LA CULTURA DELLA PIETRA

 

La Pietra di Luserna

 

In Val Pellice la coltivazione di giacimenti di pietre ornamentali è documentata dal periodo medievale, con il riconoscimento dei Comuni da parte dell’imperatore Federico Barbarossa nel 1183, a partire dal quale si instaurò il principio del libero accesso alle cave per chiunque ne scoprisse di nuove. Il bacino rivelatosi poi più produttivo fu qullo della Val Luserna.

La Pietra di Luserna venne abbondantemente impiegata in seguito per la prestigiosa edificazione plurisecolare della capitale italiana dei Savoia: Torino. In epoca umbertina, grazie al nuovo collegamento ferroviario, l’impiego della Pietra di Luserna a Torino raggiunse il suo massimo storico.

All’attività di coltivazione e di lavorazione della Pietra di Luserna è fortement legata una parte importante dell’identità culturale valdese: in gran parte valdesi furono sempre i cavatori ed i perfezionatori delle tecniche estrattive.

Oggi il comprensorio estrattivo della Pietra di Luserna, esteso sui comuni di Bagnolo Piemonte, Luserna San Giovanni e Rorà, ha una produzione tra le prime in Italia con circa 300.000 tonnellate annue di materiale lavorato.

 

Il passato

In passato la Pietra di Luserna è sempre stata considerata un materiale povero e veniva spesso utilizzata in lastre di tetti, pavimentazioni, balconi, marciapiedi, modioni e davanzali per finestre.

Nell’Ottocento, un grande architetto, Alessandro Antonelli, quasi a voler riscattare la sorti di tale bellissimo materiale, utilizzò la Pietra di Luserna nella sua più ardita e mirabile opera: la Mole Antonelliana.

In questa fantastica architettura, che successivamente divenne il simbolo della Città di Torino, la Pietra di Luserna ebbe sia il lusinghiero compito di ricoprire l’intera superficie della cupola sia l’altrettanto importante compito strutturale di rinforzare la solidità delle murature attraverso la solidità delle murature attraverso la giustapposizione di lastre nelle stesse.

 

Il presente

Oggi la Pietra di Luserna, il cui mercato è diventato mondiale, è utilizzata nell’edilizia civile per la produzione di pavimentazioni, rivestimenti, arredi esterni (fontane, tavoli, panche per giardini e parchi) e arredi interni (piani per cucine e bagni).

A queste produzioni “tradizionali” si affianca un’oggettistica artigianale dal design innovativo che reinterpreta ed aggiorna i temi tradizionali.

 

Il futuro

Dal passato al futuro, dalla mole Antonelliana all’attigua Bottega Erasamo opera degli architetti Gabetti & Isola. La Pietra di Luserna resta la protagonista di un’evoluzione architettonica proiettata verso il futuro ma attenta alle tradizioni del passato. Ne sono esempi il monumento alla Resistenza di Prarostino (aereo terrazzo che invita ad ammirare dall’alto i luoghi della Resistenza) e la chiesa di Montoso. In queste architetture la pietra nelle sue varie lavorazioni, viene proposta seguendo uno stile innovativo che recupera al contempo l’antico gesto del costruire ponendo “una pietra sopra l’altra”,  tipico degli antichi.

 

La Quarzite di Barge

 

Il passato

La Quarzite di Barge era conosciuta in passato quale ottimo materiale per la realizzazione di pavimentazioni o anche per lastre da tetto.

Già nel XVI secolo Leonardo da Vinci, che soggiornò ne monastero dei Trappisti sul monte Bracco, ne decantava in alcuni manoscritti l’ottima qualità e bellezza. Tali preziose caratteristiche  ne decretavano il successo nei secoli successivi quando venne utilizzata massicciamente nella costruzione di basiliche e palazzi nobiliari da parte de famosi architetti del Barocco piemontese.

In particolare lo Juvarra la utilizzò nella pavimentazione delle ali laterali della palazzina di caccia di Stupinigi e nel chiostro della basilica di Superga.

Queste architetture dalle linee eleganti e fastose costituiscono ancora oggi un esempio ineguagliabile dell’antica arte del costruire propria di quel periodo storico.

 

Il presente

Sulla scia della tradizione ancora oggi la Quarzite di Barge trova impiego dell’edilizia civile per la realizzazione di pavimentazioni interne ed esterne, di camminamenti per giardini, di rivestimenti per facciate e di murature in massello

 

Il futuro

La Quarzite di Barge, materiale antico e pregiato, trovo’ nelle nuove architetture un suo utilizzo sia strutturale sia decorativo grazie alla varietà dei colori (giallo oro, verdognolo e grigio) che ne costituiscono la caratteristica estetica fondamentale.

Questi colori, usati in associazione, dipingono in modo naturale le architetture conferendone al contempo un aspetto di leggerezza e solidità.

 

La storia del bacino estrattivo della Pietra di Luserna

 

La Pietra di Luserna veniva coltivata già nel Medioevo, ma fino alla metà dell’Ottocento il suo utilizzo fu quasi esclusivamente locale.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo la realizzazione di strutture viarie a sostegno del­l'attività estrattiva e l'arrivo della ferrovia a Lu­serna S. Giovanni e Bagnolo Piemonte consen­tirono una rapida espansione del mercato che si estese a tutto il Piemonte e perfino all'Ame­rica meridionale. La Pietra di Luserna entrò così a far parte dell'arredo urbano, massicciamente ­impiegata per marciapiedi, balconi, coperture e scale.

L’attività delle cave ebbe successivamente al­terne fortune fino a quando, a metà del XX secolo, cadde in una profonda crisi a causa dell'avvento di materiali artificiali quali il cemento armato, l'asfalto, ecc.

La ripresa fu possibile sia grazie alla commercializzazione di lastre a. spac­co naturale in forma irregolare (mosai­co) idonee per pavimentazioni ad opus incertum, sia grazie all'introduzione della segagione. Quest'ultima tecnica consentì di ot­tenere lastre di qualsiasi spessore e forma alle quali si poterono associare nuovi tipi di finiture superficiali (fiammatura, lucidatura) fino ad al­lora possibili solo nei graniti.

Grazie alla continua ricerca di nuovi prodotti e al miglioramento di quelli tradizionali il merca­to della Pietra di Luserna ha ormai raggiunto una dimensione mondiale.

 

La storia delle cave della Quarzite di Barge

 

La storia della Quarzite di Barge si perde nel lontano Medioevo. Già allora, infatti, veniva estratta nelle cave del Monte Bracco. Agli inizi del '500 tali cave furono oggetto di visita da parte di Leonardo Da Vinci, che apprezzò e de­scrisse in un suo manoscritto le caratteristiche estetiche e di durezza di tale materiale.

Nel XVII e XVIII secolo la produzione subì un no­tevole aumento per soddisfare le esigenze di al­cuni grandi architetti del Barocco piemontese                  che impiegarono estesamente la Quar­zite di Barge nella pavimentazione delle loro costruzioni.

Nella seconda metà dell'Ottocento e agli inizi del Novecento la quarzite ve­niva commercializzata nel Nord Italia ed esportata in Russia e Sud America.

Alla fine degli anni '20 le cave vennero acquistate da una ditta svizzera che co­minciò uno sfruttamento a fini indu­striali del materiale (essenzialmente scaglie e sabbie di quarzite).

Successivamente, negli anni '30, con il ritorno dello sfruttamento della quarzite come pietra ornamentale, si ebbe un notevole aumento della produzione che veniva esportata in esclusiva nel

Regno Unito e nelle sue colonie.

Dopo un periodo di crisi durante gli anni '70, la produzione è ripresa ed attualmente si attesta sulle 10.000 tonnellate all'anno, commercializ­zate sia in Italia sia all'estero.

 

L’AMBIENTE FISICO

 

La pietra è della terra, ma quando viene lavorata riceve il cielo e diventa architettura. (Christian Norberg-Schultz)

 

Ubicazione geografica

L‘area estrattiva della Pietra di Luserna si col­loca nelle Alpi Cozie e precisamente in Val Pel­lice e Val Luserna sul confine fra provincia di Cuneo e provincia di Torino. Amministrativamen­te i comuni interessati da tale attività sono quelli di Bagnolo Piemonte (CN), Luserna S. Giovanni (TO) e Rorà'(TO).

Pochi chilometri più a Sud, nel comune di Barge (CN), viene coltivata, nelle cave ' del monte Bracco, la cosiddetta Quarzite di Barge (Bargiolina).

 

Le cave della Pietra di Luserna

L’area estrattiva della Pietra di Luserna presenta un ambiente aspro e forte, fatto di pareti e cenge roc­ciose che si innalzano verso il cielo e di vertigi­nosi strapiombi che sembrano inabissarsi sen­za fine. In questo contesto si inseriscono le cave di pietra che con le loro linee, i loro gradoni, le loro imponenti pareti disegnano nella monta­gna grandiosi anfiteatri rocciosi che riprendo­no ed amplificano la morfologia dell'ambiente circostante.

Tra i luoghi maggiormente rappresentativi ricordiamo le località: Bric­co Volti (cuore del bacino estrattivo - Montoso), Bo­net del Prete (area estrat­tiva storica della Val Luser­na) e Seccarezze (zona di estrazione di blocchi da segagione - Val Luserna).

 

Le cave della Quarzite di Barge

L’ambiente estrattivo della Quarzite di Barge si colloca sulla spianata che costituisce la cima del monte Bracco dalla qua­le si abbraccia, come in una grandiosa balconata, tutto il Piemonte occidentale. In tale contesto si inseriscono le cave di pietra che con le loro variopinte pareti rocciose contrastano piacevolmente con la morfologia circostante dolce e poco acclive.

 

Geologia,mineralogia e petrografia della Pietra di Luserna

 

Dal punto di vista geologico la Pietra di Luser­na è uno gneiss che fa parte del Massiccio cri­stallino del Dora-Maira, antico margine conti­nentale africano ora incorporato nella Catena Alpina.

La Pietra di Luserna è quindi il prodotto delle trasformazioni metamorfiche e strutturali alpi­ne, avvenute fra 130 e 65 milioni di anni fa, di una originaria roccia magmatica leucogranitica di età tardo-ercinica (300 milioni di anni fa). Tali trasformazioni sono la causa delle peculia­ri caratteristiche della roccia in questione ed in particolare della sua ottima fissilità (facilità a suddividersi in sottili lastre). Quest'ultima ca­ratteristica è originata da una foliazione (scistosità) indotta da una numerosa e compli­cata serie di pieghe isoclinali a piano assiale suborizzontale (pieghe coricate).

Petrograficamente la roccia presenta una tes­situra piano-scistosa e una struttura eterobla­stica a tendenza occhiadina per la presenza di porfiroclasti di microclino (K-fe/dspato) , che ra­ramente raggiungono la dimensione di un cen­timetro.

Dal punto di vista mineralogico la Pietra di Lu­serna è costituita da Quarzo, K-feldspato, Albi­te, Fengite e minerali accessori.

 

Geologia, Mineralogia e Petrografia della Quarzite di Barge

 

La Quarzite di Barge è il risultato delle trasfor­mazioni metamorfiche e struttu­rali alpine di una originaria roc­cia sedimentaria arenacea di etàeo-triassica (225 milioni di anni fa), depositatasi nel mare che in­vadeva il basa mento ercinico.

La spiccata fissilità (facilità a suddividersi in sottili lastre) deriva da una caratteristica mineralogica ovvero dall'iso­rientamento planare delle lamelle fengitiche (mica bianca).

Petrograficamente la roccia è caratterizzata da una tessitura piano-scistosa e struttura granoblastica a grana fine.

Dal punto di vista mineralogico la Quarzite di Barge è costituita quasi esclusivamente da Quar­zo più una scarsa quantità di Fengite e Albite.

 

 

 

IL LAVORO DEL CAVATORE

 

L’antico mestiere del cavatore contemplava, in estrema sintesi, quattro fasi fondamentali.

 

La scopertura del giacimento

Veniva eseguita con l'utilizzo di un bacino d'ac­qua (argourch), posto a monte della zona di cava. Il bacino veniva aperto improvvisamen­te e l'acqua scendeva in modo impetuoso ero­dendo e trasportando più a valle i depositi su­perficiali che ricoprivano l'ammasso roccioso coltivabile.

 

L’estrazione del blocco

Veniva eseguito con l’utilizzo dell’esplosivo. Quest’ultimo veniva immesso in un foro scavato a mano con l’ausilio di semplici attrezzi quali la barramina e la mazza; questa operazione impegnava il lavoro di tre uomini per alcuni giorni o setti­mane

 

II taglio e la suddivisione dei blocchi in lastre

Il distacco avveniva, (e in alcune cave avvie­ne ancora oggi), utilizzando semplici arnesi quali mazze, scalpelli e leve di varie fogge e dimensioni. Gli attrezzi più utilizzati erano: la mazza e i cunei per il frazionamento del bloc­co, la mazza e il bach per la suddivisione in lastre. L'operazione successiva consisteva nella squadratura e rifinitura delle lastre che veniva eseguita in cava o nei magazzini a valle.

 

La forgia

Gli attrezzi utilizzati andavano continuamente rinnovati e ritem­prati in quanto soggetti ad una intensa usura; ogni cava aveva un fabbro che rimodellava a cal­do gli arnesi e dopo averli sot­toposti alla fase di tempratura, li riconsegnava agli operai.

 

La vita del cavatore

 

I cavatori, per la maggior parte, erano dei dipendenti pagati a cottimo, che vi­vevano tutta la settimana in una ba­racca presso la cava e scendevano a valle solo nel fine settimana.

La baracca consisteva in quattro mura di pietra ricoperte di loze, e veniva co­struita con materiale di recupero della cava stessa.

Arredata poveramente con alcuni giacigli di fo­glie, un tavolo (in pietra) e un caminetto, la ba­racca veniva utilizzata per il riposo notturno e durante i giorni piovosi, quando non era possi­bile lavorare. Accanto alla baracca vi era la for­gia, piccola fucina utilizzata per rinnovare gli at­trezzi usurati.

Le condizioni di vita e di lavoro in cava erano durissime, il lavoro minori le era la norma (i bambini dai 9 anni in su lavoravano con i pa­dri), gli infortuni erano molto frequenti e gravi. Il lavoro e la vita dei cavatori della Quarzite di Barge erano del tutto assimilabili a quelle dei lavoratori delle cave della Pietra di Luserna.

 

Il trasporto delle lastre

 

Il trasporto delle la­stre a valle costitui­va l'ultima fase del lavoro nelle cave.

Esso veniva condot­to utilizzando, a se­conda dei casi, tre diversi tipi di mezzi.

 

La lëza

Particolare slitta, con due lunghi manici ricurvi, condotta e fre­nata da un addetto. I freni consistevano in due staffe metalliche che venivano rilasciate al momento della frenata. La leza era usata lungo mulattiere impervie ed a elevata pen­denza (circa 30°).

 

Il rabêl

Speciale carro a trazione animale con due ruote

e due lunghe aste posteriori che strisciavano sul terreno. Possedeva, sulle ruote anteriori, dei freni a leva. Veniva usato sulle strade ad ele­vata pendenza.

 

 

Il carro

Carro a trazione animale con quattro larghe ruo­

te rinforzate e dotate di freni a leva. Era usato nelle strade poco acclivi e di fondovalle.

 

L’estrazione della quarzite in barge

 

L’unica differenza di rilievo consisteva nell'as­senza dell'argourch per la scopertura del gia­cimento. Questa fase iniziale veniva eseguita scavando con mezzi manuali in quanto le cave erano ubicate sulla sommità del monte Brac­co e quindi non esistevano bacini idrografici a monte, dai quali attingerle acque necessarie per creare l'argourch.

 

L’Ecomuseo della pietra a Rorà

 

All'interno del Museo Valdese di Rorà, in val Luserna, ha sede l'Ecomuseo della pietra.

L’Ecomuseo presenta al pubblico, con alcuni approfondimenti, gli antichi metodi estrattivi della Pietra di Luserna uniti ad una descrizione dei luoghi, della vita e del lavoro dei cavatori fino alla prima metà del Novecento.

Particolarmente interessanti sono le riproduzioni delle fasi di lavorazione, con l'utilizzo e l'espo­sizione delle attrezzature originali impiegate al­l'epoca.

A poche centinaia di metri dal museo, si può visitare anche un'antica cava di Pietra di Luser­na (cava del Tupinet), nella quale un percorso didattico, allestito con l'ausilio di manichini in legno, consente di rievocare i luoghi e la vita dei cavatori.

 

L’argourch del Benale

 

In val Luserna, nei pressi della borgata Galiverga, esiste tuttora un antico argourch che serviva le sottostanti cave del Benale.

La sua visita, seppur non agevole, consente di addentrarsi nel cuore del bacino estrattivo del­la val Luserna e di confrontare visivamente i me­todi estrattivi antichi con quelli moderni, goden­do al contempo di un panorama spettacolare ed inconsueto

 

ESTRAZIONE E LAVORAZIONE

 

Metodo di coltivazione delle cave di Pietra di Luserna

 

L’odierno lavoro del cavato re comporta l'utiliz­zo di numerosi macchinari tecnologicamente avanzati che hanno quasi annullato la fatica fi­sica e contemporaneamente incrementato la produttività.

La coltivazione di una cava di Pietra di Luserna si compone in sintesi delle seguenti fasi: scopertura, taglio al monte della bancata utile, riquadratura blocchi e trasporto.

 

Scopertura

Eliminazione della copertura superficiale del gia­cimento, detto cappellaccio, con l'uso di escavatori ed esplosivo.

 

Taglio al monte della bancata utile

Distacco dalla montagna di una porzione di roc­cia di almeno una decina a metri cubi. A questo scopo sono necessarie le seguenti operazioni:

perforazione: vengono eseguite una serie di per­forazioni, allineate e parallele all'interno della bancata rocciosa che si vuole distaccare dalla montagna, con speciali perforatrici idrauliche o pneumatiche che produ­cono fori profondi me­diamente da 2 a 6 me­tri aventi un interasse di circa 20-30 cm;

volata: i fori eseguiti in precedenza vengono caricati con esplosivo (principalmente polvere nera e miccia deto­nante) e fatti brillare, provocando il conse­guente distacco della bancata rocciosa;

taglio con filo diamantato: in alternativa al me­todo "perforazione + volata", in alcune cave, viene usato uno speciale macchinario dotato di un filo d'acciaio e utensili diamantati in grado di tagliare la roccia; si ottiene così una superfi­cie di taglio netta e liscia con conseguente eli­minazione dell'eventuale fratturazione indotta dall'esplosivo.

 

Riquadratura in blocchi e trasporto

Dopo il distacco, la bancata rocciosa viene ul­teriormente frazionata e ridotta in grossi bloc­chi che vengono caricati con escavatori su ca­mion e trasportati nei laboratori a valle

 

La lavorazione in laboratorio della Pietra di Luserna

 

Una volta giunti in laboratorio i blocchi di Pie­tra di Luserna subiscono una serie di lavorazioni meccanizzate o manuali che originano prodot­ti semilavorati (lastre per marmisti) e prodotti finiti (Iose da tetto, mosaico, blocchetti e liste da muro).

La Pietra di Luserna, in base alle sue caratteri­stiche di fissilità, viene lavorata sia a spacco naturale, con ulteriore trancia tura o meno, sia per segagione.

 

Lavorazione a spacco naturale

La Pietra di Luserna presenta al suo interno dei piani di discontinuità detti scientificamente pia­ni di scistosità che suddividono un blocco in tan­te lastre di spessore variabile. Ad un buon ope­raio scalpellino sono sufficienti pochi sapienti colpi con martello e scalpello per dividere il blocco lungo i suddetti piani. Le lastre di pic­cole dimensioni vengono utilizzate come mo­saico e le grandi vengo­no riquadrate e lavorate per farne lastrame regolare, tra cui le tra­dizionali lose.

 

Tranciatura

Per ottenere blocchetti da pavé e liste da muro, si operano ulteriori spacchi naturali con l'ausilio di un macchinario detto trancia, speciale pres­sa che spacca la roccia per compressione ed è costituita da una lama (composta da vari col­telli indipendenti) che comprime la roccia fino alla sua rottura.

 

Segagione

  Se il blocco di Pietra di Lu­serna non presenta piani di scistosità o se questi sono troppo radi e irregolari si pro­cede alla segagione del blocco stesso. Le apparec­chiature più usate sono la segatrice a disco gigante e il telaio multilama.

La prima utilizza un disco, con diametro di 3,5 metri, sulla cui corona sono saldati denti diamantati. La seconda è dotata di tante lame d'acciaio quanti sono i tagli da effettuare. L’azio­ne di taglio viene effettuata da una torbida co­stituita da acqua, calce e graniglia metallica; quest'ultima trovandosi fra la lama e la roccia svolge un'azione abrasiva che consuma la roc­cia al di sotto della lama stessa ed esegue così il taglio.

 

Lavorazioni superficiali

 

Le superfici derivanti dalla segagione si presen­tano lisce ed opache owero esteticamente poco gradevoli. AI fine di migliorare l'aspetto estetico le lastre segate subiscono alcuni trat­tamenti superficiali che le rendono di una bel­lezza almeno equivalente a quelle ottenute a spacco naturale.

 

Fiammatura

Breve surriscaldamento della superficie lapidea alla potente fiamma fuori uscente da un can­nello alimentato a gas propano. Lo shock ter­mico dovuto al repentino innalzamento di tem­peratura fa scheggiare superficialmente la roccia rendendola quasi identica a quella ottenuta con lo spacco naturale.

 

Lucidatura

Viene eseguita per ottenere una su­perficie a specchio owero perfetta­mente levigata e riflettente. Per que­sta operazione si usa uno speciale macchina­rio dotato di teste rotanti abrasive a grana finissima che spianano tutte le asperità della roccia fino ad ottenere un piano lucido.

 

Bocciardatura

È il più antico metodo di trattamento superfi­ciale, consistente nel percuotere la lastra con un utensile a fitte punte piramidali, il punzone, che genera scalfitture di forma e dimensioni variabili. Si ottengono così delle superfici dal­l'aspetto scabro. Generalmente questo tipo di trattamento è riservato solo alla rifinitura delle coste delle lastre fiammate o alla creazione di motivi geometrici sulle lastre lucidate.

 

 

La lavorazione in laboratorio della Quarzite di Barge

 

Una volta giunti in laboratorio i blocchi di quar­zite, grazie alle loro caratteristiche di fissilità, subiscono una serie di lavorazioni meccanizza­te, o a spacco naturale, che originano prodotti finiti quali: lastre per pavimentazioni, mosai­co, blocchetti e liste da muro.

Difatti, come la Pietra di Luserna, anche la Quarzite di Barge presenta al suo interno dei piani di discontinuità detti scientificamente pia­ni di scistosità che suddividono un blocco in tante lastre di spes­sore variabile. Le la­stre più grandi ven­gono riquadrate e lavorate per fame lastrame regolare oppure suddivise, dall'abile lavoro de­gli scalpellini, in la­stre di piccole dimensioni che vengono uti­lizzate come mosaico. I blocchi poco scistosi vengono invece lavorati a colpi di mazza e commercializzati come blocchetti e liste da muro.

 

La rifinitura delle coste della Quarzite di Barge

 

Tranciatura

Si tratta di una particolare lavorazione a spac­co naturale eseguita con l'ausilio di un mac­chinario detto trancia. Quest'ultima è una spe­ciale lama, azionata manualmente, che spac­ca la roccia per compressione scheggiandola poco alla volta. La forma della lastra (quadra­ta, rettangolare) viene segnata utilizzando una maschera metallica di dimensioni standard. Successivamente la lastra passa nella trancia dove viene scheggiata fino ad assumere la for­ma voluta.

 

 

Fresatura

È una lavorazione meccanizzata che viene ef­fettuata nel caso in cui si vogliano ottenere delle coste (Iati) della lastra perfettamente lineari e lisci. In questo caso, successivamente all'ope­razione della sagomatura, la lastra viene sega­ta con l'ausilio della fre­sa con disco dia­mantato.

 

Trattamento termico

Viene utilizzato, esclusivamente nei casi in cui si vogliano modificare le caratteri­

stiche cromatiche della roccia. Consiste nel riscaldare i bancali di quarzite lavorata in un forno ad una tempera­tura inferiore ai 5000 C per circa 12 ore a cui segue un lento raffreddamento eseguito sem­pre nel forno. Con questo tipo di trattamento si provoca la trasformazione della limonite in ematite che induce, di conseguenza, la com­parsa di colorazioni o sfumature rosate.

 

 

Le attività indotte dalla coltivazione della Pietra di Luserna

 

L’attività estrattiva delle cave della Pietra di Luserna alimenta una serie di attività economi­che indotte che sono nate e cresciute affron­tando e risolvendo quoti­dianamente i problemi e le esigenze che nascono sia dal comparto estratti­vo sia da quello della la­vorazione della pietra.

Tra le varie realtà artigia­nali ed industriali presenti sul territorio ne evidenziamo due legate rispettiva­mente al comparto estrat­tivo e al comparto lavora­zione.

 

PERFORA S.r.l.

Nasce nel 1993 a Bagnolo Piemonte (CN) gra­zie all'intuizione di alcuni tecnici che progetta­no e realizzano innovative macchine per la per­forazione.

La Perfora S.r.l. produce macchine perforatrici idrauliche semoventi e macchine per il taglio a filo diamantato. La ditta, in virtù della qualità e delle caratteristiche dei suoi prodotti, diventa in poco tempo uno dei leader mondiali nel set­tore dei macchinari da cava.

A fronte di prestigiosi riconoscimenti in ambito internazionale, attualmente, gran parte della produzione viene esportata all'estero.

 

 

 

 

OFFICINA MECCANICA MAGNANO ALDO

Nasce nel 1961 come officina meccanica per riparazione macchine agricole, ma già nel 1963

viene affiancata alla suddetta attività quella di riparazione e modifica delle frese per il ta­glio di pietra.

Dal 1985 la ditta, con sede a Barge (CN), si occupa unica­mente del commercio, revisio­ne e modifica (meccanica, elettrotecnica ed elettronica) delle macchine per la lavorazione della pietra. A tale attività si affianca anche una produzio­ne di macchine fiammatrici e di pinze per la movimentazione di lastre.

Fra i loro clienti vi sono ditte non soltanto pie­montesi, ma anche liguri e valdostane.

 

 

Progettazione e recupero ambientale di cave di pietra e discariche minerarie

 

Fin dal 1978 la coltivazione di cave e la rea­lizzazione delle connesse discariche sono sog­gette ad autorizzazione, per ottenere la quale è necessaria la presentazione di uno specifi­co progetto che oltre a garantire il razionale sfruttamento delle risorse, assicuri la stabilità dei versanti, la sicurezza dei cantieri e preve­da il recupero ambientale delle aree al termi­ne dei lavori.

Alla redazione del lavoro concorrono in genere alcune figure professionali specializzate quali: il geologo, l'ingegnere e l'agronomo forestale.

In sintesi un progetto si compone di alcuni ela­borati grafici e di una relazione che descrivono l'evoluzione della cava e della discarica nel las­so temporale per il quale è richiesta l'autoriz­zazione.

In genere gli elaborati illustrano:

- lo Stato Attuale del luogo, prima dell'inter­vento in progetto;

- il Progetto dell'intervento, generalmente suddiviso in più fasi temporali di attuazione;

- il Recupero Ambientale, ossia i lavori ne­cessari per una rinaturalizzazione accelerata da attuarsi a progetto concluso.

 

 

dall’opuscolo dell’Istituto europeo per la valorizzazione della pietra di Luserna

 

nota.

Creato dalla Comunità Montana ValPellice, ha sede nella villa Olanda a Torre, che ospita un centro didattico completo di spazi per la documentazione e ricerca, una mediateca, aule e aree ricettive, un sito internet – borsa valori della pietra, un ristorante, uno show room e un Museo del territorio  moderno e multimediale.