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Sulla
sicurezza sociale: il
fascismo si presenta ‘moderno’ e nazionalista, non razzista. Il
nazismo fu violentemente razzista e giunse fin a introdurre durante la
guerra il lavoro schiavista. Oggi i movimenti di destra utilizzano confusi
sentimenti cosmopoliti e xenofobi, il loro nazionalismo giunge al
razzismo. L’unica
distinzione tra democratici e fascisti si vede nel loro modo di affrontare
la questione dei lavoratori stranieri. I democratici con la chiusura delle
frontiere e con i permessi di soggiorno, i fascisti col bastone e la
benzina. I
nazisti di fronte alla questione della sovrappopolazione relativa giunsero
alla soluzione finale, ma già Marcus aveva raccomandato al governo
inglese l’uccisione senza sofferenze dei figli dei poveri. Il
problema odierno delle migrazioni di manodopera dal sud del mondo nel primo
mondo scarso di forza lavoro non può essere risolto da questa società,
ma solo da una società solidale da costruire. La
società di domani non sarà come molti si immaginano con la coesistenza
fianco a fianco di diverse ‘culture’ e tradizioni ma con il loro
graduale spontaneo superamento e sintesi nel modo di vivere, produrre,
riprodursi e pensare, in una società mondiale. Sulla
classe:
le
contraddizioni che stanno scoppiando sono giunte a maturazione in lunghi
anni. Pensiamo agli accordi progressivi per il lavoro dei giovani che ci
hanno portato in questa situazione di precariato diffuso. La riduzione dei
salari e la mancata ridistribuzione del reddito globale oggi pongono uno
contro l’altro i lavoratori e strati più poveri, fra cui gli immigrati,
i rom. Solo
una lotta generalizzata che ricomponga la classe nella lotta per la
sopravvivenza può far arretrare il fascismo e l’intolleranza.
Zingari, ma quanti sono? Uno, nessuno centomila... i lavoratori sono tutti zingari! d.e. Sapevamo che non è facile contare i figli del vento, ovvero gli zingari. Oggi sono qui, domani sono là , e chi si è visto si è visto. Anche perché «essere invisibili» è per loro l’unica possibilità di vita. Tuttavia, di fronte alla sbandierata «emergenza rom», pensavamo (ingenuamente) che il ministero degli Interni della Repubblica italiana avesse predisposto un censimento, anche approssimativo, sulla consistenza numerica degli zingari. Il ministero degli Interno i numeri li ha dati... Vediamo come. Dal «Sole 24Ore» di venerdì 16 maggio 2008, leggiamo che la ricerca Ispo (un’agenzia della CE), presentata a gennaio 2008 dal Viminale (ovvero dal ministero dell'Interno e consultabile nel sito [1]www.interno.it) parla di 140.000 presenze. La raccolta dei dati effettuata recentemente dal «Sole 24Ore» presso le Prefetture (che dipendono dal ministero dell’Interno) dice che il totale accertato delle popolazioni zingare è di 41.295 unità , di cui 26.157 stranieri e 15.138 italiani[2][1]. ? La confusione favorisce i pogrom La confusione nasce da molti equivoci, alcuni alimentati ad arte per confondere idee già confuse. Da cui facilmente nascono i pogrom. Grazie anche all’intervento di mercenari, a tanto al kilo (camorra, leghisti, forzisti, veltroniani...). Per prima cosa, spesso si parla di Rom, per indicare gli zingari che, in realtà , oltre al gruppo Rom, in Italia comprendono Sinti, Caminanti e altri gruppi minori. In Italia, tutti gli zingari (tranne una percentuale irrisoria) sono stanziali, eppure si parla di nomadi. Si parla di nomadi, perchè una buona parte di loro vive nei campi detti «nomadi», ma non certo per proprio desiderio. I dati forniti dal «Sole 24Ore» si riferiscono alla popolazione che vive nei campi «nomadi», ossia sono dati che fotografano una situazione statica (che oggi è soggetta a rapidi mutamenti, sotto l?onda dei pogrom), e parziale, perché non tiene conto di tutti coloro che vivono in condizioni di assoluta precarietà , sotto i ponti, nei parchi cittadini, nelle aree industriali dismesse e così via. ‘ Emergenza Rom’? Una sporca montatura Fatte queste precisazioni, possiamo però trarre alcune interessanti considerazioni dai dati del «Sole 24Ore». Le regioni con maggiori presenze di zingari sono, nell’ordine: Lazio (10.160 zingari); Lombardia (7.157); Piemonte ed Emilia Romagna (entrambe con 3.585); Veneto (4.128); Campania (2.755); Toscana (2.157). Dietro a questi dati, si nascondono realtà assai diverse. Nel Lazio, gli zingari presenti sono quasi tutti stranieri (9.655 su 10.160), e quasi tutti vivono a Roma (9.000). In Lombardia, la situazione è ben diversa: italiani e stranieri sono quasi alla pari (3.365 su 3.795); nel capoluogo vivono due terzi (4.763, di cui solo un terzo italiano), i restanti sono variamente suddivisi nelle altre province, circa 900 a Pavia, quasi tutti italiani (solo 1, cittadino italiano, in provincia di Sondrio). In Piemonte, ci sono 1.904 italiani e 1.681 stranieri, suddivisi abbastanza equamente nelle diverse province: a Torino sono 2.048 e prevalgono gli stranieri, 1.387 contro 661 italiani; mentre nelle altre province prevalgono nettamente gli italiani. In Emilia Romagna (2.990 italiani, 1.295 stranieri), c?è una forte concentrazione a Reggio Emilia, quasi tutti italiani (900 contro 70 stranieri); inversione di tendenza Bologna (556 stranieri e 183 italiani) e a Parma (259 stranieri e 18 italiani). In Veneto (1.788 italiani e 1.340 stranieri) la distribuzione è abbastanza omogenea, con le parziali eccezioni di Verona (254 italiani e 399 stranieri) e Rovigo (83 italiani e 168 stranieri). La situazione muta nettamente in Campania, con 2.755 presenze (solo 78 italiani), di cui 2.065 a Napoli, tutti stranieri. In alcune città , ci sono significativi insediamenti, con situazioni però assai diverse: Firenze 768, tutti stranieri; Pescara 874, 700 italiani e 174 stranieri; Catanzaro: 1.337, di cui 800 stranieri e 537 italiani. La restante popolazione zingara è sparpagliata in molte altre località , con insediamenti che vanno dalle poche centinaia alle decine di individui. ? E allora, scendiamo nei particolari Come si vede, il «problema zingari» può essere circoscritto ad alcune città , dove prevalgono gli stranieri, queste citt? sono sono: Roma (9.000), Milano (3.168) e Napoli (2.065). Lasciamo perdere le chiacchiere sulla «globalizzazione» (ossia i movimenti delle merci, ossia delle «cose», contrapposte al movimento degli umani, ovvero i proletari...) e facciamo i «conti della serva»: ci troviamo di fronte a meno di 15.000 persone, la cui presenza è distribuita in aree urbane molto vaste. Inoltre, queste poche migliaia di persone, che il governo considera «a rischio», comprendono uomini e donne, vecchi e bambini; gli adulti, quando riescono, lavorano; spesso si arrangiano, e solo pochi di loro sono dediti a quelle attività , definite criminali. Ma se fossero veramente criminali, costoro non vivrebbero nei campi «nomadi», bensì in posti ben più confortevoli. E se vivessero nei campi nomadi, sarebbero comunque poche decine di persone, che un commissariato di zona potrebbe controllare, senza mobilitare l’Esercito, come prospetta l?attuale governo Berlusconi-Bossi. Queste semplici considerazioni (contabili) ci fanno capire che il «problema zingari» è una sporca faccenda, alla quale partecipano esponenti politici della destra e della sinistra, in nome di una sicurezza che, secondo loro, non sarebbe «né di destra né di sinistra». ? Se non fosse una tragedia, ci sarebbe da ridere... In un Paese come l?Italia, dove ci sono passati tutti, ma davvero tutti (a parte gli esquimesi, forse...), è impossibile stabilire criteri di purezza etnica. Senza andare indietro nel tempo, durante la Seconda guerra mondiale, la nostra sacrosanta Patria fu invasa da eserciti con soldati di «colore» (i negri!), che hanno lasciato 25.000 figlioli, quelli della bella canzone napoletana «E’ nato niro... niro». Ma ci furono anche i marocchini, i nepalesi, i cosacchi (Kasaki), i brasiliani... Siamo un popolo bastardo, per nostra fortuna... E come tutti i bastardi, dovremmo avere una mentalità aperta. E dovremmo capire, che tutta questa fetente campagna razzista ha radici sociali, ovvero di classe. ? Per i padroni, tutti i lavoratori sono un problema di ordine pubblico In realtà , questa sporca montatura vuole colpire il settore più debole dei lavoratori migranti, gli zingari, ma è rivolta contro tutti i lavoratori, sia migranti sia italiani. Per i padroni, tutti i lavoratori sono un problema di ordine pubblico. Per primi, sono colpiti i lavoratori migranti, quelli senza permesso di soggiorno che, in nome della Bossi-Fini, devono sottomettersi alla regola: lavora e crepa! Dare spazio a questa montatura significa aprire una breccia nel settore più debole, quello del lavoro nero e del lavoro precario. Significa consentire che la condizione di precarietà e di sottomissione si estenda a tutti i lavoratori. Questa prospettiva di precarietà e di sottomissione dei lavoratori è dettata dalle esigenze di un sistema economico che fa acqua da tutte le parti e che, per restare a galla, deve accrescere a dismisura tutte le più sanguinarie forme di sfruttamento del lavoro. Per questi precisi motivi, la lotta contro l’assalto razzista agli zingari deve essere combattuta, senza alcuna esitazione. ‘Siamo tutti zingari ‘
Dino Erba, autore del testo, condivide la proposta «semantica» di Guido Ceronetti: Non oscurare la parola zingaro, «Sole 24Ore», 11 maggio 2008, supplemento domenicale, p. 15. Appello per una mobilitazione antirazzista unitaria
dal basso Il
governo dichiara guerra agli immigrati. Il centro-sinistra lo supera…a
destra Fermiamo
i nuovi pogrom prima che sia troppo tardi Il nuovo governo Berlusconi non ha perso tempo. In piena sintonia con il contenuto principale della campagna elettorale vittoriosa, vara l’ennesimo pacchetto sicurezza. Obiettivo principale: colpire gli immigrati e ….difendere la proprietà privata. Espulsioni più facili per i cittadini comunitari senza lavoro, CPT trasformati definitivamente in carcere e prolungamento della detenzione fino a 18 mesi, esame del DNA per ottenere i ricongiungimenti familiari, poteri speciali a sindaci e prefetti per cancellare gli insediamenti rom, abusivi e non, militarizzazione dei territori: sono queste le misure fondamentali definite dal governo di centro-destra che non trovano nessuna opposizione a sinistra. Anzi. Le dichiarazioni del PD e dell’Italia dei Valori, del presidente della provincia di Milano Penati, di diversi sindaci di centro-sinistra, si allineano perfettamente a questa nuova ondata xenofoba e forcaiola cercando di recuperare i consensi perduti proprio sul tema della sicurezza. E in questo clima di guerra dichiarata si riaffacciano i pogrom. I primi a farne le spese, come sempre, sono i rom. Dagli assalti “popolari” di Napoli, alle molotov di Torino, Novara e Milano, le comunità zingare sono colpite da attentati che mettono a fuoco le loro favelas minacciandone direttamente la vita. Si tratta di un’offensiva razzista forse senza precedenti che trova pericolosi consensi anche in quegli strati popolari che avrebbero mille motivi per rivoltarsi contro ben altri soggetti, e cioè contro i poteri forti e i suoi costanti soprusi sulle classi subalterne. Morti sul lavoro, salari da fame, precarietà diffusa e disoccupazione, problema casa, distruzione dei servizi sociali …problematiche sociali diffuse il cui responsabile ha un nome e cognome ben chiaro: il sistema capitalista, che continua a produrre super-profitti da una parte, guerre, sfruttamento e miseria dall’altra. Le contraddizioni che schiacciano la maggioranza della popolazione crescono ma, evidentemente, questo non è sufficiente a costruire un’adeguata mobilitazione popolare schierata dalla parte giusta della barricata. Il crollo di ogni punto di riferimento utile per i proletari, frutto del tradimento totale della sinistra istituzionale e dei sindacati confederali, lasciano un vuoto che, per il momento, chi si batte per un rovesciamento totale del sistema e delle sue logiche, non è in grado di colmare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strada libera per la crescita di un nuovo fascismo, istituzionale, squadrista e addirittura popolare. Le ragioni per rilanciare la battaglia restano quindi invariate e anzi si approfondiscono. Occorre andare alla radice e lottare per respingere la trappola mortifera del razzismo. E’ fondamentale contrastare il tentativo dei padroni che lavorano per terrorizzare e ricattare le masse immigrate e quindi sfruttare meglio, che vogliono sviare i proletari italiani dai loro reali obiettivi di lotta, che vogliono dividere la classe lavoratrice ed evitare che si formi un fronte di lotta molto pericoloso per i poteri forti. Rinnoviamo quindi il nostro appello per una mobilitazione straordinaria e permanente finalizzata a respingere il nuovo pacchetto sicurezza di Berlusconi-Maroni-Moratti, a sostenere in maniera militante l’autodifesa dei rom e di tutti gli immigrati sottoposti alla repressione razzista, a costruire un percorso di mobilitazione basato su una prospettiva di unità dei lavoratori e delle loro lotte, senza nessuna illusione nelle logiche politiche-istituzionali, ma confidando solo sulla propria capacità di organizzarsi dal basso e di lottare uniti per la difesa di comuni interessi di classe. Su queste basi facciamo appello alle organizzazioni degli immigrati e
alle loro comunità, ai comitati antirazzisti, alle organizzazioni
sindacali dei lavoratori, ai movimenti di lotta, ai militanti
internazionalisti e antifascisti per costruire un’iniziativa unitaria e
permanente contro il pacchetto sicurezza, cominciando dall'impellente
necessità di decidere forme di mobilitazione adeguate a contrastare
fisicamente i nuovi pogrom. VIA ADDA NON SI CANCELLA
Derattizzare Oh, non turbate il Santo Padre, che è vecchio e
stanco. Ditegli che c’è un guasto nei ripetitori di Ponte Galeria e
perciò nei palazzi vaticani per
qualche giorno radio e televisori sono in black-out. Ditegli che c’è
uno sciopero dei giornalisti di tutto il mondo e quindi non arrivano
notizie. Fate che non sappia, insomma, quel che sta succedendo
in Italia ai Rom: e cioè che, come molti non-papi e non-VIP sanno,
da mesi gli “zingari”, in Italia, vedono (e non soltanto a Ponticelli
ma in molte città e paesi) i
loro campi assaltati da facinorosi o “rimossi”, quasi senza preavviso,
dalle “forze dell’ordine”. E’ una specie di pulizia etnica, senza
morti, per fortuna, ma con valanghe di odio, inasprimento di una miseria
già di per sé dolorosa e
terribili traumi per centinaia di bambini. La comunità europea aveva già
sanzionato l’Italia come il paese meno accogliente per i Rom: il
nuovo governo ha ora deciso una soluzione radicale. Razzista. Il Papa, tutto questo, non lo sa.
Se lo sapesse, certamente Benedetto XVI, “Vicario di Gesù
Cristo, Patriarca dell’Occidente e Primate d’Italia”, lascerebbe i
suoi preziosi paramenti dorati e le sue scarpette rosse, per affrontare il
fango dei “campi” contro cui si accaniscono le bottiglie molotov della
gente bene; vi andrebbe a gridare su quelle devastazioni la parola del
Cristo: “Ciò che viene fatto ai poveri è a me che viene fatto”. Papa
tedesco, sicuramente Joseph Ratzinger non riesce a dimenticare il
genocidio degli zingari compiuto dalla Germania nazista ad Auschwitz,
con centinaia di bambini orrendamente torturati dal dottor Mengele;
e questo ricordo, se lui sapesse ciò che sta accadendo a pochi chilometri
dalla sua finestra domenicale, lo spingerebbe a levare alta la voce
per difendere i membri di una etnia dalle vere e proprie persecuzioni in
atto. Così attento alle leggi italiane che “violano i diritti del
feto”, egli mostrerebbe di non essere
meno sensibile ai provvedimenti governativi che violano i diritti umani di
migliaia di persone colpite in base alla loro nazionalità. Davvero vorreste chiedergli di raggiungere i vescovi
entrati nei campi degli zingari bruciati dalla gente pulita, a portare una
richiesta di perdono per l’offesa fatta a Dio? Il Signore ha voluto che
le genti “da un confine all’altro della Terra” diventassero un solo
popolo, radunato dall’amore. Per questo chi odia una stirpe pecca
gravemente contro Dio. Questo stanno dicendo i vescovi italiani pellegrini
fra le rovine fumanti degli
abituri devastati dei Rom... Come dite? Nessun vescovo è là, fra quelle
roulottes sfasciate, fra quelle motocarrozzette caricate di poveri
suppellettili e avviate verso chissà quale destino, fra quei carabinieri
che con i loro pesanti anfibi finiscono
di demolire le baracche bruciate dalle molotov? Ahimè, i vescovi rimangono nei loro palazzi e
tacciono o (vedi Bagnasco) condannano con flebili voci e gelide parole
quelli che con bell’eufemismo definiscono “estremismi”. Cristo si è fermato in piazza
San Pietro? ************ E noi? Noi cittadini abbiamo niente da dire su questa
democrazia che diventa, nei confronti dei più poveri, stato di polizia?
Dov’è il popolo che due anni fa accorse a votare un referendum per
difendere la nostra Costituzione così fortemente impostata sui diritti
umani? Dov’è il presidente della Repubblica, galantuomo come pochi
altri? Dov’è l’opposizione? Dov’è il governo-ombra? Non vedo una marea di indignazione levarsi contro la
criminalizzazione di un popolo che è marcato
dai segni più evidenti di un’estrema povertà ma la cui
pericolosità sociale è enormemente minore di quella dipinta dai politici
della destra. La Caritas, l’unica vera “esperta di umanità” nel
settore, definisce “pesantemente fuorviante” il ritratto dei Rom
disegnato dai mass-media. La politica “della paura”, che ha avuto un
peso tanto grande sui
risultati elettorali, sventola statistiche false. L’Italia è in paese
più sicuro della Francia, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti. Quanto
ai Rom, se la ragazzina che ha tentato di rapire una neonata, a
Ponticelli, voleva davvero compiere un reato così nefando, si tratta di
un caso isolato. Vi sono stati altri episodi del genere ma si sono sempre
rivelati equivoci, dilatati dalla paura della gente e dai pesanti
pregiudizi di cui siamo portatori. ******** Può darsi che la storia abbia decretato la fine dei
popoli nomadi. Dai pastori somali a quelli mongoli, dai tuareg agli
aborigeni australiani, l’evoluzione culturale e il rimodellamento della
Terra (quello fisico e quello politico) sembrano imporre una definitiva
stanzialità. Del resto, siamo tutti
discendenti da antenati nomadi perché il nomadismo è stato una tappa
fondamentale della vicenda umana. Ma se davvero è finito il tempo di
genti sospinte a un cammino ininterrotto dalla necessità e da
un’inesauribile voglia di libertà, allora, almeno, esse hanno il
diritto di attendersi l’aiuto di una
società dominante che ha già compiuto da secoli un trapasso di civiltà.
E invece è proprio quello che non vogliamo consentire ai Rom: la
stanzialità, l’integrazione. Delle immagini (troppo
rare e prudenti) che la televisione ci ammannisce, quelle che
colpiscono maggiormente, oltre alle facce piangenti dei bambini, sono
quelle del lavandino montato nella baracca demolita, del libro o del
quaderno rimasto nel fango; e, dei discorsi
della gente, accanto alle parole di odio, la tristezza di qualche
insegnante che cerca dove sono finiti i “suoi” alunni. Mi è capitato di entrare qualche volta nel carcere
minorile di Casal del Marmo, a Roma,
e di vedere (non dico conoscere!) giovani Rom attentissimi a
imparare un mestiere. Il carcere come unico apprendistato? ******* Diavolo vuol dire: colui che disunisce. Maledetto il
seminatore di odio. Maledetto il seminatore di falsità. Falsità è la leggerezza con cui si confondono Rom e
Romeni (anche questi ultimi, del resto, oggetti di una pesante
disinformazione); falsità è la diversa gravità attribuita a
fatti di cronaca. Per esempio: tutti ricordano, giustamente, la povera
ragazza romana che, durante un litigio con una
prostituta romena, è morta perchè il puntale dell’ombrello
della contendente è penetrato in un suo occhio, ma chi ricorda che pochi
mesi più tardi una ragazza romena è stata spinta da una squilibrata
sotto il convoglio della metropolitana, a Roma, e da otto mesi è in coma
profondo? ******* La storia non sarà più “maestra di vita” come
sentenziano in molti, ma certi ricordi sono davvero inquietanti. Leggo che
alcuni commercianti del rione Ponte Milvio, a Roma, hanno fondato
un’associazione che finanzierà un gruppo di ex poliziotti addetti alla
sorveglianza del rione. Lo fecero (e lo fanno) anche molti commercianti di
Rio de Janeiro e di Sâo Paulo. Da queste polizie mercenarie,
incaricate di “ripulire le strade” e “dare una lezione” ai piccoli
criminali, sono nati un po’ alla volta , gli “squadroni della
morte”. Garantivano rapidità operativa e certezza della pena. Il fatto
è che vogliamo vivere tranquillamente, a qualunque costo. La vignetta di
Altan, oggi, 16 maggio, su “la Repubblica”, mostra un bravo borghese,
ben vestito e ben nutrito, che dice: “Basta con le mezze misure. Occorre
il boia di quartiere”. Anche i poeti vedono lontano. Scriveva Davide Turoldo
quindici anni fa: “Ho paura del nazismo dietro
le porte. Ho paura di questi nazionalismi, di questi rigurgiti di
politiche negative. Ho sempre combattuto contro tutto questo. L’ho
scontato con guerre che sembravano non terminare mai. Ho paura della
volgarità di questa classe dirigente”. Il direttore di Radio Padania, uno degli
organi del nuovo governo, ha detto che è più facile derattizzare una
zona che liberarsi dai Rom. Ettore Masina www.ettoremasina.it
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