Ballata dell'invalido
di Gianni D'Elia
E li chiamano incidenti sul lavoro,
ma non li dovrebbero chiamare
piuttosto, incidenti sul capitale?...
Meno soldi e meno diritti,
questa è la danza che s'ha da danzare,
il ballo del lavoro col capitale!...
E le chiamano morti bianche,
ma non dovrebbero chiamarle
piuttosto, morti tante, tante, tante...
Tante morti sui luoghi del capitale:
cantiere, sterro, officina,
sui ponteggi, al tornio, sotto terra,
questo ballo del lavoro è una guerra!...
Morti e feriti, ogni giorno, e via!...
Questo è il ballo italiano e globale...
Meno soldi e meno diritti, mafia,
questa è la danza illegale,
il ballo del lavoro col capitale!...
Chi non ci lascia la pelle,
ci lascia qualcos'altro,
Ogni parte del corpo è buona!...
Buona la faccia, buona la mano,
buono il braccio, l'occhio, il moto umano!...
La vita rubata qui si assapora...
"E quindi uscimmo a riveder le stelle."...
Sì, ora ho tutto il tempo per la poesia,
ma sulla mia sedia a rotelle!...
E li chiamano incidenti sul lavoro,
ma non li dovrebbero chiamare
piuttosto, incidenti sul capitale?...
Il semenzaio
di Marisa Zoni
Questi uomini che commerciano
questi altri che diverbiano
quelli che condividono
tutti coloro che commentano
sono loro che ci danno dieci minuti per digerire
sono loro che alzano la mannaia
che possiedono fabbriche cantieri negozi
che fanno i sindaci da vent'anni
con le biblioteche chiuse
con la cultura asfittica del chierico
con la bigamia facile
la pudicizia irrisa
l'ignoranza spalmata sugli scudi crociati
che vanno a letto alzati e si alzano addormentati
Oh Italia
semenzaio di razze amare
di borghesi poliglotti
di medici inquattrinati
di insegnanti mummificati
di donne avare, di ragazze amene
di costiere nere alte come cannoni
basse come bastioni
citta' rettangolari, quadrate
a barchetta a cespuglio a nave sulle colline
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citta' rosse di fuori nere di dentro grossi bachi ripieni di fiele tessono le vie di ipocrisie di tensioni di pudori tremendi di lettere intestate dei tuoi vescovadi dei tuoi ministeri dei tuoi concorsi arresi le chiese sono vuote il popolo prega in piedi tu battezzi i tuoi figli morti meta' Italia svela il suo cuore meta' Italia lo copre con la pallottola in canna.
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Un fischio sopra la pianura
di Roberto Roversi
La verità è che
ormai ci credono
mummie d'Egitto
pesce fritto e salato
da mangiare col pane
ombre strane che vanno
in vecchi cimiteri
a lamentarsi coi cani.
Ma sono cattivi pensieri.
E appena ieri
insieme tutti noi
facevamo paura
come il leone ai buoi
in giro per il mondo.
Ecco, oggi ci vedono
senza la pelle e le ossa
eppure fratelli e compagni
anche se è pronta la fossa
possiamo e dobbiamo contarci
per non lasciarci morire
come vorrebbero loro
e per non lasciarli gioire.
Con la nostra pazienza
grande tesoro di ieri
insieme tutti noi
torniamo leoni fra i buoi
per non lasciarci annegare.
Se tanti dicono addio
al povero vecchio operaio
e lo soffiano via come polvere
da un vecchio armadio in solaio
noi invece diciamo che è pronto
a stringersi mano con mano
e per la grande pianura
riprendere ancora a fischiare.