Skf va a scuola. Da Zanussi
Giovedi referendum contro l'accordo separato nella fabbrica dei cuscinetti a sfera
EDI LAZZI - PINEROLO il manifesto24/11/00

A Pinerolo, in provincia di Torino, si è tenuta un'assemblea pubblica del comitato che chiede un referendum per abrogare e rinegoziare totalmente l'accordo firmato da Fim, Uilm e Fismic alla Skf, fabbrica metalmeccanica di cuscinetti a sfera. A maggio è stata presentata all'azienda la piattaforma sindacale unitaria per il rinnovo del secondo livello di contrattazione, votata dai lavoratori nelle relative assemblee. Prevedeva vari punti qualificanti: un aumento di 2.400.000 lire a regime in quattro anni sul premio di risultato, soldi freschi parametrati principalmente su produttività e qualità del lavoro e non solo sulla redditività come nel precedente accordo (rivalutando in questo modo il lavoro direttamente produttivo), contenimento del danno causato dai turni con una riduzione d'orario per chi fa la notte (15 turni), conferma dei lavoratori con contratto a tempo determinato e contratto week-end, passandoli a tempo indeterminato, costituzione di un comitato di sito per contrastare la terziarizzazione e tutelare i lavoratori interni alla Skf ma dipendenti di società terze.
"Con questo impianto la trattativa è stata avviata unitariamente da Fim, Fiom, Uilm e Fali-Fismic che avevano ricevuto il mandato dai lavoratori per raggiungere un'intesa con l'azienda - ricorda Pietro Passarino, segretario Fiom - ma il 7 Luglio 2000 c'è stata la rottura con la controparte, decisa sempre in modo unitario su punti cruciali della piattaforma: salario e precarietà. Dopo quattro giorni l'azienda ha convocato Fim, Uilm e Fali-Fismic per una ripresa della trattativa, la Fiom è stata avvertita solo venti minuti prima dell'inizio. E inoltre, la direzione aziendale ha escluso di fatto dalla partecipazione i rappresentanti delle fabbriche Skf presenti nel sud Italia. In conclusione, senza il consenso della Fiom, l'accordo è stato firmato dagli altri sindacati che precedentemente lo avevano respinto insieme a noi".
Tale accordo prevede solo un aumento di 400.000 lire, qualcosa sull'orario e una semplice commissione bilaterale su occupazione, lavoro precario e terziarizzazione, escludendo di fatto un consolidamento dei diritti per i lavoratori. Di fronte a questa situazione, la Fiom chiede il rispetto del mandato ricevuto nelle assemblee di fabbrica ed esprime un giudizio estremamente negativo alla conclusione della vicenda contrattuale e al modo in cui stata gestita la trattativa.
Pietro Passarino continua dicendo che "con il comitato promotore del referendum, appoggiato oltre che dalla Fiom da altre organizzazioni non sindacali, abbiamo raccolto 1.038 firme davanti ai cancelli della fabbrica, firme che sono state certificate da un notaio. Questa iniziativa ci ha permesso di far passare l'ipotesi di un referendum per respingere l'accordo separato all'Skf che si terrà giovedì prossimo".
Nell'assemblea di sabato tutti gli interventi hanno segnalato l'importanza della riuscita del referendum: la sua vittoria consentirebbe di respingere e rinegoziare un accordo non voluto, e un buon esempio di costruzione di un tessuto democratico che dà ai soggetti interessati l'ultima parola. Colpiscono i riferimenti della vicenda Skf a quella Zanussi, dove la Fiom insieme ai lavoratori ha respinto con forza l'accordo che prevedeva la chiamata a casa dei dipendenti a totale discrezione dell'azienda. Alla Zanussi gli operai si sono battuti fino all'ultimo per impedire la logica dei bassi salari e della flessibilità selvaggia, e anche qui ora si vuole seguire lo stesso percorso. La frase più ricorrente: "l'hanno fatto alla Zanussi, facciamolo anche noi, bocciamo l'accordo e riapriamo la vertenza".
"L'Skf dice di avere incrementato i profitti del 125% rispetto allo scorso anno", esclama un giovane operaio, "è giunto il momento di tirarsi su le maniche e prendersi quel pezzo di utile aziendale che ci appartiene bocciando questo accordo fasullo. 1.038 firme mi sembrano sufficienti a testimoniare il forte disagio che stiamo vivendo. Dobbiamo toglierci il bavaglio che ci hanno messo e far sentire la nostra voce su salario, condizioni di lavoro, precarietà. E' fondamentale la riuscita del referendum, per dimostrare a tutti che che l'ultima parola spetta a noi".
Questi lavoratori sono consapevoli di fare una cosa giusta, c'è voglia di prendersi una rivincita, di decidere del proprio futuro in modo democratico e partecipato. Sembra che la vicenda Zanussi abbia suggerito un esempio da seguire per dimostrare che, dove le lotte sono giustificate da un motivo di qualificazione del lavoro in tutti i suoi aspetti, i diretti interessati sono pronti a mettersi in gioco, ad aprire lunghi e aspri conflitti pur di riuscire ancora a dire la loro opinione e a fare rispettare i propri diritti.