| quarta
settimana
* INVITO
A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22/11/07
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audio Dibattito 66
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di Roma pdf
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La lotta dei profughi a Torino Per
soldarietà il punto di raccolta a Pinerolo è Stanamre, via Bignone 89 - dal
martedì al sabato dalle 15 alle 18- servono lenzuola, asciugamani, biancheria
intima - sono tutti uomini (100).
19 novembre 2007 -Fino a ieri non contavano niente! Erano
invisibili. Seppelliti a vivere tra gli interstizi della Torino post-moderna
dei grandi eventi, in capannoni abbandonati della periferia. Da ieri hanno
tradotto la loro siuazione-limite in una possibilità nuova, quella della
lotta e della ri-appropriazione.
Ascolta
l'intervista con l'avvocato Gian Luca Vitale dell'Asgi
Ascolta
l'intervista-bilancio con Silvia (Gruppo migranti_Torino)
vedi notizie ulteriori http://www.infoaut.org/news.php?id=835
e
http://www.infoaut.org/news.php?id=795
dall'Eco
del Chisone 28-11-07
L’appello
del sindacato Rdb-Cub per la salvaguardare gli addetti delle pulizie
“RICORDATEVI
DEI DIPENDENTI DELLA KARMAK”
“sulla
OMVP evitiamo accordi di cannibalizzazione tra operai”
SI
definiscono i “lavoratori invisibili”. Quelli che entrano nelle
fabbriche quando gli altri escono. L’ultimo anello della catena
produttiva.
Di
loro spesso non si tiene conto nelle trattative sindacali. “i primi
a saltare sono sempre i nostri posti- spiegano – e nessuno se ne
preoccupa”. Stiamo parlando dei lavoratori del settore dei servizi,
quelli che si occupano delle pulizie per intenderci, anche se in realtà
molto spesso le loro mansioni vanno ben oltre.
E’
il caso dei dipendenti del gruppo Karmak
di Bruino, azienda che opera nel campo dei servizi alle imprese e che
nell’area del pinerolese opera con circa 190 dipendenti, in buona
parte donne. L’azienda lavora soprattutto per le impresse di
proprietà o legate alla multinazionale SKF,
dal grande stabilimento di Airasca
all’Euroball di Pinerolo per finire con la OMVP di Villar
Perosa.
Lavoratori
che non si occupano solo di pulizie, ma svolgono anche mansioni di
assemblaggio, controllo di qualità visivo, rifinitura, imballaggio.
Nei
giorni scorsi abbiamo incontrato una loro delegazione, guidata da
Luigi Casali, coordinatore regionale del sindacato RDB-CUB.
“Vogliamo far sentire la voce anche degli invisibili –
spiega – perché i problemi della crisi industriale della Val
Chisone riguardano anche loro, in modo particolare alla OMVP”.
Aggiunge : “ chiediamo che non si faccia del operai e quando verrà
il momento della trattativa si tenga conto anche della situazione dei
dipendenti della Karmak”.
Il
12
in comunità montana dovrebbero tenersi l’incontro tra i
rappresentanti della regione, dirigenti delle aziende e sindacati.
“A quel tavolo – affermano – chiediamo di poterci sedere anche
noi”.
I
problemi dei lavoratori del settore però non riguardano solo la
situazione alla OMVP.
“Purtroppo succede che quando un’azienda vuole tagliare sulle
spese parte da loro , anche quando in realtà non c’è né sarebbe
necessità, perché se possiamo capire una logica di questo tipo alla OMVP
lo stesso non possiamo dire per la SKF
di Airasca, dove invece le cose vanno bene e gli utili ci sono, eppure
anche lì il metodo è lo stesso, si risparmia sulla mensa, sui
permessi e adesso addirittura rubando mezz’ora sull’ora di pausa
mensa a cui avrebbero diritto”.
«Svolgiamo mansioni umili
ma abbiamo diritto alla nostra dignità»
«Io lavoratrice invisibile a 700 euro
al mese»
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| Con il suo stipendio M.M. non arriva alla
fine del mese. Lavora alla Karmak ma poco importa, la sua busta
paga è la stessa di tanti altri lavoratori del settore dei
servizi alle aziende. Se vogliamo è già tra le più fortunate
perché quelle che finiscono nel tritacarne delle cooperative
sociali, dove i diritti in molti casi sono un lusso per pochi,
se la passano molto peggio.
Ci fa vedere la sua busta paga. Questo mese arriva a 718 euro
per 40 ore settimanali (pagate mediamente 6 euro l'ora). Lei è
una single e questi soldi devono bastarle per tutto il mese. Ci
chiede: «Come è possibile, se solo per l'affitto e la rata
dell'auto se ne vanno 500 euro? Mi arrabatto nell'angoscia che
mi caschi addosso un imprevisto e così corro dietro a mille
lavoretti, ma per come la vedo io questo non è vivere, ma
sopravvivere».
Un esempio di cosa significa sopravvivere. «Avrei bisogno
di farmi ricostruire un dente - racconta M.M. -. Si
tratta però di un intervento che non passa la mutua, ci dovrò
rinunciare con tutte le conseguenze che può immaginare, ma le
sembra possibile».
Alla Sachs i dipendenti dell'impresa di pulizie vivono anche
loro nel timore di perdere il lavoro, il recente accordo sulla
mobilità prevede che gli operai possano svolgere mansioni
diverse, anche quelle di pulizia o alla guardiola. «Viviamo
alla giornata con la consapevolezza che un bel momento ci dicano
che il lavoro non c'è più», spiega uno di loro.
Conclude M.M.: «Mi chiedo se la gente che entra in un
autogrill o in un ospedale e trova pulito comprende che dietro a
tutto questo ci sono delle persone, a bassa scolarizzazione fin
che si vuole, ma che hanno diritto ad avere uno stipendio che
permetta loro di vivere decentemente, perché hanno famiglie da
mantenere e spese da pagare come tutti gli altri e soprattutto,
lo voglio sottolineare, hanno diritto alla loro dignità».
A.M.
Notizie
sull'alta valle - pdf
Pinerolo
negozi centro e Ipercoop -pdf
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Il caso Buriasco
fa riflettere sullo spreco dei terreni agricoli
Discarica no, palazzi e capannoni sì
Si difendono tre ettari, ma dal 2000 il Pinerolese
ne ha cementificati 825
La battaglia degli abitanti di Buriasco per evitare la
collocazione della discarica nel suoi confini ha come perno centrale la
difesa dei terreni agricoli di pregio. «Sarebbe un delitto
compromettere tre ettari di campi fertilissimi» affermano. E su
questa posizione, oltre la Coldiretti, si sono attestati via via i
principali esponenti politici del Pinerolese.
Che bello, verrebbe da pensare, noi pinerolesi ci scopriamo, se
non proprio ecologisti, particolarmente attenti alla tutela del
territorio. Ma subito, guardando le periferie di Pinerolo e degli altri
centri del Pinerolese allungate come lingue di lava su colline e
campagna, dove palazzi, capannoni e villette a schiera hanno per sempre
ricoperto ettari ed ettari di terreni di ogni categoria senza che si
levasse un solo grido di dolore, sorge il dubbio: non è che ci stiamo
prendendo in giro?
Vediamo qualche dato estrapolato dall'Osservatorio trasformazione
del suolo dell'assessorato alla Pianificazione territoriale della
Provincia di Torino. Sono numeri impressionanti. Tra il 2000 e 2006 nei
Comuni del Consorzio Acea sono stati consumati in nuove edificazioni
(senza contare le strade) 825 ettari di terreno, di cui ben 530
appartenti alle classi di pregio (si tenga conto che un ettaro equivale
a quasi due campi di calcio). Mentre per realizzare l'autostrada e
sistemare le Statali se ne sono andati 35 ettari di pregiatissimo suolo.
Se poi andiamo a vedere i singoli Comuni scopriamo (i dati
riguardano terreni anche non pregiati, ma in generale questi ultimi sono
la minoranza) che Pinerolo ha consumato qualcosa come 144 ettari, ma in
proporzione realtà ben più piccole non sono state da meno. Vediamo
qualche esempio dei più spreconi (le cifre sono espresse sempre in
ettari): Volvera 85, Cumiana 80, Cavour 47, Bricherasio 38, Vigone 36,
Bibiana 35, None 32, Cantalupa 24, Piscina 22, la piccola Osasco 17.
Nelle valli il record naturalmente spetta a Pragelato con 17 ettari. E
Buriasco? Vi chiederete… Beh, loro in effetti sono stati tutto sommato
coerenti: nel periodo considerato hanno consumato 9 ettari (la discarica
comunque ne occuperebbe tre).
Si tratta di Comuni dove hanno amministrato, direttamente o
indirettamente, i politici che oggi si ergono a difesa dei terreni
agricoli. Senza nulla togliere alla battaglia di Buriasco, sarebbe il
caso di chiedere loro un po' di coerenza. Basterebbe che i Comuni
adottassero il Piano territoriale di coordinamento (lo stesso a cui si
appellano i buriaschesi) per vincolare i terreni di pregio, ma le
Amministrazioni se ne guardano bene.
Il presidente del Consiglio provinciale Sergio Vallero ha provato
a richiamare tutti alla coerenza, proponendo di approvare in Consiglio
provinciale una mozione in cui si impegnava l'ente «ad esprimere, là
dove è richiesto, parere negativo alla realizzazione di ogni opera, sia
essa di natura pubblica o privata, che comporti l'utilizzo di terreni di
pregio agricolo». Naturalmente non ci è riuscito: «Così si
bloccano i Piani regolatori» gli hanno spiegato dalla sua stessa
maggioranza. Allora ci ha provato con una formula più annacquata, ma
anche quella sta facendo fatica a finire in Consiglio nonostante ci sia
l'avallo della minoranza.
Chiosa Vallero: «Anch'io sono per la difesa dei suoli di
pregio, ma questo deve valere per le opere di interesse pubbliche, ma
ancora di più per le iniziative che riguardano i privati». A buon
intenditor poche parole.
Alberto Maranetto- eco del Chisone - 28.11.07
Dalla Commissione europea
Un miliardo di euro per l'agricoltura
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Finalmente il "placet", lunedì 19, al complesso iter
di approvazione del Psr (Piano di sviluppo rurale) per il
2007–2013 da parte della Commissione europea. In termini di
finanziamenti europei per l'agricoltura piemontese nei prossimi
sette anni sono attesi un miliardo e 29 milioni, per un totale di
investimenti non inferiore ai 1,5 miliardi.
Il Psr si articola in quattro assi di intervento.
Il primo con l'obiettivo di fare crescere la competitività del
settore agricolo forestale con l'ammodernamento delle strutture e
l'innovazione tecnologica. Su questo asse sono destinati ben 459
milioni di euro, ovvero il 44 per cento della spesa complessiva.
Altri 407 milioni (40 per cento del totale) sul secondo asse.
Sono interventi volti a migliorare la qualità dell'ambiente con
le cosiddette misure agroambientali, che tra l'altro prevedono un
rilancio dell'agricoltura biologica.
Briciole, si fa per dire, per il quarto e quinto asse: 74
milioni (7 per cento dell'importo) destinati al miglioramento
della qualità della vita nei territori rurali con incentivazione
anche delle attività turistiche, e 58 milioni (6 per cento)
destinati alla programmazione del territorio a livello locale,
valorizzando anche le forze endogene dello stesso.
La Regione Piemonte assicura poi di avere anticipato già da
quest'anno la misura 112, ovvero il premio d'insediamento per i
giovani con età inferiore ai 40 anni, con importo massimo di
40mila euro, correlato all'impegno di sviluppo e di miglioramento
della propria azienda.
Proteste invece da parte dell'Unacoma (Unione nazionale
costruttori macchine agricole) perché il Psr non prevede
incentivi fino al 2013 per il rinnovo del parco macchine.
Nell'Asl 10 grazie a
uno stanziamento deliberato in Regione
Non autosufficienti: 34 nuove
convenzioni
Il 25 per cento dei posti letto
riservato a chi è già in struttura
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«È con viva soddisfazione - dice Gian Piero
Clement, capogruppo di Rifondazione comunista in Regione - che
salutiamo l'approvazione, da parte della Giunta regionale,
di una delibera che stanzia 20 milioni di euro destinati
all'incremento di posti letto da convenzionare con il
sistema pubblico regionale per l'assistenza residenziale a
favore di anziani non autosufficienti».
La soddisfazione del consigliere pinerolese in Regione, «è
dovuta anche al fatto che la misura promossa dagli assessori
Artesio (Sanità) e Migliasso (Welfare),
raccoglie una richiesta che Rifondazione aveva più volte
avanzato in sede di costruzione del bilancio, ultimamente in
ordine di tempo, in una riunione di maggioranza avvenuta nel
luglio scorso. La nostra insistenza è stata oggi premiata,
ma soprattutto, riteniamo, è servita per individuare, come
priorità nella destinazione di fondi, una risposta
significativa alle attese di molte famiglie piemontesi».
In una Regione che invecchia, e il Piemonte è una delle
realtà italiane più interessate dal fenomeno, il tema
delle non autosufficienze rappresenta sempre di più una
difficoltà che investe la salute, i tempi di vita, le
relazioni e i bilanci familiari.
Lo stanziamento complessivo è teso a far diminuire le
liste di attesa degli anziani non autosufficienti che
attendono un posto letto convenzionato in struttura, e
andranno a coprire sia la parte di retta sanitaria, a carico
dell'Asl, sia, ove la situazione economica dell'anziano lo
imponga, l'integrazione da parte del Gestore delle funzioni
socio-assistenziali (Consorzio, Comunità montane, ecc.),
della retta alberghiera.
La delibera prevede inoltre una priorità di inserimento
nelle convenzioni di almeno il 25 per cento degli anziani
non autosufficienti già valutati dall'Unità valutativa
geriatrica territoriale e già inseriti da almeno un anno in
strutture Raf o Rsa con onere tariffario a loro totale
carico.
«Naturalmente - conclude Clement - lo sforzo
della Regione non segnerà la risoluzione di tutti i
problemi, che d'altro canto sono oggetto di una discussione
normativa anche a livello nazionale. In ogni caso oggi
parliamo della possibilità vera di usufruire, in Piemonte,
di 1.290 posti aggiuntivi per non autosufficienti di cui 34,
con uno stanziamento di 525.804 euro, per la Asl 10. Non mi
pare piccola cosa».
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(Del 28/11/2007 Sezione: Cronaca di Torino
Pag. 67)LA STAMPA
A PINEROLO
Morto Ferrua l’erede del panettone Galup
Si è spento ieri sera, nella sua villa sulla collina di Santa Brigida a
Pinerolo, Giancarlo Ferrua. Aveva 79 anni. Era stato lui ad ereditare
dai genitori, Pietro e Regina, e lanciare a livello industriale, il
panettone Galup. Da anni si era ritirato dall’attività affidando la
direzione alla figlia Fausta, che con la cugina Regina, oggi hanno dato
un nuovo impulso a una delle ultime aziende di famiglia di Pinerolo.
Giancarlo con il fratello Renzo, che poi si era trasferito in Brasile,
aveva conosciuto gli anni del boom industriale. Negli ultimi tempi non
usciva più di casa: era stato colpito da un ictus, ma desiderava
ugualmente essere informato su come andava l’azienda, voleva che
quella ricetta vincente del panettone Galup, fosse seguita alla lettera.
Quest'anno la Galup festeggia 85 anni. «Un periodo breve in rapporto al
divenire del tempo, ma lungo, anzi lunghissimo, per le vicende, gli
sviluppi e la crescita professionale della nostra azienda - dicono i
dirigenti - Galup è infatti la storia di un panettone davvero speciale:
il primo panettone basso ricoperto con glassa alle nocciole piemonte,
che ha dato vita ad un'emozionante e impegnativa avventura
imprenditoriale».
Giaimo
Un anno di reclusione per
tentata concussione: la sentenza a Milano
Condannato l'ex-comandante dei Cc di None
L'inchiesta a suo carico era inizialmente
legata all'ex-procuratore Marabotto
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È stato condannato a un anno di reclusione per tentata
concussione il maresciallo Pasquale Mataluni, ex-comandante della
stazione dei Carabinieri di None. Lo ha deciso martedì 20
novembre, in udienza dibattimentale, la quarta sezione del
Tribunale di Milano presieduta dal giudice Oscar Maggi, che ha
concesso all'imputato la condizionale e i doppi benefici di legge.
Il pm Maurizio Romanelli aveva chiesto una pena di poco più
pesante, per l'esattezza un anno e quattro mesi.
Il procedimento partì da un esposto dell'ing. Giuseppe Donato,
amministratore delegato di Skf Industrie Spa, che rivelava
pressioni (tra settembre 2003 e febbraio 2004) da parte di
Mataluni su alti dirigenti dell'azienda per ottenere «un
televisore a colori e il pagamento del conto del fioraio (si
parlava di circa 2mila euro, ndr)» a favore della Procura di
Pinerolo. "Millantato credito", poi tramutato in tentata
concussione ai danni, appunto, dell'Skf (che a processo si è
costituita parte civile con l'avv. Ferrari di Torino ed ha
ottenuto un risarcimento danni di mille euro).
«Per questo abbiamo contestato alla Procura milanese la
competenza territoriale - precisa l'avv. Luca Paparozzi, legale di
Mataluni che dal canto suo non ha mai ammesso alcuna responsabilità
-. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza (il giudice
si è riservato 45 giorni, ndr) per poi valutare eventuale appello».
L'inchiesta però è rimasta a Milano (dove si è concluso la
scorsa settimana il processo di primo grado) perché inizialmente
la parte offesa era Giuseppe Marabotto. Insomma, la vicenda
Mataluni era (almeno nelle sue prime fasi) una sorta di appendice
della mega inchiesta che il procuratore aggiunto di Milano Corrado
Carnevali e il suo sostituto Romanelli avevano aperto a metà 2005
a carico dell'ex-capo della Procura di Pinerolo. Per lui, che da
giovedì 22 ha ufficialmente lasciato il suo ufficio in Corte
d'appello a Genova scegliendo la via della pensione, i magistrati
milanesi ipotizzano reati come abuso d'ufficio, corruzione e
falsità per soppressione d'atti pubblici. Il tutto in relazione
alle cosiddette "consulenze d'oro": un argomento di cui
si è già ampiamente parlato e di cui certo si avrà ancora modo
di parlare, visto che il fascicolo è tuttora nelle mani del pm.
Lucia Sorbino
Leggendo tra le righe
del Piano commerciale che va in approvazione
I negozi del centro valgono tre Iper
Coop
30mila metri di superficie di vendita
contro i 12mila del "gigante"
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Lo definiremo, semplificando, "Piano del
commercio" il documento che recepisce le indicazioni
della Regione sugli esercizi al dettaglio che sarà presentato
in Consiglio comunale già nelle sedute del 28 e 29 novembre.
Passaggio obbligato, non fosse altro perché in mancanza
rinunceremo ad ogni tipo di finanziamento. Detto ciò, pone
dei paletti, individua gli ambiti di espansione, limita i
Comuni autorizzandoli a modificare le "tabelle di
compatibilità" delle medie strutture, intendendo per
tali superfici di vendita tra i 211 ed i 2.500 metri quadrati,
mentre per le grandi conferma vincolante il parere di piazza
Castello.
Paletti o no, Cna commercio non abbassa la guardia; specie
dopo aver preso atto che, dal passaggio a livello di corso
Torino in giù ci sarebbe spazio per altri 6.000 metri fitti
di scaffali. Teoricamente. Una simile operazione implicherebbe
la reperibilità di aree tre volte più grandi da destinare al
parcheggio, che non ci sono. Gli standard urbanistici elevati
imposti dall'Amministrazione Bresso, insomma, giocherebbero
una volta tanto a favore del presidente Genovesio.
Eccezioni a parte, non c'è più molto da mordere dopo
l'autorizzazione a procedere accordata all'Iper Coop, anche se
autorevoli fonti danno per certa, proprio in quei pressi, la
(redditizia) trasformazione d'uso da artigianale a commerciale
di terreni appartenenti al costruttore Gallo e soci.
Le nuove localizzazioni riguarderanno soprattutto porzioni
di territorio candidabili ad accogliere senza contraccolpi
esercizi di vicinato o mini-market. È il caso
dell'ex-fonderia Beloit, dove a quattro edifici a torre
esclusivamente residenziali se ne affiancherà un quinto, su
via Vigone, con negozi ed uffici ai piani bassi.
Se le localizzazioni individuano gli ambiti di intervento,
le perimetrazioni fotografano un "presente"
significativo.
L'ufficio commercio che ha fermato il
"censimento" a novembre del 2006 («dovevamo pur
mettere un punto fermo») snocciola dati: «Dodici mesi fa
oltre il 60% dei 777 esercizi distribuiti sul territorio
comunale (esclusi quelli pubblici) rientravano
nell'"addensamento storico rilevante"
contraddistinto dalla sigla A1 che comprende la città vecchia
e, grosso modo, il centro ed il quadrilatero dei Portici
nuovi». "Rilevante" al punto da sfoggiare 30mila
metri di superficie di vendita quando lo spauracchio Iper Coop
ne totalizzerà 12mila. Come dire: il gigante è temibile ma i
piccoli non partono battuti. Tanto più che le aperture si
moltiplicano: «Se oggi siamo ben oltre quota 800 qualcosa
vorrà pur dire». I nuovi arrivi, insomma, compensano
ampiamente i forfait, anche se meriterà un supplemento
d'indagine l'accentuato turn over che abbatte la "soppravvivenza"
media dei singoli esercenti.
Una novità del Piano che va in approvazione riguarderà
proprio l'ampliamento dell'"addensamento A1" che
sposterà i confini sino al passaggio livello di corso Torino.
Non è cosa da poco: quei negozi, se non oggi domani (la
Regione si prenderà una pausa avendoli erogati di recente)
potrebbero fruire (prima ne erano esclusi) dei fondi di
qualificazione da spendere in ristrutturazioni. Oltre ad
ottenere, se richiesta, la tutela di Centrum Pinerolo nata per
valorizzare e spingere quel grande "supermercato
naturale" cittadino che, dimensionalmente, vale tre Iper
Coop.
Mirko Maggia
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da Riforma
30-11-07
Centraline
buone e no
Mentre
l'installazione per la conca del Pra autonomizza chi vi lavora,
preoccupano altri eventuali intubamenti
Piervaldo
Rostan
A Bobbio si torna a parlare di centraline elettriche. Se ne
parla su due versanti: il primo riguarda una nuova richiesta di
concessione per un nuovo prelievo a Mirabouc da parte del
concessionario abituale delle acque dell’alta val Pellice,
ovvero Vincenzo Lancia già titolare di due centraline lungo il
Pellice; il secondo perché in queste settimane sta per vedere la
luce un consorzio per la gestione della centralina costruita dalla
Comunità montana anni fa per garantire l’energia elettrica al
Pra.
Il primo progetto rischia di avere un grosso impatto sul Pellice,
intubandone un nuovo tratto; «Non è tanto il singolo prelievo
che ci preoccupa – dice Marco Baltieri, referente della rete
fiumi di Legambiente – quanto il fatto che impianto dopo
impianto si finisce per intubare tutti i tratti più significativi
dei nostri torrenti». Resterebbe salva la cascata ma il rischio
di un ulteriore impoverimento del territorio è tutt’altro che
scongiurato. «E questo senza dimenticare il danno causato dagli
impianti preesistenti – aggiunge Renato Armand Hugon,
responsabile del circolo di Legambiente Valpellice –, dove
sbarramenti eccessivi, mancanza di scale di risalita e soprattutto
assenza di controllo sui prelievi sono la costante». E alla fine
dell’anno, per le centrali già in funzione al Comune di Bobbio
arrivano in cassa «ben» 6.000 euro…
Più semplice la storia della centralina del Pra: grazie alla sua
costruzione l’intera conca nel corso degli anni ha potuto
contare sull’energia elettrica, a titolo gratuito. Così è
stato per il rifugio Jervis, per gli agriturismi, per le aziende
agricole e per diversi private che lassù hanno una casa. Ma
l’impianto ha spesso bisogno di manutenzione: chi sostiene le
spese? Sempre la Comunità montana? Così all’inizio degli anni
2000 nacque l’idea di un consorzio misto pubblico e privato; ora
siamo al momento della costituzione. Il consiglio del Comune di
Bobbio è chiamato a deliberare l’adesione all’ente
diventandone presidente con il suo sindaco, mentre lo stesso
faranno o hanno già fatto il Cai per il rifugio e gli altri
utilizzatori. È un impianto piccolo ma non piccolissimo: circa 30
kw per 14 utenti: un esempio di come, senza danni all’ambiente,
si possa rendere autonoma sul piano energetico una piccola zona di
montagna. «Prossimo passo, con un analogo consorzio, sarà la
conca del Barbara», annunciano in Comunità montana.
Porte
e finestre quale immagine
Piervaldo
Rostan
Le Olimpiadi saranno una formidabile vetrina per le nostre
valli. Quante volte abbiamo sentito questa frase detta da parte di
qualche politico o attivo promotore dell’evento sportivo del
2006.
E in previsione di questa opportunità le nostre valli si sono
attrezzate. Grazie a consistenti contributi pubblici e privati
vennero realizzate a Bricherasio la «Porta di valle» e a Villar
Perosa la «Finestra sulle valli». Questo ignorando, o malgrado,
in entrambe le valli vi fossero o stessero per nascere centri di
vendita di cooperative locali, a Luserna San Giovanni e a Perosa
Argentina. Contemporaneamente la Provincia di Torino, abituata a
pensare in grande, lanciò il progetto di una grande vetrina del
Pinerolese e delle sue valli ristrutturando, d’intesa col Comune
di Pinerolo, il mulino di Riva, proprio accanto alla tangenziale
di Pinerolo, ma senza accesso diretto.
Le Olimpiadi si sono svolte quasi due anni fa ed altre cose sono
accadute.
In entrambe le valli, le Olimpiadi sono state anche l’occasione
per realizzare nuova viabilità, assi di penetrazione capaci di
alleggerire i tempi di percorrenza, di togliere il traffico dai
centri urbani intasati (ricordate il movimento della tartaruga in
val Chisone?). E così la «porta» e la «finestra» sono state
tagliate fuori dalla viabilità principale diventando vetrina al
massimo per i comuni che le ospitano; ma nel frattempo i centri di
vendita delle cooperative nelle rispettive valli sono in forte
difficoltà, cali di vendite e futuro incerto.
Resta il mulino di Riva. Mai aperto, anzi i lavori sono ancora da
finire oggi, altro che vetrina olimpica! Manca, sempre a
tutt’oggi, il necessario collegamento con la tangenziale e
dunque un eventuale accesso a chi sale verso l’alto Pinerolese;
forse il collegamento sarà garantito da una stazione di servizio
ma a sua volta questa attività è ancora lontana. L’unica via
di accesso è la strada interna dalla frazione di Riva.
E poi che ne sarà, di questo mulino? Un centro di vendita di
prodotti tipici? Un ristorante? Un museo? Tutte queste cose
insieme? E chi mai si accollerà la gestione considerando i
presumibili alti costi, a cominciare dal riscaldamento?
All’interno della struttura dovrebbe transitare anche il canale
che fa girare la ruota del mulino; peccato che questo canale sia
il risultato del depuratore di Pinerolo… Forse arriverà il
Gabibbo.
E intanto sembra farsi strada un’altra idea: realizzare presso
gli alpeggi o le singole aziende agricole di montagna piccoli
centri di vendita; così, aprendo al traffico tutte le piste di
montagna, i turisti domenicali potranno acquistare direttamente
dal produttore. Non c’è che dire: la programmazione è il
nostro forte!
Neve,
rischiano i piccoli centri
Se
non si dispone degli impianti per l’innevamento
artificiale, risulta ormai difficile garantire un
numero di giorni di apertura tale da poter sostenere
la competizione delle stazioni più grandi
Samuele
Revel
Così come i grandi magazzini e le città
commerciali che negli ultimi anni stanno sorgendo ai
margini delle grandi città (l’ultima proprio
vicino a Pinerolo, nella zona della grande rotonda
sulla circonvallazione) e lentamente «uccidono» il
piccolo commercio, anche nello sci ormai da alcuni
anni sta succedendo una cosa simile. Le grandi
stazioni come la «Via Lattea» di Sestriere e
dintorni, oppure il «MondolèSki» (Prato Nevoso e
Artesina) e in parte anche Limone Piemonte, per
citare i più vicini, rischiano di avere la meglio e
quindi «uccidere» a loro volta le piccole stazioni
di sci che sono sparpagliate sulle pendici di molte
valli. Con le nevicate degli ultimi giorni si è
messa perciò in moto la macchina del turismo
dell’oro bianco, come è definita la neve in
alcuni casi.
Alcune stazioni sono storicamente importanti: Prali
in val Germanasca in testa, altre sono nate durante
la cosiddetta «piccola glaciazione» negli anni
’70-’80 e, dopo alcuni anni di abbondanti
nevicate, avevano illuso di poter far sciare anche a
quote più modeste. È difficile però sopravvivere
per queste piccole stazioni sciistiche: Pragelato in
val Chisone risente direttamente dell’influenza
della Via Lattea, influenza che poteva anche essere
positiva con la costruzione della funivia che la
collega a Sestriere, ma che pare non avere il
successo sperato e con costi di gestione molto alti.
Nella vicina val Germanasca Prali vive una nuova
giovinezza: gli impianti nuovi e il sistema di
innevamento artificiale garantiscono un buon
biglietto da visita per chi cerca una stazione più
a misura d’uomo. Anche nel vicino Cuneese gli
impianti sono stati ammodernati per rimanere al
passo con i tempi.
Proprio quello degli impianti è il problema
principale: dopo alcuni anni di vita infatti le
omologazioni scadono e necessitano di revisioni
periodiche e di sostituzioni quasi totali, con costi
che i piccoli centri difficilmente possono
sostenere. Questo insieme ad alcune stagioni con
poca neve hanno fatto sì che alcune di queste
stazioni minori chiudessero. Le Alpi, purtroppo,
sono costellate da impianti abbandonati che
deturpano più o meno il paesaggio. Nel Cuneese
perciò si è proceduto a sostituire in alcune
stazioni parti degli impianti: Rucas, sul territorio
di Bagnolo Piemonte ha una nuova sciovia ma è in
balia della bassa quota e dell’esposizione al
vento, non avendo impianti per la neve artificiale.
Discorso simile per Pian Munè, sopra Paesana,
mentre Crissolo-Pian della Regina ha una storia più
complessa. Alcuni impianti sono stati smantellati
mentre la nuova seggiovia e altri posti più a monte
rischiano di rimanere fermi per divergenze fra
gestori ed enti pubblici in uno dei siti
paesaggisticamente più belli della regione.
La situazione è perciò delicata: da un lato vi
sono le grandi stazioni con molti servizi,
dall’altro quelle più ristrette che però
garantiscono soprattutto per i principianti un
ottimo terreno, a prezzi e distanze dai centri
abitati più modesti. Ma fino a quando durerà? È
ormai appurato che il riscaldamento globale porterà
a nevicate sempre minori sulle Alpi e le stazioni a
quote più basse risentiranno maggiormente del
cambiamento climatico. Quindi costruire nuovi
impianti è quantomeno rischioso (in Svizzera sotto
i 2000 metri non è possibile costruirne) ma i
piccoli centri ci credono ancora: il rischio è
però quello di riempire ulteriormente le Alpi con
ferraglia rugginosa. Non a caso si sta puntando su
alternative almeno per l’estate: a Prali a esempio
si può salire con la bici in seggiovia e poi
circolare in quota. Che sia questo il futuro degli
impianti? Intanto le nevicate di questi giorni
sembrano dare ragione alle piccole (e grandi)
stazioni.
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terza
settimana
*****INVITO
A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22 NOVEMBRE-pdf
>>>- venerdì 16 novembre ore
21 con la partecipazione di Davide Biolghini che presenta il suo libro
"il popolo dell'economia solidale"
>>> asccolta AUDIO -MP3
56' 52,9Mb
>>>
-Venerdì 23 novembre ore 21 con la partecipazione di
Mauro Bonaiuti che
presenta il suo libro "verso la società della
decrescita"
******Spettacolo 'suoni
e racconti d'Africa'- Vigone 25 novembre ore 21
"LETTURE"
pubblicate sulla Newsletter dell'OSSERVATORIO SULL'IMMIGRAZIONE-
Claudio Canal
dall'Eco
del Chisone 21-11-07
Dalla Comunità Val Chisone
Occupazione: chiesto incontro in Regione
Dunque dopo la comunicazione da parte della Rio
Tinto di avere messo sul mercato la Luzenac, in Val Chisone sono tre
le aziende ufficialmente o quasi in vendita: oltre alla società
mineraria, la Omvp del Gruppo Skf e la Manifattura di Perosa (anche se
in quest'ultimo caso l'operazione non è mai stata resa ufficiale). Da
qui la preoccupazione dei sindacati sulla tenuta del sistema
produttivo in valle e la conseguente richiesta di intervento agli
amministratori locali e non, ufficializzata in un incontro in Comunità
montana avvenuto nelle settimane scorse. Dopo quella sollecitazione i
vertici della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca ha chiesto
ufficialmente un incontro urgente con il vice-presidente della Giunta
regionale Peveraro, per trattare in particolare - si legge su un
comunicato stampa emesso dall'ente - «la
situazione della Omvp di Villar Perosa». La Comunità montana
inoltre chiede il coinvolgimento dei consiglieri regionali, dei
deputati e senatori di zona e dichiara l'intenzione di avanzare una
richiesta di incontro con i ministri Ferrero e Damiano.
Usseaux, è un'opera pubblica: decide il
ministero
L'elettrodotto preoccupa il Comune
Il sindaco: «Non diventi la No kW della Val
Chisone»
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USSEAUX - Nessuno scandalismo, per carità. Il
maxi-elettrodotto da 500.000 volt che dal tunnel di Venaus dovrà
raggiungere Piossasco, non è ancora all'ordine del giorno. Il
tunnel stesso (se si farà) sarà pronto solo tra molti anni,
come del resto tutte le opere legate alla Tav; e poi nel Piano
energetico regionale, della nuova linea di tralicci non c'è
traccia; infine se è vero che i Comuni interessati (tra cui
Usseaux, Fenestrelle e Roure) non ne sapevano nulla, è vero
anche che si tratta solo di uno studio per la Valutazione
ambientale strategica (Vas), non di un progetto vero e proprio.
Ma c'è un però. Anche se lo avessero saputo prima della
pubblicazione su "L'Eco" di due settimane fa, i Comuni
probabilmente avrebbero comunque incontrato qualche problema a
metterci il becco.
Lo studio, pubblicato a maggio sul periodico "L'energia
elettrica" ed eseguito da quattro incaricati di Terna Spa
(Gruppo Enel), individua il percorso più vantaggioso per
l'elettrodotto, calcolando morfologia, costi e un'infinità di
altri parametri. Tiene conto di modelli informatici, quadri
normativi, sopralluoghi. Il percorso dei tralicci passerebbe per
alcune delle aree di maggior pregio dell'alta valle (Parco
Orsiera, Colle delle Finestre e Pian dell'Alpe).
Secondo gli autori, in questa fase si fa ancora in tempo a
correggere le criticità «senza portare i conflitti nella
fase autorizzativa», quando ormai il progetto è troppo
rigido e delineato. Tav docet.
Ad agitare un po' i sonni dei sindaci ci si mette però la
Corte di Cassazione, che con una sentenza del 18 luglio scorso
taglia corto sul ruolo degli enti locali: stabilisce che la
costruzione di un elettrodotto, quale opera di interesse
statale, non è necessario il rilascio del permesso di costruire
da parte del Comune. La sua realizzazione è sottoposta a
proprie regole costruttive. E la compatibilità urbanistica è
rimessa alla valutazione del ministero dei Lavori pubblici
(sopra i 150 kV) o della Regione (sotto i 150 kV). Il nostro è
500 kV. Decide Roma.
«La mia posizione su nuovi tralicci è da sempre netta e
devo purtroppo dichiararmi tra quelli che dicono no», ha
scritto il sindaco di Usseaux nei giorni scorsi in una lettera a
Regione, Provincia e Comunità montana.
Il sindaco non si spiega la nuova linea ipotizzata: «Ma
se proprio il 500 kV deve arrivare a Piossasco, è necessario
posare nuovi tralicci? O non sarebbe meglio potenziare la linea
già esistente del 380 kV che dal Moncenisio arriva a Venaus e
da qui a Piossasco?».
Conclude Sgarbanti: «Spero sinceramente che questa
vicenda non diventi la "No kV" della Val Chisone».
Luca Prot
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Quando le parti s'invertono
Anche casa nostra è terra di missione
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Fino a qualche tempo fa il vocabolo "missione"
limitava il suo significato alla presenza di "missionari"
religiosi in terre lontane, impegnati in primis in attività
di evangelizzazione e, collateralmente, in servizi umanitari
essenziali. Poi, via via, il termine assunse una specificazione
più ampia, racchiudendo altre attività svolte a distanza: gli
interventi militari per la pace, la testimonianza culturale
esportata per evidenziare agli altri le nostre potenzialità
regionali (i testimonial), le attività indirizzate a garantire
servizi primari a popolazioni in difficoltà (le organizzazioni
umanitarie). «Andare in missione» oggi è un modo di
dire per sottolineare la sensibilità verso le problematiche
sanitarie, politiche, religiose, culturali di Paesi che
definiamo "il Terzo" o "il Quarto" mondo: si
va lì per parlare, per convincere, per incoraggiare, per
supportare e spesso con il rischio della propria esistenza.
Generosità del missionario! E fin quando esisteranno miseria e
sottosviluppo la presenza "missionaria", se fatta con
rettitudine e scopi nobili, sarà una potente bombola di
ossigeno, anche in supplenza di chi vi dovrebbe provvedere.
Oggi il termine "missione" suggerisce anche
interpretazioni spazialmente più vicine a noi: la missione è
lontana ma anche vicina. Se dalle nostre parti le immigrazioni
si succedono a ondate massicce, chi può venire in missione da
noi per aiutarci a ridurre le frizioni culturali o i contrasti
violenti? Mentre si dirottano nelle zone povere del mondo
denaro, personale e mezzi di sussistenza, c’è qualche
"missionario" che dal di fuori possa insegnarci come
fare per campare fino a fine mese con la misera pensione o
assicurare alla gioventù maggiori occasioni di lavoro? Mentre
il petrolio sta per strangolare anche gli Stati europei, non si
può pensare che le sette sorelle (il cartello dei prezzi
petroliferi) stiano producendo nelle popolazioni gli stessi
effetti che le mafie impongono in certe regioni? Cosa pensare se
il prezzo dello sviluppo è la contaminazione dei nostri fiumi,
della nostra terra, della stessa atmosfera? E se qualche
"missionario" riuscisse a convincere gli Europei che
la rincorsa ai consumi ci sta svenando e dissanguando?
Sicurezza, lavoro, ambiente, salute: tutti problemi che
sempre hanno impegnato la presenza fattiva dell’Europa fino a
che essi si sono imposti drammaticamente in altri continenti. E
adesso che si ripropongono anche nelle contrade europee?
Varrebbe la pena auspicare un ordine internazionale mondiale,
non però quello ex-sovietico o nazista, che riequilibri
risorse, necessità, consumi. Forse è utopia, ma tra le ipotesi
utopiche e la realtà effettuale ci sono sempre gradini e
sfumature possibili che filtrano attraverso gli effetti
dell’opera educatrice della famiglia, della scuola, delle
Chiese, della buona politica.
Ben vengano da noi, in Italia, preti brasiliani, peruviani,
polacchi: la terra di missione in termini religiosi, oggi la
trovano abbondantemente anche qui. Ben vengano le ricerche delle
università extraeuropee che ci aprono gli occhi sui nostri
sfruttamenti delle risorse energetiche ed ambientali, o sui
limiti formativi ed educativi dei nostri sistemi scolastici. Ben
vangano (naturalmente a precise condizioni) i lavoratori
stranieri che qui da noi svolgono quei lavori che noi europei,
foraggiati da alti livelli di benessere, disdegniamo di
svolgere.
Una folata di vento "missionario" viene anche da
quelle popolazioni africane e asiatiche che chiedono alle
politiche europee di non sottoscrivere convenienti contratti
economici in cambio del silenzio sulle dittature corrotte e
antiumane. La real politic non può anche ridursi a un
enorme inganno a spese dei più indifesi?
Un tempo si "andava in missione", oggi la società
europea ha anch’essa bisogno che qualcuno le venga in
soccorso: è la missione a ritroso, frutto anche della
globalizzazione delle situazioni mondiali che non risparmia
l’economia, il lavoro, la produzione, la salute, la pratica
morale e religiosa, i livelli di cultura. Sotto diversi aspetti
anche casa nostra (compreso il Pinerolese) è diventata terra di
missione.
Se.Buttiero
In Val Chisone dopo la Omvp e la
Manifattura adesso le miniere
Anche la Luzenac è in vendita
La decisione è stata comunicata ai
sindacati dall'ad D'Orazio
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La Luzenac Val Chisone (ex-Talco & Grafite), la
storica società di estrazione di talco che proprio
quest'anno ha celebrato i cento anni di vita, è
ufficialmente in vendita. Dunque quella che fino a ieri era
un'ipotesi oggi è realtà. Lo ha comunicato la settimana
scorsa alle rappresentanze sindacali l'amministratore
delegato Stefano D'Orazio. La Luzenac attualmente fa parte
del gruppo anglo-australiano "Rio Tinto", società
mineraria impegnata in vari settori e che si sta
concentrando soprattutto nella produzione di alluminio e
bauxite. Da noi direttamente contattato, D'Orazio ci ha
confermato la notizia, spiegando che «la Rio Tinto Minerals
ha assunto la decisione di valutare l’opzione di un
disinvestimento del suo business nel ramo del talco, in
quanto il Gruppo non lo considera più funzionale al
conseguimento dei suoi obiettivi strategici». In questi
giorni, secondo fonti giornalistiche, la Rio Tinto sarebbe
al centro di un'importante operazione di fusione con un
altro colosso del settore, la Bhp Billinton, che porterebbe
alla costituzione di una società da oltre 350 miliardi di
dollari, in grado di influenzare pesantemente il mercato
mondiale delle materie prime. Facile quindi comprendere come
le miniere di talco della Val Germanasca rappresentino un
tassello irrilevante di questo grande gioco.
Su tempi e modi della vendita D'Orazio non si sbilancia.
«Al momento non siamo ancora in grado di fornire dettagli
in merito» afferma, assicurando poi: «Nel frattempo la
nostra attività non subisce alcuna variazione: proseguiremo
nello svolgimento del nostro lavoro garantendo ai nostri
clienti la consueta affidabilità e continuità del
servizio».
I sindacati si stanno preoccupando invece di avere
garanzie sul futuro dell'azienda e sull'occupazione. «Come
al solito tutto dipenderà dall'acquirente e dalla sua
volontà di fare investimenti» affermano Enrico Tron della
Cisl e Elena Palumbo della Filcem Cgil. Aggiungono: «A
questo proposito ci preoccupa la notizia che si starebbe
raggiungendo un accordo per la vendita alla società
italiana Imi delle miniere della Luzenac in Sardegna, noi
pensiamo che per garantire un futuro all'azienda questa
debba essere venduta in blocco». L'amministratore delegato
su questo tema conferma che «si stanno valutando diverse
opzioni al fine di raggiungere la miglior soluzione per
tutti, dai clienti a tutte le persone impiegate e al
territorio».
Alberto Maranetto |
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In strada Vecchia di Buriasco e al
Villaggio S. Giacomo di Riva
Pinerolo: localizzate le aree per 90
alloggi popolari
Altri 68 saranno destinati alle Forze
dell'ordine - Deciderà la Conferenza dei servizi
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Dell'ingestibilità di un Consiglio dove ognuno, ormai,
viaggia per conto suo, ne parliamo a parte ed anche delle
sceneggiate che hanno trascinato l'approvazione della delibera
alle 3,30 di venerdì 16.
Alla fine ha ottenuto l'ok la dichiarazione d'intenti che
localizza, nei pressi del Villaggio S. Giacomo a Riva (il
terreno appartiene alla Casa dell'anziano) ed in via Vecchia di
Buriasco (qui il proprietario è un artigiano-agricoltore) 158
alloggi originariamente da assegnare alle Forze dell'ordine,
nell'ambito del programma straordinario di edilizia residenziale
dettato dalla legge 203.
Piegarlo alle esigenze (anche) di un'emergenza abitativa
sempre più pesante è l'obiettivo dell'assessore Canal. Ama
ripeterlo: «Una casa per tutti è una battaglia di civiltà»
ed ha ragione. Da qui l'escamotage di destinarne 90 a
famiglie cosiddette deboli, sulla base del bando che metterà in
fila le aventi diritto. I funzionari stanno esaminando le
domande: «Ne sono pervenute 279 - spiega l'assessore -. Presto
ufficializzeremo la graduatoria».
Dire che le prime 90 saranno accontentate è prematuro. Se
era essenziale fissare, o meglio proporre, la localizzazione,
toccherà infatti alla Conferenza dei servizi che coinvolgerà
Regione, Provincia, Prefettura e Comune di Pinerolo entrare nel
merito. «Il cerino è in mano a loro» considera,
intendendo per "loro" il peso determinante degli enti
pubblici superiori rispetto a quello della Giunta. Che ci spera,
avendo fatto i suoi passi, ma non per questo accorda valenze
risolutive ad un via libera del Consiglio che è e resta «una
prima tappa, seppur importante» ha detto Covato. L'ultima
parola spetterà al ministero delle Infrastrutture che ha
lanciato il bando, riscontrato da un'associazione di cooperative
capeggiate dalla Torino 2000.
«Proponiamo - spiega Canal - che quei 90
appartamenti, è presto per dire se tramite il Comune o l'Atc,
siano sottratti al libero mercato ed acquisiti nel patrimonio
dell'edilizia popolare pubblica». Concedendo in cambio a
chi li costruirà un'ulteriore cubatura a destinazione
commerciale-terziaria, di nuovo collocabile nei pressi di via
Vecchia di Buriasco.
Mirko Maggia
Lunedì 19 in Commissione ambiente
ascoltato anche Foietta dell'Ato-R
Discarica di Buriasco: tecnici e
comitato convincenti
Marco Bellion: «Confronto positivo.
Le valutazioni sui terreni agricoli vanno rispettate»
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BURIASCO - La battaglia contro la realizzazione della
nuova discarica a Buriasco sta vivendo giorni decisivi.
Gli amministratori di Buriasco e il Comitato contro la
discarica sono mobilitati su più fronti. Sabato 17 si è
svolta la marcia dimostrativa di protesta da Buriasco a
Pinerolo: circa 200 persone, con in testa il sindaco
Romano Armando, i consiglieri Allasino, Galfione e Lion,
il Comitato quasi al completo, tanta popolazione, bambini
compresi e un gregge di pecore che ha
"caratterizzato" il corteo e il percorso.
Manifestazione pacifica e ordinata, servizio d'ordine di
Carabinieri e Vigili che hanno ridotto al minimo il
disagio agli automobilisti lungo la Provinciale e sulla
rotonda di ingresso a Pinerolo. Il corteo, raggiunto il
rotondone (Bianciotto) a Pinerolo, è proseguito in
piazzale Garetto-via Poirino, dove si è fermato per il
pranzo mentre un gruppo di manifestanti raggiungeva
l'incrocio con via Bignone per distribuire manifestini.
Lunedì 19 un pullman e molte auto hanno preso la
strada di Torino, destinazione palazzo della Regione, per
dare "supporto", al Comitato e ai tecnici del
Comune impegnati in una doppia audizione presso le
Commissioni di agricoltura e ambiente, presiedute dal
consigliere regionale Marco Bellion, a illustrare e
documentare le motivazioni della contestazione alla scelta
del sito.
Il sindaco Romano Armando è uscito dall'incontro
piuttosto soddisfatto, certamente più che dalla
precedente esperienza in Provincia: «Abbiamo
riscontrato, da parte delle Commissioni, un notevole
interesse alle nostre contestazioni e valutazioni; hanno
ascoltato con attenzione le motivazioni documentate e
oggettive del nostro no alla discarica, posto domande
concrete e mirate. Siamo fiduciosi, perché la legge e il
buon senso sono dalla nostra parte».
Sembra che da parte della Commissione sia stata anche
avanzata, verso il Comune di Buriasco, una richiesta di
disponibilità a rimettersi eventualmente "in
gioco" con siti alternativi e parametri di
valutazione modificati. «È proprio quello che
chiediamo - prosegue Armando -, con parametri che
tengano in giusta considerazione territorio e terreni
Buriasco non ha nulla da temere».
Le Commissioni hanno quindi ascoltato, a porte chiuse,
anche il presidente dell'Ato-R Foietta e l'assessore
all'Ambiente Massaglia. Sugli sviluppi di questo incontro
il presidente delle Commissioni Marco Bellion ha
dichiarato: «L'architetto Foietta ha illustrato la
situazione generale della raccolta e smaltimento rifiuti
nel territorio pinerolese. La situazione indubbiamente è
critica e richiede la realizzazione inderogabile della
nuova discarica. Non ha voluto entrare nel merito alle
contestazioni e ai contrastanti studi e verifiche,
presentate dal Comitato del no e dal Comune di Buriasco,
riservandosi di controbatterle in una seduta successiva».
La domanda su uno dei punti più contestati di tutto lo
studio di fattibilità dell'Ato, e cioè «Perché sono
stati presi in considerazione e scelti terreni agricoli di
prima qualità?» a Foietta, però, risulta che sia
stata fatta. Bellion conferma: «Sì, Foietta ha
risposto che gli studi di valutazione sono stati
effettuati su cartografie nuove, che prevedono
prossimamente il declassamento di buona parte dei terreni
di prima classe presi in considerazione a seconda classe».
Una risposta sconcertante, sembra prontamente stoppata
dall'assessore all'Agricoltura Taricco, che ha ribadito
che le cartografie che fanno fede sono quelle esistenti e
non quelle che verranno.
Sempre Bellion conferma che Foietta ha anche
manifestato la disponibilità dell'Ato-R a riesaminare il
problema nel caso in cui «emergessero proposte
alternative valide e concrete».
In chiusura Marco Bellion esprime un suo parere
personale sulle audizioni: «Si è trattato di un
confronto certamente positivo e costruttivo: i
rappresentanti di Buriasco hanno presentato argomentazioni
molto valide, le Commissioni sono certo che hanno compreso
l'importanza di queste argomentazioni, dall’Ato
aspettiamo che documenti le sue entrando nel merito delle
contestazioni presentate. Senza voler invadere i campi,
però, ritengo che la valutazione del terreno agricolo sia
uno dei parametri non sufficientemente tenuto in
considerazione e che se ci sono leggi regionali e
provinciali a tutela del territorio vanno rispettate».
Prossima tappa giovedì 22. In seno al Consorzio Acea
Foietta sarà nuovamente chiamato a giustificare la sua
scelta e ribattere le contestazioni di Buriasco.
E. Avico
Acquisto consapevole
a Pinerolo
È stato presentato
ufficialmente lunedì scorso il nuovo progetto del Comune
di Pinerolo "Collettivo è bello". Un'iniziativa
predisposta dalla Provincia con il Movimento consumatori
nell’ambito del programma di prevenzione alla
vulnerabilità sociale "Fragili orizzonti", «avviato
dalla Provincia nel 2005 per dare una risposta alle
crescenti difficoltà economiche della popolazione e ai
fenomeni di solitudine», ha spiegato l'assessore
provinciale alla Solidarietà sociale Salvatore Rao.
Il progetto, che
viene attuato a Pinerolo in collaborazione con
l’assessorato alle Politiche sociali e si inserisce
nelle attività del contratto di quartiere ex-Foro Boario,
intende sperimentare e organizzare la costituzione e la
diffusione di forme di acquisto collettivo di prodotti
alimentari locali (biologici e non biologici) in un
circuito di filiera corta, direttamente dal produttore al
consumatore. Il fine è quello di risparmiare aumentando
il livello della qualità, avvicinando i consumatori
finali ai produttori. «Si
tratta di un ritorno ad abitudini appartenenti alle
generazioni del passato, che consumavano prodotti del
territorio risparmiando così le spese di trasporto -
ha commentato Alessandro Mustaccio, presidente Movimento
consumatori -.
Inoltre, la costituzione di un gruppo di acquisto
collettivo permette di fare ordini comuni e quindi
accedere a prezzi più competitivi». Già introdotto
un mese fa a Piossasco e in alcuni quartieri di Torino,
"Collettivo è bello" sarà gestito da un
facilitatore a cui chiunque potrà rivolgersi il lunedì
(ore 15-17) e il mercoledì (orario 12-14 e 18-20) in via
Bignone 40.
Di fronte a un numero
crescente di persone in carico ai servizi, con un sistema welfare
che ha bisogno di essere innovato, sostenere un consumo
responsabile diventa un'azione preventiva prima che la
vulnerabilità sociale sfoci nella povertà. La pensano
così il sindaco Covato, che auspica che l'acquisto
collettivo diventi «un
modo di vivere e approcciarsi per il futuro», e
l'assessore Canal, che già pensa all'apertura di un
secondo sportello «tra
Piscina e Airasca».
Daria Capitani
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da Riforma
23-11-07
Che
volto avrà la mega-asl?
Davide
Rosso
Una «mega-Asl» da oltre 4.000 dipendenti che gestirà 800 milioni
di euro di bilancio servendo, con i suoi 7 presidi ospedalieri e 8
distretti sanitari, più di 500.000 abitanti (il 12% della popolazione
regionale). L’attesa nel Pinerolese per l’avvio della grande Asl,
che nascerà il 1º gennaio dall’accorpamento della Asl 10
(Pinerolo) e della Asl 5 (Collegno), non si sa se sia più un
atteggiamento di «preoccupazione» o di «curiosità». Da un po’
sul sito dell’Asl 10 è consultabile il Piano strategico di
riqualificazione dell’assistenza e di riequilibrio economico
finanziario 2008-2010. Pagine di Piano (più di 150) che presentano la
situazione di partenza e alcune novità, per esempio i cosidetti posti
letto «di degenza territoriale» a Torre Pellice e Pomaretto «in cui
accogliere pazienti affetti da condizioni morbose che con difficoltà
possono essere curati a domicilio, ma che non richiedono nemmeno un
ricovero ospedaliero in senso stretto», o l’idea di incrementare
l’assistenza territoriale.
L’introduzione al Piano parla di una sua redazione «significativamente
condizionata dal fatto che l’accorpamento delle Asl è stato
previsto solo recentemente» (prima si ipotizzava una diversa
aggregazione, l’Asl 5 di Collegno con l’Asl 6 di Ciriè e l’Asl
10 di Pinerolo con l’Asl 8 di Chieri, ndr). «La nomina dello stesso
direttore generale (avvenuta il 19 febbraio) ha consentito di avviare
solo dal mese di marzo, nei vari settori di attività, un percorso di
conoscenza e di collaborazione tra le due Aziende, propedeutico alla
riorganizzazione dei processi assistenziali e alla revisione della
struttura organizzativa e delle dotazioni organiche, che potranno
essere compiutamente definite nell’anno 2008». Cioè la «mega-Asl»
sicuramente parte «ma dobbiamo darle tempo di organizzarsi». E sia.
La curiosità comunque resta, e forse più ancora le «incertezze».
Fra i dipendenti dell’Asl 10 per esempio, a quanto ci è dato
sapere, l’incertezza è data dal «bisogno» di conoscere dove sarà
prossimamente la loro sede di lavoro (avere ufficio a Pinerolo è
diverso, per un residente alle Valli, dall’averlo a Collegno o a
Rivoli). Qua e là c’è qualcuno che sottolinea che, se l’ipotesi
unificazione con Chieri sembrava sbagliata, l’idea di spingere per
avere un’unica Asl con Collegno e Rivoli non è poi stata così
appropriata, viste tra l’altro le difficoltà di collegamento fra le
due aree, oltretutto così differenti fra loro.
Quel che è stato, però, è stato. Ora occorre guardare avanti
lavorando sui distretti e l’intenzione sembra esserci, visto che si
legge che «un ulteriore impulso sarà dato ai Distretti potenziando
le funzioni di committenza e tutela attribuendo alle direzioni
distrettuali un ambito di impegno e di sviluppo nella concertazione
con le comunità locali…». Insomma stiamo ad aspettare gli
sviluppi.
Le
sfumature del turismo religioso
Forse
alla base del movimento c'era l'idea del pellegrinaggio. In ogni caso
l'impostazione protestante, più che al luogo, pone attenzione a ciò
che si fa. Il caso del Glorioso Rimpatrio
Ines
Pontet
Una trentina di persone fra addette ai lavori e interessate, si sono
riunite sabato 17 novembre nella sala attigua al tempio valdese di
Pinerolo convocate dal Coordinamento musei e luoghi storici valdesi
intorno al tema del turismo religioso. Il titolo conteneva il punto
interrogativo finale, a indicare la volontà di indagare il significato
del termine e ciò che diverse sensibilità confessionali intendono con
quello stesso termine.
L’introduzione è stata curata dal pastore di Pinerolo e presidente
del Centro culturale valdese di Torre Pellice Paolo Ribet. In seguito
don Gianluca Popolla, parroco e direttore del Museo diocesano di Susa,
è stato chiamato a intervenire sulla concezione cattolica di
pellegrinaggio, mentre al pastore Giorgio Tourn, presidente del
Coordinamento musei e luoghi storici, toccava delineare il punto di
vista protestante.
Don Popolla ha definito l’arte sacra un simbolo della fedeltà di Dio
nella promessa della realizzazione dell’alleanza. «Ma un santuario,
da simbolo dell’alleanza di Dio con gli uomini, può essere distorto
nella rappresentazione di qualcos’altro, per il bisogno umano di
vedere e di toccare». Attraverso i secoli, dalla conversione di popoli
che apportano altri elementi nella religiosità cristiana, o dalla lenta
trasformazione dei percorsi di assoluzione dai peccati (penitenze), si
arriva verso il XIV secolo al percorso devozionale che parte da una
richiesta o da un ringraziamento (voto). Più tardi si affermano i primi
trasporti di un oggetto sulla cima dei monti più alti e l’origine dei
«Sacri monti». Il pellegrinaggio diventa alternativo a Gerusalemme.
Don Popolla ha concluso con un passo biblico su cui si pone l’accento
da un certo momento in poi, il capitolo 4 di Giovanni, che si conclude
con le parole: «… adoreranno Dio in Spirito e Verità»; non è più
importante il luogo: Dio viene ricercato nella solitudine e nel silenzio
interiore (monachesimo). Infine il «tempo» e l’uso che ne viene
fatto è l’altro elemento fondante di un percorso interiore alla
ricerca di Dio.
Giorgio Tourn ha preso spunto da una raccolta della Mondadori intitolato
I luoghi dello Spirito per far notare che il protestantesimo non ha
avuto spazio al suo interno. Ciò è dovuto, secondo Tourn, al fatto
inequivocabile che i protestanti, e dunque anche i valdesi, non hanno
luoghi sacri, né pellegrinaggi, né monachesimo. Che cos’è un luogo
sacro per un protestante? Il passo fondante in questo caso può essere
ritenuto quello del profeta Elia nel deserto. Elia non trova Dio dove
egli lo cerca, ma emblematicamente nel momento in cui Dio lo rimanda «indietro»,
alla sua vita e a ciò che stava facendo. Per i protestanti è
importante ciò che si fa. Da questo deriva che i propri luoghi di
memoria sono luoghi in cui si ricorda un avvenimento, un fatto storico,
e ci si confronta sulla corrispondenza fra «quel» momento e la «propria»
vita.
Dopo i due interventi introduttivi si è dato inizio al dibattito, che
ha anticipato attraverso una serie di brevi interventi il tema del
pomeriggio: il percorso del «Glorioso rimpatrio dei valdesi» dalla
Svizzera a Bobbio Pellice. L’interesse suscitato dal Rimpatrio degli
esuli valdesi nel 1689 è sfociato recentemente in una guida
dell’editore Terre di Mezzo, che ha pubblicato l’itinerario
corredandolo di fotografie, di dettagliate informazioni e di una ricca
introduzione storica*. Gli interrogativi sollevati sono stati dunque sul
come considerare questo percorso: un vero e proprio pellegrinaggio o
qualcosa di diverso?
Nel pomeriggio – dopo la presentazione da parte del consigliere
regionale Marco Bellion della legge sul turismo religioso – paiono
aver dato, da persone esterne, una loro personale risposta gli autori
della guida, Riccardo Carnovalini e Roberta Ferraris: il Glorioso
Rimpatrio si caratterizza rispetto ad altri cammini di pellegrinaggio e
anche rispetto ad altri itinerari turistici, in quanto «viaggio verso
la libertà»; si tratta di una «lettura del territorio come esercizio
intellettuale»; l’aspetto interessante è quello della resistenza dei
più deboli nei confronti del potere in nome della libertà di
coscienza. Senza il desiderio di comprensione degli avvenimenti storici
ripercorrere quei sentieri diventerebbe unicamente una dura prova
fisica.
La questione resta aperta, come esplicita Giorgio Tourn in una
riflessione più avanti nel giornale (si veda pagina 13 di questo stesso
numero de L’eco delle valli valdesi-Riforma). Una delle domande è
stata «che cosa cerca un luterano tedesco venendo in visita alle valli
valdesi?». Forse i valdesi fanno eccezione nel panorama protestante? Se
non si ama in ambito protestante parlare di «sacro», quantomeno si
dovrà ancora riflettere sulla valenza che questi luoghi di memoria che
ci si trova a gestire hanno per noi abitanti delle Valli e per quelle
migliaia di persone che ogni anno vengono in visita: si tratta di
turismo culturale o religioso?
* Riccardo Carnovalini, Roberta Ferraris, Il Glorioso Rimpatrio. 20
giorni a piedi tra Francia e Piemonte ripercorrendo le tappe del ritorno
dei valdesi dall’esilio. Milano, Terre di Mezzo Editore, 2007.
Libri
in «corpo 16» per i lettori anziani
La
Fondazione Crt e un'iniziativa delle biblioteche valligiane
Davide
Rosso
Sono 426 i libri «Corpo 16» acquistati della Comunità montana
Valli Chisone e Germanasca e già negli scafali delle biblioteche
valligiane. «Si tratta – spiegano alla Comunità – di un progetto
indirizzato a chi possiede difficoltà visive (corpo 16 perché i
caratteri con cui sono stampati i libri sono più grandi del normale,
ndr) e rientra in un finanziamento del 2006 della Fondazione Crt che
conteneva diverse iniziative a favore degli anziani, tra cui appunto
Corpo 16 per i quali sono stati destinati oltre 30.000 euro». La
Comunità montana, dopo aver ricevuto il finanziamento, ha provveduto
all’acquisto dei libri e all’attivazione di diverse altre iniziative
che si muovono nella stessa linea.
In collaborazione con Assemblea teatro partiranno nei prossimi giorni
delle serate di promozione dei libri «corpo 16» dal titolo «Tre
biblioteche invitano a leggere “grande”». Le serate si terranno a
Perosa Argentina, Pinasca e Villar Perosa. «Un’insolita lista di
libri – dicono ad Assemblea teatro – dotata di un’impaginazione
segnata dall’uso di caratteri grandi. Gli autori scelti per questo
primo ciclo sono Alessandro Perissinotto, Stefano Benni e Bruno
Gambarotta. Insieme ai loro testi, sul palco, la presenza di Alessandro
Perissinotto, poi la voce di Gisella Bein e infine quella delle
“anziane” e poco vedenti Sorelle Censa e Palma, in arte Suburbe,
sempre accompagnate dalle presentazioni di Renzo Sicco».
Le date delle serate sono: martedì 27 novembre, ore 21 a Perosa
Argentina, sala del Consiglio comunale, quando Alessandro Perissinotto,
con la conduzione di Renzo Sicco, presenterà il libro L’anno che
uccisero Rosetta. Martedì 4 dicembre le serate si sposteranno al salone
polivalente di Pinasca dove alle 21 Gisella Bein leggerà Stefano Benni
(saranno presenti gli editori Enzo Bartolone e Federico Alfonsetti), il
libro è Baol. L’ultima serata poi sarà quella di martedì 11
dicembre, quando a Villar Perosa al teatro Una Finestra sulle Valli,
alle 21 Le Sorelle Suburbe leggeranno il libro Lungo Dora Napoli di
Bruno Gambarotta.
Tra le altre iniziative legate a Corpo 16 in val Chisone e Germanasca
segnaliamo «Opac», attraverso la quale le biblioteche delle valli
prossimamente riusciranno ad avere «in rete» il proprio schedario. «Il
lavoro di caricamento dei dati – dicono alla Comunità montana – è
ancora in corso: pertanto al momento sul sito www.leggoevolo.it sono
visibili solamente le biblioteche che hanno terminato il lavoro». È
comunque già un primo passo, tra l’altro sono già stati caricati
tutti i libri della biblioteca di Villar Perosa, la più grande della
valle, e presto il lavoro poi sarà terminato.
seconda
settimana
AUDIO/ Lettera a un
prete, Don Milani - di Claudio Canal, con Silvia Genta e Umberto
Pelassa - Circolo Arci 'Fare nait'-Torre Pellice 9-11-07- (42' -38 Mb)- mp3
Locandina pdf
Manifestazione
a Genova il 17 novembre - come ci si
prepara nel pinerolese
dall'Eco
del Chisone 14-11-07
Arrivano i
tagli della Bresso ai costi della politica
Anticipazioni sulla grande
Asl
La sanità che verrà
|
| Conta 570.000 abitanti, 4.000 dipendenti,
872 posti letto e 800 milioni di euro di bilancio: è la nuova
mega Azienda sanitaria To 3, che dal 1º gennaio 2008 prenderà
forma dall'accorpamento dell'Asl 10 di Pinerolo e dall'Asl 5 di
Collegno. Lunedì 12 il direttore delle due Aziende, Giorgio
Rabino, ha presentato a Pinerolo la bozza di Piano di
riqualificazione dell'assistenza e di riequilibrio economico della
mega Azienda per gli anni 2008-2010. Tra le novità più evidenti:
alcuni posti letto "di comunità" a Torre Pellice e
Pomaretto dati in convenzione ai medici di Medicina generale;
l'attivazione di numerosi Gruppi di Cure Primarie e l'incremento
dell'assistenza territoriale.
Pag. 5
|
Via Lattea, a giorni
l'affidamento di cinque impianti cruciali
Funivia Pragelato-Sestriere: chi paga?
La "Vai e vieni" ha costi
importanti ma registra pochi passaggi
|
| PRAGELATO - La funivia
Pragelato-Sestriere costa troppo. E nessuno vuole pagare. Di
sicuro non dovrà farlo la Sestrieres Spa, che ha partecipato
al bando per la sua gestione insieme ad altri quattro impianti
di arroccamento della Via Lattea di proprietà della Regione.
Quello che da Pattemouche sale all'Anfiteatro, invece,
appartiene ai due Comuni come tutte le opere connesse alle
Olimpiadi di Torino 2006.
Le buste potrebbero essere aperte questa settimana. «Io
ho fatto un'offerta che ritengo valida - conferma il
presidente della Sestrieres Giovanni Brasso -. E la Regione
ha concepito un bando plausibile». Che non comprende la
manutenzione straordinaria e la revisione generale: «Altrimenti
non avrei partecipato».
"Manutenzione straordinaria" vuol dire mediamente
tra l'1,2 e l'1,5 per cento all'anno del valore dell'impianto.
All'inizio poco o niente, ma col passare degli anni la cifra
lievita. Diciamo una media sui 150mila euro all'anno, visto
che il finanziamento era di 10,3 milioni di euro. Ed è una
spesa a carico del concedente. Cioè dei Comuni?
In realtà il Comune di Sestriere aveva delegato la
funzione di stazione appaltante a Pragelato, precisando
nell'accordo che di spese non voleva saperne. Pragelato ha poi
delegato ulteriormente alla Regione perché inserisse la
funivia nel bando che si sta per chiudere. Era probabilmente
l'unico modo per trovarle un gestore.
Il bando parte da un canone di 90mila euro l'anno oltre Iva
e comprende anche le due sciovie del Fraiteve (cruciali per il
comprensorio), la seggiovia skilodge Le Sellette e la
Telecabina Sestriere Fraiteve. Quest'ultima è un impianto
analogo a quello pragelatese. L'anno scorso le cifre ufficiali
registrano 180.296 passaggi, più di 10 volte i 17.605
registrati sul primo. Nettamente superiori anche le sciovie
del Fraiteve (233.741 passaggi) e la Sellette (222.367).
Quindi la bifune "Vai e vieni"
Pragelato-Sestriere al momento produce pochi ricavi. E in
prospettiva costa molto. E se a pagare non saranno i Comuni
(nemmeno per Pragelato sarebbe una spesa facilmente
sostenibile) e neppure la società degli impianti, resta solo
la Regione: «I Comuni non dovrebbero preoccuparsi tanto
- commenta Brasso - alla fine tutto entrerà nel Parco
olimpico come bob e trampolini. Si farà sistema». In
quel caso se il sistema non facesse utili, le manutenzioni le
pagherebbero i contribuenti per i prossimi 40 anni, visto che
l'affidamento scadrà nel 2046.
«Ho chiesto e ottenuto un bando lungo - precisa
Brasso - perché devo ridisegnare il vallone del Fraiteve.
Altrimenti non spendo sei o sette milioni per una nuova
sciovia sul Colò». Nei piani della Sestrieres il
Fraiteve sarà «la stella» del comprensorio. Si
tratterà di «facilitare il collegamento da Salice a S.
Sicario anche senza neve». E ridisegnato il vallone, tra
qualche anno, forse un paio, «l'ovovia che parte da
Borgata e il Rio Nero potranno essere smantellati».
A proposito di riduzione degli impianti. Uno sciatore
abbonato, ha chiesto per iscritto se si possa parlare ancora
di un comprensorio di 40 chilometri di piste «oggi che gli
impianti sono diminuiti da oltre cento a circa 50». Lamenta
troppe chiusure a fronte di uno stagionale molto più alto che
a Monginevro.
Brasso non accetta il paragone e replica: «Gli impianti
non sono mai stati cento, ma al massimo una settantina, e due
che vanno nello stesso posto non hanno senso». Definisce
alcune scelte del passato «molto particolari». Lo è
stata anche quella di Pragelato? «Diciamo che poteva
benissimo non essere fatta».
Sull'esito della gara, Brasso prevede «che non
dovrebbero esserci problemi». Ed è ottimista anche sulla
campagna abbonamenti: «Prevediamo almeno il 10 per cento
in più dell'anno scorso».
Luca Prot
|
Proposta dell'on. Giorgio
Merlo
Regole e "rave party"
Autorizzazioni di questore e Comune
|
| Rave party, manifestazione musicale
molto spesso illegale e non normata dalla legge italiana che
Pinerolo conosce per i raduni d’agosto a Baudenasca. Alla
carenza legislativa per contenere questa moda devastando e
inquinando il territorio, ha pensato l’on. Giorgio Merlo (Pd)
presentando alla Camera una proposta di legge per
regolamentare i raduni a carattere musicale organizzati in
spazi aperti o chiusi ai quali partecipano più di 250
persone.
«In Francia è stato varato un decreto che vieta
l’organizzazione di rave senza l’autorizzazione dei
prefetti locali. Anche in Italia s’è fatta numerosa la
schiera di coloro che chiedono un’analoga legislazione»,
spiega l’on. Merlo, aggiungendo che la sua proposta «intende
disciplinare un fenomeno che non può più essere lasciato
alla pura casualità ed improvvisazione generando
preoccupazione nelle popolazioni locali».
La proposta di Merlo prevede che i "rave party"
siano autorizzati dal questore su richiesta presentata almeno
trenta giorni prima con allegata l’autorizzazione scritta
concessa dal proprietario dei terreni o dei locali. Gli
organizzatori dovranno garantire la presenza di un presidio
medico di primo soccorso, un servizio antincendio, fornitura
di acqua potabile, condizioni igieniche e pulizia del luogo
con la raccolta rifiuti a loro carico.
Ezio Marchisio
|
Con le nuove norme
Lavoratori in nero controlli più
severi
|
| Si fanno sempre più pressanti e
puntuali i controlli e le verifiche, da parte del personale
ispettivo del ministero del Lavoro e della previdenza sociale,
volti a contrastare il fenomeno del lavoro sommerso ed
irregolare nel settore dell'edilizia.
Con il decreto legge 223 dello scorso anno e con gli
adeguamenti successivi, infatti, sono diventate operative una
serie di misure volte a contrastare, da un lato, il lavoro
nero, principalmente nel settore dell'edilizia e in
agricoltura, ed a promuovere, dall'altro, la sicurezza sui
luoghi di lavoro e la tutela della salute dei lavoratori.
Oltre ad una serie di misure diventate operative subito,
fin dall'agosto 2006, come la comunicazione anticipata delle
assunzioni da parte dei datori di lavoro del settore edile,
l'applicazione di una maxi sanzione per l'utilizzo di
lavoratori "in nero", non risultanti dalle scritture
obbligatorie (composta, per ogni lavoratore non regolare
impiegato, da una sanzione fissa compresa tra 1.500 e 12.000
euro, oltre ai contributi non versati, con un minimo di 3.000
euro, e ad una parte variabile di 150 euro per ogni giornata
di lavoro effettivo svolto) e il riconoscimento della
riduzione contributiva ai soli datori di lavoro in regola con
i versamenti, ci sono state altre misure diventate operative
in seguito e che hanno modificato radicalmente il concetto di
lavoro nell'edilizia.
In particolare si ricordano due misure molto importanti
soggette a severe sanzioni: l'obbligo di munire ogni
lavoratore, anche se autonomo, di una tessera di
riconoscimento che deve essere esposta in maniera ben visibile
e che può essere sostituita, soltanto in alcuni casi,
dall'annotazione in appositi registri, e la responsabilità
solidale in materia di subappalto, con il regime sanzionatorio
a carico del committente che paga all'appaltatore il
corrispettivo dei lavori senza verificare che i pagamenti di
contributi, premi e ritenute siano stati assolti regolarmente.
Severi i controlli dell'Amministrazione e degli ispettori,
con sanzioni dirette, quali la sospensione, immediatamente
esecutiva, dei lavori nell'ambito dei cantieri edili, e con
sanzioni indirette, come l'emissione di un provvedimento
interdittivo alla contrattazione con la Pubblica
amministrazione ed alla partecipazione di gare pubbliche.
Giancarlo Percivati
|
Tra sindacati e proprietà,
per due anni
Zf-Sachs, accordo raggiunto su 60 in
cassa integrazione
|
| Accordo raggiunto tra Zf Sachs ed
organizzazioni sindacali sulla cassa integrazione guadagni
straordinaria per riorganizzazione. Secondo il documento
concordato della sede del'Amma, a Torino (assenti i
rappresentanti del sindaco Alp ai quali non è stato
consentito di partecipare in base ai noti regolamenti sulle
rappresentanze sindacali), il provvedimento riguarderà
mediamente sessanta operai dei circa 198 attualmente in forze
nell'azienda, per un periodo di 24 mesi a partire dal 19 di
questo mese. «L'accordo ci sembra soddisfacente perché
prevede la rotazione del personale, che in linea di massima
non dovrebbe stare in cassa integrazione per più di due
settimane al mese, e alcuni accorgimenti che permettono di non
penalizzare troppo i lavoratori» concordano i
rappresentanti sindacali.
L'accordo prevede tra l'altro il blocco del turn-over, le
dimissioni incentivate, mobilità per i dipendenti in
prossimità della pensione. Al termine dei due anni l'azienda,
grazie a investimenti per quasi quattro milioni di euro,
dovrebbe essere in grado di attivare le attese linee di
produzione di ammortizzatori per moto.
A.M.
|
Un gruppo di studenti
curerà un notiziario per gli immigrati
"L'Eco" diventa multilingue
Da gennaio in romeno, albanese, cinese,
arabo e spagnolo
|
|
PINEROLO - Sta per partire dalle pagine di questo giornale
e dai microfoni di Radio Beckwith un notiziario molto
speciale, in cinque lingue (più l'italiano), redatto da un
gruppo di studenti stranieri che frequentano le scuole
superiori del Pinerolese. "Notiziario multilingue"
è il titolo del progetto - finanziato dalla Compagnia di San
Paolo - che si prefigge come obiettivo l'integrazione delle
principali comunità straniere del Pinerolese, mettendole al
corrente di eventi, diritti e doveri che le riguardano.
Frutto dell'impegno dell'associazione Cuamm-Medici con
l'Africa come capofila, e di tutti gli enti e le associazioni
che fanno parte del Tavolo d'immigrazione di Pinerolo, il
progetto sta diventando realtà. Quindici ragazzi di età
compresa tra i 17 e i 24 anni, appartenenti a sei diverse
nazionalità (italiana, rumena, araba, spagnola, albanese e
cinese) vestiranno i panni di corrispondenti per le rispettive
comunità. Coordinati da alcuni insegnanti, scriveranno ognuno
nella propria lingua notizie relative a eventi culturali e
sportivi, scadenze fiscali, scolastiche e burocratiche e
informazioni sui servizi presenti sul territorio.
Le notizie saranno diffuse a partire dal mese di gennaio da
"L'Eco Mese" e "L'Eco del Chisone", oltre
che da una trasmissione a cadenza settimanale in onda su Radio
Beckwith.
Un incontro tra culture attraverso la mescolanza dei
linguaggi, un'opportunità per tutti i lettori stranieri che
potranno trovare in unico spazio tanti servizi utili ma anche
una finestra sul proprio mondo. Un'occasione di crescita per
gli studenti, perché davvero l'integrazione nasce e germoglia
sui banchi di scuola.
Daria Capitani
|
da Riforma
16-11-07
vedi
Riforma 44_a-pdf

vedi
Riforma 44_b pdf
vedi
Riforma 44_c -pdf


vedi
Riforma 44_d -pdf
| Un
mese come un operaio
|
|
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Si può conciliare l’etica del lavoro con il profitto?
Viviamo in un Paese con salari tra i più bassi in Europa
(salvo categorie privilegiate) e il costo della vita tra i
più alti
Alberto Corsani
Gli anni 80 volgevano al termine quando la Fiat si
lanciò l’idea della «qualità totale»: per venire
incontro alle richieste sempre più personalizzate dei
clienti, si richiedeva fra l’altro ai dipendenti di
indicare suggerimenti e possibili migliorie, per meglio
qualificare le auto che sarebbero uscite dagli
stabilimenti. Era un’innovazione di cui si faceva
promotrice la più grande azienda italiana, che
produceva auto di fascia alta ma soprattutto quelle di
largo consumo, destinate alla famiglia o alla
quotidianità. Oggi quel modello è tramontato, e
l’Italia si giova piuttosto dei prodotti di elevata
qualità delle piccole e medie aziende.
Ora, le imprese devono fare i conti con la vita concreta
di chi sta loro intorno (maestranze, fornitori e
distributori) e, in generale, al tessuto sociale del
territorio su cui si trovano. Primi interlocutori,
ovviamente, i dipendenti. Ha fatto spicco, a questo
proposito, quello che alcuni hanno visto come un gesto
eclatante, e altri come strategia rivoluzionaria,
compiuto da Enzo Rossi, un industriale della pasta. Il
sig. Rossi è titolare dell’azienda La Campofilone,
nel paese omonimo (provincia di Ascoli Piceno, 1885
abitanti, una zona rigogliosa come molte di quelle che
insistono fra Marche e Abruzzo), che produce dal 1912
una pasta all’uovo rinomata sul mercato
internazionale. Il suo «gesto eclatante» in realtà si
compone di due momenti.
Primo atto: provare a vivere un mese (lui, la moglie, le
due figlie) con lo stipendio di un operaio più quello
della signora, che lavora nella stessa. A disposizione:
2000 euro. Risultato: tenendo conto delle spese che
normalmente si devono affrontare e dei costi consueti di
mutui, assicurazioni, utenze… la vita è risultata
sostenibile solo per 20 giorni. Il problema è noto:
l’inflazione reale cresce più del potere
d’acquisto, e i conti in tasca alle massaie o ai padri
di famiglia non tornano più.
«Nella famiglia in cui sono cresciuto ero stato
abituato alla sobrietà – ci dice Rossi al
telefono – ma ora la vita presenta altri modelli.
Anche di fronte alle mie figlie, ho voluto fare una
prova, proviamo a vivere con un reddito ridotto, e
vediamo che cosa significa dire: questo lo possiamo
fare, questo no. Bisogna proprio provare di persona.
Quando al 20 del mese ci siamo trovati bloccati, abbiamo
capito tutti e quattro. Ma il passo successivo è stato
questo: se io, con la mia famiglia, non posso reggere
questo scarto tra costo della vita e salario, come
possono reggerlo i miei dipendenti?».
Ed eccoci quindi al secondo atto: l’imprenditore, con
gesto unilaterale, che vorrebbe forse ridimensionare
quanto a risonanza («è stato un po’ enfatizzato»,
dice), aumenta la paga ai dipendenti: 200 euro netti. «Non
sono Babbo Natale – prosegue Rossi –. Semplicemente,
se il nostro è un prodotto di eccellenza, e per
rimanere tale è sottoposto a verifiche incrociate
rigorose, occorre che tutti quanti vi lavorano siano
motivati: ora, i miei dipendenti lo sono, i complimenti
che riceviamo si devono al loro lavoro».
Ecco qualcuno, vien da pensare in questa Italia di
fumosità politiche e vaghezza di programmi, che parte
da una questione concreta, concretissima (sappiamo tutti
che cosa vuol dire avere il fiato corto al 20 del mese:
lo sanno i medici i cui pazienti devono pagare fior di
ticket per esami importanti, lo sanno gli amministratori
di piccoli Comuni e grandi città che vedono aumentare
le richieste di sostegno, e gli operatori dei servizi
pubblici in cui si affollano sempre più numerosi casi
sociali) e di fatto va a toccare una delle questioni più
complesse del vivere nelle società moderne e
nell’economia globalizzata: è possibile conciliare
l’etica con il profitto? «In genere si dice che non
si può – conclude Rossi, ma è un’idea da sfatare.
Il nostro fatturato è aumentato, e ne traggono
beneficio anche gli agricoltori che ci riforniscono di
grano e uova. Si è rilanciata l’iniziativa, bisogna
che ognuno in un certo senso diventi imprenditore di se
stesso».
Due considerazioni, suggerite da un testo di Mario
Miegge (Capitalismo e modernità. Una lettura
protestante, Claudiana 2005) vengono in mente se
cerchiamo di collegare la fede al mondo in cui viviamo.
1) I talenti, nella lettura puritana: a coloro ai quali
Dio ha dato di più, Egli anche chiederà di più. 2)
Quando i credenti e le chiese si occupano di temi
sociali e anche di impegno politico, non devono
dimenticare che tutto ciò è «in larga misura
conseguenza della secolarizzazione». Cioè, stiamo nel
mondo, non altrove: è nella società che si spende la
propria vita di fede. Ma allora è in tutta la società
che si devono cercare spiragli di riflessione, modelli
alternativi. Non solo all’interno della politica, non
solo nelle chiese, ma fra le persone, a tutti i livelli
e in tutti gli strati sociali. Perché le persone sono
un patrimonio (purtroppo le chiamiamo orrendamente «risorse
umane») da valorizzare. Ognuno può e deve fare la
propria parte. Alle chiese tocca valutare ciò che va o
che non va nella direzione della liberazione che
l’Evangelo ci addita; con spirito libero, attento e
critico, ma con disponibilità a cogliere i segnali di
«cose che si possono fare», vengano esse da sindacati,
cooperative o imprenditori, a discuterne in assemblea,
come siamo abituati a fare, a decidere insieme per il
nostro e altrui futuro.
|
Correzioni
a porte chiuse/ Strada delle cave
Le
osservazioni dei cittadini rimandate a una successiva conferenza
stampa. Altra istanza in Provincia
Samuele
Revel, Piervaldo Rostan
Si è tenuto mercoledì 7 novembre il tavolo tecnico, a porte
chiuse, per stabilire le correzioni alla tanto discussa «Strada
delle Cave» della val Pellice. In realtà, oltre alle persone
delegate, ai tecnici regionali con l’assessore alla Viabilità
della Provincia Giovanni Ossola, a un buon numero di consiglieri
comunali, sindaco, presidente e assessore alla viabilità della
Comunità montana Val Pellice, il numeroso pubblico presente in
sala consigliare a Luserna San Giovanni e i giornalisti presenti
sono stati invitati a uscire dal sindaco Livio Bruera per evitare
che si intralciasse la discussione, con la proposta di una
conferenza stampa pubblica per lunedì 12. Intanto davanti al
palazzo comunale si era radunato parte del Comitato delle Cave,
che ha esposto uno striscione e protestato contro la costruzione
(in questo modo) della strada. Infatti è strano aprire un tavolo
di lavoro quando i lavori sono già iniziati e le ruspe hanno già
(come ampiamente documentato su queste colonne) operato in diverse
zone.
Inoltre è spuntata la questione di un ponte in località Sarabial,
risalente pare al 1300-1400, che verrebbe distrutto per far posto
alla strada. Fra le persone escluse dal tavolo tecnico serpeggiava
rabbia mista a rassegnazione per il fatto di non poter far valere
le proprie ragioni o comunque di ascoltare senza interferire (come
proposto dalla minoranza) al confronto.
Il Circolo Legambiente Val Pellice a giugno 2007 aveva inviato ai
vari enti pubblici e organi tecnici un lungo documento in cui
evidenziava i limiti generali e le criticità puntuali del
progetto stradale che, dopo molte sollecitazioni era stato messo
in visione ad aprile; proponeva inoltre svariate soluzioni
migliorative. Su quest’opera stradale, che a Legambiente appare
collocata grossolanamente sul territorio, senza molta attenzione
alle sue caratteristiche ambientali, le principali varianti
richieste sono così sintetizzabili: stralcio della bretella in
località Cascina Caburna con spostamento della rotonda a monte
sull’innesto con la vecchia SP156 all’altezza della deviazione
per l’agriturismo Timoteo; riduzione della sezione in trincea
nei pressi del cimitero di Lusernetta con spostamento della
rotonda; mantenimento del ponte sul rio Serbial quale documento di
epoca medioevale; rimodellamento del tratto di strada a solido
geometrico nel torrente Luserna rilocalizzando il parcheggio;
riprogettazione delle opere a tutela della fauna locale con
attraversamenti adeguati; progettazione e riqualificazione
dell’area commerciale-artigianale in località Ponte di Bibiana
in seguito all’interferenza nascente dalla nuova opera con le
attività esistenti.
«Mentre gli amministratori locali (quelli di Bibiana in
particolare) sono stati molto lontani da un confronto sereno,
abbiamo trovato buona disponibilità sia da parte dei tecnici sia
dell’assessore provinciale Ossola: peccato che questo livello di
confronto arrivi in ritardo di un anno. Spostare oggi le cose,
stante che i lavori sono iniziati da settimane, è oggettivamente
difficile: le rotonde non si possono spostare, forse si faranno
alcuni sottopassi in più per gli animali e per gli esseri umani.
È stata espressa anche la disponibilità a spostare il parcheggio
al servizio della Pontevecchio con una soluzione meno impattante e
a fare qua e là alcune modifiche ai rilevati della strada».
Legambiente ha poi ribadito la richiesta di dare accelerazione e
portare a termine nel minor tempo possibile la già avviata
attività di pianificazione paesistica del contesto territoriale
della nuova strada. «Su questo argomento abbiamo trovato una
incredibile ed esagerata indisponibilità proprio da parte del
presidente della Comunità montana Bertalot, ma non demorderemo».
Il tavolo tecnico è stato aggiornato a fine mese, ma a Torino,
lontano dalle contestazioni popolari
prima
settimana
Pacchetto
sicurezza-dossier - da vari giornali
Sognavo
l'Italia, non la schiavitù - pdf il manifesto 3.11.07
avviso
Il gruppo
17 luglio, che
prende il nome dalla data in cui si è riunito per la prima volta,
ha come sua finalità la riflessione sulla società in
cui viviamo, sul modello di sviluppo e
sue contraddizioni, e sulle possibilità di una
trasformazione verso un mondo di libertà,
giustizia ed eguaglianza. Il
"gruppo" propone a quanti sono interessati, due incontri:
vedi
Avvisi di dibattiti a
Pinerolo sull'economia (decrescita) - pdf
La stampa
(Del 4/11/2007 Sezione: Cronaca
di Torino Pag. 71)
LUSERNA SAN GIOVANNI IMPEGNATI IN 450
NELLA VERTENZA SU STRAORDINARI E MOBILITA’
Cioccolatini amari per gli addetti Caffarel
Litigi nel sindacato: la Cisl firma, la Cgil
attacca
LUSERNA SAN GIOVANNI
Sono cioccolatini amari quelli che in questi giorni si stanno scambiando
i sindacalisti della Cgil e della Cisl, impegnati nella vertenza
sindacale che vede coinvolti i 450 dipendenti dell’industria dolciaria
Caffarel Lindt di Luserna. Da un lato la Flai-Cgil ha proclamato lo
stato di agitazione, che prevede il blocco degli straordinari. «Siamo
arrivati a questa decisione – spiega Alberto Revel, sindacalista Cgil
- dopo che le trattative sono state rotte sulla questione economica. Noi
chiedevamo un aumento per i prossimi quattro anni e l’azienda aveva
posto come pregiudiziale assoluta quella di inserire un parametro
sull’assenteismo, che potenzialmente, potrebbe azzerare totalmente il
premio stesso». Dall’altro lato invece c’è stata una manovra della
Fai-Cisl che ha firmato con l’azienda un accordo sulla mobilità. «Un
atto senza precedenti afferma Fedele Mandarano, responsabile della
Camera del Lavoro della Cgil di Pinerolo - che storicamente va in
controtendenza. Una fuga in avanti della Cisl, da sempre gli accordi si
firmano con il consenso di tutte le forze sindacali, e per questo
chiederemo alla Regione la riapertura delle trattative».
Un bel pasticcio, una zuffa fra sindacati che si contendono i propri
diritti in base anche al numero degli iscritti. Ed in mezzo ci sono i
lavoratori, con la loro vertenza aperta e con il problema della mobilità.
Getta acqua sul fuoco Antonio Serlenga, della Fai-Cisl: «Abbiamo
siglato esclusivamente l’accordo relativo alla mobilità, situazione
che vede un esubero di 22 dipendenti a seguito della decisione presa
dall’azienda di spostare un magazzino da Luserna a Magenta. Bisogna
dividere i due iter procedurali, da una parte la vertenza sindacale e i
premi di produzione, dall’altra la mobilità».
ANTONIO GIAIMO
| dall'Eco
del Chisone 7-11-07
In Val Chisone è allarme
sul futuro delle principali aziende locali
Una valle sull'orlo della crisi
Venerdì sciopero indetto da Alp – In ballo
quasi 1.000 posti di lavoro
|
|
Nuvole basse sulla Val Chisone, e purtroppo non sono quelle che
portano la neve. Segnalano invece l'avvicinarsi di una grave crisi
occupazionale. I motivi di tanta preoccupazione si chiamano Omvp,
Sachs, Manifattura di Legnano e Luzenac con relativo indotto. In
tutto fanno quasi mille lavoratori. Soprattutto si teme ciò che
fino a non molti anni fa sembrava una cosa impossibile: l'agonia
dello stabilimento che ha fatto la storia dell'industria nel
Pinerolese. Parliamo della Omvp, quella che un tempo era la
gloriosa Riv che dava da vivere a migliaia di famiglie. Oggi la
forza lavoro si è ridotta a 600 unità e continua ad erodersi.
Venerdì 9 nelle realtà produttive della valle si terrà uno
sciopero indetto dal sindacato di base, Alp. La Comunità montana
nei prossimi giorni interpellerà Regione, aziende e parlamentari
per tentare di portare tutti a un tavolo e scongiurare una crisi
dai gravi risvolti sociali.
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Informazione
locale 'Comeedove' sullo sciopero (g.tv dell'8 novembre) ,e sulle
strade di montagna
In vendita la Microtecnica
di Luserna S.G.: chi l'acquisterà?
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La Microtecnica, azienda torinese
associata alla Hamilton Sudstrand divisione della United
technologies corporation (Utc), è stata posta in vendita. Né
da notizia in un articolo apparso lo scorso 20 ottobre il
settimanale economico "Il mondo". La notizia
interessa il Pinerolese poiché uno degli stabilimenti della
società che lavora nel settore della tecnologia aerospaziale
si trova a Luserna S. Giovanni, in via I Maggio e conta una
settantina di dipendenti.
La Microtecnica è uscita da un periodo di difficoltà e ha
chiuso i conti in positivo nello scorso esercizio. La
decisione di vendere sarebbe dettata da una scelta strategica
dell'azienda. In questi casi la preoccupazione riguarda
soprattutto le intenzioni del compratore ("Il Mondo parla
tra gli altri" di De Benedetti). Per ora dai sindacati
nessun commento ufficiale.
A.M.
Uno studio
abbozza il percorso del maxi-elettrodotto Italia-Francia
Un pezzetto di Tav anche in Val
Chisone?
50 km di cavo da 500 Kv e tralicci
da Venaus a Piossasco, attraverso Usseaux, Fenestrelle e
Roure
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Chi
sapeva che nel tunnel della Tav passerà anche la nuova
linea elettrica d'interconnessione Italia-Francia? Si
tratta del maxi-elettrodotto da cinquecentomila volt in
corrente continua che dalle centrali transalpine deve
raggiungere il Piemonte. Quel grande cavo dispensatore
di energia elettrica - secondo i progetti di Ltf Sas (Lion
Turin Ferroviaire) - sbucherà dalla galleria a Venaus,
e da lì dovrà raggiungere per via aerea (leggasi
tralicci) la stazione elettrica di Piossasco. Passando
anche, ipotizza uno studio firmato Terna Spa (la
società delle reti ad alta tensione) per Usseaux,
Fenestrelle e Roure.
Adesso anche la Val Chisone ha il suo pezzetto di Tav.
I più attenti saranno a conoscenza da tempo
dell'interconnessione, e del fatto che è stata
pianificata. Anche se nel gran parlare di treni, Alta
velocità, tavoli tecnici, il dettaglio ai più potrebbe
essere sfuggito.
Ci pensa un articolo pubblicato sul periodico
"L'Energia elettrica" della Aeit (Federazione
italiana di elettrotecnica) a rinfrescarci le idee sul
percorso della colonna di tralicci, lunga una
cinquantina di chilometri.
Il titolo: "Valutazione ambientale strategica (Vas):
il caso studio dell'interconnessione 500 kV c.c. Italia
Francia". Le firme, prima della sigla «Terna Spa»
sono quattro: Sabrina Viola, Massimo Ceccariglia,
Nicoletta Rivabene e Adel Motawi.
Non si tratta ancora di un tracciato vero e proprio,
piuttosto di una «individuazione preliminare dei
corridoi ambientali» cioè delle porzioni di territorio
che presentano i requisiti tecnici, ambientali e
territoriali più idonei per ospitare la nuova linea di
trasmissione.
Però è chiaro che «i risultati emersi da tale studio
- come si legge invece nelle conclusioni - rappresentano
un primo passo importante verso l'identificazione del
corridoio ambientale in grado di ospitare la futura
infrastruttura elettrica».
Gli autori mettono le mani avanti e concludono spiegando
che «la Vas rappresenta lo strumento tramite il quale
è possibile individuare numerose criticità di
carattere ambientale, territoriale, antropico, in una
"fase anticipata" ancora pianificatoria e ad
elevata flessibilità, senza portare i conflitti nella
fase autorizzativa in cui il progetto delineato limita
di fatto possibili cambiamenti, rendendo difficoltoso
l'inserimento territoriale dell'opera».
Insomma, sono previste «analisi di maggior dettaglio di
concerto con le strutture amministrative coinvolte». Lo
studio però è pubblicato da maggio e il sindaco di
Usseaux, uno dei Comuni interessati nella sua parte di
maggior pregio naturalistico (Colle delle Finestre, Pian
dell'Alpe, Parco Orsiera) non ne sapeva nulla fino a
pochi giorni fa: «Gli enti locali non sono informati.
Neanche la Comunità montana. Se qualcuno non mi avesse
mostrato la rivista non avrei avuto idea dell'esistenza
di questa ipotesi», commenta il primo cittadino Adriano
Sgarbanti. «Se si tratta di ciò che temo, sono pronto
a salire sulle barricate. Ho impedito che i cavi della
fibra ottica fossero aerei, figuriamoci i tralicci al
Pian dell'Alpe, sarebbero un massacro».
Vorrebbe tanto sapere se quelle dieci pagine, complete
di grafici, elaborazioni, immagini e cartine, abbiano o
meno la rilevanza che dicono di avere. Lo studio spiega
passo a passo il metodo applicato, i livelli di
approssimazione sempre più dettagliati, dall'analisi
delle normative alla definizione di una grande area di
studio, dove individuare via via i corridoi principali
(sulla base dei costi e dei criteri ambientali) e infine
un corridoio preferenziale, che tenga conto della
morfologia e della presenza umana.
Sono illustrati pure i criteri "Erpa" che
classificano le zone di esclusione (come gli aeroporti)
repulsione (come i parchi naturali), problematicità (le
aree dove gli enti locali presentano un'oggettiva
motivazione) e aree di attrazione (a migliore
compatibilità paesaggistica). Il risultato è
nell'immagine che riportiamo, tratta anch'essa da
"L'Energia elettrica" di maggio-giugno 2007.
Luca Prot
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Novant'anni fa la
rivoluzione d'ottobre: un'ottantina i profughi ospitati a
Luserna S.G.
Quando in Val Pellice arrivarono i
russi
Vissero molti decenni a Villa Olanda,
fedeli a una Russia che non esisteva più
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Boris Krutiev, l'ultimo dei russi di Villa Olanda, si
spense pochi giorni prima del Natale 1986, alla bella età di
91 anni. Era un profugo "bianco", uno dei russi
fedeli allo Zar che fuggirono allo scoppio della Rivoluzione
d'ottobre. Dopo un lungo peregrinare tra Turchia, Grecia,
Bulgaria e Jugoslavia, nel secondo dopoguerra fu rinchiuso in
un campo profughi di Trieste. Poi - insieme a un'ottantina di
connazionali dal vissuto simile - accettò nel 1948 l'offerta
di ospitalità in Val Pellice formulata dalla Tavola valdese.
Nel vecchio edificio posto sulla collina tra Luserna S.
Giovanni e Torre Pellice, Boris Krutiev spese dunque gli
ultimi quarant'anni della sua vita.
La comunità dei russi di Villa Olanda fu una presenza
discreta, mai invadente. Ricrearono, nel complesso che un
tempo fu albergo di lusso, uno spaccato dolcemente
anacronistico della Russia che ancora sentivano propria e che
non esisteva più. Nel giardino dagli alti pini, soprattutto
d'inverno, immaginavano di essere a casa. I ritratti di Nicola
II Romanov dominavano ogni stanza dell'edificio. Un pope ortodosso,
proveniente dalla Svizzera, officiava i suoi riti in una
cappella appositamente costruita.
Krutiev era un pittore e nei suoi quadri le isbe si
confondevano con gli scorci della Val Pellice, che girava in
lungo e in largo in bicicletta portandosi appresso cavalletto
e colori.
«Sono nato a Kharkov, in Ucraina» aveva raccontato
a Pier Dana Borga, in un'intervista pubblicata su "L'Eco
del Chisone" del 21 febbraio 1980. Dopo aver frequentato
con profitto il liceo artistico era partito per il fronte come
ufficiale dello Zar, lasciando un amore appena abbozzato per
una ballerina del teatro Bolscioj di Mosca. Quando i
bolscevichi presero il potere, Boris era fuggito all'estero,
perdendo ogni contatto. Il destino che tanto aveva sottratto
al pittore e la ballerina si ricordò di loro dopo il 1945,
facendoli reincontrare nel campo profughi di Trieste Opicina.
Un amore più forte della storia: si sposarono e si
trasferirono a Villa Olanda, dove vissero felici.
Boris Vejtko, all'epoca dell'intervista, aveva 84 anni e
un'altra vicenda toccante da raccontare: «Sono l'unidicesimo
figlio di un medico di corte. Mio padre, non avendo molti
soldi per farmi studiare, mi avviò all'Accademia militare.
Divenni sottotenente degli Ussari. Con generale Denisov
dell'Armata Bianca combattei contro i comunisti. Nel '20,
finita la guerra, fui degradato. Quando i ribelli ci
strapparono i gradi di dosso capii che era la fine per la
Santa Russia».
Anche Vejtko era giunto a Villa Olanda dopo un lungo
peregrinare per il mondo: Corea, Manciuria, Hong Kong. Poi un
interminabile viaggio via nave fino a Istanbul, infine la
Jugoslavia e il campo-profughi di Trieste. In Val Pellice era
giunto solo nel 1962: nel piccolo universo russo della villa
si occupava del giardino, suonava la balalajka e
preparava la vodka con il vecchio sistema dei
contadini.
Villa Olanda ospitò diverse celebrità: come il colonnello
Vassili Skrotskij, ufficiale di comando degli Ussari, che
molti ricordano ancora - in valle - per la sua passione
sportiva. Ogni mattina, anche in pieno inverno, usciva a
correre e a fare esercizio ginnico per mantenersi in forma.
Poco prima di morire, chiese di essere sepolto con addosso la
sua vecchia divisa di ufficiale.
Per diversi decenni visse in valle anche Olga Zhigin,
grande soprano lirico, che era di casa presso la famiglia
reale, avendo impartito lezioni di pianoforte e di canto ai
rampolli dei Romanov.
Tra le donne, spiccava la figura della contessa Maria
Rakowska, che giunse al traguardo dei 100 anni: «Mio padre
era un alto funzionario zarista e fu torturato dai
rivoluzionari - raccontò a "L'Eco" -. Per
fuggire mi sposai con un giudice della Lettonia. Da questa
regione, dove la rivoluzione non era ancora arrivata, si
poteva espatriare. Dopo varie peripezie arrivai a Milano. Qui
tradussi libri per la Mondadori e impartii lezioni di polacco
e russo».
I russi di Villa Olanda sapevano bene che in Patria non
sarebbero mai tornati. Ai loro occhi, l'Unione Sovietica era
un mostro. Eppure la contessa Rakowska non si adombrò quando
seppe la nuova destinazione imposta dai rivoluzionari rossi
alla sua villa di Odessa: «L'hanno adibita a orfanotrofio
e di questo sono contenta».
Daniele Arghittu
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Un pezzetto di Tav anche in Val
Chisone?
I
più attenti saranno a conoscenza da tempo
dell'interconnessione, e del fatto che è stata pianificata.
Anche se nel gran parlare di treni, Alta velocità, tavoli
tecnici, il dettaglio ai più potrebbe essere sfuggito.
Uno
studio abbozza il percorso del maxi-elettrodotto
Italia-Francia
50 km di cavo da 500 Kv e tralicci da Venaus a Piossasco,
attraverso Usseaux, Fenestrelle e Roure.
Chi sapeva che nel tunnel della Tav passerà anche la nuova
linea elettrica d'interconnessione Italia-Francia? Si tratta
del maxi-elettrodotto da cinquecentomila volt in corrente
continua che dalle centrali transalpine deve raggiungere il
Piemonte. Quel grande cavo dispensatore di energia elettrica
- secondo i progetti di Ltf Sas (Lion Turin Ferroviaire) -
sbucherà dalla galleria a Venaus, e da lì dovrà
raggiungere per via aerea (leggasi tralicci) la stazione
elettrica di Piossasco. Passando anche, ipotizza uno studio
firmato Terna Spa (la società delle reti ad alta tensione)
per Usseaux, Fenestrelle e Roure.
Adesso anche la Val Chisone ha il suo pezzetto di Tav.
Ci pensa un articolo pubblicato sul
periodico "L'Energia elettrica" della Aeit
(Federazione italiana di elettrotecnica) a rinfrescarci le
idee sul percorso della colonna di tralicci, lunga una
cinquantina di chilometri.
Il titolo: "Valutazione ambientale strategica (Vas): il
caso studio dell'interconnessione 500 kV c.c. Italia
Francia". Le firme, prima della sigla «Terna Spa»
sono quattro: Sabrina Viola, Massimo Ceccariglia, Nicoletta
Rivabene e Adel Motawi.
Non si tratta ancora di un tracciato vero e proprio,
piuttosto di una «individuazione preliminare dei corridoi
ambientali» cioè delle porzioni di territorio che
presentano i requisiti tecnici, ambientali e territoriali più
idonei per ospitare la nuova linea di trasmissione.
Però è chiaro che «i risultati emersi da tale studio -
come si legge invece nelle conclusioni - rappresentano un
primo passo importante verso l'identificazione del corridoio
ambientale in grado di ospitare la futura infrastruttura
elettrica».
Gli autori mettono le mani avanti e concludono spiegando che
«la Vas rappresenta lo strumento tramite il quale è
possibile individuare numerose criticità di carattere
ambientale, territoriale, antropico, in una "fase
anticipata" ancora pianificatoria e ad elevata
flessibilità, senza portare i conflitti nella fase
autorizzativa in cui il progetto delineato limita di fatto
possibili cambiamenti, rendendo difficoltoso l'inserimento
territoriale dell'opera».
Insomma, sono previste «analisi di maggior dettaglio di
concerto con le strutture amministrative coinvolte». Lo
studio però è pubblicato da maggio e il sindaco di Usseaux,
uno dei Comuni interessati nella sua parte di maggior pregio
naturalistico (Colle delle Finestre, Pian dell'Alpe, Parco
Orsiera) non ne sapeva nulla fino a pochi giorni fa: «Gli
enti locali non sono informati. Neanche la Comunità
montana. Se qualcuno non mi avesse mostrato la rivista non
avrei avuto idea dell'esistenza di questa ipotesi»,
commenta il primo cittadino Adriano Sgarbanti. «Se si
tratta di ciò che temo, sono pronto a salire sulle
barricate. Ho impedito che i cavi della fibra ottica fossero
aerei, figuriamoci i tralicci al Pian dell'Alpe, sarebbero
un massacro».
Vorrebbe tanto sapere se quelle dieci pagine, complete di
grafici, elaborazioni, immagini e cartine, abbiano o meno la
rilevanza che dicono di avere. Lo studio spiega passo a
passo il metodo applicato, i livelli di approssimazione
sempre più dettagliati, dall'analisi delle normative alla
definizione di una grande area di studio, dove individuare
via via i corridoi principali (sulla base dei costi e dei
criteri ambientali) e infine un corridoio preferenziale, che
tenga conto della morfologia e della presenza umana.
Sono illustrati pure i criteri "Erpa" che
classificano le zone di esclusione (come gli aeroporti)
repulsione (come i parchi naturali), problematicità (le
aree dove gli enti locali presentano un'oggettiva
motivazione) e aree di attrazione (a migliore compatibilità
paesaggistica). Il risultato è nell'immagine che
riportiamo, tratta anch'essa da "L'Energia
elettrica" di maggio-giugno 2007.
Luca Prot
Fonti notav.eu
| Eco
del Chisone
|
da Riforma
9-11-07
Violenza e
sicurezza- Gianna Urizio
OMVP sotto il
peso delle rivali
Cantieri - G.
Gardiol
Manifattura
di Perosa: quale destino
Enrico
Tron, Femca-Cisl Pinerolo
La settimana scorsa abbiamo scritto della situazione di crisi che
sta attraversando l’industria, e soprattutto l’occupazione alle
Valli. Delle questioni sul tappeto e delle risposte che faticano ad
arrivare. Citavamo il caso più recente in cui erano emerse
problematiche, quello dell’Omvp e in proposito si veda l’articolo
pubblicato questa settimana in questa stessa pagina. Un’altra delle
industrie in valle dove la crisi è in corso è la manifattura di
Perosa legata alla Manifattura di Legnano. Alla Manifattura la
situazione si trascina da un paio di anni e ora l’ultimo atto sembra
essere la lettera che pubblichiamo qui di seguito, in cui il
responsabile di settore del Pinerolese del sindacato Cisl, Enrico Tron,
si rivolge alla proprietà della Manifattura, la famiglia Roncoroni,
per «avere risposte» su quello che sarà il futuro della Manifattura
stessa. La lettera è stata inviata martedì della settimana scorsa,
al momento non sono giunte ancora risposte... (dr)
Spett. Manifattura di Legnano
Alla cortese attenzione della Dott.ssa Claudia Roncoroni
Dopo la richiesta d’incontro del 10 giugno 2004, allora ero
preoccupato dalla situazione produttiva, e dall’aumento delle ore di
Cigo, continuai poi con quella del 28 febbraio 2005, in cui la pregavo
di chiarire il dissesto finanziario del suo gruppo, contestando la
poca trasparenza del bilancio, e la confusione nelle presunte
strategie di risanamento, nonché le cause ufficiali che lei additava,
per giustificare il dissesto del gruppo, crisi che a me pareva non
risolvibile con le strategie che ella ci enunciava per bocca dei suoi
manager.
Oggi rieccomi a lei e mi consenta almeno di manifestarle il mio
sconcerto per come ella ha gestito la vicenda. In questo momento in
modo ufficioso sono venuto a conoscenza che ha licenziato il dott.
Casaleggi, e che il dott. Neri è dimissionario, inoltre si vocifera
della vendita del gruppo a un non meglio definito signore, dove si
disquisisce sul colore della sua pelle, ovvero tra chi la vede
ambrata, piuttosto che gialla, anche perché non vorrei, che alla fine
saltassero fuori i soliti furbetti.
Ciò detto è imbarazzante il suo silenzio, capisco che ci consideri
degli zoticoni di periferia, però le ricordo che la sua collocazione
sociale è anche dovuta al sudore della fronte di quelle persone che
sono state e sono ancora alle sue dipendenze, e alle quali è dovuto
anche il suo rispetto, che può essere manifestato con le informazioni
in tempo utile, affinché possano organizzasi la propria esistenza.
Sarebbe sbagliato confondere la pazienza dei lavoratori, con
l’impossibilità di farsi delle opinioni, e peggio ancora sarebbe
prenderli in giro; temo che quando avranno esaurito la pazienza non
faranno sconti a nessuno, me compreso, pertanto la esorto a fare
chiarezza, per rispetto dei suoi dipendenti e della comunità locale.
Enrico Tron – Femca-Cisl Pinerolo
(Del 8/11/2007 Sezione: Interni
Pag. 3)la stampa
La giunta Formigoni vara gli sgravi regionali
Quattro milioni di contribuenti lombardi sotto i
15.500 euro
Via l’addizionale Irpef per i redditi più bassi, via i ticket
sanitari da 10 euro sulle visite specialistiche, conferma del «no»
alla tassa sul metano. La Lombardia vara la manovra 2008 e secondo il
governatore Roberto Formigoni è «il più drastico abbattimento
dell’imposizione fiscale mai effettuato in Italia da una regione».
Nel contempo si scopre però che la Lombardia, la regione degli affari,
degli imprenditori, dei professionisti e dell’industria, tanto ricca
non è. O forse nasconde di esserlo? Già, perché la manovra del
Pirellone eliminerà l’addizionale regionale dell’Irpef a chi
presenterà un reddito inferiore ai 15.500 euro. Quattro gatti? «No, si
tratta di oltre 4 milioni di persone, i due terzi dei contribuenti»,
puntualizza l’assessore al Bilancio, Romano Colozzi. Pensionati,
precari, giovani alle prese con il primo lavoro, si direbbe. Ma il
numero sembra andare oltre le categorie prevedibili. «Il dato è
dell’Agenzia delle Entrate - spiega Colozzi - e la regione, non
disponendo dei dati dell’anagrafe tributaria, non sa dare una
mappatura di questi redditi bassi. Noi operiamo al buio, ecco perché è
urgente il federalismo fiscale». Fatto sta che in tutto i nuovi tagli
procureranno minori entrate per circa 250 milioni. La Regione
controbilancerà «attraverso un incrocio tra una gestione oculata del
bilancio - le spese di funzionamento sono limitate all’11% contro il
25-26% di alcune regioni - e il tetto di spesa sancito dal patto di
stabilità». E gli investimenti? Se Formigoni ricorda i «10 miliardi
raggiunti negli ultimi anni» per il 2008 Colozzi prevede «tra gli 8 e
i 900 milioni di euro».
F. SP.
Intervista
ai segretari dei sindacati di base - liberazione 7.11.07
|