Ai
nostri concittadini/e, ai vicini/e di casa, a colleghi/e e compagni/e di
lavoro, a quanti/e vogliono capire, agire e reagire.
Il
documento/proposta che segue nasce da una forte preoccupazione per la
situazione politica ed istituzionale del nostro paese in un momento di
pesante crisi economica e sociale e di scadimento di molti di quei valori
che sono alla base della convivenza civile e del più elementare senso di
umanità .
La
preoccupazione è accresciuta dall’inadeguatezza e dalla pericolosità
delle risposte date da chi governa, risposte che intaccano l’
uguaglianza e la libertà, seminano odio, fanno crescere l’abitudine
all’inciviltà e mettono in circolo un vocabolario pieno di avversione
nei confronti degli immigrati e di tutto ciò che è culturalmente
diverso.
Noi
pensiamo che occorra impegnarci a riaffermare e difendere:
i principi di
fondo della Costituzione, contro la loro manomissione strisciante e
ripetuta. La Costituzione è la base imprescindibile del nostro patto di
convivenza, di legalità, di cittadinanza, di democrazia;
l’autonomia
dei giudici, poiché la nostra democrazia si regge sulla distinzione ed il
bilanciamento dei poteri e anche sulla centralità del Parlamento di cui,
invece, si cerca di svuotare le funzioni attraverso il ricorso sistematico
ai decreti d’urgenza;
l’esistenza
e la diffusione di una stampa e di mezzi di comunicazione di massa liberi,
non servilmente sottomessi al potere, non destinati all’addomesticamento
e alla “militarizzazione” dell’opinione pubblica, come troppo spesso
constatiamo. In proposito ci pare grave che si tenti di far passare come
secondario od irrilevante il macroscopico conflitto di interessi che
continua a riguardare il presidente del Consiglio, proprietario di una
parte significativa dei suddetti mezzi d’informazione;
la convinzione
che il bene della sicurezza nella società non può essere difeso o
perseguito attraverso i decreti recentemente approvati, che propugnano
discriminazioni, cattiveria, razzismo, ricerca di capri espiatori,
legalizzazione nel nostro ordinamento delle ronde di cittadini per
difendere e “ripulire” il territorio. E ancora misure che negano il
diritto basilare alla cura e vogliono trasformare i medici in delatori dei
migranti clandestini, senza preoccuparsi del fatto di mettere così a
rischio anche la salute pubblica.
Tutto
questo è una ennesima ferita allo stato di diritto, è una sequela di
spot propagandistici che alimenta paura e intolleranza, è un appaltare la
sicurezza a milizie private, è infine un modo inefficace e pericoloso di
affrontare problemi reali;
la laicità
dello stato, senza aggettivi o interpretazioni che ne limitino il
significato e la sostanza. Tale principio, che si fonda sulla
responsabilità della persona, promuove e consente di realizzare
uguaglianza e parità tra le diverse convinzioni individuali, nel dialogo
e nel confronto del discorso pubblico, in una continua ricerca libera da
dogmatismi o imposizioni;
il principio
di “libera Chiesa in libero Stato”, che comporta il riconoscimento
alla Chiesa della più ampia libertà di predicazione , ma non la
subordinazione alla pretesa delle gerarchie vaticane di determinare le
leggi dello Stato italiano;
la
rivendicazione della libertà di coscienza e della responsabilità
individuale sulle decisioni riguardanti il nucleo duro dell’esistenza, i
temi relativi alla vita ed alla morte di ciascuno e la necessità di
rispettare la persona umana in quanto tale.
Su
tali temi non può essere lo Stato, né la Chiesa cattolica o altre
confessioni religiose, né i partiti o la maggioranza a definire e imporre
scelte vincolanti. Insomma nessuna volontà esterna può prendere il posto
di quella dell’interessato/a.
Gli
ultimi tre punti sopra elencati sono stati e sono al centro dell’
attenzione e continuano a scuotere e dividere l’opinione pubblica. In
particolare
*il
caso Englaro, attorno al quale abbiamo assistito a strumentalizzazioni,
integralismi, violenze verbali intollerabili, mancanza di rispetto,
cinismo e spregiudicatezza del potere, ma anche, fortunatamente, a
riflessione, vicinanza umana,” pietas” verso la donna malata e la sua
famiglia;
*
il dibattito parlamentare sul testamento biologico che, a quanto si sa,
rischia di produrre una sorta di” legge truffa”, con una concezione di
stato etico che stabilisce quel che è moralmente accettabile o no per
tutti, con relativi controlli e sanzioni.
Noi
riteniamo che esista, in democrazia, una soglia non mediabile e non
superabile:
la libertà di tutti/e e
di ciascuno/a, per quanto riguarda le scelte concernenti la propria salute
e la qualità della vita, va tutelata e garantita e nessuno in merito può
essere obbligato a fare scelte che non condivide .
Sarebbe
inaccettabile una legge ( che fortunatamente nessuno
propone) che imponesse la sospensione di idratazione e
nutrizione dei malati in stato vegetativo ma altrettanto
inaccettabile è una legge che renda obbligatorio tale trattamento,
anche nel caso la persona abbia espresso una diversa volontà.
Il
testamento biologico che si vuole imporre, appesantito da un iter
burocratico infinito, non è fatto per rispettare una volontà ma per
sottrarre alla libera scelta delle persone materie nelle quali il diritto
al rifiuto è stato finora riconosciuto.
C’è
qualcuno che vuole impadronirsi del nostro corpo e dell’intera vita
delle persone, dal nostro nascere al nostro morire.
Proprio
perché è un tema cruciale,proprio perché una morte dignitosa è tale se
collegata al diritto intoccabile,anche costituzionalmente garantito, di
esercitare una libera scelta, oggi è tempo di parlare e di far sentire
alta la propria voce.
Oggi
è tempo di opporsi con nettezza e intransigenza al tentativo di una legge
che sostituisce all’ attuale condizione di vaghezza una di esatta e
vendicativa espropriazione della libertà personale da parte dello Stato,
snaturando così del tutto la richiesta iniziale del testamento
biologico..
I
parlamentari, se si dicono democratici, possono legittimamente rivendicare
questa o quella scelta, per quanto attiene la loro persona, ma non possono
votare norme che impediscano ai semplici cittadini una scelta altrettanto
libera e consapevole.
26
febbraio 2009- Pinerolo (751 firmatari)
riforma 27.11.09
COMUNICATO STAMPA
E’ stata costituita
l’8 febbraio scorso la “Associazione Valore Laicità Alberto
Barbero” per iniziativa del gruppo che da due anni nel Pinerolese
opera sui temi dellatutela e
della promozione dei diritti, con particolare riguardo alla difesa del
diritto di scelta da parte di ciascuno sul fine vita e sulle disposizioni
anticipate di trattamento (il “testamento biologico”).
I promotori hanno deciso
di intitolare l’associazione ad Alberto Barbero, perchéda una sua iniziativa sono nati gli incontri a cui ha
partecipatoanimandone i
lavori fin che gli è stato possibile, in coerenza con la difesa della
laicità contro ogni tipo di manomissione.
Il gruppo ha operato sin
dal 2009 diffondendo documenti (in particolare “Oggi è tempo di
parlare” che è stato sottoscritto da circa 800 cittadini) ed
organizzando incontri pubblici in varie occasioni.
Si è deciso ora di
costituirci in modo formale per una possibilità di presenza riconosciuta
ed in relazione alle iniziative che si intendono assumere.
L’associazione, in
collaborazione con il Concistoro della Chiesa Valdese di Pinerolo,
promuoverà infatti, approfondendo una modalità già proposta, una
campagna di compilazione del testamento biologico ed una raccolta dei
documenti con idonea registrazione e conservazione presso un ufficio che
è stato individuato in via Dei Mille, 1 in un locale attiguo al Tempio.
L’associazione intende a
tal scopo fornire attività di consulenza gratuita, mettendo a
disposizione anche dei testimoni per la sottoscrizione del testamento
biologico.
La scelta di questa formula deriva anche dal fatto che
l’amministrazione comunale di Pinerolo,pur non essendosi dichiarata contraria ad una sollecitazione in
merito da parte del gruppo “Valore laicità”, non ha concretizzato larealizzazione del registro dei testamenti biologici presso gli
uffici comunali, come sta avvenendo invece anche nel Pinerolese (comune di
Pomaretto) od in provincia (si vedano ad es. le delibere dei Consigli
comunali di Collegno e di Torino), nonché in molte parti d’Italia.
Il dibattito sui temi
della gestione del fine vita appare ora particolarmente urgente in
relazione alla prevista imminente discussione alla Camera del ddlCalabrò approvato in tutta fretta al Senato nel 2009a pochi mesi dalla morte di Eluana Englaro, ddl che toglie
qualsiasi possibilità di rispetto delle scelte dei singoli (con obbligo
di alimentazione ed idratazione forzata) ed è tra l’altro in contrasto
con la Costituzione.
Compilare il proprio
testamento biologico vuol dire riaffermare il diritto di scelta senza
imporre a nessuno una visione del mondo od una etica particolare.
E’ importante farlo ora
prima che una legge capestro annulli il diritto di libertà di
sottoporsi/nonsottoporsia certe terapie, come l’art. 32 della Costituzione prevede.
Per presentare
l’iniziativa è organizzato un incontro/conferenza stampa martedì 01
marzo alle ore 21.00 presso il Salone dei Cavalieri di Pinerolo.
Interverrà, oltre a
rappresentanti dell’associazione, l’avv. Sergio Gentile che a Milano
ha seguito una analoga iniziativa promossa dalla Chiesa Valdese; è stato
invitato Beppino Englaro.
Parole
dell’Ecclesiaste, figliuolo di Davide, re di Gerusalemme.
Vanità
delle vanità, dice l’Ecclesiaste (...)
Per
tutto v’è il suo tempo, v’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo:
un
tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per
svellere ciò ch’è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un
tempo per demolire e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo
per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; un tempo per
gettare via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un
tempo per astenersi dagli abbracciamenti; un tempo per cercare e un tempo per
perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttare via; un tempo per
strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; un
tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la
pace. (...)
ANSA) - ROMA, 20 APR - Arriva la norma ‘’salva-manager’
dalle responsabilita’ nella delicata materia della sicurezza sul
lavoro, una sorta di ‘lodo Alfano’.Fiom Cgil che sottolinea come
la norma puo’ ribaltare l’esito di processi come quello sul rogo
della Thyssen Krupp.La Fiom Cgil punta il dito contro la
riformulazione dell’art. 10 bis del Testo unico sulla sicurezza
sul lavoro.”Accuse frutto di un odioso pregiudizio e di un
processo sommario alle intenzioni”replica il ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi.
I morti della Thyssen, della Umbria Olii,
e in generale tutte le vittime di incidenti sul lavoro,vengono
uccisi per la seconda volta.
Il governo ha inserito all’articolo 10 bis del decreto
legislativo sulla sicurezza sul lavoro una norma per cui, di fatto,
i livelli più alti delle aziende non sono più responsabili
di quanto accaduto in caso di incidente sul lavoro. In
questo modo in tutti i processi in corso, a cominciare dalla quello
sulla Thyssen, gli alti dirigenti e i manager non sono più
processabili.
Un bel lodo Alfano applicato al mondo del lavoro.
Se non sono i manager ad avere responsabilità, allora vogliamo
veramente accettare che le responsabilità sono di chi muore?
Paolo Ferrero: “Se passasse questa norma infatti i livelli più
alti di un’azienda non sarebbero più responsabili dei gravi
infortuni sul lavoro che si verificassero in quell’azienda. Come
ha detto giustamente la Fiom, si tratta di una norma
ammazza-processi, una sorta di lodo Alfano per i top manager. In
questo modo infatti in tutti i processi in corso, a cominciare da
quello sui morti alla Thyssen, gli alti dirigenti e manager non
sarebbero più processabili”.
Maurizio
Sacconi vuole salvare i manager Thyssen da una probabile
condanna per strage. Una norma inserita surrettiziamente al decreto
correttivo con cui il ministro del Lavoro ha modificato il Testo
Unico sulla sicurezza mette al riparo i vertici di tutte le aziende
dalle responsabilità su tutti gli infortuni sul lavoro.
A rischio quindi non c’è solo il processo Thyssen, in corso a
Torino, ma anche tutti i procedimenti che riguardano morti e
infortuni sul lavoro.
video
“L’isola
deserta dei carbonai” è un film di Andrea Fenoglio,
finanziato dalla Comunità Montana del Pinerolese Pedemontano. È
stato prodotto dalla detour audiovisivi s.c. in collaborazione con
l’Associazione Guide Natura di Caprie.
di
Rossana Rossanda ALLE
ORIGINI DEL DECLINO
La diagnosi dello stato della politica in Italia è semplice: metà dei
cittadini si è astenuta alle elezioni europee, ai ballottaggi delle
amministrative, e al referendum molto di più. Il quadro è simile in
tutta Europa. I socialisti hanno perduto dovunque, il parlamento europeo
è largamente di centro destra. Le sinistre radicali sono più deboli del
previsto, quelle italiane sono scomparse di scena. In Italia è assente
una socialdemocrazia, indebolita altrove. Dovunque spunta o si rafforza
una destra estrema. Il segnale è opposto a quello venuto dagli Stati
uniti, e infatti in Europa per nulla raccolto.
In Italia Berlusconi non supera, come sperava, il 35% ed è meno forte di
un anno fa. La Lega va al 10, sono inseparabili. Fini gioca un gioco suo.
Se questo porterà a una crisi di governo, sarà prodotta e gestita dalla
maggioranza (e appoggiata dal Vaticano, via Casini). La minoranza è
divisa fra un Ad in calo, diviso e confuso e una sinistra radicale in
briciole. Neanche i Verdi sembrano fuori dalla crisi, malgrado che Obama
negli Usa e molti in Europa vedano nell'ecologia un investimento
necessario e un valore-rifugio. L'opzione bipartitica che era stata comune
a Berlusconi e Veltroni è caduta.
1.Se su questo quadro sintetico siamo
d'accordo, resta da vedere se si condivide il perché di questo esito. A
mio avviso per l'Italia esso va cercato lontano, nell'arco della mia
generazione, che d'altronde non è più che un momento storico. Infatti il
disastro di oggi appare più grande in quanto la sinistra del dopoguerra
è stata più forte che altrove. Mai stata maggioranza, come ha osservato
Norberto Bobbio, anche perché era rappresentata, in un paese tenuto fuori
dal crogiuolo degli anni venti e trenta in Europa, da comunisti e
socialisti e un forte sindacato, che hanno schiacciato, fra se stessi e la
D.C., una interessante terza forza (Giustizia e Libertà).
Questa forma presa dalla sinistra, dalla resistenza al 1956, è alquanto
diversa dalle altre in occidente. I socialisti e i comunisti, liberi dalle
contese degli anni trenta coperte dal fascismo, sono ancora uniti e i
comunisti appaiono salvo alla Dc e al "partito americano"-
abbastanza svincolati dall'Urss (concepita peraltro anch'essa non come un
pericolo incombente) . Così dopo il 1956 e la divisione con il Ps, il Pci
supera gradualmente, in quantità e qualità di ascolto, il già più
forte Pcf, facendo propria una larga frangia d'opinione. E' difficile
separare da esso la messa a fondamento del senso comune repubblicano,
costituzionale, antifascista; e questo, perlopiù, colorato di un ombra di
concezione classista (vivissima nella resistenza anche in Giustizia e
Libertà e poi nel cattolicesimo di Dossetti e della corrente di Base
della Dc).
2.Il quadro muta negli anni sessanta-settanta,
in corrispondenza alla grande modernizzazione del paese nella composizione
sociale, produttiva e culturale. Il Ps ha mutato fronte, ne Pci si apre un
dibattito, il sindacato cresce e muta la sua struttura di base, un'area di
sinistra radicale comincia a apparire separata dai comunisti, che però
crescono di peso.
Il corto circuito è determinato dal movimento del 1968. Diversamente dal
resto d'Europa esso si verifica in presenza di un forte partito comunista
che non lo attacca frontalmente, ma del quale esso chiude l'egemonia. Il
1968 ha in Italia una coda lunga un decennio. Come in nessuna parte
altrove, ha modificato diversi parametri della cultura, ha prodotto la
densa politicizzazione dei gruppi extraparlamentari diversa da quella del
movimento comunista, ha indotto un vasto associazionismo che si vive come
controcultura e contropotere. È una seconda e tumultuosa
modernizzazione del paese che si colloca a sinistra del Pci ma non riduce
la sua forza nell'opinione di massa, anzi.
I comunisti arriveranno a un terzo dei voti, il sindacato è forte,
l'intellettualità è come non mai politicizzata e diffusa. Il «movimento»
critica Pci e Cgil ma trascina l'appartenenza al sindacato (il più
modificato) e il voto al Pci; le elezioni del 1975 danno alla sinistra
tutte le grandi città.
Questa tendenza non sembra intaccata dal compromesso storico (1973), poco
percepito a livello di opinione. È come se soltanto l'astensione
comunista del 1976 verso il governo Andreotti ne rivelasse il vero senso.
È in quell'estate che si spezza ogni speranza delle minoranze di
movimento, il movimento stesso si divide e una piccola parte di esso (non
occorrono molti per sparare) va davvero sulle armi (omicidio di Coco a
Genova).
Tuttavia l'elettorato sosterrà sempre maggiormente il Pci fino alla morte
di Berlinguer, il quale peraltro fa, negli ultimi anni, e isolato dal
resto del gruppo dirigente, una virata a sinistra.
3. Tardiva. Sul piano mondiale il 1968 non è
sfuggito alle classi dominanti, che si riattrezzano. Il Pci non ha
compreso il senso dell'abolizione del gold standard, né quello della
crisi dell'energia del 1954 e tanto meno i mutamenti strutturali del
capitale e delle tecnologie in atto e la ricomposizione delle strategie
che ne conseguono (Trilaterale).
Né ha capito realmente le soggettività che si dibattono contro di esso.
Non intende neppure, se non in un breve sussulto concernente le donne, la
rivoluzione passiva che si compie fin dall'inizio fra generazioni nei
rapporti familiari e d'autorità. Non capisce la porta ideale
dell'anticomunismo del movimento.
Del tutto estraneo gli è il 1977 italiano, assai reattivo ai mutamenti
del lavoro ma errato nella previsione, come non aveva capito prima il
formarsi dell'estremismo delle Brigate rosse e di Prima Linea, di cui non
vede altro che il pericolo che costituiscono per il suo accreditamento
come forza di governo. Berlinguer pratica duramente l'emergenza inseguendo
Moro, anch'egli incerto e isolato nella Dc.
Negli anni ottanta il salto tecnologico è avvenuto, specie
nell'informazione e in quel che ne deriva per il movimento dei capitali e
per la finanziarizzazione, ma i comunisti leggono solo in termini di
politica antisovietica la restaurazione di Thatcher e Reagan,
sottovalutano la stagnazione dell'Urss di Breznev, non capiscono il
tentativo di Andropov, esitano su Solidarnosc in Polonia come avevano
esitato su Praga; la berlingueriana «fine della forza propulsiva» del
1917 arriva quando la scomposizione del Pcus è ormai avanzata e tutti i
rapporti con il dissenso ancora di sinistra dell'est sono stati mancati.
Così fino a Gorbaciov.
Con Craxi e poi con la morte di Berlinguer è già andata molto avanti,
anche se non in termini elettorali, la crisi del Pci e comincia quella
della Cgil. La fine della prima Repubblica è soprattutto la fine loro.
4. Negli anni ottanta il movimento del '68 si
chiude del tutto, abbattuto assieme alle Brigate Rosse, con le quali pur
non aveva avuto a che fare, il radicalismo e anche l'estremismo essendo
una cosa, passare alle armi un'altra.
Si forma e struttura, di nuovo, soltanto il filone del secondo femminismo.
Con il 1989 la crisi del Pci semplicemente si compie, la «svolta» induce
un altro partito, idealmente e organizzativamente, e si fa senza una
rivolta di base. Rifondazione nasce come un ritorno a ieri e si dibatterà
senza pace sul come diventare una chiave per il domani; né il Pci né Rc
fanno un bilancio storico del comunismo e della loro stessa funzione in
Italia. Quella che era stata l'intera area della sinistra resta, fra
disincanti e fibrillazione, mentre precipitano socialisti e comunisti.
Bruscamente va in pezzi quel che era parso per venti anni senso comune, il
rifiuto del «sistema». Le sinistre si restringono in piccoli gruppi,
alcune si affinano, non riusciranno o forse non vorranno più unificarsi.
Da allora una perpetua discontinuità produce spezzoni di movimento
puntuali e perlopiù incomunicanti. Il sussulto di quello enorme per la
pace e poi del sindacato al Circo Massimo non daranno luogo a una ripresa
costante, anche per il senso di impotenza che deriva dalla nullità del
loro risultato.
5. L'89 è tutto gestito dalla ripresa del
capitale e nella sua forma prekeynesiana. L'ideologia dei Fukujama e degli
Huntington - fallimento ab aeterno del socialismo e inevitabile scontro di
civiltà - colpisce a fondo la sinistra storica, che patisce i fallimenti
dei socialismi reali, non li affronta e si arrende; le socialdemocrazie
altrove e gli ex comunisti in Italia praticano con zelo e pentimento le
politiche liberiste.
Ma anche le culture diffuse delle sinistre radicali galleggiano a fatica.
Molte percezioni del '68 si rovesciano su se stesse nel risentimento verso
quel che il movimento operaio, già venerato, non ha compreso: ha
sacrificato la persona alla collettività, l'individuo al partito, il
conflitto dei sessi all'«economicismo», la terra allo sviluppo
devastatore. Ha sottovalutato la dimensione del sacro, dell'etnia, dei
cicli. Ha glorificato la ragione contro l'emozione, l'occidente contro le
diversità, l'avvenire rispetto al presente. Il postmoderno ha dato una
mano. Questa è la tendenza maggioritaria.Restano, ma molto minoritari,
alcuni movimenti. La trasmigrazione verso l'ecologia è la più forte.
La precipitazione della politica nella corruzione e nella bassezza e
l'emersione di Berlusconi non trovano freno. L'area già comunista e
socialista non tenta neppure un riallineamento verso la socialdemocrazia.
La spoliticizzazione segue alla delusione; si vive nell'oggi perché è
dannata la memoria del passato e non si sa che cosa volere per il futuro.
Incertezza, risentimento, paura. Protezionismo degli ancora occupati
davanti a una crisi che non intendono. Mai, per parafrasare Guicciardini,
la gente italiana è stata così infelice e così cattiva.
6. Se «sinistra» ha avuto un senso nel XIX e
XX secolo era libertà, eguaglianza, fraternità, declinate nell'eredità
della rivoluzione francese. La prima nell'idea di democrazia, la seconda
da Marx, la terza (diversamente dal senso che aveva avuto nel 1789) come
solidarietà fra gli umani. Esse percorreranno fra le tragedie tutto il XX
secolo. Il loro rifiuto non significa che sia avvenuta una rideclinazione.
Significa il ripiegamento dalla libertà all'individualismo e il volgere
il bisogno di appartenenza verso categorie metastoriche (religioni,
nazionalismi, etnie e altre presunte origini). Significa negare
l'eguaglianza di diritti (e non solo né tanto nell'interpretazione che ne
dà parte del movimento delle donne) e fare dell'affermazione del più
forte il principio e motore della società. Significa affogare la
fraternità nell'odio e nella paura dell'altro e del diverso. Berlusconi e
Bossi sono inimmaginabili negli anni '60.
Questa è oggi la metà dell'Italia che parla.L'egemonia è passata a
destra. La sua affermazione segnala una rivoluzione antropologica prima
che politica. La degenerazione della politica ne è concausa e
conseguenza. Almeno se politica significa, non marxianamente ma
arendtianamente, «preoccuparsi del mondo».
Di questo rozzo tentar di delineare il quadro vorrei discutere.
il
manifesto27.6.09
Questo è un paese in cui dopo
il fascismo c’è stata una pronta amnistia e le cifre sono
impressionanti. Ve le leggo: dopo la liberazione i processi per
collaborazionismo colpirono 43.000 persone. 23.000 furono amnistiate in
fase istruttoria, 14.000 liberate con formule diverse. I condannati con
pena definitiva furono solo 5.928. Di questi, 5.328 beneficiarono di un
combinato fra amnistia, indulto e grazia, insomma a 7 anni dalla sconfitta
del fascismo, nel 1952, c’erano 266 condannati,
negli anni '50 e '60 in Italia 480.000
lavoratori vennero licenziati senza giusta causa, colpevoli
di essere iscritti ai partiti di sinistra e di lottare per la difesa dei
loro diritti
Il poderoso movimento di
lotte del 69-70 fu l'obbiettivo della strategia della tensione fascista e
dei servizi segreti. Ad essa si accompagnava la spicciola battaglia
quotidiana a sprangate coi rossi e l'attacco alle manifestazioni operaie e
studentesche.
Mentre iniziava il
declino della forza operaia nacque la lotta armata di sinistra che per una
decina d'anni coinvolse migliaia di militanti e poi chiuse la sua storia
senza aver aiutato la classe a resistere, illudendo molti che fosse una
scorciatoia praticabile.
Negli anni ‘70 il
fenomeno era incomparabilmente più vasto: al di là delle Br e Prima
Linea, che erano le organizzazioni maggiori, c’erano 600 sigle di
organizzazioni armate; nel ‘79, l’ anno più virulento, ci fu una
media di 7 attentati al giorno; finirono in carcere circa 6000 persone e
20.000 furono gli inquisiti
il
'terrorismo':
490 gli
assassinati – di cui 123 delle Forze dell’Ordine e 9 Magistrati -
per atti di terrorismo
5.430
feriti
12.690
attentati di cui 4.920 violenze e 7.866 attentati a cose - da
Morire
di politica video Violenza e opposti estremismi nell'Italia degli anni '70
gli 'opposti estremismi'
69 morti e più di mille feriti, 7.866 attentati e 4.290 episodi di
violenza: sembra un bollettino di guerra, è invece il bilancio di una
stagione politica tra le più drammatiche della prima Repubblica, quella
che negli anni Settanta ha visto contrapposte l’estrema destra e
l’estrema sinistra, il rosso e il nero. Mai come in quegli anni questi
due colori hanno finito per dividere e accecare centinaia di migliaia di
giovani di più generazioni, che si sono odiati e combattuti senza
esclusione di colpi, trascinando il nostro Paese quasi alle soglie di
una guerra civile. Una violenza che nasce nei cortei e nelle piazze, che
diventa sempre più cieca, anche se ammantata di grandi ideologie.
nel mondo sono in corso 29 guerre. Il quadro della situazione all’inizio del
2007
Cliccare la mappa per ingrandire
1. Iraq 80 mila morti dal 2003
2. Israele-Palestina 5 mila morti dal 2000
3. Libano 1.200 dal 2006
4. Turchia-Kurdistan 40 mila morti dal 1984
5. Afghanistan 25 mila morti dal 2001
6. Pakistan-Waziristan 3 mila dal 2004
7. Pakistan-Balucistan 450 morti dal 2005
8. India-Kashmir 90 mila morti dal 1989
9. India-Nordest 50 mila morti dal 1979
10. India-Naxaliti 6 mila morti dal 1967
11. Sri Lanka-Tamil 68 mila morti dal 1983
12. Birmania-Karen 30 mila morti dal 1988
13. Thailandia-Sud 2 mila morti dal 2004
14. Filippine-Mindanao 150 mila morti dal 1971
15. Filippine-Npa 40 mila morti dal 1969
16. Russia-Cecenia 250 mila morti dal 1994
17. Georgia-Abkhazia 28 mila morti dal 1992
18. Georgia-Ossezia 2.800 morti dal 1991
19. Algeria 150 mila morti dal 1991
20. Costa d’Avorio 5 mila morti dal 2002
21. Nigeria 11 mila morti dal 1999
22. Ciad 50 mila morti dal 1996
23. Sudan-Darfur 250 mila morti dal 2003
24. Rep.Centrafricana 2 mila morti dal 2003
25. Somalia 500 mila morti dal 1991
26. Uganda 20 mila morti dal 1986
27. Congo R.D. 4 milioni di morti dal 1998
28. Colombia 300 mila morti dal 1964
29. Haiti 1.500 morti dal 2004
hanno fatto un deserto e l'hanno chiamato pace
I borghesi di destra e sinistra, quando si tratta della guerra, sono tutti
d'accordo: Il Parlamento ha approvato senza obiezioni e con voto plebiscitario un
aumento di spesa del 38 percento nei finanziamenti alla guerra in Afghanistan.
Per gli operai il governo dei padroni non ha soldi, per massacrare il popolo Afghano
si:Mercoledì sera il Senato ha approvato all'unanimità il decreto legge (n.209 del 30
dicembre 2008 ) che rifinanzia tutte le missioni militari italiane all'estero. La
Camera dei Deputati l'aveva approvato lo scorso 21 gennaio con due soli voti contrari
e quattro astenuti.
Per la partecipazione italiana alla missione Nato in Afghanistan (Isaf) sono stati
stanziati oltre 242 milioni di euro per i prossimi sei mesi, ovvero circa 40 milioni
al mese - nel 2008 la missione era costata 29 milioni al mese.
Altro che la social-card di quell'imbroglione di Tremonti
PALESTINA Pubblichiamo una serie di link per
conoscere la situazione della Palestina http://www.freegaza.org
il sito della “missione” internazionale di attivisti per i diritti umani
che tenta di rompere l'assedio di Gaza. In questi giorni una della loro navi
– la Dignity - è stata fermata dalla marina israeliana. Ricco di storie e
informazioni sulla vita quotidiana a Gaza. http://guerrillaradio.iobloggo.com
il sito di Vittorio Arrigoni, attivista pacifista e unico corrispondente
italiano a Gaza, che sta raccontando la sua vita sotto le bombe. http://mediaoriente.com
il blog di Donatella Della Ratta, esperta di tv e nuovi media, racconta
l'attacco a Gaza visto attraverso le televisioni del mondo arabo (in inglese) http://talestotell.wordpress.com
un altro blog di un'attivista di Free Gaza, l'australiana Sharon Lock, che
vive a Gaza dallo scorso agosto. In questi giorni l'attività dei blogger a
Gaza è resa difficile dalle continue mancanze di corrente.