Rocco Iacovino

L'amico e compagno di tante battaglie Rocco Iacovino ci ha lasciato. Aveva chiuso la sua lunga carriera di sindacalista nella Fillea di Torino. E' passato qualche anno, il tempo vola, Rocco, lo Sceriffo del Pinerolese, come lo aveva descritto un giornale locale, era un sindacalista di trincea. Sempre in mezzo ai lavoratori, regolarità' e sicurezza su lavoro erano le sue parole d'ordine. Instancabile, non aveva orari.

 Ricordo tra le tante denunce fatte con lui, quelle dei cantieri della ristrutturazione dell'Ospedale di Pinerolo e quelle dei cantieri del Forte di Fenestrelle. Neanche la Curia di Pinerolo era passata indenne dalle sue vertenze. Non si risparmiava e non dava tregua neppure ai dirigenti della CGIL, ne ricordo tanti defilarsi solo nel vederlo arrivare. Ho passato ore a discutere con lui dei tanti problemi che coinvolgevano i lavoratori edili della Provincia di Torino.

Quelle discussioni mi sono servite a crescere come dirigente sindacale; dovevo dargli la linea, invece spesso era lui che la dava a me. Non aveva sempre ragione e non gli piaceva riconoscerlo. Per questo andavamo d'accordo, in fondo avevamo lo stesso difetto. Grazie Rocco per tutto quello che hai fatto per i lavoratori, per la Fillea, per la Cgil, per il sindacato. Grazie compagno Iacovino.   (CGIL)

 


Rocco l'ho conosciuto ai tempi dello Pdup, allora era nella Cisl, poi come delegato alla Corcos e infine come operatore sindacale nell'edilizia.per la CGIL. Negli ultimi anni non ci siamo più incontrati e mi spiace, spero che si possa raccogliere ricordi scritti del  suo duraturo impegno. Mi spiace anche di non aver potuto salutarlo un'ultima volta, ho saputo che c'erano  molte bandiere rosse, sono vicino alla sorella e alla moglie Eva Pagliero.  (Piero)

Rocco col suo barbone

 

<< Lo Pdup >> 

(…)Il 24-25 novembre 1973, a Roma, si svolge l’assemblea dei quadri di Pdup e Manifesto, finalizzata all’unificazione tra i due movimenti 12 luglio 1974, a Roma, un congresso nazionale decreta la unificazione di Pdup e Manifesto e il 21 luglio nasce ufficialmente il Partito di unità proletaria (Pdup per il comunismo), che ereditò una rivista mensile Unità proletaria e un quotidiano il Manifesto. Tra il novembre 73 e il luglio 74, mentre in Italia si verificavano fatti importanti come il referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio (12 maggio) e la strage di piazza della Loggia a Brescia (28 maggio), a Pinerolo era iniziato un lavorio per fondare una sezione del nascente partito. Sergio Pasetto, Luciano Bertolotto, Piero Cristini e chi scrive diedero il via all’arruolamento. Risposero in tanti da Rocco Iacovino a Valerio Vecchiè, da Piero Baral a Filippo Baravalle. Si riteneva che per dare un significato di ampia aggregazione si dovesse cercare in un’area diversa da quella dei simpatizzanti de il Manifesto e la scelta cadde su una giovane aclista, vicina alle posizioni di Foa: Marita Chiaraviglio, che accettò e fu nominata segretario della sezione. Marita riuscì anche a trovare una sede, di proprietà della Curia, che costasse poco d’affitto: via Vescovado, n.8. Un’ampia stanza, con uno stanzino live usato come ripostiglio per bandiere, striscioni e manifesti vari, sporca, umida, fredda, poco luminosa e senza servizi, ma bella perché era la sede delle speranze. Il Partito si strutturò grosso modo così: io seguivo, con Valerio, i giovani, le scuole e la CGIL-scuola; nel giro di poco tempo si unirono a noi stabilmente Marilena Carpegna, Agnese Honorati ed Aldo Biglia, ma ruotavano intorno al gruppo una ventina di persone; Piero Baral diede vita al gruppo “piccole boite” con i giovani Enzo Bellei, Franco Bergoin, Enzo Ferlenda, Dario Rossetto, Valter Chiaraviglio, Claudio Bolla, Fiorangelo Belotti, che si dotarono di un giornale “Sottopadrone” . Al gruppo operaio esteso partecipavano Elio Bianciotto, Valter Passet con Rosellina e ogni tanto facevano capolino Mauro Sorrentino con la moglie e altri; Filippo Baravalle, di fatto, finì per occuparsi dell’Intergruppi; Sergio Pasetto curava i rapporti con la Federazione di Torino. Progressivamente si consolidò un gruppo, quotidianamente presente in sede, spesso fino a notte alta, formato da Marita, Valerio, Sergio, Filippo, Marilena, Rocco Iacovino, Agnese, Elio, Enzo Ferlenda e Aldo. Avevamo, inoltre, contatti stretti con il gruppo del Pdup della Valpellice: Piero Granero, Franco Pallard, Pinuccia Balboni e altri. Le riunioni estese erano sempre molto affollate (quaranta/cinquanta persone), visto la vasta area di simpatizzanti di cui il partito era circondato, e i compagni prendevano posto come potevano, spesso per terra. (…)

Il problema della partecipazione della sinistra rivoluzionaria alle elezioni si ripresentò nel 1975, in occasione delle amministrative. Una volta stabilita l’opportunità di presentarsi, si avviò la costituzione del cartello elettorale, che oltre al Pdup comprendeva Ao, Mls, IV Internazionale, Lega dei comunisti ed altri gruppi minori. Liste di Democrazia proletaria col simbolo del mappamondo, falce e tenaglia furono presentate in sei regioni (Lombardia, Veneto, Umbria, Lazio, Molise, Campania) e in alcuni comuni, tra cui Milano, mentre in altre quattro regioni si presentò il Pdup da solo. A Pinerolo decidemmo di presentarci come Democrazia proletaria. Si iniziò con l’incontro tra la nostra delegazione e quella di Avanguardia operaia. La riunione si tenne solennemente in via Vescovado, erano presenti Marita, Filippo, Elio, Valerio e io da una parte, Claudio Foti, che faceva per dieci, i fratelli Collu, un altro di cui non ricordo il nome ed Emilio Gardiol (venuto, per quel primo incontro da Torino a sostenerli) dall’altra. A quella prima riunione ne seguirono altre e si formò un comitato elettorale. Era necessario, seguendo una moda che, iniziata allora, ha fatto strada: trovare un candidato fuori dai partiti. Si consultarono senza successo personalità della sinistra, si chiese la disponibilità anche ad Alberto Barbero, che era stato simpatizzante de il Manifesto, ma che proprio quell’anno si avvicinava al PCI e si presentava come indipendente nelle liste di quel partito. Alla fine la scelta cadde su Giorgio Gardiol, che riuscì subito, per l’impegno dimostrato, a fugare i dubbi che ancora aleggiavano sulla sua candidatura. La lista di DP ottenne l’1,5% di voti ed un consigliere: Giorgio Gardiol. Anche noi avevamo un nostro rappresentante nelle istituzioni (…)

 

GiuseppeBuzzanga-  estratto dal blog  http://buzzanga.blogspot.it/  ‘i miei anni settanta’

  1974


la stampa 7 agosto 1996