| ottobre 2007
NEWS:
TUTTE LE NOVITA' DALL'A.S.L. 10 DI PINEROLO
- si può scaricare il piano strategico
quinta
settimana
Eco del
Chisone 31-10-07
Pragelato
Reazioni dopo i presunti abusi in Val
Troncea
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| PRAGELATO - Indubbio scalpore ha suscitato
la notizia che la Magistratura sta indagando a tutto campo sulle
nuove edificazioni sorte all'imbocco della Val Troncea, tra Plan e
Pattemouche. Aree a rischio idrogeologico, interessate da torrenti
che in un passato non troppo lontano hanno provocato gravi danni.
Un esempio: la devastante alluvione del 12-14 giugno del '57, di
cui riportiamo la cronaca del tempo. A ricordo di quelle giornate
drammatiche, a Pattemouche resta pure un pilone votivo dedicato
alla Madonna. Sulla vicenda vi proponiamo alcuni commenti.
Pag. 13
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Dal 1º gennaio
Nasce l'Asl più grande del Piemonte
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| 103 Comuni, 508.000 abitanti, 7 presidi
ospedalieri, oltre 4.000 dipendenti, 812 posti letto, 452 tra
medici di Medicina generale e pediatri, 145 farmacie. Sono
questi alcuni numeri della nuova Azienda sanitaria che dal 1º
gennaio 2008 nascerà dalla fusione tra l'Asl 10 di Pinerolo e
l'Asl 5 di Collegno-Rivoli. Sarà la più grande Azienda
sanitaria del Piemonte. Da più parti si levano voci
rassicuranti: «I cittadini non si accorgeranno di nulla, i
servizi non verranno toccati». E noi ci auguriamo che ciò
avvenga. Ma qualcuno nutre dubbi. È ancora tutta da
combattere invece la battaglia per la sede, «Una battaglia
simbolica - dice il sindaco di Pinerolo Paolo Covato -, ma
per la quale mi batterò fino in fondo».
Pag. 5
| di S. D'Agostino
Asl 10.
promesse e paure...(...) -pdf
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Clement: «Si
ridurranno sprechi e inefficienze»
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| In merito all'articolo della scorsa
settimana sull'accorpamento dell'Asl 10 il consigliere
regionale di Rifondazione, il pinerolese Gian Piero
Clement, ha inviato una lettera che pubblichiamo di
seguito.
«La scelta di ridurre il numero delle Asl ha
il significato primario di limitare sprechi ed
inefficienze dal punto di vista amministrativo senza
toccare assolutamente i servizi erogati e la loro
dislocazione territoriale.
In questo quadro di riorganizzazione, rilevante
importanza avranno i distretti. Su questo tema abbiamo la
certezza del mantenimento degli attuali distretti della
nostra Asl che finalmente si potranno strutturare con
criteri di autonomia, flessibilità e con la capacità di
darsi delle vere priorità in base alle peculiarità del
territorio.
Come si genereranno queste economie quantificabili
in 50-60 milioni l'anno? Dal minor costo degli organi
direttivi e dei collegi sindacali delle Aziende sanitarie,
nonché dalla riduzione graduale, attraverso il blocco del
turn-over, del personale amministrativo che oggi in
Piemonte presenta numeri superiori alla media nazionale,
dal ricorso a gare su scala superiore a quella attuale.
Si apre ora un confronto sull'individuazione della
sede legale della nuova Asl, una discussione aperta che
non dovrà vedere il nostro territorio in posizione
subalterna rispetto all'area metropolitana sulla quale
presumibilmente verrà già realizzata la "Città
della salute".
Non mi pare dunque che questa sia stata una brutta
pagina per la politica del Pinerolese con «uomini e donne
a capo chino, ubbidienti agli ordini di scuderia»;
difendo a testa alta la scelta di accorpare le Asl, che
rientra all'interno del Piano socio-sanitario recentemente
approvato e che mancava in Piemonte da oltre 10 anni. A
chi verrà a "bussare alla mia porta" sarò
lieto di spiegare queste scelte che hanno l'unico scopo di
garantire un buon servizio sanitario pubblico per tutti ed
un miglioramento dei servizi complessivi e quindi anche
del nostro territorio». |
Salumi e formaggi
Aziende chiuse in pochi anni a
casa in 391
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| Tre industrie del settore
agro-alimentare nella nostra zona che per motivi diversi
hanno chiuso nel volgere di alcuni anni, lasciando a casa
391 dipendenti.
Macello di None
Nel 1994 aveva 130 dipendenti, era stato inaugurato l'8
gennaio, poteva macellare da 2.000 a 2.400 suini al giorno
ed era di proprietà della famiglia Brussino. Lavorava
anche per Fiorucci, Nestlè e Kraft. A marzo prima cassa
integrazione. Ad agosto inizia la procedura del
fallimento. All'asta nel marzo 1997 per 14 miliardi e 60
milioni di lire il Macello è acquistato dalla famiglia
Sodero di Piobesi, proprietaria del salumificio Campagnolo
Spa. A giugno 2001 ben 54 dipendenti sono in cassa.
Salumificio Campagnolo
Chiude ai primi di giugno 2006. I suoi 150 dipendenti
sono a casa. Il fallimento giunge dopo alcuni mesi di
cassa integrazione per una trentina di dipendenti. Nessun
acquirente si fece avanti per acquistarlo. I dipendenti
erano scesi nel frattempo a 137 unità. Il dissesto si
aggirava sui 12 milioni di euro. Nulla di fatto anche per
la "pista rumena", ovvero la possibilità che il
Campagnolo aprisse i battenti in Romania attraverso una joint
venture con una ditta dell'Est.
Locatelli di Moretta
Storia recente. Il caseificio di proprietà della
multinazionale francese Lactalis ha cessato la produzione
il 25 ottobre. La Lactalis vuole produrre in Lombardia
dove ha altri stabilimenti. A casa in 200.
e.m |
Si assume e si
licenzia allo stesso tempo
All'Itt di Barge occupazione
schizofrenica
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| Fa discutere a Barge il futuro della
Itt, lo stabilimento della multinazionale americana
specializzata in componentistica per auto. Come spesso
accade soprattutto nei grandi Gruppi, in questi ultimi
mesi l'azienda, nonostante il buon andamento dei conti, ha
messo mano ad una rimodulazione del personale, con
assunzioni di giovani con nuovi contratti da una parte e
prepensionamenti e cassa integrazione per alcuni
lavoratori.
Le ultime nuove sulla situazione dell'azienda si sono
apprese nell'ultimo Consiglio comunale di Barge.
Commentando le linee programmatiche presentate dalla
maggioranza di Luca Colombatto, l'ex-sindaco Pierpaolo Agù
(oggi in minoranza) si è lasciato andare ad una frase di
rilievo: «La Itt Automotive (ex-Galfer, ndr) sta
attraversando fasi altalenanti. Il Comune dovrebbe agire
concretamente per consolidarne la presenza nel territorio
comunale, tranquillizzando i dipendenti».
Ma come, questa industria non era in via di espansione
e non stava preparando nuove assunzioni?
Dalla discussione che ne è seguita emerge che - in
effetti - è in corso un ampliamento edilizio nel sito
storico e che l’azienda parrebbe intenzionata ad
assumere un centinaio di persone. «Il merito - per
il sindaco – è del nostro cittadino onorario Trossi (l'ex-amministratore
delegato dell'azienda, ndr)». Come contraltare,
però, il fatto che si tratta solo di assunzioni
interinali e che una ventina di dipendenti siano stati
posti in cassa integrazione. Ma Colombatto ha precisato:
«So anche che si tratti di cassa volontaria e avvio al
prepensionamento». Poi aggiunge che, a seguito di un
incontro con i vertici dell’azienda, ha ricevuto
rassicurazioni sulla permanenza a Barge della ditta.
Secondo lui, «l'unico problema con queste
multinazionali è che i centri decisionali reali non si
trovino in Italia».
Si torna così a parlare in Consiglio di
rilocalizzazione. Favorevole il primo cittadino: «Il
luogo attuale non è dei più consoni, ma per ora la
proprietà industriale non pare interessata a una
rilocalizzazione». Sembra che i costi per il
trasferimento in un’area offerta dal Comune siano
considerati a New York come eccessivi. «Dovremo
riprendere il dialogo interrotto - prosegue Colombatto
-, per vedere di far ottenere all’industria qualche
agevolazione fiscale».
Ma per ora l'unica certezza è che «le decisioni
sul futuro dell'Itt non si prenderanno in Italia». Lo
sanno bene i lavoratori della vicina Moretta,
ex-dipendenti di un’altra multinazionale, la Lactalis.
Fortunatamente il peggio in Barge non è prossimo, visto
che la Itt si è già disimpegnata nel Mezzogiorno e
considerato anche che si tratta di un’azienda sana, che
copre il 70% del mercato europeo nel proprio settore.
Giorgio Di Francesco
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Aumentano le restrizioni per
i veicoli non catalizzati
Regole antismog:
limitazioni a Nichelino, Pinerolo, Beinasco,
Orbassano
Il provvedimento interessa i
Comuni con più di 20mila abitanti
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Ulteriore giro di vite per le auto troppo
inquinanti. Questo ha chiesto la Provincia di
Torino ai Comuni della cintura e metropolitani
superiori ai 20mila abitanti, per rendere più
incisiva la lotta alle polveri sottili e al
monossido di carbonio prodotti dal traffico
veicolare.
La norma entrerà in vigore, con orario
finalmente unificato per tutti i Comuni
interessati, lunedì 5 novembre. Colpiti i veicoli
Euro 0 benzina e Euro 0-Euro 1 diesel per
trasporto privato e merci. Coinvolti anche i
motocicli a 2 tempi immatricolati da più di 10
anni.
L’orario dal lunedì al venerdì si amplia
dalle attuali sei ore alle undici continuative,
dalle 8 alle 19, per i mezzi di trasporto privati
e dalle 8,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 19 per i
veicoli trasporto merci con massa massima entro
3,5 tonnellate.
Il provvedimento, nella riunione di lunedì 22
ottobre ha trovato concordi le Amministrazioni di
16 Comuni metropolitani, tra i quali Pinerolo,
Beinasco, Orbassano, mentre Nichelino nel dare la
sua adesione ha ricordato che recentemente aveva
preso provvedimenti ancor più severi.
«Dal 1º ottobre è già in vigore una
norma più restrittiva che inibisce il traffico 24
ore su 24 ai veicoli privati ante Euro 1 su tutto
il territorio comunale» dicono all’Ufficio
ambiente di Nichelino. Vinovo non è stato
coinvolto. In questo Comune gli automobilisti
continueranno a regolarsi secondo l’ordinanza
entrata in vigore il 13 novembre 2006. Stop alle
auto private dalle 13 alle 19, ai veicoli
commerciali dalle 9,30 alle 13. Sono compresi
nell'elenco tra gli altri anche i territori
comunali di Grugliasco, Carmagnola, Moncalieri,
Rivoli.
A Beinasco al momento di andare in stampa non
ci sono ancora certezze "scritte", ma il
comando dei Vigili urbani ha garantito che una
delibera "urgente", sarebbe in grado di
entrare in vigore entro il 5 novembre e
consigliano ai cittadini di informarsi presso gli
uffici. Il sindaco di Orbassano ha firmato
l'ordinanza lunediì 29. A Pinerolo il sindaco
Covato ha confermato l'utilizzo dell'unica deroga
concessa dal testo proposto in Provincia. La
scelta, adottata anche a Torino, di libera
circolazione agli ultrasessantacinquenni
effettivamente al volante e non le auto a loro
intestate, per evitare il caso del nipote che
viaggia sull’auto del nonno.
Inoltre precisa il Comando dei Vigili urbani: «È
consentita la circolazione ai mezzi che si recano
alla revisione o al controllo fumi per il bollino
blu». I proprietari dovranno recarsi presso
gli uffici dei Vigili con la prenotazione
dell'officina e riceveranno una specifica
autorizzazione per quel giorno e quell'ora. A
queste norme si deve aggiungere l’invito ad
estendere le Ztl al 20% del territorio comunale.
Fernando Franchino
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Il tavolo di lavoro
per la strada delle Cave è fissato al 7 novembre, ma…
Val Pellice: le ruspe non
aspettano, sale la protesta
I residenti: «I lavori sono già
iniziati, ora a cosa serve discutere?»
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VAL PELLICE - «L’inizio
senza preavvisi e in maniera selvaggia dei lavori per la
strada delle Cave è un gesto grave». A parlare sono i
rappresentanti della protesta contro la strada, di
fronte alle ruspe in azione. Era parso che l’audizione
in Provincia, la scorsa settimana, si fosse conclusa con
un compromesso: la creazione di un tavolo di lavoro per
discutere di modifiche e migliorie al tracciato. «La
riunione fissata per il 7 novembre ci sembra ora
inutile. Se in precedenza potevamo dirci moderatamente
soddisfatti, nella speranza di venire ascoltati, ci
chiediamo di cosa parleremo se i cantieri sono già
aperti».
L’arrivo delle ruspe e dei camion all’alba di
mercoledì 24 ottobre - dal lato di Bibiana erano già
attive da più di una settimana, come riportato sullo
scorso numero de "L’Eco" - e il repentino
sbancamento di ampie porzioni di terreni hanno suscitato
le vibranti proteste dei proprietari degli appezzamenti.
A partire da quelli di Luserna Alta, all’incrocio con
le strade che portano a Lusernetta e Rorà, che vedranno
i loro campi letteralmente tagliati in due dal passaggio
della strada.
Spiega Manuela Sobrero: «Inizialmente ci era stato
garantito che il percorso si sarebbe sviluppato
all’estremità del nostro fondo, vicino al torrente
Luserna. In seguito i picchetti sono stati posizionati
esattamente a metà prato, rendendo di fatto impossibile
per noi l’accesso ad una parte di esso. Abbiamo a
lungo protestato e abbiamo ottenuto rassicurazioni che
il 7 novembre si sarebbe discusso anche di questo
aspetto. In pratica, però, in una sola giornata, lo
scorso mercoledì, l’intervento degli escavatori
proprio nella zona centrale dell’area ha
permanentemente rovinato il campo, rendendo al tempo
stesso chiaro che le possibilità di dialogo sono
ridotte a nessuna».
Ancora più massiccio l’intervento attuato più a
valle, nella zona di Cascina Cabourna. Diverse centinaia
di metri di prati sbancati e la costruzione di un grosso
terrapieno laddove la strada si getta verso Bibiana.
Anche qui raccogliamo lo sfogo di un residente che vedrà
i propri orti inutilizzabili e che lamenta la scarsa
informazione fornita dagli enti pubblici: «Ancora oggi
non sappiamo con certezza dove la strada passerà. Basta
guardare il percorso tracciato dalle ruspe, tutto a
curve. Non c’è nulla di chiaro e viviamo
nell’incubo di svegliarci una mattina con pezzi di
nostre terre demolite senza nemmeno un avvertimento».
I membri del comitato che si oppone alla costruzione
della strada annunciano la formazione di un osservatorio
permanente sull’andamento dei lavori e commentano: «Tutto
ciò appare come una manovra studiata a tavolino - dice
Andrea Priotto -. Nel giro di 48 ore sono stati
effettuati lavori già imponenti, che segnano
indelebilmente la zona. Un atto di forza in previsione
della riunione del 7 novembre. Colpisce la totale
incapacità di dialogo con i cittadini, più volte
palesata a tutti i livelli istituzionali. Dal canto
nostro, vigileremo e segnaleremo costantemente tutti gli
effetti dei lavori. Ed i primi sono già sotto gli occhi
di tutti».
Una serie di elementi sconcertano i cittadini. Come
l’assenza della cartellonistica di segnalazione del
cantiere in corso e le modalità con le quali ci si è
introdotti nelle zone espropriate, senza tenere conto
dei sentimenti di chi, da generazioni, coltiva quei
campi e ne trae sussistenza.
Un inizio in salita. A prescindere dalla necessità
dell’opera, più volte ribadita dagli amministratori
locali, i sacrifici richiesti ai cittadini dovrebbero
suggerire una gestione il più possibile lineare e
trasparente.
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Massello e Salza, nel week-end
Festa del cavolo! per far vivere
le tradizioni
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MASSELLO E SALZA - Al via i primi appuntamenti della
"…Festa del cavolo!", tra piatti tipici e
musica occitana. La manifestazione, organizzata
dall’Associazione Germanasca, coinvolgerà nei
prossimi tre fine settimana l’agriturismo La Miando e
la trattoria-pizzeria Didier a Salza, e il ristorante La
Foresteria di Massello.
Si inizia sabato 3 e domenica 4, con la degustazione
di piatti tipici a base di cavolo nei tre ristoranti, al
prezzo fisso di 18 euro, bevande escluse. L’idea è di
diffondere e far rivivere tradizioni gastronomiche
locali basate su un prodotto antico. Il cavolo, infatti,
era considerato sacro dai Greci e nell’antica Roma si
usava per scacciare la malinconia e la tristezza, ma
soprattutto per tamponare gli eccessi alimentari. I
romani lo consumavano crudo per aiutare l’organismo ad
assorbire meglio l’alcool. Le virtù terapeutiche del
cavolo sono così vaste da poter considerare questo
ortaggio una pianta medicinale. Originario
dell’Europa, si trova anche in Asia ed in America. In
Val Germanasca ha avuto una capillare diffusione,
soprattutto a livello familiare, dando origine a
numerose ricette tipiche.
La "…Festa del cavolo" però non prevede
solo cibo. Domenica pomeriggio, nel salone della Pro
loco di Massello, si uniranno musiche e danze tipiche
delle valli. Dalle 15 alle 16 sono in programma lezioni
di balli occitani curate dal gruppo Cassandra. Dalle 16,
danze con i Nous Memes, gruppo formato da giovani
musicisti della Val Pellice che suonano per passione i
tradizionali canti occitani.
Info e prenotazioni: agriturismo La Miando (0121
808.018), trattoria-pizzeria Didier (0121 808.644),
ristorante La Foresteria (0121 808.678).
Adriana Manenti
da
Riforma 31-10-07
Nel
Pinerolese altri posti a rischio - pdf
|
Nel Dossier
costi della politica/ecomese ottobre2007- pdf 1,1Mb il punto di
vista di Ezio Marchisio

Ricerca
sugli universitari nel Pinerolese anno 2005-2006
vedi file pdf
Ecomese /ottobre 2007 - 1,3 Mb
quarta settimana
Alcuni commenti alla manifestazione del
20 ottobre sulla precarietà (liberazione,manifesto,carta)
Piano del governo per le donne
- 24-10-07 ansa
Le quote donne
50/50 nella riflessione della rivista Via Dogana (n.82) -
estratto pdf
e-mail
Bufera presenta:
> Ri-Scrivere il Territorio
> Anno 2007/2008
> Una "duegiorni" di comunicazione
collettiva
>
> Angrogna (To) - Pradeltorno - Rocciaglia
> Sabato 17 e domenica 18 novembre 2007
>
>
> Siete un gruppo che sul territorio crea e cerca di distribuire
> prodotti locali?
> Sei un artigiano o un agitatore politico o culturale?
> Siete un'associazione che organizza iniziative di aggregazione?
> Sei un musicista-artista-clown indipendente?
> Siete lavoratori precari organizzati e non?
>
> Dopo diversi anni di laboratori di scrittura, performance sul
> territorio e produzione culturale, Bufera vi invita a partecipare a
> questo weekend di partecipazione e comunicazione collettiva.
>
> In allegato: dettagli e programma completi
> scritturacollettiva@gmail.com
> Con il contributo della Comunità Montana Val Pellice
da http://pinerolo-molesta.noblogs.org/
ECO
DEL CHISONE – MERCOLEDI’ 24 Ottobre 2004
“RAGGIUNTO
L’ACCORDO PER LA STRADA DELLE CAVE!”
FALSO
!!!
Forse
l’accordo è stato raggiunto dall’Eco del Chisone… però
non in presenza dei cittadini!
Giovedì
10 Ottobre presso la sala consigliare della Provincia di Torino si
stabiliva quanto segue:
“il
giorno 7 di Novembre si darà avvio ad un tavolo di lavoro coinvolgendo
tutte le parti interessate nel tentativo di chiarimenti e raggiungimento
di possibile accordo”.
Il
tavolo di lavoro è stato spazzato via dalle ruspe.
Un inizio così improvviso ed in sordina
dei cantieri (lunedì 15 Ottobre!) ha spiazzato tutti, meno ovviamente
chi lo aveva ben orchestrato a tavolino.
A distanza di una sola settimana
l’intero tracciato è stato ormai guadagnato dai soliti mezzi divora
terra.
Ecco
l'elenco delle prime gravissime irregolarità registrate da un
osservatorio indipendente della Valpellice:
-
assenza totale di cartelli di avviso per inizio lavori
-
assenza della prevista cartellonistica recante imprese appaltatrici e
direzione dei lavori
-
assenza reti di recinzione e avvisi di divieto di accesso ai non addetti
ai lavori
-
alcuni espropri sollevano forti perplessità
-
traiettorie e centro strada non rispettati in diversi punti
L’osservatorio
indipendente della Val Pellice s’impegna a proseguire l’opera di
controllo e presidio delle zone interessate dai cantieri ed invita tutta
la popolazione a fare lo stesso, riferendo quanto di irregolare venga
ravvisato.
Sabato
27 Ottobre alle ore 15 a Luserna Alta, Crocevia S.Marco si terrà un
assemblea pubblica sul tema in questione.
Osservatorio
indipendente della Val Pellice e Comitato Strada Cave
da http://pinerolo-molesta.noblogs.org/
Partiamo
da una considerazione. Il panorama informativo nazionale, regionale e
locale non ci soddisfa per niente. In grande ed in piccolo i vari
organi di stampa, seguendo linee editoriali ben precise, selezionano le
notizie e stravolgono i fatti. Consci che una lettura neutrale della
realtà non è possibile, da qualche tempo, gruppi di mediattivisti
hanno deciso di far nascere in piemonte alcuni progetti di informazione
indipendente.
Il
primo è Indymedia Piemonte
che è ato a seguito della ristrutturazione del progetto Indymedia
Italia. Un luogo dove chiunque puo' liberamente e senza alcuna
censura preventiva, raccontare il proprio punto di vista, far circolare
le proprie notizie e condividere foto e video.
Un
luogo dove le montature mediatiche hanno poca vita perchè chiunque puo'
smontarle.
Il secondo è Pinerolo
Molesta. Si tratta di un sito gestito da alcuni mediattivisti
locali, che raccoglie notizie e appuntamenti da quella Pinerolo che non
viene fuori dai media locali. Il sito è posizionato su di un server
autogestito e le notizie riguardano analisi, iniziative, materiali,
che non sempre si ha l'occasione di conoscere.
All'interno
del sito si fa anche una sommaria rassegna stampa dei fatti piu'
importanti e vi è anche un piccolo archivio della memoria di quelle che
sono state le lotte piu' importanti nel pinerolese in questi anni.
Non
ci sono velleità di nessun tipo. Solo la necessità di poter raccontare
le lotte e i bi[sogni] che investono molte persone nel pinerolese, senza
doversi affidare alla magnanimità del Capo-redattore di un giornale. Indymedia
Piemonte e Pinerolo
Molesta sono progetti affini, perchè partono dagli stessi bisogni
di un'informazione che sia altra da quella ufficiale, che racconti dal
basso le paure, le idee e le speranze di chi ogni giorno intesse reti di
resistenza.
L'informazione
libera è un tuo diritto!
http://piemonte.indymedia.org
http://pinerolo-molesta.noblogs.org
Eco del
Chisone 24-10-07
Elenco
Costituenti PD - pinerolese pdf
Le badanti, un
esercito di lavoratrici invisibili-pdf
Pragelato, chiuse le indagini
della Procura di Pinerolo, tre gli indagati
In Val Troncea 400 alloggi abusivi?
Tra Plan e Pattemouche (compreso il Village
Resort) irregolari (secondo l'accusa) 55mila mc
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PRAGELATO - Tre indagati: si è chiusa così l'indagine della
Procura della Repubblica che ha passato al setaccio il mega
complesso ricettivo costruito in questi anni all'imbocco della Val
Troncea. Da Plan a Pattemouche: condomini, baite, fino al lussuoso
"Pragelato Village resort". Un totale di 55mila metri
cubi, che si traducono in quasi 400 alloggi da 50 mq.
Tutto abusivo, secondo il pm Ciro Santoriello che oggi accusa
di "abuso d'ufficio" due dipendenti dell'Ufficio tecnico
comunale e di "falso" il geologo che ha redatto la Carta
di sintesi della pericolosità geomorfologica. Il sindaco Marin: «Da
una prima verifica le cose ci sembrano a posto».
Chiusa l'inchiesta anche sulle demolizioni delle baite di
Joussaud: un cantiere posto sotto sequestro a settembre 2006. Qui
gli indagati sono quattro. Tutti potranno chiedere di replicare
alle accuse davanti al magistrato inquirente.
pag. 15
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Dal 5 novembre
limitazioni antismog
Stop alle Euro 0 e Euro 1
Agevolazioni per gli autisti over 65
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| Automezzi Euro 0 e Euro 1 ancora
nel mirino e più duramente penalizzati dai
provvedimenti antismog varati martedì dalla Provincia,
concordi 16 Comuni metropolitani. I veicoli per
trasporto persone si fermeranno dalle 8 alle 19, quelli
per trasporto merci non potranno circolare invece dalle
8,30-13 e dalle 14,30-19. Il provvedimento scatterà il
5 novembre e sarà in vigore dal lunedì al venerdì.
Pinerolo (che ha revocato il provvedimento di stop lo
scorso 1º luglio, ma lo riproporrà dal 5 novembre) è
stato rappresentato all'incontro in Provincia dal
sindaco Covato. Che precisa: «Concederemo una deroga
simile a quella del Comune di Torino per gli
ultrasessantacinquenni effettivamente al volante per non
colpire una fascia debole comunque numericamente non
rilevante. Attueremo inoltre una campagna di
sensibilizzazione per la corretta manutenzione delle
caldaiette per riscaldamento, che rappresentano il 30%
dei fattori di inquinamento, e infine stiamo valutando
l'estensione della ztl non solamente sul centro storico,
secondo le richieste che ci pervengono dalla Regione». |
Il via libera
alla riforma lunedì sera in Consiglio regionale
L'Asl 10 di Pinerolo è stata
accorpata a Rivoli
A partire dal 1º gennaio –
Quali le ripercussioni sui servizi?
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Saranno dunque 13. Dal 1º gennaio 2008 il Piemonte
avrà 9 Aziende sanitarie in meno, riducendole da 22 a
13. Gli accorpamenti sono stati approvati dal
Consiglio regionale nella seduta di lunedì sera,
nonostante i voti contrari della Cdl.
Bene, questa riforma, così intensamente voluta dal
centrosinistra, costruita dall'ex-assessore alla Sanità
Mario Valpreda e poi ancora sostenuta da Eleonora
Artesio, anche lei di Rifondazione, che ha raccolto il
testimone in Regione, alla fine l'ha spuntata. «Con
queste scelte si otterranno risparmi nei costi, un
miglior utilizzo del personale e quindi, in
prospettiva, migliori servizi per i cittadini»,
afferma con forza il consigliere in Regione Stefano
Lepri (Margherita), il quale garantisce anche che «nessun
servizio verrà tagliato ma, anzi, ci sarà modo di
migliorarli e di renderli più vicini ai cittadini».
Ce lo auguriamo, anche se continuiamo a non crederci.
Così come non crediamo a quei 50-60 milioni di
euro di risparmio che la neo assessore Artesio ventila
come possibili in un "medio e lungo
periodo". Il tempo rivelerà se ci saranno
risparmi o addirittura maggiori costi, se i servizi
saranno migliori e portati più vicini ai cittadini o
se, invece, verranno tagliati in un'ottica di
"razionalizzazione".
Questa comunque non è stata un bella pagina per la
politica del Pinerolese, che ha visto i suoi uomini e
le sue donne a capo chino, ubbidienti agli ordini di
scuderia. Se non altro, conosciamo nome e cognome di
quanti hanno sostenuto fermamente la bontà e il
vantaggio (anche per i cittadini) di questa riforma.
In caso contrario sapremo a quale porta bussare.
In altre aree c'è stato ben altro movimento. Ne è
prova l'ordine del giorno che impegna la Giunta
regionale a predisporre entro due mesi una delibera
che contenga le richieste di spostamento dall'Asl 6
alla futura Torino 3 di diversi Comuni. Eppure a
Pinerolo i politici regionali aveva sempre negato la
possibilità di operazioni simili, operazioni che
avrebbero consentito di far traghettare i Comuni di
Volvera, Orbassano, Piossasco e Bruino nell'Asl 10,
garantendo così un sufficiente bacino di popolazione
e quindi l'autonomia per l'Azienda sanitaria 10 di
Pinerolo.
Sofia D'Agostino
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Moretta, conto alla
rovescia prima della chiusura definitiva il 31
Ex-Locatelli, giovedì 25 stop alla
produzione
Andate a vuoto le ultime iniziative per
salvare il salvabile
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MORETTA - I lavoratori della Locatelli riponevano molta
fiducia nell'incontro di mercoledì 17 a Cuneo in cui si
doveva discutere del problema. L'assessore all'Agricoltura
Taricco, durante la manifestazione di venerdì 14 settembre,
aveva annunciato che tre imprenditori erano interessati
all'acquisto dello stabilimento. Nelle settimane successive
anche la Lombardia Immobili, incaricata dalla Lactalis per
curare la vendita, aveva confermato la notizia. Inoltre uno
dei tre imprenditori aveva anche visitato il caseificio.
Tutte le speranze sono state però disattese nel peggiore
dei modi: a Cuneo infatti non erano presenti né la proprietà
Lactalis, né la Lombardia Immobili. Un comportamento
davvero deprecabile! La Locatelli cesserà la produzione il
31 ottobre, il minimo che si chiedeva era almeno la presenza
al tavolo di discussione.
La Lombardia Immobili ha giustificato la sua assenza dicendo
che il suo agire è deciso in accordo con la Lactalis.
Quando è stato chiesto qualcosa in più sugli eventuali
compratori, questa è stata la canzonatoria risposta: «Siete
interessati all'acquisto dello stabilimento? Se non lo siete
allora non possiamo dirvi altro». Forse era meglio un
semplice no comment.
Alla riunione di mercoledì era presente il sindaco Enrico
Prat: «Per me è stato davvero difficile uscire dalla
Provincia e dover dire ai lavoratori che nessuno si era
presentato. Purtroppo però non è la prima volta che la
Lactalis si comporta in questo modo».
Quindi le speranze sono davvero poche? «In questa
settimana il presidente della Provincia Costa dovrebbe
recarsi a Milano per parlare direttamente con la dirigenza
della Lactalis. Le maggiori speranze sono legate
all'imprenditore che ha visitato lo stabilimento. Il
problema è però sempre lo stesso: qual è il prezzo di
vendita?».
Inizialmente la Lactalis aveva comunicato la decisione di
chiudere lo stabilimento di Moretta, senza intenzione alcuna
di vendere. Successivamente invece era giunta all'accordo di
mettere in vendita la Locatelli e di affidare le trattative
ad un'agenzia terza; così è arrivata la Lombardia
Immobili. Il prezzo dello stabilimento non è però mai
stato chiaro: il dubbio è allora se ci sia mai stata volontà
di vendere. L'impegno dell'agenzia di vendita, inoltre, è
quanto meno dubbio: sul sito dell'agenzia, accessibile a
tutti, non c'è neanche un minimo accenno alla vendita della
Locatelli.
Intanto lunedì pomeriggio è emerso che già da giovedì 25
la produzione all'interno dello stabilimento verrà sospesa,
con una settimana di anticipo rispetto alla chiusura dello
stabilimento. La speranza ormai è tutta riposta in un coup
de theatre dell'ultim'ora.
Ubertino Battisti
|
Omvp-Skf: venti di
protesta
|
| I timori sul futuro della Omvp di
Villar Perosa (Gruppo Skf), espressi nelle settimane scorse
da esponenti del sindacato di base Alp-Cub, hanno indotto la
Comunità montana a convocare i sindacati per una
ricognizione sulla situazione occupazionale in Val Chisone e
Germanasca. Erano presenti i rappresentanti di Alp, Fali,
Uil e Cisl. Un nuovo incontro è stato programmato per
inizio novembre.
Intanto con un volantino distribuito la scorsa settimana
nelle fabbriche del territorio Alp-Cub, dopo aver accusato i
manager Omvp di affidare parti della produzione a ditte
esterne «di ex-dirigenti Skf», ha ribadito
l'intenzione di aprire «un periodo duro di protesta»
in luoghi di grande visibilità. Con la richiesta ai
rappresentanti locali nelle istituzioni di prendere
iniziative a livello governativo a tutela dell'occupazione
in valle. Il contenuto del volantino è stato condiviso
unitariamente dalle Rsu. Enrico Tron della Cisl ha proposto
di organizzare un incontro tra le forze sindacali per
concordare forme di lotta e obiettivi.
A.M.
|
Raccolta, alla Regione
pronte nuove regole e nuovi limiti
Funghi: arriva il tesserino
regionale
Limite di tre chili giornalieri –
Deroghe onerose ai professionisti
|
|
È stata licenziata nei giorni scorsi dalla commissione
regionale competente la proposta di legge destinata a
regolamentare, in modo uniforme, la raccolta dei funghi su
tutto il territorio regionale.
Tra le novità più importanti l'istituzione di un
tesserino regionale unico che consentirà ai possessori di
inoltrarsi nei boschi di qualsiasi territorio della Regione
(chi verrà sorpreso senza permesso dovrà pagare 90 euro di
ammenda). Le Comunità montane, o in loro assenza i Comuni
continueranno ad avere la delega per la distribuzione dei
suddetti permessi. L'introito ricavato (ogni ente potrà
stabilire il costo del tesserino entro i limiti massimo e
minimo indicati dalla Regione), come già in molti casi
avviene, dovrà essere destinato a interventi sul territorio
a favore del settore e dell'ambiente.
Ma entriamo del dettaglio del regolamento. A ciò che
forse più interessa, ovvero la quantità massima consentita
di raccolta. La proposta indica un limite massimo di tre
chili giornalieri (ai trasgressori toccherà un'ammenda pari
a 30 euro ogni 100 grammi in eccesso). Nel cestino però non
potranno finire esemplari della pregiata Amanita cesarea (più
famoso come ovulo) alla stato di ovulo chiuso. Per quanto
riguarda il trasporto è definitivamente vietato l'uso di
contenitori di plastica, così come l'uso durante la ricerca
di rastrelli e altri utensili che possanno danneggiare
l'humus. Saranno puniti anche, e non sono pochi, coloro che
hanno il brutto vizio di distruggere i funghi non
commestibili. Vietato pure cercare funghi di notte.
La legge prevede poi alcune norme a tutela di chi vive e
produce nelle aree di raccolta. Ai coltivatori diretti o
impreditori agricoli a qualunque titolo, proprietari dei
boschi o gestori, soci di cooperative agricole e forestali,
sarà consentito di raccogliere un quantitativo maggiore di
funghi rispetto al limite massimo di tre chili. La deroga
però sarà concessa a titolo oneroso. Inoltre sarà vietata
la raccolta nei castagneti coltivati, nei terreni di
pertinenza della case di residenza e nelle aree protette
della Regione (salvo deroghe). La proposta a breve approderà
in Consiglio regionale per l'approvazione definitiva.
Alberto Maranetto
Economia
(Del 25/10/2007 Sezione:
Economia Pag. 29) la stampa
PADOA-SCHIOPPA: SÌ A NORME PIÙ
STRINGENTI
Enti locali esposti per un miliardo
sui titoli derivati
Il governo «è favorevole» alle proposte di emendamenti
sui derivati presentate al testo della Finanziaria al Senato
che favoriscono la trasparenza. Lo ha detto alla Camera il
ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. «Siamo in
un ambito - ha sottolineato - che rientra nel dettato
costituzionale di autonomia e responsabilità degli enti
locali, e non ci sono quindi spazi per poteri avocativi o
divieti» da parte del governo. Ma l’obbligo di
comunicazione al Tesoro ha rafforzato il monitoraggio.
«Dal 2002» ha indicato Padoa-Schioppa «sono pervenuti al
ministero quasi 900 contratti. E 151 contratti definitivi
nel primo semestre 2007, considerando anche la
rinegoziazione di contratti già esistenti». Il ministro ha
osservato che «non risulta dagli atti in possesso che
l’utilizzo abbia determinato dissesto o fallimento» a
livello degli enti locali, «anche se un quadro più
dettagliato potrà essere fatto dalla Corte dei conti». Al
31 agosto scorso, i comuni, le province e le regioni avevano
1,055 miliardi di esposizione sui derivati con il sistema
bancario e finanziario italiano. Le aree geografiche più
esposte sono quella campana (261 milioni) e quella
piemontese (210 milioni) che da sole assommano al 45% del
totale. La senatrice Cinzia Bonfrisco di Forza Italia ha
firmato un emendamento per chiedere che la sottoscrizione di
contratti su derivati da parte degli enti locali non superi
il 5% delle spese dell’ultimo bilancio e che sia prevista
una compartecipazione degli intermediari finanziari al
rischio. Il relatore della Finanziaria, senatore Giovanni
Legnini (Ulivo), firmatario a sua volta di un emendamento,
propone una soluzione comune.
Cosa
sono i derivati? link a il sole24ore
da
Riforma 26-10-07
Diritti
e tutela dei portatori di handicap
Davide
Rosso
«Sollecitare efficaci interventi normativi per
garantire diritti esigibili e tutela effettiva alle
persone con gravi handicap intellettivi e limitata o nulla
autonomia». Questo si proponeva il convegno nazionale «Durante
e dopo di noi» che si è tenuto a Torino il 19 ottobre,
organizzato dalla Provincia e dalla Fondazione Promozione
sociale. Il convegno aveva il merito di sollevare una
questione che troppo spesso viene dimenticata parlando di
handicap: come rispondere effettivamente alle domande di
diritti e tutela che vengono avanzate? All’incontro sono
intervenuti esperti nazionali e locali per cercare di
dipanare una questione che sulla carta sembra ovvia,
quella cioè di garantire «diritti e tutela» alle
persone, ma che ovvia, nella pratica e al lato
applicativo, finisce per non essere. L’incontro era
incentrato soprattutto sulle problematiche delle persone
ultradiciottenni, sul diritto a ottenere servizi
domiciliari per le famiglie e l’accoglienza in centri
diurni e in comunità. «Al centro la drammatica
situazione di chi, terminato il percorso scolastico,
spesso non riesce ad avere accesso ad attività diurne
socio-assistenziali ed è quindi a rischio d’esclusione
sociale. Il suo destino è di restare a totale carico
della famiglia, con pochi rapporti con l’esterno, oppure
di essere ricoverato perché per i familiari diventa
insostenibile provvedere alle sue necessità».
Sul «garantire diritti» alle persone affette da handicap
intellettivo dalla Provincia sono arrivati alcuni dati:
sono circa 3000 nel Torinese i frequentanti i centri
diurni, a cui vanno aggiunti 1300 ospiti delle comunità
alloggio. Sembrano cifre importanti: la questione però è
che da un lato serve una distribuzione su tutto il
territorio nazionale «dell’offerta di interventi
assistenziali e servizi socio-educativi» e dall’altra
c’è il problema dei fondi a disposizione degli enti che
devono dare «risposte socioassistenziali». Qui sta il
nodo: se non ci sono le risorse, la progettazione e gli
interventi si arenano.
L’intervento delle famiglie – qualcuno parla di «volontariato
famigliare» – può sostituirsi solo parzialmente a
quello che deve essere un compito del servizio pubblico,
ma poi le forze (non solo economiche ma spesso anche
fisiche) vengono a mancare. Da tempo si parla di un
contributo anche economico alle famiglie che decidono di
occuparsi in prima persona «delle necessità del
famigliare» ma finora non si è passati ai fatti. Gli
enti, in genere, hanno a disposizione per questo capitolo
sempre meno fondi. Possiamo fare due esempi interni al
Pinerolese: da un lato la val Pellice, dove i Comuni si
sono dovuti aumentare la quota per riuscire ad arrivare a
fine anno; e le valli Chisone e Germanasca, dove è allo
studio un ulteriore piano di contenimento delle spese sul
sociale per il 2008, dopo quello già attuato sul 2007. E
non è che a livello nazionale le cose vadano meglio,
anche se per la verità qualcosa in più dell’anno
scorso, nel capitolo solidarietà sociale, pare ci sia
nella bozza di legge Finanziaria allo studio a Roma.
La questione comunque è che occorrerà trovare vie nuove
per rispondere alle esigenze di diritti e di tutela che
arrivano da questa parte della società. La Provincia
vuole proporre alle amministrazioni provinciali italiane
«l’adesione a una “Carta del gemellaggio sociale”,
che le impegni ad adoperarsi per rendere esigibile il
diritto a ottenere servizi diurni e residenziali» e
chiederà al Parlamento «un piano di emergenza per
l’istituzione di centri diurni con al massimo 20 posti e
comunità alloggio con non più di 10 posti letto, da
destinare a persone con handicap intellettivo e limitata o
nulla autonomia».
Un primo passo però, non sicuramente risolutivo, potrebbe
essere già semplicemente quello di imparare, come società,
a riconoscere le esigenze delle persone ma anche il fatto
che i problemi vanno affrontati e risolti. Le
preoccupazioni, e i famigliari in questo caso sono in
prima linea, sono rivolte all’oggi (come fare per
esempio a sostenere economicamente in proprio gli
interventi di aiuto al linguaggio e alla comunicazione) ma
anche e soprattutto al domani quando i genitori ormai
ultrasessantenni non riusciranno più a svolgere quel
ruolo di «volontariato famigliare» che la nostra società,
sempre a corto di fondi, chiede a loro.
Luci
e ombre sul trasporto pubblico
Mentre
si avvicina il momento di grandi lavori su alcuni tratti
della linea (il passante di Porta Susa, l interramento
a Nichelino), persistono le sovrapposizioni d orario
con gli autopullman
Piervaldo
Rostan
Il sistema dei trasporti pubblici, laddove esiste,
dovrebbe avere nella ferrovia la sua «spina dorsale»; non
è così e da anni per il Pinerolese e per la val Pellice:
il continuo sovrapporsi fra le corse ferroviarie e le corse
di autobus finisce per penalizzare la ferrovia e ridurre il
numero di utenti. Specie ora che, con l’autostrada, due
corse della Sapav e due della Cavourese collegano
direttamente Pinerolo e Torino. Ed è stato questo uno degli
argomenti sollevati con forza dai rappresentanti dei
pendolari durante un incontro, la scorsa settimana, con i
vertici dell’Agenzia metropolitana per la mobilità.
«Nulla sembra muoversi – commenta Claudio Cornelli del
Comitato pendolari –; ho avuto l’impressione che
l’incontro con l’Agenzia fosse stato pensato più per
presentare i nuovi vertici che per affrontare le reali
questioni. In effetti all’incontro il nuovo direttore
generale dott. Panetto e il neopresidente Giovanni Nigro
hanno preso atto di alcune nostre richieste ma senza
assumere impegni concreti».
– Il futuro della linea Torino-Pinerolo-Torre Pellice?
«Si prospetta un piano di interventi per la tratta
Torino-Pinerolo da qui al 2018 – spiega Cornelli –:
entro quella data si dovrebbe arrivare al raddoppio della
linea ed entro il 2012 è annunciato l’interramento della
ferrovia a Nichelino. Per il tratto della val Pellice non si
va oltre l’annuncio dello studio per un “nuovo
utilizzo”. Nulla di nuovo circa il discorso del
“tram–treno”».
– Quali sono state le principali questioni che avete
sollevato con l’Agenzia per i trasporti?
«Il problema principale per i viaggiatori restano gli
stessi di sempre – segnala Claudio Cornelli –: i ritardi
cronici, specie su alcuni convogli, e le soppressioni
improvvise, per di più tante volte nemmeno comunicate; se
consideriamo i tempi di percorrenza della linea, di per sé
elevati e fuori da qualsiasi standard adeguato ai tempi,
sembra proprio che non si voglia far nulla per venire
incontro ai viaggiatori e in ultima analisi incentivare
l’uso del treno».
– Intanto i lavori a Torino rischiano di penalizzare
ulteriormente i pendolari…
«Nell’incontro non si è parlato di orari anche perché
le Ferrovie non hanno ancora fornito una bozza del nuovo
orario; tuttavia abbiamo avuto rassicurazioni circa i
convogli esistenti: un solo treno, quello delle 17,50 da
Chivasso, dovrebbe fermarsi a Porta Susa e dunque si
potrebbe avere un nuovo treno da Porta Nuova, gli altri
treni dovrebbero restare con le attuali fermate, compresi
quelli da e per Milano. Abbiamo chiesto che i treni che
trasportano molti pendolari fermino tutti a “Pinerolo
olimpica”: tenendo conto che molti viaggiatori arrivano da
fuori Pinerolo usando l’auto, non ha senso farli entrare
in città avendo un comodo parcheggio di interscambio nella
nuova stazione. Ma abbiamo raccolto solo una disponibilità
a “verificare” questa possibilità».
– E sulla annosa questione delle corse parallele, treni e
autobus?
«È un argomento che ho sollevato con forza; la presenza
contemporanea di treni e autobus toglie utenti al treno, è
ovvio – commenta Cornelli –; ma dall’Agenzia hanno
ribattuto che il problema sta nel fatto che la materia è di
competenza provinciale; in più da tempo lamentiamo una
assenza del mondo politico locale. La Comunità montana Val
Pellice continua a non assumere su di sé la gestione del
trasporto locale, come invece ha fatto la val Chisone; se si
occupasse direttamente dei trasporti l’ente locale
potrebbe meglio raccogliere i problemi del territorio e
rappresentarli nelle sedi opportune, invece c’è una
inspiegabile latitanza».
– Si può pensare di mobilitare la popolazione?
«Sarebbe giusto, per dare un futuro al servizio. Ho invece
l’impressione che la gente subisca con passività i disagi
e alla fine scelga di cambiare mezzo di trasporto, magari
mettendosi insieme fra pendolari usando a turno l’auto di
una persona. Ma in questo modo trionfa la miopia dei vertici
che non investono sulle linee offrendo ai viaggiatori un
servizio adeguato».
Il
«Museo dei salsin», mappa dell'intera comunità locale
Salza:
alla sua realizzazione hanno contribuito gli enti
locali e anche il concistoro valdese
-
Verrà inaugurato domenica 28 ottobre, alle 14,
il «Museo dei salsin» in borgata Didiero a Salza
di Pinerolo. La comunità di Salza lo scorso anno si
è periodicamente incontrata nei locali della Pro
loco per raccontare se stessa e il proprio
territorio, così come è dagli abitanti percepito.
Il risultato è stata la creazione di un museo nei
locali della scuola valdese di Didiero, restaurati
dalla comunità, grazie anche a un contributo del
Gal Escarton – valli valdesi. Il «museo dei
Salsin» è quindi in qualche modo un «museo di
comunità», con al suo interno, tra l’altro, «una
grande mappa di comunità che illustra l’intero
territorio del Comune di Salza di Pinerolo visto dai
suoi abitanti». Altri pannelli nella struttura poi
approfondiscono alcuni aspetti ritenuti fondamentali
per i «Salsin»: il vivere la montagna,
l’inverno, la voglia di divertirsi, la veglia e le
filastrocche. Nella sala sono inoltre esposti
oggetti di vita quotidiana di un tempo, che ogni
famiglia ha deciso di affidare al nuovo museo.
Alla realizzazione del museo hanno contribuito la
Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, il
Comune di Salza, l’Ecomuseo delle miniere della
val Germanasca e il concistoro della Chiesa valdese
che ha concesso i locali di sua proprietà in
comodato d’uso per il museo. I pannelli, poi, e
parte della mappa di comunità, sono stati
finanziati nell’ambito del programma degli
interventi previsti dalla Legge 482 «di tutela
delle minoranze linguistiche storiche» (i testi
infatti sono scritti anche in occitano, essendo
tratti dai dialoghi fatti dalla popolazione).
Cave:
ruspe al lavoro
Le
prime opere di disboscamento e la mancanza dei cartelli di
segnalazione e delimitazione
Samuele
Revel
La settimana scorsa sono iniziati i lavori
di costruzione della nuova strada che collegherà Luserna
(Alta) a Bibiana, denominata «strada delle Cave». Nei mesi
e anni passati il progetto aveva già a lungo fatto parlare
di sé: nell’ultimo periodo è anche nato un comitato «No
strada cave». Ma come spesso succede le ragioni di chi il
territorio lo vive sono state messe forse un po’ troppo in
secondo piano.
La riprova è nel modo in cui sono partiti i lavori: lunedì
15 ottobre le ruspe hanno iniziato a lavorare senza
delimitare in alcun modo le zone dei cantieri, senza
cartelli che spiegassero che cosa stava succedendo e con la
libera circolazione nel cantiere per curiosi ed estranei:
cosa che non poteva che essere pericolosa. «Entro la
prossima settimana – ci assicura un responsabile della
ditta di Paesana appaltatrice dei lavori – sistemeremo
tutto quanto, il ritardo è dovuto alla ristampa dei
cartelli per un cambio di persona all’interno dei
progettisti». Sarà, ma se un privato cittadino decide di
imbiancare una facciata di una casa senza apporre il
relativo cartello incorre in una multa sicura.
Sul posto martedì 16 ottobre incontriamo un proprietario di
un appezzamento che taglia rapidamente alcuni alberi prima
che vengano spazzati via dalle ruspe. Ci spiega che nel
progetto e nei disegni in suo possesso la strada avrebbe
solo lambito il suo terreno mentre a quanto pare ci passa
totalmente dentro: per questo motivo sta tagliando legna
velocemente. In questo caso resta da capire perché nessun
tecnico provinciale (ente che ha commissionato l’opera)
sia venuto a segnare le piante da abbattere e soprattutto «picchettare»
il tracciato della strada in quel tratto, picchettamento
eseguito «per cortesia» dagli operai per permettere al
proprietario di salvare il salvabile, nella mattinata di
martedì. Anche sulla strada sterrata che conduce alla
cascina Caburna, sul territorio di Bibiana, ci sono i segni
di un passaggio furtivo e veloce di mezzi: tutta la fila di
salici sistemati ai lati è stata letteralmente sbrindellata
invece che tagliata pianta per pianta: il risultato è lo
stesso, piante in meno, però c’è modo e modo di compiere
dei lavori, soprattutto quelli non totalmente condivisi.
Proprio questo modo non piace ai proprietari dei terreni sui
cui passa la strada e di quelli confinanti, un modo non
corretto secondo loro per far accettare un strada già non
amata ma che così diventa veramente un opera malvista. A
tutto ciò si sommano altre questioni che fanno quantomeno
riflettere: nel capitolato si parlava di un contributo dei
cavatori in materiale per costruire terrapieni con lo scarto
della lavorazione delle pietre: ora pare che questo
materiale non sia adatto. Forse era meglio però verificarlo
in un primo tempo. In ultimo il tracciato: la strada compie
mezze curve in zone in cui avrebbe potuto tirare diritto.
Viene in mente una battuta del protagonista del film I cento
passi, Peppino Impastato, circa le assurde curve
dell’autostrada Palermo-Mazara del Vallo. «Lo fece perché
i poveri automobilisti si divertissero, non gli prendessero
il colpo di sonno…».
|
terza settimana
PRIMI
DATI CONSULTAZIONE SUL WELFARE- NEL PINEROLESE -pdf
vedi Dossier
pensioni-welfare
La casta dei giornali: così l’editoria italiana è stata
sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici
Anche le più recenti inchieste sulla “casta” e
sui “costi della politica” glissano o ignorano uno dei più grossi
scandali degli ultimi decenni: il finanziamento statale dei giornali.
Non si tratta solo di un intricato caso di rapina delle risorse
pubbliche, ma anche di una micidiale distorsione del mercato editoriale
(che penalizza, marginalizza ed elimina l’editoria indipendente,
minore e locale) e di una sistematica manipolazione della circolazione
delle idee e della vita democratica.
La
casta dei giornali di Beppe Lopez, in libreria il 15 ottobre in una
coedizione Stampa Alternativa‑Eri
Rai, riempie questo vuoto.
L’inchiesta di Lopez fa luce sul portentoso flusso
di danaro pubblico, all’incirca 700 milioni di euro all’anno, che
finisce per mille rivoli, sotto forma di contributi diretti o indiretti
– attraverso una stratificazione di norme clientelari, codicilli,
trucchi e vere e proprie truffe – nelle casse di grandi gruppi
editoriali, organi di partito, cooperative, giornali e giornaletti,
agenzie, radio e Tv locali, ma anche di finti giornali di partito,
periodici di “movimenti” inesistenti e di cooperative fasulle.
Rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo.
Alimentando sottogoverno e clientele. E consentendo illecite rendite e
privilegi mediatici a un esercito di “amici degli amici”. Di destra,
di sinistra e di centro.
Ne La
casta dei giornali si ripercorre la storia ultra-venticinquennale di
questa vicenda: dalla legge
416 del 5 agosto 1981 (“Disciplina delle imprese editrici e
provvidenze per l’editoria”) e dalle prime ragionevoli motivazioni
dell’intervento economico pubblico diretto all’editoria, alla
stratificazione progressiva di privilegi, norme clientelari, codicilli,
trucchi, mediazioni, trattative di corridoio, accordi trasversali,
inciucii e vere e proprie truffe attraverso le quali quell’iniziale
intervento si è via via degradato e gonfiato a dismisura. Sino
all’attuale, disperato tentativo – già fallito dall’ultimo
governo Berlusconi e ora ripreso, fra mille, potenti resistenze
trasversali dal governo Prodi – di risanare e ridurre quell’esborso
pubblico.
Lo scandalo è per la straordinaria entità di questa voce dei “costi
della casta”, ma anche sul piano etico e morale perché esso è stato
sostanzialmente nascosto alla pubblica opinione e “trascurato” dai
giornali, direttamente percettori di rendite inconfessabili o comunque
“politicamente scorrette”. I giornali, in questa vicenda, sono
venuti meno non solo al sistema di principi deontologici che ne hanno
conformato la funzione storica, sociale e morale, ma al principio più
elementare che solo ne determina, giustifica e consente la
sopravvivenza: dare le notizie.
In definitiva il finanziamento pubblico dei giornali e
le particolari tipologie d’intervento applicate hanno accentuato le
caratteristiche di autoreferenzialità, di separatezza dalla gente e dal
mercato, e di subalternità al potere politico ed economico che hanno
storicamente qualificato il nostro sistema della comunicazione. Sino a
farne complessivamente – a esclusione di poche isole di professionalità
e di impegno civile – un pezzo della casta del potere.
L’autore
Beppe Lopez è giornalista dal 1963. Ha scritto
inchieste, note e servizi per le più importanti testate italiane. Ha
partecipato da cronista politico alla fondazione di «Repubblica». Per
vent’anni giornalista parlamentare, è stato editorialista e inviato
di economia per «Il Globo». Ha diretto la «Quotidiani Associati», la
più importante agenzia di servizi per i giornali regionali e
provinciali. Ha dedicato al mercato dei giornali e alle tecniche
editoriali libri (in particolare Il giornale che non c’è e Il
quotidiano totale) e interventi («l’Unità», «il manifesto», «Liberazione»,
ecc.).
Per contatti con l’autore o maggiori informazioni:
ufficio stampa Monica Mariotti 347-6212187 - ufficiostampa@tampalternativa.it
La
casta dei giornali - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata
e assimilata alla casta dei politici di Beppe Lopez
Collana
Eretica
208 pagine
ISBN 978-88-6222-001-9
Il libro viene pubblicato in collaborazione con Eri-Rai
Intervista a Marco Revelli sulle Primarie
del PD -pdf
articolo di Nicola
Tranfaglia sul Manifesto 18.10.2007-pdf
Il Pd fiorisce sotto la Quercia
Veltroni trionfa al centro Italia. E i delegati
per l’assemblea del 27 salgono a 3.000. La lista «A sinistra per
Veltroni» supera quella del tandem Finocchiaro Melandri. Ed esulta: «Un
dato chiaro dai nostri elettori, nelle grandi città siamo anche oltre
il trenta per cento»
Sara Menafra- il manifesto 16-10
Roma
Macché 2.400, i costituenti del partito democratico
saranno quasi 3.000. Merito dello scaramantico bonus infilato nel
sistema elettorale delle primarie, secondo il quale i seggi in cui i
voti superano del 20% quelli dell’Ulivo nel 2006 avranno in premio un
eletto in più, ripartito secondo il «sistema dei resti». «E’
successo in quasi tutti i 475 collegi» esulta Maurizio Migliavacca,
l’ex responsabile dell’organizzazione degli ex Ds, quando fa «il
punto» con i giornalisti, alle quattro di pomeriggio.
(...)
A influenzare il risultato è soprattutto il macroscopico dato della
ripartizione dei voti. Walter Veltroni - che batte Bindi (13,3%), Letta
(10,8%), Adinolfi (0,14%) e Gavronski (0,06%) con il 75,68% - vince
molto ovunque, ma un po’ meno al sud e al nord Italia. Il suo 75,92%
è fatto in buona parte di voti del centro del paese (28,36%), poco
nordest (13,58%) e un po’ di nordovest (17,48%) e sud (16,48%).
La conseguenza, destinata a dar frutti, è che la platea dell’assembleona
che si riunirà a Milano il 27 ottobre prossimo, sarà costituita, in
buona parte, da ex diessini. Dalemiani, Fassiniani e ci sarà persino un
bello spicchio per la sinistra interna che supera la lista organizzata
da Giovanna Melandri e Anna Finocchiaro, piazzandosi al secondo posto
tra le tre nazionali: stando ai dati di ieri pomeriggio, con 2 milioni
di voti scrutinati, se la lista «ufficiale» del candidato, Democratici
per Veltroni, ha il 48%, quella Sinistra per Veltroni arriva quasi al
dieci per cento, mentre Ambiente, innovazione e lavoro, giunge a poco più
del 7%, seguita da un 11% di liste costituite solo su base locale. (...)
Eco del
Chisone 17-10-07
Due mezzi leader non
fanno un Veltroni
|
| In Piemonte il Partito democratico nasce
spaccato in due. Da una parte i vincitori delle Primarie, sebbene
per un soffio, che hanno sostenuto l'ormai segretario regionale
in pectore Gianfranco Morgando, dall'altra gli sconfitti del
candidato istituzionale Gianluca Susta. Non è una buona notizia
per i sostenitori piemontesi del nuovo partito. Perché due mezzi
leader non fanno un Veltroni, nel senso di una guida autorevole,
legittimata dal voto delle Primarie e con la forza necessaria per
guidare il Pd piemontese nel mare insidioso della politica.
Non è una buona notizia per il futuro amministrativo del
Piemonte nemmeno il fatto che i leader istituzionali locali, dai
diessini Bresso a Chiamparino passando per il margherito Peveraro,
tutti schierati con Susta, escano indeboliti da queste Primarie
per il semplice fatto che presidenti e sindaci, quando sono in
difficoltà, diventano incerti nel fare il proprio lavoro, ovvero
prendere le decisioni utili al territorio. Lo stesso dicasi per
Pinerolo, dove il sindaco Covato è stato battuto dall'ex-Alberto
Barbero o Nichelino, dove Catizone è stato superato dalla rivale
Bonino.
È difficile pensare che i 159.000 cittadini che in Piemonte
si sono recati alle urne volessero tutto ciò. Anzi, è molto
probabile che la maggioranza di loro non avesse compreso le
ragioni vere dello scontro Susta-Morgando e tanto meno i giochi
che stavano dietro a quel guazzabuglio di liste e controliste per
l'elezione dei delegati regionali. Sicuramente, ed è questa la
cosa più strabiliante e positiva di queste Primarie, nonostante
le tante delusioni ancora una volta hanno voluto, con la loro
presenza massiccia ai seggi, sostenere il progetto di un nuovo
grande partito riformista.
Vincitori e vinti dovranno assumersi il compito di tradurre
in realtà le aspettative del popolo delle Primarie. Il loro
mandato non è in bianco e sicuramente non sono stati messi lì
per rinnovare l'eterna battaglia tra ex-comunisti,
ex-democristiani ed ex-socialisti. Se non vogliono che tutto si
riduca a una disastrosa farsa, i futuri dirigenti del nuovo
partito si dovranno rassegnare ad aprire le porte ai giovani e
alle nuove idee. A Torino come (e soprattutto) a Pinerolo.
Alberto Maranetto
dati nei
collegi di diffusione dell'ECO- primarie PD- pdf |
Per il welfare vincono i
sì
Ma i metalmeccanici votano
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È "sì" al referendum sul welfare,
sulla politica sociale dello Stato da parte dei lavoratori: in
Italia come nel Pinerolese e in cintura. È però un
"no" netto, senza se e senza ma, da parte dei
metalmeccanici che tutti individuano come gli iscritti alla Fiom.
Non è il "no" dei duri e puri, ma quello di chi dopo 25
anni di lavoro, magari usurante alla catena di montaggio, porta a
casa con gli straordinari 1.200 euro al mese.
Gli estremi si sono raggiunti alla Merloni di None con il
"no" al 92,7%. I "sì" hanno prevalso nei
servizi.
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Tra Fenestrelle,
Pragelato e Sestriere
In Val Chisone tre funivie
ancora in cerca di autore
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| Con l'inverno alle porte, si
preannuncia un periodo caldo per le scelte sui
(costosissimi) impianti di risalita della Val Chisone.
Senza scomodare il comprensorio della Via Lattea (per
quello sono in corso le complesse trattative per il
rinnovo delle concessioni alla Sestrieres Spa). Tra
gli altri impianti di collegamento, aspetta di
conoscere il proprio destino anche la funivia
Pragelato-Sestriere, rimasta ferma per tutta l'estate.
Nelle prossime settimane si prevedono decisioni
importanti anche sull'impianto che sarà progettato a
Fenestrelle per collegare Forte, parco Orsiera a
Centri di soggiorno Pracatinat. Su un punto, tutti
d'accordo: non sarà una funivia.
Pragelato, intanto, aspetta che la Regione mantenga
le promesse e finanzi la seggiovia del Clot dla soma
(a fine vita tecnica) con i soldi non spesi per
riqualificare i Villaggi Tobo.
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Rivalta, sul
reinserimento
Cadam, lo sconforto degli
ex-dipendenti
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| RIVALTA - Navigano ancora a vista
i quasi 70 cassintegrati ex-lavoratori della Cadam,
ditta metalmeccanica di Gerbole di Rivalta fallita lo
scorso marzo. Nonostante l'incontro con sindaco e
assessori di mercoledì scorso pare abbia dato una
piccola speranza ad alcuni di loro, la maggior parte
degli ex-dipendenti non è particolarmente entusiasta
dell'offerta arrivata dalla Giunta.
L'Amministrazione comunale ha proposto ai lavoratori
un Piano operativo regionale, finanziato con fondi della
Comunità europea, che ha l'obiettivo di reinserirli
quanto prima nel mondo del lavoro. «La proposta di
uno stipendio ridotto del 20% rispetto a quello che
guadagnavo prima, in un raggio di 50 chilometri da casa
oppure entro 80 minuti di percorrenza con mezzi
pubblici, non è delle più entusiasmanti - dice uno
dei lavoratori -. Per alcuni di noi che magari
avevano uno stipendio intorno ai 900 euro purtroppo
conviene restare in mobilità, piuttosto che accettare
un lavoro che ti garantisce solo un centinaio di euro in
più al mese».
Alcuni ex-dipendenti inoltre non hanno gradito
l'assenza dei sindacati all'incontro (in concomitanza
infatti c'erano le votazioni sul welfare) e hanno
contestato vivamente l'offerta: «Ci sembra un
ricatto bello e buono quello che ci propongono, anche
perché se dovessi scegliere di rifiutare la proposta,
l'Inps ci escluderebbe dalle liste di mobilità. La
proprietà si è comportata molto male, non sarebbe
giusto se la passasse liscia». Non perde fiducia
invece Alma Sottile, assessore alle Politiche sociali e
al Lavoro di Rivalta: «Faremo tutto il possibile per
aiutare i lavoratori in mobilità e per dare loro un
lavoro nel minor tempo possibile».
Isacco Montenegro
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Bagnolo, gravissimo
incidente sul lavoro a Rucas
Ragazzo di 29 anni muore per
infortunio in una cava di Bagnolo
Deceduto dopo due giorni di agonia
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BAGNOLO - Momento difficile per i
cinesi che lavorano nel settore dell’estrazione della
pietra a Bagnolo. Dopo i controlli dei Carabinieri che
hanno trovato alcuni lavoratori cinesi in nero nelle
cave, la scorsa settimana proprio un cittadino cinese è
stato coinvolto in un grave incidente sul lavoro.
Deng Min Yan, 29 anni, in Italia con regolare permesso
di soggiorno, lavorava presso un cavatore bagnolese in
zona Rucas, mercoledì scorso, quando è stato trovato a
terra proprio all'interno della cava. Pare che l'operaio
fosse solo quando è avvenuto l’incidente e pertanto
nessuno sa descrivere con precisione cosa sia successo.
Sulle cause e sulla dinamica esatta dell'infortunio sta
indagando la Polizia mineraria di Cuneo.
I responsabili della ditta, appena scoperto Deng Min Yan
a terra e privo di sensi, ma ancora vivo, hanno subito
chiamato il 118. I soccorritori si sono precipitati sul
posto. Il giovane cinese è stato trasportato
all’ospedale di Cuneo e ricoverato nel reparto di
Rianimazione, dove gli sono state prestate le prime
cure.
Il trauma, però, sarebbe stato troppo esteso: dopo un
paio di giorni, in seguito a complicazioni l'operaio è
deceduto all’ospedale cuneese. Secondo una prima
sommaria ricostruzione, il giovane potrebbe essere
caduto a terra e aver battuto la testa; pertanto la
morte sarebbe riconducibile al trauma cranico riportato
nella caduta. Sulla vicenda ha aperto un fascicolo la
Procura di Saluzzo.
Mario Clericuzio
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Riforma 19-10-07
Poco
giovane il partito democratico
Samuele
Revel
Davide
Rosso
Dopo tanta attesa, rilevanza mediatica e discussioni alla fine
il popolo del Partito democratico è andato alle «sezioni elettorali»
e ha espresso il proprio voto per eleggere le Costituenti nazionali e
regionali del partito. Se a livello nazionale i dati parlano di più
di tre milioni di votanti, nel Pinerolese (o meglio nel collegio 19
che raduna, oltre a Pinerolo, anche alcuni Comuni della pianura come
Cavour, Villafranca e Vigone, la val Pellice e la bassa val Chisone) i
votanti sono stati 5290. A livello di Consulta nazionale nel collegio
19 ha vinto la lista «Democratici con Veltroni» con il 43,15% dei
consensi seguita da «A sinistra per Veltroni» (32,48%), Bindi
(13,49% e Letta (10,88%). Il voto Regionale ci parla della vittoria di
Morgando (47,25%) su Susta (32,39), anche se quest’ultimo ha
raggiunto in alcuni seggi, come quello di Torre Pellice, anche più
del 65% dei consensi (90% a Rorà, 72% a Villar Pellice). Morgando
ovviamente si è «rifatto» in altri seggi (a Perosa ha il 44,64%, a
Cumiana il 60,20%, a Luserna il 60%, l’82,22% a Piscina e ha
sfiorato il 50% in tutti e tre i seggi di Pinerolo).
«L’affluenza è stata alta e di questo siamo soddisfatti – dice a
caldo Marco Durand, segretario dei Ds della val Pellice –: un po’
meno contenti lo siamo rispetto alla tipologia dei votanti. Pochissimi
i giovani e quasi assente la categoria dei 30-50enni, che dovrebbero
poi essere l’animo del nascente Partito democratico. La maggioranza
dei votanti era di età superiore ai 60 anni». Insomma, soddisfazione
ma non euforia quella espressa da Durand anche se i dati della val
Pellice parlano di un’affluenza notevole: a Luserna S. Giovanni per
esempio i votanti sono stati 403 (sinistra per Veltroni 70,
democratici per Veltroni 122, democratici per Letta 161, democratici
per Rosy Bindi 43 e 17 bianche-nulle, per le regionali Morgando 225,
Bindi per Morgando 50 e Susta 100), a Torre invece sono stati 310
(democratici per Veltroni 160, sinistra per Veltroni 92, democratici
per Letta 21, democratici per Rosy Bindi 28. Morgando 60, Bindi per
Morgando 41, Susta 192). A Bibiana hanno votato in 190 (democratici
per Veltroni 104, sinistra per Veltroni 39, democratici per Letta 12,
democratici per Bindi 29. Morgando 119, Bindi per Morgando 23, Susta
34) e a Villar Pellice 42 (democratici per Veltroni 22, sinistra per
Veltroni 11, democratici per Letta 1, democratici per Bindi 6.
Morgando 5, Bindi per Morgando 6, Susta 29). Rorà: votanti 26
(democratici per Veltroni 6, sinistra per Veltroni 12, democratici per
Letta 0, democratici per Bindi 4, bianche-nulle 4. Morgando 0, Bindi
per Morgando 1, Susta 25).
Welfare,
oltre la logica «sì» e «no»
Le
forze di governo sperano di ricomporre il «pacchetto» in sede di
esame parlamentare. La consultazione nel Pinerolese rispecchia la
condotta autonoma dei metalmeccanici
Davide
Rosso
«Il referendum sul welfare non va inteso come una
contrapposizione fra no e sì, fra due parti caricandolo di un
significato come se fosse politico. Piuttosto occorre ascoltare il
disagio che i lavoratori, sia quelli che hanno votato sì sia quelli
che hanno detto no, hanno espresso per esempio nelle assemblee». Il
giudizio è del ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero,
che ha valutato così giovedì 11 il risultato del referendum
organizzato dai sindacati confederali sull’intesa sottoscritta dagli
stessi a luglio con il governo sul welfare. Ferrero lo ha fatto ancora
venerdì 12 sera in un incontro ben partecipato e organizzato a Torre
Pellice dal Laboratorio della sinistra.
Venerdì 12 ottobre nel pomeriggio, comunque, il Consiglio dei
ministri ha riconsiderato il protocollo e lo ha approvato «dopo
avervi apportato alcune modifiche» (con l’astensione, peraltro, dei
ministri Ferrero e Bianchi). A quel punto si sono detti contrari ai «ritocchi»
sia Confindustria sia i sindacati. La Cisl ha chiesto di riaprire la
discussione, e la Fiom (i metalmeccanici tra l’altro avevano votato
in modo consistente per il no) ha chiesto per parte sua una «discussione
sulla crisi in cui è entrato il mondo del lavoro», muovendosi su
posizioni tutto sommato vicine a quelle di Ferrero. Il ministro della
Solidarietà Sociale si pone come obiettivo – questo ha detto ancora
venerdì sera – «quello di riuscire come esecutivo ad avere entro
la fine dell’anno un provvedimento che avvii azioni di lotta alla
precarietà». Insomma, se i giornali delle ore subito successive al
referendum fra i lavoratori avevano evidenziato soprattutto la
stragrande vittoria dei «sì», la situazione si è dimostrata ben più
complicata.
Fin qui la prospettiva generale a livello nazionale: ma nel Pinerolese
il referendum quali risultati ha dato, anche in termini di sostegno o
meno all’intesa firmata dai sindacati?Dal punto di vista numerico i
no sono stati molti fra i lavoratori delle fabbriche metalmeccaniche
(raggiungendo in alcuni casi anche il 90%) situandosi nel totale
intorno al 70%. Scendendo ancora più nel particolare e prendendo dei
risultati a campione, vediamo che alla Skf Avio si è superato l’85%
di no e alla Trw di Bricherasio il 75%, i no alla Microtecnica di
Luserna sono stati il 76%. Relativamente alta, anche se non
particolarmente consistente, la percentuale degli operai
metalmeccanici che hanno voluto esprimere il loro parere con quasi un
53% di votanti.
In generale comunque a vincere anche nel Pinerolese sono stati i «sì»,
che hanno raggiunto il 59,7% su un totale di quasi 8000 persone che si
sono espresse nel referendum. I sì sono stati di più fra i
lavoratori della scuola e fra i pensionati, alla Caffarel (241 sì
contro 31 no) e negli enti pubblici come il Ciss di Pinerolo e l’Asl
10. I sì sono stati più numerosi infine anche nelle case di riposo e
nelle strutture di accoglienza come per esempio la Pro Senectute,
l’Uliveto, lo Stefano Fer di Pinerolo.
all'armi
soprattutto- pdf
Esami
al Civile senza prenotazione - asl
10 -pdf
Inaugurato
museo della donna - Angrogna - pdf
seconda settimana
Cento anni delle miniere- vedi dossier
miniere 1968 - XXV ora- pdf
Conferenza al Sumi sui precari
- Pensieri in piazza: audio Gallino1
Gallino2 dibattito
ora disponibile il testo in pdf
Che
cosa resta del mito operaio - Gallino- repubblica 12-10.2007
Eco del
Chisone 10-10-07
Perosa, sarà la proposta del
gruppo di maggioranza
Comunità Val Chisone: Coucourde è il
nuovo presidente
Preferito a Bounous, che lascia la
vice-presidenza
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PEROSA - Andrea Coucourde sarà il nuovo presidente della
Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, dopo le dimissioni
rassegnate da Roberto Prinzio, attuale presidente di Acra Spa.
Lunedì 8 ci sono volute due votazioni a scrutinio segreto,
all'interno del gruppo di maggioranza "L'Unione per le
valli", perché il nome di Coucourde ottenesse la maggioranza
dei due terzi che il gruppo stesso si era prefissata: 18
preferenze contro le 9 della vice-presidente uscente Clara Bounous.
Cinque gli assenti su 32 consiglieri del gruppo.
«Alcuni giustificati, altri per evitare una presa di
posizione delicata - commenta il capogruppo Manfredini -. Si
doveva rimpiazzare una figura del valore di Prinzio, e il gruppo
ha scelto».
Proprio a Manfredini, che in avvio di discussione aveva
ritirato la sua possibile candidatura alla presidenza, andrà
l'assessorato al Lavoro liberato da Coucourde, «secondo un
criterio di rappresentatività dell'alta valle». Diviso sul
nome del presidente, su Manfredini il gruppo ha ritrovato unità
con la votazione unanime per alzata di mano.
La vice-presidenza è stata assegnata a Laura Balzani, l'altra
donna in Giunta, dopo il ritiro della disponibilità da parte di
Bounous, «anche se il gruppo - aggiunge Manfredini - ha
stabilito che accetterà certamente un suo ripensamento».
Secondo la sua valutazione, «chi ha vinto ha avuto la larga
maggioranza sperata. E chi ha perso gode di stima e apprezzamento
per il lavoro svolto».
Per il resto, gli assessorati restano gli stessi, almeno
secondo la proposta che il gruppo di maggioranza porterà in
Consiglio di Comunità montana nella settimana che va dal 22 al
29: per regolamento con il presidente tutta la Giunta rassegna le
dimissioni e viene ricomposta.
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«Alla Omvp
smantellamento strisciante»
Villar Perosa il sindacato Alp assicura: «Non
staremo a guardare»
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«Ci dispiace che il ministro Damiano non abbia compiuto
l'annunciata visita alla Skf di Airasca, sarebbe stata l'occasione
per consegnargli un volantino in cui esprimevamo tutta la nostra
preoccupazione sulla situazione dello stabilimento Omvp di Villar
Perosa». Enrico Lanza, presidente di Alp-Cub, sindacato con
grande seguito tra gli operai della Val Chisone, ci teneva molto a
questo appuntamento perché, dice, «ormai è tempo che la
questione della vendita della Omvp venga portata all'ordine del
giorno, prima che sia troppo tardi».
La Omvp è la storica azienda (un tempo Riv) della Skf che per
il Gruppo attualmente realizza le componenti per i cuscinetti a
sfera. Da tempo i manager della Skf hanno deciso di mettere in
vendita lo stabilimento ritenendolo non più strategico, essendo
mutato il cosiddetto core businness della multinazionale
svedese. Allo stesso tempo, però, l'azienda ha la necessità di
cedere la produzione di questi componenti, che comunque continuerà
ad utilizzare, in mani che diano delle garanzie. Un'operazione non
facile, viste anche le caratteristiche dello stabilimento di
Villar Perosa, con i suoi enormi capannoni e gli alti oneri di
gestione dopo la vendita delle centrali elettriche. Per fine
settembre erano state annunciate novità, e invece ancora niente.
«La verità - spiega ancora Lanza - è che non
riescono a venderlo, e allora temo che si sia deciso di spostare
il lavoro altrove con la complicità della dirigenza che di fatto
finora non ha mosso un dito per difendere il futuro di questo
stabilimento. Ebbene penso che sia giunto il momento di dire a
chiare lettere che noi a questo gioco non assisteremo in modo
passivo».
Franco Breuza della Rsu di Villar Perosa conferma: «È
veramente triste per noi, che a questa azienda teniamo, vedere a
cosa è ridotta oggi: capannoni vuoti e semivuoti dove un tempo
ferveva il lavoro, il silenzio al posto del rumore assordante
delle macchine da lavoro. La verità è che, pezzo dopo pezzo, il
lavoro viene portato via».
A chi li accusa di fare sterile allarmismo Lanza risponde: «Noi
abbiamo dimostrato negli anni di essere invece dei moderati pronti
ad accettare accordi di mobilità se accompagnati da operazioni di
rilancio delle aziende supportate da idee e tecnologia, ma di
tutto questo alla Omvp non c'è traccia. E allora, di fronte a
questo atteggiamento, siamo pronti a reagire». E come? «Occorre
alzare il livello della protesta, che non può essere gestita a
livello locale: ci sono 700 posti di lavoro e il futuro di una
valle in gioco. Faremo in modo che ognuno si prenda le proprie
responsabilità, a partire dai rappresentanti del territorio nelle
istituzioni, mi riferisco ai consiglieri regionali e al ministro
Ferrero».
Alberto Maranetto
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Quasi 400 immobili all'asta
in due anni e mezzo nel Pinerolese
Caro-mutui, aumentano i pignoramenti
Emergenza tasso variabile e pericoli per le
case su cui gravano ipoteche
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L'emergenza del caro-mutui è la prima causa del pignoramento
immobiliare. Basta raccogliere i dati all'Ufficio cancelleria
esecuzioni di via Convento di S. Francesco. Cifre che fanno
riflettere. Al Tribunale di Pinerolo le procedure esecutive
immobiliari si sono moltiplicate a vista d'occhio. Un trend in
costante ascesa da due anni a questa parte.
Da gennaio alla fine di settembre ne sono state registrate 126,
con una media di 14 al mese. In tutto il 2006 sono state
conteggiate 155 procedure immobiliari, in pratica quasi 13 al
mese. L'anno prima soltanto 116 esecuzioni, con una media di poco
più di 9 procedimenti per ogni mensilità. In poco più di due
anni e mezzo nel Pinerolese i pignoramenti sono cresciuti di quasi
il 50 per cento.
«Quasi tutte le esecuzioni - dicono dal Tribunale - si
riferiscono all'inadempienza del mutuatario a seguito di un mutuo
bancario». Per un debito con la banca che sempre più
frequentemente diventa insostenibile.
La Banca centrale europea ha alzato il tasso di sconto di due
punti percentuali. Di qui l'aumento inevitabile della rata mensile
del mutuo sulla casa - a tasso variabile - tra 50 e 200 euro.
Costi mensili spesso insormontabili. E famiglie che non si possono
più permettere di pagarli. Le rate insolute si sommano e le
famiglie diventano morose. Di qui alla perdita dell'abitazione il
passo è breve: perché le banche pignorano la casa sulla quale,
insieme al mutuo, è stata accesa un'ipoteca. E l'immobile viene
messo all'asta.
È la dura legge del mercato. Ma c'è anche lo sconforto per
situazioni di estremo disagio. E il rimorso, di fronte al dubbio
amletico del tasso fisso o variabile, di aver scelto la seconda
strada. Qualche anno fa, quando i tassi erano bassi, erano proprio
i mutui a tasso variabile a sembrare i più convenienti. In tanti
hanno scommesso sul proprio futuro e sul permanere di quelle
percentuali. E oggi si ritrovano con salassi mensili da pagare e
proprietà della loro abitazione sempre più a rischio, a causa di
oscillazioni al rialzo delle rate.
Nell'ultimo anno infatti sette mutui su dieci sono stati accesi
con la formula del tasso fisso. L'ultima moda, un salvagente per i
casi più disperati, è la rinegoziazione del mutuo con una nuova
banca. Estinguendo il tasso variabile con una più sicura rata
fissa per evitare nel tempo brutte sorprese.
Paolo Polastri
In edicola
Objectiv, notizie italo-rumene
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Nel panorama della carta stampata torinese, su iniziativa
della neonata associazione culturale Carpatina, arriva
"Objectiv" quindicinale italo-rumeno dedicato alla
comunità più numerosa sul territorio.
Nelle 24 pagine del tabloid, di cui otto a colori,
trovano spazio argomenti di carattere sociale, attualità,
cultura, sport, notizie dalla Romania. "Objectiv",
in vendita a 50 centesimi e diffuso in edicole ed altri
punti di aggregazione della comunità rumena, «si pone
come strumento di comunicazione, ascolto e dialogo con la
collettività».
Il nuovo Consolato rumeno di via Ancona 7 è aperto dal
lunedì al giovedì dalle 9 alle 15, il venerdì dalle 9
alle 12. Info: 011 249.5264, fax 011 235.8136, e-mail: consulat.torino@yahoo.it,
oppure consolato.romeno@yahoo.it.
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La Finanziaria, in
nome dei tagli ai costi della politica, vorrebbe snellire le
Comunità montane
La montagna: sprecona o capro
espiatorio?
A rischio molte realtà, tra cui
Bricherasio, Cumiana e Barge - Ma i criteri univoci di
altitudine e dislivello non convincono
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La crociata contro i costi della politica rischia di
trovare un capro espiatorio. Se ne parla da tempo, ma
potrebbe essere la volta buona: nel mirino le Comunità
montane, che da Roma sono viste come la quintessenza dello
spreco (o, più probabilmente, come il rametto più facile
da potare). Paladina della lotta, il ministro per gli
Affari regionali Linda Lanzillotta, che s'ispira a un
principio: «In tutta Europa la montagna è tale solo da
un certo punto in su».
Quale sia la soglia, lo si vorrebbe stabilire nella
Finanziaria 2007, attualmente in discussione al Senato.
Nelle Alpi, sarebbero montani (con licenza di
"fare" Comunità) i Comuni con l'80 per cento
del territorio sopra i 600 metri, oppure il 50 per cento
ma con un dislivello interno di almeno 600 metri.
«È assurdo che il Parlamento definisca una quota -
dice il presidente della Cm Val Pellice Claudio Bertalot,
che perderebbe Bricherasio e Bibiana -. Piuttosto, indichi
quanto vuole risparmiare. Come riuscirci, lo si può
decidere a livello regionale. Ma quale risparmio si vuole
perseguire? Sul gettone dei consiglieri di Comunità?
Prendono 30 euro a seduta! Si punta dunque a
"tagliare" i trasferimenti? Ma se i Comuni non
possono delegare certi servizi alla Comunità, dovranno
garantirli in proprio. E i costi aumenteranno».
La Cm Valli Chisone e Germanasca non correrebbe rischi:
il dislivello minimo salverebbe anche Porte. Clara Bounous,
vice-presidente facente funzioni, contesta comunque la
tesi che le Comunità siano centri di costo: «Da noi
l'indennità degli assessori non arriva a 400 euro e la
percepiscono solo in quattro, perché tre di noi sono già
sindaci. Questi parlamentari non hanno il contatto con le
realtà dei piccoli Comuni. Perché non iniziano a
sfoltire i sottosegretari?».
Chi rischia davvero l'esclusione di molti Comuni e
addirittura lo scioglimento è la Cm Pinerolese
pedemontano: «Si salverebbero solo Prarostino e forse S.
Pietro - commenta Mario Mauro -. Sarebbe la morte di una
Comunità che ha gestito compiti importanti. Parteciperemo
ad ogni iniziativa tesa a salvaguardare le nostre
esigenze, come la manifestazione a Roma del 24 ottobre
organizzata dall'Uncem. E pensare che proprio sabato, con
Casa Canada, abbiamo lanciato un'iniziativa per
valorizzare il nostro territorio».
Nel vicino Cuneese solo Crissolo, Oncino, Ostana,
Bagnolo e Paesana potrebbero continuare a far parte della
Cm Valli Po, Bronda e Infernotto (più, forse, Sanfront,
"graziata" dal dislivello).
Le critiche piovono anche dai parlamentari locali di
entrambi gli schieramenti. Per Giorgio Merlo (deputato,
Ulivo) «il ministro Lanzillotta, in virtù della sua
visione tecnocratica della politica, ci stupisce per le
sue singolari proposte. I costi della politica non si
riducono oscurando la democrazia rappresentativa e
indebolendo alcuni territori. La vera scommessa è
recuperare capacità decisionale alla politica, dando una
sforbiciata a quel groviglio di società e consorzi che
sono nati in questi ultimi anni senza alcun costrutto».
Lucio Malan (senatore, Forza Italia):
«Affermare che gli sprechi alla spesa pubblica derivino
dagli emolumenti ai consiglieri delle Comunità montane è
sbagliato e ingeneroso nei confronti di chi svolge una
forma di volontariato retribuita pochissimo. Eliminare un
consigliere che prende la cazzuola in mano per riparare
gratis un muro (cosa frequente nelle realtà montane)
significa pagare una giornata di lavoro a un manovale:
costa di più e l'elettore non può decidere col voto se
ha lavorato bene oppure no».
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Appalto-lampo per
il cantiere da 130 posti auto
Pinerolo: il parcheggio o il caos in
zona ospedale
Imminente l'approvazione del progetto,
Provincia permettendo
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Sarà assegnata con un bando lampo (i concorrenti
avranno 15 giorni per presentare le offerte) la prima
tranche del parcheggio che darà un po' di respiro ai
frequentatori (tutti noi, per un motivo o per l'altro)
della zona ospedale.
La situazione della viabilità in viale Castelfidardo e
dintorni più che critica è drammatica, infatti, e
dissertare sui tempi lunghi della burocrazia diventa quasi
un esercizio retorico. L'opinione pubblica se ne fa un
baffo di norme e procedure, denuncia il problema e lo
pretende risolto.
La patata bollente è nelle mani dell'assessore Pivaro
che contava di liberarsene nella riunione di Giunta del 4
ottobre, licenziando il progetto firmato dall'Ufficio
tecnico. Si "scotterà" per un'altra settimana,
invece, poiché solo giovedì 11 sarà disponibile il
documento da allegare alla convenzione (tocca alla
Provincia predisporlo) che "gira" al Comune la
gestione e manutenzione provvisoria (con la clausola,
appunto, di realizzarvi un parcheggio) dei terreni a suo
tempo espropriati dall'Amministrazione Saitta per
tracciare la "direttissima". Aree di risulta
adiacenti al sedime che potranno accogliere il cantiere
solo se consegnate al committente, ovvero alla città di
Pinerolo.
«Abbiamo accettato la gestione provvisoria per
sveltire la pratica - considera l'assessore -. Attendere
la definitiva dismissione (ne abbiamo parlato a lungo)
significherebbe perdere, minimo, un altro anno. Non
possiamo permettercelo».
Dunque giovedì 11 se le preziose, sudate carte
arriveranno - come tutto lascia supporre -, Pivaro e i
suoi colleghi daranno il via all'iter che cantiererà
5.000 metri quadrati lungo il muro di cinta della Berardi
per ricavarvi 130 posti auto. «Qualcuno in meno
rispetto al previsto - spiega -. Andava
salvaguardata la fascia di rispetto imposta dal canale che
costeggia la caserma».
L'appalto assegnerà lavori per "soli" 70mila
euro, dato che il capitolato non prevede la bitumatura.
Sarà un parking spianato e provvisoriamente inghiaiato,
dunque, «ultimabile in 20-30 giorni» presume,
escludendo dal conto le procedure pre e post-gara e la
stipula del contratto. Missione compiuta a dicembre? Lo
spera, ma i margini sono stretti.
Se 130 stazionamenti tamponeranno l'emergenza, ne
usciremo del tutto solo in un secondo tempo, quando un
ulteriore ampliamento «già previsto» ne
garantirà almeno altrettanti. Utilizzeranno i 4.000 metri
quadrati concessi da privati in cambio del Piano di
edilizia convenzionata («l'Ufficio urbanistico sta
predisponendo la convenzione»), che autorizzerà la
costruzione di alcuni condomini sulla sinistra della
direttissima viaggiando verso Miradolo.
Mirko Maggia
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Riforma 12-10-07
| Il
rischio della disgregazione
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Pochi
gruppi privilegiati impongono la loro volontà
politica-economica mentre aumenta la povertà; eticamente
occorre contrastare ogni esclusione dei lavoratori
Marco Mazzoli
Al malessere di chi non riesce ad arrivare a fine
mese, si sente spesso rispondere «è colpa della
globalizzazione». La «globalizzazione», è il
processo storico che, a partire dagli anni Ottanta, con
l’eliminazione di barriere e vincoli alla mobilità
internazionale dei capitali finanziari, ha generato una
sorta di unico mercato finanziario mondiale. In questo
contesto, le scelte di politica economica di ogni Paese
sono sempre più condizionate dal contesto mondiale e il
grado di indipendenza dei governi e delle banche
centrali è inferiore rispetto ai decenni passati. In
questo quadro diventa difficile (anche se necessario)
difendere un modello di protezione sociale (quello
europeo) diverso da quello ultra-liberista e in cui
vengano lasciate risorse finanziarie per la protezione
delle fasce deboli. Dunque il «welfare possibile» è
un tema molto spinoso. Le istituzioni finanziarie
sovranazionali (il Fondo monetario e la Banca mondiale)
non svolgono funzioni paragonabili a una banca centrale
nazionale e hanno un meccanismo decisionale e di voto
che privilegia i Paesi ricchi (Stati Uniti e Unione
Europea). Dal canto loro, i Paesi poveri rispondono
nell’unico modo per loro possibile: vendere i loro
prodotti a prezzi bassi, dato il basso costo del lavoro
consentito da un basso tenore di vita. Di qui le
difficoltà dell’economia italiana, sempre meno
competitiva sullo scenario internazionale.
Con la globalizzazione il quadro mondiale è
caratterizzato da una fortissima mobilità di capitale
(in pochi secondi si spostano milioni di euro da una
borsa all’altra del pianeta) e scarsa mobilità del
lavoro: emigrare, anche quando è legalmente consentito,
comporta forti costi di inserimento. In questa
situazione i percettori di reddito dal capitale sono in
grado di sottrarsi alle recessioni che colpiscono i vari
Paesi spostando capitali all’estero, mentre i
lavoratori non riescono a sottrarsi agli shock e alle
recessioni. Nel lungo periodo questo genera una
situazione di impoverimento relativo dei lavoratori, a
vantaggio dei percettori di redditi finanziari, anche a
causa dalla concorrenza internazionale di Paesi in cui
spesso, a causa dell’assenza di diritti civili e di
libertà sindacali, si riescono a collocare sul mercato
beni a prezzi molto inferiori di quelli dei Paesi a
democrazia più avanzata.
Si pone dunque un problema etico e politico non banale:
è accettabile che a «fare i prezzi» e a «fare il
mercato» a livello mondiale siano Paesi oppressivi in
un sistema i cui vantaggi sono goduti da una piccola
minoranza?
Il problema è generale, investe le istituzioni europee
e internazionali e non è risolvibile nel breve periodo.
Il processo storico a cui abbiamo assistito rivoluziona
alla radice non solo le nostre categorie economiche, ma
anche quelle giuridiche. Non esiste più il «contratto
sociale», la mediazione tra le parti, poiché un ceto
sociale, quello degli investitori finanziari e degli
speculatori, si è sottratto alla polis in cui avvengono
i confronti. I flussi finanziari non sono soggetti ad
alcuna sovranità poiché possono spostarsi
istantaneamente da un Paese all’altro. Se nel primo
trentennio del dopoguerra lo Stato si è reso più
democratico e partecipativo, il pensiero neoconservatore
ha modificato la sua natura: da incarnazione
dell’autorità dello Stato si è trasformato in
negazione del ruolo dello Stato e svuotamento delle sue
funzioni, nell’economia, nei servizi sociali e
nell’educazione.
In una società in cui la «nascita» sembra tornata a
svolgere un ruolo essenziale e la tutela sembra
subordinata all’appartenenza a un gruppo, assistiamo,
quasi impotenti, alla drammatica esclusione di enormi
masse di persone dal meccanismo economico e dalle forme
più elementari di benessere. Un anno fa un quotidiano
italiano1 pubblicava un articolo in cui il Premio Nobel
Joseph Stiglitz rilevava come ormai nessuno, neppure tra
gli economisti ortodossi, creda più alla promessa di
sviluppo e benessere per i Paesi più poveri associato
alla maggiore apertura commerciale verso l’estero e
come l’antica promessa liberista di un avvenire felice
sia sostituita, nei documenti ufficiali, da più modesti
auspici di vantaggi economici per i Paesi che adottino
le misure di liberalizzazione. Stiglitz rilevava che mai
come ora, nella storia del mondo, pochi gruppi di lobby
privilegiate riescano a imporre la loro volontà
politica a enormi masse di umanità nell’Asia, Africa,
America Latina.
A questo si aggiunge il fatto che nel sistema politico
bipolare maggioritario anglosassone la privatizzazione
dei media televisivi garantisce (in America e, in misura
minore, in Europa) visibilità solo alle forze politiche
finanziate da grandi lobby. Dunque, sono le lobby più
potenti che riescono a influenzare le scelte dei Paesi
più ricchi, i quali, a loro volta controllano le scelte
delle istituzioni finanziarie sovranazionali. Non a caso
il grande filosofo liberale Popper, in un coraggioso
intervento2, ha affermato che solo una Tv pubblica, che
garantisca rigorosamente spazio per tutte le idee, possa
garantire la democrazia. Ovviamente questo è
impensabile, anche se queste riflessioni rivelano
l’esiguità dei margini di manovra. Non esistono
ricette politiche e non sarebbe questa la sede per
proporle. È inutile nascondersi che esiste un rischio
di disgregazione, rivelato da inquietanti episodi di
intolleranza, o anche solo dall’insofferenza di chi
inventa scuse per non assumersi le proprie responsabilità
sociali o per non pagare le tasse. I nostri principi
etici ci impongono di cercare proposte economiche che
combattano l’esclusione e promuovano la responsabilità,
individuale e sociale. Quando la posta in palio è la
disgregazione generale, non possono esserci ambiguità:
è apprezzabile la censura totale contro l’evasione
fiscale espressa da un uomo di parte (e certamente
criticabile) come Luca di Montezemolo. Altrettanto
dovrebbe fare chi è investito di autorità pubblica,
sia essa civile, morale, o religiosa.
1. La Repubblica, venerdì 18 agosto 2006.
2. K. Popper, Cattiva maestra televisione, tr. it., 3°
ed., Venezia, Marsilio, 2002.
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Rendere
redditizi i boschi più vicini
Piervaldo
Rostan
Le valli sono piene di boschi, spesso abbandonati. Bisogna
intervenire. Si fanno studi (la cosiddetta «pianificazione»),
bisogna capire da un lato quali sono i punti di maggior criticità
(rischi idrogeologici, fattori di pericolo incendi ecc.) onde
intervenire con futuribili risorse o, cosa che oggi è più concreta e
realizzabile, grazie ai fondi derivati alle Comunità montane dal
ciclo integrati delle acque, nell’ambito della manutenzione
ordinaria del territorio. Piste forestali disponibili, o grazie a
possenti gru a cavo, le imprese boschive delle valli potranno ricavare
grandi quantità di legname, spesso di bassa qualità.
Quello attuale risulta essere un periodo di buona attenzione (anche
economica: sia come contributi/incentivazioni, sia come disponibilità
imprenditoriali) per le risorse energetiche rinnovabili: sovrapponendo
risparmi economici ottenuti e compensi offerti dai titoli di
efficienza energetica (certificati bianchi) è possibile rendere
redditizie (quindi interessanti per investitori privati) iniziative di
teleriscaldamento da biomasse, indipendentemente da produzione di
elettricità. In più non mancano i contributi, elevati, a livello
pubblico per simili iniziative.
Le richieste per centrali elettriche a biomasse in Piemonte vanno
perciò moltiplicandosi. A oggi il processo è semplicemente una somma
di iniziative di singoli investitori e manca un coordinamento delle
iniziative per quanto concerne sia la produzione sia
l’approvvigionamento. Ma il legname forestale alpino, al pari delle
acque dei torrenti, è una risorsa preziosa, redditizia, disponibile e
da sfruttare, ma pur sempre presente in quantità limitata e il cui
utilizzo deve essere programmato in modo razionale e sostenibile. Una
corretta gestione del legname dovrebbe garantirne, in quanto risorsa
scarsa, la piena valorizzazione del contenuto energetico (processi a
resa elevata accoppiati a completa utilizzazione dell’energia
prodotta).
La sostituzione di molte caldaie a gasolio, datate e di dubbia
efficienza, che si otterrebbe con piccoli impianti di
teleriscaldamento a biomasse, appare preferibile (in termini di
aumento complessivo dell’efficienza energetica) alla sostituzione di
un numero ridotto di caldaie e alla produzione di energia elettrica
(in sempre maggior quota prodotta con centrali turbogas a elevata
efficienza).
I costi del cippato locale (di provenienza da boschi montani, la cui
gestione richiede molta manodopera) sono notoriamente più elevati di
quello disponibile sul mercato (da coltivazioni di pianura o, per la
maggior parte, di importazione). Un impegno all’acquisto di cippato
locale (a prezzi remunerativi per i produttori) implica che
l’operatore privato operi riducendo il proprio profitto. La quasi
totalità delle centrali in funzione ha visto la proposizione di
accordi di filiera in fase di progettazione/approvazione, l’avvio
degli impianti, la definizione di un prezzo di acquisto del cippato a
livelli di mercato e il conseguente acquisto di biomasse non locali
perché più economiche.
Ecco perché, di fronte alla richiesta di installare centrali di
grande potenza alimentate a biomasse legnose, occorre chiedersi molto
attentamente il senso di queste operazioni per il territorio. Ad
Airasca esiste da anni una centrale che produce energia elettrica
all’interno di un polo industriale: qui si utilizzano scarti di
segherie ma anche molta legna proveniente dall’estero; altre
richieste sono in corso a Villafranca e da qualche mese anche a Torre
Pellice. In quest’ultimo caso si prevedono 3 megawatt di energia
elettrica prodotta e altrettanti termici, per un fabbisogno di oltre
30.000 tonnellate di legna all’anno: poiché gli studi forestali
disponibili quantificano in circa 5000 tonnellate/anno la producibilità
di cippato realizzabile da proprietà pubbliche in val Pellice, e al
limite un raddoppio se si arrivasse a coinvolgere appieno i
proprietari privati, è del tutto evidente che la maggior parte del
legname non proverrebbe dalla valle; se si aggiunge che i costi del
cippato locale sono molto più alti di quello proveniente da fuori e
magari dall’estero è facile prevedere che l’impatto positivo
sulla gestione dei boschi sarebbe nullo mentre quello negativo in
termini di camion, inquinamento sarebbe comunque considerevole, così
come il guadagno dell’investitore privato.
riforma - chi può
dirsi comune di montagna? - pdf
prima settimana
Situazione
disoccupati in Val Chisone al 2007 - iscritti al Centro Impiego
Pinerolo
dall'Eco del
Chisone 3-10-07
Futuro della Rio
Tinto nel talco: decidono gli azionisti - pdf
Pit agli ultimi posti nella
graduatoria regionale
Che figuraccia per il Pinerolese
Si tratta dei programmi per accedere ad
importanti finanziamenti
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| Parlare di figuraccia forse è un po'
eccessivo, ma il Pinerolese di certo non ha fatto una bella figura
presentando i suoi Programmi di sviluppo territoriale (Pit) alla
Regione Piemonte. Quest'ultima nei giorni scorsi ha reso nota la
graduatoria dei Pit giunti da tutto il Piemonte, stilata per
assegnare i contributi alla progettazione dei medesimi. Ebbene, i
due programmi del Pinerolese facenti capo a Pinerolo e Villafranca
risultano agli ultimi posti. Adesso toccherà ai nostri
amministratori rimboccarsi le maniche e migliorare le proprie
proposte fondamentali per l'avvenire del territorio. |
Approvata dall'Ato la
delibera su Buriasco
Discarica: arrivano i documenti
Martedì 9, Consiglio aperto in Provincia
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Nella giornata di martedì 25 settembre il Consiglio di
amministrazione dell'Ato rifiuti della Provincia, presieduto da
Paolo Foietta, ha approvato lo studio preliminare di fattibilità
della nuova discarica del Pinerolese. Come tutti ormai sapranno il
sito individuato dall'Ato si trova nel Comune di Buriasco.
Un'indicazione respinta dall'Amministrazione del piccolo paese
della pianura e fortemente contestata dai suoi abitanti, scesi in
piazza per protestare a più riprese.
Con la delibera approvata dall'Ato la discussione ora dovrebbe
passare dalle piazze ai tavoli tecnici. In settimana giungerà in
Municipio, a Buriasco, l'intera documentazione relativa allo
studio dell'Ato, ed in particolare all'ultima fase, quella che in
estate ha portato alla scelta di Buriasco. «Non appena avremo
in mano il fascicolo i nostri tecnici avranno modo di formulare
con precisione le proprie obiezioni - spiega il sindaco di
Buriasco, Armando - siamo sicuri di avere elementi oggettivi
validi per dimostrare che lo studio ha tratto conclusioni errate».
Ricordiamo che ci sono trenta giorni di tempo per presentare le
osservazioni alla delibera dell'Ato.
Intanto il presidente del Consiglio provinciale, Sergio Vallero,
ha dato seguito alla richiesta dei capigruppo di convocazione di
una seduta aperta sul tema degli impianti di smaltimento rifiuti
nel Pinerolese. Il programma della giornata di lavori, fissata per
martedì 9, prevede in mattinata (inizio 9,30) l'audizione del
presidente dell'Ato, Paolo Foietta, del presidente del Consorzio
Acea, Giuseppino Berti, del sindaco di Pinerolo, Paolo Covato e di
Buriasco, Romano Armando, delle associazioni degli agricoltori e
dei sindacati Cgil, Cisl e Uil e infine di Alessandro Bardelli, a
nome del comitato spontaneo dei cittadini di Buriasco.
Presumibilmente nel pomeriggio, sempre su questa tema, si svolgerà
il dibattito in Consiglio convocato in sessione ordinaria. «Ho
accolto volentieri la proposta dei capigruppo - afferma Sergio
Vallero - decisioni di questa portata devono essere sempre
accompagnate da grande trasparenza e informazione per essere
condivise dai cittadini». Il Consiglio provinciale si
riunisce in piazza Castello 205 (aula "Elio Marchiaro")
a Torino.
Infine da registrare la richiesta pervenuta dal Comitato
spontaneo della convocazione di un tavolo di concertazione a cui
possano partecipare tutte le parti in causa, per esaminare e
ridiscutere il documento presentato dall'Ato. Il sindaco di
Buriasco Romano Armando, inoltre, ha inoltrato una lettera al
sindaco di Pinerolo, in cui si contestano le affermazioni
contenute nel documento inviato da Paolo Covato ai sindaci del
Consorzio Acea a sostegno della decisione dell'Ato. Armando
conclude definendo «inopportuno l'intervento e la sua
richiesta di una sottoscrizione da parte dei sindaci nel momento
in cui sullo studio ci sono troppi punti non chiari». Tra
l'altro al momento s'ignora se il documento sia stato sottoscritto
da qualche altro amministratore oltre al sindaco di Pinerolo.
Alberto Maranetto
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Beinasco, specializzata in
stampaggi
Oslamt vicina alla chiusura? A rischio 35
lavoratori
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| Quando una finanziaria lussemburghese mesi
fa aveva rilevato la ditta, sindacati e lavoratori auspicavano che
l'aria di crisi venisse cancellata.
Ma paure e timori sul proprio futuro sono invece rimasti ai 35
dipendenti della Oslamt, l'azienda beinaschese di via Aosta 16
specializzata nella costruzione di stampi e stampaggio di lamiere.
Per loro si profilano tempi difficili.
«Il 2 novembre - dice Mario Bertolo, sindacalista Fiom
Collegno - si chiude la procedura di cassa integrazione
straordinaria che dura già da dodici mesi. Siamo tuttavia al
corrente che è stata già attivata la procedura di cessazione
dell'attività. Il motivo ufficiale? Secondo i dirigenti
dell'azienda le commesse non sono sufficienti. E di qui al
licenziamento di 35 lavoratori il passo è breve».
Per il momento non è stato fatto alcun cenno a interventi di
dislocazione in altri posti o trasferimenti. Secondo i sindacati
si tratterebbe di una possibile chiusura per mancanza di lavoro:
«Stiamo tentando di coinvolgere - continua Bertolo - l'Amministrazione
comunale per capire se ci sono i margini per tenere aperta la
fabbrica. Ma non c'è alcuno spiraglio. E la direzione
dell'azienda finora non ha partecipato ad alcuna trattativa».
Pa. Pol.
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Il 4 si parla di ictus
cerebrale
A Pinerolo gli incontri dell'Asl 10
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| Tornano le serate informative pubbliche
organizzate dall'Asl 10 dedicate ai cittadini pinerolesi. Un
programma che nelle scorse edizioni aveva registrato la presenza
di oltre duemila persone.
Il primo dei dieci incontri - che si terranno nel salone
Baralis di via Marro 10/12 - è fissato per giovedì 4 alle 21.
Si parlerà di ictus cerebrale, prima causa di invalidità
permanente, con 300 casi all'anno nel Pinerolese.
Il dott. Doriguzzi, direttore della s.c. di neurologia e
responsabile dello stroke team dell'ospedale Agnelli, la
dott.ssa Paula Carvalho, dirigente medico della Cardiologia e il
dott. Rodolfo Odoni, fisiatra, direttore della struttura di
recupero e riabilitazione funzionale, spiegheranno come
riconoscere i segni dell'ictus, come lo si cura - con
particolare attenzione alla trombolisi - nuova risorsa
terapeutica e cosa si può fare per prevenirlo.
Si parlerà anche delle strategie regionali che prevedono la
creazione di 17 Centri ictus, fra cui quello di Neurologia
all'Agnelli. Prossimo incontro l'11
ottobre per parlare di tumori alla gola e alla bocca con il
dott. Magnano.
Nel Piano pluriennale
340 interventi
Val Pellice: sistemazione
idrogeologica servono 17 milioni di euro
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VAL PELLICE - Trecentoquaranta
interventi e un importo di 17.171.374 euro: sono questi i
numeri del Piano pluriennale di sistemazione idrogeologica
ed idraulico forestale elaborato dagli specialisti
incaricati dalla Comunità montana. Giorgio Odetto,
assessore all’Assetto idrogeologico, ha spiegato che «i
tecnici hanno preso in considerazione sia gli interventi
straordinari, sia quelli di natura ordinaria individuati
dagli esperti che avevano lavorato al Piano per l’Ato».
Il documento è già stato inviato ai Comuni che hanno
indicato la scala di priorità.
Non sul Piano, ma sull’iter di approvazione, è
intervenuto Giovanni Corda: «Prima di deliberare
sarebbe utile convocare una commissione per permettere a
tutti i consiglieri, anche a quelli in minoranza nel
Comune, di capire». Sulla stessa linea Piervaldo
Rostan («Chiedo un incontro informale con i tecnici
per poter dare un voto consapevole») e Osvaldo
Fornero («Io non so cosa succede nel mio Comune pur
essendo in maggioranza»).
Il presidente Bertalot, vista la scadenza per la
presentazione del 30 settembre, ha proposto di «approvare
il Piano, con l'impegno ad organizzare dopo l’incontro
con i tecnici». Fornero e Rostan si sono perciò
astenuti; Curti ha votato "no", mentre Avolio,
Corda e Bolla hanno lasciato l’aula.
s.fer.
In uno
studio "costi" molto variabili nel
territorio pinerolese
Quanto spende il Comune per
te?
Spesa pro capite annua 4.737
euro a Sestriere, 1.752 a Prali, 771 a Pinerolo, 504
a Bagnolo, 384 a Vigone
|
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Le tasse comunali sono spesso
fonte di lamentele da parte della popolazione, che in
cambio riceve però tutta una serie di servizi. A
volte di buon livello e in altri casi meno, ma
comunque con costi non trascurabili.
L'indagine condotta in molti
Comuni del Pinerolese evidenzia fortissime disparità
tra alcuni paesi prevalentemente turistici e montani,
rispetto ad altri di pianura che pure contano una
popolazione molto numerosa.
Esistono indubbiamente delle
precisazioni da fare, alla luce delle voci di bilancio
prese in esame. Resta però il fatto che guardare
anche alle spese, e non solo alle tasse, di un Comune
serve per non fermarsi alle apparenze.
Pag. 2
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Dalla
Regione
Pioggia di euro per
tutto quello che "fa" turismo
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Il turismo non è solo
fatto di bellezze naturali o architettoniche.
Servono i servizi. E questi costano. La Regione,
dal 2000, elargisce finanziamenti in base alla
"Legge 4": un nome ben noto alle
Amministrazioni comunali, che sperano di potervi
ricorrere - da sole o in consorzio - redigendo
progetti di "rivitalizzazione turistica"
(l'espressione non è nostra, ma ben fotografa le
esigenze di certe realtà).
Ogni anno c'è un elenco di
fortunati (o di abili e persuasivi). E, nella
spartizione della torta 2007 - 48,3 milioni di
euro spalmati su tutto il Piemonte -, il
Pinerolese è piazzato piuttosto bene.
Pragelato
"post-olimpica" punta sul turismo
familiare: corrobora la sua ambizione con 706mila
euro, circa la metà di quanto necessario per una
serie di iniziative comprensive del campo da golf.
La pianura è disseminata
di castelli che meritano di essere valorizzati?
Quello di Piobesi si gioverà di 723mila euro, per
destinarlo alla ricezione ed a un centro di cucina
salutista; 700mila, invece, arriveranno a Vinovo
per il restauro funzionale del cinquecentesco
castello Della Rovere.
Cantalupa sogna un campus
per attività turistico-sportive: su una spesa
di oltre 2 milioni, avrà da Palazzo Lascaris i
"soliti" 700mila euro. Più modesta, ma
percentualmente rilevante, l'elargizione a Rivalta
per l'area archeologica romana presso il complesso
del monastero ed ex-mulino: 192mila su 320mila di
spesa.
Quasi totale (200 su
260mila) l'investimento regionale per il centro
polivalente che sorgerà sotto la piazza della
minuscola Rorà. Cercenasco, dal canto suo,
ottiene 150mila euro per coniugare la tradizione
della "lea", una ciclostrada e una pista
da skateboard. Non è stata dimenticata neppure la
società sportiva Turin Marathon
dell'ex-presidente Atl Montagnedoc Chiabrera: ecco
613mila euro per il recupero di Cascina Marchesa.
Pioggia di euro nella
Provincia Granda, la più finanziata (13,7 milioni
complessivi contro gli 11 scarsi del Torinese).
Nella nostra zona di diffusione, Crissolo potrà
realizzare il percorso attrezzato di Grotta di Rio
Martino, mentre Ostana riceverà ben 324mila euro
per una struttura di rilevanza sovracomunale
destinata al turismo del benessere.
Daniele Arghittu
|
da
Riforma 5-10-07
Pra:
la pista che fa discutere
Prese
in esame le varie possibilità per migliorare una
situazione difficile: si ipotizzano la chiusura e la
limitazione a chi lavora nella Conca, ma anche la «navetta»
o una revisione della legge
Samuele
Revel
Marco
Rostan
Strada del Pra: chiusa o aperta al traffico, e
per chi? L’interrogativo, non nuovo, aveva dato
luogo, negli ultimi tempi, a un dibattito sui
settimanali locali. Il Consiglio comunale di Bobbio,
nella seduta del 27 settembre, ha preso di petto il
problema e, sulla base di un ampio documento
preparato dalla Giunta, ha dato mandato al Consiglio
di aprire un confronto con la Regione Piemonte per
discutere la possibilità di alcune modifiche alla
legge regionale 45/89 (quella sulle piste
agro-silvo-pastorali), che diano ai Comuni il potere
di regolamentazione e di autorizzazione del
traffico. La legge, sostiene la Giunta, non è
chiara nei suoi divieti e nelle deroghe, con la
conseguenza che il Comune viene criticato a torto.
Il Consiglio è stato altresì autorizzato a «individuare
comunque le soluzioni più adeguate per la gestione
della viabilità comunale», il che per il Pra
significa, hanno detto in molti, rispetto
dell’ambiente e dei fini turistici ma anche degli
interessi comunali e di lavora tutto l’anno nella
Conca.
Il documento è stato votato all’unanimità e poi
il sindaco ha positivamente aperto la discussione al
pubblico e ai giornalisti presenti. Raccogliamo
alcuni degli spunti emersi. Se si vuole modificare
la legge 45 è bene non presentarsi solo come Comune
di Bobbio, ma serve coinvolgere la Comunità montana
e altri Comuni con problemi simili; qualcuno ha
fatto notare che questa strada è difficile e
sarebbe forse meglio puntare sul permesso regionale
di far salire un numero massimo di auto al giorno,
da non superare, con pedaggio. Si è parlato della
navetta, dei suoi aspetti positivi ma anche dei
problemi (l’esperienza è già stata tentata in
passato, è difficile trovare un privato che accetti
di gestire un servizio che non porta guadagno, e se
il servizio è pubblico occorre garantire il mezzo,
l’autista e la rimessa). Se c’è un incidente,
il carro attrezzi non può intervenire e neanche il
cellulare ha campo. Si è fatto il paragone con Pian
del Re e con la strada del Barbara e si è notato
che, in ogni caso, quella per il Pra comprende
tratti pericolosi anche per una navetta.
Non sono mancate le voci di chi ritiene che un
parcheggio al Pra non rovinerebbe la Conca (tra
l’altro nell’attuale Piano regolatore di Bobbio
ci sono già aree destinate al campeggio) e sostiene
che, in tal modo, le escursioni partirebbero da una
quota più elevata. D’altra parte il valore
ambientale del Pra – lo ha ripetuto più volte il
sindaco – è di tutti e Legambiente, già
promotrice della lotta negli anni della costruzione
della strada con tanto di ricorso al Tar, è ancora
di quell’idea. «La strada deve essere chiusa al
traffico – dice Renato Armand Hugon, di
Legambiente –, può anche essere asfaltata (ma non
avrebbe senso permeabilizzare altro terreno) per chi
ne ha diritto come i residenti ma deve essere chiusa
al traffico: a sostegno di questa tesi c’è anche
chi al Pra lavora, che preferirebbe una strada non
transitabile a tutti».
Sulla modifica alla legge 45/89 poi sono emerse
perplessità da parte di Legambiente soprattutto sui
tempi di attuazione, mentre è stata ribadita la
soluzione che meglio si adatterebbe alla linea
dell’associazione. «La navetta – termina Armand
Hugon – ci sembra la soluzione migliore. Permette
a tutti di salire al Pra senza dover aprire la
strada al traffico e con tempi e procedure molto più
brevi rispetto alla modifica di parti di legge
Regionale. In altre situazioni questo sistema
funziona già, a esempio al colle del Nivolet, in
valle dell’Orco». Questione ancora aperta e dai
tempi, soprattutto per quello che riguarda la
modifica della legge, ancora lunghi: che nel
frattempo non si arrivi a una soluzione condivisa?
Nuova
Atl il disagio delle valli
Piervaldo
rostan
Il Consiglio della Comunità montana Val Pellice,
certo non fra i primi, si è trovato la scorsa
settimana ad approvare lo statuto della nuova
Agenzia turistica locale (Atl) unica e con esso
l’adesione al nuovo ente. Si sono registrate
astensioni, anche da parte di consiglieri della
maggioranza: un modo per esprimere un disagio e una
preoccupazione. Del resto risulta che queste
preoccupazioni siano emerse anche in altri enti
locali in Provincia, al punto che, almeno
inizialmente, alcuni consigli comunali non avevano
approvato l’adesione alla nuova Atl.
Le ragioni che stanno alla base di questa situazione
almeno due considerazioni. La valutazione sulla
precedente Atl è stata spesso tutt’altro che
positiva, essendo essa vista come un carrozzone
costoso e poco propenso a occuparsi di zone che non
fossero quelle esclusivamente vocate agli sport
invernali: presenze «gonfiate» da improbabili
ricerche, basso impatto del turismo nel periodo
olimpico, con scarse ricadute, impalpabile ritorno
di immagine nelle estati post-Olimpiadi. Così ai
singoli operatori è parso spesso che l’Atl «non
fosse dalla loro parte», che non si prendesse cura
delle proposte che dai territori venivano fuori. Al
punto che qua e là sono comparse iniziative di
coordinamento totalmente esterne all’Atl e
coinvolgenti di volta in volta privati o enti
pubblici. Certo non tutte le magagne del nostro
turismo derivano dall’Atl: frammentazione
eccessiva, scarsa disponibilità a mettersi in rete
e a collaborare sono mali storici del nostro
territorio.
E proprio per promuovere nel suo insieme l’area
torinese nasce, su forte spinta della provincia di
Torino e del suo presidente Saitta, l’idea della
nuova Atl unica. Conterà molto chi la amministrerà.
Potrebbero lievitare i costi o si potrebbe anche
avere una razionalizzazione, ma non è qui il
problema: se l’Atl sarà efficace nessuno, credo,
si accoderà al coro dell’eccessivo costo della
politica.
Il problema da più parti sollevato è quello della
rappresentanza: l’Atl nasce «torinocentrica»:
Regione, Città, Provincia, Camera di commercio
fanno la parte del leone. I (pochi) rappresentanti
delle aree montane potranno e riusciranno a far
passare le loro idee (ammesso che ne abbiano)? Può
non essere sbagliato partire da Torino come
principale attrattore, ma bisogna trovare il modo di
estendere al resto del territorio le presenze dei
visitatori; si deve insomma offrire l’immagine di
un’area vasta composta da grandi musei ma anche da
piccole storie che vale la pena di raccontare e
ascoltare. Altrimenti gli uffici turistici
decentrati resteranno «senza clienti», con poco
personale, magari chiusi di domenica, nelle ferie o
durante le malattie del poco personale, come per
altro già accaduto nel corso del 2007…
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