Nel 1906 Giovanni Agnelli impianta a Torino, nello stabilimento Fiat di Corso Dante, il primo reparto della Riv, fabbrica che deve il suo nome alla Roberto Incerti Villar, una piccola azienda costruttrice di cuscinetti a sfera assorbita dal gruppo Fiat.

Nel 1907 le lavorazioni sono trasferite a Villar Perosa in un complesso di più ampie dimensioni (6.250 metri quadrati), con una propria centrale elettrica, e capace di accogliere i 180 operai addetti alla produzione (contro gli appena 23 impiegati a Torino in Corso Dante).

Dalla sua fondazione al 1914 la Riv conosce una rapida espansione arrivando a rifornire l’intero mercato nazionale e parte di quello americano.

Nel 1915, l’entrata dell’Italia nel conflitto mondiale coincide per le aziende controllate dalla Fiat con un’impennata delle commesse militari. Anche la Riv non è esente da questo processo e, dopo aver provveduto a riorganizzare la produzione, tra il dicembre del 1915 e l’ottobre del 1916 raggiunge con lo Stato un’intesa per la fabbricazione di mitragliatrici e bossoli per l’esercito italiano.

La progressiva affermazione della produzione Riv, rende necessaria la costruzione di un nuovo complesso che affianchi quello di Villar Perosa.

Così nel 1921 nei locali in disuso della ex Rapid, una vecchia fabbrica di automobili che da tempo ha cessato la produzione, nasce lo stabilimento torinese della Riv.

Questo complesso sorge in Via Nizza, nel cuore della barriera di Nizza, popoloso quartiere che, prima della nascita del rione Lingotto, indica il confine sud della città. La fabbrica per il borgo non rappresenta un corpo estraneo, anzi diventa parte integrante del tessuto sociale ed instaura con il quartiere un legame molto forte, consolidato soprattutto dal fatto che buona parte dei dipendenti abita proprio nel rione (definito da Pininfarina nella sua autobiografia, con chiaro riferimento alla Riv, il luogo dove "le case si reggono sui cuscinetti a sfera" [Rugafiori 1999]).

La produzione torinese raggiunge in breve tempo e supera quella della sede originaria di Villar Perosa, tanto che nel 1926, la direzione decide di costruire un nuovo grande fabbricato a 5 piani fuori terra, comprendente un’area coperta di 30.000 mq. Quest’area, che misura circa 50.000 metri quadrati, comprende oltre alla produzione anche la Direzione Generale, gli uffici amministrativi, tecnici e commerciali.

L’edificio consiste in una costruzione austera, massiccia e luminosa, che "fronteggia la Via Alassio dall’angolo di Via Nizza e si estende verso le FF.SS.E’ a 5 piani fuori terra e breve cantinato e vi trova posto l’officina i cui uffici e vari reparti sono delimitati con vetrate in ferro e vetri semi doppi". [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3380, cartella N°1].

La Riv provvede anche ad organizzare la vendita dei propri prodotti in Italia e all’estero attraverso una rete di 10 sedi e 4 agenzie generali, che a loro volta dirigono il lavoro di un migliaio di concessionari distribuiti in tutta la penisola. A Torino l’azienda ha il proprio negozio di vendita al primo piano di uno stabile in Via Roma 112 che, secondo la dichiarazione rilasciata dai vigili urbani di Torino della sezione 1 Municipio "è stato distrutto da bomba dirompente durante l’incursione aerea nemica del 13 luglio 1943" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3356, fascicolo 70].

Nel 1938 è costruito un secondo fabbricato, gemello al primo, fronteggiante la Via Chisola, seguito da un terzo rivolto su Via Nizza, con finiture di lusso, che collega i primi due e dove ha "sede l’Ufficio della Presidenza, la segreteria e la Sala Consiglio" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3380, cartella N°2], e da un quarto parallelo alla Via Nizza dove "trovano posto vari magazzini di deposito e collaudo, il refettorio e lo spogliatoio uomini e donne, i refettori per apprendisti, e capi, la scuola d’officina, il reparto esperienze, il reparto cromatura e una vasca di carico per l’acqua industriale" [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3380, cartella N°2]. Un’imponente struttura industriale quindi, in grado di sostenere elevati ritmi di produzione (10.000 tipi di cuscinetti diversi prodotti in circa 50.000 pezzi giornalieri) e di occupare 5.634 operai (3.024 uomini e 2.610 donne).

Sono proprio questi lavoratori che diventano per il quartiere e per l’intera città un simbolo del movimento operaio, portando un importante contributo alle agitazioni dei lavoratori torinesi e alla lotta di Resistenza: tra il 1943 e il 1945 la fabbrica di Via Nizza ricopre un ruolo di primo piano in tutti gli scioperi (contro la guerra, la fame ed il regime) degli operai torinesi, che precedono e gettano le basi per le giornate dell’insurrezione dell’aprile 1945.

Significativi in questo senso sono i giorni del marzo 1943 quando le operaie, spinte da grande decisione, si schierano in prima linea negli scontri con la direzione, le autorità del regime e, soprattutto, si oppongono agli interventi della forza pubblica, per evitare agli uomini "l’arresto e il ritiro degli esoneri" [Dellavalle, 1980], che molte volte significa una sicura partenza per il fronte.

Alle 10 del mattino dell’11 marzo 1943 la Riv entra in sciopero per la prima volta: gli operai chiedono la corresponsione delle 192 ore e il carovita.

Giuseppe Mainardi, un operaio testimone di quei giorni, ricorda come siano state soprattutto le operaie a dimostrarsi molto combattive: scese nel cortile non solo reclamano "l’aumento della razione del pane e del burro", ma rivendicano anche "la fine della guerra e del fascismo" [Massola, 1973].

La direzione chiama la forza pubblica che irrompendo nello stabilimento si scontra nuovamente con le operaie, che "con gli zoccoli in mano si mettono a picchiare i metropolitani" [Massola, 1973]. Luigi Gatti, un altro testimone, ricorda che alle 16,30, prima della fine del turno lavorativo, i lavoratori sono costretti ad uscire dallo stabilimento, "mentre in Via Nizza le donne continuano nella loro protesta" [G.Alasia, G.Carcano, M. Giovana, 1983].

La repressione dell’azienda non tarda comunque ad arrivare: la direzione che ha dato ordine di far filmare manifestazione, aiutata dalle fotografie "ciascuna contrassegnata da un cerchietto che indicava gli scioperanti individuati" [G.Alasia, G.Carcano, M. Giovana, 1983], comunica i nomi dei principali artefici della protesta alla polizia che in serata opera numerosi arresti.

Tra il 1943 e il 1944 la Riv (già danneggiata la notte del 6 settembre del 1940 da bombe che "cadono a circa 450 metri dallo stabilimento, nel recinto delle Ferrovie dello Stato e che producono danni indiretti di qualche entità, specialmente alle vetrate e ai lucernari"[ Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3356, fascicolo 70]), e la Barriera di Nizza, sono colpite dalle incursioni alleate che provocano ingenti danni e numerose vittime tra i civili. L’analisi dei documenti relativi al risarcimento per danni di guerra compilata dalla stessa azienda permette di ricostruire una sorta di cronologia dei bombardamenti subiti dalla Riv. Il 4 febbraio 1943 un incendio scoppiato in seguito al "lancio di bombe e spezzoni incendiari" [ Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3348, fascicolo "Allegato"] provoca danni al magazzino dello stabilimento di Via Nizza 154; ad esso seguono altre due incursioni, l’8 novembre e il 1 dicembre dello stesso anno.

E’ però quella di novembre a causare i danni più seri, che oltre a provocare la semi distruzione dell’intero complesso (il primo fabbricato, edificato nel1926 è colpito da 9 bombe di grande calibro che "provocano la distruzione dei piani 2,3,4,5,", mentre "7 bombe dirompenti di grande calibro provocano la distruzione parziale dei piani 1,2,3,4" del secondo edificio [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3380, cartella N°1,2]) determina anche la morte di 72 operai.

I gravi danni materiali arrecati agli edifici costringono la Riv a decentrare parte della propria produzione in altre officine dislocate su tutto il territorio cittadino: al Magazzino K Giustina (Via Servais 125 con circa 500 dipendenti), al Magazzino KCD (Via Pietro Cossa, angolo Via Servais), alla sezione Migliavacca (in C.so Trapani 85 che produce utensileria e cuscinetti ed occupa circa 430 dipendenti), al Magazzino SCR (in Via Trecate 10), al Magazzino H (C.so Peschiera 320 che con 200 dipendenti produce cuscinetti a rulli), al Magazzino Z (Via Brione 1 dove sono impiegati 1250 operai addetti alla produzione di cuscinetti a sfera), e al Magazzino V di C.so Traiano 145.

Durante gli anni di occupazione tedesca questi distaccamenti (insieme alla sede centrale) diventano per le bande partigiane dei luoghi dove procurarsi il materiale necessario alle proprie azioni. I registri asportazioni e sabotaggi degli stabilimenti di Torino rivelano infatti come tra il 1943 e il 1945, diverse divisioni partigiane abbiano compiuto numerose asportazioni: della benzina e 35 biciclette nel Magazzino di Via Brione (da parte della divisione Campana rispettivamente il 1° ottobre e il 1° maggio del 1944 ), una macchina da scrivere (da parte 22° Brigata Matteotti "Giacchino" il 31 marzo del 1945), alcuni automezzi (nel 1944,ad esempio, sono sottratti dai partigiani tra il 22 aprile e il 15 novembre un totale di 3 autocarri Fiat, 5 autovetture Fiat e due furgoni Fiat) e dei prelievi di somme di denaro(la divisione Garibaldi il 17/2/ 1945) nella sede centrale [Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3384, cartella 1 Asportazioni e sabotaggi partigiani"].

La sera del 23 aprile del 1945 il Cln prepara insieme agli operai la difesa dello stabilimento dagli attacchi e dai sabotaggi. Alle 7 del mattino del giorno successivo, i lavoratori del primo turno entrano in fabbrica senza però iniziare le attività, anzi un buon numero decide di restare a presidiare lo stabilimento. La notte del 24 la Riv è teatro di violenti scontri: una pattuglia di tedeschi transita davanti alla fabbrica ed è invitata a deporre le armi. In risposta i nazisti lanciano due pugni corazzati che uccidono due partigiani e ne feriscono altri due. Il 25 aprile arrivano nello stabilimento i partigiani provenienti dalla Val Chisone che provvedono a stanare i cecchini che impediscono il passaggio da Via Nizza.

Lo stesso giorno si combatte anche in quasi tutte le altre sezioni Riv, prime tra tutte la Riv Giustina di Via Servais, dove i partigiani attaccano (con successo) e disarmano un convoglio di brigate nere e la sezione Migliavacca dove, dopo aver disarmato la guardia repubblicana dello stabilimento, inizia una violenta sparatoria contro una colonna di tedeschi in ritirata.

Pochi giorni dopo, il 28 aprile, termina l’emergenza alla Riv centrale e la popolazione del borgo "si riversa nelle strade e festeggia la conquistata libertà". [G. Coriasco, 1986].


Fonti citate

Archivio:

Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra, Cartella N° 3356, fascicolo 70, Riv; Cartella N° 3384, cartella 1, Asportazioni e sabotaggi partigiani; Cartella N° 3380, cartelle 1 e 2; Cartella N° 3348, fascicolo "Allegato";

Archivio dell’Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea, Cln aziendali e di categoria, b. E 83, f. c.;

Bibliografia essenziale:

G. Coriasco, Storia operaia della Riv, Milano, Franco Angeli, 1986; [p.70];

G.Alasia, G.Carcano, M. Giovana, Un giorno del ’43. La classe operaia sciopera, Gruppo Editoriale Piemonte, Torino, 1983, [p.145];

U. Massola, Gli scioperi del ’43, Editori Riuniti, Roma, 1973, [p.85];

C. Dellavalle, La classe operaia piemontese nella guerra di Liberazione, in Storia del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte, a cura di A. Agosti e G.M. Bravo, De Donato, Bari, 1980, III-p.329;

P. Rugafiori, La capitale dell’automobile: imprenditori, cultura e società a Torino, Marsilio, Venezia, 1999, [p. 205];

Federazione dei Fasci di combattimento di Torino, Rassegna provinciale "Torino e l’autarchia", pubblicato dall’Ufficio stampa dei fasci di combattimento, Torino, 1939;

Anno Decimo, Glorie e lavoro del Piemonte a cura del PNF di Torino, anno 1932