Val Susa GIÙ DAL TRENO

  di Orsola Casagrande
altra italia

Dove il Pd va a braccetto con i comitati contro l'Alta velocità. In dissenso dai vertici regionali e nazionali del partito. Nella comunità montana vince l'«eretico» Plano, e ad Halloween in migliaia hanno sfilato contro la grande opera. «Non accettiamo compensazioni, bloccheremo i carotaggi»
Su un punto Luigi Casel, consigliere comunale di opposizione a Bussoleno, è chiaro. «Questa non è un'alleanza tra movimento no Tav e Pd. Questa è un'alleanza programmatica fra amministratori eletti costruita sostanzialmente tra due forze politiche, le liste civiche e il centrosinistra». La definizione di questo accordo è importante per comprendere le future dinamiche che avranno luogo in Val Susa. Perché certamente sarà un inverno movimentato. L'elezione di Sandro Plano a presidente della Comunità Montana ha dato una scossa non tanto alla valle (eleggere un presidente contrario alla Tav era, per così dire, naturale) quanto al mondo politico al di là della val Susa. Chi credeva che il movimento No Tav se la fosse "messa via", avesse in qualche modo rinunciato all'idea di poter vincere la lobby dell'alta velocità, chi già cantava vittoria (nel governo e all'opposizione) si è risvegliato nei giorni scorsi con una realtà molto diversa davanti agli occhi. Nessuna rinuncia, nessuna rassegnazione: il movimento No Tav è vivo e vegeto. E soprattutto non ha nessuna intenzione di mollare. Lo ha dimostrato con la grande manifestazione di Hallo-Win-No-Tav, diecimila persone per una manifestazione nata e cresciuta con il solo passaparola. In piazza sono scesi tutti, dai comitati agli amministratori delle liste civiche, dalla banda al carretto con i muli in testa al corteo. E poi gente, tanta gente, giovani, vecchi, donne, famiglie, bambini in maschera (era pur sempre Halloween), come la Val Susa ci ha abituato.
Il ministro Altero Matteoli aveva appena annunciato che a fine novembre inizieranno i carotaggi funzionali al progetto della Torino-Lyon. Quindi, dopo la manifestazione, e dopo un mese di discussioni, ecco la candidatura di Sandro Plano alla presidenza della Comunità Montana. «Abbiamo cercato - dice Luigi Casel - le convergenze su alcuni punti e abbiamo trovato spazi di condivisione con gli amministratori di centrosinistra. Abbiamo realizzato un programma di azione sul nostro territorio».
Naturalmente la Tav ha fatto la parte da leone nella discussione sull'accordo, anche perché, come ammette lo stesso Casel, «era su questo punto che c'erano le maggiori discrepanze». Alla fine però le divergenze sono state superate e i punti del programma sono chiari. «Abbiamo scritto - dice Casel - che l'Osservatorio ha terminato il suo mandato. E questo pone fine a uno strumento di tortura che si basa su menzogne mediatiche». L'accordo tra il Pd della valle e le liste civiche è chiaro sull'opinione che dà dell'Osservatorio: ribadendo l'opposizione alla Tav si ribadisce anche l'opposizione ai carotaggi e all'Osservatorio che appunto «non è un luogo in cui ci si riconosce». Per questo, di fronte all'imminenza dell'annuncio sui prossimi carotaggi, Casel non ha dubbi. «Come liste civiche - conferma - tenteremo pacificamente di bloccare i sondaggi. Questo è quello che chiede la nostra gente». E l'ha ribadito nella manifestazione del 31 ottobre, ma anche in quella di sabato scorso a Rivalta. «Dopo quattro anni - dice Casel - la val Susa respinge al mittente le compensazioni e continua ad essere, nella sua maggioranza, contraria alla realizzazione di quest'opera». Il che significa che i carotaggi non saranno facili. «Beh - dice Casel - dovranno venire come hanno fatto nel 2005», cioè nottetempo sperando che nessuno si accorga delle ruspe. Difficile. La gente della val Susa è vigile e attenta e oggi ha nella Comunità montana e nell'accordo programmatico appena realizzato uno strumento in più.
Naturalmente, l'accordo che ha portato all'elezione di Plano contiene anche altri punti importanti. Per esempio viene ribadito che l'acqua è un bene comune e pertanto non può e non deve essere soggetto a speculazione e guadagni. Una parte dell'accordo è dedicata al lavoro e alle misure di contrasto della crisi. Con un occhio alla qualità del lavoro e poi naturalmente a scuola e sanità che devono rimanere in mano pubblica. L'accordo sancisce anche che la seconda canna del Frejus può soltanto essere di sicurezza e non di servizio.
Dal punto di vista numerico la Comunità Montana (che oggi accorpa le tre comunità prima esistenti, Bassa Val Susa, Alta Val Susa e Val Sangone) oggi ha 15 consiglieri del centrosinistra e 10 consiglieri appartenenti alle liste civiche vicine al movimento. La battaglia del Seghino di quattro anni anni, il 31 ottobre 2005, è stata ricordata con la grande manifestazione dei diecimila. Ma il movimento si sta già preparando per quando saranno annunciati i nuovi carotaggi. L'Osservatorio infatti, in nome della trasparenza, ha detto che annuncerà luoghi e date. Il popolo No Tav sarà pronto a rispondere a questa nuova "violenza" con la consueta fantasia, immaginazione e mobilitazione

 

di O. C.
SANDRO PLANO
«La mia battaglia contro la Tav All'interno del Pd»
«Questo accordo è una scommessa politica». Sandro Plano, ex sindaco di Susa, è stato eletto presidente della comunità montana che oggi raccoglie alta Val Susa, bassa valle e Val Sangone. Lui, uomo del Pd, è stato eletto grazie all'accordo raggiunto con le liste civiche, espressione del movimento No Tav, non il movimento ma appunto liste civiche, per quanto contigue ad esso. Il programma su cui si è stretto l'accordo parla di «fine» dell'osservatorio governativo, di difesa del territorio, tra le altre cose. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha lanciato strali contro i valligiani chiedendo l'alleanza unica per tagliare fuori i no Tav, ma il Pdl ha risposto picche. La presidente della regione Bresso (che intende ricandidarsi) ha tuonato come il suo collega torinese. E lo stesso ha fatto Saitta. Tutti uniti nella difesa dell'alta velocità. Da Roma Franceschini e poi Bersani hanno parlato di «fatti gravi» che starebbero accadendo in val Susa. Nonostante le pressioni l'ex sindaco di Susa è stato eletto.
Allora presidente, che succede adesso?
Diciamo che stiamo facendo delle prove tecniche di dialogo nel mondo del centrosinistra. Il che vuol dire ripartire su questa linea, e cioè sulla base del fatto che il profilo e la cultura politiche sono le stesse. Lavoreremo insieme sapendo che ci sono delle posizioni diverse su alcune questioni anche molto delicate, ma che comunque c'è un humus comune.
Ancora deve ufficialmente insediarsi, ma alla porta ci sono i sondaggi che l'Osservatorio dovrebbe annunciare nel giro di una decina di giorni. Come si comporterà la Comunità montana?
Ne parleremo naturalmente, nell'ottica in cui dicevo poc'anzi, cioè partendo da quel profilo che ci accomuna. Poi, personalmente, io sono contrario a questi sondaggi e non l'ho mai nascosto.
La sua non è stata una vittoria facile. Problemi ne ha avuti e ne ha dentro il Pd ma anche rispetto alle posizioni della città di Torino, della provincia e della regione la Comunità avrà le sue belle gatte da pelare.
Valle e città sono due mondi a parte e bisogna essere consapevoli delle esigenze dell'una e delle altre, sapendo che spesso queste esigenze non necessariamente coincidono. Per quello che mi riguarda ora aspetto di essere nominato formalmente dalla regione, quindi prenderò contatto con la segreteria della comunità. E a quel punto si decideranno le priorità amministrative e politiche.
Quanto al Pd?
Io sono del Partito democratico, sono convinto di stare nel Pd. E non sarò io ad andarmene.

 

TRASPORTI

"Frecciarotta", treni sporchi e vecchi
L'odissea quotidiana dei pendolari

Un'indagine di Altroconsumo rivela che la stragrande maggioranza di chi si sposta quotidianamente con Fs lamenta disservizi di vario genere. L'89% punta il dito sulla scarsa pulizia, il 64% sul sovraffollamento, il 63% sulla mancanza di puntualità

di VINCENZO FOTI Sporcizia e cattivo odore. Riscaldamento rotto e gelo d'inverno, caldo asfissiante d'estate. Insicurezza e sovraffollamento. Poi, porte bloccate, sedili sudici e sbrindellati, bagni luridi e fuori servizio. Sono i treni 'Frecciarotta', secondo la definizione più comune che emerge dall'inchiesta "Siamo uomini o pendolari?" condotta da Altroconsumo 1 nei nodi ferroviari di Roma, Milano e Napoli. Un quadro sempre più deprimente quello in cui si muovono i due milioni e mezzo di italiani che ogni giorno, per studio o per lavoro, utilizzano il treno per i loro spostamenti, spesso soffrendo la lentezza, i ritardi e le soppressioni per mancanza di materiale rotabile.

Dei 1.400 pendolari interpellati da Altroconsumo l'89% punta il dito sulla pulizia inesistente. Per nove pendolari su dieci gli standard igienici da Medioevo e sono addirittura peggiorati rispetto a un'analoga inchiesta datata 2004. I punti critici sono i sedili (77%), le carrozze sporche (69%) e il cattivo odore (58%). Il 71% dei passeggeri si lamenta della climatizzazione: gli impianti vanno sempre più frequentemente in panne. Le punte di questo disservizio si toccano al Nord, sulle tratte Bergamo-Carnate-Milano (90%), Novara-Milano (89%) e Bergamo-Treviglio-Milano (88%).

Per non parlare del sovraffollamento, percepito da sette pendolari su dieci, che tra l'altro temono per la loro incolumità: secondo il 64%, in caso di pericolo uscire dal treno sarebbe una vera impresa. Questo perché con l'introduzione dell'Alta Velocità - stimano le associazioni - l'offerta di treni regionali è diminuita di circa un terzo e quelli rimasti hanno sempre lo stesso numero di vetture: da qui l'effetto 'sardina'.

La puntualità è da sempre il tasto dolente, anche se dal 2004 gli insoddisfatti sono calati dal 69 al 63%. Notevoli, al Nord, le differenze da tratta a tratta: tra le migliori ci sono la Milano-Treviglio-Bergamo e la Brescia-Milano, anche se un terzo degli utenti si dichiara scontento. La Milano-Piacenza è la più odiata, con il 100% di insoddisfazione. Al Centro e al Sud le cose non vanno meglio. Nel Lazio il 79% dei pendolari è insoddisfatto e le linee più criticate sono la Roma-Frosinone, Fara Sabina-Roma e Roma-Avezzano. In Campania (70% di insoddisfatti) suscitano proteste la Napoli-Salerno, la Formia-Napoli e la Sarno-Napoli.  A proposito di ritardi e soppressioni, in Sicilia il sindacato Fit-Cisl ha contato dodici treni cancellati negli ultimi quattro giorni, 285 quelli che hanno fatto registrare un significativo ritardo; pollice verso per la Palermo-Messina, con 20 treni in ritardo, e per la Palermo-Termini Imerese, con 29 ritardi in cinque giorni. Dal 4 al 9 ottobre, il Comitato Pendolari siciliano ha contato invece 70 cancellazioni in tutta la regione.

Da questa situazione, i pendolari italiani escono esasperati, indignati, stremati: disagi a catena, ore di lavoro perse e da recuperare, trattenute sullo stipendio, ferie e permessi utilizzati invano, tempo sottratto alla famiglia. Contro le vessazioni di Trenitalia ognuno reagisce come può: si va dalle petizioni alla raccolta di firme, alle proteste nei forum online o sui blog. C'è chi blocca i binari, chi rifiuta di mostrare al controllore l'abbonamento, chi ricorre alla class action, come un gruppo di Nettuno. E c'è chi fa causa e vince. E' successo a Umberto Fantigrossi, avvocato e pendolare della Milano-Piacenza: il giudice di pace ha condannato Trenitalia a risarcirlo di 1.000 euro per danno esistenziale conseguente al ritardo subito, più altri 1.500 per le spese processuali. Insomma, se oggi c'è una cosa che unisce in qualche modo l'Italia sono i disservizi delle Fs. Alla loro nascita (1905) l'avevano unita in positivo, arrivando quasi in ogni angolo del Paese. Inoltre, i ferrovieri furono la prima categoria di lavoratori a insegnare la compattezza, la solidarietà, il senso di appartenenza, la fedeltà, lo spirito di corpo. Oggi invece l'unione è diventata condivisione degli stessi problemi e i treni locali sono una dannazione al Nord come al Sud.

La questione è economica. Da tempo le Fs hanno deciso di puntare il loro business sulla Tav, pur avendo varato un piano d'investimento da due miliardi per i treni regionali. Ntv, la nuova società di Montezemolo, dal prossimo settembre, inizierà a correre sulle linee ad alta velocità; tuttavia il certificato di sicurezza (documento di accesso all'infrastruttura ferroviaria) ottenuto anche per le linee tradizionali non esclude, in teoria, treni a breve e media percorrenza. Dal 2000, inoltre, la gestione dei treni locali compete alle Regioni, con cui Trenitalia firma contratti di servizio comprensivi di penali nel caso in cui gli standard non vengano rispettati. Ma non appena le Regioni contestano i disservizi, Trenitalia si lagna dell'irrisorio contributo regionale. E qui subentrano le scelte individuali: in alcune zone, comparti come la sanità drenano risorse enormi lasciando, per esempio, gli spiccioli al trasporto pubblico locale. Senza dimenticare che Trenitalia, al momento della costruzione della Tav, ha sottoscritto dei patti con le comunità locali in cui si prometteva che l'Alta Velocità sarebbe stata messa al servizio anche dei pendolari: a tutt'oggi, secondo Altroconsumo, non si è visto nulla.

( 29 novembre 2010 ) © Riproduzione riservata