Causa civile contro l'ente montano presieduto da Bertalot

eco del chisone 12.11.09

 

Agess, dito puntato contro la Comunità

 

La curatrice fallimentare chiede i danni - Il "nodo"? I finanziamenti mai versati

 

 

VAL PELLICE - La scorsa settimana, l'assoluzione dell'ex-presidente dell'Agess Spa Riccardo Lorenzino e la lieve condanna per l'ex-direttore Gianclaudio Magra. L'epilogo del processo penale, però, non ha affatto chiuso la partita. Anzi: l'accertamento delle responsabilità sul fallimento della società che si proponeva lo sviluppo sostenibile della Val Pellice sta per vivere una nuova fase. Intensa. E con molti più protagonisti.

Primo atto: la citazione in giudizio della Comunità montana Val Pellice. Il giudice delegato, Alberto Giannone, ha autorizzato la curatrice fallimentare, Giuliana Barra, a promuovere una causa civile contro l'ente pubblico che deteneva la larga maggioranza delle azioni di Agess. L'ipotesi - avanzata dall'avvocato Alessandro Mazza del Foro di Torino - è chiara: se la Spa è fallita, le colpe sono (anche) della Comunità. Una tesi che - sia detto per inciso - lo stesso Riccardo Lorenzino avvalorava, nell'intervista rilasciata a "L'Eco" la scorsa settimana: «Se gli enti avessero versato il capitale sociale, Agess avrebbe potuto sostenersi», disse l'ex-presidente.

Qualcuno l'ha definito il "peccato originale" di Agess. Vediamo in cosa consiste. Tutto parte nel giugno 1998, quando la Regione Piemonte delibera la concessione di un finanziamento per il progetto della Comunità montana "Crumière: un polo di sviluppo oltre il Museo". Il famoso contributo a fondo perduto per la ristrutturazione dell'ex-feltrificio di Villar Pellice: quattro miliardi e rotti di vecchie lire (cioè oltre 2 milioni di euro).

Il progetto Crumière è poi affidato dalla Comunità - il 30 giugno 1999 - alla neo-costituita Agess Spa (soggetto di diritto privato di cui l'ente pubblico disponeva di oltre il 70 per cento delle quote). Come a dire: occupati tu dell'iniziativa, noi ti diamo i soldi pervenutici dalla Regione. Ecco, secondo i promotori della causa, quei fondi non sono mai stati realmente versati ad Agess.

Perché? Si ritenne di trasferire la sovvenzione regionale attraverso un aumento del capitale sociale di Agess (peraltro "coperto" mediante il passaggio alla Spa dell'immobile dalla Crumière). Sulla legittimità di quest'operazione si basa la causa.

La prima cosa che si pensa, ora, è che sul banco degli imputati ci sia il presidente della Comunità montana Val Pellice, Claudio Bertalot. Lui prende atto. Ma propone diversi distinguo: «L'atto contestato fu deliberato dalla precedente Amministrazione di Comunità, presieduta da Giorgio Cotta Morandini (scomparso nove anni fa, ndr). L'ente di cui facevo parte allora, il Comune di Torre Pellice, fu molto critico sulla nascita di Agess e non vi aderì fino al 2004».

Vero. Però Bertalot fu nominato presidente della Comunità montana già nel 2000, subentrando in una partita appena avviata. E portò avanti l'iter della ricapitalizzazione: «Intanto non ci fu alcuna contestazione da parte degli organi di revisione: né della Comunità montana né di Agess - replica Bertalot -. Anzi: fu il commercialista della Spa a suggerire la soluzione dell'aumento di capitale. A mio giudizio non esisteva all'epoca alcuna normativa che impedisse quasta modalità di pagamento».

Insomma: si prevede una causa lunga e complessa. E la situazione è resa ancor più nebulosa dal fatto che l'ente accusato, la Comunità montana Val Pellice, sta per cessare di esistere, in virtù dell'accorpamento con le Valli Chisone-Germanasca e il Pinerolese pedemontano.