In Val
Pellice la coltivazione di giacimenti di pietre ornamentali è documentata dal
periodo medievale, con il riconoscimento dei Comuni da parte dell’imperatore
Federico Barbarossa nel 1183, a partire dal quale si instaurò il principio del
libero accesso alle cave per chiunque ne scoprisse di nuove. Il bacino
rivelatosi poi più produttivo fu qullo della Val Luserna.
La Pietra
di Luserna venne abbondantemente impiegata in seguito per la prestigiosa
edificazione plurisecolare della capitale italiana dei Savoia: Torino. In epoca
umbertina, grazie al nuovo collegamento ferroviario, l’impiego della Pietra di
Luserna a Torino raggiunse il suo massimo storico.
All’attività
di coltivazione e di lavorazione della Pietra di Luserna è fortement legata una
parte importante dell’identità culturale valdese: in gran parte valdesi
furono sempre i cavatori ed i perfezionatori delle tecniche estrattive.
Oggi il
comprensorio estrattivo della Pietra di Luserna, esteso sui comuni di Bagnolo
Piemonte, Luserna San Giovanni e Rorà, ha una produzione tra le prime in Italia
con circa 300.000 tonnellate annue di materiale lavorato.
In passato
la Pietra di Luserna è sempre stata considerata un materiale povero e veniva
spesso utilizzata in lastre di tetti, pavimentazioni, balconi, marciapiedi,
modioni e davanzali per finestre.
Nell’Ottocento,
un grande architetto, Alessandro Antonelli, quasi a voler riscattare la sorti di
tale bellissimo materiale, utilizzò la Pietra di Luserna nella sua più ardita
e mirabile opera: la Mole Antonelliana.
In questa
fantastica architettura, che successivamente divenne il simbolo della Città di
Torino, la Pietra di Luserna ebbe sia il lusinghiero compito di ricoprire
l’intera superficie della cupola sia l’altrettanto importante compito
strutturale di rinforzare la solidità delle murature attraverso la solidità
delle murature attraverso la giustapposizione di lastre nelle stesse.
Oggi la
Pietra di Luserna, il cui mercato è diventato mondiale, è utilizzata
nell’edilizia civile per la produzione di pavimentazioni, rivestimenti, arredi
esterni (fontane, tavoli, panche per giardini e parchi) e arredi interni (piani
per cucine e bagni).
A queste
produzioni “tradizionali” si affianca un’oggettistica artigianale dal
design innovativo che reinterpreta ed aggiorna i temi tradizionali.
Dal
passato al futuro, dalla mole Antonelliana all’attigua Bottega Erasamo opera
degli architetti Gabetti & Isola. La Pietra di Luserna resta la protagonista
di un’evoluzione architettonica proiettata verso il futuro ma attenta alle
tradizioni del passato. Ne sono esempi il monumento alla Resistenza di
Prarostino (aereo terrazzo che invita ad ammirare dall’alto i luoghi della
Resistenza) e la chiesa di Montoso. In queste architetture la pietra nelle sue
varie lavorazioni, viene proposta seguendo uno stile innovativo che recupera al
contempo l’antico gesto del costruire ponendo “una pietra sopra
l’altra”, tipico degli antichi.
La
Quarzite di Barge era conosciuta in passato quale ottimo materiale per la
realizzazione di pavimentazioni o anche per lastre da tetto.
Già nel
XVI secolo Leonardo da Vinci, che soggiornò ne monastero dei Trappisti sul
monte Bracco, ne decantava in alcuni manoscritti l’ottima qualità e bellezza.
Tali preziose caratteristiche ne
decretavano il successo nei secoli successivi quando venne utilizzata
massicciamente nella costruzione di basiliche e palazzi nobiliari da parte de
famosi architetti del Barocco piemontese.
In
particolare lo Juvarra la utilizzò nella pavimentazione delle ali laterali
della palazzina di caccia di Stupinigi e nel chiostro della basilica di Superga.
Queste
architetture dalle linee eleganti e fastose costituiscono ancora oggi un esempio
ineguagliabile dell’antica arte del costruire propria di quel periodo storico.
Sulla scia
della tradizione ancora oggi la Quarzite di Barge trova impiego dell’edilizia
civile per la realizzazione di pavimentazioni interne ed esterne, di
camminamenti per giardini, di rivestimenti per facciate e di murature in
massello
La
Quarzite di Barge, materiale antico e pregiato, trovo’ nelle nuove
architetture un suo utilizzo sia strutturale sia decorativo grazie alla varietà
dei colori (giallo oro, verdognolo e grigio) che ne costituiscono la
caratteristica estetica fondamentale.
Questi colori, usati in associazione,
dipingono in modo naturale le architetture conferendone al contempo un aspetto
di leggerezza e solidità.
La Pietra di Luserna veniva coltivata
già nel Medioevo, ma fino alla metà dell’Ottocento il suo utilizzo fu quasi
esclusivamente locale.
A partire dalla seconda metà del XIX
secolo la realizzazione di strutture viarie a sostegno dell'attività
estrattiva e l'arrivo della ferrovia a Luserna S. Giovanni e Bagnolo Piemonte
consentirono una rapida espansione del mercato che si estese a tutto il
Piemonte e perfino all'America meridionale. La Pietra di Luserna entrò così
a far parte dell'arredo urbano, massicciamente impiegata per marciapiedi,
balconi, coperture e scale.
L’attività delle cave ebbe
successivamente alterne fortune fino a quando, a metà del XX secolo, cadde in
una profonda crisi a causa dell'avvento di materiali artificiali quali il
cemento armato, l'asfalto, ecc.
La ripresa fu possibile sia grazie alla
commercializzazione di lastre a. spacco naturale in forma irregolare (mosaico)
idonee per pavimentazioni ad opus incertum, sia grazie all'introduzione della
segagione. Quest'ultima tecnica consentì di ottenere lastre di qualsiasi
spessore e forma alle quali si poterono associare nuovi tipi di finiture
superficiali (fiammatura, lucidatura) fino ad allora possibili solo nei
graniti.
Grazie alla continua ricerca di nuovi
prodotti e al miglioramento di quelli tradizionali il mercato della Pietra di
Luserna ha ormai raggiunto una dimensione mondiale.
La storia della Quarzite di Barge si
perde nel lontano Medioevo. Già allora, infatti, veniva estratta nelle cave del
Monte Bracco. Agli inizi del '500 tali cave furono oggetto di visita da parte di
Leonardo Da Vinci, che apprezzò e descrisse in un suo manoscritto le
caratteristiche estetiche e di durezza di tale materiale.
Nel
XVII e XVIII secolo la produzione subì un notevole aumento per soddisfare le
esigenze di alcuni grandi architetti del Barocco piemontese
che impiegarono estesamente la Quarzite di Barge nella pavimentazione
delle loro costruzioni.
Nella
seconda metà dell'Ottocento e agli inizi del Novecento la quarzite veniva
commercializzata nel Nord Italia ed esportata in Russia e Sud America.
Alla fine degli anni '20 le cave
vennero acquistate da una ditta svizzera che cominciò uno sfruttamento a fini
industriali del materiale (essenzialmente scaglie e sabbie di quarzite).
Successivamente, negli anni '30, con il
ritorno dello sfruttamento della quarzite come pietra ornamentale, si ebbe un
notevole aumento della produzione che veniva esportata in esclusiva nel
Regno Unito e nelle sue colonie.
Dopo un periodo di crisi durante gli anni '70, la produzione è ripresa ed attualmente si attesta sulle 10.000 tonnellate all'anno, commercializzate sia in Italia sia all'estero.
La pietra è della terra, ma quando
viene lavorata riceve il cielo e diventa architettura. (Christian
Norberg-Schultz)
L‘area
estrattiva della Pietra di Luserna si colloca nelle Alpi Cozie e precisamente
in Val Pellice e Val Luserna sul confine fra provincia di Cuneo e provincia di
Torino. Amministrativamente i comuni interessati da tale attività sono quelli
di Bagnolo Piemonte (CN), Luserna S. Giovanni (TO) e Rorà'(TO).
Pochi chilometri più a Sud, nel comune
di Barge (CN), viene coltivata, nelle cave ' del monte Bracco, la cosiddetta
Quarzite di Barge (Bargiolina).
Le cave della Pietra di Luserna
L’area estrattiva della Pietra di
Luserna presenta un ambiente aspro e forte, fatto di pareti e cenge rocciose
che si innalzano verso il cielo e di vertiginosi strapiombi che sembrano
inabissarsi senza fine. In questo contesto si inseriscono le cave di pietra
che con le loro linee, i loro gradoni, le loro imponenti pareti disegnano nella
montagna grandiosi anfiteatri rocciosi che riprendono ed amplificano la
morfologia dell'ambiente circostante.
Tra i luoghi maggiormente
rappresentativi ricordiamo le località: Bricco Volti (cuore del bacino
estrattivo - Montoso), Bonet del Prete (area estrattiva storica della
Val Luserna) e Seccarezze (zona di estrazione di blocchi da segagione -
Val Luserna).
Le cave della Quarzite di Barge
L’ambiente estrattivo della Quarzite
di Barge si colloca sulla spianata che costituisce la cima del monte Bracco
dalla quale si abbraccia, come in una grandiosa balconata, tutto il Piemonte
occidentale. In tale contesto si inseriscono le cave di pietra che con le loro
variopinte pareti rocciose contrastano piacevolmente con la morfologia
circostante dolce e poco acclive.
Dal punto di vista geologico la Pietra
di Luserna è uno gneiss che fa parte del Massiccio cristallino del
Dora-Maira, antico margine continentale africano ora incorporato nella Catena
Alpina.
La Pietra di Luserna è quindi il
prodotto delle trasformazioni metamorfiche e strutturali alpine, avvenute fra
130 e 65 milioni di anni fa, di una originaria roccia magmatica leucogranitica
di età tardo-ercinica (300 milioni di anni fa). Tali trasformazioni sono la
causa delle peculiari caratteristiche della roccia in questione ed in
particolare della sua ottima fissilità (facilità a suddividersi in sottili
lastre). Quest'ultima caratteristica è originata da una foliazione (scistosità)
indotta da una numerosa e complicata serie di pieghe isoclinali a piano
assiale suborizzontale (pieghe coricate).
Petrograficamente la roccia presenta
una tessitura piano-scistosa e una struttura eteroblastica a tendenza
occhiadina per la presenza di porfiroclasti di microclino (K-fe/dspato) , che raramente
raggiungono la dimensione di un centimetro.
Dal punto di vista mineralogico la
Pietra di Luserna è costituita da Quarzo, K-feldspato, Albite, Fengite e
minerali accessori.
La Quarzite di Barge è il risultato
delle trasformazioni metamorfiche e strutturali alpine di una originaria roccia
sedimentaria arenacea di etàeo-triassica (225 milioni di anni fa), depositatasi
nel mare che invadeva il basa mento ercinico.
La spiccata fissilità (facilità a
suddividersi in sottili lastre) deriva da una caratteristica mineralogica ovvero
dall'isorientamento planare delle lamelle fengitiche (mica bianca).
Petrograficamente la roccia è
caratterizzata da una tessitura piano-scistosa e struttura granoblastica a grana
fine.
Dal punto di vista mineralogico la
Quarzite di Barge è costituita quasi esclusivamente da Quarzo più una scarsa
quantità di Fengite e Albite.
L’antico mestiere del cavatore
contemplava, in estrema sintesi, quattro fasi fondamentali.
La scopertura del giacimento
Veniva eseguita con l'utilizzo di un
bacino d'acqua (argourch), posto a monte della zona di cava. Il bacino veniva
aperto improvvisamente e l'acqua scendeva in modo impetuoso erodendo e
trasportando più a valle i depositi superficiali che ricoprivano l'ammasso
roccioso coltivabile.
Veniva eseguito con l’utilizzo
dell’esplosivo. Quest’ultimo veniva immesso in un foro scavato a mano con
l’ausilio di semplici attrezzi quali la barramina e la mazza; questa
operazione impegnava il lavoro di tre uomini per alcuni giorni o settimane
II taglio e la suddivisione dei blocchi
in lastre
Il distacco avveniva, (e in alcune cave
avviene ancora oggi), utilizzando semplici arnesi quali mazze, scalpelli e
leve di varie fogge e dimensioni. Gli attrezzi più utilizzati erano: la mazza e
i cunei per il frazionamento del blocco, la mazza e il bach per la
suddivisione in lastre. L'operazione successiva consisteva nella squadratura e
rifinitura delle lastre che veniva eseguita in cava o nei magazzini a valle.
La forgia
Gli attrezzi utilizzati andavano
continuamente rinnovati e ritemprati in quanto soggetti ad una intensa usura;
ogni cava aveva un fabbro che rimodellava a caldo gli arnesi e dopo averli sottoposti
alla fase di tempratura, li riconsegnava agli operai.
I cavatori, per la maggior parte, erano
dei dipendenti pagati a cottimo, che vivevano tutta la settimana in una baracca
presso la cava e scendevano a valle solo nel fine settimana.
La baracca consisteva in quattro mura
di pietra ricoperte di loze, e veniva costruita con materiale di recupero
della cava stessa.
Arredata poveramente con alcuni
giacigli di foglie, un tavolo (in pietra) e un caminetto, la baracca veniva
utilizzata per il riposo notturno e durante i giorni piovosi, quando non era
possibile lavorare. Accanto alla baracca vi era la forgia, piccola fucina
utilizzata per rinnovare gli attrezzi usurati.
Le condizioni di vita e di lavoro in
cava erano durissime, il lavoro minori le era la norma (i bambini dai 9 anni in
su lavoravano con i padri), gli infortuni erano molto frequenti e gravi. Il
lavoro e la vita dei cavatori della Quarzite di Barge erano del tutto
assimilabili a quelle dei lavoratori delle cave della Pietra di Luserna.
Il trasporto delle lastre a valle
costituiva l'ultima fase del lavoro nelle cave.
Esso veniva condotto utilizzando, a
seconda dei casi, tre diversi tipi di mezzi.
Particolare slitta, con due lunghi
manici ricurvi, condotta e frenata da un addetto. I freni consistevano in due
staffe metalliche che venivano rilasciate al momento della frenata. La leza era
usata lungo mulattiere impervie ed a elevata pendenza (circa 30°).
Speciale carro a trazione animale con
due ruote
e due lunghe aste posteriori che
strisciavano sul terreno. Possedeva, sulle ruote anteriori, dei freni a leva.
Veniva usato sulle strade ad elevata pendenza.
Carro a trazione animale con quattro
larghe ruo
te rinforzate e dotate di freni a leva.
Era usato nelle strade poco acclivi e di fondovalle.
L’unica differenza di rilievo
consisteva nell'assenza dell'argourch per la scopertura del giacimento.
Questa fase iniziale veniva eseguita scavando con mezzi manuali in quanto le
cave erano ubicate sulla sommità del monte Bracco e quindi non esistevano
bacini idrografici a monte, dai quali attingerle acque necessarie per creare l'argourch.
All'interno del Museo Valdese di Rorà,
in val Luserna, ha sede l'Ecomuseo della pietra.
L’Ecomuseo presenta al pubblico, con
alcuni approfondimenti, gli antichi metodi estrattivi della Pietra di Luserna
uniti ad una descrizione dei luoghi, della vita e del lavoro dei cavatori fino
alla prima metà del Novecento.
Particolarmente interessanti sono le
riproduzioni delle fasi di lavorazione, con l'utilizzo e l'esposizione delle
attrezzature originali impiegate all'epoca.
A poche centinaia di metri dal museo,
si può visitare anche un'antica cava di Pietra di Luserna (cava del Tupinet),
nella quale un percorso didattico, allestito con l'ausilio di manichini in
legno, consente di rievocare i luoghi e la vita dei cavatori.
In val Luserna, nei pressi della
borgata Galiverga, esiste tuttora un antico argourch che serviva le sottostanti
cave del Benale.
La sua visita, seppur non agevole,
consente di addentrarsi nel cuore del bacino estrattivo della val Luserna e di
confrontare visivamente i metodi estrattivi antichi con quelli moderni, godendo
al contempo di un panorama spettacolare ed inconsueto
L’odierno lavoro del cavato re
comporta l'utilizzo di numerosi macchinari tecnologicamente avanzati che hanno
quasi annullato la fatica fisica e contemporaneamente incrementato la
produttività.
La coltivazione di una cava di Pietra
di Luserna si compone in sintesi delle seguenti fasi: scopertura, taglio al
monte della bancata utile, riquadratura blocchi e trasporto.
Scopertura
Eliminazione della copertura
superficiale del giacimento, detto cappellaccio, con l'uso di escavatori ed
esplosivo.
Taglio al monte della bancata utile
Distacco dalla montagna di una porzione
di roccia di almeno una decina a metri cubi. A questo scopo sono necessarie le
seguenti operazioni:
perforazione: vengono eseguite una
serie di perforazioni, allineate e parallele all'interno della bancata
rocciosa che si vuole distaccare dalla montagna, con speciali perforatrici
idrauliche o pneumatiche che producono fori profondi mediamente da 2 a 6 metri
aventi un interasse di circa 20-30 cm;
volata: i fori eseguiti in precedenza
vengono caricati con esplosivo (principalmente polvere nera e miccia detonante)
e fatti brillare, provocando il conseguente distacco della bancata rocciosa;
taglio con filo diamantato: in
alternativa al metodo "perforazione + volata", in alcune cave, viene
usato uno speciale macchinario dotato di un filo d'acciaio e utensili diamantati
in grado di tagliare la roccia; si ottiene così una superficie di taglio
netta e liscia con conseguente eliminazione dell'eventuale fratturazione
indotta dall'esplosivo.
Dopo il distacco, la bancata rocciosa
viene ulteriormente frazionata e ridotta in grossi blocchi che vengono
caricati con escavatori su camion e trasportati nei laboratori a valle
Una volta giunti in laboratorio i
blocchi di Pietra di Luserna subiscono una serie di lavorazioni meccanizzate o
manuali che originano prodotti semilavorati (lastre per marmisti) e prodotti
finiti (Iose da tetto, mosaico, blocchetti e liste da muro).
La Pietra di Luserna, in base alle sue
caratteristiche di fissilità, viene lavorata sia a spacco naturale, con
ulteriore trancia tura o meno, sia per segagione.
La Pietra di Luserna presenta al suo
interno dei piani di discontinuità detti scientificamente piani di scistosità
che suddividono un blocco in tante lastre di spessore variabile. Ad un buon
operaio scalpellino sono sufficienti pochi sapienti colpi con martello e
scalpello per dividere il blocco lungo i suddetti piani. Le lastre di piccole
dimensioni vengono utilizzate come mosaico e le grandi vengono riquadrate e
lavorate per farne lastrame regolare, tra cui le tradizionali lose.
Per ottenere blocchetti da pavé e
liste da muro, si operano ulteriori spacchi naturali con l'ausilio di un
macchinario detto trancia, speciale pressa che spacca la roccia per
compressione ed è costituita da una lama (composta da vari coltelli
indipendenti) che comprime la roccia fino alla sua rottura.
Se il blocco di Pietra di Luserna non presenta piani di scistosità o
se questi sono troppo radi e irregolari si procede alla segagione del blocco
stesso. Le apparecchiature più usate sono la segatrice a disco gigante e il
telaio multilama.
La prima utilizza un disco, con
diametro di 3,5 metri, sulla cui corona sono saldati denti diamantati. La
seconda è dotata di tante lame d'acciaio quanti sono i tagli da effettuare.
L’azione di taglio viene effettuata da una torbida costituita da acqua,
calce e graniglia metallica; quest'ultima trovandosi fra la lama e la roccia
svolge un'azione abrasiva che consuma la roccia al di sotto della lama stessa
ed esegue così il taglio.
Le superfici derivanti dalla segagione
si presentano lisce ed opache owero esteticamente poco gradevoli. AI fine di
migliorare l'aspetto estetico le lastre segate subiscono alcuni trattamenti
superficiali che le rendono di una bellezza almeno equivalente a quelle
ottenute a spacco naturale.
Breve surriscaldamento della superficie
lapidea alla potente fiamma fuori uscente da un cannello alimentato a gas
propano. Lo shock termico dovuto al repentino innalzamento di temperatura fa
scheggiare superficialmente la roccia rendendola quasi identica a quella
ottenuta con lo spacco naturale.
Viene eseguita per ottenere una superficie
a specchio owero perfettamente levigata e riflettente. Per questa operazione
si usa uno speciale macchinario dotato di teste rotanti abrasive a grana
finissima che spianano tutte le asperità della roccia fino ad ottenere un piano
lucido.
È il più antico metodo di trattamento
superficiale, consistente nel percuotere la lastra con un utensile a fitte
punte piramidali, il punzone, che genera scalfitture di forma e dimensioni
variabili. Si ottengono così delle superfici dall'aspetto scabro.
Generalmente questo tipo di trattamento è riservato solo alla rifinitura delle
coste delle lastre fiammate o alla creazione di motivi geometrici sulle lastre
lucidate.
Una volta giunti in laboratorio i
blocchi di quarzite, grazie alle loro caratteristiche di fissilità, subiscono
una serie di lavorazioni meccanizzate, o a spacco naturale, che originano
prodotti finiti quali: lastre per pavimentazioni, mosaico, blocchetti e liste
da muro.
Difatti,
come la Pietra di Luserna, anche la Quarzite di Barge presenta al suo interno
dei piani di discontinuità detti scientificamente piani di scistosità che
suddividono un blocco in tante lastre di spessore variabile. Le lastre più
grandi vengono riquadrate e lavorate per fame lastrame regolare oppure
suddivise, dall'abile lavoro degli scalpellini, in lastre di piccole
dimensioni che vengono utilizzate come mosaico. I blocchi poco scistosi
vengono invece lavorati a colpi di mazza e commercializzati come blocchetti e
liste da muro.
Tranciatura
Si tratta di una particolare
lavorazione a spacco naturale eseguita con l'ausilio di un macchinario detto
trancia. Quest'ultima è una speciale lama, azionata manualmente, che spacca
la roccia per compressione scheggiandola poco alla volta. La forma della lastra
(quadrata, rettangolare) viene segnata utilizzando una maschera metallica di
dimensioni standard. Successivamente la lastra passa nella trancia dove viene
scheggiata fino ad assumere la forma voluta.
Fresatura
È una lavorazione meccanizzata che
viene effettuata nel caso in cui si vogliano ottenere delle coste (Iati) della
lastra perfettamente lineari e lisci. In questo caso, successivamente all'operazione
della sagomatura, la lastra viene segata con l'ausilio della fresa con disco
diamantato.
Trattamento termico
Viene utilizzato, esclusivamente nei
casi in cui si vogliano modificare le caratteri
stiche
cromatiche della roccia. Consiste nel riscaldare i bancali di quarzite lavorata
in un forno ad una temperatura inferiore ai 5000 C per circa 12 ore a cui
segue un lento raffreddamento eseguito sempre nel forno. Con questo tipo di
trattamento si provoca la trasformazione della limonite in ematite che induce,
di conseguenza, la comparsa di colorazioni o sfumature rosate.
L’attività
estrattiva delle cave della Pietra di Luserna alimenta una serie di attività
economiche indotte che sono nate e cresciute affrontando e risolvendo quotidianamente
i problemi e le esigenze che nascono sia dal comparto estrattivo sia da quello
della lavorazione della pietra.
Tra le varie realtà artigianali ed
industriali presenti sul territorio ne evidenziamo due legate rispettivamente
al comparto estrattivo e al comparto lavorazione.
PERFORA S.r.l.
Nasce nel 1993 a Bagnolo Piemonte (CN)
grazie all'intuizione di alcuni tecnici che progettano e realizzano
innovative macchine per la perforazione.
La Perfora S.r.l. produce macchine
perforatrici idrauliche semoventi e macchine per il taglio a filo diamantato. La
ditta, in virtù della qualità e delle caratteristiche dei suoi prodotti,
diventa in poco tempo uno dei leader mondiali nel settore dei macchinari da
cava.
A fronte di prestigiosi riconoscimenti
in ambito internazionale, attualmente, gran parte della produzione viene
esportata all'estero.
OFFICINA MECCANICA MAGNANO ALDO
Nasce nel 1961 come officina meccanica
per riparazione macchine agricole, ma già nel 1963
viene affiancata alla suddetta attività
quella di riparazione e modifica delle frese per il taglio di pietra.
Dal 1985 la ditta, con sede a Barge
(CN), si occupa unicamente del commercio, revisione e modifica (meccanica,
elettrotecnica ed elettronica) delle macchine per la lavorazione della pietra. A
tale attività si affianca anche una produzione di macchine fiammatrici e di
pinze per la movimentazione di lastre.
Fra i loro clienti vi sono ditte non
soltanto piemontesi, ma anche liguri e valdostane.
Fin dal 1978 la coltivazione di cave e
la realizzazione delle connesse discariche sono soggette ad autorizzazione,
per ottenere la quale è necessaria la presentazione di uno specifico progetto
che oltre a garantire il razionale sfruttamento delle risorse, assicuri la
stabilità dei versanti, la sicurezza dei cantieri e preveda il recupero
ambientale delle aree al termine dei lavori.
Alla redazione del lavoro concorrono in
genere alcune figure professionali specializzate quali: il geologo, l'ingegnere
e l'agronomo forestale.
In sintesi un progetto si compone di
alcuni elaborati grafici e di una relazione che descrivono l'evoluzione della
cava e della discarica nel lasso temporale per il quale è richiesta l'autorizzazione.
In genere gli elaborati illustrano:
- lo Stato Attuale del luogo,
prima dell'intervento in progetto;
- il Progetto dell'intervento,
generalmente suddiviso in più fasi temporali di attuazione;
- il Recupero Ambientale, ossia
i lavori necessari per una rinaturalizzazione accelerata da attuarsi a
progetto concluso.
dall’opuscolo dell’Istituto europeo
per la valorizzazione della pietra di Luserna
nota.
Creato dalla Comunità Montana
ValPellice, ha sede nella villa Olanda a Torre, che ospita un centro didattico
completo di spazi per la documentazione e ricerca, una mediateca, aule e aree
ricettive, un sito internet – borsa valori della pietra, un ristorante, uno
show room e un Museo del territorio moderno
e multimediale.