storia dal basso della RIV- appunti

 

La sigla Riv da sempre ha significato Roberto Incerti Villar e l'ingegner Roberto Incerti, meccanico costruttore di biciclette, era proprietario di due piccole aziende familiari a Torino e Villar Perosa. A questa attività si associa Giovanni Agnelli, ricco proprietario fondiario della valle. Da questo matrimonio nasce il primo cuscinetto Riv. L'azienda continua ad essere chiamata Riv perché Roberto Incerti non cede il brevetto, anzi reca anche fastidi giudiziari ad Agnelli in seguito all'accusa di irregolare appropriazione di brevetti.

Un dato è certo: se Roberto Incerti è stato il genio creatore di nuovi metodi di perfezionamento di lavorazione dei cuscinetti a sfere, tuttavia "morì il 13 novembre 1952 lasciando i familiari in precarie condizioni finanziarie. Ai funerali, molto modesti, non prese parte alcuna rappresentanza ufficiale della Riv, suscitando scalpore tra quei dipendenti che ancora ricordavano con grande simpatia il primo costruttore italiano del cuscinetti a sfere"

 

La storia della Riv non inizia in val Chisone ma a Torino, il 29 settembre 1906 in via Marochetti, davanti al notaio Costa. La denominazione ufficiale della società era Roberto Incerti & C. Villar Perosa, fabbrica di cuscinetti a sfere e sfere in acciaio. Il capitale versato ammontava a lire 600 mila: 150 da Agnelli, 100 da Incerti, 50 da Ettore Rabezzana, 250 dalla Fiat e 50 dalla Fiat Brevetti.

L'anno dopo la piccola attività artigianale si trasferisce a Villar Perosa (5): il primo operaio adibito ai forni Potter e Johnston è Eustacchio Prinzio, residente nella frazione Prietti di Villar Perosa, e prende servizio il 1° febbraio del 1907. Alla stessa epoca il primo ufficio di amministrazione vede all'opera Giuseppe Cuccodoro, Alberto Bleynat e Elsa Theiler. Al momento del suo insediamento lo stabilimento occupa 6250 mq, 180 dipendenti e produce 20.000 cuscinetti prodotti all'anno

 

Nel 1925 nasce lo stabilimento di Torino in via Nizza. I dipendenti complessivi sono 4400 per una produzione di 4 milioni di cuscinetti annui.

Nel 1939 nasce lo stabilimento di Massa. Prima della seconda guerra mondiale la produzione complessiva dei tre stabilimenti Riv era di 20 milioni di cuscinetti annui. Nel 1957 entra in funzione Cassino, nel 1960 Pinerolo, nel 1963 Airasca ( che poi assorbirà le lavorazioni di Torino che cesserà le attività nel 1972).

Nel 1965 la maggioranza delle azioni (78,5%) passa dal gruppo Agnelli alla svedese SKF ( Svenidishd Kullager Fabriken). Nel 1972 le produzioni AVIO Precisi preesistenti vengono trasferite nellla nuova sede accanto allo Stabilimento di Villar. Crescono ancora gli stabilimenti con l’avvio di Bari nel 1973. Nel gennaio 1979 il gruppo svedese SKF acquista il controllo completo delle azioni. In Italia il gruppo ha oggi 9 stabilimenti con circa 5800 addetti. Complessivamente nel mondo ci sono 65 stabilimenti con circa 42.500 addetti.

Il 1 giugno 2000 è stata venduta la SKF Pinerolo all’Euroball. Il 1 giugno 2001 è stato scorporato lo stabilimento di Villar Perosa, ora si chiama OMVP

 

GLI SCIOPERI DEL 1943 E LA LIBERAZIONE

Consenso imposto e indifferenza verso il regime è il crogiuolo nel quale cresce il malessere prodotto dalle guerre volute dal Duce e che conducono alla secondo conflitto mondiale. Guerra, fame, lutti e privazioni sono il brodo di cultura che avvia agli scioperi del marzo 1943.

Nel febbraio 1943 si progetta a Torino uno sciopero che avrebbe dovuto attuarsi nelle fabbriche del Nord

Il 3 marzo è il giorno del primo sciopero degli operai Riv. Un comunicato della Rsi afferma che " il 3 corrente, alle ore 13,30, in Villar Perosa (torino), circa 1500 operai addetti al recupero del materiale delle Officine Riv sospesero il lavoro per tema di rappresaglia da parte dei ribelli, rimanendo sul posto" .

*Il 1944 accadono quattro e fatti simbolici che prefigurano lo svolgersi delle vicende storiche dei prossimi mesi: la distruzione della Riv dalle bombe alleate, lo sventolare della bandiera rossa sul pennone della Riv sullo stabilimento di Villar, gli atti di sabotaggio partigiani alla produzione e la rapina, sempre da parte dei partigiani, alla cassa Riv a Pinerolo.

 

*Mentre le bombe spazzavano via le officine Riv, a Roma nel giugno dello stesso anno, dopo il crollo del fascismo dell'8 settembre 1943, viene firmato un patto d'azione unitario dai rappresentanti sindacali dei tre grandi partiti di massa (democratico cristiano, socialista e comunista) dello schieramento dei Comitati di liberazione nazionale.

Un'unità voluta e sostenuta dai lavoratori ma, come vedremo, di non lunga durata a causa delle profonde divergenze politiche che travaglieranno questa momentanea unità del movimento sindacale.

1945  *Con il decreto del Clnai del 17 aprile 1945, emanato a Milano, viene abrogata la regolamentazione sociale fascista e può essere considerato l'atto formale di nascita dei consigli di gestione. Abrogando la legislazione della Repubblica Sociale italiana in materia di socializzazione delle imprese, sanciva nel medesimo tempo il principio della partecipazione alla gestione delle aziende da parte di tutte le sue componenti attraverso nuovi e democratici consigli di gestione.

Il decreto prevedeva che i comitati di liberazione, in attesa dell'elezione dei nuovi organismi, assumessero la rappresentanza delle maestranze e la gestione delle aziende.

La partecipazione operaia alla gestione dell'azienda trova la sua motivazione nel contributo che i lavoratori avevano dato alla lotta di liberazione, attraverso opere di sabotaggio, scioperi non solo di carattere economico-rivendicativo, ma anche politico a difesa delle industrie e della manodopera minacciata di trasferimento in Germania. Nei giorni dell'insurrezione la classe operaia aveva occupato e salvaguardato le fabbriche da eventuali distruzione, preservando non solo il patrimonio industriale ma garantendo una rapida ripresa del lavoro a liberazione avvenuta.

Le trattative per la costituzione del Consiglio di gestione alla Riv non sono state facili. Viene presentata domanda al Cln aziendale nel novembre del 1945, senza trovare alcuna opposizione da parte dell'azienda.

Anche alla Riv si scontrano subito due linee interpretative sul ruolo dei Consigli: per la Democrazia cristiana essi dovevano mirare alla corresponsabilizzazione , alla gestione dell'azienda e alla partecipazione degli utili attraverso l'azionariato operaio, quindi dovevano avere un compito deliberativo; i socialcomunisti escludevano che i consigli potessero mirare alla collaborazione di classe, attruibuendogli un compito di controllo della produzione, vedendo nel Consiglio uno strumento di lotta di classe, con carattere puramente consultivo.

1948   Sicuramente le elezioni del 1948 sono state il nodo di una lotta quasi apocalittica tra la sinistra e le forze del centro-destra, ed è stata sicuramente una delle campagne elettorali più combattute in Europa.

Il 14 luglio Palmiro Togliatti, segretario del Pci, all'uscita del Parlamento, alle ore 11,30, viene ferito gravemente da quattro colpi di pistola sparati da un giovane fanatico anticomunista, Antonio Pallante, 24 anni, studente di legge all'Università di Catania.

Immediatamente hanno luogo numerosi scioperi e manifestazioni di strada in molte località italiane. A Torino, alla Fiat, Valletta e altri dirigenti vengono sequestrati dagli operai e la redazione de "La Stampa" viene occupata e per due giorni il quotidiano non sarà nelle edicole. L'attentato scatena, dopo un primo senso di smarrimento e incredulità, una reazione rabbiosa - 30 morti e ottocento feriti- che mette a dura prova le giovani istituzioni repubblicane nate dalla lotta antifasciste e formalizzate con la recente entrata in vigore della Costituzione.

In occasione dell'attentato di Pallante a Togliatti qui a Villar Perosa si era dichiarato sciopero e mantenevamo un certo collegamento con Pinerolo per vedere cosa succedeva; e a un certo punto le cose si sono calmate"

La Cgil dichiara subito lo sciopero generale che in molte città d'Italia assume un carattere insurrezionale. Il giorno seguente i democristiani della Cgil minacciano di abbandonare il sindacato se lo sciopero non viene concluso entro la giornata, vedendo in esso uno sciopero prettamente politico e finalizzato agli interessi dei comunisti.

Il 16 luglio la Cgil dichiara lo sciopero concluso. Ma ormai la convivenza non era più possibile: il 26 luglio, dopo un pronunciamento di Pastore in favore dalle scissione, l'esecutivo della Cgil espelle dal suo seno la corrente cristiana.

Ad ottobre la corrente democristiana si separa dalla Cgil e fonda la Libera Cgil. Giulio Pastore viene eletto segretario generale. Nell'aprile del 1950 assumerà il nome di Cisl.

In seguito alla nascita della Cisl, un piccolo gruppo di repubblicani e socialisti fonderanno l'Unione italiana del lavoro (Uil).

Come viene vissuta la scissione alla Riv? Carlo Borra sostiene che non ha mai "avuto timore ad affermare che il giorno della rottura sindacale non è stato un bel giorno per il mondo del lavoro.

Anche la Riv, seppur in toni più morbidi della Fiat, userà i suoi diversi modi di contenimento del dissenso operaio. Dal dopoguerra introduce come arma di ricatto il premio di collaborazione che deve essere distinto dal premio di produzione. Quest'ultimo era legata alla produzione generale di cuscinetti (avendo come riferimento un cuscinetto tipo, il 7B),

mentre il premio di collaborazione era connesso alla presenza sul lavoro di ogni dipendente. Chi si assentava per adesioni agli scioperi vedeva , in proporzione, ridotto il premio.

Livio Notta, comunista della Fiom, ricorda che "i dirigenti della R.I.V. hanno adottato altri mezzi per emarginarci, per esempio elargendo il premio di collaborazione solo a quelli che non avevano scioperato" .

*Il passo successivo era quello, ancora sempre soft, dell'emarginazione, se vogliamo anche intelligente: i reparti confino. Non si privava del lavoro un dipendente scomodo, ma lo si metteva in un piccolo reparto, magari con un lavoro anche meno faticoso, ma sicuramente alienante e senza significato. L'importante tranciare ogni comunicazione con gli altri operai.

Tale strategia di limitazione dell'attività sindacale ci viene confermato da Livio Notta, il quale racconta che "gli attivisti della F.I.O.M. furono emarginati i due piccoli reparti, o Pela-barre e le Gabbie-acciaio, e anch'io, dal reparto manutenzione, fui spostato in quest'ultimo repartino con la qualifica di aggiustatore di reparto. Tra questi operai emarginati ricordo Emilio Michellonet, Alberto Richiardone di Villar, Eugenio Morero di Pinerolo, Cesare Castagna di Inverso Pinasca e altri. Carlo Ribetto e Antonio Dalla Vittoria erano isolati nel reparto elettricisti.

I compagni della commissione interna avevano conservato una controllata possibilità di muoversi, mentre noi non potevamo uscire dal reparto per nessun motivo. Questo ci impediva di prendere contatto con gli altri operai e ci indeboliva non poco come organizzazione sindacale" .

Tra l'altro i reparti confino era reparti modello: massima efficienza nel lavoro, nella cura dei luoghi, nella, come si direbbe oggi, professionalità. Era una questione di prestigio: essere militanti sindacali e di partito, voleva dire ancor prima essere degli ottimi lavoratori. L'etica del lavoro e il progetto politico di cambiamento erano in stretta simbiosi. Quando un giorno l'ing. Bertolone viene invitato a visita uno di questi reparti di irriducibili, ma anche modello, rifiuta categoricamente con sdegno, quasi nel voler evitare di contaminarsi con ideologie e luoghi riprovevoli.

Questa è la strada seguita principalmente dalla Riv: evitare ogni contrapposizione, ogni azione di forza risolvere con pazienza gesuitica i problemi senza creare scontri frontali.

Ma quando questo non era sufficiente, rispetto ai militanti più irriducibili la clava del licenziamento colpiva.

Siamo nel 1962, reparto utensileria, Leopoldo Armandi, militante Fiom e Pci, prende la parola in un'assemblea in occasione di uno sciopero di reparto. Licenziato in tronco con un altro militante Cgil, Suppo. "La Riv ha iniziato ad usare il sistema Fiat con me, ma in genere l'arma più usata era il paternalismo. Esempio del caso Suppo che hanno licenziato con me. Suppo non ne sapeva niente. Per non licenziarne uno solo hanno licenziato anche lui (era della Cgil). La cosa buffa è che lui forse era uno di quelli che era contrario allo sciopera! (139

La nascita del Fali

In una lettera a "Il Pellice" Carlo Venturi giustifica e motiva la necessità di fondare un nuovo sindacato alla Riv di Villar Perosa. In sintesi: 1) buona parte dell'attività sindacale viene svolta contro i reali interessi dei lavoratori; 2) la prima conseguenza di questa politica è stato il declino della Fiom, a causa dell'impostazione politica di certi scioperi, la mancata assistenza dati ai lavoratori da parte dei loro rappresentanti, i quali molte volte facevano solo il proprio interesse personale; 3) del declino della Fiom non beneficiavano la Cisl e la Uil perché i lavoratori non ritenevano i dirigenti di queste organizzazioni

migliori di quelli della Fiom; 4) che le diatribe fra i diversi sindacati e la mancanza di una reale voce indipendente nelle discussioni di problemi aziendali si ripercuoteva negativamente sugli interessi delle maestranze; 5)l'assenza da parte dell'azienda di avere garanzie di produzione per far fronte alle commesse ordinate, avrebbe portato a costruire degli stabilimenti in altre parti d'Italia.

Di fronte a questo stato di cose e al pericolo di non vedere progredire in dimensioni e in produzione la Riv con l'assunzione di nuovi operai, "un gruppo di Operai Indipendenti della RIV propongono all'attenzione pubblica ed alla Direzione, oltre che ai lavoratori interessati, un loro programma di massima" .

Il programma conteneva la richieste della costruzione di uno stabilimento a Pinerolo, di sfruttare al massimo le capacità produttive di quello villarese, costruire nuove case nei comuni di residenza dei dipendenti.

La risposta a Carlo Venturi viene data alcuni giorni dopo dalle colonne de "Il 7B" con un tono duro e senza appello. Si ribadisce giusta la radiazione dal Partito dell'ex comunista

Da parte dei comunisti, e non solo, la lista indipendenti era non solo un tradimento perpetrato da un ex compagno, ma un tentativo di dividere i lavoratori, anche perché, come se non bastasse, i rapporti tra Fiom e Cisl e Uil non erano dei migliori in quegli anni.

La storia personale di Carlo Venturi nel sindacato Indipendenti si concluderà nell'autunno del 1962, quando rassegnerà le dimissioni dalla Riv e, al suo posto, il seggio verrà ricoperto da un altro esponente del medesima lista, Giuseppe Rambaudi.

Dopo alcuni anni dalla sua nascita gli Indipendenti si diffondono in tutti gli stabilimenti Riv. Un programma elettorale del 1961 li indica presenti presso le officine di Massa, Villar Perosa, Cassino, Pinerolo, Torino.

skf- 1963- Chi era la Skf? Una grande azienda svedese di cuscinetti con stabilimenti in Germania, Francia e Olanda e con quasi 60.000 dipendenti contro i 18.000 della Riv.

Inserendo in un quadro rassicurante il futuro dell'azienda, Agnelli sostiene che l'attuale congiuntura e il Mercato Comune Europeo ponevano la necessità alla Riv di una nuova sfida competitiva sul mercato, sfida che doveva essere vinta per conseguire un certa sicurezza produttiva a lungo termine. L'unica strada percorribile per raggiungere questa meta era allearsi con il più grande produttori di cuscinetti a sfera: la Skf. Snocciolando le cifre dell'intesa tutto diventa chiaro: il Gruppo apparterrà per il 77,5% alla Skf e il restante 22,5% agli azionisti Riv.

L'Avvocato tranquillizzerà tutti sostenendo che non vi sarebbe stato un suo disimpegno di responsabilità verso l'azienda e che, con il programma di rinnovamento in corso, la Riv-Skf di Villar avrebbe continuato a restare un'importante unità produttiva.

Si poteva evitare una scelta del genere? All'arrivo "della Skf non ci sono state preclusioni da parte nostra, consapevoli ormai della internazionalizzazione del mondo della produzione, pur consapevoli del rischio - racconta Tonino Chiriotti- che in questa prima fase l'arrivo di una multinazionale poteva significare una riduzione dell'occupazione. Questo perché in primo luogo venivano fatti gli interessi della casa madre e poi quelli dei paesi satelliti. Però dal punto di vista della razionalizzazione produttiva e del mercato questa integrazione poteva essere vista positivamente" .

COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO

Il licenziamento di Tonino Chiriotti è parallelo a quello di Leopoldo Armandi. Essi rappresentavano non tanto due sigle sindacali, Cisl e Cgil, quando la determinazione di due uomini, inflessibili, quanto audaci, dediti con coraggio alla causa del movimento sindacale e stimati lavoratori.

In questi due uomini si vedrà anche la debolezza, al fianco di una paura diffusa tra gli operai per le rappresaglie, della classe operaia villarese che poche energie ha speso per difendere due militanti di punta del sindacato alla Riv.

Debolezza che metteva in luce come più di mezzo secolo di politica paternalistica aveva posto salde radice tra le maestranze.

Bisogna però fare un passo indietro per capire il licenziamento di Tonino Chiriotti. La Cisl di Chiriotti, il quale è stato eletto nella Ci alla Riv nel 1959, ha significato il tramonto della "vecchia" Cisl, nata sulla cultura e sulla politica della scissione, ha voluto dire mandare in frantumi tutta la teoria e la pratica della collaborazione aziendale, nata sulle ceneri della scissione sindacale e dell'anticomunismo quarantottesco. Le nuove leve operaio della Cisl, non solo romperanno con il passato politico della propria organizzazione, ma, partendo dalla propria cultura cattolica, intenderanno essere coerenti fino in fondo al principio evangelico "l'essere dalla parte degli ultimi".

Che il cambiamento fosse profondo lo aveva capito in prima persone Pietro Bertolone, il quale, da sempre molto intollerante verso coloro che intralciavano il normale sviluppo dell'azienda, capisce l'anomalia e la novità della Cisl chiriottiana. Questo si percepisce proprio nel 1959 quando " ho visto arrivare da lontano, dall'altro capo del reparto, un nugolo di funzionari e di dirigenti della Riv. In testa a tutti c'era Bertolone. Io faccio finta di niente, ma Bertolone - racconta Tonino Chiriotti- viene dritto verso di me e mi chiede: 'E' lei il nuovo eletto in CI?' Alla mia risposta affermativa mi chiede:' Ma si può sapere che cosa volete da noi?'. Io rispondo: 'Niente: basta che rispettiate il contratto, che non facciate discriminazioni e che rispondiate positivamente alle nostre richieste'. Bertolone è andato su tutte le furie, ha detto che eravamo peggio dei comunisti, che se le cose stavano così lui avrebbe trasferito al sud gli stabilimenti" .

Siamo nel febbraio 1966: due membri di Commissione interna della Cisl, Tonino Chiriotti e Giancarlo Bertalmio, vengono sospesi per motivi disciplinari, senza che nella notifica del provvedimento la direzione Riv-Skf rimandi a specifici articoli del regolamento interno e senza aver interpellato i diretti interessati prima di giungere al provvedimento.

L'atto compiuto dai due sindacalisti, e che fece emanare il provvedimento disciplinare, consisteva nell'aver consegnato ad alcuni operai un foglio in cui erano trascritte le percentuali di adesione in occasione dello sciopero dei metalmeccanici avvenuto il 1° febbraio. Per l'azienda i due sindacalisti erano già recidivi: avevano già subìto un precedente provvedimento disciplinare per aver distribuito, nel marzo del 1965, in busta chiusa le tessera della Cisl ad alcuni iscritti.

La Fim-Cisl denuncia l'atto come tentativo di colpire i rappresentanti dei lavoratori, di voler privare le maestranze di una giusta informazione e di contrastare la libera espressione sindacale anche alla luce del fatto che, allo sciopero dei 1 febbraio, oltre l'85% dei lavoratori Riv aveva aderito allo sciopero. Il sindacato cislino invitava ad intensificare la preparazione per una partecipazione più convinta al rinnovo contrattuale, anche per ottenere un contratto che impedisse atti simili di repressione .

Durante un comizio unitario, svolto a Villar Perosa, unitariamente da Cgil-Cisl-Uil, l'esponente della Fiom, nel suo intervento a nome delle tre organizzazioni sindacali, fa "notare l'inconcepibile contrasto esistente tra le sanzioni che colpiscono il lavoratore e quelle che colpiscono gli imprenditori.

Il futuro di Chiriotti, uomo di punta della nuova Cisl pinerolese, era ormai segnato. La Riv attendeva solo l'occasione più propizia per mettere fuori dall'officina un sindacalista che si batteva per l'unità e l'autonomia del sindacato, poco incline ai richiami interclassisti della Cisl dei decenni precedenti.

L'occasione si presenta alcuni giorni dopo, il 17 febbraio con lo sciopero alla Riv di Airasca, stabilimento che, insieme a quello di Pinerolo, si era caratterizzato, anche per la particolare storia della sua classe operaia, poco incline ad aderire alle agitazioni sindacali.

"Si è arrivati al mio licenziamento con lo sciopero alla Riv di Airasca del 17 febbraio 1966. Abbiamo deciso il picchettaggio pesante alla Riv di Airasca: siamo andati giù alla mattina presto, abbiamo bloccato i pullman. Abbiamo consentito alla gente di scendere. Stessa cosa abbiamo fatto al turno centrale. Sono arrivati i carabinieri -racconta Chiriotti - e ci hanno arrestato, io, Fiammotto e Aloia e ci hanno portati a None. Ci ha poi tirati fuori alle quattro del pomeriggio il sindaco Aurelio Bernardi. Il capo del personale mi ha fatto firmare per ricevuta la lettera di licenziamento in tronco " .

Tra l'altro Chiriotti quel giorno era a casa, era un giorno di festa: il 17 febbraio, festa dei valdesi, la Riv di Villar era chiusa.

In che modo contrastava la Riv di Airasca lo sciopero? Faceva entrare i pullman nello stabilimento con le porte bloccate per evitare che gli indecisi potessero, sul momento, aderire allo sciopero e scendere all'ingresso dello stabilimento, pagava la benzina ai dipendenti per farli giungere con auto propria in orari diversi, i turni di lavoro era fatti a misura di dipendente nei giorni di sciopero: l'importante era andare a lavorare.

Tra l'altro durante il fermo alla caserma dei carabinieri di None non avveniva nessuna contestazione formale ai tre sindacalisti, tantomeno stilato un verbale in loro presenza. Tuttavia alcuni giorni dopo l'autorità giudiziaria di Pubblica Sicurezza inoltrava alla Procura della Repubblica di Pinerolo una denuncia nei confronti dei tre sindacalisti ai sensi dell'articolo 650 del Codice Penale ( disubbidienza agli ordini di (P.S.).

Chiriotti era molto conosciuto nel Pinerolese, stimato anche da chi non sempre condivideva il suo eccessivo decisionismo, il suo entusiasmo, senza alcun tentennamento, nel dichiarare uno sciopero, un'azione di lotta quando riteneva che motivazioni e obiettivi fossero giusti.

Lo sdegno e la reazione fu unanime e diffusa.

Le organizzazioni sindacali dichiarano subito un'azione di protesta lunedì 21 febbraio, a sostegno della richiesta dell'immediato rientro in fabbrica del membro di Commissione Interna della Cisl. Parimenti vi era la preoccupazione che l'azienda, oltre ad aver ridotto di quasi 3000 operai dopo la fusione con la Skf, perseguisse una strategia di rigida opposizione ad ogni attività sindacale. La Commissione interna si chiedeva se era giusto che un dirigente di sindacato venga privato del lavoro perché svolge il proprio dovere di sindacalista in una giornata festiva e lontana dal proprio luogo di lavoro.

1995- nasce Alp (nel 1996 alp ha 185 iscritti alla SKF su 600 delle varie aziende)- il racconto di un operaio

L’esperienza di ALP è partita molto prima del giorno in cui andammo dal notaio , in cui decidemmo di fondare un qualcosa di alternativo ai sindacati confederali di cui non condividevamo linee, obiettivi, il modo di far accordi sempre più sbracati con l’unico scopo di favorire la controparte padronale. Accordi che tutte le volte che venivano firmati ci toglievano una fetta del nostro potere di acquisto , del nostro modo di vivere.

Abbiamo iniziato ad avere screzi, almeno nella SKF in cui lavoro io, in seguito ad un accordo che primo in Italia instaurava nelle aziende il lavoro al Sabato e alla Domenica. Mi ricordo che al di là di tutte le etichette la Stampa ci definì gli irriducibili del sindacato cattolico Da quella fermissima opposizione, nelle assemblee in tutti i posti di lavoro cercammo di convincere i lavoratori che questi erano accordi pessimi che avrebbero portato a salari bassi e a una nuova dittatura nelle fabbriche. Probabilmente fummo molto convincenti perché questo accordo del luglio 1989 fu bocciato in tutti gli stabilimenti. del gruppo SKr.

Ma il sindacato si riunì e non tenne conto del nostro NO e FimFiomUilm e Fali firmarono questo accordo, noi dovemmo subirlo.

All’inizio si capisce che il padrone non attaccò a fondo, però, col passare del tempo ci rendemmo conto che i nostri figli non avrebbero più potuto entrare in fabbrica col salario e i diritti che avevamo noi.

E’nata nell’autunno 1995 dalla iniziativa di un gruppo di militanti e delegati sindacali del Pinerolese che dopo le vicende delle pensioni hanno compreso che bisognava trovare un altro modo per affrontare i problemi dei lavoratori.

Avete perciò lasciato Cgil Cisl Uil?

Sì, la grande maggioranza ha dato e darà le dimissioni, perché dopo anni di battaglie e impegno all’interno delle Confederazioni ha compreso che è diventato impossibile far sentire la propria voce, far sentire i problemi dei lavoratori, chi decide è sempre il gruppo dirigente, la burocratizzazione dei sindacati confederali impedisce ogni tentativo di rinnovamento.

Ma cos’è ALP?

ALP come dice lo statuto è un’organizzazione sindacale, culturale e di mutuo soccorso, che si prefigge il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro dei lavoratori, la ricerca degli elementi fondamentali per la costruzione di un sindacato che sia effettivamente dei lavoratori, unitario, intercategoriale e nazionale.

 

1998

luglio 1998 il pretore ordina il reintegro alla SKF di Villar di Clement,di Alp

 

(...)Non sarà per caso che voi allontanate Clement da Villar Perosa perché come un sindacalista moderno si interessa alla filosofia gestionale della medesima e vi obbliga a dare risposte che poi sono un incentivo alla vostra intelligenza e alla vostra attenzione? Volete il gregge che bela o volete un grappolo di uomini che portano in azienda assieme alla dignità e al rispetto il sale dell'intelligenza e della dialettica? Una volta era un vanto per la Riv di Villar avere consiglieri comunali a Pinerolo, adesso è una catastrofe, solo perché Clement è a sinistra. Ma lo sa che l'attuale governatore della Banca europea era sindacalista ed era sindacalista anche Delors. Non si sono convertiti, ma hanno fatto gavetta e che gavetta! (...) V.Morero

Oggi la Skf ha scorporato lo stabilimento di Villar che si chiama ora OMVP e venduto quello di Pinerolo allEuroball.

 

appendice:

1.   Un giornale  

   ''7B'' era la sigla che distingueva il cuscinetto a sfera tipo. Era venduto in fabbrica e sul trenino La redazione fu confinata nel reparto " gabbie acciaio" , alcuni furono licenziati, diffidati o trasferiti

Negli Anni '50 il complesso Riv contava mediamente diecimila dipendenti. A Villar 4.002 operai e 366 impiegati, a Torino 4.330 operai e 991 impiegati ed infine 500 operai ad Apuania. Una maestranza altamente politicizzata, specialmente a Torino, combattiva, in cui una condizione di forza era tenuta dal Pci. La federazione provinciale di questo partito aveva un organo di stampa "Battaglia democratica'' ed una edizione speciale Riv, riguardava l'industria del cuscinetto Nel 1952 il partito decise l'emissione di un giornale di fabbrica proprio. Fu indetto un concorso per la scelta della nuova testata e tra i bozzetti presentati dai lavoratori fu scelto quello riportante il disegno della fabbrica con a lato la dizione "7B'' e il disegno del Cuscinetto. "7B'' era la sigla che distingueva il cuscinetto a sfera tipo, diametro esterno 72 cm, spessore 19, foro 30, peso 348 gr e valore nel '59 di 11.830 lire, tutta la produzione veniva calcolata e trasferita in "7B''. Il giornale nasceva per il sostegno politico sindacale all'azione della commissione interna e al Consiglio di gestione, un organo paritetico capitale-lavoro. Un foglio chiaramente orientato a sinistra, uno strumento di fiancheggiamento al partito, lasciando però libertà alla redazione locale senza fornire veline. Due le edizioni, una a Torino con oltre 2.500 copie e 1.500 la tiratura a Villar, che veniva stampata a Torre Pellice dalla Tipografia Subalpina

2.    

Cronologia skf-alp

 1995- luglio nasce alp

1996

si costitusce il collettivo alp skf

-27 settembre- sciopero generale metalmeccanici – alp va a Torino

26 ottobre – convegno alp sui diritti dei lavoratori- Pinerolo

13 dicembre – sciopero generale dell’industria

il costo del lavoro in skf è passato dal 24,11% del 1994 al 20,87 del 1995

alp denuncia che a Villar sono sei le ore di assemblea non utilizzate nel 1995

1997

febbraio firmato il contratto- a Villar si vota no

marzo accordo Fali su vari sabati lavorativi – critiche alp che chiede elezioni rsu

aprile la direzione intende trasformare il 60% dei contratti attuali in contratti a scorrimento su 7 giorni con 20 turni settimanali

aprile la skf intende scorporare il personale che lavora nella ex scuola professionale

maggio per la prima volta la direzione non ha confermato un c. formazione lavoro

giugno questionari sull’immagine della skf

ottobre si prepara il rinnovo delle rsu

novembre si vota, alp dice di non votare le elezioni truffa: 50,4 di votanti (44,5 operai)

dicembre interpellanza parlamentare sulle elezioni skf

1998

3 febbraio consiglio comunale aperto a Pinerolo su ‘ democrazia nei luoghi di lavoro’

skf minaccia di andarsene dall’Italia se passano le 35 ore

febbraio avio Villar si sperimentano gli apprendisti- alp chiede di mobilitarsi

maggio Clement avvisato di trasferimento ad Airasca- alp ricorre al pretore

Clement scrive: la direzione ha paura di perdere la causa sulle elezioni truffa

riuscito lo sciopero alp a Villar

luglio per le elezioni truffa il pretore si dichiara incompetente

l’eco del chisone parla di 4000 esuberi skf

il pretore ordina il reintegro di Clement a Villar. La direzione ricorre

settembre- segnali di crisi – cig in arrivo

la direzione ritira il ricorso per Clement

ottobre sentenza finale a favore di Clement – idem per Bounous

1999

aprile – la direzione comunica d avere 550 esuberi in Italia

giugno firmato l’accordo sugli esuberi –55 a Villar

18 settembre incontro alp con skf Bari

17 settembre sciopero generale di zona per la Beloit

2000

marzo alp decide di ritirarsi dalla causa per le elezioni truffa

giugno la skf vuole cedere il settore acciai

accordo sull’orario

luglio contratto sindacale firmato con pressioni della direzione sulle rsu, sindacati contrari, la Fiom emarginata promuove referendum

ottobre presentata lista alp per le rsu

voto: avio alp 44, Villar operai 238 alp (2rsu)

dicembre

salta il referendum, scioperi in skf

22 ottobre il pretore respinge il ricorso della Fiom contro l’accordo

2001

marzo sciopero 1 ora avio per ambiente

aprile lo stabilimento di Villar diventerà Omvp a capitale skf

12 aprile referendum non si raggiunge il quorum

2002

gennaio accordo sulla mobilità per 245 skf e 39 omvp

aprile forzature per utilizzare i par collettivamente

avio trasferimento di due operai ad Airasca, di cui uno di alp candidato rsu

2003

aprile omvp autorizzato ciclo continuo per fucine, ricottura e trattamenti termici

giugno aperta procedura per rsu

luglio rsu tbu Villar alp 34 (1rsu e 1rLs),omvp alp 148 (1rsu)

crisi avio

2004

contratto aziendale

2005

marzo chiusa la vertenza aziendale

2006

Si prepara il rinnovo rsu

 

 

 Inchiesta ECO MESE febbraio 2002 su SKF

Accornero prefazione a >Coriasco 'Storia operaia della RIV'

Accornero prefazione a 'Gli anni 50 in fabbrica'

 

Com'è cambiata quella fabbrica- riforma sett06

L'azienda di Villar Perosa che arrivò ad avere cinquemila operai oggi assorbita dalla Skf rappresenta il destino di quella parte dell industria che ha un futuro incerto e un grande passato

Davide Rosso

In questo periodo ricorre il centenario della nascita della Riv di Villar Perosa. L’azienda produttrice di cuscinetti da tempo assorbita dalla Skf. Volendo presentare le iniziative che si stanno tenendo per ricordare «gli ultimi 100 anni» di questa azienda che ha cambiato la storia di un paese e di un’intera vallata, dove si sono formati dirigenti, uomini d’azienda, operai, sindacalisti, da qualche parte occorreva iniziare e perché non farlo dal vedere cosa si trova in rete a riguardo. Cercando in Internet però alla parola Riv non si trova al primo posto quello che ci si attende. A Riv corrisponde prima la voce relativa a una maglietta da donna poi una ditta di rubinetti e valvole e solo al terzo posto si parla della Roberto incerti Villar (questo come si sa è quello che si nasconde dietro le tre lettere che compongono Riv). Certo non è questo il metro per valutare il ricordo, o meglio l’importanza che ad esso si da, ma può essere una via per rappresentare il fatto «che a 100 anni dalla sua fondazione questa fabbrica, e soprattutto quello che essa ha rappresentato e le persone che vi hanno lavorato, hanno bisogno che la memoria venga riproposta e ripercorsa».
Tra le iniziative per il centenario ci sono quelle per così dire più istituzionali tenutesi il 16 e 17 settembre organizzate «dall’azienda di oggi»; invitati i dirigenti, le istituzioni, i sindacati, ma anche gli operai e la cittadinanza villarese. «Un momento che ha voluto essere di coinvolgimento per tutti» come sottolineano alla dirigenza dell’Skf.
«Coinvolgimento». Proprio intorno a questo stato d’animo si è giocato forse molto della «vecchia» Riv. Fin dalla nascita con la fabbrica che cresceva in una Villar Perosa diversissima da oggi e che si è in qualche modo venuta costruendo a sua volta sotto la spinta dell’azienda di Giovanni Agnelli senior, padrone «fondatore» (le virgolette sono d’obbligo) della Riv ma anche per decenni primo cittadino villarese, contro cui il Consiglio comunale ha da prima cercato di far valere la propria indipendenza e con cui poi ha trattato e cercato di capitalizzare una situazione di paternalismo diverso da quello di altri industriali dell’epoca.
Ma la Riv è stata anche luogo di formazione e di crescita per una classe dirigente e per molti operai ma anche per un certo modo di fare sindacato e politica. È stata luogo di scontri, di battaglie politiche e sindacali, di scioperi e di licenziamenti.
Ripercorrere la storia della Riv per esempio scorrendo il libro edito alcuni anni fa da Alzani dal titolo «Riv storia dello stabilimento di Villar Perosa» vuol dire ripercorrere in qualche modo la storia dell’industria, degli industriali e degli operai del nostro paese. Partono da qui, ma anche dalla voglia di trasmettere una memoria importante, altri due incontri organizzati per il centenario. Questa volta organizzatrice è l’Associazione lavoratori pinerolesi (Alp) che propone la storia da un’altra prospettiva. «Questa volta – dicono all’Alp – proviamo a vedere la Riv guardandola dal basso. Per trasmettere questa storia ai nostri giovani abbiamo pensato di dire qualcosa dal un punto di vista di chi ha lavorato, ha lottato e ha lasciato un’importante eredità che non dobbiamo disperdere ma mantenere con cura». Non si tratta di «un’iniziativa contro», ci tiene a sottolineare Enrico Lanza, presidente di Alp, ma di una «lettura dal basso di chi non era ai piani alti ma era consapevole di essere un soggetto fondamentale per la storia politica e sindacale». Due le date in programma: il 23 settembre, alle 15 a «Una finestra sulle Valli» con un incontro sulla «Storia», relatore sarà Renzo Tibaldo, storico ed ex operaio Riv-Skf, e un secondo appuntamento il 29 settembre, alle 21 sempre alla Finestra sulle Valli, in cui si parlerà delle «Lotte» in Riv con interventi di Tonino Chiriotti (licenziato dalla Skf nel 1966), Mario Dellacqua e Alberto Tridente.
Iniziative diverse insomma per ripercorrere questi 100 anni passati guardandoli da prospettive differenti ma con la volontà di ricordare comunque un’azienda che ha rappresentato il lavoro per 5.000 persone a Villar Perosa (oggi il gruppo Skf in Italia ha questo numero di dipendenti in totale). Ricordare la Riv oggi vuol dire guardare a un passato industriale che non c’è più, in cui il «padrone» era chiaramente individuabile e non così distante come è oggi. Vuol dire mantenere la memoria facendone tesoro per il domani.

 

La Cina a tutto vapore sui mercati mondiali-riforma 27-09-06

Il costo del lavoro è enormemente ridotto rispetto all Europa, ma al tempo stesso le previsioni di crescita del paese più grande del mondo sono enormi. Che cosa succederà ai nostri stabilimenti?

Davide Rosso

Diciotto delegati sindacali, otto sindacalisti osservatori, tre top manager e dodici interpreti. Questo in cifre il gruppo di persone, provenienti da tutto il mondo, che si è dato appuntamento l’11, 12 e 13 settembre scorso a Shangai in Cina per lo Skf World Union Committee. Un appuntamento importante tenutosi mentre in Italia si celebravano i 100 anni dalla nascita della Riv e ci si appresta nel 2007 a celebrare i 100 della Skf, la multinazionale produttrice di cuscinetti. Un appuntamento in cui i sindacati (la riunione è un momento di incontro tra le rappresentanze sindacali presenti negli stabilimenti Skf di tutto il mondo) si trovano e soprattutto incontrano il vertice mondiale dell’azienda per avere un confronto e cercare di capire le linee individuate dalla dirigenza per il futuro. Quest’anno poi l’incontro ha assunto subito un interesse particolare, vista la realtà crescente della nazione asiatica che ospitava la riunione.
«La Cina – dice Enrico Tron della Federazione lavoratori metalmeccanici (Flm), tra i partecipanti al World Committee – rappresenta l’Europa e l’Africa messe insieme. 200 milioni di persone vivono con un dollaro al giorno ma la produzione e la capacità tecnologica del paese è enorme. Le previsioni di crescita del mercato per gli anni 2005-2009 parlano chiaro: Europa occidentale 2,2%, Europa orientale 4%, America latina 3,6%, America del Nord 3,1% Asia 8,7%, Cina 14%».
– Anche la Skf ha investito in Cina, quale dovrebbe essere la situazione in prospettiva?
«La Skf, ci ha confermato Tom Johnstone, presidente della multinazionale, continuerà a investire in Cina con nuove unità produttive, supportando così le esigenze dei clienti che continuano a delocalizzare i propri stabilimenti. L’azienda addirittura punta a diventare, con le sue unità produttive e di vendita, leader del mercato cinese».
– Questo vuol dire che la Skf non vuole più investire in Europa?
«No, non pare sia questo il punto. Nella sua relazione Johnstone ha chiaramente evidenziato che per evitare la delocalizzazione e rendere più “profittevoli” gli stabilimenti europei, a suo dire è necessaria una stagione di sacrifici (si legga flessibilità) puntando a produzioni con più alto valore aggiunto. Per la dirigenza della Skf gli impianti in occidente non sono saturi come capacità di utilizzo. In Europa lavorano al 40%: per questo è necessario utilizzarli meglio. Sul settore finanza poi è in atto un nuovo progetto (One F) che prevede la terziarizzazione nell’Est Europa. L’obiettivo finale è quello di ridurre i costi del 40% in due anni e aumentare la produttività del 30% nei prossimi 7».
– Ma quale è stata la posizione emersa dal sindacato a Shangai?
«Di fronte al fatto che in tutti i paesi in cui opera la Skf, a esclusione della Cina, è stato evidenziato un sostanziale rallentamento degli investimenti, la nostra proposta è stata quella di iniziare una politica rigorosa che riduca sprechi e inefficienze mantenendo gli investimenti e passando, se serve, anche a una fase più strutturale degli orari, con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione. La delegazione italiana poi ha auspicato una presa di posizione forte del Comitato mondiale per un confronto con la direzione Skf per avere garanzie nel mantenere un accettabile sviluppo dei paesi europei. Del resto se ai lavoratori vengono chiesti dei sacrifici ci vogliono anche garanzie forti di prospettiva».
Una situazione complessa, insomma, quella che i delegati riportano da Shangai, dove tra l’altro hanno visitato anche due realtà produttive cinesi e hanno potuto farsi un’idea anche della situazione di lavoro dei loro colleghi cinesi. «Lo stipendio medio di un lavoratore metalmeccanico – conclude Tron – in Cina è di 200 euro al mese e loro preferiscono lavorare in fabbriche occidentali dove in qualche modo viene ricreata la situazione lavorativa europea con un netto miglioramento degli standard cinesi».


Storia della RIV-SKF dal sito http://www.skf.com/portal/skf_it/home/skfitaly?lang=it

 

 

1906 - 1919

Era il 1906............

È all'alba del XX secolo che due aziende separate da un intero continente ma unite dai medesimi obiettivi, vedono la luce in Italia e in Svezia. La RIV di Villar Perosa e la SKF di Göteborg iniziano approssimativamente nel medesimo periodo a realizzare cuscinetti per tutta l'industria, allora in forte sviluppo.

1906: la FIAT partecipa ad una esposizione-competizione per costruttori di automobili a Berlino; per partecipare a questa manifestazione è però necessario che tutti i componenti dell’auto siano fabbricati nel paese dell’azienda partecipante. Alla FIAT mancano solo i cuscinetti a sfera, che sono già costruiti in Francia e in Germania ma non in Italia. Il “Senatore” viene a contatto con il progettatore italiano del cuscinetto, l'ingegner Roberto Incerti, meccanico costruttore di biciclette che possiede due piccole aziende familiari. Viene quindi aperta a Torino, in Via Marocchetti 6, la società RIV che ha come denominazione ufficiale Roberto Incerti & C. Villar Perosa, fabbrica di cuscinetti a sfere e sfere d’acciaio e per il momento trova spazio in via sperimentale nello stabilimento Fiat di Corso Dante con una manodopera iniziale di 23 operai. Lo stesso nome, RIV, che tuttora in un certo senso ed entro certi ambiti fa parte dell’etichetta data all’azienda, deriva appunto dal nome dell’ingegner Roberto Incerti (RI), unito al nome del paese in cui si è costruita la prima officina, Villar Perosa, all'imbocco della Val Chisone in provincia di Torino, da cui si è presa la V per formare infine il nome RIV.

1907: nasce a Villar Perosa il primo vero e proprio stabilimento RIV. La scelta del luogo è determinata sia da fattori sentimentali (Giovanni Agnelli senior era nato lì) sia da fattori economici: Villar Perosa è un piccolo paese all’inizio della Val Chisone, servito da una buona rete stradale e ferroviaria e una posizione che ha permesso la creazione di centrali idroelettriche adatte a sopportare un’attività industriale di quella portata. Lo stabilimento si estende su un’area iniziale di 6250 metri quadrati ed ha 180 dipendenti. Contestualmente viene costruito il Municipio di Villar Perosa e le case operaie: il paese cresce insieme alla fabbrica, che presto raggiunge una produzione annua di 20000 cuscinetti.

1911: i dipendenti diventano 340 e la produzione annua raggiunge i 200.000 pezzi. Sempre nello stesso anno entra in funzione il primo reparto per la fabbricazione delle sfere che permette alla RIV una propria autonomia produttiva.

1919: la RIV si rende autonoma dalla FIAT e si costituisce in Società Anonima assumendo la denominazione di RIV Officine di Villar Perosa, nella quale comunque la famiglia Agnelli ha ancora delle partecipazioni

 
1920 - 1945

1922: la RIV acquista la fabbrica torinese di automobili "Rapid", e sulla sua area inizia a costruire un altro moderno stabilimento, che verrà inaugurato nel 1924. Nel contesto viene costruito un asilo dedicato ai figli dei dipendenti e le case popolari per i dipendenti.

1930: nasce la Scuola Professionale di Villar Perosa, oggi Consorzio per la Formazione Interaziendale della Val Chisone.

1939: viene aperto lo stabilimento di Apuania, ovvero di Massa. Il primo cuscinetto esce nel 1943.

1943: ad ottobre i macchinari dello stabilimento di Massa vengono trasferiti a Villar Perosa in quanto Massa viene occupata dalle truppe naziste. Si spostano anche alcuni operai e la produzione viene trasferita nel sito di Villar Perosa. Alcuni dipendenti restano a Massa ma a fine anno si perderanno i contatti tra lo stabilimento e la casa madre.

1944: lo stabilimento di Torino viene bombardato ripetutamente, come quello di Villar Perosa, che viene completamente distrutto insieme al padiglione delle Esercitazioni Pratiche della Scuola Professionale

 
1946 - 1970

1946: immediatamente dopo la guerra, inizia la ricostruzione dello stabilimento di Apuania (oggi Massa), che sarà interamente ricostruito entro il 1947 e nel 1950 avrà 104 persone occupate al suo interno.

1955 - 1956: a Torino viene costruito il nuovo palazzo uffici della Sede Centrale. Si tratta di un grande palazzo sito in via Mazzini sulla riva del Po, che rappresenterà per diversi anni l'immagine dell'azienda di cuscinetti in Italia.

1956: nasce a Cassino, in provincia di Frosinone, il primo stabilimento RIV del sud Italia, una tra le prime iniziative industriali nel Mezzogiorno di un'azienda operante nel nord. I primi cuscinetti usciranno da questo stabilimento nel 1959.

1959: viene costruito lo stabilimento di Pinerolo, in provincia di Torino.

1961: comincia la costruzione della prima parte dello stabilimento di Airasca, in provincia di Torino, destinato a sostituire quello di via Nizza.

1965: la RIV entra nel Gruppo SKF assumendo la denominazione di "RIV-SKF Officine di Villar Perosa S.p.A.". L'accordo tra l'azienda svedese e quella italiana prevede l'acquisizione da parte del gruppo svedese dei 2/3 del capitale azionario della società italiana.

1967: viene fatto un primo ampliamento allo stabilimento di Airasca.

1968: viene ampliato lo stabilimento di Cassino, installando un reparto per la lavorazione delle boccole ferroviarie. Nascono a Cassino le prime linee integrate.

1968: nasce l'officina 2 nello stabilimento di Massa.

1969: viene firmata la convenzione per la cessione del territorio per costruire una nuova unità produttiva nel sud Italia. Si tratta di Bari. La produzione inizierà nel 1972.

 

1971 - 1999

1972: viene aperto lo stabilimento "avio - precisi" di Villar Perosa. Sempre nel medesimo anno si sostituisce la CMEC S.p.A., società commerciale a totale partecipazione RIV-SKF, che nel 1986 diventerà la "SKF Componenti Industriali S.p.A.".

1973: entra in funzione la mensa aziendale nello stabilimento di Massa.

1974: si costituisce la RFT S.p.A., presso lo stabilimento RIV-SKF di Varese, per la costruzione di articoli tecnici di alta precisione.

1974 - 1976: viene costruito ad Airasca il magazzino prodotti, che copre un'area di 27.000 m2.

1976: presso lo stabilimento di Cassino viene inaugurata una nuova unità produttiva di boccole ferroviarie.

1977: ampliamento dello stabilimento di Massa. Nello stesso anno, presso Milano, sorgono il magazzino periferico e la filiale vendita Milano 2.

1980: la RIV-SKF Officine di Villar Perosa S.p.A. diventa holding e coordina della nuova società RIV-SKF Industrie S.p.A., della RFT-RIV FIRGAT S.p.A. e della CIMEC S.p.A..

1988: la RIV-SKF acquisisce il nome di una sola delle due case madri e diventa SKF Industrie S.p.A., a dimostrazione del fatto che la collaborazione tra l'azienda italiana e quella svedese è stata proficua. A partire da questo momento la storia ed i successi della RIV si fondono con quelli di tutto il Gruppo.

1993: introduzione nella produzione dell’unità cuscinetto per mozzi ruota 3 (HBU 3) che viene dotata di un sensore per essere utilizzata nel sistema frenante ABS.

1994: SKF apre un nuovo magazzino centrale a Tongeren, Belgio, denominato SKF European Distribution Centre (Centro di distribuzione europea SKF).

1995: viene lanciato sul mercato un cuscinetto volvente completamente nuovo: il cuscinetto toroidale a rulli CARB®. Il Gruppo SKF vanta a ques'epoca 90 stabilimenti distribuiti su tutto il territorio mondiale.

1997: SKF ottiene la certificazione ISO 14001, standard internazionale per la difesa dell'ambiente.

1999: introduzione sul mercato di una nuova generazione di cuscinetti a rulli sferici: la serie Explorer. Nello stesso anno viene lanciato il portale Endorsia.com, mercato basato sulla rete internet.

 
2000 -

2000: viene creata una joint venture per la produzione e la vendita di sfere in acciaio al cromo per cuscinetti a sfera e altri prodotti. L'accordo è firmato con la società tedesca FAG Kugelfischer Georg Schafer AG e la società americana NN Ball and Roller Inc.

2001: è l'anno dell'affermazione sul mercato dele cuscinetto toroidale CARB® come standard industriale per fonditrici a colata continua nel settore metallurgico. Nel medesimo anno il gruppo SKF acquisisce la Gamfior S.p.A., azienda torinese leader nella produzione di mandrini a motore e viti a ricircolo di sfere ad alta precisione per macchine utensili. Al Motor Show di Ginevra viene presentato il prototipo della FILO, automobile basata sulla tecnologia drive-by-wire, sviluppata congiuntamente da SKF e la carrozzeria Bertone.

2002: il programma SKF Reliability Systems si espande e introduce @ptitudeTM, un sistema per il supporto delle decisioni relative alla manutenzione, volto a migliorare l’affidabilità degli impianti per i clienti utenti finali. Nello stesso anno si espande la linea dei cuscinetti SKF classe Explorer fino a includere cuscinetti a rulli cilindrici e cuscinetti obliqui a sfere. Ancora, la General Motors sceglie il sistema di controllo by-wire di SKF per il suo Hy-wire, il primo prototipo di veicolo guidabile a pile combustibili.

2003: Tom Johnstone viene nominato nuovo CEO del Gruppo

 
In Italia almeno un centinaio negli stabilimenti di Airasca e Villar Perosa
200 in mobilità alla Skf: metà sono nel Pinerolese
I sindacati: «Ci dicano qual è il progetto» – Timori per il futuro della Omvp


Giovedì 8 a Torino, in un incontro all'Unione industriale con le rappresentanze sindacali, il direttore delle risorse umane della Skf Italia Giampaolo Cev, ha comunicato l'intenzione del Gruppo di aprire la procedura di mobilità per un numero non ancora definito di dipendenti, ma che dovrebbe attestarsi intorno alle 200 unità. La procedura dovrebbe interessare tutti gli stabilimenti italiani della multinazionale, tra cui gli stabilimenti di Airasca e della Omvp di Villar Perosa (in quest'ultima realtà sarebbero circa una settantina i dipendenti destinati alla mobilità).

Non si può dire che si tratti di un fulmine a ciel sereno, soprattutto per quanto riguarda la Omvp di Villar Perosa. A gennaio il presidente della Comunità montana in un incontro con il vice-presidente della Regione, Peveraro, esaminando la situazione industriale locale aveva detto: «Non credo che nella nostra valle, in questo momento, ci sia la consapevolezza del rischio che si sta correndo dal punto di vista economico e dell'occupazione». Parole che alla luce dell'annuncio dei vertici Skf assumono maggiore forza. Precedentemente il presidente del Cda dell'Omvp, Bertorelli, aveva avvertito che le strategie della Skf avevano distolto il core business dalle fasi

di produzione per concentrarsi maggiormente nella progettazione e assistenza, confermando la messa in vendita dello stabilimento Omvp.

La preoccupazione ora dei sindacati è quella di capire le intenzioni dell'azienda. «In questi casi le domande sono sempre le stesse: a quale strategia obbedisce la richiesta di riduzione del personale? Qual è il Piano industriale? In quale direzione si sta andando?» spiega Colina della Fiom, e aggiunge: «Soprattutto per quanto riguarda la Omvp c'è sempre la preoccupazione per il destino dello stabilimento».

Enrico Lanza, presidente del sindacato di base Alp, da sempre impegnato a denunciare i pericoli della terziarizzazione dello stabilimento Omvp, conferma un concetto più volte espresso in passato: «Noi non siamo spaventati dalla richiesta di mobilità se si tratta di dare una mano all'azienda nel garantirne un futuro localmente, ma se invece si tratta solo di fare businnes allora non ci stiamo, e poi chiediamo delle contropartite come l'assunzione dei dipendenti a tempo determinato».

L'annuncio arriva in contemporanea con la diffusione dei dati di bilancio che fanno registrare utili record e mentre sono in corso i festeggiamenti per i centenario del Gruppo Skf. Proprio in occasione delle celebrazioni, che avranno il loro clou questa settimana in Svezia, la Skf Italia pubblica il primo "Rapporto sulla sostenibilità" dove l'amministratore delegato Giuseppe Donato scrive: «Proseguendo sulla strada dello sviluppo sostenibile, che mira a conciliare la responsabilità economica con quella che riguarda le persone e le risorse naturali, sta crescendo l'attenzione riservata alle tematiche sociali». Proprio in quest'ottica i sindacati si chiedono: «Come facciamo a far accettare la mobilità ai dipendenti quando nello stesso momento il Gruppo dichiara utili record? È cosa molto difficile da far digerire, almeno vorremmo vedere degli investimenti che invece non arrivano».



Alberto Maranetto - eco del chisone 15-2-07

 

Interessa 200 lavoratori
Mobilità alla Skf accordo raggiunto

Accordo raggiunto, la scorsa settimana, tra i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e la direzione della Skf sulla richiesta di mobilità per circa 200 lavoratori. Adesso l'accordo, che interessa un po' tutti gli stabilimenti del Gruppo, andrà al vaglio delle Rsu.

Il sindacalista Enrico Tron della Cisl parla «di una classica operazione di svecchiamento del personale» allo scopo di abbattere il costo del lavoro, sull'onda dell'accordo appena siglato per la Fiat Mirafiori. I lavoratori più anziani saranno accompagnati verso la pensione con la cassa integrazione e incentivi in cambio del licenziamento volontario.

La Skf, che come molti sapranno sta attraversando un momento di particolare prosperità, si è impegnata ad assumere a tempo indeterminato i giovani con contratti da apprendista o comunque a tempo determinato. Impegno anche nel porre in atto tutta una serie di investimenti negli stabilimenti.

Per Enrico Tron «alla Skf su questa partita il clima è buono, importante è vigilare affinché le promesse vengano mantenute». Per il presidente di Alp Enrico Lanza, reduce da un incontro con i vertici della Skf, «sulla mobilità c'è poco da fare, la si dovrà accettare. Bisogna però richiedere un maggiore sforzo per ottenere condizioni migliori rispetto all'assunzione dei giovani. Restano, infine, le preoccupazioni sul futuro della Omvp».

Per quanto riguarda la mobilità questi i numeri dei lavoratori interessati al provvedimento nei vari stabilimenti: 53 all'Omvp (Villar Perosa), 11 all'Avio Precisi (Villar Perosa), 5 alla Tbu (Villar Perosa), 39 all'Hbu (Airasca), 25 agli enti centrali (Airasca) e 13 al magazzino prodotti di Airasca.


A.M. -7-3-7