Relazione per la terza Assemblea Generale dei Soci dell'ALP

Voglio aprire questa terza Assemblea esprimendo tutta la nostra solidarietà al popolo del Chiapas che si batte per la propria autonomia, per la libertà, per una giustizia vera, e contro il liberismo imperante e la globalizzazione che considerano le persone che pensano non un valore ma un ostacolo al mercato ed è per questo che pagano Governi e Mercenari per reprimere qualsiasi esperienza alternativa. Siamo con questo popolo perché ci insegna molte cose anche per il nostro progetto; che è possibile coniugare specificità locali, con le grandi questioni mondiali e quindi superare i localismi, valorizzare le proprie storie e metterle a disposizione di un progetto di liberazione più generale. Per questo ringraziamo e sosteniamo i bambini, le donne e gli uomini del Chiapas perché si possa affermare quello che hanno scritto sul loro calendario:

"Il mondo sarà felice quando ci sarà spazio per tutti i colori e per tutte le idee".

Ma questo mondo alle soglie del terzo millennio tra pensiero unico e globalizzazione è felice?

Gli effetti della globalizzazione dei mercati e del liberismo dilagante sono evidenti e disastrosi :

-I lavoratori delle aree forti sottoposti ad una continua cura dimagrante

-I lavoratori dei paesi poveri senza diritti, che producono ricchezza che i loro paesi non vedranno

o la vedranno in pochissimi.

-Mercati finanziari che dominano la scena economica e politica senza controllo.

- Governi e partiti sempre più in difficoltà a svolgere il loro ruolo di mediazione sociale, che invece

di creare strumenti di controllo e difesa, sono pieni di voglia di privatizzazione e mercato.

-La sinistra che in gran parte dell'Europa governa, sovente subalterna e senza una comune strategia.

-Il Sindacato che sempre più cede conquiste storiche per favorire le imprese e sperando nel

"buon cuore del padronato".

- Lavoratori disorientati che hanno difficoltà a praticare la solidarietà anche nelle fabbriche, cioè i

luoghi dove storicamente ciò era la norma.

Quindi questa globalizzazione è una disgrazia non un'opportunità come qualcuno vuol farci credere.

E' il livello più alto dello sfruttamento dell'uomo e non un'occasione di crescita.

E' il monopolio ideologico del liberismo e non pluralismo di esperienze e modelli di vita.

E' un modello portatore di conflitti e non di pacifica convivenza tra i popoli.

Ma non tutti sono disposti a sottostare a queste scelte, e incominciano ad esplodere le contraddizioni,

sia nella sinistra che nel sindacato e anche ambienti meno politicizzati cominciano a prendere le distanze, denunciare ingiustizie, organizzare esperienze alternative.

E' tra questi soggetti che la nostra Associazione si è collocata, ha cercato rapporti, confronti e costruito alleanze, partecipato alle iniziative di lotta.

 

Cosa abbiamo fatto nel nostro secondo anno di vita

Il 1997 è stato un anno particolarmente intenso che ha visto la nostra Associazione ed i nostri militanti impegnati su molti fronti ma in particolare su quattro:

1° La lotta della Cascami

2° Intensificazione dei rapporti con il sindacalismo di Base.

3° Prime esperienze internazionali dell'ALP

4° Il grande impegno per la Democrazia in fabbrica culminato con le elezioni alla SKF.

1°) 75 giorni di lotte e iniziative per difendere il lavoro

La lotta alla Cascami iniziata alla fine del 96 si è conclusa il 28 Febbraio con l'accordo all' Ufficio

Provinciale del Lavoro di Torino per la messa in mobilità di 18 lavoratori e l'impegno per il Contratto di Solidarietà. Un accordo molto lontano gli obbiettivi che insieme ai lavoratori ci eravamo prefissi

in particolare la richiesta di Cassa Straordinaria in alternativa alla Mobilità, impegno delle Direzione per risolvere il problema delle materie prime e impegnare il Gruppo Botto per allargare l'attività produttiva nello stabilimento di Pomaretto.

Alcuni ritenevano questi obbiettivi troppo alti in particolare il problema della materia prima.

Potevamo fare di più e meglio?

Si sicuramente meglio sì ma di più non credo. Anzi mi chiedo ancora oggi come hanno fatto queste lavoratrici e lavoratori a reggere uno scontro cosi' grande durato oltre tre mesi e costato oltre 300 ore di sciopero. Ma allora ci viene chiesto ( ultimamente dalla Cgil), se erano necessarie tutte quelle ore di sciopero per quel risultato? Anzi qualcuno ha pure affermato che un accordo così si faceva dopo pochi giorni senza tanto stress e mal di pancia......

Le valutazioni e le riflessioni su questa vicenda sono proprio un pezzo importante del nostro essere della nostra scelta:

Non riprendo il dato della Democrazia che ha accompagnato "TUTTE" le decisioni, ma solo fare due riflessioni.

- La mancanza di lavoro è senza dubbio l'argomento sul quale c'è oggi più discussione dialettica, proposte. Ma allora non è fondamentale fare tutto il possibile per difendere quello che oggi già c'è, in particolare nelle aree deboli come quelle delle nostre Valli ?

- Quando si pensa di attivare iniziative di lotta se non per battersi contro i licenziamenti e difendere

il lavoro impedire la chiusura delle fabbriche?

Se c'è una critica che dobbiamo farci è quella di non aver messo di fronte alle loro responsabilità i Confederali che hanno vissuto dietro le quinte questa vicenda aspettando che l'ALP si bruciasse per poi poter dire, lo sapevamo....

Non abbiamo con sufficienza pressato Cgil e Cisl per discutere pubblicamente e con gli altri lavoratori il problema della difesa del lavoro, della riduzione degli orari, della nostra proposta sulla materia prima (il collegamento con le cooperative di produzione bozzoli), della necessità di dichiarare su un caso così drammatico lo sciopero generale almeno di valle se non nel territorio.

Dobbiamo farlo adesso visto che la stessa Azienda ritiene fondamentale risolvere il problema delle materie prime, e che dal 98 la Cascami è controllata dal Gruppo Botto. Si deve perciò riprendere il discorso con il Tavolo Regionale e noi abbiamo le carte in regola perché non ostante il risultato distante dalle aspettative abbiamo sollevato i veri problemi e mantenuto un buon rapporto con i lavoratori della Cascami, del territorio e con le Istituzioni locali.

2°) Rapporti con l'Area di Base del Sindacalismo

Nella scorsa assemblea sostenemmo l'ipotesi di una Costituente di Base come primo passo per la definizione di un soggetto unitario di Base e alternativo alle politiche concertative di CGILCISLUIL.

Il cammino verso questo traguardo è difficile ma la nostra Associazione ha dato un valido contributo.

-Siamo stati tra i presentatori assieme alle altre sigle di Base di 5 proposte di Legge di iniziativa popolare un primo momento unitario su temi importanti come la riduzione dell'orario, la democrazia nei luoghi di lavoro, il salario garantito, il ripristino della scala mobile.

(anche se hanno trovato poca rispondenza nel nostro territorio non tanto sui contenuti ma sul metodo della raccolta delle firme).

- Nel mese di Ottobre abbiamo partecipato alla Manifestazione Nazionale a Roma contro la Finanziaria e per la Democrazia e i Diritti nei luoghi di lavoro. Questa manifestazione indetta da tutte le sigle di Base ha avuto un notevole successo e certamente farà fare passi in avanti verso l'unità organica e non solo nella lotta. Tale auspicio e impegno è stato ribadito nello stesso giorno all'Assemblea Nazionale del Sin. Cobas alla quale eravamo presenti.

- Abbiamo definito il patto di unità per la Scuola con la FLSu, che dal prossimo anno vede unificata l'iscrizione per cui chi si iscrive all'ALP scuola automaticamente è iscritto alla FLSu e viceversa definendo al tempo stesso un accordo sulle quote tessera. Tale scelta ci permette di essere presenti nel territorio con la nostra specificità al tempo stesso di essere in contatto con le iniziative nazionali sulla scuola fornendo autonomamente il contributo della nostra esperienza.

- E' in via di definizione l'accordo per la costituzione del Coordinamento Nazionale dei Sindacati di Base delle Poste nel quale l'ALP è presente ed ha contribuito attivamente con il Collettivo delle Poste alla sua costruzione. Questo Coordinamento oltre che porre le basi per un maggiore peso del sindacato di Base in difesa delle condizioni dei lavoratori e del servizio pubblico, nella fase di privatizzazione e di trasformazione dell'Ente in Spa, ci permette agganci concreti sulla contrattazione e sulle problematiche della categoria. Questo percorso non è però così semplice da costruire, si confrontano infatti due linee. Una che vorrebbe da subito una struttura più centralizzata con delle regole (Cub e CNL) e un'altra che parta dalle lotte nei singoli luoghi di lavoro che mantenga la massima autonomia e poco controllo organizzativo (Slai, Usi), che sono poi in sintesi le due grandi anime dell sindacato di Base che in ogni caso bisogna mettere insieme partendo da quello che oggi è possibile.

Certamente con l'approvazione della Legge sulla Rappresentanza sarà per noi indispensabile decidere l'affiliazione che ci consenta di avere i numeri richiesti di rappresentatività e stare dentro l'organizzazione di Base, mantenendo però la nostra AUTONOMIA e specificità TERRITORIALE e INTERCATEGORIALE.

Noi pensiamo che questa strada possa evitare i pericoli di burocratizzazione dovuti alla centralizzazione e con l'autonomia mantenere le esperienze e specificità che garantiscono pluralismo e democrazia. La democrazia non si mantiene solo perché la scriviamo sugli statuti ma bisogna praticarla, conquistarla quotidianamente anche in organizzazioni come le nostre.

L'esperienza passata ci dimostra come negli anni 70 la democrazia era alta nella FLM perché si facevano molte lotte, e c'era la partecipazione DIRETTA dei lavoratori non solo nelle elezioni con la che da bianca, ma anche sulle lotte e sui contenuti della contrattazione.

La caduta di contenuti e di democrazia sono iniziati con la sconfitta Fiat e la caduta delle lotte e progressivamente si sono impadroniti dell'organizzazione fino alla situazione che abbiamo oggi e nessuno è esente per grazia da questi errori.

In conclusione il 1998 deve vederci impegnati in questa verifica e decisioni conseguenti e possiamo

dire che oggi nel nostro territorio non solo l'immagine del Sindacato alternativo è più visibile, ma già si sperimentano forme di lavoro comune e l'APL è impegnata in prima persona.

3°) Prime esperienze internazionali.

La necessità di coniugare radicamento sul territorio con il movimento che a livello europeo si sta formando su degli obiettivi alternativi alle logiche monetarie di Maastrich, in particolare contro l'emarginazione e la disoccupazione, si è concretizzato con la partecipazione di una nostra delegazione alla grande manifestazione di Amsterdam svoltasi a giugno a conclusione delle Marce per il Lavoro attuate in tutta Europa.

La preparazione di tale iniziativa è stata fatta con la presenza di un compagno francese Jean Paul Portello che ci ha raccontato la sua straordinaria esperienza marciando con i disoccupati ed emarginati per le strade e città della Francia.

Portello è un militante del SUD (Solidarieté- Unitè- Democratie) che è un sindacato di Base molto impegnato sui problemi del lavoro ed emarginazione che sono in Francia molto avanzati come vediamo in questi giorni con le lotte dei Chomeurs.

Queste prime esperienze anche se piccole ci permettono oggi di pensare iniziative con i disoccupati avendo la possibilità di fare tesoro delle esperienze esistenti, in particolare quelle francesi (quelle esperienze che preoccupano molto per l'eventuale contagio il Dott. Romiti...) e di coltivare il rapporto costruito con il SUD che sta sperimentando un cammino sindacale simile al nostro.

 

4°) Democrazia e diritti nei luoghi di lavoro

Certamente l'impegno più grande della nostra associazione e la risonanza maggiore all'esterno è venuta con le elezioni alla SKF e con la nostra lotta per denunciare le truffe e le pesanti ingerenze della Direzione SKF (in particolare di Villar). Ma queste grandi energie spese hanno dato buoni frutti non solo negli stabilimenti SKF, ma anche sul territorio, nelle forze politiche, parlamentari, mezzi di comunicazione.

In particolare lo scandaloso comportamento di commissioni elettorali, sindacati, direzione SKF e Comitato dei Garanti ha smosso le coscienze non solo dei nostri militanti rafforzando in loro l'impegno per la militanza, ma molti lavoratori cosiddetti "moderati" o "non sindacalizzati" si sono

ribellati a questi atteggiamenti autoritari sostenendo la nostra partecipazione anche se molti non ci avrebbero votato. Sicuramente il problema della democrazia nelle fabbriche è stato reso visibile e si sono smascherate le posizioni false e da questo momento non sarà più così facile sotterrare il problema o farlo diventare addirittura una nostra colpa come hanno per mesi cercato di fare i padroni, le loro associazioni e anche sindacalisti.

Ci sono stati dibattiti e giudizi sui giornali locali, consigli aperti, iniziative politiche, interpellanze in Regione, in Parlamento e tutti hanno verificato la correttezza dei nostri requisiti e la discriminazione subita dai lavoratori, dai nostri candidati, dalla nostra associazione e un'offesa alle regole democratiche che tutti dicono di praticare.

Ora bisogna continuare a partire dalla nostra convocazione presso la Commissione Lavoro della Camera appoggiando le proposte di Legge della Cub e dell'On Giorgio Gardiol, chiedendo in particolare che la Legge sia definita con urgenza e contenga certezze e chiarezza sulle regole, ridia ai lavoratori i diritti e non solo alle organizzazioni sindacali e che sia la magistratura a giudicare l'operato e l'applicazione delle regole contenute nella Legge e non un comitato che non garantisce niente se non il monopolio confederale e il patto concertativo nato dagli accordi di Luglio del 93.

Porteremo davanti al Pretore le truffe e le ingiustizie avvenute negli stabilimenti SKF di Villar, Pinerolo e Avio, e ci attrezziamo da subito per partecipare a tutte le elezioni nel nostro territorio e dove siamo presenti, ribadendo le nostre posizioni nelle prossime iniziative pubbliche a partire dal Consiglio Comunale Aperto del 3 Febbraio a Pinerolo.

Come continuare la nostra esperienza

Tra i nostri militanti è frequente la riflessione sulla scelta fatta di dare vita ad un'esperienza alternativa anche perché ci accorgiamo giorno per giorno che è una scelta complessa nella quale non ci sono molti modelli di riferimento o rendite di posizione: la strada è quasi sempre da scoprire, i risultati non si vedono subito e la nostra esperienza passata nel sindacato confederale molte volte insufficiente.

Il dibattito si è incentrato in molti Direttivi su come è più corretto arrivare alla formazione di un sindacato alternativo e di Base ma che abbia al tempo stesso una dimensione che consenta di affrontare i grandi problemi non solo dei luoghi e condizioni di lavoro ma quelli più generali dello stato sociale e degli effetti della competizione globale, dal lavoro minorile, alle gabbie salariali, al lavoro in affitto.

Il dibattito ha messo in evidenza da una parte la necessità di caratterizzarci in modo più netto e al tempo stesso di saper costruire alleanze e tenere rapporti con tutto il mondo del lavoro, il sociale e la politica. Problemi e scelte che difficilmente sono separabili, ma quasi sempre frutto della sperimentazione, di un paziente lavoro, ma anche rotture inevitabili.

Questo abbiamo cercato di praticare con molti limiti ma facendo anche dei buoni passi avanti.

Sicuramente la lotta della Cascami, la vertenza della Luzenac, ci insegnano che è molto difficile modificare radicalmente o in modo consistente le logiche contrattuali concertative e questa difficoltà è certamente frutto di crisi di molti iscritti e anche di abbandono della ricerca per quelli meno motivati.

Dobbiamo saper rispettare queste scelte perché in realtà l'impegno che noi chiediamo ai nostri militanti è alto, mentre tutti cercano le sponde, le madri, noi chiediamo di navigare per mari nuovi..........

Ma non ci sono dubbi, che è un percorso da continuare e una ricerca da proseguire.

Le ultime vicende sindacali ci hanno dimostrato come la Concertazione possa degenerare molto facilmente in subordinazione. La vicenda della Finanziaria ha messo in evidenza questo rischio e mai nella storia sindacale abbiamo notato l' assenza del sindacato specie nel rapporto con i lavoratori, per non parlare della farsa sulla consultazione almeno dal nostro osservatorio.

Nelle Scuole dove gli insegnanti erano particolarmente penalizzati sulla modifica delle pensioni non un'assemblea è stata fatta per poi dire che alla fine la grande maggioranza dei lavoratori hanno approvato l'intesa........ la burocrazia annulla la democrazia e una pratica per la pensione vale bene una tessera..........e le risorse economiche arriveranno ai sindacati ufficiali con le pensioni integrative........

L'ultimo balletto sulle 35 ore è il punto più alto della degenerazione: ci manca solo più la dichiarazione di sciopero contro la legge......

C'è bisogno quindi di un soggetto alternativo e questo deve capirlo anche quella sinistra che continua a fare esclusivamente affidamento su una parte della CGIL: gli ultimi fatti dimostrano come influenzi maggiormente la Confindustria che che la stessa tessera di partito. E' significativo che sulle elezioni truffa alla SKF gli unici giornali a non dare la notizia siano stati il Manifesto e Liberazione mentre su questo problema si è mosso con maggior sensibilità e autonomia Giorgio Gardiol.

La battaglia deve quindi continuare anche a sinistra. La sinistra è cresciuta nel nostro territorio anche grazie alla presenza e alle iniziative dell'ALP ma questa non è una delega in bianco.

 

Un sindacato di base presuppone maggior partecipazione dei militanti

Siamo quindi in una fase di ricerca e di sperimentazione e occorre però seminare.

Solo costruendo nuovi soggetti faremmo dei passi in avanti; occorre allora fare più formazione e dare più responsabilità ai giovani perché dovranno essere loro a pensare il proprio futuro sindacale e certamente noi li dovremmo aiutare ma senza troppa protezione, abbiamo troppa paura di che non riescano a prendersi le loro responsabilità? Per riconquistarsi spazi di democrazia, più diritti contro la persistenza precarietà dovranno lottare e rischiare. Noi li aiuteremo cercheremo di mettere a loro disposizione la nostra esperienza, ma loro dovranno rischiare di più e in prima persona.

Inoltre non si può scaricare tutto l'attività sul Presidente attuale o quelli che verranno. Sarebbe più corretto che un gruppo di militanti affianchi il presidente e si assuma più responsabilità nelle decisioni e nella attività sindacale vera e propria. Sempre più soggetti devono essere in grado di far marciare l'Associazione, dalla presenza in sede, ai volantini, all'intervento nelle fabbriche, altrimenti non siamo diversi da altri, l'autorganizzazione ( che è la massima garanzia per la democrazia) è ancora distante.

Il compito del Direttivo potrà essere da una parte di discussione politica e in altri momenti organizzato per dibattere temi specifici che possono anche diventare dei momenti formativi importanti e allargati a tutti gli iscritti interessati.

Costruire quindi strumenti per i militanti per la contrattazione nei luoghi di lavoro, ma anche stimolare la capacità di affrontare temi "sociali" come il lavoro con i disoccupati, cooperazione, mutuo soccorso, ambiente.

Abbinare cioè capacità di dare risposte in fabbrica perché i lavoratori altrimenti ci dicono cosa ci stiamo a fare, alle battaglie sui temi più generali alle questioni sociali emergenti.

Dobbiamo di conseguenza nel 1998 utilizzare delle risorse per la formazione, e a questo proposito proporrei di stabilire nei prossimi direttivi una cifra da destinare ai rimborsi per mancato guadagno per permettere a più iscritti di partecipare alle iniziative e alla vita dell'Associazione: noi non dobbiamo fare profitti quindi investiamo l'attivo di bilancio per favorire la militanza ci renderà certamente in risultati politici per il futuro.

 

 

Quali le cose più importanti da affrontare

Di solito in queste occasioni siamo tentati di fare l'elenco della spesa perché se una cosa non ci manca sono i problemi da affrontare, ma mi limiterei ad alcuni che ritengo prioritari ma che l'assemblea e il Direttivo poi dovranno verificare.

Riduzione degli orari di lavoro

Iniziativa per i disoccupati

Fondi integrativi di Pensione

Progetto di Mutuo Soccorso

Riduzione degli orari!!

Siamo dunque al paradosso, il sindacato che non è preoccupato di dare risposte alla disoccupazione strutturale (per questo è indispensabile una forte riduzione degli orari nella quale le 35 ore dovrebbero essere solo l'inizio) presente in tutto il mondo industrializzato ma pensa prima a difendere la sua posizione, la sua sopprvvivenza, il suo ruolo istituzionale.

Che dire di questo atteggiamento!

- Sicuramente le legge non risolve i problemi ma certamente aiuta a raggiungere l'obiettivo.

-L'atteggiamento dei sindacati dimostrano come la concertazione sia degenerata in accettazione della posizione confindustriale sulle flessibilità. Se c'erano dubbi questa è un'ulteriore dimostrazione che gli accordi di Luglio ( quelli che qualcuno pretende che noi sottoscriviamo) non lasciano molto spazio alla "CONTRATTAZIONE" tra le parti .

- Di tutta questa vicenda che noi riteniamo fondamentale per il futuro gli unici soggetti tagliati fuori sono i lavoratori, i disoccupati, proprio quelli maggiormente colpiti dalla disoccupazione edai ricatti che questa produce sulle loro condizioni.

La nostra Associazione deve quindi fare la battaglia affinchè la legge venga approvata, con la scadenza più ravvicinata, ma non è sufficiente.

Dobbiamo anche pensare come proporre e sostenere l'applicazione concreta partendo da situazioni concrete per esempio in SKF, Manifattura, affichè nella contrattazione siano vanificati gli effetti positivi sull'occupazione.

In particolare mi sembra ci siano alcuni elementi da tenere sotto controllo nelle contrattazione:

1) L'aumento dei carichi di lavoro

2) Quale utilizzo degli impianti ( per esempio proponendo il superamento della Domenica lavorativa)

3) Gli investimenti e relativi incentivi.

4) L'orario annualizzato

In sostanza quale livello di flessibilità contrattare per mantenere un giusto equilibrio tra assunzioni, condizioni di lavoro e produttività. Una bella partita che però non si può giocare sapendo già il risultato come vorrebbero la Confindustria e anche parte di sindacato.

Un grande impegno anche per noi viste le difficoltà incontrate in passato nel migliorare nella contrattazione le scelte dei padroni. Ma non possiamo sottrarci e potremo verificare se la nostra presenza sarà solo "virtuale" oppure porterà dei risultati anche piccoli, ma risultati concreti.

Certamente per un intervento su questi argomenti ci vuole un alto coinvolgimento dei lavoratori, una capacità di organizzare delle lotte e costruire attorno una grande solidarietà dei cittadini e isituzioni del territorio.

Iniziative con i disoccupati

La logica conseguenza di un impegno per il lavoro e per la riduzione degli orari è il coinvolgimento dei disoccupati. La nostra Associazione non è stata in grado in questi due anni di intervenire e pensiamo che oggi sia indispensabile un lavoro in questa direzione, mettendo a disposizione di questo progetto uomini, risorse, intanto per prendere contatto con queste persone e dare loro le informazioni sulle cose che succedono da noi e negli altri paesi europei e non fare solo consulenza, pur importante sui vari tipi di assunzioni, concorsi, occasioni di lavoro, ma invece tentare di coinvolgere direttamente loro nelle iniziative partendo dall'esempio francese di questi giorni.

Sappiamo che il rapporto con i disoccupati è molto complicato e occorre avere molta attenzione e in particolare sentire e capire le loro esigenze sapendo che ognuno ha una sua storia e molta diffidenza verso coloro che arrivano dall'esterno del loro mondo. Dobbiamo però partire contattarli, invitarli alle nostre riunioni e verificare quali iniziative fare con loro, dando loro un segnale di attenzione e intanto di disponibilità verso i loro problemi.

Cosa diciamo sui Fondi di Pensione

Nell'ultimo direttivo si è discusso su come intervenire in merito a questo problema, cosa diciamo ai lavoratori, cosa pensa di fare l'ALP su questo terreno, visto che questi fondi sono partiti (vedi quello dei Chimici) e altri partiranno prossimamente vedi i Meccanici.

Il nostro giudizio negativo su tale iniziativa del sindacato risale per molti di noi a quando ancora eravamo nel sindacato confederale e già si cominciava a capire il progressivo attacco alla previdenza pubblica e della voglia dei padroni di utilizzare le nostre liquidazioni.

Tale giudizio negativo è riferito al fatto che si obbliga il lavoratore a finanziare le imprese attraverso il circuito finanziario con parte di salario indiretto. Finanziamenti per le ristrutturazioni che non sempre portano benefici ai lavoratori.

Si instaura un metodo che vede le aziende contribuire per un terzo e due terzi il lavoratore, invertendo così la situazione dei contributi previdenziali e creando un precedente pericoloso.

Delegittima e penalizza la previdenza pubblica e l'Inps chiamata sempre solo a sborsare.

Non ci sono certezze di risultati negli anni, perché nessuno è in grado di prevedere crisi, crolli di borse che influirebbero pesantemente nella resa finale.

Non dobbiamo però fermarci a dire no lasciando così alle imprese oltre 200.000 lire all'anno per lavoratore e pensiamo di orientare la nostra iniziativa su questi terreni:

1° Informare e approfondire le proposte i meccanismi cioè come funziona e quali vantaggi e quali rischi i lavoratori corrono, invitando esperti.

2° Proporre a a tutto il sindacalismo di base di rivendicare la possibiltà di effettuare accodi con Banche Etiche che garantiscano che l'utilizzo di questi soldi sia destinato a iniziative Solidali, non Belliche, a tutela dell' Ambiente. Rivendicare cioè il diritto di decidere almeno dove destinare i propri soldi!!

3° Perchè da questi accordi è stato escluso l'INPS? Pensiamo invece che sia da riproporre e non solo favorire le solite Assicurazioni....

 

 

 

 

Il Mutuo Soccorso

Nel nostro Statuto è previsto l'accantonamento di risorse per progetti di Mutuo Soccorso.

Ora noi abbiamo accantonato i soldi ma non abbiamo ancora elaborato un progetto, che faccia della nostra associazione anche un luogo di solidarietà reciproca concreta, con delle regole, casistiche che valgano per tutti e superare l'intervento quando scoppia un problema.

L'occasione del 150° della nascita delle prime esperienze di Mutuo Soccorso che ha visto Pinerolo tra le prime città a sperimentare quete forme di solidarietà, ci aiuta.

Pensiamo quindi di dedicare alcuni momenti per conoscere meglio la storia di queste Società e allacciare dei rapporti con quelle esistenti anche per prendere spunto dalle loro esperienze e fare delle cose insieme.

 

Bilancio e Iscritti

La sintesi del bilancio che trovate e che daremo anche all'esterno, indica che anche nel 1997 abbiamo avuto un notevole attivo non ostante la riduzione delle entrate. La riduzione delle entrate è il frutto del calo degli iscritti. Questo calo è consistente e riflette le difficoltà che abbiamo incontrato in alcune realtà, gli errori compiuti, oltre a casi di crisi come all'Osae. Ci sono anche situazioni cone la Tecnocable dove, finito l'intervento sul fallimento che aveva portato molte iscrizioni non sono in grado di proseguire sindacalmente e il non potere entrare nelle fabbriche, fare le assemblee, fare il buon sindacalista come in molte piccole fabbriche non consente la prosecuzione di un rapporto.

Accanto a queste situazioni ci sono però altre realtà che tengono come alla SKF e sono state in grado di reggere uno scontro così impegnativo come alle elezioni delle Rsu in SKF, e reggere alla grandi pressioni della Direzione. Oppure come il collettivo della Scuola che ha svolto un grandissimo lavoro di formazione , informazione, l'organizzazione dello sciopero contro la finanziaria che ha registrato una grande partecipazione e che stà raccogliendo i frutti con un buon incremento degli iscritti e di partecipazione alle riunioni del Collettivo. Oppure come il collettivo delle Poste che ha contribuito alla nacita del Coordinamento Nazionale.

Dobbiamo quindi affrontare il calo con srietà senza nasconderlo ma avndo coscienza che l'impresa che affrontiamo è in controtendenza e si chiede agli iscritti cose difficili e ci sarà sempre chi non se la sente o preferisce non rischiare.......

L'importante in questa fase è resistere, decidere sempre le cose collettivamente, seminare con pazienza e quando arriverà il momento essere ancora quì....Abbiamo fatto molto possiamo essere orgogliosi.

Continuiamo allora con serenità perchè facciamo una cosa giusta, che era da fare, mantenendo sempre tra di noi un rapporto franco e di tolleranza allo stesso tempo.

Voglio concludere facendo gli auguri alle nostre prime iscritte che affrontano la maternità, a Nando di ritornare a casa con la sua