index a tutti

questa pagina  serve per salutare tutti quanti non possiamo citare nella breve raccolta di ricordi.

Persone comuni, che fanno parte di quel popolo che attraversa la nostra vita e di cui sappiamo poco, da vivi o da morti.

 

altri video di Battiato

 

Valore Laicità: Chi ha titolo per decidere della mia vita e della mia morte

http://valorelaicita.wordpress.com/

Ai nostri concittadini/e, ai vicini/e di casa, a colleghi/e e compagni/e di lavoro, a quanti/e vogliono capire, agire e reagire.

 

Il documento/proposta che segue nasce da una forte preoccupazione per la situazione politica ed istituzionale del nostro paese in un momento di pesante crisi economica e sociale e di scadimento di molti di quei valori che sono alla base della convivenza civile e del più elementare senso di umanità .

 

La preoccupazione è accresciuta dall’inadeguatezza e dalla pericolosità delle risposte date da chi governa, risposte che intaccano l’ uguaglianza e la libertà, seminano odio, fanno crescere l’abitudine all’inciviltà e mettono in circolo un vocabolario pieno di avversione nei confronti degli immigrati e di tutto ciò che è culturalmente diverso.

 

Noi pensiamo che occorra impegnarci a riaffermare e difendere:

 

i principi di fondo della Costituzione, contro la loro manomissione strisciante e ripetuta. La Costituzione è la base imprescindibile del nostro patto di convivenza, di legalità, di cittadinanza, di democrazia;

 

l’autonomia dei giudici, poiché la nostra democrazia si regge sulla distinzione ed il bilanciamento dei poteri e anche sulla centralità del Parlamento di cui, invece, si cerca di svuotare le funzioni attraverso il ricorso sistematico ai decreti d’urgenza;

 

l’esistenza e la diffusione di una stampa e di mezzi di comunicazione di massa liberi, non servilmente sottomessi al potere, non destinati all’addomesticamento e alla “militarizzazione” dell’opinione pubblica, come troppo spesso constatiamo. In proposito ci pare grave che si tenti di far passare come secondario od irrilevante il macroscopico conflitto di interessi che continua a riguardare il presidente del Consiglio, proprietario di una parte significativa dei suddetti mezzi d’informazione;

 

la convinzione che il bene della sicurezza nella società non può essere difeso o perseguito attraverso i decreti recentemente approvati, che propugnano discriminazioni, cattiveria, razzismo, ricerca di capri espiatori, legalizzazione nel nostro ordinamento delle ronde di cittadini per difendere e “ripulire” il territorio. E ancora misure che negano il diritto basilare alla cura e vogliono trasformare i medici in delatori dei migranti clandestini, senza preoccuparsi del fatto di mettere così a rischio anche la salute pubblica.

Tutto questo è una ennesima ferita allo stato di diritto, è una sequela di spot propagandistici che alimenta paura e intolleranza, è un appaltare la sicurezza a milizie private, è infine un modo inefficace e pericoloso di affrontare problemi reali;

 

 

la laicità dello stato, senza aggettivi o interpretazioni che ne limitino il significato e la sostanza. Tale principio, che si fonda sulla responsabilità della persona, promuove e consente di realizzare uguaglianza e parità tra le diverse convinzioni individuali, nel dialogo e nel confronto del discorso pubblico, in una continua ricerca libera da dogmatismi o imposizioni;

 

il principio di “libera Chiesa in libero Stato”, che comporta il riconoscimento alla Chiesa della più ampia libertà di predicazione , ma non la subordinazione alla pretesa delle gerarchie vaticane di determinare le leggi dello Stato italiano;

 

 

la rivendicazione della libertà di coscienza e della responsabilità individuale sulle decisioni riguardanti il nucleo duro dell’esistenza, i temi relativi alla vita ed alla morte di ciascuno e la necessità di rispettare la persona umana in quanto tale.

 

Su tali temi non può essere lo Stato, né la Chiesa cattolica o altre confessioni religiose, né i partiti o la maggioranza a definire e imporre scelte vincolanti. Insomma nessuna volontà esterna può prendere il posto di quella dell’interessato/a.

 

Gli ultimi tre punti sopra elencati sono stati e sono al centro dell’ attenzione e continuano a scuotere e dividere l’opinione pubblica. In particolare

 

*il caso Englaro, attorno al quale abbiamo assistito a strumentalizzazioni, integralismi, violenze verbali intollerabili, mancanza di rispetto, cinismo e spregiudicatezza del potere, ma anche, fortunatamente, a riflessione, vicinanza umana,” pietas” verso la donna malata e la sua famiglia;

 

* il dibattito parlamentare sul testamento biologico che, a quanto si sa, rischia di produrre una sorta di” legge truffa”, con una concezione di stato etico che stabilisce quel che è moralmente accettabile o no per tutti, con relativi controlli e sanzioni.

 

Noi riteniamo che esista, in democrazia, una soglia non mediabile e non superabile:

 

la libertà di tutti/e e di ciascuno/a, per quanto riguarda le scelte concernenti la propria salute e la qualità della vita, va tutelata e garantita e nessuno in merito può essere obbligato a fare scelte che non condivide .

 

Sarebbe inaccettabile una legge ( che fortunatamente nessuno propone) che imponesse la sospensione di idratazione e nutrizione dei malati in stato vegetativo ma altrettanto inaccettabile è una legge che renda obbligatorio tale trattamento, anche nel caso la persona abbia espresso una diversa volontà.

 

Il testamento biologico che si vuole imporre, appesantito da un iter burocratico infinito, non è fatto per rispettare una volontà ma per sottrarre alla libera scelta delle persone materie nelle quali il diritto al rifiuto è stato finora riconosciuto.

C’è qualcuno che vuole impadronirsi del nostro corpo e dell’intera vita delle persone, dal nostro nascere al nostro morire.

 

Proprio perché è un tema cruciale,proprio perché una morte dignitosa è tale se collegata al diritto intoccabile,anche costituzionalmente garantito, di esercitare una libera scelta, oggi è tempo di parlare e di far sentire alta la propria voce.

Oggi è tempo di opporsi con nettezza e intransigenza al tentativo di una legge che sostituisce all’ attuale condizione di vaghezza una di esatta e vendicativa espropriazione della libertà personale da parte dello Stato, snaturando così del tutto la richiesta iniziale del testamento biologico..

 

I parlamentari, se si dicono democratici, possono legittimamente rivendicare questa o quella scelta, per quanto attiene la loro persona, ma non possono votare norme che impediscano ai semplici cittadini una scelta altrettanto libera e consapevole.

 

26 febbraio 2009- Pinerolo (751 firmatari)

riforma 27.11.09


 

COMUNICATO STAMPA

 

 

E’ stata costituita l’8 febbraio scorso la “Associazione Valore Laicità Alberto Barbero” per iniziativa del gruppo che da due anni nel Pinerolese opera sui temi della  tutela e della promozione dei diritti, con particolare riguardo alla difesa del diritto di scelta da parte di ciascuno sul fine vita e sulle disposizioni anticipate di trattamento (il “testamento biologico”).

I promotori hanno deciso di intitolare l’associazione ad Alberto Barbero, perché  da una sua iniziativa sono nati gli incontri a cui ha partecipato  animandone i lavori fin che gli è stato possibile, in coerenza con la difesa della laicità contro ogni tipo di manomissione.

Il gruppo ha operato sin dal 2009 diffondendo documenti (in particolare “Oggi è tempo di parlare” che è stato sottoscritto da circa 800 cittadini) ed organizzando incontri pubblici in varie occasioni.

Si è deciso ora di costituirci in modo formale per una possibilità di presenza riconosciuta ed in relazione alle iniziative che si intendono assumere.

L’associazione, in collaborazione con il Concistoro della Chiesa Valdese di Pinerolo, promuoverà infatti, approfondendo una modalità già proposta, una campagna di compilazione del testamento biologico ed una raccolta dei documenti con idonea registrazione e conservazione presso un ufficio che è stato individuato in via Dei Mille, 1 in un locale attiguo al Tempio.

L’associazione intende a tal scopo fornire attività di consulenza gratuita, mettendo a disposizione anche dei testimoni per la sottoscrizione del testamento biologico.

 La scelta di questa formula deriva anche dal fatto che l’amministrazione comunale di Pinerolo,  pur non essendosi dichiarata contraria ad una sollecitazione in merito da parte del gruppo “Valore laicità”, non ha concretizzato la  realizzazione del registro dei testamenti biologici presso gli uffici comunali, come sta avvenendo invece anche nel Pinerolese (comune di Pomaretto) od in provincia (si vedano ad es. le delibere dei Consigli comunali di Collegno e di Torino), nonché in molte parti d’Italia.

Il dibattito sui temi della gestione del fine vita appare ora particolarmente urgente in relazione alla prevista imminente discussione alla Camera del ddl  Calabrò approvato in tutta fretta al Senato nel 2009  a pochi mesi dalla morte di Eluana Englaro, ddl che toglie qualsiasi possibilità di rispetto delle scelte dei singoli (con obbligo di alimentazione ed idratazione forzata) ed è tra l’altro in contrasto con la Costituzione.

Compilare il proprio testamento biologico vuol dire riaffermare il diritto di scelta senza imporre a nessuno una visione del mondo od una etica particolare.

E’ importante farlo ora prima che una legge capestro annulli il diritto di libertà di sottoporsi/non       sottoporsi  a certe terapie, come l’art. 32 della Costituzione prevede.

 

Per presentare l’iniziativa è organizzato un incontro/conferenza stampa martedì 01 marzo alle ore 21.00 presso il Salone dei Cavalieri di Pinerolo.

Interverrà, oltre a rappresentanti dell’associazione, l’avv. Sergio Gentile che a Milano ha seguito una analoga iniziativa promossa dalla Chiesa Valdese; è stato invitato Beppino Englaro.

 

L’associazione è contattabile all’indirizzo mail: info@valorelaicita.it

I documenti prodotti sono sul sito www.valorelaicita.it

 

Pinerolo, 17.02.2011

 

L’associazione Valore laicità Alberto Barbero

http://rbe.it/news/2013/06/12/morte-e-laicita/

 


sogna ragazzo sogna- Vecchioni audio

blog immortali - claudio canal


29 aprile 2002
  La legge di Giobbe (Parte terza) (di Pier Luigi Bolmida)
16
16 aprile 2002
  La legge di Giobbe (Parte seconda) (di Pier Luigi Bolmida)
15
10 aprile 2002
  La legge di Giobbe (Parte prima) (di Pier Luigi Bolmida)

http://gentedipiemonte-torino.blogautore.repubblica.it/2010/11/

 

letture sulla morte link

 

 

Parole dell’Ecclesiaste, figliuolo di Davide, re di Gerusalemme.

Vanità delle vanità, dice l’Ecclesiaste (...)

Per tutto v’è il suo tempo, v’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo:

un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per svellere ciò ch’è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; un tempo per gettare via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracciamenti; un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttare via; un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace. (...)


 

audioradiorai3:

http://www.rai.it/dl/audio/1355737495597I_puntata-_Cimitero_Monumentale_di_Milano2012_12_15.ram

 

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/popupaudio.html?t=16%2F12%2F2012%20-%20II%20puntata%20-%20

Cimitero%20Monumentale%20Staglieno%20di%20Genova%20e%20Cimitero%20

Monumentale%20di%20San%20Michele%20di%20Venezia&p=16%2F12%2F2012%20-%20II%20

puntata%20-%20Cimitero%20Monumentale%20Staglieno%20di%20Genova%20e%20Cimitero%20Monumentale%20di%20San%20Michele

%20di%20Venezia&d=&u=http%3A%2F%2Fwww.rai.it%2Fdl%2Faudio%2F1355737510393II_puntata_-_Cimitero_

Monumentale_Staglieno_di_Genova_e_Cimitero_Monumentale_di_San_Michele_di_Venezia2012_12_16.ram

 

http://www.rai.it/dl/audio/1356349027007III_puntata_-_Il_Cimitero_dei_Rotoli_di_Palermo2012_12_22.ram

 

http://www.rai.it/dl/audio/1356364545792IV_puntata_-_Cimitero_Monumentale_Verano_di_Roma2012_12_23.ram

 

dall'Antologia di Spoon River'- link

importata in Italia da Fernanda Pivano

 


video operai 5 Mb

 

cronologia 1906-2006 - Daniele Arghittu-pdf

alcuni nomi dei morti sul lavoro ( in continuo aggiornamento da maggio 2006): http://www.ecn.org/reds/lavoro/infortuni.html

ANSA) - ROMA, 20 APR - Arriva la norma ‘’salva-manager’ dalle responsabilita’ nella delicata materia della sicurezza sul lavoro, una sorta di ‘lodo Alfano’.Fiom Cgil che sottolinea come la norma puo’ ribaltare l’esito di processi come quello sul rogo della Thyssen Krupp.La Fiom Cgil punta il dito contro la riformulazione dell’art. 10 bis del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.”Accuse frutto di un odioso pregiudizio e di un processo sommario alle intenzioni”replica il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

I morti della Thyssen, della Umbria Olii, e in generale tutte le vittime di incidenti sul lavoro,vengono uccisi per la seconda volta.

Il governo ha inserito all’articolo 10 bis del decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro una norma per cui, di fatto, i livelli più alti delle aziende non sono più responsabili di quanto accaduto in caso di incidente sul lavoro. In questo modo in tutti i processi in corso, a cominciare dalla quello sulla Thyssen, gli alti dirigenti e i manager non sono più processabili.

Un bel lodo Alfano applicato al mondo del lavoro.

Se non sono i manager ad avere responsabilità, allora vogliamo veramente accettare che le responsabilità sono di chi muore?

Paolo Ferrero: “Se passasse questa norma infatti i livelli più alti di un’azienda non sarebbero più responsabili dei gravi infortuni sul lavoro che si verificassero in quell’azienda. Come ha detto giustamente la Fiom, si tratta di una norma ammazza-processi, una sorta di lodo Alfano per i top manager. In questo modo infatti in tutti i processi in corso, a cominciare da quello sui morti alla Thyssen, gli alti dirigenti e manager non sarebbero più processabili”.

sacconiMaurizio Sacconi vuole salvare i manager Thyssen da una probabile condanna per strage. Una norma inserita surrettiziamente al decreto correttivo con cui il ministro del Lavoro ha modificato il Testo Unico sulla sicurezza mette al riparo i vertici di tutte le aziende dalle responsabilità su tutti gli infortuni sul lavoro.

A rischio quindi non c’è solo il processo Thyssen, in corso a Torino, ma anche tutti i procedimenti che riguardano morti e infortuni sul lavoro.


videoL’isola deserta dei carbonai” è un film di Andrea Fenoglio, finanziato dalla Comunità Montana del Pinerolese Pedemontano. È stato prodotto dalla detour audiovisivi s.c. in collaborazione con l’Associazione Guide Natura di Caprie.

  ( il documentario raccoglie il racconto in piemontese del lavoro di carbonaio: i sottotitoli in italiano sono in questo testo in pdf

La storia della canapa da http://pinerolo-cultura.sail.it/

 

letture di classici per non vedenti


per non dimenticare il Novecento e i suoi esiti

 di Rossana Rossanda
ALLE ORIGINI DEL DECLINO
La diagnosi dello stato della politica in Italia è semplice: metà dei cittadini si è astenuta alle elezioni europee, ai ballottaggi delle amministrative, e al referendum molto di più. Il quadro è simile in tutta Europa. I socialisti hanno perduto dovunque, il parlamento europeo è largamente di centro destra. Le sinistre radicali sono più deboli del previsto, quelle italiane sono scomparse di scena. In Italia è assente una socialdemocrazia, indebolita altrove. Dovunque spunta o si rafforza una destra estrema. Il segnale è opposto a quello venuto dagli Stati uniti, e infatti in Europa per nulla raccolto.
In Italia Berlusconi non supera, come sperava, il 35% ed è meno forte di un anno fa. La Lega va al 10, sono inseparabili. Fini gioca un gioco suo. Se questo porterà a una crisi di governo, sarà prodotta e gestita dalla maggioranza (e appoggiata dal Vaticano, via Casini). La minoranza è divisa fra un Ad in calo, diviso e confuso e una sinistra radicale in briciole. Neanche i Verdi sembrano fuori dalla crisi, malgrado che Obama negli Usa e molti in Europa vedano nell'ecologia un investimento necessario e un valore-rifugio. L'opzione bipartitica che era stata comune a Berlusconi e Veltroni è caduta.

1.Se su questo quadro sintetico siamo d'accordo, resta da vedere se si condivide il perché di questo esito. A mio avviso per l'Italia esso va cercato lontano, nell'arco della mia generazione, che d'altronde non è più che un momento storico. Infatti il disastro di oggi appare più grande in quanto la sinistra del dopoguerra è stata più forte che altrove. Mai stata maggioranza, come ha osservato Norberto Bobbio, anche perché era rappresentata, in un paese tenuto fuori dal crogiuolo degli anni venti e trenta in Europa, da comunisti e socialisti e un forte sindacato, che hanno schiacciato, fra se stessi e la D.C., una interessante terza forza (Giustizia e Libertà).
Questa forma presa dalla sinistra, dalla resistenza al 1956, è alquanto diversa dalle altre in occidente. I socialisti e i comunisti, liberi dalle contese degli anni trenta coperte dal fascismo, sono ancora uniti e i comunisti appaiono salvo alla Dc e al "partito americano"- abbastanza svincolati dall'Urss (concepita peraltro anch'essa non come un pericolo incombente) . Così dopo il 1956 e la divisione con il Ps, il Pci supera gradualmente, in quantità e qualità di ascolto, il già più forte Pcf, facendo propria una larga frangia d'opinione. E' difficile separare da esso la messa a fondamento del senso comune repubblicano, costituzionale, antifascista; e questo, perlopiù, colorato di un ombra di concezione classista (vivissima nella resistenza anche in Giustizia e Libertà e poi nel cattolicesimo di Dossetti e della corrente di Base della Dc).

2.Il quadro muta negli anni sessanta-settanta, in corrispondenza alla grande modernizzazione del paese nella composizione sociale, produttiva e culturale. Il Ps ha mutato fronte, ne Pci si apre un dibattito, il sindacato cresce e muta la sua struttura di base, un'area di sinistra radicale comincia a apparire separata dai comunisti, che però crescono di peso.
Il corto circuito è determinato dal movimento del 1968. Diversamente dal resto d'Europa esso si verifica in presenza di un forte partito comunista che non lo attacca frontalmente, ma del quale esso chiude l'egemonia. Il 1968 ha in Italia una coda lunga un decennio. Come in nessuna parte altrove, ha modificato diversi parametri della cultura, ha prodotto la densa politicizzazione dei gruppi extraparlamentari diversa da quella del movimento comunista, ha indotto un vasto associazionismo che si vive come controcultura e contropotere.
 È una seconda e tumultuosa modernizzazione del paese che si colloca a sinistra del Pci ma non riduce la sua forza nell'opinione di massa, anzi.
I comunisti arriveranno a un terzo dei voti, il sindacato è forte, l'intellettualità è come non mai politicizzata e diffusa. Il «movimento» critica Pci e Cgil ma trascina l'appartenenza al sindacato (il più modificato) e il voto al Pci; le elezioni del 1975 danno alla sinistra tutte le grandi città.
Questa tendenza non sembra intaccata dal compromesso storico (1973), poco percepito a livello di opinione. È come se soltanto l'astensione comunista del 1976 verso il governo Andreotti ne rivelasse il vero senso. È in quell'estate che si spezza ogni speranza delle minoranze di movimento, il movimento stesso si divide e una piccola parte di esso (non occorrono molti per sparare) va davvero sulle armi (omicidio di Coco a Genova).
Tuttavia l'elettorato sosterrà sempre maggiormente il Pci fino alla morte di Berlinguer, il quale peraltro fa, negli ultimi anni, e isolato dal resto del gruppo dirigente, una virata a sinistra.

3. Tardiva. Sul piano mondiale il 1968 non è sfuggito alle classi dominanti, che si riattrezzano. Il Pci non ha compreso il senso dell'abolizione del gold standard, né quello della crisi dell'energia del 1954 e tanto meno i mutamenti strutturali del capitale e delle tecnologie in atto e la ricomposizione delle strategie che ne conseguono (Trilaterale).
Né ha capito realmente le soggettività che si dibattono contro di esso. Non intende neppure, se non in un breve sussulto concernente le donne, la rivoluzione passiva che si compie fin dall'inizio fra generazioni nei rapporti familiari e d'autorità. Non capisce la porta ideale dell'anticomunismo del movimento.
Del tutto estraneo gli è il 1977 italiano, assai reattivo ai mutamenti del lavoro ma errato nella previsione, come non aveva capito prima il formarsi dell'estremismo delle Brigate rosse e di Prima Linea, di cui non vede altro che il pericolo che costituiscono per il suo accreditamento come forza di governo. Berlinguer pratica duramente l'emergenza inseguendo Moro, anch'egli incerto e isolato nella Dc.
Negli anni ottanta il salto tecnologico è avvenuto, specie nell'informazione e in quel che ne deriva per il movimento dei capitali e per la finanziarizzazione, ma i comunisti leggono solo in termini di politica antisovietica la restaurazione di Thatcher e Reagan, sottovalutano la stagnazione dell'Urss di Breznev, non capiscono il tentativo di Andropov, esitano su Solidarnosc in Polonia come avevano esitato su Praga; la berlingueriana «fine della forza propulsiva» del 1917 arriva quando la scomposizione del Pcus è ormai avanzata e tutti i rapporti con il dissenso ancora di sinistra dell'est sono stati mancati. Così fino a Gorbaciov.
Con Craxi e poi con la morte di Berlinguer è già andata molto avanti, anche se non in termini elettorali, la crisi del Pci e comincia quella della Cgil. La fine della prima Repubblica è soprattutto la fine loro.

4. Negli anni ottanta il movimento del '68 si chiude del tutto, abbattuto assieme alle Brigate Rosse, con le quali pur non aveva avuto a che fare, il radicalismo e anche l'estremismo essendo una cosa, passare alle armi un'altra.
Si forma e struttura, di nuovo, soltanto il filone del secondo femminismo.
Con il 1989 la crisi del Pci semplicemente si compie, la «svolta» induce un altro partito, idealmente e organizzativamente, e si fa senza una rivolta di base. Rifondazione nasce come un ritorno a ieri e si dibatterà senza pace sul come diventare una chiave per il domani; né il Pci né Rc fanno un bilancio storico del comunismo e della loro stessa funzione in Italia. Quella che era stata l'intera area della sinistra resta, fra disincanti e fibrillazione, mentre precipitano socialisti e comunisti.
Bruscamente va in pezzi quel che era parso per venti anni senso comune, il rifiuto del «sistema». Le sinistre si restringono in piccoli gruppi, alcune si affinano, non riusciranno o forse non vorranno più unificarsi.
Da allora una perpetua discontinuità produce spezzoni di movimento puntuali e perlopiù incomunicanti. Il sussulto di quello enorme per la pace e poi del sindacato al Circo Massimo non daranno luogo a una ripresa costante, anche per il senso di impotenza che deriva dalla nullità del loro risultato.

5. L'89 è tutto gestito dalla ripresa del capitale e nella sua forma prekeynesiana. L'ideologia dei Fukujama e degli Huntington - fallimento ab aeterno del socialismo e inevitabile scontro di civiltà - colpisce a fondo la sinistra storica, che patisce i fallimenti dei socialismi reali, non li affronta e si arrende; le socialdemocrazie altrove e gli ex comunisti in Italia praticano con zelo e pentimento le politiche liberiste.
Ma anche le culture diffuse delle sinistre radicali galleggiano a fatica. Molte percezioni del '68 si rovesciano su se stesse nel risentimento verso quel che il movimento operaio, già venerato, non ha compreso: ha sacrificato la persona alla collettività, l'individuo al partito, il conflitto dei sessi all'«economicismo», la terra allo sviluppo devastatore. Ha sottovalutato la dimensione del sacro, dell'etnia, dei cicli. Ha glorificato la ragione contro l'emozione, l'occidente contro le diversità, l'avvenire rispetto al presente. Il postmoderno ha dato una mano. Questa è la tendenza maggioritaria.Restano, ma molto minoritari, alcuni movimenti. La trasmigrazione verso l'ecologia è la più forte.
La precipitazione della politica nella corruzione e nella bassezza e l'emersione di Berlusconi non trovano freno. L'area già comunista e socialista non tenta neppure un riallineamento verso la socialdemocrazia. La spoliticizzazione segue alla delusione; si vive nell'oggi perché è dannata la memoria del passato e non si sa che cosa volere per il futuro. Incertezza, risentimento, paura. Protezionismo degli ancora occupati davanti a una crisi che non intendono. Mai, per parafrasare Guicciardini, la gente italiana è stata così infelice e così cattiva.

6. Se «sinistra» ha avuto un senso nel XIX e XX secolo era libertà, eguaglianza, fraternità, declinate nell'eredità della rivoluzione francese. La prima nell'idea di democrazia, la seconda da Marx, la terza (diversamente dal senso che aveva avuto nel 1789) come solidarietà fra gli umani. Esse percorreranno fra le tragedie tutto il XX secolo. Il loro rifiuto non significa che sia avvenuta una rideclinazione. Significa il ripiegamento dalla libertà all'individualismo e il volgere il bisogno di appartenenza verso categorie metastoriche (religioni, nazionalismi, etnie e altre presunte origini). Significa negare l'eguaglianza di diritti (e non solo né tanto nell'interpretazione che ne dà parte del movimento delle donne) e fare dell'affermazione del più forte il principio e motore della società. Significa affogare la fraternità nell'odio e nella paura dell'altro e del diverso. Berlusconi e Bossi sono inimmaginabili negli anni '60.
Questa è oggi la metà dell'Italia che parla.L'egemonia è passata a destra. La sua affermazione segnala una rivoluzione antropologica prima che politica. La degenerazione della politica ne è concausa e conseguenza. Almeno se politica significa, non marxianamente ma arendtianamente, «preoccuparsi del mondo».
Di questo rozzo tentar di delineare il quadro vorrei discutere.

il manifesto27.6.09



Questo è un paese in cui dopo il fascismo c’è stata una pronta amnistia e le cifre sono impressionanti. Ve le leggo: dopo la liberazione i processi per collaborazionismo colpirono 43.000 persone. 23.000 furono amnistiate in fase istruttoria, 14.000 liberate con formule diverse. I condannati con pena definitiva furono solo 5.928. Di questi, 5.328 beneficiarono di un combinato fra amnistia, indulto e grazia, insomma a 7 anni dalla sconfitta del fascismo, nel 1952, c’erano 266 condannati,

 

1947  1969 /1974 / 1974 /1980

I morti delle stragi

Strategia della tensione link pdf

 negli anni '50 e '60 in Italia 480.000 lavoratori vennero licenziati senza giusta causa, colpevoli di essere iscritti ai partiti di sinistra e di lottare per la difesa dei loro diritti

Il poderoso movimento di lotte del 69-70 fu l'obbiettivo della strategia della tensione fascista e dei servizi segreti. Ad essa si accompagnava la spicciola battaglia quotidiana a sprangate coi rossi e l'attacco alle manifestazioni operaie e studentesche.

Mentre iniziava il declino della forza operaia nacque la lotta armata di sinistra che per una decina d'anni coinvolse migliaia di militanti e poi chiuse la sua storia senza aver aiutato la classe a resistere, illudendo molti che fosse una scorciatoia praticabile.

Negli anni ‘70 il fenomeno era incomparabilmente più vasto: al di là delle Br e Prima Linea, che erano le organizzazioni maggiori, c’erano 600 sigle di organizzazioni armate; nel ‘79, l’ anno più virulento, ci fu una media di 7 attentati al giorno; finirono in carcere circa 6000 persone e 20.000 furono gli inquisiti

 

il 'terrorismo':

490 gli assassinati – di cui 123 delle Forze dell’Ordine e 9 Magistrati -

                                                        per atti di terrorismo

5.430 feriti                           

 12.690 attentati di cui 4.920 violenze e 7.866 attentati a cose  - da

http://associazioni.comune.firenze.it/memoria/alcunidatisulterrorismo.htm

Anni spietati - Torino
Una città e il terrorismo: Torino 1969-1982
 video la storia siamo noi

 

 

Vittime degli anni di piombo e della strategia della tensione wikipedia

 

Morire di politica video
Violenza e opposti estremismi nell'Italia degli anni '70

gli 'opposti estremismi'

69 morti e più di mille feriti, 7.866 attentati e 4.290 episodi di violenza: sembra un bollettino di guerra, è invece il bilancio di una stagione politica tra le più drammatiche della prima Repubblica, quella che negli anni Settanta ha visto contrapposte l’estrema destra e l’estrema sinistra, il rosso e il nero. Mai come in quegli anni questi due colori hanno finito per dividere e accecare centinaia di migliaia di giovani di più generazioni, che si sono odiati e combattuti senza esclusione di colpi, trascinando il nostro Paese quasi alle soglie di una guerra civile. Una violenza che nasce nei cortei e nelle piazze, che diventa sempre più cieca, anche se ammantata di grandi ideologie.

 


nel mondo sono in corso 29 guerre. Il quadro della situazione all’inizio del 2007


Cliccare la mappa per ingrandire
 
 
 
1. Iraq   80 mila morti dal 2003
2. Israele-Palestina   5 mila morti dal 2000
3. Libano   1.200 dal 2006
4. Turchia-Kurdistan   40 mila morti dal 1984
5. Afghanistan   25 mila morti dal 2001
6. Pakistan-Waziristan   3 mila dal 2004
7. Pakistan-Balucistan   450 morti dal 2005
8. India-Kashmir   90 mila morti dal 1989
9. India-Nordest   50 mila morti dal 1979
10. India-Naxaliti   6 mila morti dal 1967
11. Sri Lanka-Tamil   68 mila morti dal 1983
12. Birmania-Karen   30 mila morti dal 1988
13. Thailandia-Sud   2 mila morti dal 2004
14. Filippine-Mindanao  150 mila morti dal 1971
15. Filippine-Npa  40 mila morti dal 1969
16. Russia-Cecenia   250 mila morti dal 1994
17. Georgia-Abkhazia   28 mila morti dal 1992
18. Georgia-Ossezia   2.800 morti dal 1991
19. Algeria   150 mila morti dal 1991
20. Costa d’Avorio   5 mila morti dal 2002
21. Nigeria   11 mila morti dal 1999
22. Ciad   50 mila morti dal 1996
23. Sudan-Darfur   250 mila morti dal 2003
24. Rep.Centrafricana   2 mila morti dal 2003
25. Somalia   500 mila morti dal 1991
26. Uganda   20 mila morti dal 1986
27. Congo R.D.   4 milioni di morti dal 1998
28. Colombia   300 mila morti dal 1964
29. Haiti   1.500 morti dal 2004

hanno fatto un deserto e l'hanno chiamato pace

I borghesi di destra e sinistra, quando si tratta della guerra, sono tutti
d'accordo: Il Parlamento ha approvato senza obiezioni e con voto plebiscitario un
aumento di spesa del 38 percento nei finanziamenti alla guerra in Afghanistan.

Per gli operai il governo dei padroni non ha soldi, per massacrare il popolo Afghano
si:Mercoledì sera il Senato ha approvato all'unanimità il decreto legge (n.209 del 30
dicembre 2008 ) che rifinanzia tutte le missioni militari italiane all'estero. La
Camera dei Deputati l'aveva approvato lo scorso 21 gennaio con due soli voti contrari
e quattro astenuti.
Per la partecipazione italiana alla missione Nato in Afghanistan (Isaf) sono stati
stanziati oltre 242 milioni di euro per i prossimi sei mesi, ovvero circa 40 milioni
al mese - nel 2008 la missione era costata 29 milioni al mese.

Altro che la social-card di quell'imbroglione di Tremonti

 

PALESTINA Pubblichiamo una serie di link per conoscere la situazione della Palestina http://www.freegaza.org il sito della “missione” internazionale di attivisti per i diritti umani che tenta di rompere l'assedio di Gaza. In questi giorni una della loro navi – la Dignity - è stata fermata dalla marina israeliana. Ricco di storie e informazioni sulla vita quotidiana a Gaza. http://guerrillaradio.iobloggo.com il sito di Vittorio Arrigoni, attivista pacifista e unico corrispondente italiano a Gaza, che sta raccontando la sua vita sotto le bombe. http://mediaoriente.com il blog di Donatella Della Ratta, esperta di tv e nuovi media, racconta l'attacco a Gaza visto attraverso le televisioni del mondo arabo (in inglese) http://talestotell.wordpress.com un altro blog di un'attivista di Free Gaza, l'australiana Sharon Lock, che vive a Gaza dallo scorso agosto. In questi giorni l'attività dei blogger a Gaza è resa difficile dalle continue mancanze di corrente.





EBREI E PALESTINESI

il video lettera ad Obama è stato sottotitolato in italiano e lo trovate sulla piattaforma zeitun:
http://zeitun.ning.com/video/lettera-ad-obama-sottotitoli

forse non tutti sanno che c'è del gas naturale nella zona marittima di Gaza

e che il 50% degli abitanti di Gaza ha meno di 15 anni.

 

due popoli, due stati:

وهما الشعبين, وهما دولتان

שני קטבים, שני מדינות

archivio_palestina_israele


Sorvegliare e annientare (n+1)
 
"Punire e rieducare" diceva una volta la borghesia di fronte a quelle che considerava "devianze sociali". Oggi la sovrappopolazione relativa rispetto al tempo di lavoro disponibile è in aumento, e cresce in via del tutto naturale anche la sovrappopolazione carceraria. La "rieducazione" passa in ombra, il problema carcerario diventa l'ennesima "emergenza". E siccome la fabbrica sociale di criminalità non è riformabile, ecco che scatta l'annientamento. In Italia quest'anno sono stati sessanta i suicidi in carcere, senza contare i tentativi. Centocinquanta i morti per cause non naturali. Sovraffollamento, certo, al quale guarda con cupidigia la lobby dell'edilizia carceraria in attesa dei campi di concentramento all'americana. E i sinistri che piagnucolano sulle riforme avranno i loro bravi cantieri.