| vedi anche PARABOLE (A 4
RUOTE) dello stesso autore L'AUTOMOBILE/DIBATTITO- il manifesto 04/07/02
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PARABOLE (A 4
RUOTE)
Autoeducazione alla democrazia
GUIDO VIALE il manifesto 06/08/02
Chiedo scusa ad Adriana Zarri per aver preso a prestito, per una
sola volta, il titolo di una sua rubrica. Ma sto parlando anch'io
di una religione idolatrica - quella dell'automobile - con la
quale peraltro la religione di cui Adriana denuncia spesso le
degenerazioni si è integrata perfettamente. Il Car-pooling.
Un'auto che porta tre persone invece di una (1,2, media
nazionale) toglie dalla circolazione due auto (statisticamente:
1, 8, cioè 9 auto ogni 5): con una corrispondente riduzione di
consumi ed emissioni; superiore sia a quella realizzata negli
ultimi trent'anni - a parità di potenza - grazie alla maggiore
efficienza dei motori, sia a quella attesa, nello stesso campo,
di qui al 2015. Questo va ricordato soprattutto a quegli
ambientalisti che affidano alla diffusione dei motori a bassa
emissione o a emissione zero (questi ultimi proprio non esistono:
si sposta soltanto la fonte delle emissioni: dalle automobili
alle centrali elettriche) la risoluzione dei problemi creati
dalla civiltà dell'automobile.
Come migliorare il servizio pubblico. Inoltre il
carpooling comporterebbe una riduzione dello spazio occupato
sulle strade di quasi 2/3; se questa soluzione si diffondesse a
sufficienza, permetterebbe un aumento di oltre il 100% della
velocità media degli spostamenti urbani (da meno di 15 a oltre
35-40 km all'ora, che non è una velocità pericolosa) sia per le
residue auto private che per i mezzi pubblici. Un aumento della
velocità media dei mezzi pubblici di superficie (bus e tram) di
oltre il 100% si traduce nel raddoppio della loro capacità di
trasporto - a parità di autisti e mezzi; cioè senza
investimenti e assunzioni aggiuntive - con un aumento meno che
proporzionale (meno stop-and-go) dei consumi e delle emissioni e
un dimezzamento dei tempi di attesa alle fermate e per le
coincidenze (che è soprattutto ciò che allontana la gente dal
trasporto pubblico). Il raddoppio della velocità dei mezzi
equivale, in termini di qualità del servizio e di emissioni,
agli effetti ottenibili duplicando il parco veicoli del servizio
pubblico con mezzi a basso impatto ambientale e mantenendo
inalterata la loro velocità commerciale, cosa che comporterebbe
però investimenti quattro volte superiori a quelli necessari a
garantire il normale rinnovo dei mezzi tradizionali. Questo, per
lo meno, fino a che la produzione di veicoli a basso impatto
ambientale non avrà raggiunto costi competitivi con quelli dei
veicoli tradizionali.
La sosta in doppia fila. L'istituzione di adeguati spazi o
piazzole - libere - per il carico e lo scarico delle merci
necessarie all'approvvigionamento di negozi e laboratori
localizzati in area urbana (che oggi, per svolgere il loro
lavoro, effettuano soste abusiva nel 90% dei casi) raddoppia - se
affiancata a una politica di repressione del posteggio in seconda
e terza fila degli autoveicoli privati - la portata della
maggioranza delle strade, con conseguente raddoppio della
velocità di transito, dimezzamento dei tempi di spostamento e
riduzione dei consumi. L'utilizzo di questi stessi spazi e
piazzole per le consegne a domicilio potrebbe dare una grossa
spinta alla diffusione di questa pratica - già alimentata dallo
sviluppo dell'e-commerce B2C, cioè dal produttore o dal
grossista al consumatore - specie se venisse organizzata in forma
consortile dai commercianti di una stessa area. Un veicolo che
ottimizza le consegne a domicilio sostituisce mediamente 8-10
auto private in circolazione a scopo di shopping, con una
corrispondente riduzione di consumi, emissioni, e occupazione di
spazio sulle strade. Un veicolo per il trasporto urbano di merci
in grado di ottimizzare carichi e percorsi, grazie a una gestione
consortile e organizzata della distribuzione merci per effettuare
questo servizio, riduce comunque di 3 volte il numero dei mezzi
incircolazione per lo stesso scopo; veicoli che concorrono per il
20-25% al traffico complessivo di una città, con punte molto
maggiori nelle ore comprese tra le 10 e le 12,30 a.m. Anche
questa soluzione ridurrebbe di altrettanto consumi ed emissioni,
con effetti maggiori di quelli ottenibili con la sostituzione del
parco tradizionale con veicoli a bassa emissione; e con una
riduzione dell'occupazione della sede stradale del 15-16%.
Il trasporto collettivo. Un veicolo leggero addetto a un
servizio di scuolabus può trasportare fino a 30 ragazzi e/o
bambini (3-14 anni) abituati o costretti a farsi accompagnare a
scuola in macchina. Almeno la metà dei loro accompagnatori
(genitori) può essere indotta, dallo sgravio da questa
incombenza, a utilizzare i mezzi pubblici per andare al lavoro
(tanto più che lo stesso veicolo, una volta assolti i suoi
obblighi scolastici, potrebbe essere utilizzato, grazie a una
modesta desincronizzazione degli orari, per effettuare un
servizio di trasporto a domanda casa-lavoro). Che tutto ciò
possa accadere realmente è dimostrato dalla drastica riduzione
del traffico urbano nel periodo compreso tra la fine e l'inizio
dell'anno scolastico. Tutto ciò comporterebbe, per ogni
scuolabus messo in azione, una riduzione di consumi, emissioni e
occupazione del suolo di almeno 5 volte. Un sistema di minibus e
taxi collettivi (DRTS: trasporto a domanda) nelle ore notturne
(20-01 e 21-05 venerdì e sabato) con servizio porta-a-porta
garantirebbe la sicurezza (soprattutto a donne e ragazze: da
molestie sessuali; e a giovani spericolati: dal rischio di
incidenti per sé e per altri) eliminando la necessità di usare
la propria macchina e riducendo contestualmente il numero delle
auto in transito o parcheggiate davanti a locali di divertimento,
in ragione, almeno, di un veicolo ogni tre utenti. Lo stesso
sistema può essere utilizzato per coprire tutte le tratte non
sufficientemente frequentate del servizio pubblico nelle ore di
morbida (cioè non di punta) sia diurne che notturne. Il tutto
con maggiore comodità, sicurezza (servizio porta-a-porta) e
minori tempi di attesa per gli utenti e con costi minori per le
amministrazioni delle città.
Il car-sharing. Resterebbe comunque il problema di tutte
quelle auto posteggiate (per 22 ore al giorno, media nazionale) a
ingombrare la sede stradale, ostacolando la fluidità del
traffico. Ma se in media si usa la propria auto per due ore al
giorno, e per scopi e con orari differenti (shopping, lavoro,
visite, pratiche mediche, salutiste e burocratiche, divertimento,
vacanze e week-end), la soluzione più economica, per
l'automobilista, e meno dannosa, per l'ambiente, è il
car-sharing, l'auto condivisa: che ti permetterebbe di disporre
di un'auto diversa (pick-up, berlina, sportiva, familiare,
city-car, fuoristrada, di lusso, ecc.) per ogni occasione
(trasporto, viaggio, rimorchiare, visite, commissioni,
escursioni, cerimonie, ecc.); per il tempo in cui ti serve,
comprese week-end e ferie, purché scaglionate, e purché l'auto
venga prelevata dove serve, invece di usarla per percorrere in
coda centinaia di chilometri in autostrada.
Socialità e socievolezza. Prendendo l'auto in prestito
invece di possederla, si liberano strade e piazze - e anche
viali, cortili e marciapiedi - da un inutile ingombro di lamiere
e le si restituisce agli umani: madri con carrozzine, bambini che
giocano, anziani che tornano a godersi l'aria pulita, coppiette
che amoreggiano, gente che si incontra casualmente - cioè senza
prendere prima appuntamenti - andando a fare la spesa nei negozi
di vicinato; o alla fermata del più vicino mezzo pubblico; o
semplicemente bighellonando sotto casa. Sembra niente e invece è
il sale della condizione urbana, che ci è stato tolto insieme
alla sede fisica dell'incontro e del confronto - fisico, diretto,
faccia a faccia; con tutti i rischi dello scacco che esso
comporta - con le persone diverse da noi: per sesso, per età,
per professione, per condizione sociale, per nazionalità o per
cultura; e anche per opinione politica. Cioè la base materiale
di un'autoeducazione alla democrazia, senza la quale nessuna
ingegneria istituzionale potrà mai restituirci la capacità di
prendere in mano le nostre vite.