa alla violazione

di essa) costituenti della disobbedienza civile. (SFG, § 578, pp. 226-27)

179 8. Disobbedienza civile a) individuale, b) di massa, ε) totale. Differenze e requisiti.

(S, 72, pp. 170-73)

182 9. Disobbedienza civile difensiva e offensiva. (S, 75, p. 175)

183 10. Sulla connessione tra impegno in un lavoro costruttivo e disobbedienza civile.

(SFG, § 419, pp. 146-147)

185 11. Sul diritto di ogni cittadino a ricorrere alla disobbedienza civile. (S, 74, p. 174)

III. Il digiuno

186 1. Importanza del digiuno nell'arsenale del satyagrahi. Breve enumerazione dei

digiuni intrapresi da Gandhi. Sul pregiudizio dei politici contro il digiuno come atto

politico. La non-violenza significa attiva partecipazione alla lotta politica. (NVPW, I,

165, pp. 431-32)

188 2. Il digiuno come arma del satyagrahi. Distinto dallo sciopero della fame. (S, 149,

pp. 320-21)

189 3. Distinzione tra digiuno coattivo e non coattivo. (MR, pp. 67-68)

191 4. Spiegazione dell'ultimo digiuno intrapreso da Gandhi. Contro l'obiezione che sia

stato un digiuno coattivo. (NVPW, II, 213, pp. 335-38)

IV Le brigate non-violente

195 1. Idea di una brigata non-violenta impegnata continuamente in un lavoro

costruttivo e sempre pronta a opporre alla violenza l'azione non-violenta diretta. (S,

32, p. 86)

196 2. Requisiti essenziali dei membri di una brigata non-violenta. (S, 35, pp. 88-9o)

198 3. Presupposti della formazione di una brigata nonviolenta. Sette regole per il

comportamento di essa. (NVPW, II, 54, pp. 83-84)

200 4. Educazione fisica ed esercitazione dei volontari di un corpo non-violento. (S, 37,

pp. 92-96)

V. Picchettaggio, boicottaggio, sabotaggio e sciopero.

206 1. Il primato della donna nell'azione non-violenta. Le donne come le piu adatte ad

azioni di picchettaggio. (S, 152, pp. 325-27)

209 2. Alcune regole per il picchettaggio degli spacci di alcoolici e manufatti stranieri.

(S, 157, pp. 336-337)

211 3. Contro certe forme di picchettaggio come atti di violenza. (S, 159, pp. 338-39)

212 4. Contro certe forme di ≪sit-down≫ in quanto atti di violenza. (SFG, § 623, p.

238)

213 5. Sul boicottaggio dei tribunali e delle scuole. (S, 60, pp. 142-44)

216 6. Contro certe forme di boicottaggio intese come atti di rappresaglia. (S, 61 pp.

145-46)

218 7. Contro il boicottaggio sociale e in favore del boicottaggio non-violento e

dell'ostracismo sociale nonviolento. (S, 62, pp. 147-48)

219 8. Contro il sabotaggio e la clandestinita. (S, 179, pp. 378-80)

221 9. Sul non-pagamento delle tasse. (S, 59, pp. 140-42)

223 10. Mette in guardia contro gli scioperi di solidarieta e stabilisce tre condizioni

necessarie per la condotta degli scioperi non-violenti. (S, 64, pp. 149-51)

225 11. Sulla distinzione tra sciopero economico e sciopero politico e a proposito dello

sciopero di solidarieta. (NVPW, II, 50, pp. 78-80)

Β. LE LOTTE NON-VIOLENTE

I. La lotta non-violenta all'invasione straniera

228 1. Resistenza non-violenta da parte della popolazione attraverso a) la noncollaborazione

totale, b) la formazione di un ≪muro vivente≫ alla frontiera. (S, 169,

pp. 358-61)

232 2. Risposta a due domande: a) improbabile che l'India adotti una politica nonviolenta,

ma, b) se cio avvenisse allora vi sarebbero due modi di resistenza

all'invasione straniera: 1) totale non-collaborazione, 2) azione di resistenza nonviolenta

diretta da parte dei corpi non-violenti. (NVPW, I, 106, pp. 280-82)

235 3. La resistenza non-violenta nell'era della guerra aerea e meccanizzata, in cui non

vi e possibilita di contatto con l'oppositore e sulla possibilita di convertire anche un

Hitler o un Mussolini. (NVPW, I, pp. 185-86)

237 4. Sulla resistenza non-violenta dell'India ad un temuto attacco del Giappone.

Necessita di essere disposti agli stessi sacrifici cui sono disposti coloro che

oppongono resistenza violenta. (S, 178, pp. 377-78)

238 5. Ancora sulla resistenza non-violenta ad un'eventuale invasione giapponese

dell'India e sul posto centrale del programma costruttivo in ogni forma di lotta

veramente non-violenta. (MVPW, I, 160, pp. 417-19)

II. La resistenza non-violenta al nazismo

242 1. A proposito della resistenza non-violenta di Niemoller al nazismo e sulla

possibilita di smuovere anche un Hitler. Nessun tiranno puo governare se il popolo

non collabora. (NVPW, I, 70, pp. 190-92)

245 2. L'hitlerismo non puo essere combattuto dal ≪ contro-hitlerismo ≫, in quanto

questo conduce ad un hitlerismo ancora peggiore. Come combattere l'hitlerismo in

modo efficace e non-violento. Superiorita della resistenza non-violenta su quella

violenta. (NVPW, I, 110, pp. 288-90)

248 3. Appello ad ogni inglese a combattere l'hitlerismo con la non-violenza. Impossibile

distruggere il nazismo usando gli stessi mezzi che esso impiega. Per vincere il

nazismo e necessario andare oltre la violenza. (NVPW, I, 114, pp. 296-99)

251 4: Critica: la resistenza non-violenta puo in certe occasioni indurre chi ne e fatto

oggetto a ricorrere alla violenza e quindi rendere piu difficile la sua con versione.

Risposta di Gandhi. (NVPW, I, 123, pp. 320-21)

253 5. Invito agli ebrei ad opporre una resistenza non-violenta al nazismo. Il modo di

agire degli ebrei in Palestina completamente ingiusto. La Palestina appartiene agli

arabi. (NVPW, I, 64, pp. 170-74)

258 6. Risposta a critiche ricevute in seguito all'articolo sopra riportato. (NVPW, I, 67,

pp. 178-80)

260 7. Gandhi ribadisce, in risposta ad alcune critiche, la sua idea di una resistenza nonviolenta

degli ebrei al nazismo e riafferma la sua condanna all'aggressione israelita

alla Palestina araba. (NVPW, I, 77, pp. 218-19)

262 8. A proposito del Patto di Monaco e invito ai cecoslovacchi ad adottare la

resistenza non-violenta ad oltranza. (NVPW, I, 60, pp. 159-61)

265 9. Rinnovato invito ai cecoslovacchi ad adottare la nonviolenza. (NVPW, I, 61 pp.

161-63)

268 10. Risposta ad obiezioni sollevate in seguito all'articolo sopra riportato. (NVPW, I,

63, pp. 167-69)

271 11. Domande e risposte concernenti la difesa di uno stato fondato sulla nonviolenza.

(NVPW, II, 56, pp. 87-89)

III. La lotta non-violenta al dominio inglese (la marcia del sale)

274 1. Il 2 marzo 1930 alla vigilia all'inizio della campagna di disobbedienza civile Gandhi

scrisse una lettera al vicere elencando le ingiustizie che dovevano essere eliminate

immediatamente dal governo inglese dell'India. Nella parte finale della lettera che

qui si riporta Gandhi espone il metodo del Satyagraha e notifica la sua decisione di

iniziare una campagna di disobbedienza civile contemplante la violazione pubblica

della legge del sale. (S, 100, pp. 226-28)

277 2. Dichiarazioni e disposizioni di Gandhi nell'eventualita di un suo arresto. Lotta

non-violenta e ad oltranza contro il giogo inglese finche un solo non-violento e in vita.

(S, 99, pp. 223-25)

280 3. Vari chiarimenti di Gandhi sulla campagna nonviolenta. (S, 101, pp. 229-32)

284 4. Discorso di Gandhi alla vigilia della marcia del sale. (S, 102, pp. 233-36)

288 5. Sulla necessita di correre il rischio che la non-violenza possa sfociare nella

violenza. La lotta non-violenta deve in tutti i casi continuare ad oltranza. Discussione

sulla possibilita e proprieta di violare altre leggi oltre quella del sale. Preferibili

varie forme di picchettaggio. Fissa la data per l'inizio della disobbedienza civile di

massa. (S, 105, pp. 239-42)

292 6. Bisogna vivere al livello dei poveri per avere il diritto di attaccare chi li sfrutta e

li tiene in poverta (identificati con coloro per cui lotti!) (S, 106, 242-246)

296 7. Disposizioni in vista della disobbedienza civile di massa. (S, 108, pp. 249-50)

297 8. Resistenza non-violenta significa star saldi e far fronte alle cariche della polizia

senza battere ciglio. (S, 112, pp. 258-61)

301 9. Minuta di una seconda lettera di Gandhi al vicere stesa alla vigilia del suo

arresto e in seguito alle brutalita della polizia. Annunzia una nuova mossa nella

campagna non-violenta: l'invasione pacifica delle saline. (S, 119, pp. 272-76)

305 10. Considerazioni di Gandhi in seguito alla tregua nella campagna del sale. (S, 121

pp. 278-80)

3o8 11. In occasione della riunione del Partito del Congresso dopo la campagna del sale e

su quello che rimane da fare per portare l'India all'indipendenza. (S, 122, pp. 280-

82)

IV La non-violenza nel conflitto indo-musulmano

311 1. In risposta ad una lettera che invita Gandhi a scendere direttamente nella

mischia per sedare la violenza indo-musulmana egli risponde che la sua ora verra

presto. (NVPW, II, 81 pp. 126-27)

313 2. Sul posto della non-violenza nel mezzo della violenza fra comunita religiose e

accenni allo stato non violento. (NVPW, 11, 83, pp. 129-31)

316 3. Sulla inopportunita di appoggiarsi alle truppe e alla polizia inglese per sedare il

conflitto indo-musulmano. Superiorita della violenza sulla codardia. Fondamentale

importanza del programma costruttivo nel tentativo di risolvere il conflitto indomusulmano.

(NVPW, II, 90, pp. 139-41)

319 4. Risposte a quattro precise domande sulla non-violenza nella situazione di

conflitto tra indu e musulmani. (NVPW, II, 91, pp. 141-43)

322 5. Appello alla popolazione del Bihar in seguito alle violenze commesse dagli indu nei

confronti dei musulmani. Accenno alla sua idea di digiunare a morte se la violenza

continua nel Bihar. (NVPW, II, 107, pp. 168-69)

325 6. Dichiarazioni alla stampa in occasione della sua partenza per il Bengala dove

Gandhi si propone di risiedere presso una famiglia musulmana (qui in minoranza) per

pacificare la situazione. (NVPW, II, III pp. 176-77)

327 7. Contro l'idea di uno scambio di popolazioni tra India e Pakistan e accenno alla sua

decisione di iniziare un pellegrinaggio di villaggio in villaggio per sedare gli animi e

riportare la concordia. (NVPW, II, 116, pp. 192-93)

329 8. Nel seguente discorso, scritto da Gandhi in lingua indu perche fosse letto

pubblicamente durante l'ora della preghiera il 6 gennaio (che coincideva con il suo

giorno di silenzio) Gandhi chiarisce lo scopo con cui ha intrapreso il suo pellegrinaggio

tra i villaggi lacerati dal conflitto indo-musulmano. (NVPW, II, 117, pp. 197-99)

331 9. Sul fallimento della sua azione, da non intendersi come fallimento della nonviolenza.

(NVPW, II, 162, pp. 257-58)

333 10. Cronaca degli avvenimenti che portano Gandhi a intraprendere il digiuno, nella

versione di uno dei suoi seguaci. (NVPW, II, 185, pp. 289-96)

342 11. Appello agli indiani del Gujarat e dell'intera India nel secondo giorno del suo

ultimo digiuno. (NVPW, II, 212, pp. 333-35)

344 12. La fine del digiuno. Cronaca degli avvenimenti che portarono ad essa, nella

versione di un seguace di Gandhi. (NVPW, II, 218, pp. 356-61)

Conclusione: La non-violenza nell'era atomica

352 1. Sulla non-violenza come l'unica alternativa al suicidio di massa nell'era atomica.

(NVPW, II, 58, p. 90)

353 2. La bomba atomica ha segnato la fine dei sentimenti piu nobili che hanno

sostenuto l'umanita per millenni. La scoperta della bomba atomica puo tuttavia

segnare la fine della violenza e il trionfo della nonviolenza. (NVPW, II, 60, pp. 92-

93)

Appendice

357 1. Lettera di De Ligt alla quale Gandhi risponde nell'articolo stampato alle pp. 112-

16. La lettera fu pubblicata da Gandhi sull'≪Harijan≫ in due parti. (NVPW, I, pp.

436-48)

368 2. Articolo di un ebreo in seguito allo scritto di Gandhi riportato alle pp. 253-58 e

discusso da Gandhi nello scritto riportato alle pp. 260-62. (NVPW, I, appendice, V,

pp. 461-67)