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Recensione

La Parola e le pratiche. Donne Protestanti e femminismi

Protestantesimo e pensiero della differenza nel libro di sette donne, fra cui spicca il "nome singolare e irripetibile di Francesca Spano, che ha voluto intensamente questo libro e non l’ha visto stampato".

Che un gruppo di donne si riunisca con una certa regolarità per parlare, discutere e “dirsi” in nome di un richiamo al femminismo (o ai femminismi), è cosa che certo non avrebbe fatto notizia venti o più anni fa. Che queste donne avessero scelto insieme un tema da mettere al centro delle proprie discussioni e lo facessero a partire da una comune collocazione su un territorio e anche da una comune appartenenza ad una istituzione, una professione, una passione, neppure.
Che però questo avvenga oggi, in continuità consapevole con la storia di un passato sia recente che remoto, che il tema prescelto sia il rapporto con il sacro e la religione ( una religione e la sua “Parola”), che le donne di diverse età e storie partecipi del gruppo decidano di scrivere, far circolare e pubblicare i pensieri, le vicende e le narrazioni che le hanno tenute insieme tanto a lungo è cosa che oggi non può non fare notizia. E si tratta di una buona notizia.
Il gruppo di sette autrici (che non firmano, ma neppure rimangono anonime: i loro nomi sono in quarta di copertina) è di donne di diverse età “inserite nelle chiese evangeliche”, “tutte gravitanti intorno alle Valli valdesi”. Due identificazioni forti, un territorio e una chiesa, che però si aprono verso altro e oltre : l’oltre del discorso attorno alla religione che non può limitarsi ad essere locale, ma, anche, l’apertura verso altre donne, alcune lontane nel tempo e nello spazio, ma tutte legate dalla volontà e dal desiderio delle autrici di riconoscerne l’esistenza e il valore: da una parte le altre donne valdesi che popolano una storia poco nota e degna di essere raccontata e raccolta (le donne pastore dal 1962, ma anche le antiche profetesse e predicatrici del medioevo e alcune contemporanee “scrittrici autorevoli” di cui si pubblicano brevi e intensi interventi); dall’altra le donne dei femminismi italiani e non solo con le quali si entra in rapporto di riconoscenza/riconoscimento, ma anche, e questa è un’altra buona notizia, di dissenso e distinzione, senza che questo produca né guerre né rinunce al confronto e allo scambio.
Se si dovesse rispondere alla domanda “di che parla questo libro”? direi che parla di una storia, (riconosciuta come tale, più che come “genealogia” fusionale, quindi con la consapevolezza della distanza e delle differenze) in cui si incontrano due tradizioni: quella antica e minoritaria ma non marginale in Italia, della cultura protestante , (capace, tanto per fare un esempio, di distinguere tra “autorità e potere” conferendo ai propri ministri autorità fondata nel riconoscimento e non potere sulla comunità ) e quella recente del femminismo che ha puntato sulla liberazione di soggetti capaci di parola e di azione più che sulla rivendicazione di diritti e di eguaglianza e di potere su altri. Una storia di scambi tra le due “tradizioni”, di scoperte di affinità e differenze che rompono i confini di ambiti pensati spesso come non comunicanti.
In copertina cinque parole e un’immagine. Le parole: “La Parola”, “pratiche”, “donne” “protestanti” e “femminismi” invitano chiunque legga il libro a riprendere il filo del discorso e continuare; l’immagine, una donna che guarda in alto, sta per le autrici e per molte altre, ma ha anche un nome singolare e irripetibile: Francesca Spano, che ha voluto intensamente questo libro e non l’ha visto stampato.


*Università di Ferrara

La Parola e le pratiche. Donne Protestanti e femminismi,
Sabina Baral, Ines Pontet, Giovanna Ribet, Toti Rochat, Francesca Spano, Federica Tourn, Graziella Tron
Claudiana editrice
pag 153 – Euro 14,00

(18 dicembre 2007)