Religione e politica nelle pagine di un settimanale diocesano: L'eco del Chisone .

di Clelia Roetto- la beidana n.15 -1991

Il primo numero de L'Eco del Chisone esce il 10 novembre 1906, in un momento particolarmente importante per il movimento cattolico; l'attenuazione del "non expedit" e la volontà di contrastare l'avanzata del socialismo sono le due coordinate entro le quali si muove il nuovo foglio, nato per l'azione di un gruppo di sedici promotori, di cui dieci sacerdoti.

Il giornale, stampato all'inizio dalla tipografia Chiantore-Mascarelli di Pinerolo, è diretto dall'avvocato torinese Cosimo Bianco-Crista fino al 1922; a lui succe- derà un altro laico, l'avvocato Reynaud, dal '22 al '26; dal '26 la direzione sarà affidata ininterrottamente a membri del clero: don Giuseppe Pertusio ('26-'50), can. Gabriele Mercol ('50-'70), don Vittorio Morero (dal'70 ad oggi).

Secondo gli intendimenti esplicitati nel primo numero, è compito del settimanale cattolico di "orientare l'opinione pubblica in senso cristiano, aprendo le vie alle convinzioni solide, più che cedere alle emozioni passeggere; di fare del settimanale uno strumento di dialogo con tutto l'ambiente, come voce autentica della comunità al cui servizio è votato".

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Per stendere queste note si è fatto riferimento ad una tesi di laurea, Religione e politica attraverso le pagine del settimanale della diocesi di Pinerolo: L'Eco del Chisone, di Luisa Fornero e Clelia Roetto, relatore il pro£. Guido Quazzq.; anno accademico 1971-72..Chi volesse ripercorrere alcune pagine dell'Eco può far riferimento ai supplementi pubblicati, in occasione dell'80° anniversario della testata, in data 27/11/86, 3/12/87 e 8/12/88.

Il conseguimento di questo obiettivo è facilitato dall'autorevolezza con cui il foglio si presenta: anche se non si è mai definito come portavoce ufficiale della Chiesa pinerolese, dal fatto di essere proprietà del Vescovo il quale, proprio per questo, nomina i vari direttori, ne consegue una situazione di estremo prestigio; è lo strumento col quale si fa passare 'insegnamento della Chiesa in diocesi.

Da quel lontano 1906 L'Eco del Chisone, tranne in un breve periodo (nel 1926, quando la pubblicazione fu sospesa dall'autorità fascista e ripresa dopo due mesi e una concessione al regime: il cambiamento del direttore), è stato il maggior strumento dell'informazione locale, l'unico che abbia conservato la continuità in un regime di quasi monopolio. Infatti occorre notare come, già a fine '800 e poi durante il '900, siano fiorite nel Pinerolese una lunga serie di esperienze giornalistiche, dalla Lanterna del Pinerolese all'Avvisatore alpino, all'Echo des Vallées, alla Sentinella valdese, al Corriere pinerolese, presenti al

momento dell'uscita dell'Eco, a molte altre testate che sono riuscite a sopravvivere più o meno a lungo, soprattutto dopo il '43. Ebbene, nonostante questa notevole ricchezza, pressochè tutte queste realtà si sono prima o poi perse, tranne l'Eco des Vallées che continua ad uscire dopo aver mutato nel '38 il titolo in Eco delle Valli valdesi... con l'abbandono della lingua francese.

L'Eco del Chisone continua ad aumentare la sua diffusione: dalle quattromila copie nel '48, attraverso il raddoppio negli anni sessanta, alla quintuplicazione odierna. Come si spiega questa fortuna? Ovviamente il fatto di essere il giornale dei cattolici favorisce molto la diffusione. Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra si punta molto sulla stampa cattolica. Compito del bravo credente, si legge su L'Eco del 5 giugno' 48 è "aiutare il giornale cattolico, rinvigorirlo, diffonderlo"; non solo, ma deve "avere sempre le tasche piene di opuscoli e di giornali cattolici per diffonderli dappertutto, per cacciarli dovunque, nei vagoni, nei caffè, nei teatri, nelle baracche dei rivenditori, in tutti i pubblici ritrovi"; mentre un tempo "si distribuiva la minestra ai poveri alle porte dei converti, oggi alle porte delle Chiese si deve distribuire il giornale cattolico". Ancora: "il giornale cattolico conduce gli uomini dal marciapiede all'altare; senza questo querulo foglio di carta che si insinua nell'officina, nel caffè, nello scompartimento affumicato del treno, troppi potrebbero dimenticarsi della domenica e della santità della vita" (2/10/48).

Stabiliti questi obiettivi, i valori di cui si fa portatore sono quelli della difesa della civiltà cristiana, identificata in genere con la civiltà occidentale; talora ci si trova di fronte alla persistenza di un progetto o per lo meno di nostalgia di un

certo tipo di mondo cattolico, concepito come alternativa legittima al mondo moderno.

Sulla base di una concezione ecclesiologica per cui c'è una Chiesa docente e una Chiesa discente, la prima che insegna e la seconda che impara; una gerarchia che ha il potere di giurisdizione ed un laicato che ha il dovere di ubbidire; un sacerdozio cui è affidato il ministero della parola ed il sacramento ed un popolo (il gregge) che ha il dovere di ascoltare e di ricevere i sacramenti, ci si proclama "difensori dei diritti di Dio, della Chiesa, delle anime".

Di conseguenza l'opera portata avanti è spesso di tipo negativo; manca la preoccupazione di promuovere là maturazione dei lettori che sono oggetto di una continua serie di divieti (non può votare altri che..., non può leggere che..., non può vedere films che...). L'eterodirezione non viene considerata momento di transizione, ma come una situazione oggettiva. Proprio per questo motivo, quello che dovrebbe essere il dovere dell'informatore, cioè di far conoscere i fatti nella loro interezza e veridicità, può anche non essere rispettato; per non "turbare le menti", per non "dividere gli animi", per non "stravolgere le coscienze", per non scontentare chi ha il potere o si tace o si parla di argomenti fuorvianti.

A grandi linee questo è il taglio su cui viene impostato il settimanale e che viene rinvigorito negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra. Anche se nel mutato clima politico-culturale creato si con la caduta del fascismo e l'avvento della repubblica i nemici sono diversi. La guerra fredda con la caccia alle streghe, la cortina di ferro con il pericolo rosso sempre incombente, trova largo spazio sulle pagine del giornale. Spesso l'anticomunismo va a braccetto con la sessuofobia: il sesso è causa di molti mali, dall'allagamento dell'Olanda, al diffondersi del marxismo in fabbrica, dalla rovina dei fanciulli al disgregarsi della fami- glia. Questa linea, che per la politica interna vuoi dire sostegno alla DC, prende particolare vigore in occasione delle scadenze elettorali e quando si tratta di sotto- lineare la specificità della presenza cattolica nelle organizzazioni sindacali.

. Gli anni' 50 e !'inizio degli anni' 60 sono il periodo del maggior radicamento nella società del Pinerolese e della difesa più accentuata della sua natura e vocazione di giornale cattolico. All'inizio degli anni sessanta, in assonanza con la mutata situazione politica e con il nuovo clima che si sta creando all'interno della Chiesa, L'Eco cambia tono; anche se le tendenze di fondo restano immutate, il taglio del discorso, dovuto in parte ai nuovi collaboratori, si fa più moderato. Ad esempio, rispetto al centro-sinistra ci sono due linee: una legata al direttore, contrario fino all'ultimo; un'altra, portata avanti soprattutto da don Vittorio Morero (firma le sue note politiche con lo pseudonimo di "Politicus"), che sostiene la nuova esperienza.

Lo stesso dualismo si verifica in campo sindacale; mentre nel periodo immediatamente successivo alla scissione il discorso è uniforme, in seguito, quando la CISL incomincia ad occuparsi più attivamente delle lotte operaie, le posizioni si diversificano: da una parte (il direttore) si accusa il sindacato di "mania sciope- raiola", dall'altra (Carlo Borra), se pur con molti equivoci, si presta maggior attenzione al mondo del lavoro.

Quando poi con il Concilio, che mette in moto profondi cambiamenti all'interno della Chiesa nella direzione della laicizzazione, e con il boom economico le forti migrazioni interne hanno cominciato a mutare i comportamenti e la mentalità di un popolo ancora legato ad una cultura contadina, ormai nel costume dei pinerolesi l'abitudine di rapportarsi al foglio di informazione locale come

ali "'informazione" per eccellenza è profondamente radicata. L'Eco diventa in qualche misura per il Pinerolese quello che è La Stampa per il Piemonte.

Il lettore può rivolgersi al giornale ai livelli più diversi e per soddisfare le esigenze più diverse; dal sapere chi è morto e chi si sposa, quali films si proiettano, quali case si vendono, alla lettura dell'articolo di fondo: c'è risposta per tutti. Questo mi pare sia la sua ricchezza, ma anche la sua debolezza sul piano di una reale possibilità di creare cultura. Con questa doppia valenza (ricchezza/debolezza) il giornale ha continuato a costruire le sue fortune, anche economiche, negli anni successivi e non ha risentito, pur continuando ad essere giornale cattolico, della laicizzazione.

Tutto questo non è avvenuto nell'Eco senza travagli: infatti il dibattito in corso nella Chiesa e nella società a partire dagli anni sessanta non solo trova spazio nelle pagine del settimanale ma si traduce anche in scontri di linea sia politica che ecclesiologica fra il direttore, can. Gabriele Mercol, e uno dei collaboratori più stretti, attorno al quale sta creandosi una rete di giovani, don Vittorio Morero.

Tutto questo avviene mentre settori non indifferenti del mondo cattolico pinerolese (soprattutto dirigenti laici ed ecclesiastici dell'Azione Cattolica giovanile) si schierano, a partire dalla vicenda del Vietnam e dal dibattito sull'unità politica dei cattolici, nettamente a sinistra.

È, tra l'altro, in tale contesto che si fa strada l'idea di dar vita ad un periodico che sia in grado di accogliere questi fermenti. Ma Il Giornale di Pinerolo e Valli, il cui primo numero risale al novembre 1969, non vedrà tra i suoi collaboratori quei giornalisti dell'Eco che sono più critici nei confronti della linea del direttore. Questi, don Vittorio Morero, Pier Carlo Pazè, Pier Giovanni Trossero, agli inizi degli anni '70 diventano l'anima della nuova fase de L'Eco del Chisone di cui don Vittorio Morero assume la direzione.

Il giornale cambia, accentua il suo carattere laico {e non pochi parroci che mal vedono il nuovo direttore ne contestano pesantemente il ruolo} pur continuando lo stretto rapporto con la Chiesa. Tiratura, area di diffusione ed arco degli argo- menti trattati aumentano, il giornale accentua le sue caratteristiche di "informatutto" del Pinerolese ma nel contempo assume anche alcuni aspetti di "intervento" sul piano politico-amministrativo. Gli esempi più recenti di tale indi- rizzo si riscontrano sull'assetto urbanistico di Pinerolo, sull'abbandono della montagna, sulla viabilità e trasporti, sulla provincia alpina.

Ma anche la collocazione politica è mutata: non si può dire che L'Eco di questi ultimi vent'anni sia un fiancheggiato re della DC e dell'area di governo; e questo sia per quanto riguarda i programmi che gli orientamenti ideali. È un giornale che certamente ha acquisito la convinzione che la società è complessa e che all'interno di essa non si possono costruire recinti sacri; il modello di Chiesa che emerge non è certamente quello di una comunità monolitica né dal punto di vista teologico né da quello delle appartenenze politiche dei suoi membri. Questa tenenza di fondo trova però momenti di ambiguità quando vengono affrontati temi quali Concordato o insegnamento della religione cattolica. Siamo comunque ben lontani dalle posizioni integraliste e di contrapposizione.