Continua il forte attacco ai posti di lavoro nella Provincia di Torino e in tutto il territorio nazionale . I grandi padroni con i soldi arraffati in anni di concertazione che hanno portato bassi salari e precarieta’, stanno portando le lavorazioni all’estero ed hanno utilizzato gran parte dei loro profitti per speculazioni finanziarie, lasciando i lavoratori della Provincia di Torino senza alcuna prospettiva occupazionale.
Per
ribaltare questo stato di cose chiediamo al Governo Nazionale e alla Giunta
Regionale piemontese un impegno
eccezionale per affrontare una
situazione di vera emergenza con strumenti straordinari :
1)
Piu’
anni di Cassa integrazione
2)
Salario sociale
3)
Ripristino
della pensione dopo 35 anni di
lavoro per garantire l’accesso
dei giovani al lavoro
Ai
Padroni ed alle Banche chiediamo di
utilizzare le risorse per investimenti , ricerca e innovazione sul nostro
territorio che e’ stato cosi’ proficuo per loro in passato .
Non accettiamo che il nostro lavoro di decine di anni finisca con il lasciare gran parte della popolazione locale senza risorse e senza prospettive.
Per questa ragione , dopo aver visto enorme risorse e ricchezza bruciate nella speculazione finanziaria non siamo disposti a dare in mano a questi signori ed al Sindacato Confederale, le nostre liquidazioni per farle finire nei fondi pensione integrativi. Se proprio dobbiamo ancora sborsare denaro per garantirci una pensione dignitosa e sicura , rafforziamo allora, la previdenza pubblica versando la nostra liquidazione all’ INPS.
Per
tutti questi motivi dichiariamo
8 ore di sciopero per
MERCOLEDI’ 22 GIUGNO 2005
con
presidio a Pinerolo, Piazza Cavour,
dalle
ore 10.00 alle ore 12.00
per
sensibilizzare la popolazione su tutti i problemi della crisi nel nostro
territorio, a partire dalla grave
situazione della Manifattura di Perosa Argentina e delle crisi striscianti che si stanno affacciando
nell’industria in generale.
Associazione
Lavoratori Pinerolesi via Bignone 89 0121-321729
SVILUPPO E CONTRATTI.
TORINO 22 GIUGNO 2005
GIORNATA DI MOBILITAZIONE GENERALE
con sciopero:
LE PROPOSTE SINDACALI
Con la mobilitazione generale della città e della provincia del 22 giugno le Organizzazioni sindacali confederali e delle categorie non vogliono solo, per l'ennesima volta, denunciare quanto sta accadendo, ma pretendere una assunzione di responsabilità verso il territorio ed il lavoro da parte delle imprese che non investono più e che danno segnali di voler abbandonare i settori produttivi più esposti alla concorrenza verso quelli meno esposti o verso la rendita finanziaria e immobiliare o andare via da Torino verso Milano e Roma (RAI e telecomunicazioni) o fuori dall'Italia e dall'Europa (Fiat, Embraco, ...).
Così come il Sindacato torinese chiede con forza al Governo e alle grandi Istituzioni Locali (Regione, Provincia e Comuni, a partire dal Comune di Torino) di agire con urgenza con interventi e politiche pubbliche per difendere e rilanciare i settori strategici della nostra provincia, anche perchè in gran parte dipendono da scelte nazionali: Fiat e settore auto, Alenia e Areospazio, informatica e telecomunicazioni, Rai, Infrastrutture e Olimpiadi, energia e salute.
La Fiat e lo stabilimento di Mirafiori costituiscono una grande occasione. Dall'impegno industriale e di politiche pubbliche sulla Fiat e sul settore auto nelle prossime settimane, per la dimensione e importanza strategica del settore e per il suo impatto occupazionale ed economico per l'area e per l'Italia, misureremo la volontà concreta di interrompere la spirale declinante di Torino.
Ciò che vogliamo è conoscere e poter avviare il negoziato sul piano industriale della Fiat, ricontrattare l'accordo di programma Fiat-Governo del 2002 , questa volta con le OO.SS., le Regioni e gli EE.LL. delle aree coinvolte, difendere tutti gli stabilimenti a partire da Mirafiori per rilanciare un sito che ha senso solo se può contare su volumi di produzione (nuovi modelli, motori e cambi) correlati ai suoi attuali 15.000 dipendenti.
Così come è indispensabile che con urgenza vengano messe in campo tutte quelle politiche industriali, dei servizi che rilancino gli investimenti e la qualità delle filiere produttive pregiate che possediamo, fino a quelle più piccole, ma importanti, come il design, le penne, la grafica e i cartai: politiche pubbliche caratterizzate da azioni sistemiche, interventi e risorse finanziarie per la ricerca, l'innovazione, la formazione, la crescita della dimensione delle imprese, l'internazionalizzazione dei mercati.
Altrettanto indispensabile è il completamento nel campo delle infrastrutture avviate a partire dalla linea 1 della metropolitana, dai progetti già previsti di potenziamento viario e ferroviario che interessano la città e la provincia; dal riutilizzo delle strutture olimpiche; dai progetti per il 150° dell'unità d'Italia.
La riqualificazione e il rilancio delle politiche della salute, dell'educazione, delle politiche sociali e sulla qualità della vita sono anch'essi fattori di sviluppo, di cittadinanza e di coesione sociale. Le richieste delle federazioni dei pensionati a tutela del valore delle pensioni e delle misure per la non autosufficienza vanno in questo senso. Gli ammortizzatori sociali, anche in deroga agli attuali, ampliando la platea, includendo alcuni settori del terziario (es. pulizie), devono essere garantiti a Torino non solo per il 2005, ma anche per tutto il 2006 con le risorse stanziate dal decreto sulla competitività.
I CONTRATTI
La conclusione dei contratti (sono aperti e in corso per i settori: metalmeccanici, alimentaristi, cementifici, trasporti, telecomunicazioni, igiene urbana ...) è decisiva per dare segnali di discontinuità rispetto ad un periodo precedente in cui il sistema delle imprese e il Governo hanno illusoriamente pensato di salvare la competitività del sistema economico italiano a scapito dei salari e degli stipendi, sulla precarietà del lavoro, erodendo i diritti dei lavoratori e tagliando lo stato sociale per tutti. I pubblici dipendenti, dopo l'accordo quadro, devono comunque arrivare alla definizione dei contratti di comparto e questo deve arrivare in fretta.
Far crescere i salari e le pensioni attraverso di firma di buoni contratti e con una più equa politica di tutti i redditi può consentire di rilanciare l'economia basandosi sulla qualità e sulla via alta della competizione, come fanno i più importanti paesi d'Europa, come la Germania e la Francia.
CONTRATTI, DIRITTI, TUTELE, SVILUPPO costituiscono un nesso inscindibile e questa è la nostra parola d'ordine e il cuore della nostra iniziativa generale con tappa il 22 giugno.