Teresa Ferrero

Teresa: una scelta di vita a favore degli ultimi è l’unico commento che mi viene immediatamente pensando a Lei, alle  mille attività che hanno caratterizzato la sua vita, la sua scelta di lavorare a fianco di quanti hanno un percorso difficile nella propria esistenza. Come non leggere così la sua vita, a partire dallo stare accanto ai carcerati, all’impegno da Vice Sindaco a Vigone, al ruolo nel CISS,  al suo “non chiudere” mai la porta a chi si rivolgeva a Lei per un aiuto, fosse esso economico o di sostegno o di confronto. Come non leggere così la sua vita da Insegnante, quelli con la I maiuscola, che credono in quello che fanno, che sanno che deve essere trovato uno stretto raccordo tra il mondo della scuola e quello del lavoro: e qui c’era il suo ruolo nel rapporto con le aziende per stimolarle ad aprire le porte ai giovani, con gli stages estivi; un impegno non facile cui si è dedicata nel modo più “forte” possibile. E sicuramente tralascio mille cose che Tere ha fatto: l’Associazione Senza Mestiere, il But, l’accompagnatrice turistica…. E da pensionata, non ha certo pensionato la sua scelta di vita: e da qui la volontà di lavorare nell’Università della Terza Età, o lo stare accanto, come ha ricordato don Marabutto al suo funerale, agli ultimi, ai bambini di strada del Brasile.

Una scelta vissuta con entusiasmo: e così mi piace ricordarLa.

(Giorgio Canal)

 




A nome dell’unitre di Vigone, di Pinerolo, del pinerolese e nazionale

Ci piace pensare che, come dice un poesia di un poeta senegalese Birago Diop, :“ quelli che sono morti non sono andati via…. Sono nell’albero che stornisce, nel bosco che geme, essi sono nell’acqua, che corre, sono nella capanna, essi sono nella folla, i morti non sono morti, Quelli che sono morti non sono andati via, essi sono nel cuore della donna, essi sono nel bambino che vagisce, nel tizzone che brucia, i morti non sono sottoterra, essi sono nel fuoco che muore, essi sono nelle rocce che gemono, essi sono nelle foreste, sono nella casa, i morti non sono morti.”

Teresa vive nelle cose che ha fatto e ci ha lasciato, in quel miglioramento della comunità che ha contributo a creare. Teresa ci lascia il compito di continuare le sue opere, compito che Teresa espresse quando assunse il ruolo del prof Mario Monge  di coordinatrice culturale dell’unitre, vi leggo le sue parole:

“ credo che il miglior modo di ricordare il mio predecessore prof Mario Monge, sia continuare la sua opera con lo stesso spirito, lo stesso entusiasmo, la stessa dedizione.

Pertanto saranno ancora ideali di pace, di solidarietà, di libertà e di giustizia sociale a far da sfondo a molte lezioni,

Valori che parevano acquisiti una volta per sempre e che ora sono fortemente a rischio”

Questo sarà il nostro modo di ricordarla

 francesco


Carissimi,

vorrei provare a fare alcune brevi riflessioni che ci aiutino a vivere con Ter questo momento. Sono riflessioni appena sussurrate, fatte con pudore per non oscurare il patrimonio che Ter ci consegna con la sua dipartita.

Se c'è un sentimento, misto al dolore del distacco, che questa assemblea può esprimere ( ed io mi sento di esprimere a nome dell'assemblea) è il grazie per tutto quello che molti di noi qui presenti hanno scoperto e ricevuto da Teresa, nelle grandi e piccole cose.

In uno degli ultimi incontri mi ha detto: "Sono serena, credo di aver fatto quello che potevo e ora aspetto il mio momento...".

Amici sono parole che esprimono la consapevolezza serena di essere arrivati al termine del proprio  cammino, anche se il corpo sembrava camminare in altra direzione e lasciava in che le stava accanto angoscia, turbamento, e la domanda che consegniamo al mistero: se ha fatto tanto bene perchè questa morte, perchè non le è stata risparmiata. Perchè le persone "buone" sono anche quelle più provate?

Noi ritorniamo ai testi biblici.

Abbiamo ascoltato dal libro dei Proverbi l'elogio della donna di carattere, che non risparmia le sue braccia, che è generosa con i poveri e aiuta i bisognosi, che non ha paura del futuro, che parla con sapienza e dà consigli di bontà.

Direi che sono esperienze  che hanno scandito, magari con alti e bassi, com'è nella natura umana, la vita di Tere ed hanno contagiato chi le sta vicino.

Dall'altro lato questa stupenda pagina del Vangelo ci richiama alla responsabilità individuale verso chi ci è prossimo e anticipa nell'oggi, nel presente, quello che sarà il giudizio definitivo...

" Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,

ho avuto sete e mi avete dato a bere,

ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi..."

Scorrendo la vita di Teresa c'è un filo rosso che sempre emerge con forza, si fa strada

" e cioè che il bisogno che l'altro manifesta crea un'inquietudine nel cuore di Tere e sempre in qualche modo c'era una risposta.

Difficilmente chi bussava alla sua porta e al suo cuore la trovava indifferente, era sempre pronta a cercare una risposta concreta, mettendosi in gioco personalmente, dando del suo,lasciandosi coinvolgere da quella "pietas" o compassione che mai faceva cadere le cose dall'alto ma diventava una esperienza di coerenza e testimonianza che parlavano da sole.

C'è un altro aspetto di Teresa, di questa dimensione che mi ha sempre colpito: aiutare l'altro, aiutare chi è nel bisogno, prendersi cura gli uni degli altri ci fa crescere tutti in umanità e forse ci rende migliori.

Ritrovo un'espressione alta di etica laica (ormai quasi del tutto scomparsa). Non vado incontro all'altro perchè sono stimolato o da una religione o dall'altra ma perchè l'altro è parte di me.

Allora proviamo a ripercorrere le esperienze di Teresa e ci apparirà tutta questa grandezza vissuta però sempre nella umiltà e nella discrezione.

Penso al suo lavoro con i carcerati, e al servizio di Amministratrice a Vigone e in questi ultimi anni al lavoro nella Università della terza età.

Penso a quella che è stata la sua professione fondamentale: l'insegnante dove non solo è stata particolarmente attenta a chi faceva più fatica, ma al suo grande contributo di elaborazione e soprattutto di gestione di una scuola che tenta di collegarsi col lavoro, con il territorio.

Penso all'esperienza "un mestiere" e al 'but', a cui assieme ad altri ha dato anima e corpo.

Penso alla sua commozione, quando in vari viaggi in Brasile si incontrava con chi era nella disperazione più totale.
Penso  a tante esperienze che hanno arricchito la sua interiorità,il suo percorso: le letture, le amicizie, i viaggi, la sofferenza unita a con molta senza imprecare.

Perchè Teresa amava le cose belle. E' per questo che il nostro grazie oggi è ricco e pieno di riconoscenza.

Ti auguriamo buon viaggio e a rincontrarci presto!

d.Bruno Marabotto

 

 


eco del chisone