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TEMPO DI SCIOPERO
Loris Campetti
C'è vita nella Cgil. Una vita travagliata, ma in
tempi duri è pur sempre un punto di partenza. Il sindacato diretto da
Susanna Camusso ha deciso di organizzare uno sciopero generale di tutte le
categorie, una scelta molto importante, tutt'altro che scontata alla
vigilia del direttivo nazionale del più forte sindacato italiano.
Inizialmente a chiedere una mobilitazione straordinaria di tutte le
categorie dell'industria, dei servizi, del commercio e dei pensionati era
la sola Fiom con il sostegno della minoranza congressuale della Cgil. La
Fiom ai metalmeccanici ha già chiesto molto: una manifestazione e uno
sciopero nazionali in tre mesi per spiegare che in Italia non c'è solo il
bubbone Berlusconi ma anche la mina Marchionne, tutti e due da rimandare a
casa perché l'uscita dalla crisi non sia peggiore della crisi stessa. A
rischio, ha ripetuto la Fiom, non ci sono solo le tute blu ma l'intero
mondo del lavoro. Si sta facendo a pezzi la democrazia nel nostro paese.
Quando il modello Marchionne si è esteso come la peste e, a partire dalla
Fiat, ha contagiato persino la scuola e il pubblico impiego; quando anche
i pensionati dello Spi hanno compreso l'intreccio velenoso tra una
Confindustria piegata a Marchionne e un governo impegnato nello
smantellamento dell'intero sistema dei diritti che quei lavoratori di ieri
avevano conquistato al prezzo di durissime lotte; quando persino nel
commercio ha fatto capolino il modello Mirafiori; quando cioè la politica
degli accordi separati contro la Cgil è diventata dominante, allora il
direttivo della Cgil ha capito che il tempo degli appelli alla buona
volontà e ad improbabili alleanze era finito e ha deciso lo sciopero
generale.
Non era questo l'obiettivo a cui lavorava la segretaria generale,
comprensibilmente preoccupata dal rischio di isolamento della Cgil.
Susanna Camusso ha fatto l'impossibile per convincere Cisl e Uil che la
strada imboccata è destinata a provocare rotture ancor più insanabili e
a far arretrare di decenni il movimento dei lavoratori. La segretaria ha
poi spedito messaggi concilianti alla Confindustria, puntando alla
costruzione di un fronte unico contro il governo Berlusconi. Ma ha
ricevuto solo schiaffi, anche insulti e nuovi accordi separati. Il
problema in Italia non è la Fiom e la sua radicalità, i problemi si
chiamano governo, Confindustria, Cisl, Uil. E, probabilmente a monte di
tutti gli altri, c'è l'assenza, quando non la complicità con gli
avversari, delle forze maggioritarie dell'opposizione.
Susanna Camusso ha dovuto prendere atto che il tempo del dialogo è
finito. Sarebbe incomprensibile se ora, attraverso sotterfugi burocratici,
qualcuno in Cgil tentasse di diluire l'effetto sciopero spostando nel
tempo la data. Non lo capirebbero i lavoratori e le lavoratrici in attività
e in pensione. Non lo capirebbero gli studenti che si battono nelle scuole
e nelle università contro un modello culturale devastante, non lo
capirebbero i precari di ogni lavoro, i giovani disoccupati, gli attivisti
impegnati nella difesa dei beni comuni e del territorio. E non lo
capirebbero i cittadini, donne e uomini, tornati protagonisti in difesa
della democrazia e della Costituzione. La Cgil può diventare una casa
comune per l'Italia non berlusconizzata e non pacificata, come già è per
la Fiom.
C'è bisogno di uno sciopero subito, generale e, perché no,
generalizzato. Sarebbe, con i suoi effetti benefici, il modo migliore per
festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia.
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