La regione mette all´asta le vecchie aree minerarie della Sardegna ma nel
bando internazionale finiscono anche le case dei minatori in pensione che
adesso vengono sfrattati. Con il risultato che i vecchi operai, per acquistare
le case in cui vivono da oltre trent´anni potrebbero dover partecipare al
bando internazionale cui hanno manifestato interesse anche Pirelli Re,
Lombarda Immobiliare di Ligresti, un´associazione temporanea d´imprese
chiamata Sviluppo Sardegna, e inoltre la Hines Italia fondo investimento
americano.
A sollevare il problema lanciando un appello anche all´amministrazione
regionale sarda per trovare una soluzione sono le organizzazioni sindacali del
Sulcis Iglesiente, la parte della Sardegna sud occidentale dove è concentrata
la maggior parte di aree minerarie. «Duecento ex minatori che vivono in case
assegnate dalle aziende minerarie trent´anni fa - denuncia MarcoTuveri
sindacalista territoriale della Uil - hanno ricevuto le lettere di sfratto
perché le case e i terreni vicini rientrano nell´elenco del patrimonio che
sarà venduto all´asta».
Un progetto, come ha annunciato il governatore Renato Soru, necessario «per
la creazione di nuovi posti di lavoro e il recupero di aree minerarie», nella
maggior parte dei casi abbandonate. Una situazione paradossale, come spiega lo
stesso sindacalista, dato che i vecchi minatori potrebbero dover essere
costretti a partecipare al bando internazionale per poter acquistare le case
in cui hanno vissuto per oltre trent´anni. «Se non si trova una soluzione
prima - prosegue - c´è il rischio che i minatori in pensione debbano
confrontarsi con i grossi gruppi imprenditoriali per acquistare il pezzo di
terra sui cui magari, hanno speso i risparmi di una vita lavorata proprio in
miniera. Con il risultato, ma non vogliamo crederci, che si possano trovare da
un momento all´altro in mezzo alla strada».
La vicenda che sta a monte della nuova polemica è spiegata dallo stesso
sindacalista. «Negli anni delle lavorazioni minerarie - racconta ancora Marco
Tuveri - le aziende, tutte a partecipazione pubblica regionale o statale,
assegnavano ai lavoratori, molto spesso sulla parola, le case in cui vivere».
Una situazione che si è protratta nel tempo. «In questi anni il patrimonio
minerario, case comprese, è passato da un gruppo imprenditoriale a un altro -
prosegue ancora - . Molte aziende poi hanno venduto alcune case ai minatori o
a quelli che sono andati in pensione, altre invece hanno lasciato che gli
operai continuassero a vivere senza chiedere nulla in cambio».
Sino al 2001 quando la società regionale responsabile del patrimonio
minerario invia i primi le lettere di sfratto. «Molti ex minatori non hanno
fatto istanza di usucapione perché a monte c´è sempre stata la promessa di
una vendita. Invece così non è avvenuto e adesso per i vecchi minatori che,
nel frattempo hanno trasformato vecchi ruderi in piccole case, si ripresenta
il problema». Proprio per trovare una soluzione a questa vicenda le
organizzazioni sindacali hanno deciso di promuovere una mobilitazione in
difesa dei minatori in pensione. «nella maggior parte dei casi si tratta di
persone che hanno più di sessant´anni, sono ammalate di silicosi e vivono in
piccole case ristrutturate con i soldi della liquidazione e la promessa di
poterle acquistare». La mobilitazione contro i bandi internazionali ci sono
anche la Cisl e inoltre la rete Lilliput e il social Forum che in tutte le
aree della Sardegna messe all´asta hanno promosso manifestazioni di protesta
e sit in. Lo scopo è quello di difendere quello che anche l´Unesco ha
dichiarato, con l´istituzione del Parco Geominerario "patrimonio dell´umanità".