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Caro Moderatore,
mando in una dimensione di preghiera e di gioia la richiesta di poter
diventare pastore dell’Unione delle chiese valdesi e metodiste dopo
molti anni di vita e lavoro nella chiesa.
In un tempo di forti spostamenti di popolazioni mi considero anch’io un
migrante, perché figlio di una coppia di evangelici calabresi che dalle
pendici della Sila Piccola si trasferì a Nord nel territorio del
triangolo industriale .
Questo lembo remoto degli Appennini silani è stato luogo di fondazione di
nuove chiese prima evngeliche e poi valdesi tra le due guerre da parte di
quattro prozii anch’essi emigrati e ritornati pastori dal grande esodo
dall’Italia alle Americhe.
Alcuni parenti furono portati al confino perché colportori e il periodo
tra le due guerre fu pieno di violenze psichiche e materiali.
Nato a Genova con formazione tra le chiese valdesi e metodiste di
Sampierdarena, Verbania, e Biella. Quest’ultima è stata quella dove
dopo scuola domenicale e catechismo mi sono confermato e ho iniziato da
giovane a ricoprire incarichi di responsabilità nella comunità dalla
predicazione, ad anziano di chiesa verbalista.
Una memoria piena di un mosaico d’esperienze stimolanti e preziose.
Ricordo con affetto periodi intensi come la partecipazione durante i miei
studi universitari di Agraria al Progetto Torino della FGEI, che aveva
come obiettivo l’aggregazione e l’animazione biblica di tutti i
giovani del II e III Circuito. La passione per l’aspetto culturale dalla
formazione di centri culturali dall’Arturo Pascal di Torino al Girolamo
Zanchi di Bergamo, dal Ruah di Taranto inaugurato da un Giorgio Spini
pieno di vitalità e formato da membri di diverse chiese evangeliche e
ADI, ai più recenti associazione protestante di cinema Roberto Sbaffi e
Tavolo Interreligioso di Roma alla partecipazione alla redazione allargata
di Gioventù Evangelica e di quella di Protestantesimo.
Arrivo a questa vocazione a quarant’anni e dopo aver lavorato per dieci
anni nel sociale come educatore di Centri di aggregazione giovanile
comunali e educatore di strada, come coordinatore del centro ecumenico
culturale “La porta” di Bergamo, in case di riposo pubbliche e opere
della chiesa come la casa per anziani di Gorle.
Una biografia che va letta anche sotto l‘aspetto dei miei limiti, il
dolore e il disincanto dopo il primo matrimonio, l’eccessivo entusiasmo
per l’attività della chiesa che avevano bisogno di tempi diversi e di
più distanza emotiva.
Fondamentale per il mio percorso l’incontro nel ’98 con la mia
compagna Myriam Inglese e le due figlie Silvia e Valentina che riempiono
la mia vita privata di ogni benedizione e spiritualità.
Nell’ottobre del 1996 ho risposto alla richiesta della Tavola di
iniziare il mio percorso straordinario di avvio al pastorato, ho lasciato
il mio lavoro e ho iniziato a frequentare prima a distanza e poi per
quattro anni la Facoltà Valdese di Teologia, dove ho potuto approfondire
la mia passione per lo studio teologico.
Credo sia importante sottolineare la mia formazione. Ho frequentato con
costanza centri evangelici e ecumenici con particolare rilievo Bethel e
Agape e con la partecipazione a numerose staff, e la militanza nella REFO
(Rete Evangelica Fede e Omosessualità) come coordinatore teologico
continuano ad arricchire di stimoli e opportunità la mia ricerca.
Gli ultimi due anni li ho trascorsi come candidato nella chiesa valdese di
Milano con la cura anche di Cinisello e Pavia, anche qui le occasioni di
formazione non sono mancate, dall’ecumenismo di una grande città, al
centro culturale, dalla formazione monitori e catechisti al gruppo
visitatori dal contributo delle vivaci realtà dall’attiva presenza
della chiesa in formazione di Pavia alla testimonianza civile del centro
Jacopo Lombardini di Cinisello.
Un ringraziamento di cuore va a tutte le sorelle e i fratelli che mi sono
state/i vicini in questo percorso con tutti i loro consigli e la loro
umanità ed una molteplicità di fedi e testimonianze.
Credo che in questa vocazione valga sempre di più la regola
dell’ascoltarsi ascoltando e questo anche nei suoni e nei pensieri,
profumi e vento, sentimenti e desideri, sogni e bisogni.
Penso che bisogna lasciare entrare dentro di noi le sensazioni ed emozioni
che possono sembrarci estranee, che poi possono diventare talvolta parte
di noi, realizzando uno dei tanti aspetti della nostra personalità,
dell’intero creato.
Simonpietro Marchese |
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