L'accordo con la General
Motors
TORINO DOPO LA
FIAT
Loris Campetti Il vecchio operaista blasonato per antiche
battaglie che decidesse di avventurarsi davanti alla
porta 2 di Mirafiori - quella già mitica, il cancello
principale da cui escono i lavoratori delle carrozzerie -
per monitare l'umore operaio sull'accordo tra la Fiat e
la General Motors, uscirebbe traumatizzato
dall'esperienza. La tuta blu avanti con gli anni e dalla
memoria ricca risponderebbe all'intervistatore
semplicemente con un numero: il numero di anni, o di
mesi, o di giorni che lo separano dalla pensione. C'è
chi la chiama "sindrome Maradona", quella che
ammutolisce e butta in depressione i tifosi del Napoli:
hanno vissuto una stagione straordinaria con il pibe de
oro, quando si sentivano al centro del mondo, vincevano
scudetti, credevano di avere in mano le condizioni per il
riscatto di una città e dell'intero mezzogiorno
dall'imperialismo calcistico settentrionale. Poi la
crisi, e il crollo di chi non riesce più neppure a
sognare la promozione in serie A. Così il vecchio
operaio Fiat, a cui la sconfitta di vent'anni fa e due
decenni di declino hanno tolto potere, fantasia e
speranza. Nell'ex città-fabbrica, quell'operaio è
diventato, se non invisibile come le tute bianche, certo
non più centrale. Basta girare la sera nel centro di
Torino per rendersi conto che la città è profondamente
cambiata: le strade e le piazze sono piene di ragazzi che
tirano a tardi, aiutati da un inverno e una primavera
raramente così miti. Persino il clima atmosferico sta
mutando sotto la Mole antonelliana. Il peso dei turni
Fiat è diminuito nell'organizzazione della vita delle
famiglie torinesi e gli orari sono più liberi. Non si fa
più cena alle 19,30, non si va più a letto alle 22 per
essere pronti al mattino alle sei a timbrare il
cartellino. Altro che commentare l'accordo Fiat-Gm, il
vecchio operaio di Mirafiori pensa alla pensione come
alla fine d'una storia già conclusa da tempo, varca il
cancello, schiva l'operaista curioso, fa lo slalom tra i
venditori di tutto che affollano il piazzale antistante
la porta 2 e aspetta che passi la nottata. Proprio come
fa il tifoso napoletano orfano di Maradona.
L'altra possibilità che ha il nostro intervistatore
operaista è di incocciare in una tuta blu ventenne. È
probabile che il ragazzo-operaio sia in contratto di
formazione lavoro, dunque non sindacalizzato,
tendenzialmente obbediente finché vi sarà costretto
dalla precarietà della sua condizione. Comunque, il
ventenne ha un rapporto diverso con la catena di
montaggio, per lui la Fiat è un passaggio,
un'opportunità, qualcosa che può terminare quando il
padrone, o lui stesso, deciderà di farla terminare.
Oppure il ragazzo in fuga dalla porta 2 a fine turno è
un operaio venduto dalla Fiat a qualche altro padrone,
magari un'altra multinazionale come la Tnt Traco che
gestisce dai carrellisti alle altre figure professionali
legate alla movimentazione di merci e oggetti nel più
grande stabilimento industriale italiano. O ancora, il
ventenne può essere un lavoratore interinale affittato
da un'agenzia alla Fiat per qualche mese in relazione a
un progetto, a una famiglia di automobili o a un singolo
modello. Poi, fra tre mesi l'operaio lascerà Mirafiori
per essere magari sbattuto a fare il garzone in una
pizzeria per altri tre mesi. Di quasi tutto si potrà
parlare con lui, tranne che di identità operaia e
dell'accordo tra Fiat e General Motors.
§
Attenzione, ci raccomanda Marco Revelli, che da
trent'anni interroga e si interroga sulla Fiat e su
Torino: "In quest'area metropolitana sono ancora
120-130 mila le persone legate al ciclo dell'automobile,
un terzo della manodopera manifatturiera. Ma tieni conto
che gli altri due terzi sono frantumati, frastagliati in
mille attività. L'unico vero polo che resiste è quello
dell'auto". Per Revelli l'accordo tra la Fiat e la
General Motors è "ottimo per la famiglia Agnelli,
fatto su misura per il vecchio autocrate perché gli
consente di uscire di scena tra uno, due o tre anni al
massimo in modo onorevole, come l'uomo che ha salvato la
Fiat e Torino. Ma per ora siamo di fronte solo a un
accordo di natura finanziaria, quando si passerà sul
terreno industriale delle sinergie e della
razionalizzazione la General Motors semplicemente si
mangerà la Fiat: probabilmente salverà l'insediamento
brasiliano, forse la Polonia, magari Melfi, ma per Torino
sarà la fine. Qui la Fiat aveva la testa, la rete di
sistema e un po' di assemblaggio. La Gm cambierà il
sistema e sposterà in Germania il baricentro".
Alla base di questo pessimismo c'è la considerazione,
incontestabile, che Fiat e Gm sono (più o meno) forti
sulla stessa gamma di prodotto, fascia B e fascia C,
vetture piccole e medie, e dunque il rischio di
cannibalizzazione è forte e in genere è il più grosso
(la Gm è il primo produttore mondiale, la Fiat il sesto)
a mangiare il più piccolo. "Ben diverso sarebbe
stato se i padroni torinesi avessero lavorato per
stringere un accordo con la Daimler-Chrysler, un colosso
forte nella fascia alta del mercato automobilistico. In
questo caso non ci sarebbe stata sovrapprosizione di
prodotti, e questa città avrebbe avuto un futuro".
Torino senza Fiat sarebbe più libera o più disperata?
Su questo punto le opinioni a sinistra divergono da
sempre. Anzi, si può dire che all'interno della stessa
persona - magari l'operaista curioso oggi frustrato alla
porta 2 - due approcci opposti convivano e confliggano:
1) troppa Fiat nella città, liberiamoci dalla
monocultura dell'auto; 2) Fiat a Torino vuol dire
conflitto capitale-lavoro allo stato puro, senza
mediazioni politiche e istituzionali e se manca uno dei
due eserciti l'altro perde identità, ragion d'essere,
scompare o affoga. Odio e amore, amore e odio. Il fatto
vero è che il processo di trasformazione della Fiat che
ha mutato la sua presenza e la sua percezione in città
è già iniziato da tempo. Ne ha parlato Vittorio Rieser
sul numero di marzo di questa rivista, raccontandoci
l'outsourcing, i processi di terziarizzarizzazione che
stanno rivoluzionando l'organizzazione del lavoro nello
stabilimento di Rivalta, il secondo grande polo
produttivo Fiat nell'area torinese. Le domande che oggi
si pone il sindacato torinese sono altre: l'accordo con
General Motors accelererà questo processo, e come? Sarà
un processo governabile sindacalmente? Che ne sarà della
produzione meccanica (motori e cambi) e della
componentistica, i due aspetti industriali dell'intesa? A
questo scopo è obbligatorio mettere il naso su alcuni
punti nodali dell'accordo, per la verità ancora
piuttosto nebuloso.
"Alleati nei costi e concorrenti nei mercati".
In sintesi è questa la filosofia che regolerà il
rapporto tra Fiat e Gm, per ora di natura sostanzialmente
finanziaria come dice Revelli e come confermano tanto il
top management del Lingotto quanto i sindacati. Ai
torinesi il 5,1% di presenza nel capitale Gm, alla Gm il
20% del capitale Fiat.
Mica male, se si dà un'occhiata ai due imperi produttivi
e finanziari e alle rispettive quote di mercato. In
questo senso il vecchio Gianni Agnelli ci fa una bella
figura, il presidente Paolo Fresco porta a segno il sogno
americano per cui i torinesi l'avevano comprato alla
General Elettric (e ora i maligni che al Lingotto non
mancano sostengono che ha esaurito il suo compito) e gli
amministratori delegati del gruppo e dell'auto, Paolo
Cantarella e Roberto Testore spiegano a tutti che con
quest'accordo hanno salvato Torino. Alleati nei costi
vuol dire sinergie, razionalizzazione, tagli. Fiat e Gm
(che in Europa si chiama Opel) manterranno il loro
marchio su vetture che di diverso avranno sostanzialmente
la carrozzeria: motori e componenti saranno invece
comuni, i primi costruiti in stabilimenti propri (già,
ma in quelli Fiat o in quelli Opel?) e i secondi comprati
al mercato Internet dal miglior offerente. Una volta
assemblate, la nuova Punto e la Corsa, l'Astra e la Bravo
se la vedranno sul mercato come concorrenti, e che vinca
la migliore. Una bella sfida ancora da giocare, sapendo
che a volte lo sconfitto resta ai bordi della pista con
il motore fuso e non riparte più. C'è chi - sempre i
maligni del Lingotto - ricorda che, mutatis mutandis, una
trentina d'anni fa un patto tra Fiat e Citroen
"alleate nei costi e concorrenti nei mercati"
finì malissimo dopo appena pochi mesi.
Cominciamo dai motori. Il futuro number one della Gm,
Rick Wagoner, ha fatto tremare le vene e i polsi dei
sindacalisti metalmeccanici italiani dichiando che alla
Fiat competeranno i motori diesel, alla Opel quelli a
benzina, cioè la stragrande maggioranza delle
motorizzazioni. Bisogna aggiungere che il buon Wagoner ha
fatto perdere la pazienza anche ai metalmeccanici
tedeschi della Ig-Metall, lasciando intendere che i
futuri pianali delle vetture Opel potrebbero essere
targati Fiat. Smentire, poi, non costa nulla e Rick ha
smentito. Dal canto suo, la Fiat ha tentato di blandire
sindacati e lavoratori spiegando che Wagoner parlava dei
vecchi motori e non dei nuovi, mentre in futuro la
divisione non sarà così netta. Quel che è certo, è
che la partita è ancora tutta da giocare. Per esempio,
non è possibile escludere che i motori Opel possano
essere costruiti su licenza negli stabilimenti Fiat, e
così i pianali Fiat potrebbero essere fatti anche in
Germania. È verosimile che i piccoli motori diesel, il
1200 per intenderci, possa essere il propulsore della
Opel, ma è altrettanto verosimile che nella gamma alta
la competenza, anche nei diesel, sia della Opel. Il 5-6
cilindri Isuzu, sia nella versione diesel che a benzina,
finirà quasi certamente nelle vetture Fiat.
Ci spiega Claudio Stacchini, segretario della Quinta lega
Fiom Mirafiori-Rivalta, che la partita vera si giocherà
sui motori a benzina di fascia medio-bassa - dai 1200 ai
1700 cc di cilindrata - che riguarda la grande
maggioranza di vetture Fiat e Opel. Quello che fa ora la
Fiat (a Mirafiori), il torque, secondo tutti è morto. E
pensare che i sindacati dei metalmeccanici avevano fatto
di tutto per difendere le meccaniche di Mirafiori:
"Ci avevano detto che se avessimo accettato maggiori
turnazioni, avrebbero mantenuto a Torino la produzione
dei motori torque per la fascia C. Ora apprendiamo che
quel motore è morto: ci stanno prendendo in giro, e
presto avremo problemi occupazionali a prescindere
dall'accordo con Gm".
Per quanto riguarda i cambi, infine, si prevede che
quelli di gamma bassa della Fiat sono più competitivi,
quelli di gamma media saranno studiati (e prodotti?)
insieme, quelli di gamma alta e quelli automatici saranno
certamente targati Opel. Nessuno parla, per ora, dei
nuovi propulsori. Si sa soltanto che la Gm ha una
sperimentazione molto avanzata sul motore a idrogeno. Sui
motori elettrici e a metano si gioca il futuro del
moribondo stabilimento di Arese, che ora sopravvive
costruendo modelli a basso impatto ambientale (Varnia), a
trazione elettrica, a metano o mista per la Multipla e la
Marea.
Il secondo punto dell'accordo riguarda la componentistica
e si inserisce all'interno di un percorso di
terziarizzazione che alla Fiat è iniziato da alcuni
anni, e in questa fase ha subito una forte accelazione.
Il 10 aprile si è conclusa con un accordo sindacale
onorevole la cessione alla Turinauto delle presse di
Rivalta, compresi i suoi 400 dipendenti. Onorevole
perché strappa al venditore e all'acquirente garanzie
sul futuro occupazionale, conserva il contratto dei
metalmeccanici e gli stessi diritti e salari che i
dipendenti avevano in Fiat. Anche in questo caso, in
futuro si potrà dare una valutazione più realistica:
sarà positiva se la nuova società diventerà
competitiva e acquisterà autonomia, producendo stampati
per più aziende, senza restare appesa esclusivamente ai
destini Fiat. La prossima terziarizzazione di cui si
vagheggia ("per ora è una voce senza costrutto
formale") riguarda la verniciatura di Mirafiori.
Anche in questo caso, la sfida starebbe nella capacità
della nuova società terza di riuscire a verniciare di
tutto, automobili Fiat, Opel, vetture della concorrenza,
e chissà cosa d'altro. Prima di parlare di
componentistica vera e propria, ci facciamo accompagnare
da Giorgio Airaudo - responsabile per la Fiom dell'area
ovest del torinese, dove si concentrano le aziende di
quello che in epoca fordista si chiamava indotto - nella
città dell'auto.
Torino, da tempo ormai, non è più soltanto Fiat e si
possono scoprire interessanti curiosità. Per esempio,
che il noto carrozziere lavora da 15 anni per la General
Motors: è firmata da lui l'Astra coupé mentre è già
pronta la preserie dell'Astra cabrio. Al contrario, il
carrozziere Pinifarina fa la nuova Pagero per la
Mitsubishi: non ci vuol molto a capire che il giovane
presidente della Federmeccanica avrebbe preferito un
accordo tra la Fiat e Daimler-Chrysler che è l'azionista
di riferimento di Mitsubishi. Tanto più che il promesso
fuoristrada Fiat-Mitsubishi per le Forze armate è stato
annullato e a luglio finirà la produzione del coupé
Fiat e della Lancia K station wagon. Insomma, uno dei
carrozzieri più importanti della Fiat si è trovato
dalla parte sbagliata dell'accordo. Magari potrà
consolarsi con qualche modello Alfa, per esempio il
Duetto destinato al mercato Ue e a quello americano,
quando l'accordo Fiat-Gm riporterà il marchio del
Biscione negli Stati uniti nel 2003. D'altro canto, voci
insistenti dicono che la Fiat non sostituirà il glorioso
coupé con uno nuovo, che sarebbe dovuto già entrare in
produzione, per lasciare il campo al coupé Opel. Airaudo
ci ricorda che il successo del vecchio coupé aveva
consentito il riassorbimento degli esuberi alla
Pininfarina. Vero è che Pinifarina fa due modelli
Peugeot, ma la società francese, almeno per ora, è la
cenerentola del settore automobilistico in quanto a
globalizzazione.
Secondo Airaudo, sarebbe sbagliato pensare all'accordo
Fiat-Gm nei termini classici, del tipo: e adesso quale
altro stabilimento chiuderà? "Mirafiori e Rivalta
sono sottodimensionate e la Fiat continua ad assumere
giovani. Nell'immediato non capiterà nulla di
traumatico, la parola magica è ``terziarizzazione``:
servizi, movimentazione, presse, plance, magari domani la
verniciatura". La domanda è: quanto sarà
accelerato questo progetto - e la modularizzazione delle
fabbriche, su cui ha già scritto Vittorio Rieser nel
numero scorso della rivista - dall'accordo? "Io mi
chiedo anche: visto che Opel è una fabbrica dalla solida
tradizione tedesca che porta tutto dentro il ciclo, come
muterà la Gm Europa dopo l'accordo con Fiat?".
Parliamo dell'indotto: le mega-aste su Internet per
l'acquisto unitario di componenti, possono produrre
effetti drammatici a Torino sul terreno dell'occupazione.
"Non semplifichiamo e non facciamo del
catastrofismo. La componentistica torinese è qualificata
e competitiva, ha già razionalizzato, i piccoli sono
già stati mangiati dai grandi e i sacrifici li abbiamo
già fatti. E soprattutto, stiamo parlando di aziende che
per fortuna non lavorano solo per la Fiat. In alcuni
settori, il 30-40% del fatturato Marelli viene dalla Opel
e la stessa Marelli ha concluso un importante accordo di
collaborazione sull'illuminazione con la tedesca Bosch,
ma anche con produttori giapponesi". E poi ci sono
aziende straniere, alcune multinazionali, "ben
radicate nel torinese dove hanno comprato e assorbito
piccole e medie aziende: Valeo, Lear, Johnson and
Control, solo per fare i nomi più significativi. Certo,
con General Motors saranno effettuate sinergie, ma non è
scritto che saremo noi, questa area di eccellenza per
l'auto, a essere penalizzati. Nel breve termine, non
sarà con Internet che verranno acquistate componenti
importanti e moduli. Se invece parliamo di pezzi meno
importanti, di subcomponenti, i bulloni per intenderci,
allora è un altro discorso: sarà Marelli, o chi per
essa, a comprare le viti via Internet e non la Fiat o la
Opel. La plancia, invece, deve rispondere a una domanda
di qualità oltre che di tempi e di costi. E l'area
torinese, lo ripeto, è altamente competitiva".
Si è tenuta un paio di settimane fa la prima riunione
del "comitato-guida" Fiat-Gm, un gruppo
paritetico ristretto di cui fan parte Cantarella e
Wagoner che governerà la realizzazione dell'accordo, la
sua parte finanziaria e le due joint-venture che
opereranno nell'area dei motori e dei cambi e nel settore
acquisti. Sono previste anche collaborazioni in relazione
alle attività amministrative e di supporto alle società
di servizi finanziari e di ricerca che opereranno per la
Fiat Auto in tutto il mondo e per la General Motors in
Europa e America Latina come prevede l'accordo. Stiamo
parlando di uno stock di 5 milioni e mezzo di vetture. Ha
ragione sia chi pensa che il rischio sia che il grosso
mangi il piccolo è concreto ("Si tratta solo di una
vendita a termine", denuncia Revelli), sia chi non
è disposto a dare per persa la partita prima che sia
iniziata, cioè prima che un accordo finanziario si
trasformi in un'alleanza industriale. Certo non basta ai
lavoratori, al sindacato, alla città di Torino la
replica di Paolo Cantarella: "Non è una vendita a
termine ma un accordo industriale suggellato da uno
scambio azionario". E del resto, siamo proprio
convinti che Torino non possa fare a meno della Fiat, che
l'auto in quest'area voglia ancora dire sempre e solo
Fiat? Sicuramente le strade piene di ragazzi di sera e i
nuovi lavori che nascono non vogliono automaticamente
dire che Torino con meno Fiat sarebbe più libera e più
bella. Ma una stagione è finita, l'azienda-famiglia non
esiste più, Torino da città-fabbrica si è già
trasformata in città-fabbrica-dismessa, almeno per come
si pensava alla fabbrica e al ciclo dell'auto in era
fordista. Con la Fiat dalla culla alla tomba, era la
parola d'ordine del ragionier Vittorio Valletta, uno
slogan ma anche una realtà che modellava capitale
(familiare) e lavoro. Nessuno ha pianto l'uscita di scena
dello "sciafela leon", lo schiaffeggia-leoni
Cesare Romiti, l'eroe della marcia dei quarantamila che
pose fine al "potere operaio" vent'anni fa.
Quando uscirà di scena l'avvocato Agnelli - speriamo, in
fondo in fondo, il più tardi possibile: dove troveremmo
un altro padrone classico come lui?) la città vivrà un
giorno di lutto, amici e nemici piangeranno. Il giorno
dopo, la città di Torino riprenderà la sua marcia alla
ricerca di un futuro diverso, e speriamo più libero e
più plurale. Tra i pochi che non piangeranno l'Avvocato,
quei manager che per anni hanno dovuto spiegare a tutti
senza crederci che "la Fiat ce l'avrebbe fatta da
sola senza alleanze strategiche globali". Sapevano
di dire una stupidaggine, e oggi che "finalmente il
grande accordo è arrivato" tirano un sospiro di
sollievo. L'attesa è finita, "vada come vada".
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