Nicol Degli Innocenti
LONDRA
La crisi ha colpito e affondato il takeover del decennio:
Bhp Billiton, il maggiore gruppo minerario al mondo, ieri
ha sorpreso i mercati rinunciando all'acquisizione di Rio
Tinto. Dopo oltre un anno di tenace inseguimento della
società rivale, Bhp ha gettato la spugna citando «il
continuo deterioramento delle condizioni economiche
globali» e il crollo dei prezzi delle materie prime e dei
titoli delle due società.
Marius Kloppers, il chief executive di Bhp che aveva
ideato e spinto il takeover, ha dichiarato ieri che «i
recenti eventi globali e il correlato calo dei prezzi
delle materie prime hanno alterato le dimensioni del
rischio, che ora è a un livello inaccettabile». La crisi
è aggravata dal fatto che non ci sono certezze su quando
avverrà la ripresa dato il brusco calo della domanda
anche dalla Cina. Kloppers ha illustrato la situazione
facendo l'esempio del rame, il cui prezzo è sceso del 43%
nei dodici mesi tra l'ottobre 2007 e l'ottobre 2008 per
poi crollare del 23% nel solo mese di novembre. Bhp ha
citato altri due problemi, legati alla crisi finanziaria:
l'onere di sobbarcarsi il debito di circa 40 miliardi di
dollari di Rio Tinto e le difficoltà nel trovare
acquirenti per gli asset che Bhp sarebbe stata costretta a
vendere dalle autorità antitrust europee. Mentre le
autorità americane e australiane hanno dato luce verde
alla fusione dei due gruppi, la Commissione Europea
all'inizio di novembre aveva sollevato obiezioni alla
creazione di un colosso che avrebbe controllato due terzi
del mercato mondiale del ferro.
Nel novembre scorso, quando Bhp aveva annunciato quella
che sarebbe stata la maggiore acquisizione mai effettuata
nel settore minerario, l'accordo valeva 140 miliardi di
dollari, mentre ora il valore di Rio è sceso a meno di 60
miliardi di dollari. Se l'intesa fosse stata conclusa nel
maggio di quest'anno, quando il titolo Bhp ha toccato i
massimi, la capitalizzazione di mercato del nuovo colosso
globale sarebbe stata di 299 miliardi di dollari. Oggi il
gruppo varrebbe invece 143 miliardi. La crisi ha costretto
Bhp alla ritirata, ma il gruppo ha ribadito che restano
immutate «la logica industriale della fusione e le
prospettive di lungo termine delle materie prime in
seguito alla domanda dalle economie emergenti». Il gruppo
incassa anche una perdita di 300 milioni di dollari, in
gran parte legata alle spese per ottenere la maxi-linea di
credito da 55 miliardi di dollari a cui ora ha rinunciato.
Bhp nell'ultimo anno aveva dovuto combattere contro la
strenua opposizione non solo del cda di Rio Tinto, che
aveva respinto come troppo bassa la proposta di 3,4 azioni
Bhp per ogni azione Rio, ma anche dei produttori di
acciaio europei e asiatici, che temevano che la creazione
di un gigante con una posizione dominante avrebbe portato
a un aumento dei prezzi del ferro. Ieri Rio Tinto non ha
fatto commenti, mentre la World Steel Association ha
espresso sollievo per la sventata minaccia. Eurofer,
l'associazione europea di settore, ha detto che il ritiro
di Bhp «è una buona notizia non solo per l'industria
dell'acciaio europea e mondiale ma per l'economia globale».
Il produttore di alluminio cinese Chinalco ha dichiarato
ieri che potrebbe aumentare la sua quota in Rio, che aveva
acquistato per ostacolare Bhp.
Nonostante l'addensarsi delle nubi sul settore negli
ultimi mesi, l'annuncio di ieri è stato una sorpresa,
dato che Bhp aveva sempre ribadito la sua determinazione a
concludere l'affare superando ogni ostacolo. «Il ritiro
dell'offerta dipinge un quadro molto fosco e indica che
l'economia globale è in condizioni peggiori di quanto
appaia, – ha commentato ieri Charles Cooper, mining
analyst di Evolution Securities a Londra –. Le
prospettive per le materie prime restano deboli, i livelli
delle scorte saliranno e i prezzi scenderanno, con un
impatto negativo sugli utili e sulle valutazioni delle
società minerarie».
Kloppers ha assicurato ieri che Bhp «ha un futuro
brillante anche senza Rio», citando l'investimento da 4,8
miliardi di dollari per aumentare la produzione di ferro
delle miniere australiane e l'intenzione di continuare a
cercare acquisizioni. La notizia ha avuto un forte impatto
sul mercato: a Londra ieri il titolo Rio Tinto è arrivato
a perdere il 42% e ha poi concluso la giornata a -36,7% a
1550 pence. Il titolo Bhp invece ha guadagnato terreno
chiudendo con un +7,24% a 1051 pence.
Rio Tinto taglia 14mila posti per ridurre il
debito
10 dicembre 2008
Il colosso del settore minerario Rio
Tinto annuncia il taglio di 14
mila posti e si appresta a vendere un certo
numero di attività per ridurre l'indebitamento,
che è salito a quasi 40
miliardi di dollari. Il progetto, oltre al
taglio dei posti di lavoro e la vendita di asset
significativi, include anche la riduzione degli
investimenti 2009 a 4 miliardi di dollari dai 9
previsti. Il gruppo, quotato al London
Stock Exchange, ha precisato che il
dividendo relativo all'esercizio 2008 sarà
mantenuto ai livelli di quello precedente. A fine
ottobre il debito di Rio Tinto ammontava a 38,9
miliardi di dollari, in calo di 3,2 miliardi
rispetto a giugno. L'amministratore delegato del
gruppo, Tom Albanese, ha tuttavia escluso che sia
necessario ricorrere a un aumento di capitale,
sottolineando che il gruppo «minimizzerà i costi
operativi e di capitale, portandoli a livelli
appropriati, fino a quando non si vedranno segni
credibili e significativi di recupero nei mercati
in cui opera». Allo stesso tempo, Rio Tinto «mantiene
le opzioni strategiche di crescita». Albanese si
è detto quindi tranquillo sulla posizione
finanziaria delle società e ha spiegato che
alcuni progetti saranno ritardati, mentre altri
saranno direttamente cancellati.
IL
COLOSSO AUSTRALIANO RITIRA LA
MAXIOFFERTA DA 140 MILIARDI Bhp
Billiton-Rio Tinto La crisi fa
saltare la fusione delle miniere-
la stampa
LUCA FORNOVO La crisi
finanziaria non si limita piu' a
far fallire banche e societa' ma
ora fa naufragare anche la madre
di tutte le acquisizioni
nell'industria mineraria. Ieri
la anglo-australiana Bhp
Billiton ha ufficialmente
gettato la spugna, ritirando la
maxiofferta da quasi 60 miliardi
di dollari (ma un anno fa ne
valeva circa 140) per rilevare
la connazionale RIO
TINTO.
L'operazione avrebbe creato un
colosso mineraRIO
delle dimensioni della
Microsoft. Bhp, infatti, e' il
numero due mondiale
nell'estrazione mineraria
(ferro, bauxite, diamanti) e con
la fusione di RIO
TINTO
(ferro, rame, carbone, titanio),
avrebbe sottratto la leadership
mondiale alla brasiliana
Compagnia Vale do RIO
Doce (Cvrd). Ma l'ambizioso
sogno di Marius Kloppers, il
rampante amministratore delegato
di Bhp Billiton, ha dovuto fare
i conti con la crisi e rimanere
solo un sogno. «I recenti cali
del prezzo delle materie prime -
ha spiegato Kloppers - hanno
aumentato le dimensioni di
rischio» dell'operazione, che
ora non sarebbe piu' «nell'interesse
degli azionisti». Maggiori
rischi ci sarebbero stati, ha
aggiunto Kloppers, anche a causa
della «maggiore esposizione al
debito della societa' che
sarebbe nata dalla fusione e
dalla difficolta' nella
dismissione di asset». Secondo
Bhp Billiton restano immutate «la
logica industriale della fusione
e le prospettive di lungo
termine delle materie prime in
seguito alla domanda dalle
economie emergenti», secondo il
gruppo, ma nel breve termine la
crisi costringe alla ritirata.
La situazione e' aggravata dal
fatto che non ci sono certezze
su quando avverra' la ripresa
dato il calo della domanda anche
dalla Cina. L'8 novembre del
2007, poco piu' di un anno fa,
quando Bhp aveva annunciato
quella che sarebbe stata la
maggiore acquisizione mai
effettuata nel settore mineraRIO,
l'accordo valeva 140 miliardi.
Ora il valore dell'offerta e'
sceso a meno di 60 miliardi a
seguito del crollo dei titoli
delle due societa'. Bhp, che ha
gia' speso quasi 300 milioni di
dollari per l'offerta, negli
ultimi mesi aveva dovuto
combattere contro la strenua
opposizione non solo del cda di RIO
TINTO,
che aveva respinto la proposta
di 3, 4 azioni Bhp per ogni
azione RIO,
ma anche dei produttori di
acciaio europei e asiatici, che
temevano la creazione di un
gigante con una posizione
dominante nella produzione di
ferro. Anche la Commissione
europea aveva di recente
sollevato obiezioni alla
proposta fusione dei due gruppi.
Fino a ieri pero' Bhp aveva
sempre detto di voler procedere
con la scalata, anche a costo di
dover vendere alcune miniere e
altri asset, come richiesto
dall'Antitrust di Bruxelles.
Ecco perche' l'annuncio di ieri
ha colto di sorpresa il mercato.
Immediata la reazione della
Borsa: dopo il ritiro dell'Opa a
Londra i titoli RIO
TINTO
hanno chiuso la seduta con un
crollo del 37,14% mentre le
azioni di Bhp Billiton hanno
guadagnato il 7,65%.