razzisti

Un sermone a proposito del reato di clandestinità
Levitico 19:33-34

Care sorelle e cari fratelli,

ci sono momenti nella storia in cui siamo chiamati a decidere da che parte stare e quale legge seguire: la legge degli uomini o la legge di Dio.

La chiesa di Gesù Cristo si è dovuta confrontare fin dall’inizio con questo problema.
Pietro e gli altri apostoli, di fronte al sinedrio che vietava loro di predicare l’Evangelo, seppero rispondere: “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini”(Atti 5:29) e questa fu la medesima risposta che i valdesi medievali seppero dare a chi, in nome della legge, vietava loro di predicare: “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini”.

Queste parole mi sono ritornate in mente quando, giovedì scorso, il senato della repubblica italiana ha votato una legge che, tra le altre cose, equipara gli immigrati clandestini (cioè quelli privi di permesso di soggiorno) a dei criminali.

Mi sono ritrovato a pensare a Stella, Ala e a tante altre donne immigrate che ho conosciuto, in buona parte provenienti dai paesi dell’Est; donne che per professione si prendevano cura di anziani, di malati e di bambini e che lo facevano con grande tenerezza, con affetto, con rispetto, con amore, come se si trattasse di membri della propria famiglia;
donne che in molti casi rimanevano clandestine non per loro volontà, bensì per la lentezza della burocrazia italiana che impiega tempi lunghissimi per rispondere alle richieste di regolarizzazione puntualmente presentate dai loro datori di lavoro.

Il nostro parlamento ha stabilito giovedì scorso che queste donne (così come tanti uomini che, in buona parte, svolgono lavori umili e pesanti che pochi italiani sarebbero disposti a fare) sono delinquenti, perché hanno commesso il reato di immigrazione clandestina.

E delinquente è anche chi le aiuta o chi dà loro una casa in affitto.
Questo è stato deciso da un parlamento in cui siedono almeno una ventina di pregiudicati che non hanno fatto un solo giorno di galera grazie all’immunità parlamentare.

Dunque, da giovedì scorso, questa è la legge degli uomini in Italia in materia di rapporti con lo straniero.

Da credenti vogliamo però chiederci oggi quale sia la legge di Dio.

Il libro del Levitico non ha dubbi riguardo a quello che dovrebbe essere l’atteggiamento del popolo di Dio nei confronti dello straniero:

“Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio”(Lev.19:33-34).

Mi piace notare come nel testo non si dica “lo straniero che abiterà da voi”, bensì con voi.
Mentre il da sottolineerebbe, infatti, un elemento di estraneità, il con sembra invece evidenziare un elemento di accoglienza; direi quasi un elemento di comunione.

Lo straniero non è semplicemente uno che vive da me, nel mio territorio; è piuttosto uno che vive con me, come membro della comunità sociale della quale io stesso sono parte.

Se venisse il sospetto che queste sottigliezze terminologiche siano al servizio di una tesi faziosa, animata da uno spirito che qualcuno definirebbe “buonista”, vorrei ricordare che in questo brano del libro del Levitico l’atteggiamento di accoglienza verso lo straniero è manifestato in maniera molto chiara:

“Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso”(v.34a).

Anche la motivazione che sta alla base di questo invito all’accoglienza mi pare importante:“poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto” (v.34b).

Se leggiamo queste parole della Bibbia come rivolte a noi italiani potremmo parafrasare il testo in questo modo: “poiché anche voi foste stranieri in Germania, in Francia, in Svizzera e in America”.

L’invito a ricordare di essere stati stranieri, immigrati, lontani dalla propria terra e dai propri cari è un invito a riflettere e a rivivere nella memoria l’esperienza che ha coinvolto moltissime famiglie, in modo diretto o indiretto, negli ultimi due secoli della nostra storia.

In quanto italiani, l’esperienza dell’emigrazione, infatti, non ci è sconosciuta; un’esperienza spesso amara, fatta di sacrifici e privazioni, di duro lavoro, di sfruttamento, di pregiudizi, di razzismo, di emarginazione.

Motivare l’accoglienza, il rispetto e l’amore per lo straniero con il richiamo all’esperienza passata del popolo è quasi come volerci dire oggi:

Tu puoi capire come si sentano gli immigrati in Italia perché tu stesso sei stato immigrato in terra straniera.
Ma è proprio vero che nazioni come la nostra, che hanno conosciuto il dramma dell’emigrazione, siano poi più disponibili e solidali verso gli immigrati?

Le decisioni del nostro Parlamento e gli umori di una buona parte dell’opinione pubblica sembrano smentirlo!

Va benissimo individuare e punire chi delinque (straniero o italiano che sia), ma inserire il reato di immigrazione clandestina nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” significa fare di ogni immigrato privo del permesso di soggiorno un delinquente; anche se magari sgobba giorno e notte per accudire anziani e malati, spesso con retribuzioni del tutto inadeguate.

Il problema di questa legge è che criminalizza gli immigrati, senza distinguere tra chi delinque e chi no. E’ come se per essere sicuri di colpire un malavitoso nascosto tra la folla noi ci mettessimo a sparare indistintamente su tutta la folla.

I commenti internazionali a questa decisione del nostro Parlamento sono di quelli che, negli ultimi tempi, contribuiscono a farmi vergognare di essere italiano.
Si è parlato di legge che rischia di ferire gravemente i diritti umani.
Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa (Thomas Hammarberg) ha dichiarato che queste misure “produrranno un aggravamento del clima xenofobo”; l’Alto commissariato ONU per i rifugiati ha rilevato come questa norma avalli “l’equazione immigrazione uguale criminalità”.

Se prima, dopo qualche hanno di clandestinità, molti immigrati riuscivano a trovare un datore di lavoro disposto a metterli in regola, adesso la cosa diventerà più difficile. Dal momento che tutti gli immigrati senza permesso sono ormai considerati criminali, chi sarà più disposto a offrire loro un lavoro regolare? Chi è disposto ad aiutare un criminale?

Questa legge così com’è non produrrà sicurezza, bensì il suo contrario.
Porterà, infatti, gli immigrati a divenire ancora più facilmente preda di chi vorrà sfruttarli. Considerati dalla legge come dei criminali saranno costretti a nascondersi, a non dichiarare la nascita dei propri figli, a non iscriverli a scuola.
E se non troveranno solidarietà tra gli onesti, tra coloro che sono abituati ad osservare la legge, finiranno immancabilmente nelle grinfie di quelli che la legge sono abituati a trasgredirla.

Il reato di clandestinità produrrà molta insicurezza tra coloro che non hanno ancora un permesso di soggiorno.
Giorni fa una badante ucraina è morta dissanguata per una banale emorragia che poteva essere trattata da un medico; ma lei non aveva il permesso di soggiorno e allora dal medico non ci è andata, perché aveva paura, perché temeva di essere denunciata. E così è morta!
Eppure non rubava, non spacciava droga, non apparteneva a nessuna mafia; si occupava di anziani, così come tante badanti straniere che ho visto qui a Pomaretto.
Casi come questo sono destinati a moltiplicarsi con la nuova legge.

Care sorelle e cari fratelli,
durante i miei anni di servizio pastorale in diaspora ho conosciuto molti immigrati, soprattutto donne che avevano lasciato i propri Paesi e le proprie famiglie spinte dalla miseria, dalla necessità di darsi da fare per mantenere i propri cari.
Nessuna di loro ha lasciato genitori, mariti e figli a cuor leggero. Tutte avrebbero preferito rimanere a casa loro, se la cosa fosse stata possibile.
Con un livello di istruzione generalmente elevato, si accontentavano di qualsiasi lavoro.
Le ho viste tirar su, in maniera eccellente, i figli degli altri portandosi dentro il senso di colpa per non avere la possibilità stare accanto ai propri, pur sgobbando senza sosta per non far mancare loro nulla.

Quando penso che adesso persone come queste sono equiparate ai delinquenti avverto un profondo senso di indignazione.

Penso ad Ala e a Stella, due donne moldave entrate a far parte della chiesa di Portici quando ero pastore lì. Penso a quanto hanno contribuito alla crescita spirituale e umana di quella comunità. Una di loro è diventata organista della chiesa e per molti è stata un ottimo esempio anche in materia di coscienza contributiva.
Pur dovendo mantenere la famiglia in Moldavia, Stella si ostinava a dare la decima del suo stipendio alla chiesa e non c’era modo di farle cambiare idea, perché nella Bibbia è scritto che la decima appartiene a Dio e dunque per lei sarebbe stato sbagliato trattenerla.

Persone così hanno molto da insegnarci e sono delle vere e proprie risorse per le nostre chiese. Ci sono chiese valdesi e metodiste della diaspora che sembravano condannate a scomparire e che hanno ritrovato nuova vita proprio grazie all’ingresso di sorelle e fratelli provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’Europa dell’est e da altri paesi del mondo, in massima parte lavoratori immigrati.

Oggi la legge italiana considera buona parte di loro come dei criminali.
Io non sono disposto a farlo!

Sono convinto che la questione dei migranti sarà probabilmente una delle sfide più importanti dei prossimi anni ed è bene che le nostre chiese, che già da tempo hanno manifestato una certa sensibilità rispetto a questo tema (Servizio migranti, essere chiesa insieme, etc.), si attrezzino.

Se le cose non miglioreranno ci troveremo, infatti, di nuovo di fronte all’antico dilemma se sia più importante ubbidire alle leggi degli uomini o alle leggi di Dio.

In questa materia mi pare che la Bibbia sia piuttosto chiara:

“Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio”(Lev.19:33-34).

Questo è quanto ci viene richiesto dalla Parola di Dio.

E’ un testo breve, che si conclude in maniera singolare.
Dopo le raccomandazioni sul comportamento da assumere nei confronti degli stranieri ci viene ribadito chi è che ci chiede di amarli e rispettarli: Io sono il Signore vostro Dio.

Sembra quasi la firma apposta alla fine di una lettera rivolta a ciascuno di noi.
Alla luce degli eventi di questi giorni, però, più che una lettera, questo testo mi sembra essere una sorta di petizione in favore dei diritti degli immigrati; una petizione il cui primo firmatario è Dio stesso.

Ci doni il Signore il coraggio e la fedeltà per apporre anche la nostra firma dopo la sua.

E se domani ci troveremo nuovamente di fronte alla domanda se si debba obbedire alle leggi degli uomini o alla legge di Dio, possa ciascuno di noi prendere la decisione giusta, accettando anche di pagarne le conseguenze.
AMEN

Past. Sergio Manna



Sermone predicato nella Chiesa Valdese di Pomaretto domenica

riforma

 

Razzisti per legge

di Carlo Lania

su Il Manifesto del 03/07/2009

Ronde, reato di clandestinità, divieto per gli irregolari di iscrivere i propri figli all'anagrafe. È la legge della Lega contro gli immigrati e per la giustizia fai-da-te. Berlusconi la rivendica, ma il Vaticano attacca: «Porterà solo dolore». Insorgono opposizioni e associazioni

Basta poco nell'aula del Senato per capire che il vincitore non è certo il Paese. Appena il voto sul disegno di legge sicurezza si conclude con la scontata approvazione del provvedimento (157 sì contro 124 no) dai banchi della Lega scoppia la bagarre. Dita alzate in segno di vittoria, cravatte e fazzoletti verdi che spuntano da tutte le giacche mentre dai banchi del governo il ministro degli Interni Roberto Maroni si sbraccia in saluti verso i compagni di partito.
C'è poco da pensare: c'è voluto un anno di tempo, a dimostrazione di come perfino per la stessa maggioranza non è stato facile obbedire in silenzio, ma alla fine tutte le misure proposte dalla Lega sono passate e il Carroccio può cantare vittoria: ronde, reato di clandestinità, prolungamento fino a 180 giorni della detenzione nei Cie, regolarizzazione dei buttafuori, registro per i clochard, tassa sulla cittadinanza e sul permesso di soggiorno, impossibilità per i clandestini di iscrivere i propri figli all'anagrafe. Da ieri tutto questo è legge. «Una legge che porterà solo dolore», commenta con perfetta sintesi monsignor Agostino Marchetto segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti che non nasconde il suo dispiacere per l'approvazione del ddl.
Parole dure, che non arrivano però fino al premier. «Non le conosco le critiche, non posso rispondere», risponde infatti Berlusconi dall'Aquila a chi gli fa notare il disappunto del Vaticano. L'approvazione del disegno di legge sicurezza è uno dei regali che il premier fa al suo più fedele alleato e lo rivendica fino in fondo. «E' un legge voluta fermamente e fortemente dal presidente del consiglio e tutto il governo, che potrà garantire con misure più efficaci la sicurezza e la tranquillità dei cittadini» spiega infatti Berlusconi durante la conferenza stampa sul G8 abruzzese.
A cantare vittoria però sono solo maggioranza e governo. Non solo dalle forze politiche dell'opposizione, ma neanche dalle associazioni professionali, dai sindacati di polizia e dalla società civile in genere si leva una voce a sostegno del provvedimento. nell'aula di palazzo Madama il compito dio fare da contraltare all'entusiamo leghista spetta ai senatori dell'Italia dei valori che innalzano cartelli con la scritta: «I veri clandestini siete voi: governo clandestino del diritto». Per Dario Franceschini il ddl rappresenta «un danno per il paese». «Questo ddl ha per titolo la sicurezza, ma in realtà accresce l'insicurezza: nessuna risorsa in più è destinata alle forze di polizia, mentre passano provvedimenti inutili e dannosi».
Ma è proprio da Oltretevere che arrivano le critiche più dure, con monsignor Marchetto che passa in esame tutti i punti più critici del provvedimento. A partire dal reato di clandestinità, definito il «peccato originale» responsabile di tutte le misure contro gli immigrati, ma anche contro il prolungamento fino a sei mesi della detenzione nei Cie. «Avrà gravi conseguenze per coloro che saranno detenuti», dice il segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti per il quale, al contrario di quanto affermato fino a oggi dal governo, dietro non c'è alcun obbligo da parte dell'Unione europea. «Poiché in Europa ci sono Paesi che prevedono un periodo di detenzione più breve, non si può dire che si tratti di un costringimento europeo».
Stessa bocciatura arriva anche dalla società civile, con la Caritas che parla di palese violazione dei diritti umani che pone l'Italia fuori dall'Europa e accusa il governo di essere interessato più al consenso che alla gestione di un fenomeno complesso come quello dell'immigrazione. «Il fatto - aggiunge l'Unhcr - che una serie di provvedimenti riguardanti l'immigrazione sia stata approvata in un provvedimento sulla sicurezza, avalla l'equazione fuorviante di immigrazione uguale criminalità». Dall'Arci arriva infine un invito alla disobbedienza civile.
Anche gli addetti ai lavori bocciano la legge leghista. Per l'Unione camere penali italiane, quello approvato ieri è un provvedimento «propagandistico, dai contenuti radicalmente inaccettabili, che segna una profonda involuzione autoritaria del sistema». «Stiamo rapidamente passando da una insicurezza percepita a una drammaticamente reale», dice invece il segretario nazionale dell'Associazione funzionari di polizia Enzo Marco Letizia, mentre i sindacati dei medici denunciano il rischio che continui a esistere l'obbligo per i camici bianchi di denunciare i clandestini che chiedono di essere curati.

 

La lunga marcia della tolleranza zero

di Salvatore Palidda

su Il Manifesto del 03/07/2009

 

Reato d'immigrazione irregolare. Irrigidimento delle regole per accedere e per mantenere la regolarità. Tassazione delle sanzioni e dell'accesso a diritti elementari. Liberalizzazione delle ronde e delle bombolette spray al peperoncino, ripristino del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, persecuzione dell'accattonaggio e dei writers e altre perle ancora.
Ecco infine approvata la legge da anni agognata da quell'Italia fascista e più che mai razzista. Da domani la persecuzione dei clandestini, le continue angherie e i soprusi a danno di tutti gli immigrati e l'accanimento repressivo nei confronti di chi dissente dalle scelte e dalle pratiche del potere nazionale e locale, ma anche dei padroni e padroncini, rischieranno di accentuarsi. Al di là dei soliti balletti che si succederanno nella definizione del decreto applicativo e nella discrezionalità se non nell'arbitrario che come sempre ne accompagnerà l'applicazione, la legge approvata ieri dal senato può essere considerata il primo epilogo di quell'escalation del fascismo/razzismo democratico innescata negli anni '90.
Ricordiamoci che il primo «pacchetto sicurezza» fu lanciato dal governo D'Alema e le prime elaborazioni - «apologia dell'ordine pubblico» le chiamò nel 1995 - si devono al geniale Violante. Da anni, «Il centro-sinistra ha fatto 10 e i leghisti e i vari reazionari della destra si sentono in diritto e in dovere di fare 100»: è così che si può riassumere il processo di esasperazione delle paure e delle insicurezze attribuite al nemico di turno per legittimare la guerra permanente della tolleranza zero. Ovviamente per gli sfigati, per chi non ha il profilo del buon cittadino corteggiato dalla destra e da quasi tutto il centro-sinistra. I leghisti e il presidente del consiglio se la godono e possono anche permettersi di dire che sono in una botte di ferro perché tanto l'opposizione non esiste (e in effetti i leader diventati neo-cons stile Blair per vent'anni hanno distrutto il PCI e nei successi dieci anni anno azzerato ciò che era rimasto a sinistra).
E' ancora possibile «resistere, resistere, resistere»? Oppure bisogna scappare all'estero ? O prepararsi quantomeno a schivare le violenze del neofascismo-razzista? Molte persone oggi al potere fanno paura, a volte proprio perché sembrano segnate da quell'arroganza stupida che però uccide. Ma è anche vero che la demagogia che spinge a tirare troppo la corda conduce al fallimento. A condizione, però, che si inneschi una dinamica collettiva che si oppone con efficacia. In questa dinamica sarà decisivo costruire solidarietà con tutti i democratici coerenti che sebbene isolati e minoritari, ci sono anche nelle forze di polizia come nella magistratura e in tutte le amministrazioni pubbliche. Ben al di là dei leaderini esperti solo in distruzioni non creative, è forse ancora possibile costruire la resistenza collettiva di italiani e immigrati che non possono più subire questo potere e l'inesistente opposizione. Se veramente la chiesa, i sindacati e altri vogliono difendere i diritti fondamentali di tutti gli esseri umani, aprano le loro sacrestie e sedi per ospitare zingari, immigrati, perseguitati, difendano seriamente i lavoratori in nero e i precari, facciano presidi insieme a quegli operai (peraltro italiani) che come è successo a Biella sono cacciati col foglio di via di fascista memoria.