Teresa Mattei


Teresa Mattei, detta Teresita (Genova, 1º febbraio 1921 – Lari, 12 marzo 2013), è stata una partigiana e politica italiana.

Combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù (con la qualifica di Comandante di Compagnia), fu la più giovane eletta all'Assemblea Costituente, dove assunse l'incarico di segretaria nell'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea Costituente.

Dirigente nazionale dell'Unione Donne Italiane, è stata l'inventrice dell'uso della mimosa per l'otto marzo: l'idea le venne quando seppe che Luigi Longo intendeva regalare alle donne per quel giorno delle violette; Mattei intervenne suggerendo un fiore più povero e diffuso nelle campagne.

Iscritta al Partito Comunista d'Italia nel 1942, si laureò in Filosofia presso l'Università di Firenze nel 1944. Nello stesso anno, il fratello Gianfranco Mattei, docente e ricercatore di chimica al Politecnico di Milano, anch'egli antifascista iscritto al Partito Comunista e appartenente ai GAP di Roma, si tolse la vita nella cella di Via Tasso, a Roma, per non cedere alle torture inflittegli e non rischiare, quindi, di rivelare i nomi dei compagni.

Teresa Mattei partecipò attivamente alla lotta per la Liberazione con il nome di battaglia di partigiana Chicchi, soprattutto nelle cellule comuniste che operavano nella città di Firenze. A lei ed al suo gruppo combattente si ispirò Roberto Rossellini per l'episodio di Firenze del celebre Paisà.

Durante gli anni della Resistenza conobbe Bruno Sanguinetti, di origine ebraica, figlio di un magnate dell'industria alimentare, con il quale organizzò l'attentato a Giovanni Gentile, persona che lei conosceva sin dai tempi dell'università.

Anni dopo, raccontò così la propria partecipazione all'uccisione di Giovanni Gentile:
«Per fare in modo che i gappisti incaricati dell'agguato potessero riconoscerlo, alcuni giorni prima li accompagnai presso l'Accademia d'Italia della Rsi, che lui dirigeva. Mentre usciva lo indicai ai partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò.»
(Teresa Mattei)

Nel 1946 si presentò alle elezioni per l'Assemblea Costituente, candidata nel PCI, nel collegio di Firenze e Pistoia; eletta, fu la più giovane deputata al Parlamento. Nello stesso anno si sposò con Bruno Sanguinetti.[6]

Nel 1947 fondò, insieme alla democristiana Maria Federici, l'Ente per la Tutela morale del Fanciullo. Nel 1955 rifiutò la candidatura alle elezioni per la Camera dei deputati e venne quindi espulsa dal PCI per il dissenso maturato nei confronti della guida togliattiana.

Cinque anni dopo la morte del marito, avvenuta nel 1950, Teresa Mattei contrasse un nuovo matrimonio e diventò madre di quattro bambini, proseguendo la sua lotta in favore dei diritti delle donne e dei minori. Negli anni sessanta fondò a Milano, un Centro Studi per la progettazione di nuovi servizi e prodotti per l'infanzia.

Sempre negli anni sessanta iniziò ad occuparsi di ricerca cinematografica insieme a Marcello Piccardo e Bruno Munari. Dall'unione della sua grande passione per il cinema e della sua lotta per i diritti dell'infanzia, nacque la Cooperativa di Monte Olimpino, di cui divenne Presidente: un'associazione che fa realizzare ai bambini delle scuole elementari e degli istituti per handicappati dei documentari di cinema interamente frutto dell'impegno dei piccoli con l'aiuto dei loro insegnanti.

Trasferitasi definitivamente a Lari, in provincia di Pisa, fondò la Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione. È scomparsa nel 2013 all'età di 92 anni; all'epoca del decesso era l'ultima donna vivente fra i partecipanti all'Assemblea Costituente.

(Fonte: Wikipedia.org)


 

Teresa Mattei è morta

Ultima madre della Patria

Prima ragazza madre in parlamento

… I partiti politici si sono ridotti a mere squadre di calcio,

interessati solo ad avere qualche voto in più degli altri…

Teresa Mattei, Firenze-Stazione Leopolda, 27 aprile 2004.

N

el 1946, quando fu eletta all’Assemblea Costituente, Teresa Mattei aveva 25 anni. Era la più giovane costituente. Nel Pantheon dei padri/madri della Patria, occupa un posto del tutto particolare. Sicuramente non è un’eccezione. Ma sicuramente, forse più di altri padri e di altre madri, non si fece sommergere nel pantano delle oscene banalità nazional popolari che hanno contraddistinto la «Repubblica nata dalla Resistenza». Banalità che hanno cercato di dare dignità a una Repubblica borghese nata dai peggiori compromessi sociali, i cui frutti avvelenati hanno finito per ammorbare il Bel Paese. Con le deleterie conseguenze che da oltre un ventennio ci travagliano con giustizialismo, berlusconismo e leghismo, conditi dai mefitici inciuci di togliattiana memoria. Ciò nonostante, con la morte di Teresa Mattei, queste banalità vengono reiterate dai nècrologi di regime: Giorgio Napolitano, Matteo Renzi, Laura Puppato, Pierluigi Bersani ecc. ecc. Ma, forse, costoro non sanno cosa dicono.

Motivo per cui ritengo opportuno ripercorrere alcuni momenti fondamentali della vita di Teresa Mattei. Così come ella li rievocò nella sua recente biografia «ufficiale» [Patrizia Pacini, La costituente: storia di Teresa Mattei. La battaglia della partigiana Chicchi, la più giovane madre della Costituzione. Con interviste a Oscar Luigi Scalfaro e Valerio Onida, Altraeconomia Edizioni, Milano, 2011. Ne consiglio vivamente la lettura].

Teresa nacque a Genova Quarto il 1° febbraio 1921, in un’agiata famiglia borghese, di buona cultura e di forti sentimenti antifascisti. Nel 1933, i Mattei si stabilirono a Firenze ed ebbero stretti contatti con i fratelli Rosselli e con altri esponenti democratici, sia laici che cattolici. Cresciuta in questo clima, Teresa fin da giovanissima prese parte a iniziative antifasciste e contro la guerra. Nel 1942 Teresa si iscrisse al Partito comunista italiano con il fratello maggiore Gianfranco e con la madre Clara Friedmann. Dopo il 25 luglio 1943, entrò immediatamente nella Resistenza; a Firenze, ebbe un ruolo rilevante nei Gruppi di azione patriottica e nei Gruppi di difesa della donna; partecipò ad azioni militari e contribuì all’esecuzione del filosofo fascista Giovanni Gentile (15 aprile 1944) [p. 63]. Il fratello Gianfranco, che operava nella Resistenza romana, fu catturato e fu internato nel mattatoio nazifascista di via Tasso; fu sottoposto a torture e, nella notte tra il 6/7 febbraio 1944, si impiccò, per non tradire i compagni. Anche Cicchi subì pesanti «trattamenti». In quei frangenti, si legò sentimentalmente a Bruno Sanguinetti. Più anziano di lei, era nato nel 1909, Bruno apparteneva a una ricca famiglia di industriali triestini e, a 22 anni, aveva aderito al Pci. Laureato in fisica e in ingegneria, aveva di fronte una brillante carriera accademica che dovette lasciare per motivi di famiglia, assumendo la direzione delle attività industriali. Ciò non gli impedì di svolgere importanti incarichi politici per il Partito.

Ragazza della Nuova Italia Democratica, ma …

Pedigree familiare, cultura, impegno partigiano e relazioni politiche tutto contribuiva a far di Teresa il modello di ragazza della nuova Italia democratica. Con queste referenze, fu eletta all’Assemblea Costituente. Ma c’era un neo: era in attesa di un figlio il cui padre era il compagno Bruno Sanguinetti, già coniugato. A questo proposito Teresa ricorda:

«Togliatti voleva farmi abortire per timore dello scandalo, ma quel figlio io lo volevo … Dissi a Togliatti “Le ragazze madri in Parlamento non sono rappresentate, dunque le rappresento io”» [p. 146-147].

Proposta non gradita, che segnò la sua emarginazione. Nonostante l’atmosfera bigotta del partitone, Teresa si prodigò per difendere i diritti e la dignità delle donne: cittadine, madri e lavoratrici; contrastando compromessi clericali. Fuori dal Palazzo, sostenne le lotte per l’occupazione delle terre nel Mezzogiorno. Ma ogni pazienza ha un limite: non ingoiò l’Art. 7 della Costituzione, che riconosce i Patti Lateranensi, sottoscritti l’11 febbraio 1929 da Papa Ratti e Mussolini. Alle elezioni del 18 aprile 1948, rifiutò di candidarsi. Rinunciava a una «prestigiosa» carriera, ma il Pci perdeva un «prestigioso» specchietto per le allodole. Ormai aveva capito che molte cose non le garbavano; agli insistenti inviti del Migliore replicò:

«Tornai da Togliatti e gli dissi “Tu fai politica perché vuoi governare la gente; io invece vorrei che la gente si governasse da sé”. Da quel momento io e Togliatti non siamo più andati d’accordo» [p. 144].

Inevitabilmente, si scontrò con le «donne in carriera», stampo Nilde Iotti.

«10 anni fa le ho chiesto, dopo che già era stata presidente della Camera per due volte: “Nilde, lo sai quanto costa 1 kg di pane? Quanta carne può comprare una massaia con 150 lire?” E lei rispose che non lo sapeva proprio. E allora le chiesi: “Come puoi rappresentare le donne italiane?”» [p. 151].

In materia di «miserie politiche», Teresa ricorda che quando era all’Ufficio di Presidenza della Costituente ebbe l’incarico di fissare i criteri per stabilire lo stipendio dei parlamentari. Con Giuseppe Di Vittorio, fece un’inchiesta da cui risultava che il salario medio mensile italiano era di 42mila lire. Lo propose. Apriti cielo! I colleghi aspiravano a 300/500mila lire. «(…) c’è stato un grande tira e molla e alla fine siamo riusciti a portare a 80.000 lire lo stipendio degli “onorevoli” che era già il doppio della paga comune» [142].

E oggi, qualche bello spirito si turba per il cri cri dei grilli …

La sua posizione politica divenne più penosa dopo la morte di Bruno Sanguinetti, avvenuta a Milano il 10 dicembre 1950. Restò sola, con due figli: Gianfranco e Antonella. Nonostante le difficoltà, tenne duro. Seppure controcorrente, restò vivo il suo impegno. Contrastò cautamente lo stalinismo, cercando varchi di intervento politico. Ma il suo spazio era sempre più angusto e, quando mise in discussione la «democraticità» del Pci, fu radiata. Era il 23 aprile 1955, a meno di un anno dal Ventesimo congresso del Partito comunista dell’Unione sovietica (febbraio 1956), che avrebbe denunciato i crimini di Stalin. Ma nel frattempo il Partitone di Palmiro aveva metabolizzato lo stalinismo; grazie a Giorgio Amendola (e Giorgio Napolitano), ne aveva assimilato l’essenza antiproletaria e ne aveva espulso le scorie operaiste di Pietro Secchia (e Giulio Seniga).

In questo ambiguo gioco delle parti, dominava un clima di inganni e menzogne. Che durò nel tempo. «Con mirata capziosità infatti, anni dopo, così si evince da l’Unità del 23 settembre 2004: “Fu radiata per il suo dissenso sulla politica agraria sovietica”» [158].

«A chi chiedeva di me al partito, è stato detto che ero morta» [p. 148].

Una seconda giovinezza politica

Tutt’altro che morta era la vita politica di Teresa, che visse una seconda e lunga giovinezza, durata fino al 12 marzo 2013, quando morì fisicamente.

Ne ha fatte di tutti i colori. Sempre controcorrente. La sua attenzione politica si rivolse ai bambini. Vittime predestinate di una società omologante. Punto d’approdo fu la fondazione nel 1987 della Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione, auspici Cesare Zavattini, Cesare Musatti, Danilo Dolci e tanti altri.

Nel frattempo, col Sessantotto, Teresa era tornata giovane. Trasferitasi a Pisa nel 1967, fu con gli anarchici, con Potere Operaio e con Lotta Continua, cui aderì. Non solo idealmente, ma anche fisicamente, prendendo parte attiva alle manifestazioni. Fino al tragico anti-G8 di Genova del 20-21 luglio 2001. In più occasioni si scontrò con i fascisti neri ma anche con gli ancor vivi cascami dello stalinismo: «Io in casa Mattei non ci metto piede», disse Pietro Ingrao, salvo poi pentirsi [pp. 180 e 213].

Entusiasmi e lotte furono accompagnati da lutti familiari, tra cui la morte di Antonella (15 agosto 1983), e dalle incomprensioni politiche con Gianfranco, che durarono un quarto di secolo [p. 182]. Bizzarra nemesi. Il figlio le rimproverava, da sinistra, la militanza in Lotta Continua. Nei primi anni Settanta, Gianfranco animava in Italia l’Internazionale Situazionista che, con acuta lungimiranza, vedeva in Lotta Continua la punta avanzata dei «recuperatori», ovvero di coloro che, cavalcando lotte e movimenti, li avrebbero poi ricondotti nell’alveo istituzionale. Possibilmente traendone vantaggi. Come si è visto. Ma nessuno è perfetto.

Dino Erba, Milano, 14 marzo 2013.