storia dal basso della RIV- appunti
La
sigla Riv da sempre ha significato Roberto Incerti Villar e l'ingegner Roberto
Incerti, meccanico costruttore di biciclette, era proprietario di due piccole
aziende familiari a Torino e Villar Perosa. A questa attività si associa
Giovanni Agnelli, ricco proprietario fondiario della valle. Da questo
matrimonio nasce il primo cuscinetto Riv. L'azienda continua ad essere chiamata
Riv perché Roberto Incerti non cede il brevetto, anzi reca anche fastidi
giudiziari ad Agnelli in seguito all'accusa di irregolare appropriazione di
brevetti.
Un dato è certo: se Roberto Incerti è stato il genio creatore di nuovi metodi di perfezionamento di lavorazione dei cuscinetti a sfere, tuttavia "morì il 13 novembre 1952 lasciando i familiari in precarie condizioni finanziarie. Ai funerali, molto modesti, non prese parte alcuna rappresentanza ufficiale della Riv, suscitando scalpore tra quei dipendenti che ancora ricordavano con grande simpatia il primo costruttore italiano del cuscinetti a sfere"
La storia della Riv non inizia in val
Chisone ma a Torino, il 29 settembre 1906 in via Marochetti, davanti al notaio Costa. La
denominazione ufficiale della società era Roberto Incerti & C. Villar
Perosa, fabbrica di cuscinetti a sfere e sfere in acciaio. Il capitale versato
ammontava a lire 600 mila: 150 da Agnelli, 100 da Incerti, 50 da Ettore
Rabezzana, 250 dalla Fiat e 50 dalla Fiat Brevetti.
L'anno dopo la piccola attività artigianale si trasferisce a Villar Perosa (5): il primo operaio adibito ai forni Potter e Johnston è Eustacchio Prinzio, residente nella frazione Prietti di Villar Perosa, e prende servizio il 1° febbraio del 1907. Alla stessa epoca il primo ufficio di amministrazione vede all'opera Giuseppe Cuccodoro, Alberto Bleynat e Elsa Theiler. Al momento del suo insediamento lo stabilimento occupa 6250 mq, 180 dipendenti e produce 20.000 cuscinetti prodotti all'anno
Nel 1925 nasce lo stabilimento di Torino in via Nizza. I dipendenti complessivi sono 4400 per una produzione di 4 milioni di cuscinetti annui.
Nel 1939 nasce lo stabilimento di Massa. Prima della seconda guerra mondiale la produzione complessiva dei tre stabilimenti Riv era di 20 milioni di cuscinetti annui. Nel 1957 entra in funzione Cassino, nel 1960 Pinerolo, nel 1963 Airasca ( che poi assorbirà le lavorazioni di Torino che cesserà le attività nel 1972).
Nel 1965 la maggioranza delle azioni
(78,5%) passa dal gruppo Agnelli alla svedese SKF ( Svenidishd Kullager Fabriken).
Nel 1972 le produzioni AVIO Precisi preesistenti vengono trasferite nellla nuova
sede accanto allo Stabilimento di Villar. Crescono ancora gli stabilimenti con
l’avvio di Bari nel 1973. Nel gennaio 1979 il gruppo svedese SKF acquista il
controllo completo delle azioni. In Italia il gruppo ha oggi 9 stabilimenti con
circa 5800 addetti. Complessivamente nel mondo ci sono 65 stabilimenti con circa
42.500 addetti.
GLI SCIOPERI DEL 1943 E LA LIBERAZIONE
Consenso
imposto e indifferenza verso il regime è il crogiuolo nel quale cresce il
malessere prodotto dalle guerre volute dal Duce e che conducono alla secondo
conflitto mondiale. Guerra, fame, lutti e privazioni sono il brodo di cultura
che avvia agli scioperi del marzo 1943.
Nel
febbraio 1943 si progetta a Torino uno sciopero che avrebbe dovuto attuarsi
nelle fabbriche del Nord
Il
3 marzo è il giorno del primo sciopero degli operai Riv. Un comunicato della
Rsi afferma che " il 3 corrente, alle ore 13,30, in Villar Perosa
(torino), circa 1500 operai addetti al recupero del materiale delle Officine
Riv sospesero il lavoro per tema di rappresaglia da parte dei ribelli,
rimanendo sul posto" .
*Il 1944 accadono quattro e fatti
simbolici che prefigurano lo svolgersi delle vicende storiche dei prossimi
mesi: la distruzione della Riv dalle bombe alleate, lo sventolare della bandiera
rossa sul pennone della Riv sullo stabilimento di Villar, gli atti di
sabotaggio partigiani alla produzione e la rapina, sempre da parte dei
partigiani, alla cassa Riv a Pinerolo.
*Mentre le bombe spazzavano via
le officine Riv, a Roma nel giugno dello stesso anno, dopo il crollo del
fascismo dell'8 settembre 1943, viene firmato un patto d'azione unitario dai
rappresentanti sindacali dei tre grandi partiti di massa (democratico cristiano,
socialista e comunista) dello schieramento dei Comitati di liberazione
nazionale.
Un'unità
voluta e sostenuta dai lavoratori ma, come vedremo, di non lunga durata a causa
delle profonde divergenze politiche che travaglieranno questa momentanea unità
del movimento sindacale.
1945
*Con il decreto del Clnai del 17 aprile 1945, emanato a Milano, viene
abrogata la regolamentazione sociale fascista e può essere considerato l'atto
formale di nascita dei consigli di gestione. Abrogando la legislazione della Repubblica Sociale
italiana in materia di socializzazione delle imprese, sanciva nel medesimo
tempo il principio della partecipazione alla gestione delle aziende da parte di
tutte le sue componenti attraverso nuovi e democratici consigli di gestione.
Il
decreto prevedeva che i comitati di liberazione, in attesa dell'elezione dei
nuovi organismi, assumessero la rappresentanza delle maestranze e la gestione
delle aziende.
La
partecipazione operaia alla gestione dell'azienda trova la sua motivazione nel
contributo che i lavoratori avevano dato alla lotta di liberazione, attraverso
opere di sabotaggio, scioperi non solo di carattere economico-rivendicativo, ma
anche politico a difesa delle industrie e della manodopera minacciata di
trasferimento in Germania. Nei giorni dell'insurrezione la classe operaia aveva
occupato e salvaguardato le fabbriche da eventuali distruzione, preservando non
solo il patrimonio industriale ma garantendo una rapida ripresa del lavoro a
liberazione avvenuta.
Le
trattative per la costituzione del Consiglio di gestione alla Riv non sono
state facili. Viene presentata domanda al Cln aziendale nel novembre del 1945,
senza trovare alcuna opposizione da parte dell'azienda.
Anche
alla Riv si scontrano subito due linee interpretative sul ruolo dei Consigli:
per la Democrazia cristiana essi dovevano mirare alla corresponsabilizzazione ,
alla gestione dell'azienda e alla partecipazione degli utili attraverso
l'azionariato operaio, quindi dovevano avere un compito deliberativo; i
socialcomunisti escludevano che i consigli potessero mirare alla collaborazione
di classe, attruibuendogli un compito di controllo della produzione, vedendo
nel Consiglio uno strumento di lotta di classe, con carattere puramente
consultivo.
1948 Sicuramente le elezioni del 1948 sono state il nodo di una lotta quasi
apocalittica tra la sinistra e le forze del centro-destra, ed è stata
sicuramente una delle campagne elettorali più combattute in Europa.
Il
14 luglio Palmiro Togliatti, segretario del Pci, all'uscita del Parlamento,
alle ore 11,30, viene ferito gravemente da quattro colpi di pistola sparati da
un giovane fanatico anticomunista, Antonio Pallante, 24 anni, studente di legge
all'Università di Catania.
Immediatamente
hanno luogo numerosi scioperi e manifestazioni di strada in molte località
italiane. A Torino, alla Fiat, Valletta e altri dirigenti vengono sequestrati
dagli operai e la redazione de "La Stampa" viene occupata e per due
giorni il quotidiano non sarà nelle edicole. L'attentato scatena, dopo un primo
senso di smarrimento e incredulità, una reazione rabbiosa - 30 morti e
ottocento feriti- che mette a dura prova le giovani istituzioni repubblicane
nate dalla lotta antifasciste e formalizzate con la recente entrata in vigore
della Costituzione.
In
occasione dell'attentato di Pallante a Togliatti qui a Villar Perosa si era
dichiarato sciopero e mantenevamo un certo collegamento con Pinerolo per vedere
cosa succedeva; e a un certo punto le cose si sono calmate"
La
Cgil dichiara subito lo sciopero generale che in molte città d'Italia assume un
carattere insurrezionale. Il giorno seguente i democristiani della Cgil
minacciano di abbandonare il sindacato se lo sciopero non viene concluso entro
la giornata, vedendo in esso uno sciopero prettamente politico e finalizzato
agli interessi dei comunisti.
Il
16 luglio la Cgil dichiara lo sciopero concluso. Ma ormai la convivenza non era
più possibile: il 26 luglio, dopo un pronunciamento di Pastore in favore dalle
scissione, l'esecutivo della Cgil espelle dal suo seno la corrente cristiana.
Ad
ottobre la corrente democristiana si separa dalla Cgil e fonda la Libera Cgil.
Giulio Pastore viene eletto segretario generale. Nell'aprile del 1950 assumerà
il nome di Cisl.
In
seguito alla nascita della Cisl, un piccolo gruppo di repubblicani e socialisti
fonderanno l'Unione italiana del lavoro (Uil).
Come
viene vissuta la scissione alla Riv? Carlo Borra sostiene che non ha mai
"avuto timore ad affermare che il giorno della rottura sindacale non è
stato un bel giorno per il mondo del lavoro.
Anche la Riv, seppur in toni più
morbidi della Fiat, userà i suoi diversi modi di contenimento del dissenso
operaio. Dal
dopoguerra introduce come arma di ricatto il premio di collaborazione che deve
essere distinto dal premio di produzione. Quest'ultimo era legata alla
produzione generale di cuscinetti (avendo come riferimento un cuscinetto tipo,
il 7B),
mentre
il premio di collaborazione era connesso alla presenza sul lavoro di ogni
dipendente. Chi si assentava per adesioni agli scioperi vedeva , in
proporzione, ridotto il premio.
Livio
Notta, comunista della Fiom, ricorda che "i dirigenti della R.I.V. hanno
adottato altri mezzi per emarginarci, per esempio elargendo il premio di
collaborazione solo a quelli che non avevano scioperato" .
*Il passo successivo era quello,
ancora sempre soft, dell'emarginazione, se vogliamo anche intelligente: i
reparti confino. Non si privava del lavoro un dipendente scomodo, ma lo
si metteva in un piccolo reparto, magari con un lavoro anche meno faticoso, ma
sicuramente alienante e senza significato. L'importante tranciare ogni
comunicazione con gli altri operai.
Tale
strategia di limitazione dell'attività sindacale ci viene confermato da Livio
Notta, il quale racconta che "gli attivisti della F.I.O.M. furono
emarginati i due piccoli reparti, o Pela-barre e le Gabbie-acciaio, e anch'io,
dal reparto manutenzione, fui spostato in quest'ultimo repartino con la
qualifica di aggiustatore di reparto. Tra questi operai emarginati ricordo
Emilio Michellonet, Alberto Richiardone di Villar, Eugenio Morero di Pinerolo,
Cesare Castagna di Inverso Pinasca e altri. Carlo Ribetto e Antonio Dalla
Vittoria erano isolati nel reparto elettricisti.
I
compagni della commissione interna avevano conservato una controllata
possibilità di muoversi, mentre noi non potevamo uscire dal reparto per nessun
motivo. Questo ci impediva di prendere contatto con gli altri operai e ci
indeboliva non poco come organizzazione sindacale" .
Tra
l'altro i reparti confino era reparti modello: massima efficienza nel lavoro,
nella cura dei luoghi, nella, come si direbbe oggi, professionalità. Era una
questione di prestigio: essere militanti sindacali e di partito, voleva dire
ancor prima essere degli ottimi lavoratori. L'etica del lavoro e il progetto
politico di cambiamento erano in stretta simbiosi. Quando un giorno l'ing.
Bertolone viene invitato a visita uno di questi reparti di irriducibili, ma
anche modello, rifiuta categoricamente con sdegno, quasi nel voler evitare di
contaminarsi con ideologie e luoghi riprovevoli.
Questa
è la strada seguita principalmente dalla Riv: evitare ogni contrapposizione,
ogni azione di forza risolvere con pazienza gesuitica i problemi senza creare
scontri frontali.
Ma quando questo non era sufficiente,
rispetto ai militanti più irriducibili la clava del licenziamento colpiva.
Siamo
nel 1962, reparto utensileria, Leopoldo Armandi, militante Fiom e Pci, prende
la parola in un'assemblea in occasione di uno sciopero di reparto. Licenziato
in tronco con un altro militante Cgil, Suppo. "La Riv ha iniziato ad usare
il sistema Fiat con me, ma in genere l'arma più usata era il paternalismo.
Esempio del caso Suppo che hanno licenziato con me. Suppo non ne sapeva niente.
Per non licenziarne uno solo hanno licenziato anche lui (era della Cgil). La
cosa buffa è che lui forse era uno di quelli che era contrario allo sciopera!
(139
La nascita del Fali
In
una lettera a "Il Pellice" Carlo Venturi giustifica e motiva la necessità di fondare un
nuovo sindacato alla Riv di Villar Perosa. In sintesi: 1) buona parte
dell'attività sindacale viene svolta contro i reali interessi dei lavoratori;
2) la prima conseguenza di questa politica è stato il declino della Fiom, a
causa dell'impostazione politica di certi scioperi, la mancata assistenza dati
ai lavoratori da parte dei loro rappresentanti, i quali molte volte facevano
solo il proprio interesse personale; 3) del declino della Fiom non
beneficiavano la Cisl e la Uil perché i lavoratori non ritenevano i dirigenti
di queste organizzazioni
migliori
di quelli della Fiom; 4) che le diatribe fra i diversi sindacati e la mancanza
di una reale voce indipendente nelle discussioni di problemi aziendali si
ripercuoteva negativamente sugli interessi delle maestranze; 5)l'assenza da
parte dell'azienda di avere garanzie di produzione per far fronte alle commesse
ordinate, avrebbe portato a costruire degli stabilimenti in altre parti
d'Italia.
Di
fronte a questo stato di cose e al pericolo di non vedere progredire in
dimensioni e in produzione la Riv con l'assunzione di nuovi operai, "un
gruppo di Operai Indipendenti della RIV propongono all'attenzione pubblica ed
alla Direzione, oltre che ai lavoratori interessati, un loro programma di
massima" .
Il
programma conteneva la richieste della costruzione di uno stabilimento a
Pinerolo, di sfruttare al massimo le capacità produttive di quello villarese,
costruire nuove case nei comuni di residenza dei dipendenti.
La
risposta a Carlo Venturi viene data alcuni giorni dopo dalle colonne de
"Il 7B" con un tono duro e senza appello. Si ribadisce giusta la
radiazione dal Partito dell'ex comunista
Da
parte dei comunisti, e non solo, la lista indipendenti era non solo un
tradimento perpetrato da un ex compagno, ma un tentativo di dividere i
lavoratori, anche perché, come se non bastasse, i rapporti tra Fiom e Cisl e
Uil non erano dei migliori in quegli anni.
La
storia personale di Carlo Venturi nel sindacato Indipendenti si concluderà
nell'autunno del 1962, quando rassegnerà le dimissioni dalla Riv e, al suo
posto, il seggio verrà ricoperto da un altro esponente del medesima lista,
Giuseppe Rambaudi.
Dopo
alcuni anni dalla sua nascita gli Indipendenti si diffondono in tutti gli
stabilimenti Riv. Un programma elettorale del 1961 li indica presenti presso le
officine di Massa, Villar Perosa, Cassino, Pinerolo, Torino.
skf- 1963- Chi era la Skf? Una grande azienda svedese
di cuscinetti con stabilimenti in Germania, Francia e Olanda e con quasi 60.000
dipendenti contro i 18.000 della Riv.
Inserendo
in un quadro rassicurante il futuro dell'azienda, Agnelli sostiene che
l'attuale congiuntura e il Mercato Comune Europeo ponevano la necessità alla
Riv di una nuova sfida competitiva sul mercato, sfida che doveva essere vinta
per conseguire un certa sicurezza produttiva a lungo termine. L'unica strada
percorribile per raggiungere questa meta era allearsi con il più grande
produttori di cuscinetti a sfera: la Skf. Snocciolando le cifre dell'intesa
tutto diventa chiaro: il Gruppo apparterrà per il 77,5% alla Skf e il restante
22,5% agli azionisti Riv.
L'Avvocato
tranquillizzerà tutti sostenendo che non vi sarebbe stato un suo disimpegno di
responsabilità verso l'azienda e che, con il programma di rinnovamento in
corso, la Riv-Skf di Villar avrebbe continuato a restare un'importante unità
produttiva.
Si
poteva evitare una scelta del genere? All'arrivo "della Skf non ci sono
state preclusioni da parte nostra, consapevoli ormai della
internazionalizzazione del mondo della produzione, pur consapevoli del rischio
- racconta Tonino Chiriotti- che in questa prima fase l'arrivo di una
multinazionale poteva significare una riduzione dell'occupazione. Questo perché
in primo luogo venivano fatti gli interessi della casa madre e poi quelli dei
paesi satelliti. Però dal punto di vista della razionalizzazione produttiva e
del mercato questa integrazione poteva essere vista positivamente" .
COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO
Il
licenziamento di Tonino Chiriotti è parallelo a quello di Leopoldo Armandi.
Essi rappresentavano non tanto due sigle sindacali, Cisl e Cgil, quando la
determinazione di due uomini, inflessibili, quanto audaci, dediti con coraggio
alla causa del movimento sindacale e stimati lavoratori.
In
questi due uomini si vedrà anche la debolezza, al fianco di una paura diffusa
tra gli operai per le rappresaglie, della classe operaia villarese che poche
energie ha speso per difendere due militanti di punta del sindacato alla Riv.
Debolezza
che metteva in luce come più di mezzo secolo di politica paternalistica aveva
posto salde radice tra le maestranze.
Bisogna
però fare un passo indietro per capire il licenziamento di Tonino Chiriotti. La
Cisl di Chiriotti, il quale è stato eletto nella Ci alla Riv nel 1959, ha
significato il tramonto della "vecchia" Cisl, nata sulla cultura e
sulla politica della scissione, ha voluto dire mandare in frantumi tutta la
teoria e la pratica della collaborazione aziendale, nata sulle ceneri della
scissione sindacale e dell'anticomunismo quarantottesco. Le nuove leve operaio
della Cisl, non solo romperanno con il passato politico della propria
organizzazione, ma, partendo dalla propria cultura cattolica, intenderanno
essere coerenti fino in fondo al principio evangelico "l'essere dalla
parte degli ultimi".
Che
il cambiamento fosse profondo lo aveva capito in prima persone Pietro
Bertolone, il quale, da sempre molto intollerante verso coloro che
intralciavano il normale sviluppo dell'azienda, capisce l'anomalia e la novità
della Cisl chiriottiana. Questo si percepisce proprio nel 1959 quando " ho
visto arrivare da lontano, dall'altro capo del reparto, un nugolo di funzionari
e di dirigenti della Riv. In testa a tutti c'era Bertolone. Io faccio finta di
niente, ma Bertolone - racconta Tonino Chiriotti- viene dritto verso di me e mi
chiede: 'E' lei il nuovo eletto in CI?' Alla mia risposta affermativa mi
chiede:' Ma si può sapere che cosa volete da noi?'. Io rispondo: 'Niente: basta
che rispettiate il contratto, che non facciate discriminazioni e che
rispondiate positivamente alle nostre richieste'. Bertolone è andato su tutte
le furie, ha detto che eravamo peggio dei comunisti, che se le cose stavano
così lui avrebbe trasferito al sud gli stabilimenti" .
Siamo
nel febbraio 1966: due membri di Commissione interna della Cisl, Tonino
Chiriotti e Giancarlo Bertalmio, vengono sospesi per motivi disciplinari, senza
che nella notifica del provvedimento la direzione Riv-Skf rimandi a specifici
articoli del regolamento interno e senza aver interpellato i diretti
interessati prima di giungere al provvedimento.
L'atto
compiuto dai due sindacalisti, e che fece emanare il provvedimento
disciplinare, consisteva nell'aver consegnato ad alcuni operai un foglio in cui
erano trascritte le percentuali di adesione in occasione dello sciopero dei
metalmeccanici avvenuto il 1° febbraio. Per l'azienda i due sindacalisti erano
già recidivi: avevano già subìto un precedente provvedimento disciplinare per
aver distribuito, nel marzo del 1965, in busta chiusa le tessera della Cisl ad
alcuni iscritti.
La
Fim-Cisl denuncia l'atto come tentativo di colpire i rappresentanti dei
lavoratori, di voler privare le maestranze di una giusta informazione e di
contrastare la libera espressione sindacale anche alla luce del fatto che, allo
sciopero dei 1 febbraio, oltre l'85% dei lavoratori Riv aveva aderito allo
sciopero. Il sindacato cislino invitava ad intensificare la preparazione per
una partecipazione più convinta al rinnovo contrattuale, anche per ottenere un
contratto che impedisse atti simili di repressione .
Durante
un comizio unitario, svolto a Villar Perosa, unitariamente da Cgil-Cisl-Uil,
l'esponente della Fiom, nel suo intervento a nome delle tre organizzazioni
sindacali, fa "notare l'inconcepibile contrasto esistente tra le sanzioni
che colpiscono il lavoratore e quelle che colpiscono gli imprenditori.
Il
futuro di Chiriotti, uomo di punta della nuova Cisl pinerolese, era ormai
segnato. La Riv attendeva solo l'occasione più propizia per mettere fuori
dall'officina un sindacalista che si batteva per l'unità e l'autonomia del
sindacato, poco incline ai richiami interclassisti della Cisl dei decenni
precedenti.
L'occasione
si presenta alcuni giorni dopo, il 17 febbraio con lo sciopero alla Riv di
Airasca, stabilimento che, insieme a quello di Pinerolo, si era caratterizzato,
anche per la particolare storia della sua classe operaia, poco incline ad
aderire alle agitazioni sindacali.
"Si
è arrivati al mio licenziamento con lo sciopero alla Riv di Airasca del 17
febbraio 1966. Abbiamo deciso il picchettaggio pesante alla Riv di Airasca:
siamo andati giù alla mattina presto, abbiamo bloccato i pullman. Abbiamo
consentito alla gente di scendere. Stessa cosa abbiamo fatto al turno centrale.
Sono arrivati i carabinieri -racconta Chiriotti - e ci hanno arrestato, io,
Fiammotto e Aloia e ci hanno portati a None. Ci ha poi tirati fuori alle
quattro del pomeriggio il sindaco Aurelio Bernardi. Il capo del personale mi ha
fatto firmare per ricevuta la lettera di licenziamento in tronco " .
Tra
l'altro Chiriotti quel giorno era a casa, era un giorno di festa: il 17
febbraio, festa dei valdesi, la Riv di Villar era chiusa.
In
che modo contrastava la Riv di Airasca lo sciopero? Faceva entrare i pullman
nello stabilimento con le porte bloccate per evitare che gli indecisi
potessero, sul momento, aderire allo sciopero e scendere all'ingresso dello
stabilimento, pagava la benzina ai dipendenti per farli giungere con auto propria
in orari diversi, i turni di lavoro era fatti a misura di dipendente nei giorni
di sciopero: l'importante era andare a lavorare.
Tra
l'altro durante il fermo alla caserma dei carabinieri di None non avveniva
nessuna contestazione formale ai tre sindacalisti, tantomeno stilato un verbale
in loro presenza. Tuttavia alcuni giorni dopo l'autorità giudiziaria di
Pubblica Sicurezza inoltrava alla Procura della Repubblica di Pinerolo una
denuncia nei confronti dei tre sindacalisti ai sensi dell'articolo 650 del
Codice Penale ( disubbidienza agli ordini di (P.S.).
Chiriotti
era molto conosciuto nel Pinerolese, stimato anche da chi non sempre
condivideva il suo eccessivo decisionismo, il suo entusiasmo, senza alcun
tentennamento, nel dichiarare uno sciopero, un'azione di lotta quando riteneva
che motivazioni e obiettivi fossero giusti.
Lo
sdegno e la reazione fu unanime e diffusa.
Le
organizzazioni sindacali dichiarano subito un'azione di protesta lunedì 21
febbraio, a sostegno della richiesta dell'immediato rientro in fabbrica del
membro di Commissione Interna della Cisl. Parimenti vi era la preoccupazione
che l'azienda, oltre ad aver ridotto di quasi 3000 operai dopo la fusione con
la Skf, perseguisse una strategia di rigida opposizione ad ogni attività
sindacale. La Commissione interna si chiedeva se era giusto che un dirigente di
sindacato venga privato del lavoro perché svolge il proprio dovere di
sindacalista in una giornata festiva e lontana dal proprio luogo di lavoro.
1995- nasce
Alp (nel 1996 alp ha 185 iscritti alla SKF su 600 delle
varie aziende)-
il racconto di un operaio
L’esperienza
di ALP è partita molto prima del giorno in cui andammo dal notaio , in cui
decidemmo di fondare un qualcosa di alternativo ai sindacati confederali di cui
non condividevamo linee, obiettivi, il modo di far accordi sempre più sbracati
con l’unico scopo di favorire la controparte padronale. Accordi che tutte le
volte che venivano firmati ci toglievano una fetta del nostro potere di
acquisto , del nostro modo di vivere.
Abbiamo
iniziato ad avere screzi, almeno nella SKF in cui lavoro io, in seguito ad un
accordo che primo in Italia instaurava nelle aziende il lavoro al Sabato e alla
Domenica. Mi ricordo che al di là di tutte le etichette la Stampa ci definì gli
irriducibili del sindacato cattolico Da quella fermissima opposizione, nelle
assemblee in tutti i posti di lavoro cercammo di convincere i lavoratori che
questi erano accordi pessimi che avrebbero portato a salari bassi e a una nuova
dittatura nelle fabbriche. Probabilmente fummo molto convincenti perché questo
accordo del luglio 1989 fu bocciato in tutti gli stabilimenti. del gruppo SKr.
Ma
il sindacato si riunì e non tenne conto del nostro NO e FimFiomUilm e Fali
firmarono questo accordo, noi dovemmo subirlo.
All’inizio
si capisce che il padrone non attaccò a fondo, però, col passare del tempo ci
rendemmo conto che i nostri figli non avrebbero più potuto entrare in fabbrica
col salario e i diritti che avevamo noi.
E’nata
nell’autunno 1995 dalla iniziativa di un gruppo di militanti e delegati
sindacali del Pinerolese che dopo le vicende delle pensioni hanno compreso che
bisognava trovare un altro modo per affrontare i problemi dei lavoratori.
Avete perciò lasciato Cgil Cisl Uil?
Sì,
la grande maggioranza ha dato e darà le dimissioni, perché dopo anni di battaglie
e impegno all’interno delle Confederazioni ha compreso che è diventato
impossibile far sentire la propria voce, far sentire i problemi dei lavoratori,
chi decide è sempre il gruppo dirigente, la burocratizzazione dei sindacati
confederali impedisce ogni tentativo di rinnovamento.
Ma cos’è ALP?
ALP
come dice lo statuto è un’organizzazione sindacale, culturale e di mutuo
soccorso, che si prefigge il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro
dei lavoratori, la ricerca degli elementi fondamentali per la costruzione di un
sindacato che sia effettivamente dei lavoratori, unitario, intercategoriale e
nazionale.
1998
luglio 1998 il pretore ordina il reintegro alla SKF di Villar di Clement,di
Alp
(...)Non sarà per caso che voi
allontanate Clement da Villar Perosa perché come un sindacalista moderno si
interessa alla filosofia gestionale della medesima e vi obbliga a dare risposte
che poi sono un incentivo alla vostra intelligenza e alla vostra attenzione?
Volete il gregge che bela o volete un grappolo di uomini che portano in azienda
assieme alla dignità e al rispetto il sale dell'intelligenza e della
dialettica? Una volta era un vanto per la Riv di Villar avere consiglieri
comunali a Pinerolo, adesso è una catastrofe, solo perché Clement è a sinistra.
Ma lo sa che l'attuale governatore della Banca europea era sindacalista ed era
sindacalista anche Delors. Non si sono convertiti, ma hanno fatto gavetta e che
gavetta! (...) V.Morero
Oggi la Skf ha scorporato lo stabilimento di Villar che si chiama ora OMVP e venduto quello di Pinerolo allEuroball.
appendice:
1. Un giornale
''7B'' era la sigla che distingueva il
cuscinetto a sfera tipo. Era venduto in fabbrica e sul trenino La redazione fu
confinata nel reparto " gabbie acciaio" , alcuni furono licenziati,
diffidati o trasferiti
2.
1995-
luglio nasce alp
1996
si
costitusce il collettivo alp skf
-27
settembre- sciopero generale metalmeccanici – alp va a Torino
26
ottobre – convegno alp sui diritti dei lavoratori- Pinerolo
13
dicembre – sciopero generale dell’industria
il
costo del lavoro in skf è passato dal 24,11% del 1994 al 20,87 del 1995
alp
denuncia che a Villar sono sei le ore di assemblea non utilizzate nel 1995
1997
febbraio
firmato il contratto- a Villar si vota no
marzo
accordo Fali su vari sabati lavorativi – critiche alp che chiede elezioni rsu
aprile
la direzione intende trasformare il 60% dei contratti attuali in contratti a
scorrimento su 7 giorni con 20 turni settimanali
aprile
la skf intende scorporare il personale che lavora nella ex scuola professionale
maggio
per la prima volta la direzione non ha confermato un c. formazione lavoro
giugno
questionari sull’immagine della skf
ottobre
si prepara il rinnovo delle rsu
novembre
si vota, alp dice di non votare le elezioni truffa: 50,4 di votanti (44,5
operai)
dicembre
interpellanza parlamentare sulle elezioni skf
1998
3
febbraio consiglio comunale aperto a Pinerolo su ‘ democrazia nei luoghi di
lavoro’
skf
minaccia di andarsene dall’Italia se passano le 35 ore
febbraio
avio Villar si sperimentano gli apprendisti- alp chiede di mobilitarsi
maggio
Clement avvisato di trasferimento ad Airasca- alp ricorre al pretore
Clement
scrive: la direzione ha paura di perdere la causa sulle elezioni truffa
riuscito
lo sciopero alp a Villar
luglio
per le elezioni truffa il pretore si dichiara incompetente
l’eco
del chisone parla di 4000 esuberi skf
il
pretore ordina il reintegro di Clement a Villar. La direzione ricorre
settembre-
segnali di crisi – cig in arrivo
la
direzione ritira il ricorso per Clement
ottobre
sentenza finale a favore di Clement – idem per Bounous
1999
aprile
– la direzione comunica d avere 550 esuberi in Italia
giugno
firmato l’accordo sugli esuberi –55 a Villar
18
settembre incontro alp con skf Bari
17
settembre sciopero generale di zona per la Beloit
2000
marzo
alp decide di ritirarsi dalla causa per le elezioni truffa
giugno
la skf vuole cedere il settore acciai
accordo
sull’orario
luglio
contratto sindacale firmato con pressioni della direzione sulle rsu, sindacati
contrari, la Fiom emarginata promuove referendum
ottobre
presentata lista alp per le rsu
voto:
avio alp 44, Villar operai 238 alp (2rsu)
dicembre
salta
il referendum, scioperi in skf
22
ottobre il pretore respinge il ricorso della Fiom contro l’accordo
2001
marzo
sciopero 1 ora avio per ambiente
aprile
lo stabilimento di Villar diventerà Omvp a capitale skf
12
aprile referendum non si raggiunge il quorum
2002
gennaio
accordo sulla mobilità per 245 skf e 39 omvp
aprile
forzature per utilizzare i par collettivamente
avio
trasferimento di due operai ad Airasca, di cui uno di alp candidato rsu
2003
aprile
omvp autorizzato ciclo continuo per fucine, ricottura e trattamenti termici
giugno
aperta procedura per rsu
luglio
rsu tbu Villar alp 34 (1rsu e 1rLs),omvp alp 148 (1rsu)
crisi
avio
2004
contratto
aziendale
2005
marzo
chiusa la vertenza aziendale
2006
Si
prepara il rinnovo rsu
Inchiesta ECO MESE febbraio 2002 su SKF
Accornero prefazione a >Coriasco 'Storia operaia della RIV'
Accornero prefazione a 'Gli anni 50 in fabbrica'
Com'è cambiata quella fabbrica- riforma sett06
L'azienda
di Villar Perosa che arrivò ad avere cinquemila operai oggi assorbita dalla Skf
rappresenta il destino di quella parte dell industria che ha un futuro
incerto e un grande passato
Davide Rosso In questo periodo ricorre il centenario della nascita della Riv di Villar
Perosa. L’azienda produttrice di cuscinetti da tempo assorbita dalla Skf.
Volendo presentare le iniziative che si stanno tenendo per ricordare «gli
ultimi 100 anni» di questa azienda che ha cambiato la storia di un paese e di
un’intera vallata, dove si sono formati dirigenti, uomini d’azienda, operai,
sindacalisti, da qualche parte occorreva iniziare e perché non farlo dal vedere
cosa si trova in rete a riguardo. Cercando in Internet però alla parola Riv non
si trova al primo posto quello che ci si attende. A Riv corrisponde prima la
voce relativa a una maglietta da donna poi una ditta di rubinetti e valvole e
solo al terzo posto si parla della Roberto incerti Villar (questo come si sa è
quello che si nasconde dietro le tre lettere che compongono Riv). Certo non è
questo il metro per valutare il ricordo, o meglio l’importanza che ad esso si
da, ma può essere una via per rappresentare il fatto «che a 100 anni dalla sua
fondazione questa fabbrica, e soprattutto quello che essa ha rappresentato e le
persone che vi hanno lavorato, hanno bisogno che la memoria venga riproposta e
ripercorsa».
Tra le iniziative per il centenario ci sono quelle per così dire più
istituzionali tenutesi il 16 e 17 settembre organizzate «dall’azienda di oggi»;
invitati i dirigenti, le istituzioni, i sindacati, ma anche gli operai e la
cittadinanza villarese. «Un momento che ha voluto essere di coinvolgimento per
tutti» come sottolineano alla dirigenza dell’Skf.
«Coinvolgimento». Proprio intorno a questo stato d’animo si è giocato forse
molto della «vecchia» Riv. Fin dalla nascita con la fabbrica che cresceva in
una Villar Perosa diversissima da oggi e che si è in qualche modo venuta
costruendo a sua volta sotto la spinta dell’azienda di Giovanni Agnelli
senior, padrone «fondatore» (le virgolette sono d’obbligo) della Riv ma
anche per decenni primo cittadino villarese, contro cui il Consiglio comunale ha
da prima cercato di far valere la propria indipendenza e con cui poi ha trattato
e cercato di capitalizzare una situazione di paternalismo diverso da quello di
altri industriali dell’epoca.
Ma la Riv è stata anche luogo di formazione e di crescita per una classe
dirigente e per molti operai ma anche per un certo modo di fare sindacato e
politica. È stata luogo di scontri, di battaglie politiche e sindacali, di
scioperi e di licenziamenti.
Ripercorrere la storia della Riv per esempio scorrendo il libro edito alcuni
anni fa da Alzani dal titolo «Riv storia dello stabilimento di Villar Perosa»
vuol dire ripercorrere in qualche modo la storia dell’industria, degli
industriali e degli operai del nostro paese. Partono da qui, ma anche dalla
voglia di trasmettere una memoria importante, altri due incontri organizzati per
il centenario. Questa volta organizzatrice è l’Associazione lavoratori
pinerolesi (Alp) che propone la storia da un’altra prospettiva. «Questa volta
– dicono all’Alp – proviamo a vedere la Riv guardandola dal basso. Per
trasmettere questa storia ai nostri giovani abbiamo pensato di dire qualcosa dal
un punto di vista di chi ha lavorato, ha lottato e ha lasciato un’importante
eredità che non dobbiamo disperdere ma mantenere con cura». Non si tratta di
«un’iniziativa contro», ci tiene a sottolineare Enrico Lanza, presidente di
Alp, ma di una «lettura dal basso di chi non era ai piani alti ma era
consapevole di essere un soggetto fondamentale per la storia politica e
sindacale». Due le date in programma: il 23 settembre, alle 15 a «Una finestra
sulle Valli» con un incontro sulla «Storia», relatore sarà Renzo Tibaldo,
storico ed ex operaio Riv-Skf, e un secondo appuntamento il 29 settembre, alle
21 sempre alla Finestra sulle Valli, in cui si parlerà delle «Lotte» in Riv
con interventi di Tonino Chiriotti (licenziato dalla Skf nel 1966), Mario
Dellacqua e Alberto Tridente.
Iniziative diverse insomma per ripercorrere questi 100 anni passati guardandoli
da prospettive differenti ma con la volontà di ricordare comunque un’azienda
che ha rappresentato il lavoro per 5.000 persone a Villar Perosa (oggi il gruppo
Skf in Italia ha questo numero di dipendenti in totale). Ricordare la Riv oggi
vuol dire guardare a un passato industriale che non c’è più, in cui il «padrone»
era chiaramente individuabile e non così distante come è oggi. Vuol dire
mantenere la memoria facendone tesoro per il domani.
La Cina a tutto vapore sui mercati mondiali-riforma 27-09-06
Il costo del lavoro è enormemente ridotto rispetto all Europa, ma al tempo stesso le previsioni di crescita del paese più grande del mondo sono enormi. Che cosa succederà ai nostri stabilimenti?
Davide RossoDiciotto delegati sindacali, otto sindacalisti osservatori, tre top
manager e dodici interpreti. Questo in cifre il gruppo di persone,
provenienti da tutto il mondo, che si è dato appuntamento l’11, 12 e
13 settembre scorso a Shangai in Cina per lo Skf World Union Committee.
Un appuntamento importante tenutosi mentre in Italia si celebravano i
100 anni dalla nascita della Riv e ci si appresta nel 2007 a celebrare i
100 della Skf, la multinazionale produttrice di cuscinetti. Un
appuntamento in cui i sindacati (la riunione è un momento di incontro
tra le rappresentanze sindacali presenti negli stabilimenti Skf di tutto
il mondo) si trovano e soprattutto incontrano il vertice mondiale
dell’azienda per avere un confronto e cercare di capire le linee
individuate dalla dirigenza per il futuro. Quest’anno poi l’incontro
ha assunto subito un interesse particolare, vista la realtà crescente
della nazione asiatica che ospitava la riunione.
«La Cina – dice Enrico Tron della Federazione lavoratori
metalmeccanici (Flm), tra i partecipanti al World Committee –
rappresenta l’Europa e l’Africa messe insieme. 200 milioni di
persone vivono con un dollaro al giorno ma la produzione e la capacità
tecnologica del paese è enorme. Le previsioni di crescita del mercato
per gli anni 2005-2009 parlano chiaro: Europa occidentale 2,2%, Europa
orientale 4%, America latina 3,6%, America del Nord 3,1% Asia 8,7%, Cina
14%».
– Anche la Skf ha investito in Cina, quale dovrebbe essere la
situazione in prospettiva?
«La Skf, ci ha confermato Tom Johnstone, presidente della
multinazionale, continuerà a investire in Cina con nuove unità
produttive, supportando così le esigenze dei clienti che continuano a
delocalizzare i propri stabilimenti. L’azienda addirittura punta a
diventare, con le sue unità produttive e di vendita, leader del mercato
cinese».
– Questo vuol dire che la Skf non vuole più investire in Europa?
«No, non pare sia questo il punto. Nella sua relazione Johnstone ha
chiaramente evidenziato che per evitare la delocalizzazione e rendere più
“profittevoli” gli stabilimenti europei, a suo dire è necessaria
una stagione di sacrifici (si legga flessibilità) puntando a produzioni
con più alto valore aggiunto. Per la dirigenza della Skf gli impianti
in occidente non sono saturi come capacità di utilizzo. In Europa
lavorano al 40%: per questo è necessario utilizzarli meglio. Sul
settore finanza poi è in atto un nuovo progetto (One F) che prevede la
terziarizzazione nell’Est Europa. L’obiettivo finale è quello di
ridurre i costi del 40% in due anni e aumentare la produttività del 30%
nei prossimi 7».
– Ma quale è stata la posizione emersa dal sindacato a Shangai?
«Di fronte al fatto che in tutti i paesi in cui opera la Skf, a
esclusione della Cina, è stato evidenziato un sostanziale rallentamento
degli investimenti, la nostra proposta è stata quella di iniziare una
politica rigorosa che riduca sprechi e inefficienze mantenendo gli
investimenti e passando, se serve, anche a una fase più strutturale
degli orari, con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione. La
delegazione italiana poi ha auspicato una presa di posizione forte del
Comitato mondiale per un confronto con la direzione Skf per avere
garanzie nel mantenere un accettabile sviluppo dei paesi europei. Del
resto se ai lavoratori vengono chiesti dei sacrifici ci vogliono anche
garanzie forti di prospettiva».
Una situazione complessa, insomma, quella che i delegati riportano da
Shangai, dove tra l’altro hanno visitato anche due realtà produttive
cinesi e hanno potuto farsi un’idea anche della situazione di lavoro
dei loro colleghi cinesi. «Lo stipendio medio di un lavoratore
metalmeccanico – conclude Tron – in Cina è di 200 euro al mese e
loro preferiscono lavorare in fabbriche occidentali dove in qualche modo
viene ricreata la situazione lavorativa europea con un netto
miglioramento degli standard cinesi».
| Storia della RIV-SKF
dal sito http://www.skf.com/portal/skf_it/home/skfitaly?lang=it
1906 - 1919 |
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| 1920 - 1945 |
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| 1946 - 1970 |
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| 1971 - 1999 |
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1995: viene lanciato sul mercato un cuscinetto volvente completamente nuovo: il cuscinetto toroidale a rulli CARB®. Il Gruppo SKF vanta a ques'epoca 90 stabilimenti distribuiti su tutto il territorio mondiale. 1997: SKF ottiene la certificazione ISO 14001, standard internazionale per la difesa dell'ambiente. 1999: introduzione sul mercato di una nuova generazione di cuscinetti a rulli sferici: la serie Explorer. Nello stesso anno viene lanciato il portale Endorsia.com, mercato basato sulla rete internet. |
| 2000 - |
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| In Italia almeno un centinaio negli
stabilimenti di Airasca e Villar Perosa 200 in mobilità alla Skf: metà sono nel Pinerolese I sindacati: «Ci dicano qual è il progetto» – Timori per il futuro della Omvp |
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Giovedì 8 a Torino, in un incontro all'Unione
industriale con le rappresentanze sindacali, il direttore delle risorse
umane della Skf Italia Giampaolo Cev, ha comunicato l'intenzione del
Gruppo di aprire la procedura di mobilità per un numero non ancora
definito di dipendenti, ma che dovrebbe attestarsi intorno alle 200 unità.
La procedura dovrebbe interessare tutti gli stabilimenti italiani della
multinazionale, tra cui gli stabilimenti di Airasca e della Omvp di Villar
Perosa (in quest'ultima realtà sarebbero circa una settantina i
dipendenti destinati alla mobilità). Non si può dire che si tratti di un fulmine a ciel
sereno, soprattutto per quanto riguarda la Omvp di Villar Perosa. A
gennaio il presidente della Comunità montana in un incontro con il
vice-presidente della Regione, Peveraro, esaminando la situazione
industriale locale aveva detto: «Non credo che nella nostra valle, in
questo momento, ci sia la consapevolezza del rischio che si sta correndo
dal punto di vista economico e dell'occupazione». Parole che alla
luce dell'annuncio dei vertici Skf assumono maggiore forza.
Precedentemente il presidente del Cda dell'Omvp, Bertorelli, aveva
avvertito che le strategie della Skf avevano distolto il core business
dalle fasi di produzione per concentrarsi maggiormente nella
progettazione e assistenza, confermando la messa in vendita dello
stabilimento Omvp. La preoccupazione ora dei sindacati è quella di capire
le intenzioni dell'azienda. «In questi casi le domande sono sempre le
stesse: a quale strategia obbedisce la richiesta di riduzione del
personale? Qual è il Piano industriale? In quale direzione si sta
andando?» spiega Colina della Fiom, e aggiunge: «Soprattutto per
quanto riguarda la Omvp c'è sempre la preoccupazione per il destino dello
stabilimento». Enrico Lanza, presidente del sindacato di base Alp, da
sempre impegnato a denunciare i pericoli della terziarizzazione dello
stabilimento Omvp, conferma un concetto più volte espresso in passato: «Noi
non siamo spaventati dalla richiesta di mobilità se si tratta di dare una
mano all'azienda nel garantirne un futuro localmente, ma se invece si
tratta solo di fare businnes allora non ci stiamo, e poi chiediamo delle
contropartite come l'assunzione dei dipendenti a tempo determinato». L'annuncio arriva in contemporanea con la diffusione dei
dati di bilancio che fanno registrare utili record e mentre sono in corso
i festeggiamenti per i centenario del Gruppo Skf. Proprio in occasione
delle celebrazioni, che avranno il loro clou questa settimana in
Svezia, la Skf Italia pubblica il primo "Rapporto sulla sostenibilità"
dove l'amministratore delegato Giuseppe Donato scrive: «Proseguendo
sulla strada dello sviluppo sostenibile, che mira a conciliare la
responsabilità economica con quella che riguarda le persone e le risorse
naturali, sta crescendo l'attenzione riservata alle tematiche sociali».
Proprio in quest'ottica i sindacati si chiedono: «Come facciamo a far
accettare la mobilità ai dipendenti quando nello stesso momento il Gruppo
dichiara utili record? È cosa molto difficile da far digerire, almeno
vorremmo vedere degli investimenti che invece non arrivano». Alberto Maranetto - eco del chisone 15-2-07
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| Interessa 200 lavoratori Mobilità alla Skf accordo raggiunto |
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Accordo raggiunto, la scorsa settimana, tra i sindacati (Cgil, Cisl e
Uil) e la direzione della Skf sulla richiesta di mobilità per circa 200
lavoratori. Adesso l'accordo, che interessa un po' tutti gli stabilimenti
del Gruppo, andrà al vaglio delle Rsu.
Il sindacalista Enrico Tron della Cisl parla «di una classica
operazione di svecchiamento del personale» allo scopo di abbattere il
costo del lavoro, sull'onda dell'accordo appena siglato per la Fiat
Mirafiori. I lavoratori più anziani saranno accompagnati verso la
pensione con la cassa integrazione e incentivi in cambio del licenziamento
volontario.
La Skf, che come molti sapranno sta attraversando un momento di
particolare prosperità, si è impegnata ad assumere a tempo indeterminato
i giovani con contratti da apprendista o comunque a tempo determinato.
Impegno anche nel porre in atto tutta una serie di investimenti negli
stabilimenti.
Per Enrico Tron «alla Skf su questa partita il clima è buono,
importante è vigilare affinché le promesse vengano mantenute». Per
il presidente di Alp Enrico Lanza, reduce da un incontro con i vertici
della Skf, «sulla mobilità c'è poco da fare, la si dovrà accettare.
Bisogna però richiedere un maggiore sforzo per ottenere condizioni
migliori rispetto all'assunzione dei giovani. Restano, infine, le
preoccupazioni sul futuro della Omvp».
Per quanto riguarda la mobilità questi i numeri dei lavoratori
interessati al provvedimento nei vari stabilimenti: 53 all'Omvp (Villar
Perosa), 11 all'Avio Precisi (Villar Perosa), 5 alla Tbu (Villar Perosa),
39 all'Hbu (Airasca), 25 agli enti centrali (Airasca) e 13 al magazzino
prodotti di Airasca. A.M. -7-3-7
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