| UNA GALERA IN MARE- SCIOPERO ALLA TIRRENIA CONTRO I TAGLI AGLI
ORGANICI
Nostro servizio Civitavecchia Cè
stato un periodo nella storia del mondo in cui vivere su
una nave era la stessa cosa che stare in
"galera". Un periodo talmente drammatico che la
lingua lo ricorda ancora. La parola "galera",
infatti, deriva proprio da un certo tipo di navi della
Serenissima dove la gente veniva condannata a remare.
Oggi le moderne navi "Ro-Ro" servono a
tuttaltro. Traghettano da una costa allaltra
veicoli, persone e bagagli. Eppure questo senso di
oppressione e di costrizione sembra essere rimasto nel
codice genetico degli equipaggi, perlomeno di quelli
della Tirrenia. Due giorni fa il Sin. Cobas ha dichiarato
uno sciopero che ha bloccato due terzi delle navi. La
misura, e non solo tra i marinai, è coma. Non è tanto
perché vige ancora lobbligo del saluto alla
bandiera ogni volta che si sale e scende dalla nave, e
nemmeno perché "a bordo" lunica regola
è il Codice di Navigazione del 1921, al posto del
contratto di lavoro o dello Statuto dei lavoratori.
"Manca la dignità Ð racconta Emilio, 40 anni, da
venti imbarcato sulle navi della Tirrenia, da venti
"giovanotto" Ð che è la cosa più
importante".
Manca la dignità Gira una lettera tra i marinai della
Tirrenia. E a firma dellamministratore
delegato. Parla di gruppi ispettivi il cui scopo è
quello di contrastare la concorrenza. Più
"ispezioni" verranno effettuate e più
incentivi saranno elargiti ai comandanti e ai direttori
di macchina. I marinai sono avvertiti. Ultimamente un
giovane stagionale è stato addirittura licenziato
perché si era allontanato per prendere un caffè. Il
punto è che più si riducono gli organici e più i conti
della compagnia vanno a posto. Ultimamente la compagnia
ha studiato un sistema che calibra gli equipaggi in base
al numero dei passeggeri. La Tirrenia è impegnata in un
difficile processo di ristrutturazione. Sullorlo
della privatizzazione, ha tagliato gli organici facendo
man bassa del lavoro precario. Non solo, i passaggi di
livello sono stati bloccati e ogni singola qualifica è
stata infarcita di altre innumerevoli mansioni: dalla
pulizia del ponte al "fissaggio" dei veicoli in
garage, intervento che prima veniva svolto dai portuali.
Accade così che un "giovanotto", come un
"piccolo di camera", vengano impiegati laddove
ce ne sia bisogno, senza alcun limite. Su tremila
addetti, poi, quasi la metà è "stagionale".
Job on call Si tratta di una stagionalità un po
particolare, antesignana del famoso "lavoro a
chiamata", anche se nessuno, a bordo, la chiama in
questo modo. Il lavoratore stagionale, quasi sempre un
disoccupato del Sud, lavora dai tre ai quattro mesi
allanno in Tirrenia. Il suo contratto, che prevede
uno stipendio quasi mai superiore al milione e mezzo, è
"vincolato". Gli altri otto-nove mesi non può
svolgere nessun altro lavoro perché la
"chiamata" potrebbe arrivare da un momento
allaltro. E sempre sotto il ricatto della
mancata riconferma, soprattutto sulla "galera".
Cè chi è da ventanni che fa questa vita.
Per marinai dipendenti e stagionali il ciclo è di
settanta giorni. Quarantadue giorni a bordo e ventotto a
casa. Alla fine ti ritrovi un lavoro che non è un lavoro
e una famiglia ad intermittenza. La vita a bordo, poi, è
uninferno. Spazi ristretti, servizi igienici in
comune, rumori infernali che non permettono di dormire.
Lamianto lo trovi dappertutto, e la sicurezza è un
concetto del tutto relativo. Anche per gli orari di
lavoro non cè nessuna certezza. Si sa soltanto che
ad un certo punto della giornata si lascia il porto e
dopo una manciata di ore bisogna approdare da qualche
altra parte in giro per la penisola. "Quando la nave
salpa per Arbatrax Ð racconta Enrico Ð si attacca a
lavorare alle quattro e un quarto e si smette alle sette
di sera". La Tirrenia non solo non paga gli
straordinari ma utilizza il "mancato riposo"
con la ridicola indennità di 1.600 lire lora.
"A volte Ð aggiunge Enrico Ð si va a dormire a
mezzanotte-luna e ci si sveglia alle cinque e mezza
del mattino perché bisogna preparare i cornetti
caldi". Agli stagionali, poi, lo straordinario viene
corrisposto soltanto per quattro ore. Se si rifiuta di
obbedire agli "ordini" viene, come si dice in
gergo, "timbrato". Non potrà più lavorare con
la Tirrenia. Ultimamente è stata introdotta la
"riforma tabellare". E una norma che di
fatto consente alle compagnie di impiegare meno personale
e aumentare i carichi di lavoro. Tra laltro
introduce una curiosa norma in base alla quale il medico
a bordo è previsto soltanto quando la nave ha più di
499 passeggeri. Se qualcuno dei 499 dovesse sentirsi male
può solo sperare di avere come compagno di viaggio un
medico che riceverà per i servizi resi il biglietto
omaggio dalla compagnia.
Norme bizzarre Ma le norme bizzarre non finiscono qui. Ce
ne è un'altra, sindacale, che prevede la disdetta della
trattenuta sindacale entro cinque giorni dalla firma del
contratto. Una vera e propria truffa che consente ai
sindacati "accreditati" di campare di rendita.
Nessuno, infatti, riesce a sapere in tempo come e quando
viene firmato il contratto. E un po come
giocare al lotto. Naturalmente, su una nave non si può
scioperare. E anche quando lo sciopero lo dichiari a
terra, come ormai fa soltanto il Sin. Cobas, i
"margini" sono molto ridotti. Soltanto tre navi
su tre possono farlo perché le altre sette sono state
inserite nei servizi essenziali. Anche lidea di
agibilità sindacale è un concetto del tutto relativo. A
bordo non ci si può passare nemmeno un volantino mentre
a terra, nel porto, qualsiasi cosa che assomiglia a un
piccolo gruppo di gente che discute della disgrazia di
essere un marittimo, magari nel porto di Civitavecchia,
viene considerata unadunata sediziosa. Provare per
credere. "Cè chi si sciacqua la bocca con
parole tippo il comunismo e la libertà Ð commenta amaro
Michele Ð e questa cosa è. Nessuno è mai stato in
grado di darmi una risposta. E tutto clandestino.
Di questo non conviene parlare, mi dicono. Allora è
meglio come negli anni 50 quando ero imbarcato
sulle navi da crociera che facevano rotta per
lAmerica. Gli americani per il solo fatto che ero
iscritti alla Cgil non mi volevano far sbarcare. Ed io
dellAmerica ricordo solo lodore".
Fabio Sebastiani
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