di
Joseph Halevi su il manifesto – 8 giugno 2010
Uno tsunami economico-sociale proveniente
dall’Europa sta per abbattersi sul mondo. L’intera zona dell’euro
è in deflazione, con la Germania che sta varando dei tagli di bilancio
tali da avviare una manovra recessiva da avvolgere l’intera Unione
europea.
L’obiettivo è tra i più cinici e scaturisce dalle menti ottuse del
governo e della Bundesbank. Il cinismo sta nel farsi tirare dal resto
dell’Europa attraverso le esportazioni. L’ottusità tutta
thatcheriana della Merkel serve a rafforzare ed istituzionalizzare il
mercantilismo del capitale tedesco i cui dirigenti sperano che, grazie
all’austerità, i sindacati si pieghino al punto da permettere
fenomenali aumenti di produttività. Così la Germania potrà espandere
le esportazioni sia verso l’Europa sia altrove.
Il teorema tedesco si basa sul fatto che l’Europa funge da locomotiva
all’economia tedesca. Infatti, negli ultimi tre decenni la crescita
della Germania è stata puntualmente alquanto inferiore a quella
europea. L’ottusità è insita nel sicuro fallimento dell’operazione
anche in caso di espansione del surplus estero tedesco. L’economia
tedesca calerà ulteriormente ma con un attivo sull’estero;
fantastico! Con gli altri paesi che tagliano alacremente la domanda
attraverso le decurtazioni della spesa pubblica, il quadro non solo è
recessivo ma anche foriero di nuove crisi bancarie.
È evidente che se gli stati si auto-deflazionano, il sistema bancario
si indebolisce e vengono fuori le magagne. Basta pensare a tutte le
concatenazioni di prodotti derivati legati ai titoli pubblici. La crisi
imposta alla Grecia e i drastici tagli spagnoli hanno fatto emergere la
spazzatura dei prodotti derivati.
Lo tsunami nasce dalla fusione delle valutazioni negative circa il
futuro della domanda con la paura della nuova fragilità finanziaria.
L’onda passa per la Cina ma ha anche una sua dinamica autonoma. La
tendenza recessiva in Europa può facilmente condurre ad una caduta
delle esportazioni cinesi. Dato che gli Usa non forniranno nuovi mercati
di sbocco, una riduzione della esportazioni cinesi verso l’Europa
comporterà un calo nel tasso di crescita dell’economia di Pechino.
Questo fatto può portare allo scoppio dell’enorme bolla speculativa
dell’immobiliare in Cina, ben prima dell’intervento delle autorità.
Tale scenario è già incorporato nei mercati a termine delle materie
prime i cui prezzi stanno ampiamente fluttuando al ribasso coinvolgendo
le borse e le azioni bancarie a Tokyo, a Sydney e a San Paolo.
Simultaneamente viaggia l’onda proveniente dalla spazzatura derivata
che le banche europee tenevano nascosta, fuori dai bilanci. Quest’onda
va in tutte le direzioni coinvolgendo anche i fondi di pensione, perché
oggi i derivati collegano tutto il sistema finanziario mondiale in
maniera completamente anarchica. Ha ragione la Bbc che intitolava un suo
servizio di domenica con «addio Keynes benvenuto Hoover!», il
presidente Usa che fece di tutto per propagare la crisi del 29. Oggi
Merkel è Hoover.