Salta la fusione Bhp-Rio Tinto

 

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Mercoledí 26 Novembre 2008

Nicol Degli Innocenti
LONDRA
La crisi ha colpito e affondato il takeover del decennio: Bhp Billiton, il maggiore gruppo minerario al mondo, ieri ha sorpreso i mercati rinunciando all'acquisizione di Rio Tinto. Dopo oltre un anno di tenace inseguimento della società rivale, Bhp ha gettato la spugna citando «il continuo deterioramento delle condizioni economiche globali» e il crollo dei prezzi delle materie prime e dei titoli delle due società.
Marius Kloppers, il chief executive di Bhp che aveva ideato e spinto il takeover, ha dichiarato ieri che «i recenti eventi globali e il correlato calo dei prezzi delle materie prime hanno alterato le dimensioni del rischio, che ora è a un livello inaccettabile». La crisi è aggravata dal fatto che non ci sono certezze su quando avverrà la ripresa dato il brusco calo della domanda anche dalla Cina. Kloppers ha illustrato la situazione facendo l'esempio del rame, il cui prezzo è sceso del 43% nei dodici mesi tra l'ottobre 2007 e l'ottobre 2008 per poi crollare del 23% nel solo mese di novembre. Bhp ha citato altri due problemi, legati alla crisi finanziaria: l'onere di sobbarcarsi il debito di circa 40 miliardi di dollari di Rio Tinto e le difficoltà nel trovare acquirenti per gli asset che Bhp sarebbe stata costretta a vendere dalle autorità antitrust europee. Mentre le autorità americane e australiane hanno dato luce verde alla fusione dei due gruppi, la Commissione Europea all'inizio di novembre aveva sollevato obiezioni alla creazione di un colosso che avrebbe controllato due terzi del mercato mondiale del ferro.
Nel novembre scorso, quando Bhp aveva annunciato quella che sarebbe stata la maggiore acquisizione mai effettuata nel settore minerario, l'accordo valeva 140 miliardi di dollari, mentre ora il valore di Rio è sceso a meno di 60 miliardi di dollari. Se l'intesa fosse stata conclusa nel maggio di quest'anno, quando il titolo Bhp ha toccato i massimi, la capitalizzazione di mercato del nuovo colosso globale sarebbe stata di 299 miliardi di dollari. Oggi il gruppo varrebbe invece 143 miliardi. La crisi ha costretto Bhp alla ritirata, ma il gruppo ha ribadito che restano immutate «la logica industriale della fusione e le prospettive di lungo termine delle materie prime in seguito alla domanda dalle economie emergenti». Il gruppo incassa anche una perdita di 300 milioni di dollari, in gran parte legata alle spese per ottenere la maxi-linea di credito da 55 miliardi di dollari a cui ora ha rinunciato.
Bhp nell'ultimo anno aveva dovuto combattere contro la strenua opposizione non solo del cda di Rio Tinto, che aveva respinto come troppo bassa la proposta di 3,4 azioni Bhp per ogni azione Rio, ma anche dei produttori di acciaio europei e asiatici, che temevano che la creazione di un gigante con una posizione dominante avrebbe portato a un aumento dei prezzi del ferro. Ieri Rio Tinto non ha fatto commenti, mentre la World Steel Association ha espresso sollievo per la sventata minaccia. Eurofer, l'associazione europea di settore, ha detto che il ritiro di Bhp «è una buona notizia non solo per l'industria dell'acciaio europea e mondiale ma per l'economia globale». Il produttore di alluminio cinese Chinalco ha dichiarato ieri che potrebbe aumentare la sua quota in Rio, che aveva acquistato per ostacolare Bhp.
Nonostante l'addensarsi delle nubi sul settore negli ultimi mesi, l'annuncio di ieri è stato una sorpresa, dato che Bhp aveva sempre ribadito la sua determinazione a concludere l'affare superando ogni ostacolo. «Il ritiro dell'offerta dipinge un quadro molto fosco e indica che l'economia globale è in condizioni peggiori di quanto appaia, – ha commentato ieri Charles Cooper, mining analyst di Evolution Securities a Londra –. Le prospettive per le materie prime restano deboli, i livelli delle scorte saliranno e i prezzi scenderanno, con un impatto negativo sugli utili e sulle valutazioni delle società minerarie».
Kloppers ha assicurato ieri che Bhp «ha un futuro brillante anche senza Rio», citando l'investimento da 4,8 miliardi di dollari per aumentare la produzione di ferro delle miniere australiane e l'intenzione di continuare a cercare acquisizioni. La notizia ha avuto un forte impatto sul mercato: a Londra ieri il titolo Rio Tinto è arrivato a perdere il 42% e ha poi concluso la giornata a -36,7% a 1550 pence. Il titolo Bhp invece ha guadagnato terreno chiudendo con un +7,24% a 1051 pence.

 

 

Rio Tinto taglia 14mila posti per ridurre il debito

 

 
10 dicembre 2008

Il colosso del settore minerario Rio Tinto annuncia il taglio di 14 mila posti e si appresta a vendere un certo numero di attività per ridurre l'indebitamento, che è salito a quasi 40 miliardi di dollari. Il progetto, oltre al taglio dei posti di lavoro e la vendita di asset significativi, include anche la riduzione degli investimenti 2009 a 4 miliardi di dollari dai 9 previsti. Il gruppo, quotato al London Stock Exchange, ha precisato che il dividendo relativo all'esercizio 2008 sarà mantenuto ai livelli di quello precedente. A fine ottobre il debito di Rio Tinto ammontava a 38,9 miliardi di dollari, in calo di 3,2 miliardi rispetto a giugno. L'amministratore delegato del gruppo, Tom Albanese, ha tuttavia escluso che sia necessario ricorrere a un aumento di capitale, sottolineando che il gruppo «minimizzerà i costi operativi e di capitale, portandoli a livelli appropriati, fino a quando non si vedranno segni credibili e significativi di recupero nei mercati in cui opera». Allo stesso tempo, Rio Tinto «mantiene le opzioni strategiche di crescita». Albanese si è detto quindi tranquillo sulla posizione finanziaria delle società e ha spiegato che alcuni progetti saranno ritardati, mentre altri saranno direttamente cancellati.

 

IL COLOSSO AUSTRALIANO RITIRA LA MAXIOFFERTA DA 140 MILIARDI Bhp Billiton-Rio Tinto La crisi fa saltare la fusione delle miniere- la stampa
LUCA FORNOVO La crisi finanziaria non si limita piu' a far fallire banche e societa' ma ora fa naufragare anche la madre di tutte le acquisizioni nell'industria mineraria. Ieri la anglo-australiana Bhp Billiton ha ufficialmente gettato la spugna, ritirando la maxiofferta da quasi 60 miliardi di dollari (ma un anno fa ne valeva circa 140) per rilevare la connazionale RIO TINTO. L'operazione avrebbe creato un colosso mineraRIO delle dimensioni della Microsoft. Bhp, infatti, e' il numero due mondiale nell'estrazione mineraria (ferro, bauxite, diamanti) e con la fusione di RIO TINTO (ferro, rame, carbone, titanio), avrebbe sottratto la leadership mondiale alla brasiliana Compagnia Vale do RIO Doce (Cvrd). Ma l'ambizioso sogno di Marius Kloppers, il rampante amministratore delegato di Bhp Billiton, ha dovuto fare i conti con la crisi e rimanere solo un sogno. «I recenti cali del prezzo delle materie prime - ha spiegato Kloppers - hanno aumentato le dimensioni di rischio» dell'operazione, che ora non sarebbe piu' «nell'interesse degli azionisti». Maggiori rischi ci sarebbero stati, ha aggiunto Kloppers, anche a causa della «maggiore esposizione al debito della societa' che sarebbe nata dalla fusione e dalla difficolta' nella dismissione di asset». Secondo Bhp Billiton restano immutate «la logica industriale della fusione e le prospettive di lungo termine delle materie prime in seguito alla domanda dalle economie emergenti», secondo il gruppo, ma nel breve termine la crisi costringe alla ritirata. La situazione e' aggravata dal fatto che non ci sono certezze su quando avverra' la ripresa dato il calo della domanda anche dalla Cina. L'8 novembre del 2007, poco piu' di un anno fa, quando Bhp aveva annunciato quella che sarebbe stata la maggiore acquisizione mai effettuata nel settore mineraRIO, l'accordo valeva 140 miliardi. Ora il valore dell'offerta e' sceso a meno di 60 miliardi a seguito del crollo dei titoli delle due societa'. Bhp, che ha gia' speso quasi 300 milioni di dollari per l'offerta, negli ultimi mesi aveva dovuto combattere contro la strenua opposizione non solo del cda di RIO TINTO, che aveva respinto la proposta di 3, 4 azioni Bhp per ogni azione RIO, ma anche dei produttori di acciaio europei e asiatici, che temevano la creazione di un gigante con una posizione dominante nella produzione di ferro. Anche la Commissione europea aveva di recente sollevato obiezioni alla proposta fusione dei due gruppi. Fino a ieri pero' Bhp aveva sempre detto di voler procedere con la scalata, anche a costo di dover vendere alcune miniere e altri asset, come richiesto dall'Antitrust di Bruxelles. Ecco perche' l'annuncio di ieri ha colto di sorpresa il mercato. Immediata la reazione della Borsa: dopo il ritiro dell'Opa a Londra i titoli RIO TINTO hanno chiuso la seduta con un crollo del 37,14% mentre le azioni di Bhp Billiton hanno guadagnato il 7,65%.