La cassa integrazione

(Del 6/2/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 60)

Allo stabilimento della Rio Tinto di Porte




Anche se per il momento non si rischia di dover spegnere i faretti sul casco dei minatori che tutti i giorni entrano in quelle gallerie scavate nella montagna della val Germanasca per estrarre un talco di altissima qualità, la crisi economica ha colpito anche questo settore. Da lunedì per tre settimane i dipendenti della Luzenac-Rio Tinto che lavorano nello stabilimento di stoccaggio in località Malanaggio a Porte, verranno messi in cassa integrazione. Un provvedimento che qui quasi non si conosceva; bisogna risalire all’inizio degli anni ’90, quando per un certo periodo al venerdì si era sospesa l’attività estrattiva. Oggi la cassa integrazione coinvolge 50 persone: operai ed impiegati. Colpirà a rotazione tutti i dipendenti in servizio nel primo turno delle 6 del mattino. In questo modo si andranno a ridurre i consumi di energia elettrica che di giorno hanno un costo più elevato. Spiega Elena Palumbo, sindacalista Filcem-Cgil: «Ci troviamo davanti a una contrazione dei volumi richiesti dal mercato. Questo incide non sui budget di estrazione, che qui prevedono 30mila tonnellate di talco all’anno, ma sulle fasi successive, quelle del confezionamento». Lavoro garantito, quindi, per quei tre turni di minatori che entrano nella miniera di Rodoretto, una trentina di uomini, per due terzi polacchi. Una scelta fatta anni fa, quando si era deciso di far arrivare i lavoratori, i primi con un contratto a tempo determinato. Ma dove inizia la crisi che coinvolge anche il talco delle valli valdesi? «Questo prodotto viene utilizzato nell’industria della cosmesi, in quella farmaceutica e nella produzione delle materie plastiche – continua la sindacalista – E allora è chiaro che quando calano i consumi del settore auto, dove la plastica è largamente usata per paraurti e cruscotti, c’è una contrazione della richiesta. E non dimentichiamo che anche un minor consumo di cosmetici ha la sua ricaduta». Il calo di richiesta di materia prima non investe soltanto le miniere della val Germanasca: la Rio Tinto, multinazionale proprietaria delle miniere, lo sta vivendo sia in Francia che in Austria. Ma, ancora ieri è arrivata la rassicurazione che non c’è rischio di un fermo di produzione.

ANTONIO GIAIMO