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I MINATORI E IL LORO LAVORO di Enrica Rochon
La fase arcaica: fine 800- 1920 Il periodo fascista e il primo dopoguerra: 1925-1955 La fase dei miglioramenti: 1955-1975 La fase più recente: dal 1975 ai giorni nostri
i proprietari della Talco&Grafite
ADA PREVER in VILLA ('Madama Villa')
il fratello ARTURO PREVER premessa Descrivere e comunicare cosa ha rappresentato per alcune migliaia di persone lavorare nelle miniere di talco della Val Germanasca, provando a delineare una storia di questo lavoro, non è cosa semplice. Può forse essere utile presentare alcune parole che aiutino ad inquadrare i nodi che attraversano la storia di tutto il secolo: rischio, solidarietà, comunità, sindacato e mestiere. Il punto da cui partire forse è proprio quello del rischio; lambiente di lavoro nel sottosuolo presenta oggettivamente dei fattori di rischio per la salute e la vita stessa di chi vi opera: il buio, la ristrettezza degli spazi, lamplificazione dei rumori delle pareti, lartificiosità dellaria pompata dai ventilatori, la presenza della polvere di talco o di roccia, e la costante presenza di pericoli più o meno prevedibili che vanno dai crolli alle frane alle esplosioni. Lansia per linsicurezza e limminenza del pericolo è inevitabilmente diffusa e marcata: " Stare sotto fa una paura inconscia. Ci sono dei momenti in cui cade qualcosa e ti spaventi, scappi via, impressionato o no...; magari dentro sei più impressionato di quello che vuoi far vedere." (nota n. 1) "Sottoterra cè sempre lincognita: quando si è ai primi tempi si ha paura dei rumori perché non si è capito ancora dove può essere il pericolo, e quale rumore lo indica , quando bisogna far presto e quando bisogna scappare. " (int. n. 2 ). La convivenza col pericolo cui si associa la fatica, fa dunque parte del mestiere. Tuttavia i minatori del talco sono anche, generalmente, montanari, e lambiente montano può costituire il contesto in cui matura la capacità di mettere alla prova la forza ed il coraggio, rispondendo al bisogno di superare delle sfide (nota n. 3) La probabilità con cui il pericolo diventa infortunio o tragedia varia nel tempo di pari passo con le trasformazioni tecnologiche ed organizzative, e di questo parleremo più avanti. "Il brutto del lavoro in miniera è compensato dal rapporto umano che si crea tra la gente." ( nota n. 4) " ....Si deve lavorare in condizioni di fiducia con un altro. Io voglio sapere di lavorare con una persona intelligente e capace, che mi dà una garanzia anche rispetto al padrone. Da lì viene il rapporto di solidarietà che cè tra noi, nella maggior parte dei casi. Quando uno va in pensione facciamo un festicciola (nota n. 5) " Si andava daccordo, il lavoro era già triste, ci mancava ancora di litigare!". (nota n. 6) Il rischio e la solidarietà che ne deriva stimolano la costituzione di una vera e propria "comunità"; una "comunità operaia" che si esprime: - nellattaccamento al proprio cantiere: " Nel cantiere in cui lavori cè il piccolo gruppo di amici, il tuo adattamento al lavoro, al luogo, agli attrezzi...; si crea un clima." (nota n.7) - nellinvenzione creativa e collettiva di forme di lotta:" Quando volevamo tener giù la produzione sapevamo farlo tutti insieme." (nota n. 8) - nella coesione mostrata dai minatori nelle lotte del secondo dopoguerra: ".... Si spiega forse la facilità della lotta nella miniera se si pensa che il lavoro era scabroso, mentre negli stabilimenti la differenza di paga era cosa di poco conto rispetto alla durezza del lavoro... penso che la differenza principale stesse appunto lì, altrimenti non mi spiego perché avremmo dovuto scendere noi dalle miniere." (nota n. 9) " LAzienda, quando vedeva che si preparava battaglia, immagazzinava talco nei due stabilimenti di macinazione, e si preparava a resistere. Così noi minatori, oltre a scioperare, dovevamo scendere a Malanaggio a fermarli, perché continuavano a far partire camion carichi di talco.....(nota n. 10). Questa comune appartenenza si esprime anche nelladesione al sindacato, quarta parola singnificativa del nostro percorso. Sindacato inteso come elemento di tutela mutualistica - a partire dalle pratiche per il riconoscimento della silicosi - come organizzatore delle lotte, come elemento di comune rappresentanza degli interessi. E una caratteristica comune a molti minatori il fatto di avere in tasca una tessera sindacale.(nota n. 11) Le diverse ragioni dellappartenenza al sindacato sono ben espresse da queste interviste fatte a minatori: " In passato il sindacato era visto come lorganizzazione che appoggiava, seguiva e spingeva le domande di pensione per silicosi... Cera anche il riconoscimento della necessità del sindacato per altre cose, ma la molla è stata la protezione e lassistenza in caso di silicosi" (nota n. 12) " Il lavoro accomuna, non puoi essere solo amico nel lavoro, vuoi esserlo anche nelliscrizione alluno o allaltro sindacato.... Non si resiste senza una tessera.... Non si può convivere in miniera senza pagare la propria quota, cosa possibile in una fabbrica dove ciascuno pensa per sé." ( nota n. 13) Lelevata conflittualità che corrisponde ad un elevato grado di sindacalizzazione è un tratto distintivo che accomuna i minatori del talco a tutti i minatori del mondo che insieme ai portuali e ai forestali sono stati i più propensi a scioperare. Non è un caso che durante gli scioperi più duri i minatori non fossero (in passato) sempre sostenuti dagli operai della macinazione. Ci si iscrive dunque ad un sindacato (CGIL o CISL, perché la UIL è praticamente inesistente) e la scelta tra le due organizzazioni rispecchiava -almeno fino a 20 anni fa - le diverse appartenenze religiose: i valdesi in CGIL e i cattolici in CISL. Interessante che sul terreno dellappartenenza sindacale - che rappresenta il massimo livello di unità dei minatori - trovino il modo di esprimersi le diverse appartenenze "esterne" che attraversano il corpo dei minatori: " Nei più vecchi cera la divisione tra Pralini e Rodorini, tipo clan, perché dietro cera la storia della religione. Oggi le cose sono più mescolate. (nota n.14) o come unaltro minatore dice riguardo agli anni recenti " Il sindacato che ho sperimentato io in miniera è un sindacato di uomini, più che di strutture. Non si presenta in assemblea durante le lotte con volantini che facciano il punto della situazione, ma si affida al carisma di particolari persone. In una miniera di montagna non è possibile pensare ad un lavoro esteso di sindacalizzazione come viene fatto nelle grandi fabbriche. E un lavoro di contatti personali, in cui parli un attimino della famiglia,, un attimo della pesca, un attimo del lavoro, poi dici qualche battuta sul sindacato." (nota n. 15) Queste parole, questi nodi, si presentano in modi molti diversi nel corso di questo secolo di vita delle miniere e si modificano in relazione alle tecnologie, allorganizzazione del lavoro, allefficacia della lotta, allambiente esterno, ecc. La storia del lavoro nelle miniere di talco è quindi tuttaltro che lineare; conosce fasi e periodi assai diversi, in larga parte scanditi dai tempi e dai modi delle ristrutturazioni industriali. Sono i salti tecnologici e le conseguenti modifiche dellorganizzazione del lavoro che hanno determinato il terreno di gioco su cui i lavoratori si sono trovati ad operare ed hanno saputo muoversi più o meno efficacemente. Per questo motivo, nel tentativo di tracciare una storia del lavoro nelle miniere seguiremo le diverse fasi scandite dallinnovazione tecnologica. A questo riguardo è bene notare come fino ad anni recentissimi la tecnologia usata nelle miniere del talco della Val Germanasca, era arretrata rispetto a quella utilizzata in altre miniere.( nota n. 16). Questa arretratezza è stata determinata da almeno due elementi: Da un lato il basso costo del lavoro che si è avuto in miniera almeno fino alla metà degli anni 60 non ha certo incentivato la sostituzione del lavoro umano con le macchine. In secondo luogo, il fatto che il talco da estrarre è concentrato in filoni discontinui e a volte relativamente sottili, e la necessità di garantire la purezza del talco stesso sin dalla sua estrazione, non hanno permesso la meccanizzazione di consistenti fasi del ciclo lavorativo. Non a caso, lenorme aumento della produttività ottenuto negli ultimi anni con ladozione di tecnologie "da cava" ha come contropartita labbandono dei filoni più piccoli di talco. Ci si occupa solo del talco che può essere estratto rapidamente con lausilio dei mezzi meccanici e si abbandona nel sottosuolo tutto il resto. In questo modo dagli anni ottanta/novanta larretratezza tecnologica delle miniere della Val Germanasca si è fortemente ridotta; una modifica profonda che mette in discussione la figura stessa del minatore così come labbiamo conosciuto nel corso di questo secolo. In tutti questi anni infatti, la miniera si è retta fondamentalmente sulle spalle della professionalità dei minatori, del loro mestiere. Mestiere, questa è la quinta parola che vogliamo sottolineare perchè sono i minatori che accumulando negli anni esperienza e professionalità, garantivano nei fatti il funzionamento del ciclo produttivo. Il principio organizzatore della produzione in miniera era dato dalle scelte e dalla capacità dei minatori riuniti in quel nucleo organizzativo elementare che era "la coppia", la quale univa mansioni di ideazione e di esecuzione. Abbiamo avuto per decenni unorganizzazione industriale pretaylorista (dove le mansioni non sono parcellizzate) e prefordista (dove il ciclo produttivo non è determinato da un sistema di macchine) in cui il lavoro dei minatori era caratterizzato da:
"Cè una certa soddisfazione perché non è come stare davanti a una macchina che va sempre allo stesso ritmo. Poi cè sempre un po di diversivo perché non comporta sempre lo stesso lavoro" (nota n. 17)
" Si fa quello che si pensa sia giusto, e ciò varia di giorno in giorno a seconda di cosa succede." (nota n. 18)
Anche di questa ristrutturazione ci occuperemo in modo più approfondito in seguito. Passiamo ora ad individuare le 4 grandi fasi storiche in cui cercheremo di organizzare questa esposizione osservando congiuntamente, nel loro intrecciarsi, levoluzione tecnologica, la modifica dellorganizzazione del lavoro, i rapporti sociali nellazienda, le condizioni ambientali in miniera e le questioni relative alla salute: 2) Il periodo fascista e i primi anni del dopo-guerra ( 1925- 1955) 3) La fase dei miglioramenti: 1955- 1975 4) La fase recente: dal 1975 ai giorni nostri La fase arcaica: fine 800- 1920 - Tecnologia Tralasciamo la fase originaria che risale a tempi ancor più antichi, in cui si scavava il talco a cielo aperto, ed allora erano sufficienti pochi, rudimentali strumenti. Linizio dellestrazione in galleria comportò la pratica del minaggio e la necessità dellarmatura, ovvero la costruzione di quadri di sostegno del terreno sovrastante, in legno, nei primi tempi estremamente precaria e carente, infatti il sistema di coltivazione era in discenderia, senza ripiena, per cui i crolli erano allordine del giorno: quando sintuiva il pericolo si abbandonava una galleria e se ne costruiva unaltra. Alla fine del secolo scorso ebbe inizio il sistema di estrazione conosciuto con il termine "montante", ovvero dal basso verso lalto. In altre parole quando una fetta di coltivazione era terminata, si ripienava con lo sterile e si saliva poi al piano superiore tramite una rimonta per ricominciare da capo la coltivazione, avendo come pavimento la ripiena sottostante. Per praticare i fori dellesplosivo al fronte si utilizzavano il punteruolo e la mazzetta; una vera e propria arte era lesecuzione di questi fori della profondità giusta, con distanze adeguate tra i fori e per la quale ci voleva una giornata di lavoro. Come esplosivo si usava la chedite, poi sostituita dalla dinamite. Il quadro aveva dimensioni ridotte: due metri di larghezza al piede, un metro e venti centimetri di larghezza al cappello, alto un metro e novanta, circa. Per costruirlo occorrevano: laccetta, la sega, il filo a piombo, il metro, scalpelli, la mazza, la "raminetto" (unascia usata per i lavori di incastro). Per lo sgombero non cerano altri attrezzi che picconi (con manici di varie lunghezze), mazze, badili, carriole, palanchini, vagoncini. La ripiena si eseguiva a mano con lo sterile. I lumi ad olio, unica forma originaria di illuminazione furono soppiantati ai primi del 900 dalle lampade a carburo che rappresentarono un miglioramento, tuttavia producevano un gas dal pessimo odore che impregnava gli abiti dei minatori. La ventilazione era inesistente o assai scarsa. Si ricorda il congegno della troumbo, azionata a mano, mediante la quale si convogliava un po daria nelle trance in cui si lavorava. Essendo le gallerie del talco situate a livelli altimetrici notevoli, lontano dalle abitazioni, il tragitto casa - miniera era un lungo e faticoso viaggio: specialmente in inverno, con la neve ed il ghiaccio, si doveva ricorrere a sci e ramponi e raggiungere gli imbocchi con gli abiti già completamente bagnati : " Negli strapiombi di Punta Croc la neve arrivava fino al petto, quello di testa faceva pochi metri, poi passava in coda, e avanti così. Alle volte occorreva strisciare pancia a terra, ricoperti di neve e di ghiaccio ." ( nota n. 20) Si costruirono delle baracche adiacenti agli imbocchi: altro non erano che un precario, affollato, antigienico riparo notturno. I minatori più distanti vi soggiornavano durante i sei giorni lavorativi di dodici ore, tornando a casa la domenica. Alla fine dell 800 erano alcune centinaia i montanari che, data la povertà del momento, scelsero il duro lavoro in miniera piuttosto che essere, molto probabilmente, costretti ad emigrare. " Lo sviluppo dellattività estrattiva è stato consentito dallofferta di lavoro della gente della valle che viveva di uneconomia di autosufficenza, e che conduceva una vita di una durezza incredibile. Ad un certo punto hanno cercato un miglioramento col lavoro in miniera anche a costo di gravi sacrifici. Se i contadini avessero continuato a fare solo i contadini, i minatori si sarebbero dovuti cercare tra gli schiavi. Daltra parte è successo così in tutte le miniere del mondo: i minatori son gente abituata a grandi sforzi fisici." (nota n. 21) Legato allestrazione del talco era nato il mestiere del portatore, riservato sopratutto a donne e bambini. Infatti in un primo momento il talco si trasportava a valle in sacchi di juta o sulle spalle o tramite slitta. Si partiva alle tre del mattino, si rincasava in tarda serata. In caso di ritardo non si trovava più talco da trasportare e la giornata era perduta. " Avevo 18 anni portavo giù il talco da La brouo à la Mait e dalla Traverso. Ne portavo 4 quintali e mezzo. Era molto pericoloso, dovevo mettere "li courdelh", ma quando non bastava mettevo le catene, e quando tirava vento caldo non era sufficiente, allora prendevo dei rami di larice e li attorcigliavo intorno alle catene. I quattro quintali che venivano caricati erano in tre sacchi, non era facile metterli sulla slitta e scaricarli allarrivo. Il carico sulle spalle era assai gravoso." (nota n. 22) I portatori a spalle venivano pagati 10 centesimi al miriagrammo, quelli coi carrettini solo 8 centesimi al miriagrammo; i due centesimi in meno servivano per pagare gli uomini che aggiustavano le strade rovinate dalle ruote dei carretti. Seppur malpagati i portatori erano costosi, pertanto una ditta, la "Anglo-Italian and Plumbago", con il conte Brayda ed il genio militare costruirono la grande funicolare e la décauville che collegavano le gallerie di talco di Sapatlé e Malzas con i magazzini di fondovalle. Inaugurata il 23 ottobre del 1893 fu una costruzione avveniristica per quei tempi, in quanto permetteva di effettuare 140 viaggi al giorno per un totale di 560 quintali, funzionando 6 mesi lanno. Nei decenni successivi seguì la costruzione di altri tratti di funivia. (nota n. 23) Il trasporto con le slitte venne così abbandonato, intorno agli anni 20, determinando una prima crisi occupazionale, solo in parte risolta dallassorbimento in miniera dei portatori disoccupati.. - Rischi, pericoli Accanto alle frequenti ed incontrollabili frane, allumidità delle gallerie, alle condizioni di vita malsane sia allinterno che allesterno delle gallerie, uno dei maggiori pericoli per la salute dei lavoratori era costituito dal "poulhan", un gas tossico di anidride carbonica che soggiornava nel sottosuolo a causa della ventilazione pressochè nulla: causava mal di testa, vomito e svenimento. Conflittualità, Sindacato Fino al secondo dopoguerra non esisteva una forma organizzata dei minatori; restano tuttavia delle tracce di conflittualità. Una di queste, molto colorita, risale al 1906, anno in cui una ditta, precedente alla T&G volle costruire un troncone di teleferica alla Roussa , fino a Balma. I portatori temevano la disoccupazione e, con la solidarietà dei minatori, la ostacolarono in ogni modo, fino ad arrivare al tentato omicidio del direttore dei lavori, Carlo Salton. Alla fine dellanno rientrò il licenziamento di un indiziato e ci fu un aumento di paga, ma la funivia venne costruita , e i portatori persero il lavoro .( nota n. 24) La paga di un minatore nel 1936 era di 1,60 lire al giorno, aumentata a 2,40 lire quattro anni dopo.
Il periodo fascista e il primo dopoguerra: 1925-1955 - Evoluzione della tecnologia Mediante la gestione di alcune aziende idroelettriche da parte della "Talco & Grafite", lenergia elettrica divenne forza motrice di alcuni nuovi macchinari in miniera (in nota : la costruzione dei canali di alimentazione delle centrali, per es. 1927 il canale Perrero-Chiotti). Linnovazione tecnologica più significativa di questo periodo fu il sistema per preparare la volata: a sostituire punteruolo e mazzetta giunsero, alla fine degli anni 20, le perforatrici ad aria compressa, a secco. La polvere prodotta da queste nuove macchine si volatilizzava negli angusti spazi delle gallerie ed i minatori erano costretti a respirarla. La ventilazione era ancora insufficiente, le maschere scarse ed inadeguate . La preparazione della volata richiedeva non più una giornata ma unora di lavoro. Tutto questo aumentò significativamente la produttività, ridusse loccupazione e peggiorò pesantemente le condizioni di lavoro . Il sistema di esplosione della volata era a miccia, esse potevano essere di lunghezza diversa o venire accese con uno scarto di pochi secondi. Gli attrezzi della volata: la "sguretto" un cucchiaio di rame piegato allinsù col manico lungo quanto il foro, che serviva a svuotarlo completamente dal talco; "lou bourou", un bastone dalla punta piatta impiegato per schiacciare le cartucce collocate nei fori. Anche nel trasporto ci furono dei cambiamenti: nel 1932 arrivarono alla Gianna i primi camion per il trasporto del talco; nel 1949 si provvide anche al trasporto dei minatori tramite autobus nel tratto Perosa-Gianna. La decauville dal 1300 alla Carla fu costruita negli anni 50. - Ruoli lavorativi e rapporti sociali Allepoca del fascismo e fino a tutti gli anni 50 lorganizzazione del lavoro in miniera, si associava ad una visione gerarchica dei rapporti sociali, e prevedeva: il manovale, lapprendista, il minatore di seconda , il minatore di prima (categoria), il caposquadra, il sorvegliante. Il manovale spingeva i vagoni dalle tramogge fino allesterno. Qualche volta sostituiva un assente o veniva chiamato a fare un lavoro più difficile come prova di iniziazione al cantiere. Era giudicato sia dal capo che dai minatori. Lapprendista minatore e il minatore di seconda avevano compiti simili che andavano dal caricare i vagoni (smarinare) e versarli nelle tramogge al fare le ripiene con lo sterile, a coadiuvare il minatore di prima in ogni operazione. Il minatore di prima categoria eseguiva i fori per il minaggio e i quadri di sostegno delle gallerie di coltivazione. Il caposquadra coordinava il lavoro dei vari cantieri di cui era responsabile, controllava il lavoro dei suoi sottoposti e la sicurezza, si occupava delle sostituzioni; infine forniva lesplosivo al fronte. Registrava quotidianamente le quantità di materiali e di esplosivo utilizzate e la fase del ciclo estrattivo raggiunta in ogni cantiere Il sorvegliante dirigeva i capisquadra. Era responsabile dellandamento dei lavori e di eventuali infortuni; indicava la direzione delle gallerie. Allinizio di ogni turno raccoglieva i rapportini dei capi e compilava un rapporto unico raggruppando i dati in base a: presenze, assenze, produzione, consumo ( di legname, ferro, esplosivo). Il rapporto numerico tecnici/minatori era molto elevato. Lavanzamento di carriera da manovale a capo o sorvegliante era possibile e frequente. Lestrazione si svolgeva nellottica del massimo sfruttamento dei filoni: "Nelle gallerie in quota ripulivano il talco finchè il letto e il tetto si congiungevano.Il direttore veniva su ogni tanto, andava nelle discariche con un secchio, e raccoglieva i più piccoli sassolini di talco finiti nello sterile. Diceva: questi son tutti granellini doro!. Allora si raccoglieva tutto, si andava dietro al filone finchè ce nera." (nota n. 25) Il clima sociale era intimidatorio: fioccavano multe, rimproveri, decurtazioni di salario per minimi scarti dalla norma. "Nel 1936 quello che non si sono dimenticati è stato il libretto disciplinare corredato di 25 articoli, e un altro del 1928 di 33 articoli. Niente funzionava bene, il lavoro era disorganizzato, i servizi igienico-sanitari inadeguati,le paghe da fame. Lunica cosa che funzionava al massimo erano gli organi disciplinari. Davanti alla Direzione la parola dei minatori non valeva niente, anzi, non li lasciavano nemmeno parlare. Contava solo la parola del sorvegliante" (nota n. 26). "Se qualcuno arrivava un po in ritardo a causa della neve non gli pagavano giornata e gli davano la multa, oppure quel giorno non gli dicevano niente, e il giorno dopo gli dicevano:ieri hai perso giornata per conto tuo, oggi la perdi per conto nostro, e per quel giorno lo rimandavano a casa.. La multa era scritta su un foglio che appendevano nelle bacheche di tutte le sezioni, e tutti lo venivano sapere" (nota n. 27) Tutto ciò era in linea con ladesione al fascismo dei maggiori azionisti della Società, che modificarono in seguito il loro atteggiamento, appoggiando pienamente la lotta partigiana : i partigiani trovarono rifugio nei cunicoli abbandonati delle miniere più in quota, aiutati con cibo ed altre forniture dagli stessi capi e sorveglianti. - Rischi, pericoli Il pericolo di frequanti crolli e frane si sommava alla fatica e a condizioni ambientali - ristrettezza dei cunicoli, scarsità di illuminazione, mancata eduzione dellacqua, difficili: " Ho lavorato tre mesi in un cunicolo per fare la ripiena, da solo. Laltezza era di 1,30 metri, il cunicolo era tutto tortuoso, un vero labirinto. I sostegni delle armature tutti rotti, era uno scoppiettio continuo.. Dovevo scendere per un buco a picco, da quello stesso buco buttavano giù il materiale, tutte le volte che versavano il vagone si tappava il buco, io di sotto caricavo il materiale sulla carretta, stando tutto piegato: non cera un angolo più alto di quel metro e trenta. Poi mi avviavo lungo il labirinto con la mia carretta carica, la lampada appesa ad un fianco della carretta: Arrivato in fondo la scaricavo con la pala del mezzo manico, perché il cunicolo era talmente basso e stretto che non potevo ribaltarla. Tutto il giorno così, avanti e indietro, ascoltando continuamente quei rumori di spaccature da tutte le parti. Me ne facevano buttare giù più di 60 quintali al giorno, e io dovevo per forza sbaraccare tutto se volevo, al termine della giornata, poter uscire dal buco. Un giorno mandarono con me un novellino di Pramollo. Appena sceso nel buco non ha più parlato. Appena hanno rovesciato un vagone, ahimé, credevo prendesse un infarto; ho gridato a quelli che buttavano giù il materiale di smetterla. Ho liberato il buco più velocemente che potevo; appena ha potuto ha tirato dritto fuori, è andato dal sorvegliante e si è licenziato. " (nota n. 28) Un altro ingrediente del mestiere, era la capacità di prestare soccorso in caso di infortunio: indubbiamente è uno dei compiti più raccapriccianti: " E una paura indescrivibile perché devi soccorrere un compagno che sta morendo e potresti lasciarci la vita. Ma nessuno si tira indietro. Tutti smettono di lavorare, si pensa solo più alla salvezza dellinfortunato, e questo da parte di tutti, anche di chi comanda:" (nota n.29)
Ecco un esempio relativo alla della costruzione di un fornello a piombo, denominato "fornello della morte": " Una notte il tetto del fornello franò furiosamente, per fortuna non con massi troppo grossi. Ebbe appena il tempo di mettersi al riparo dellasse che gli serviva da ponticello. La sua lampada a carburo fu travolta, e lui rimase in quella posizione per tre quarti dora, finché la frana cessò. Il suo compagno dal basso continuava a chiamarlo, finché dallalto sentì un grido: sono ancora vivo!. Ma la discesa era tappata; dal piano sottostante fecero accorre minatori e manovali con vagoni a caricare per liberare il passaggio. Dopo tre ore di duro lavoro riuscirono a fare il buco, tanto da mandare su un po di luce con le lampade e farlo uscire, dopo aver asportato 550 quintali di materiale franato" " Alla Fracio sono stato travolto da una frana di terriccio e acqua, giù al fondo del fornello. Per fortuna era tutto mantecca (fango), non ho riportato ferite gravi. Alla Gianna ho perforato un altro fornello a piombo di 18 metri, da solo, anche lì ci fu una frana, " (nota n. 30) I pericoli connessi allimpiego di esplosivo sono confinati nella sfera dei ricordi più drammatici della storia della miniera. Col sistema a miccia potevano restare inesplose delle cartucce difettose, che, sfiorate con picconi e pale esplodevano di fronte ai lavoratori. Col sistema delle cartucce a tempo ( con micce di diversa lunghezza)il rischio era lerrato calcolo dei tempi. " (...) comera successo a un minatore di Pomeifré , allinizio della galleria di Malzas, a causa di un residuo di dinamite inesploso: il poveretto, mentre faceva lo sgombero, urtò la dinamite con la punta del piccone, così ricevette lesplosione nel petto. Il suo compagno fu scaraventato su un mucchio di sassi, un addetto al trasporto finì a ridosso del vagone. Tutti alloscuro, non trovavano più le lampade. Grida di disperazione. Il posto era solitario e nessuno li poteva sentire . I due più sani tirarono fuori il poveretto con un occhio fuori dallorbita. Fuori era ancora giorno. Lo trascinarono su per il sentiero gridando aiuto. .... Tra il costruire la barella e portarlo a spalle di notte, arrivarono allOspedale di Pomaretto alluna di notte (lincidente era successo alle 17,45), dopo otto ore di grida e lamenti. Il medico Coucourde di Perrero, per ripulirlo dalle centinaia di schegge di roccia, lavorò tre lunghe ore ." (nota n. 31) " Alla Gianna, negli anni 40, erano tre e durante la perforazione successiva alla volata il fioretto fece esplodere un colpo inesploso. Uno è morto sul colpo, laltro è accecato, laltro ancora ci vede pochissimo." (nota n. 32) - Malattie professionali: la silicosi La silicosi fece la sua comparsa proprio negli anni trenta con lavvento delle già citate perforatrici a secco. " Arrivò laria compressa, iniziò la distruzione umana. Le barre-mina erano perforate perché asportassero la polvere di roccia man mano che il ferro penetrava.... Allinizio davano rudimentali maschere, ma la polvere passava ugualmente dalla valvola laterale e il filtro dopo due respiri era intasato, non si respirava più. Cerano le stesse maschere per i due turni, non cerano neppure i filtri di ricambio. Niente maschere per i manovali che caricavano con la pala in una fitta nebbia di polvere di roccia. Dopo due o tre anni di questo abominevole trattamento iniziavano i primi sintomi di malattia." (nota n. 33) " Si facevano perforazioni a secco, per cui, proprio allora la silicosi ha danneggiato molto. Si lavorava in coltivazione e quando si usciva si era bianchi come ad essere stati in un mulino; si andava a mangiare un pezzo di pane e si sentiva crc crc sotto i denti. La maschera non era sufficiente. " (nota n. 34) Il termine silicosi deriva dal nome di una sostanza, il biossido di silicio (SiO2), che in natura si trova puro o in associazione ad altri minerali. La silicosi è una malattia polmonare che dipende dalla quantità di polvere inalata, dal tasso di silice libera, e dalla durata della permanenza nellambiente polveroso.( nota n.35 ) La malattia ha un andamento evolutivo e si aggrava pertanto anche in anni successivi allallontanamento dallambiente nocivo. La morte è spesso causata da complicazioni polmonari e da insufficienza cardiaca. Il decorso medio della silicosi è di quindici- trentanni, con un quadro clinico estremamente sfumato, fino alle fasi più avanzate del processo.(nota n. 36). I lavoratori addetti alla perforazione in roccia erano più esposti al rischio di silicosi dei lavoratori addetti alle coltivazioni che inalavano proporzionalmente meno particelle di silice (nota n.2 del testo). Micidiale fu lesecuzione di alcuni trafori in roccia utilizzati come gallerie di servizio o come canali idrici; essi (traforo idrico delle Longe a Chiotti di Perrero, costruito nel 1926-27 e il traforo Malaura per raggiungere la funicolare che scendeva a Pomeifré) sono ben presenti nella memoria dei valligiani per i morti per silicosi che hanno causato. -Assistenza I controlli medici per accertare la presenza della silicosi iniziarono nellimmediato dopoguerra a cura dellENPI. In un primo tempo il minimo riconosciuto per lindennizzo era del 45%, poi del 34%, poi del 21% negli anni 60, per arrivare all11% negli anni 80. Ci furono divergenze e dissidi sulle modalità in cui le visite di controllo erano effettuate . Per molti al timore della malattia si sommava quello di non ottenere lindennizzo; diventò comune la pratica, non da tutti accettata, dellesumazione dei cadaveri, anche a mesi di distanza dalla morte per sottoporli ad autopsia, per constatare se il decesso fosse avvenuto per silicosi. La scarsa fiducia nei confronti delle visite dellENPI emerge dal racconto che segue: " Verso la fine degli anni 40 saliva una macchina con raggi X alla Gianna, mandata dallIstituto Infortuni: era solo una farsa. Li facevano salire sulla pedana dei raggi, poi comunicavano il reperto: non hai niente, puoi andare a lavorare. Pochi mesi dopo entravano in Ospedale per uscirne morti. Nessuna autopsia, e linfortunio non pagava niente ai superstiti. Più tardi, dietro le spinte dei sindacati, sono riusciti ad ottenere qualcosa, ma non tutti accettavano il disseppellimento dei loro cari; a chi non accettava non dovevano dare nulla. (nota n. 37) - Conflittualità Si avvertì la presenza sindacale ed un conflitto organizzato solo, comè ovvio, a partire dalla fine degli anni quaranta. In quel primo decennio del dopoguerra si registrarono lunghi e ripetuti conflitti determinati da richieste di aumenti salariali (mensilmente un minatore percepiva poco più di 30.000 lire) e dal mancato rispetto degli accordi precedentemente sottoscritti dalla direzione.
Il sindacato pure presente nelle miniere, era però molto debole; cerano fenomeni di repressione anti-operaia, acutizzate da un padronato piuttosto ferreo, e soprattutto perdurarono condizioni contrattuali precarie e inaffidabili. I nodi rivendicativi degli anni 50 riguardavano sostanzialmente gli aumenti salariali, in particolare la questione del premio di produzione e il rispetto degli accordi. Il salario di un minatore nel 1949 andava dalle trenta alle trentasettemila lire mensili: molto meno di quello che guadagnava un operaio del fondovalle. I salari furono mantenuti costantemente bassi fino a tutti gli anni 50 perchè da un lato la T&G aveva il monopolio delloccupazione in Valle, dallaltro il lavoro in miniera fu, fin dal suo esordio unintegrazione al lavoro agricolo, e dunque, non costituiva lunica fonte di reddito, per quanto quello agricolo fosse un reddito di sopravvivenza o poco più. " Succedeva di uscire dalla miniera a mezzanotte e di salire direttamente alla miando per dormire. Lindomani mattina si falciava il fieno fino a mezzogiorno. Un anziano minatore aveva portato in una settimana tredici carichi di fieno dalla miando a casa sua, pur avendo dovuto lavorare nel turno di notte in miniera." (nota n.38) Per quanto riguarda la sicurezza del lavoro, resa possibile da una legge dello stato nasceva nel 59 la Commissione di Polizia Mineraria composta da un tecnico aziendale, un impiegato e un operaio eletto dai compagni di lavoro. Questultimo aveva per la prima volta il potere di far sentire la propria voce, potendo redigere un suo verbale in caso di dissenso dagli altri membri.
La fase dei miglioramenti: 1955-1975 -Evoluzione tecnologica Furono questi anni di grandi rivolgimenti, fortunatamente alcuni di essi erano tesi al miglioramento delle condizioni ambientali e di lavoro. Venne inserito il casco protettivo dotato di lilluminazione individuale (1955), il sistema di ventilazione fu rinnovato mediante la costruzione della galleria Gianna-Salza (1956), che serviva altresì come via di comunicazione. Alla fine degli anni 50 giunsero le prime perforatrici con sostegno ed iniezione ad acqua: esse salvarono molte vite umane, poiché lacqua impediva, almeno parzialmente, che la polvere si volatilizzasse. Il sistema a miccia per fare le volate fu abbandonato e sostituito col detonatore . Ad accelerare i tempi di estrazione e a contenere la fatica degli uomini provvidero invece le pale meccaniche per lo sgombero, montate su rotaie, che furono inserite nel 1959. Anche la ripiena con limpiego dellaria compressa fu accelerata, "sparando" la ghiaia nelle trance appena coltivate. Va osservato che non sempre i nuovi macchinari hanno soppiantato del tutto quelli vecchi, a volte vi si sono associati poichè gli attrezzi tradizionali -un badile, un palanchino- servivano e servono tuttoggi in svariate occasioni.In questi anni inoltre, tutta una fase del ciclo - larmatura- restava invariata, pertanto gli attrezzi erano identici a quelli del periodo fascista. Negli anni 60 dal 1440 alla Carla vennero installate una seggiovia per il personale e una teleferica per portare il talco alla stazione di cernita. Furono aperti nuovi imbocchi (Fontane- Gianna), e si chiusero, dai primi anni 60 le miniere più antiche, considerate meno produttive dalla Società, situate per lo più sulla destra orografica del Germanasca :Malzas, Sapatlé, Envie, , più quelle del Vallone di Maniglia e della Val Chisone -La Roussa. (Pleinet e Coumbo la Fracio erano già state chiuse negli anni 30). Si smantellarono funicolari e decauvilles, ci furono molti licenziamenti. Alcuni investimenti furono destinati alla ricerca di nuovi impieghi del talco (1973).
La scelta della coppia era legata al concetto del mutuo soccorso in caso di difficoltà o di infortunio; era meno gravoso affrontare la fatica e la complessità dividendosi i compiti secondo criteri di equità: lautoresponsabilizzazione, inoltre, ne risultava incentivata.. "Io sono stato 9 anni e 8 giorni col medesimo socio. Io di prima, lui di seconda. Non ci siamo mai lasciati un giorno. Eravamo la coppia che ha oltrepassato tutti a stare insieme. Andavamo daccordo: si capisce, era svelto, facevamo in fretta a fare i nostri lavori" (nota n. 40) Il rapporto minatori/capi era complessivamente abbastanza confidenziale, essendo i capi ex-minatori che conoscevano a fondo tutti i particolari del lavoro che i loro sottoposti dovevano eseguire. "I capi sono compagni passati capi, allora si hanno dei rapporti normali, come compagni di lavoro." (nota n. 41) "Ci davamo del tu, non cera nessuna differenza, nessuno che avesse soggezione di qualcun altro. Succedeva che quando arrivava il capo ci si fermava un momento a fare una chiacchierata, oppure a fumare una sigaretta... Cera molto affiatamento tra capisquadra ed operai." (nota n. 42) -Rischi, pericoli La pericolosità di certe lavorazioni diminuì; il brillamento elettrico delle mine, per citare un esempio, garantiva, e garantisce, più sicurezza perchè agiscono controlli preventivi che impediscono laccensione di tutta la carica se anche soltanto una cartuccia risulta difettosa. Limprevedibilità delle frane restava immutata, ciò che cambiò fu latteggiamento dellAzienda nel suo complesso verso la salvaguardia della sicurezza dei lavoratori: " LAzienda non risparmiava sulla sicurezza. I capi lo dicevano sempre: armate, armate finché è necessario" (nota n. 43) - Malattie professionali La tecnologia questa volta ebbe un risvolto positivo sulla salute. Se nel 1961 la media ufficiale dei colpiti da silicosi era del 60-70%, nel 1967 scese al 20%, e continuò a calare negli anni successivi. -Conflittualità, sindacato Per alcuni dei più giovani la miniera poteva essere diventata lunica occupazione, di qui lesigenza di avere i salari aumentati. Ma, per raggiungere un risultato favorevole dal punto di vista salariale occorrerà arrivare agli anni 60 e precisamente al 1962; dopo tre mesi di sciopero,che, nel ricordo dei protagonisti fu esemplare per coesione interna e unità dei lavoratori, lo sbocco fu: 4000 lire per i minatori e 3000 per gli operai della macinazione. La Commissione Interna diventò più abile, il Sindacato a livello generale acquistava via via più forza. Su questonda positiva sinserì la riduzione dorario a 40 ore per i minatori approvata dal Parlamento nel 1962 e da un nuovo contratto nel 1963 che stabilì alcuni punti fermi di grande portata, tra cui un nuovo mansionario (e labolizione della figura del manovale) e la contrattazione aziendale del premio di produzione. Negli anni 60 crebbe lorganizzazione dei lavoratori, mentre la loro forza contrattuale, soprattutto in tema di difesa dei posti di lavoro, restò bassa. La Val Germanasca fu teatro di lunghe lotte per il rispetto dei contratti e la difesa dei posti di lavoro, intorno ad esse si formarono schieramenti, si sviluppò solidarietà, ed il tutto ebbe una grande risonanza sui giornali locali. Si cominciò nel 1966: lagitazione prese le mosse dalla mancata assegnazione del premio di produzione. La prima risposta dei minatori fu una lotta articolata: due ore per turno di astensione dal lavoro, in attesa di un incontro al Ministero del Lavoro in cui i Sindacati chiedevano la revoca della concessione della Miniera alla Società T&G. Era il 13 gennaio 1966: lincontro fallì e i minatori occuparono la miniera. La Direzione spense il sistema di ventilazione e interruppe lenergia elettrica. La commissione Interna organizzò i due turni del presidio, uno di giorno e uno di notte: " ... Stavamo senzaria dalle 19 alle 7 e dalle 7 alle 19; uscivamo bianchi come stracci, mezzi morti. I turni li facevano tutti, in assoluto. Lo prendevamo come un lavoro: alla sera partivamo col nostro sacco e una bottiglia di vino, giocavamo a carte tutta la notte" (nota n. 44) Resistettero, e non solo in miniera: infatti scesero, a fine gennaio, a presidiare anche il Malanaggio e S.Sebastiano. Si accamparono di fronte agli autotreni inviati a prelevare il talco, ci furono alcuni arresti . Seguì una marcia dimostrativa e silenziosa il 9 febbraio 1966: i minatori trovarono la sede chiusa e i Carabinieri ad aspettarli. Essi non erano però soli; molte forze sociali, politiche ed ecclesiastiche appoggiarono la lotta: Parlamentari , Consiglio di Valle, Chiesa Cattolica e Valdese espressero la loro solidarietà. Il 17 febbraio 1966 fu siglato laccordo: riproporzionamento del premio di produzione, rivalutazione dellincentivo giornaliero, definizione del premio derivante dallaccordo del 1962 e pagamento degli arretrati. "Quellanno i soldi ce li hanno dati" ha detto un protagonista, ma... non trascorse neppure un anno che la lotta ricominciò: questa volta erano in gioco 280 posti di lavoro (in un primo momento la Direzione propose di scambiare il licenziamento in massa con la non-applicazione dellaccordo del 1966!) Partirono le prime 100 lettere di licenziamento ai primi di marzo ed iniziò così una nuova occupazione che durò quasi due mesi. La situazione era difficile (era passato a malapena un anno dallultima occupazione) e la tensione calò nel momento in cui furono resi noti i nomi dei licenziati . Dopo due mesi di occupazione la vertenza si chiuse tragicamente il 24 aprile 1967 con 140 licenziati. Furono dunque anni di grandi conflitti, con esiti di accordi contrastanti: positivo quello del 1963, negativo quello del 67. Questi avvenimenti possono essere spiegati, ancora una volta, con lintervento della variabile tecnologica:; infatti la ristrutturazione tecnologica avviata alla fine degli anni 50 provocò un aumento di produzione e contemporaneamente lesubero della forza-lavoro. Così nel 63 gli aumenti furono concessi anche perché la produzione era raddoppiata, ma subito dopo arrivò lo spettro dei licenziamenti. Il 1967 è laltra faccia della medaglia della ristrutturazione tecnologica: pale meccaniche, perforatrici con sostegni, chiusura degli imbocchi meno produttivi avevano di nuovo reso superflui molti minatori, come daltronde era avvenuto in una fase precedente, in seguito allintroduzione delle perforatrici a secco. La fase più recente: dal 1975 ai giorni nostri -Evoluzione tecnologica Sono considerevoli le innovazioni tecnologiche dellultimo periodo. La loro portata è tale da modificare in profondità il concetto artigianale del lavoro minerario. La prima variazione riguardava il sistema di coltivazione e di ripiena: in alcuni imbocchi dal 1975 circa, la coltivazione che fino ad allora era stata montante diventava discendente. Per far ciò si rese necessario ripienare le trance con ghiaia e cemento, in modo da creare un soffitto solido, sotto al quale si andava a coltivare un nuova trancia.. Man mano che si scendeva diminuiva il pericolo di crolli, di conseguenza si riduceva la necessità di armare fittamente. Non sempre il materiale utilizzato era il legno, poteva trattarsi di puntelli o lastre di ferro. Questo tipo di coltivazione permetteva di ingrandire cospicuamente le gallerie ( tanto che attualmente superano i tre metri di altezza), e di inserire mezzi più grandi. Infatti negli anni ottanta arrivarono i primi mezzi gommati elettrici di maggior portata e non più vincolati alle rotaie. Negli ultimi anni sono stati sperimentati diversi tipi di pale: dopo le gommate elettriche giunsero quelle diesel nel 1991 (in nota accettate malvolentieri dai minatori per linquinamento dellaria), poi le pale Jumbo col fioretto e la pala Wagner ST2 del 1994. Infine nel 1996 compare il mezzo cingolato Shaeff, per abbattere e caricare in modo continuo il talco. Iniziano nel 1994 i lavori per lo scavo di un uovo imbocco che da Pomeifré entra nella montagna in direzione di Rodoretto per un paio di chilometri. Sono stati dati in appalto ad una ditta bergamasca ( la Negroni). Le dimensioni della galleria raggiungono quasi i 5 metri per permettere lingresso diretto degli autocarri . Con ripiena cementata, coltivazione in discendente e mezzi più grandi che svolgono quasi tutte le operazioni al fronte, la produttività raddoppia (nota n. 45) lorganizzazione del lavoro è rimaneggiata (cè il turno di notte, le squadre al posto delle "coppie"), e loccupazione, che dagli anni sessanta è sempre andata diminuendo, subisce un ulteriore e netto calo: i minatori occupati direttamente al fronte sono una trentina su 141 occupati in tutta lAzienda nel 1996.
Dalla metà degli anni ottanta nei cantieri in cui erano state introdotte le innovazioni tecnologiche più significative, la coppia venne sostituita dalla squadra, composta da tre-cinque persone che lavorano contemporaneamente su più cantieri. (nota n. 46) Poiché il numero degli occupati è sensibilmente diminuito, anche il rapporto operai-tecnici si è ridotto. La figura del caposquadra è sostanzialmente simile a quella di un tempo, mentre i sorveglianti sono stati sostituiti da tecnici diplomati. Le loro mansioni sono molto meno relative al controllo e molto più schiettamente tecniche. La provenienza scolastica dei tecnici privi di esperienza lavorativa accentuava la distanza con gli operai. Nella fase più recente si è torrnati al sorvegliante preso dalla miniera. " Una volta anche il sorvegliante proveniva da sotto, adesso hanno assunto dei periti per fare i sorveglianti; allora rimane il distacco tra operaio e sorvegliante. Abbiamo meno fiducia nei nuovi sorveglianti perché manca lesperienza: tecnicamente sono molto più avanti, ma lesperienza non cè" (nota n. 47) In questultima fase (anni novanta) emerge il ritorno alla piccola squadra che, accanto ad una spinta notevole al rinnovamento tecnologico, fa sì che la nostra miniera abbia raggiunto livelli di meccanizzazione inediti per la Valle. Ci si potrebbe chiedere, allora, se è ancora valida lanalogia che associa il lavoro minerario ad un mestiere. Certo è richiesta oggi maggiore flessibilità e capacità di condurre molteplici mezzi meccanici. Lasciamo tuttavia aperto linterrogativo, citando soltanto due opinioni diverse: " Nel vecchio modo di coltivare cera il minatore capace, , ora, sotto il cemento son tutti capaci.. Oggi il minatore sparisce. Lesperienza, però è ancora quella che conta: simpara sempre qualche cosa, se non altro per faticare di meno." (nota n. 48) "Qualsiasi innovazione tecnologica non potrà mai fare a meno della professionalità del minatore, perché ci sono ancora situazioni in cui bisogna armare come i vecchi. Larte del minatore, una volta, era un modo di lavorare, oggi è un modo di lavorare insieme a tanti altri. Si potrebbe vedere come un aumento di professionalità, cioè un allargamento di abilità" (nota n.49) -Rischi, pericoli, assistenza Gli impianti di aspirazione e ventilazione sono relativamente efficaci, anche se necessitano continui controlli sulla presenza di polveri e gas nocivi, tra cui gli scarichi delle nuove pale gommate diesel. Insomma , la tecnologia ha portato più benessere, eppure ogni fase tecnologica risolve problemi del passato, ma ne incontra e ne apre anche sempre di nuovi. Esemplare è il confronto tra il materiale tradizionale delle coltivazioni in rimonta e il ferro che viene spesso impiegato nelle coltivazioni. in discendente: il legno è un materiale che generalmente fornisce dei segnali (scricchiolii, abbassamento o spostamento del quadro), avvertendo i quali i minatori possono correre ai ripari. Nei cantieri in discendente con ripiena cementata sembra che il pericolo di crolli si riduca notevolmente man mano che si scende, tanto da ridurre la quantità dellarmatura; tuttavia il ferro, generalmente usato in questi cantieri non dà dei segnali come il legno, quando si piega è troppo tardi, e se la ripiena non è fatta a regola darte è già avvenuto il distacco di pezzi di cemento. Recentemente gli infortuni più gravi sono avvenuti allesterno. Nel 1991 sinfortunava un meccanico che lavorava allesterno ad una tubatura dellaria compressa, restava invalido; nel 1994 , allimbocco della Paola moriva sul colpo un giovane tecnico che uscendo col locomotore urtava contro le tramogge della ghiaia. (nota n. 50) Il numero degli infortuni in miniera resta alto rispetto ad altre aziende della zona. Tra le lesioni prevalgono le fratture e le ferite da taglio o da punta ; le operazioni più pericolose sono le manovre dei vagoni le armature, gli spostamenti di legname o altro materiale; tra le azioni che scatenano gli incidenti predomina lo scivolamento e ciò è purtroppo ovvio e ineliminabile essendo il contatto con un minerale ,come il talco, che è, appunto, molto scivoloso.(nota n. 51) -Malattie professionali Dal 1977, in conformità all CCNL dellanno precedente, a livello aziendale si stabilì un accordo con il locale Ospedale di Pomaretto per la diagnosi e la cura della silicosi, tramite la programmazione di visite periodiche. Ultimamente lospedale di Pomaretto garantisce soltanto le schermografie e le spirometrie (prove di capacità respiratoria), mentre le visite sono effettuate da un medico di fabbrica. Con la legge n. 780 del 27/12/75 è stata abolita la definizione di silicosi assicurata di cui si parla va nel 1965. Essa da un lato ha assicurato, indennizzandoli tutti i casi di silicosi associata ad altre forme patologiche dellapparato respiratorio e cardiocircolatorio, dallaltro ha comportato un certo dirottamento di casi di silicosi verso queste nuove malattie riconosciute che hanno un trattamento meno favorevole . Il fantasma della silicosi è meno spaventoso di un tempo, mentre sono presenti altri fattori nocivi, quali: il rumore, lumidità e le temperature elevate specialmente in alcuni cantieri. Lumidità tende ad aumentare con la nebulizzazione dellacqua che accompagna la perforazione in roccia le operazioni di sgombero, e la ripiena cementata ( a proposito di silicosi va notato che le particelle di silice a livello di micron esistono sempre nelle bollicine di acqua). Lopinione dei minatori è che le nuove pale diesel siano inquinanti; essi hanno infatti ottenuto una rotazione del personale nei cantieri in cui queste pale sono attive.La Medicina del Lavoro di Siena smentisce questa ipotesi ma linterrogativo non può che restare aperto. La temperatura varia tra i 18 e i 22,5 gradi centigradi, tende a diminuire nella coltivazione discendente con ripiena cementata , perché il ferro e il cemento una volta essiccato non causano la formazione di gas che invece si producono durante la decomposizione del legno. Il rumore causato dalluso di svariati macchinari, dalle perforatrici alle pale meccaniche è un fattore non ancora quantificato, eppure dannoso: sono molti i minatori che accusano problemi di udito. Dal 1991 durante le visite periodiche si esamina pure ludito. ( in nota:La ditta è sotto accusa dallINAIL per decine di lesioni alludito). Attualmente si effettuano con una certa frequenza controlli interni sulla polverosità, il rumore e linquinamento dei mezzi diesel. -Conflittualità, sindacato Negli anni 70-80 gli obiettivi riguardavano tanto lambiente e le qualifiche, quanto la solidarietà con altri lavoratori e la dimensione salariale. Infatti, fin dal 1977 ci furono buoni risultati sul fronte dellambiente di lavoro: Enti specializzati potevano rilevare dati ambientali in miniera, il sistema di ventilazione e tutte le attrezzature furono revisionate. Grandi discussioni si svilupparono nel 79 intorno alla ripiena cementata, ritenuta nociva dai minatori nella fase di essiccatura del cemento. Essi chiedevano lattesa di otto giorni nei cantieri adiacenti alle ripiene appena effettuate. Trentasei giorni di sciopero articolato furono il prezzo di una vertenza aziendale dellaprile 1980 che aveva come obiettivi( raggiunti) lo slittamento in avanti di una categoria per tutti i minatori, e listituzione della mensa. Si trattò di due conquiste significative. La solidarietà con altri lavoratori si manifestò in concomitanza con la chiusura dellIsolantite (1984). La formula delle lotte articolate risultò valida solo fino alla metà degli anni ottanta quando lAzienda poté mettere in libertà i lavoratori che partecipavano a questo tipo di sciopero. Fu un trauma per il sindacato e per i minatori non si sono ancora trovate forme di lotta altrettanto valide. Sempre più forti diventarono invece tre parole dordine aziendali: produttività, ristrutturazione e mobilità. Il 1360, limbocco che si aprì nel 1984 fu la rappresentazione emblematica di queste tre parole dordine. A qualche mese dallinizio della galleria di accesso lAzienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esterna, avanzando presso il Consiglio di Fabbrica e i Sindacati, ragioni legate al mancato rispetto dei tempi e dei costi previsti. La Ditta appaltatrice usava tecnologie nuove ( pale più grandi ed una diversa organizzazione del lavoro ( tre turni ); in seguito tali modifiche sono state applicate anche dallAzienda in parecchi altri cantieri. Il sistema dellappalto sarà ripetuto per tutte le gallerie di accesso al 1360: la rampa del 1440 (terminata nel 94) e la galleria che da Pomeifré entra per due chilometri nella montagna verso Rodoretto in direzione dei fori sonda (iniziata nel 1995). Relativamente agli anni 80 possiamo ancora citare laccordo sulla mobilità che risaliva al 77 e riguardava in un primo momento soprattutto gli stabilimenti, ma venne ad un certo punto applicato anche al sottosuolo. Gli effetti della mobilità sono magistralmente descritti da un minatore: " Lo spostamento di minatori attivi e svegli creava scompenso nellorganizzazione delle lotte; poi non era mai facile riadattarsi in un cantiere nuovo. La miniera è un luogo affettivo; essere spostati è una tragedia, perché cambi amicizie e sistema di lavoro" (nota n. 52) Finiti gli scioperi orari, fin dai primi anni novanta si ripresero gli scioperi per lintera giornata. Gli obiettivi perseguiti erano in parte generali ( per esempio gli scioperi contro la riforma delle pensioni) ed in parte aziendali. Quelli aziendali erano di vari tipi:
Recente (aprile 96)la firma del contratto nazionale (dopo 8 anni)(nota n.53) Cresceva intanto la crisi di rappresentanza del sindacato, in special modo in concomitanza con laccordo sulle pensioni nel 95: i minatori scioperarono e scesero a Pinerolo in manifestazione, fischiando sotto le sedi sindacali (il voto sullaccordo delle pensioni diede in miniera i seguenti risultati: 63 no, 4 si). Una delle conseguenze fu ladesione di una quindicina di minatori alla nuova associazione ALP ( Associazione Lavoratori Pinerolesi). Conclusioni E molto probabile che le ristrutturazioni degli anni 80 e 90 abbiano determinato un salto di qualità nellorganizzazione del lavoro della miniera tale da modificare sostanzialmente il principio organizzativo dellestrazione del talco e messo in discussione la centralità della figura del "minatore di mestiere". Questa ristrutturazione ha agito in profondità perchè ha operato contemporaneamente su tutti i versanti che caratterizzano il lavoro in miniera:
· sui macchinari utilizzati che tendono a trasformare sempre più la miniera in una cava
NOTE Quasi tutti i dati riportati in questo testo provengono dalla mia tesi di laurea-"Lavoro minerario e rapporti sociali in una comunità della Val Germanasca", anno acc. 1985-86, relatore Angelo Pichierri. Pertanto per le fonti si fa riferimento ad essa. 1) Intervista n. 15. 2) " n. 2 3)STRASSOLDO Raimondo, Il futuro economico e sociale del territorio montano, in (a cura di ) DEMARCHI FRANCO, Luomo e lalta montagna, Milano, Angeli, 1979, pag. 138-139 4) Intervista n. 2. 5) " n. 15 6) " n. 13 7) " n. 2 8) " n. 2 9) " n. 2 10) " n. 2 11) Non ci sono dati precisi fino agli anni 70, in quel periodo la sindacalizzazione è superiore al 55%; nel 1986 è del 90%. 12) Intervista n. 17 13) " n. 15. 14) Intervista n. 15 15) " n. 1. 16) Lo scarto rispetto alle miniere di carbone inglesi era di 20-30 anni. 17) Intervista n. 4 18) " n. 1 19) " n. 2 20) " n. 20 21) " del 21/12/1985 22) " n. 20 23) Un di queste fu la Fontane-Reiso. 24) Vedi FERRERO Carlo, La Storia delle miniere, Quaderni di Documentazione della Cominità Montana Valli Chisone e Germanasca., 1988, pag.19-21. 25) Intervista n. 6. 26) " n. 6 27) " n. 20 28) " n. 20 29) " n. 2 30) " n. 20 31) " n. 20 32) " n. 6 33) " n. 20 34) " n. 18 35) Le particelle di silice respirate e giunte negli alveoli polmonari vengono divorate da speciali cellule spazzine, che hanno il compito di pulire i polmoni dalla polvere. Se captano le particelle di silice, vengono da queste rese irriconoscibili, e condotte ben presto alla morte. Lorganismo, di conseguenza reagisce contro i loro cadaveri producendo anticorpi. Questa auto-aggressione suicida riempie la trama spugnosa del polmone di sostanze che trasformano il normale tessuto spugnoso, in un tessuto fibroso, come una cicatrice. Attraverso gli anni questo fenomeno si estende, provoca una progressiva insufficienza respiratoria, e un conseguente danno cardiaco. 36) Il primo sintomo è la dispnea da affanno, dapprima da sforzo, poi anche a accompagnaa da dolori toracici. Tosse ed espettorazione compaiono quando, come di solito accade, alla silicosi si accompagna una bronchite cronica che periodicamente si riacutizza. (Perchè non metti questo pezzo nel testo?) 37) Intervista n. 20 38) Intervista n.8
Al termine di una trancia di coltivazione:
40) Intervista n. 21 41) Intervista n. 4 42) Intervista n. 8 43) Intervista n.2 44) Intervista n.2 45) La produttività media di cantiere dal 1990 al 1993 varia in questo modo: 1990: 3,36 tonnellate di talco per giornata lavorativa 1991. 5,57 " " " " 1992: 6,46 " " " " 1993: 7,13 " " " " 1994: 11 " " " " 1995: 8,38 " " " " 46) Nella coltivazione in discendente con ripiena cementata le operazioni attribuite alla coppia sono molto più rapide:
47) Intervista n.4 48) Intervista n.10 49) Intervista n. 11 50) Intervista n. 2 51) Da unindagine del Servizio di Igiene Pubblica dellUSSL n.42 relativa agli anni 1982 - 1985. 52) Intervista n. 2 53) Laumento salariale fu di 178.000 lire medie mensili di aumento in tre rate e di 1500 lire al giorno in più di sottosuolo (in parte già anticipate dallazienda). (dallintervista n.1)
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