Il barone Mazzonis

Storia del sindacato pinerolese (2a parte) da La Beidana  htm Lorenzo Tibaldo

 

 

(...)Il barone Mazzonis è una di quelle figure tutte d’un pezzo, paragonabile in qualche modo e sotto taluni aspetti, alla "madama di ferro", la signora Villa.

L’attività produttiva dei Mazzonis, il suo metodo gestionale lasciava il segno, come lo zoccolo del cavallo sul terreno morbido dopo la pioggia che però il tempo mitiga e la terra assorbe. Anche "La Stamperia di Mazzonis affondava così profondamente le proprie radici nella società circostante, nella sua tradizione e nel suo passato, da perdere fisionomia autonoma, da invadere sì, con il suo brontolio sommesso, ogni momento della vita cittadina, ma senza mai imporre clamorosamente la propria presenza a una comunità occupata più che altro a costruire e diffondere di sé un’immagine di pacifica sobrietà, di cultura, di perbenismo, di apertura cosmopolita."

Questa metamorfosi dell’azienda con la sua comunità non riuscirà a togliere nulla alla figura del padre-padrone, che in più di un’occasione sostituirà l’immagine del "buon padre" della Valle.

Nel Consiglio comunale di Luserna del 22 giugno del 1959 veniva messa in luce la situazione economica degli operai tessili, con dei salari bassi e insostenibili.

La miccia che accese la polvere delle lotte operaie alla Mazzonis agli inizi degli anni ’60 (1960-61) fu la filantropica proposta avanzata dal Barone: aumento di 1200 lire mensili, un premio a tutti coloro che durante ogni mese non faranno nessuna assenza. In poche parole, nessun sciopero e sempre in salute.

Le organizzazioni sindacali rifiutarono la provocazione e dichiararono uno sciopero a sostegno di precise richieste rivendicative: " rivalutazione delle attuali tariffe di cottimo fino a garantire un guadagno del 20 per cento sulla paga base, un aumento di 30 lire orarie per gli ‘ausiliari’ e le categorie speciali, l’istituzione di un premio di produzione dell’entità di 25 lire orarie".

L’agitazione si protrae nel tempo e si acuisce nel 1961: il 7 marzo gli stabilimenti della Valle entrano in sciopero, duemila operai incrociano le braccia e disertano il lavoro. E’ il quotidiano comunista "L’Unità" a descrivere l’intraprendenza dei lavoratori della Mazzonis:" Le operaie a Luserna e gli operai a Torre Pellice non hanno atteso di consultarsi con i sindacati di categoria. Per prima cosa hanno abbandonato il lavoro e poi si sono messi in contatto con le organizzazioni sindacali e sabato, nel corso di un’assemblea, hanno deciso la prima fermata avvenuta ieri con tanta forza. Le ‘crumire’ sono state pochissime e sono state accolte con il metodo ‘CVS’ e cioè in modo abbastanza vivace dalle lavoratrici che formavano il ‘picchetto’. Una di esse che ha esposto la sua situazione di miseria a causa del marito ammalato, si è vista offrire dalle sue compagne di lavoro l’importo della giornata. Le ‘picchettanti’ avevano fatto seduta stante una colletta e l’operaia si è unita alle compagne di lavoro in sciopero."

"L’Eco del Chisone", informando i suoi lettori delle rivendicazioni avanzate dai lavoratori della Mazzonis, scrive che " un miglioramento delle condizioni di vita dei tessili della Val Pellice, attraverso la concessione di più giuste retribuzioni del loro lavoro è da tutti auspicato. Tra l’altro, sarebbe un modo per arrestare quel progressivo spopolamento della zona, ormai in atto da diversi anni, per cui l’elemento giovanile appena può si sistema altrove, dove trova una più sicura base economica per la propria vita di oggi e di domani."

Giovanni Mazzonis esprimerà il suo pensiero attraverso le pagine del settimanale "Il Pellice", giornale finanziato dall’imprenditoria locale ( anche da Mazzonis): Su tale giornale si potrà leggere che " Se la questione fosse stata all’inizio e fosse tuttora posta in modo più ragionevole ed opportuno, riteniamo che essa avrebbe potuto avere un esito diverso."

L’alternativa proposta alle rivendicazioni avanzate dai lavoratori in lotta consisteva, per il Barone, consisteva nell’accettare il premio da lui proposto, ovvero nell’accettare " la somma di L. 1200 erogate mensilmente a tutti gli operai che non avranno nel mese stesso alcuna assenza per qualsiasi ragione, salvo alcune poche eccezioni contemplate nel regolamento del Premio, regolamento depositato in Direzione e comunicato alle maestranze."

Il perdurare di una vertenza che coinvolgeva centinaia di nuclei familiari rendeva sempre più urgente trovare uno sbocco, una soluzione. Nel Consiglio comunale di Torre Pellice del 14 aprile viene rivolta un’interpellanza da parte del consigliere Rivoir e nella quale si chiede di essere informato sull’evoluzione della vertenza. Il consigliere Ferragutti invita il Sindaco a prendere contatto con il Prefetto ed il Presidente della Provincia per avviare un’opera di mediazione tra le parti. Al termine del consiglio " i consiglieri avv. Cotta e Ferragutti, a nome del consiglio, stilano un mandato per il Sindaco affinché provveda immediatamente in merito".

 

La divisione tra gli operai e la repressione poliziesca

L’acuirsi della lotta — nonostante i diversi tentativi di mediazione delle diverse autorità politiche ed istituzionali — porta a far affiorare i primi segni di stanchezza dovuti anche dal peso delle molte ore di sciopero sui già magri bilanci familiari."(_) Giovedì e venerdì scorsi sono accaduti incidenti tra gli scioperanti delle Manifatture Mazzonis di Pralafera. Diciotto operai — diciassette donne e un uomo — sono stati denunciati dai carabinieri di Luserna alla Procura della Repubblica.

I disordini hanno avuto inizio giovedì alle ore 14, quando cinque operaie che non avevano aderito allo sciopero proclamato dalle tre organizzazioni sindacali per ragioni economiche stavano uscendo dai cancelli dello stabilimento di Luserna. Sul piazzale antistante la fabbrica esse si sono trovate di fronte agli scioperanti, che le hanno investite, prima con insulti, poi con il lancio di sassi e di altri oggetti contundenti. I carabinieri sono riusciti con non poca fatica, a garantire l’incolumità delle lavoratrici, portandole in salvo fino alla caserma di Torre Pellice, che dista oltre un chilometro e mezzo dallo stabilimento di Pralafera.

Non sono stati effettuati fermi, avendo i carabinieri potuto ristabilire la calma sia pure con molta fatica. L’episodio si è ripetuto venerdì alla stessa ora. Diciotto operai sono stati denunciati.

Martedì presso la Stamperia di Torre Pellice alcuni operai in sciopero hanno aspettato i loro compagni che hanno lavorato all’uscita dello stabilimento alle 13,30, gratificandoli di epiteti e lancio di uova marce_".

Gli operai cercano in tutti i modi di spezzare l’intransigenza di Mazzonis: sciopero bianco, sciopero a singhiozzo, fino allo sciopero totale. Tuttavia Mazzonis continua a rifiutare qualsivoglia trattativa: ma, ormai, è tutta una Valle che cerca di spezzare questa ostinata determinazione: Gli stessi commercianti, preoccupanti dei loro affari, fanno sentire la loro voce.

 

Il referendum

 

Una proposta di mediazione riceve risposte diverse dai diversi sindacati: possibiliste la Cisl e La Uil, nettamente contraria la Cgil. Sarà un referendum a porre la parola fine e a verificare le diverse posizioni emerse all’interno della Commissione interna.

" In base alle nuove proposte emerse nell’incontro avvenuto sabato 6 c.m. ( presso la sede dell’amministrazione provinciale di Torino ) tra il prof. Grosso Giuseppe, il cav. Mazzonis e le Commissioni Interne, è stato indetto un referendum tra le maestranze per l’approvazione o meno dell’operato delle CC. II. e per poter procedere alla firma dell’accordo, che riportiamo in seguito accettato in linea di massima dai sindacati e membri di C.I.. della Federtessili CISL e della UIL-Tessili, mentre la CGIL ha considerato tale proposta di accordo insoddisfacente, ed ha invitato gli operai a votare no."

Nella bozza di accordo erano contemplate le seguenti concessioni: 16000 lire annue per tutti i lavoratori, a queste si dovevano aggiungere 13000 per i non cottimisti e 8000 lire per i cottimisti. La proposta di mediazione era ben lontane dalle richieste avanzate dai lavoratori e dalle loro organizzazioni sindacali, ma la stanchezza cominciava a farsi sentire su tutto il movimento di lotta. " Il referendum si è svolto con ordine sia alla Stamperia che a Pralafera: Eccone i risultati: ( votava Sì chi era favorevole all’accettazione delle proposte della direzione, no chi era insoddisfatto): Stamperia votanti. 517, sì 389, no 153, bianche 23, nulle 12:

Pralafera: iscritti 1165, votanti 1047: sì 664; no 322; bianche 36; nulle 35.

Quindi la grande maggioranza degli operai dei due stabilimenti si è pronunciata a favore dell’accettazione delle proposte della Direzione."

Termina così il conflitto alla Mazzonis. Ma per i tessili non e finita: in autunno si deve rinnovare il contratto di lavoro, con l’obiettivo di risalire la china di una situazione contrattuale che vede la categoria dei tessili molto arretrata rispetto ad altri lavoratori. Infatti i tessili "sono stati in questo dopo guerra e continuano ad essere, purtroppo, la categorie cenerentola. I loro rinnovi contrattuali, sempre infirmati da una situazione produttiva del settore alquanto depressa, non hanno mai portato a notevoli conquiste né salariali né normative, fatta eccezione di una certa parità salariale fra l’uomo e la donna, largamente giustificate dalle caratteristiche proprie della lavorazione tessile.

Ma di fatto i tessili sono rimasti fra le categorie con la retribuzione più basse. Né l’espansione economica in atto dal 1959 che ha visto anche per questa categoria, specie in alcuni settori, una notevole ripresa, non ha permesso ai tessili di ottenere molti vantaggi. Ricordiamo ancora la cruda esperienza delle maestranze del CVS prima e della Mazzonis poi che hanno dovuto affrontare mesi di sciopero per ottenere migliorie che altre categorie ottengono facilmente con la semplice contrattazione.".

 

La maestosa val Pellice

 

Edmondo De Amicis descrisse la Val Pellice come luogo di serena pace campestre, quasi un paradiso in quanto " Passato Bricherasio s’apre, con maestà graziosa, la bella valle del Pellice, dai due lati della quale s’alzano il Vandalino, superbo e triste, e la Gran Guglia, e i monti di Angrogna, e il Frioland, una varietà di cime cinerine azzurre che sorgono dietro altre alture verdi, di cime azzurre che si drizzano sopra le cinerine, di punte bianche che fan capolino sopra le azzurre, fino al confine di Francia; e tutt’intorno, dalle rive del torrente affollate di pioppi, su per le falde coperte di gelsi e d’alberi fruttiferi, vigneti sopra vigneti, e campi biondi su campi biondi, divise da macchie di castagni, e boschi di pini e di faggi più alto, e ville, fattorie, chiesuole, capanne a tutte le altezze, come nelle vicinanze di una città grande; e su tutta questa bellezza una gran pace."

Una pace che a metà degli anni ’60 verrà investita dalla grave crisi della Mazzonis, che accompagnerà quella della Riv, della Beloit e della Talco e Grafite( per citare le maggiori ). La crisi della stamperia e della filatura rischieranno di mettere in ginocchio tutta la Valle. Il Sindaco di Luserna, l’avv. Giuseppe Cresto, espresse la sua preoccupazione alle massime autorità sul pericolo di deindustrializzazione che la val Pellice correva.

" Il Comune di Luserna S. Giovanni conta 6500 abitanti circa, e, nel Comune esistono solamente una modesta tessitura con circa 60/70 dipendenti, ed una altra, sita nel Comune di Lusernetta con circa 170 dipendenti. Per cui è evidente che non si trovano in loco altre possibilità di lavoro, soprattutto anche in rapporto alla economia agricola molto modesta. La ordinata e silenziosa sfilata dei dipendenti licenziati della Mazzonis davanti a questo Municipio, si ritiene a modesto parere dello scrivente, il primo doloroso sintomo di avvertimento, affinché le Autorità Preposte vogliono prendere in esame la situazione e l’andamento della Filatura e tessitura di Pralafera, prima che ciò sia troppo tardi e cioè che lo stabilimento venga definitivamente chiuso."

Gli scioperi del ’61 furono un primo sintomo di una crisi più generale che " Le pessime condizioni degli stabili e dei macchinari, le violazioni del contratto o, viceversa, la volontà di forzare alla lettera gli accordi per ottenere qualche piccolo miglioramento fornirono ripetute occasioni di scontro, che culminarono con il già ricordato sciopero a singhiozzo del 1961. Fu quello, per i Mazzonis, un vero segnale d’allarme: non solo i lavoratori erano riusciti ad organizzare una forma di lotta più complessa del tradizionale blocco ad oltranza, ma avevano agito in preoccupante sintonia con le maestranze di altri stabilimenti tessili, il Valle Susa ad esempio, e nel quadro di un clima sociale ormai sempre più acceso in tutto il paese."

La Mazzonis si caratterizzava per la sua conduzione secondi criteri familiari e di casata, con poca lungimiranza e strategia produttiva. L’attenzione era sempre stata rivolta verso il profitto immediato, senza mai seguire una programmazioni di investimenti per il rinnovamento del macchinario e della sua capacità produttiva: " Azienda vecchia nelle sue strutture, condotta avanti con metodi e sistemi più tradizionali che razionali, senza che mai vi siano stati grossi impegni di rinnovamento tecnologico, è da anni che si trova in difficoltà logicamente sempre crescenti, e che paiono aver trovato oggi il loro punto critico. E anche qui stanno pagando le maestranze (_)

Alla Mazzonis siamo di fronte alle tipiche carenze dell’industria italiana, abituata troppo nel passato a far fronte alla concorrenza attraverso il favore di una politica protezionistica che ha raggiunto il suo massimo acme con l’autarchia del periodo fascista, politica pagata con il basso tenero di vita della popolazione italiana; e perché soprattutto la nostra industria ha sempre potuto giocare, a causa della forte disoccupazione del Paese, su salari tra i più bassi degli europei."

 

Al capezzale dell’illustre ammalato

 

Intanto nel luglio alla Mazzonis si hanno 300 sospesi e altre decine di operai ad orario ridotto. Si parla anche apertamente di una chiusura del reparto filatura. Una china inarrestabile che viene percepita e fa dire al Consiglio della Valle, riunito in seduta straordinaria il 5 settembre a Luserna S. Giovanni, che " In realtà sabato sera nella piccola aula consigliare di Luserna gli amministratori e i parlamentari riuniti sotto la presidenza dell’avv. Bert sindaco di Torre Pellice avevano la sensazione di trovarsi in veste di medici attorno al capezzale di un illustra ammalato."

Le prese di posizioni del Consiglio di Valle non sono molto gradite al settimanale "Il Pellice", giornale da sempre vicino al padronato locale e portavoce di una parte di esso ( tra cui i Mazzonis, finanziatore del foglio pinerolese). Di fronte alla grave crisi della Mazzonis, "Il Pellice" mantiene una facciata di oggettività, uno stile da gentleman inglese, che descrive e riporta i fatti della realtà , auspicando una felice soluzione della difficoltà imprenditoriali e dei lavoratori. Però le posizioni espresse nel Consiglio di Valle del 5 settembre 1964 fanno perdere le staffe e si può leggere che " qualcuno , ricorrendo alla più bassa demagogia, tenti di sfruttare la miseria dei lavoratori licenziati per farsi propaganda elettorale ( le elezioni sono infatti alle porte), ci pare appena il caso di avvertire che tutto il lavoro _ diplomatico che si sta imbastendo per sanare la situazione alla Mazzonis è puramente platonico, non essendoci mezzi legali per costringere un industriale a chiedere prestiti o a risolvere una situazione che non è soltanto locale, ma addirittura nazionale (_) Studiare il problema, prendere a cuore la situazione di coloro che sono stati gettati sul lastrico e cercare di aiutarli è cosa giusta, doverosa, e a nessuno è lecito tirarsi indietro. Ma profittare come fa taluno della situazione per gettare discredito sul sistema non è bello né onesto."

Con il 1° settembre 157 altri 157 operai vengono licenziarti e questi si aggiungono agli altri che già hanno perso il posto di lavoro. La minaccia della chiusura della filatura fa si che gli operai scendono in sciopero e " Usciti con quattro ore di anticipo alle 11 gli operai del reparto filatura hanno marciato in corteo lungo la strada provinciale ed hanno raggiunto quindi il centro di Luserna San Giovanni fermandosi di fronte al palazzo municipale. Alcuni rappresentanti hanno quindi chiesto di essere ricevuti dal sindaco avv. Cresto a cui è stata esposta la grave situazione.

Facevano parte della commissione Giovanni Frezet, Roberto Malan, Carlo Battaglia, Cecilia Pron, Giuseppina Viglianco."

Ovviamente diventano sempre più concreta la disoccupazione di migliaia di persone e questo fa invocare a Sergio Favro. segretario provinciale della Cisl Tessili in una sua lettera all’on. Carlo Borra, "l’assegnazione di lavori pubblici che servissero ad alleviare il disagio economico di parecchie famiglie nell’attesa di riottenere un nuovo posto di lavoro ( cosa non facile di questi tempi)."

La Riv con la Mazzonis ( e la Beloit poi) vengono strettamente collegate, seppur con le loro peculiarità." La situazione alla Riv e alla Mazzonis, così preoccupanti per le popolazioni delle nostre vallate, indubbiamente diverse per gravità e prospettive di ripresa, pongono però in evidenza uno stesso problema: la difficile competitività delle nostra industria nel mercato internazionale."

Il Consiglio di Valle sottolineerà le conseguenze di queste riduzioni di occupazioni intervenute " proprio quando a queste popolazioni montane, già da sempre, per condizioni ambientali, più povere di quelle della pianura, pareva aprirsi, con la sempre maggior immissione di manodopera industrie, un avvenire migliore: la sospensione dal lavoro di oltre 300 operai viene, in effetti, ad infliggere un grave colpo all’economia della Valle ".

Intanto al Ministero del Lavoro avviene la riunione promossa dal sen. Coppo con i Parlamentari e i Sindaci della Valle, con la presenza di Nanni Mazzonis il quale afferma che " è intenzione della ditta non procedere, almeno fino quando è in atto la Cassa integrazione guadagni, a nessun licenziamento". La Fiot-Cgil ben poco si fida delle promesse e degli impegni dell’azienda e presente una situazione tetra quanto, purtroppo, realistica, sostenendo che "il piano di Mazzonis prevede che dal primo gennaio 1965 rimarranno in forza solo più 850 dipendenti(588 dello stabilimento di Torre Pellice più 262 dello stabilimento di Pont Canavese) contro gli attuali 2.052".

Per la Cgil bisogna superare ogni atteggiamento di passività, di attesa e ostacolare il piano di Mazzonis con la lotta: " Bisogna reagire e battersi decisamente, bisogna che i lavoratori ancora occupati e quelli sospesi facciano sentire che la fabbrica e le altre proprietà del Mazzonis sono anche cosa loro, perché sono loro, col loro lavoro, con la loro fatica, che hanno dato possibilità al Mazzonis di guadagnare decine di miliardi in tanti anni di lavoro e di sfruttamento (_) Non permettiamo al Mazzonis di effettuare altre sospensioni, si realizzi l’unità fra i lavoratori e la cittadinanza per opporsi con la lotta alla realizzazione del piano di Mazzonis."

 

Un primo passo: l’occupazione simbolica

 

Intanto dalle ore 15 di lunedì 30 novembre alle ore 15 di martedì 1 dicembre, per 24 ore avviene una simbolica occupazione della fabbrica da parte di 300 operai, segue poi un corteo degli operai a Torre Pellice per chiedere la solidarietà dei lavoratori della stamperia.

Se la Cgil chiama alla lotta "L’Eco del Chisone" ricorda la responsabilità dell’imprenditore: "I padroni imprenditori di una industria non sono semplici sperimentatori, che continuano i loro esperimenti su corpi vili finché torna loro vantaggio, e lo abbandonano quando non rende più quel che se ne aspettava; sono ‘capitani di industria’, che, come i capitani delle forze armate, devono guidare i loro uomini, proteggerli, difenderli, preoccuparsi di salvarli in tempo di pace, in tempo di guerra, in ogni situazione, sia essa facile o difficile a superarsi. Obiettivi che è possibile raggiungere solo accettando il dialogo sincero, responsabile e cordiale con tutte le forze interessate alla vita di un’azienda: coi responsabili dell’impresa e del capitale, i rappresentanti dei lavoratori, le autorità amministrative e politiche."

Questo richiamo del giornale cattolico è coerente con l’impostazione culturale che vede l’azienda con una precisa responsabilità sociale, responsabilità che si fonda sulla collaborazione tra capitale e lavoro, che esclude ogni concetto di lotta di classe e intende il profitto non come componente essenzialmente privata del capitalista, ma come elemento di sviluppo della società nel suo complesso.

La situazione sta precipitando verso l’occupazione dello stabilimento: altri 70 operai vengono sospesi a zero ore. Per incarico del Sindaco e a nome della Giunta l’assessore anziano Benito Martina chiede nuovamente l’intervento del parlamentare della DC Carlo Borra affinché intervenga " presso il governo e la Commissione Ministeriale per un riesame approfondito della situazione al fine di scongiurare la totale chiusura dello stabilimento.

La informo che attualmente le maestranze sono in stato di agitazione e la situazione sta per precipitare.

Ritengo urgente e indispensabile una Sua venuta a Luserna San Giovanni per concordare una linea d’azione."

La situazione, come previsto trova il suo epilogo nell’occupazione. Azione di lotta ormai diffuso in molte industrie in crisi nel pinerolese: infatti si era appena conclusa l’occupazione della Beloit, durata dieci giorni, da parte degli operai, mentre i lavoratori della Riv sono in lotta. Per "Il Pellice" l’occupazione è quasi una moda e "anche lo stabilimento di Pralafera del complesso Mazzonis entra in questa fase irregolare e di drastica protesta qual’è un’occupazione di fabbrica." Tuttavia il settimanale liberale non può disconoscere che "Alla grave decisioni le maestranze sono giunte

dopo l’annuncio che altri settanta operai sarebbero stati sospesi a zero ore e passati alla cassa integrazione."

La requisizione dello stabilimento Mazzonis di Pralafera

 

Il problema della requisizione della Mazzonis portò alle dimissioni del Sindaco Giuseppe Gastaldetti, decise dopo le innumerevoli obiezioni sollevate dal Prefetto Caso, il quale ha sconsiglio di adottare un simile provvedimento.

La requisizione avverrà comunque per opera dell’assessore anziano Benito Martina. In tale istanza di requisizione si leggerà che " L’assessore anziano, in assenza del sindaco dimissionario, ritenuto che il grave dissenso fra manifattura Mazzonis e le maestranze della stessa per l’interruzione del lavoro dello stabilimento ha condotto all’occupazione per parte degli operai del complesso industriale(_) che tale occupazione, in atto dal 29 gennaio 1965, crea notevole turbamento dell’ordine pubblico; considerato che la cittadinanza appare gravemente preoccupata e turbata e che varie categorie di cittadini si sono mosse per ottenere provvedimenti che risolvano immediatamente una situazione di grave disturbo; rilevato che l’esigenza di assicurare la permanenza di tale complesso produttivo è indispensabile e indilazionabile per ragioni di tutela dell’ordine pubblico, che potrebbe essere gravemente pregiudicato dal persistere di una tale situazione anormale; ritenuto che esiste grave necessità pubblica di assicurare non solo tranquillità ed ordine, ma anche possibilità di lavoro alle maestranze degli stabilimenti Mazzonis (_) decreta la requisizione immediata, per grave necessità pubblica, dello stabilimento sito in questo Comune, località Pralafera_".

La requisizione sarà di breve durata. Il Prefetto di Torino Caso, su richiesta dei Mazzonis, dichiarerà illegittimo l’atto di requisizione e lo stabilimento rientrerà nuovamente sotto la direzione dei Mazzonis. Quanti mesi continueranno ancora a lavorare le maestranze di Pralafera?, questa era la domanda che era comune a tutta la Valle. Intanto la solidarietà con i lavoratori si fa sempre più concreta: il Consiglio di Valle ha raccolto oltre sei milioni di lire per aiutare i lavoratori nella loro estenuante contesa con i Mazzonis.

Mentre gli operai occupano da una settimana Pralafera e si era già consumato il dramma della Beloit, alla Riv di Villar Perosa venivano sospesi a zero ore 300 operai.Contemporaneamente a Pinerolo, nelle stesse settimane che la crisi coinvolge diverse aziende locali, si svolse un convegno economico con la presenza delle massime autorità: il ministro Pastore, i sottosegretari Donat-Cattin ed Albertini, Mons. Quadri, Il Prefetto, parlamentari, industriali e sindacalisti. La difficile situazione pinerolese viene imputata alla depressione economica generale e alle responsabilità padronali di non aver effettuato i dovuti investimenti per ammodernare il sistema produttivo delle diverse aziende ( esempio classico proprio quello dei Mazzonis). Al termine del Convegno venne approvata una mozione nella quale sostanzialmente si chiedeva: I) riforma della procedura dei licenziamenti; 2) migliorato il trattamento della Cassa Integrazione; 3) salvaguardia dei livelli occupazionali e reintegrazione degli operai sospesi; 4) sia dato impulso agli investimenti con il contributo di capitale e iniziative pubbliche e private.

Anche sulle pagine de "L’ Eco delle Valli Valdesi" si sostiene che la semplice solidarietà " è un mero piallativo, se non si affrontano i grandi problemi connessi allo sviluppo industriale; così, in una recente riunione, i pastori della valle, d’accordo con il segretario del sindacato tessile Alasia, hanno giustamente dichiarato che ‘ la rivoluzione tecnologica deve essere veramente al servizio di tutti i prestatori d’opera e non in primo luogo dei gruppi di potere economico’ ".

La disponibilità dei Mazzonis era solo apparente: da un lato vengono ritirate le denunce contro gli operai che avevano occupato l’azienda , dall’altro a metà marzo si comunica la chiusura dello stabilimento di Pralafera, con mille operai senza lavoro. Ed i calcoli per la Valle sono presto fatti:" Le maestranze degli stabilimenti Mazzonis verranno ridotti da 2600 a 1000 con un calo di ben 1600 unità. I mille lavoratori che continueranno a lavorare negli opifici Mazzonis verranno così suddivisi: 600-700 a Torre Pellice, 270-280 a Pont Canavese e qualche decina a Luserna S. Giovanni che subirà pertanto una diminuzione di un migliaio di lavoratori: una cifra impressionante se si tiene conto che Luserna S. Giovanni supera di poco i 6400 abitanti."

 

Il fallimento della Mazzonis

All’inizio dell’estate la lunga agonia della Mazzonis volge verso il suo epilogo: orma da cinque mesi gli operai sospesi non ricevono più le sovvenzioni della cassa integrazioni. Il fallimento e alle porte: il 6 agosto 1965 il tribunale di Torinoammette alla procedura di amministrazione controllata la Manifattura Mazzonis. La Val Pellice si vede costretta ad interrogarsi sul proprio futuro: a Torre Pellice ha luogo una tavola rotonda, organizzata da "L’Eco del Chisone", nella quale si cerca di comprendere "quali sono le caratteristiche, le cause, glisviluppi di questa crisi onde sia poi possibile passare ad una efficace terapia. Si dice oggi che la val Pellice è una zona depressa, sottosviluppata, che soffre di un certo isolamento."

Certamente la crisi congiuntale e la fase depressionaria ha e condizionato la vicenda Mazzonis, in un contesto di crisi strutturale del settore tessile. Tuttavia le responsabilità dei Mazzonis sono preponderanti nell’aver voluto seguire una politica di appropriazione del profitto contingente senza alcuna prospettiva di ammodernamento dell’azienda ai mutati tempi.

Il Commissario giudiziale nominato dal tribunale, dottor Piero Picatti, dopo due mesi di lavoro, giungerà alla conclusione, nel settembre, che non sussistono neppure le condizioni minime per una ripresa dell’attività produttiva, pur prevedendo una radicale ristrutturazione dell’intero apparato produttivo dei Mazzonis. E’ il fallimento dei Mazzonis e il naufragio di ogni lebile speranza, ammesso che ci fosse ancora, per i lavoratori di una parziale ripresa produttiva.

In questo senso la relazione della Commissione giudiziale inchioda senza possibilità di appello la conduzione irresponsabile dalla famiglia Mazzonis:" Le cose fin qui dette, denunciano chiaramente che la responsabilità del dissesto deve porsi a carico dei soci accomandati gerenti, Ernesto e Giovanni Mazzonis, anche se Giovanni Mazzonis rinunciò, dal 23 aprile 1964, alla carica di socio accomandatario e gerente, assumendo la veste di socio accomandante. Purtuttavia, eccezion fatta per quanto possa essere

accaduto successivamente, la responsabilità del dissesto deve essere a lui attribuita. Egli, infatti, della società, fu il reale ed effettivo gerente fino al 23 aprile 1964(_) In modo particolare, deve contestarsi al predetto socio accomandatario gerente la responsabilità di aver voluto continuare, con dimensioni e strutture immutate, la gestione delle aziende, anche quando i risultati annuali erano largamente deficitari (_) Egli non avvertì, come altri operatori del settore, che la crisi in atto, non solo aveva carattere permanente, ma addirittura era destinata ad aggravarsi con il passare degli anni, per effetto della mutata situazione dei mercati internazionali, nei quali ormai si stavano sviluppando nuove industrie tessili."

Il giudizio sull’incapacità imprenditoriale di Giovanni Mazzonis è lapidario. Sulla scena però rimasero più di un migliaio di operai senza lavoro.

Come abbiamo già avuto modo di ricordare i problemi occupazionali di questi anni devono essere inseriti in quadro di crisi e difficoltà generali sul piano economico." Nel ’64 cominciano a farsi sentire i primi effetti della recessione. La nazionalizzazione dell’industria elettrica liberò sul mercato degli investimenti somme colossali che avrebbero dovuto dare un lieve stimolo mall’economia. Invece le grandi imprese ridussero i loro investimenti. Le restrizioni creditizie imposte dalla Banca d’Italia accelerarono ilo movimento recessivo. Le condizioni economiche presupponevano a questo punto che l’iniziativa passasse nel campo dei padroni.

Segno di questa inversione di tendenza: gli scioperi si trascinano e si concludono con delle parziali sconfitte. Così quelle degli operai tessili che si conclusero in giugno con un accordo poco vantaggioso con la FIOT, con aumenti salariali inferiori a quelli ottenuti dai metalmeccanici, premi di produzione da versare solo nel ’65 e qualche diritto di contrattazione sugli impianti.

(_) Per prevenire le rivendicazioni operaie, gli industriali del vetro, delle concerie, del legno e i conservieri si dichiararono pronti a concedere la metà di quello che avevano ottenuti i metalmeccanici. La politica ormai apertamente seguita e adesso quella della compressione dei salari. Mentre Colombo proclamava la necessità di un arresto della dinamica salariale, Moro fissava un limite massimo agli aumenti. Il governo faceva appello alla comprensione da parte dei sindacati: si auspicava l’accettazione di sacrifici per rimettere in marcia l’economia.

La ‘congiuntura’ doveva rendere pesante il clima sociale. Ma, nello stesso tempo, indeboliva la combattività operaia, che si attestò a un livello difensivo cercando di mantenere le conquiste salariali acquisite l’anno precedente.

_) L’anno 1964 si rivelò dunque portatore dei primi elementi della reazione padronale. Agnelli, alla FIAT, inaugurò questa tendenza decretando la chiusura ‘tecnologica’ degli stabilimenti automobilistici, bloccando per un mese l’intero complesso industriale."