debito Sanità

La genesi del debito della Sanità in Piemonte. Nostra intervista a Eleonora Artesio
Inserito da:Giuliana - Fabio News - giuliana.cupi@teletu.it in data:2013-06-25 15:14:30- http://www.fabionews.info/View.php?id=16425

 

Il debito della Sanità è probabilmente l'argomento più “caldo” che riguarda il Piemonte in queste settimane: l'incontro di Cota con il Ministro dell'Economia di martedì scorso (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/06/18/Cota-spalmare-debito-sanita-Piemonte_8887939.html) è solo per ora l'ultimo capitolo di una vicenda lungi dall'essere conclusa.

Ci è parso allora indispensabile capire in modo più dettagliato e preciso dove ha avuto origine questa situazione, che rischia, se le cose andranno in modo diverso da quanto caldeggiato dal Governatore, di far ulteriormente aumentare il prelievo fiscale dei piemontesi. Lo abbiamo chiesto a Eleonora Artesio, Consigliere Regionale della Federazione della Sinistra e Assessore alla Sanità nella Giunta Bresso dal 2007 al 2010.


Qual è la genesi del debito della Sanità in Piemonte?

Prima di parlare del disavanzo penso sia opportuno spiegare brevemente come si compone il Bilancio della Sanità, in Piemonte come nelle altre Regioni. C'è innanzitutto il Fondo Sanitario proveniente dallo Stato, parametrato su popolazione, età media, presenza di immigrati e di emergenze sociali, che nella nostra Regione ammonta a 7,8 miliardi di euro; altre risorse provengono dal Bilancio Regionale e vengono destinate a servizi aggiuntivi al di là dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria) previsti dalla legge, in Piemonte questa quota aggiuntiva arrivava a 400 milioni di euro (ora, proprio a causa del fatto che siamo “in rientro”, non può più essere di 400 milioni, ma deve corrispondere alla media stanziata da tutte le altre Regioni, il che ha comportato la sua significativa riduzione) e finanziava una percentuale più alta di partecipazione regionale alla retta degli anziani ricoverati nelle RSA in condizione di altissima intensità assistenziale (56% invece che 50), i comunicatori vocali per i malati di SLA, le parrucche per le donne sottoposte a chemioterapia dopo operazioni al seno, solo per fare alcuni esempi; infine ci sono i guadagni ottenuti con la mobilità dei pazienti che vengono a curarsi qui da altre Regioni.

Il disavanzo nasce dal fatto che si spende più di quanto si dispone. In Piemonte questo è accaduto nel 2004, durante la Giunta Ghigo: a questo punto ci siamo ritrovati a essere sottoposti al cosiddetto “piano di rientro”, come la Liguria e la maggior parte delle Regioni meridionali.


Cosa significa praticamente essere “in rientro”?

Significa che vengono applicate delle penalità: dal Fondo Sanitario non arrivano più i trasferimenti per intero, lo Stato trattiene una quota (nel nostro caso ci fu una decurtazione di 509 milioni di euro) e chiede che vengano attuate delle manovre per tornare ad avere il pareggio di bilancio. Nel 2006 la Giunta Bresso, per coprire il disavanzo ed evitare di accumulare altri debiti, contrasse un mutuo che attualmente grava su Regione e ASL e che costa 80 milioni di euro l'anno.


Non bastava questo?

No, la situazione debitoria non era appianata, però il Piemonte non era mai stato convocato dai Ministeri ai Tavoli nazionali per discutere della copertura e del pareggio perché, rispetto ad altre Regioni molto meno virtuose, il suo caso non costituiva certo una priorità nazionale. Quando io, all'epoca Assessora alla Sanità, andavo a Roma, mi veniva sempre detto di non preoccuparmi al riguardo. Il Piemonte propose perfino una legge che permetteva alle Regioni che coprivano il disavanzo e non ne facevano altro di essere libere dal piano di rientro.

Invece Cota, appena eletto (aprile 2010), chiese il piano di rientro, forse pensando di giustificarlo come imposto dallo Stato, così dovette cominciare a contrattare riconversioni, tagli agli organici e così via.

 

Considerato che era proprio stata la precedente Giunta di centro-destra a provocare il disavanzo da cui tutto cominciò, non fu contraddittorio questo comportamento di Cota?

C'è una complicazione peculiare qui in Piemonte.

Quando la Regione aggiunge Fondi alla Sanità, lo fa di concerto tra Assessorato al Bilancio, Assessorato alla Sanità e ASL: in questo modo nel 2007 la Regione diede alle ASL 865 milioni di euro. Ciò che successe fu che il Direttore della Ragioneria Regionale disimpegnò quei soldi con un'apposita Determina per ripianare il bilancio della Regione stessa: le ASL, che li avevano già messi a bilancio, non ne poterono perciò disporre, ma bisogna anche evidenziare il fatto si trattava di una parte minima del bilancio delle stesse, che ammontava comunque a 7 miliardi di euro. Il reintegro doveva avvenire gradualmente, non tutto insieme.

Essendo giunta al Tavolo Nazionale del Governo sul piano di rientro, la Regione si vede adesso imporre la restituzione immediata di quei soldi, dato che prende fondi per le ASL, ecco perché si minaccia una addizionale regionale IRPEF. Se non si fosse chiesto il piano di rientro, tutto ciò sarebbe rimasto un affare interno della Regione su cui il Governo non poteva sindacare: il regime di “sorvegliata speciale” dovuta al piano di rientro, invece, fa sì che il Governo possa anche imporre in che modo regolare i debiti interni. Cota può così accusare il centro-sinistra del problema (infatti, come si vede nel lancio ANSA sopra linkato, questa e non il disavanzo del 2004 è la circostanza chiamata in causa, N.d.R.).


Cosa potrebbe succedere ora?

Come si sa, Cota non vuole aumentare l'IRPEF. Sembra che i parlamentari abbiano detto che il Piemonte non è fuori controllo, che le ASL non hanno debiti indistinti, ma aspettano i soldi dalla Regione. Quello che può fermare il processo è un intervento politico, per esempio una norma transitoria fatta ad hoc, altrimenti dal Ministero dello Sviluppo Economico, dove ci sono funzionari ben più potenti del Parlamento stesso, parte l'ordine di tagliare anche a metà anno, come accadde nel 2011, quando si dovette poi introdurre ticket ben più pesanti. I piani di rientro sono mannaie, eppure il Piemonte con lo Stato è perfino in credito: le devono essere restituiti i soldi trattenuti a causa delle penalità derivanti proprio dal fatto di essere andata in disavanzo.


Quindi alla fine la gestione della Sanità non è così terribile e i suoi costi non possono essere definiti esagerati...

In Italia il rapporto tra Sanità e PIL è del 7%, in Francia e Germania, del 9, quindi no, la Sanità italiana è meno cara di altre e soprattutto, pur con le innegabili inefficienze, assiste tutti. L'enfasi crescente sui costi della Sanità sono un preciso disegno politico dovuto al fatto che si vuole investire sempre meno, per esempio le spese per gli anziani e i disabili le si vuole togliere dai LEA e tramutarle da spese sanitarie a spese sociali, in carico ai Comuni. Se si tiene conto della situazione in cui versano diversi grandi Comuni piemontesi, a cominciare da Torino ad Alessandria, si può ben capire a che sviluppi potremmo andare incontro.

 

Giuliana Cupi - 25 giugno 2013

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un commento

Valter Bruno è bello perchè questi signori riescono sempre a trovare un modo per dire che la responsabilità e di altri; mentre la verità è che nessuno ha governato la spesa, non lo ha fatto Ghigo, non lo ha fatto Bresso e non lo sta facendo Cota; ma i Direttori Generali e adesso gli Amministratori Unici delle Federazioni sono sempre gli stessi; come mai ? la risposta è semplice: a nessuno interessa governare niente, gli interessi sono altri e devo dire che Artesio con Bresso non è riuscita neppure a governare "gli altri" mente ci sono riusciti bene sia Ghigo, che ora Cota; risultato caos totale, disavanzo incolmabile, servizi peggiorati e anche le condizioni di lavoro di chi opera in sanità.