Si chiude bene - ritiro delle denunce contro sette attivisti e libertà di
associarsi in sindacati - la battaglia legale alla Fibres & Fabrics
International, vicenda di discriminazioni su cui aveva messo gli occhi anche
Amnesty
Sembra esserci una schiarita nella controversia che da tempo vede
contrapposti l'impresa tessile indiana Fibres & Fabrics International e
la sua sussidiaria Jeans Knit Pvt Ltd (FFI/JKPL) da una parte, e le due ong
Clean Clothes Campaign (Ccc) e l'India Committee of the of the Netherlands (Icn)
dall'altra. Grazie alla mediazione dell'ex primo ministro olandese Ruud
Lubbers, un accordo è¨ stato raggiunto. Il fornitore di jeans Ffi/Jkpl
ritirerà le accuse contro i sette attivisti, i difensori dei diritti
dei lavoratori cesseranno la campagna contro la fabbrica tessile indiana e
sarà incaricato un mediatore - ombusdam - per risolvere i problemi
futuri.
Vale a dire che se altri lavoratori, le organizzazioni locali o la CCC e la
Icn dovessero riscontrare e conseguentemente denunciare condizioni di lavoro
o «illegalità» negli stabilimenti, tali denunce potranno essere
sottoposte all'ombusdam che cercherà di trovare una soluzione. E,
fatto ancor più¹ importante, i lavoratori saranno liberi di organizzarsi
in un sindacato scelto liberamente.
Un finale dunque positivo per una vicenda che aveva preoccupato non solo le
due ong al centro della controversia, ma anche Amnesty International. Il
rischio cui si poteva andare incontro era che il caso Ffi - in caso di
vittoria della società indiana - avrebbe potuto rappresentare un
precedente pericoloso per molte imprese terziste che, pur di evitare il
dialogo con i lavoratori e con le organizzazioni sindacali, sarebbero potute
ricorrere all'azione giudiziaria.
I sette attivisti olandesi delle due organizzazioni, accusati di cybercrime,
diffamazione, atti di razzismo e xenofobia e per i quali era stato emesso il
mandato di arresto da un tribunale di Bangalore, rischiavano due anni di
carcere in base al codice penale indiano. Perchè la colpa più grave di cui
si erano macchiati, ben inteso, non era solo quella di aver solidarizzato
con i lavoratori. L'«offesa» ritenuta più oltraggiosa dalla Ffi/Jkpl, era
stata la successiva divulgazione di un dettagliato dossier - basato su
interviste ai lavoratori dei propri stabilimenti e realizzata da
organizzazioni locali indipendenti di Bangalore - sui siti delle due
organizzazioni. Era iniziata così¬ una vera e propria odissea, fatta di
intimidazioni, minacce e ingiunzioni che si traducevano da una parte con
mandati d'arresto emessi da un tribunale di Bangalore su sollecito della
Fibres&Fabrics/Jkpl (Ffi/Jkpl) mentre dall'altra parte si opponeva un
categorico rifiuto a sottostare ai ricatti dell'impresa tessile indiana.
La vicenda ha travalicato i confini nazionali, diventando una campagna
internazionale nella quale le imprese che erano rifornite o continuavano a
rifornirsi alla Ffi/Jkpl venivano invitate dalle due organizzazioni in
questione ad un'iniziativa comune.
Per saperne di più:
www.abitipuliti.org
http://www.cleanclothes.ch.