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l'archivio contenuto in questa pagina dal 2005 fino a maggio 2009 aveva molti
indirizzi dei files errati, sono stati
ripristinati, mi scuso con chi non avesse potuto vedere questi materiali
e invito chi trovasse errori di
segnalarli per poter riordinare il sito- scrivere
a postmaster@alpcub.com
Mi vo in filanda,
mi vo in filanda, Ma tutt el di me pias cantà,
L'è la mia mamma che la me manda,
L'è el gran bisogn de guadagnà.
Se l'aria bona dent la manca,
mi fa nagott anca patì.
Me prem ciapalla una quai palanca,
Gho i mè vegitt da mantegnì.
audioTessili in lutto. Con
V. Fedeli, M. Revelli, M. Brezzo, F. Dall’Orzo, T. Bellanova
M. Revelli, sociologo; M. Brezzo, Filctem Prato; F. Dall’Orzo, Radio Città
Futura Bari; T. Bellanova, parlamentare; V. Fedeli, Filctem Elleradio 10/10/2011 - ( 31,52 MB)
incontro pubblico 16 settembre ore 16-sala
Lombardini-Perosa
--
Perosa, nessuna prospettiva per 186 dipendenti
New Co.Cot: macchine ferme
Cassa integrazione: proroga di un anno
eco 31 ago 2011
PEROSA – La notizia che lunedì 22 agosto a Roma, presso il ministero del
Lavoro, è stato firmato il verbale di accordo per il prolungamento di 12
mesi della cassa integrazione straordinaria ha rasserenato gli animi dei 186
lavoratori tessili perosini.
La notizia è stata comunicata ai lavoratori nel pomeriggio di martedì 23,
ma non potendo entrare nello stabilimento (in quanto chiuso dal liquidatore
fallimentare), l’assemblea si è tenuta nel parco comunale "Enrico
Gay", dove i sindacalisti hanno comunicato ai lavoratori il verbale
d’accordo della nuova cgis, che va dal 14 luglio 2011 al 14 luglio 2012.
A Roma presso il ministero erano presenti i funzionari Maria Cristina
Gregari e Antonio Leggio, per la New Co.Cot Secondo Carrara (delegato dal
liquidatore Giovanni La Croce) e i sindacalisti Cgil-Cisl-Uil. Hanno firmato
l’accordo i rappresentanti sindacali della Femca Cisl, Filctem Cgil, Uilta
Uil nelle persone di Giuseppe Redaelli, Ferdinando Colleoni, Giuseppe
Graziano.
Al personale dello stabilimento sospeso a zero ore essendo cessato ogni
attività, non si darà luogo a rotazione. Le organizzazioni sindacali sono
soddisfatte dell’accordo raggiunto che dà respiro all’economia dei
lavoratori.
Però, ci precisa Graziano: «Quello che è grave è che non esiste al
momento alcuna prospettiva per la ripresa produttiva dello stabilimento di
Perosa. Non si ha nessuna trattativa in corso, né offerte e non ci si può
rassegnare ed accettare che un'azienda come quella di Perosa debba restare
inattiva».
Sulla trattativa tramontata con il Gruppo Albini, Graziano commenta: «Purtroppo
il mio giudizio sul gruppo Albini è molto negativo. Avevamo una speranza di
trovare un accordo, ma in conclusione la trattativa ci ha fatto perdere solo
molto tempo, sia alle organizzazioni sindacali che alle Istituzioni che si
erano interessate, per poi alla fine tirarsi indietro».
Per quanto riguarda la documentazione per il concordato, Graziano precisa
che ci sarà un incontro specifico per la prima decade si settembre e subito
dopo si darà comunicazione ai lavoratori.
Infine conclude il sindacalista: «Ora occorre che tutti si impegnino per
fare le giuste pressioni presso le istituzioni regionali, provinciali e
nazionali per trovare una soluzione per fare riprendere l’attività
produttiva dello stabilimento perosino e porre molta attenzione e impedire
la vendita dei macchinari. Se ciò avvenisse per lo stabilimento sarebbe la
fine».
Sembra proprio che la storia della ex-Manifattura di Perosa sia
arrivata al suo ultimo atto. Lunedì a Roma, presso il ministero, è stata
firmata alla presenza dei sindacati la concessione della cassa
integrazione per i prossimi 12 mesi, mentre preseguirà l'iter del
concordato preventivo per il fallimento della New Co.Cot, l'ultima società
che aveva preso in affitto la fabbrica.
Come molti ricorderanno, nei primi giorni di agosto l'imprenditore Albini
aveva comunicato di aver rinunciato all'acquisto della società, chiudendo
di fatto il tavolo aperto con la Regione che stava tentando di favorire
l'operazione. L'assessore regionale Porchietto, in un incontro successivo
con sindacati e Rsu, aveva dichiarato che sarebbero stati portati avanti
altri tentativi, ma risulta davvero difficile intravvedere un futuro per
la Manifattura. Ora i dipendenti dovranno chiedere di entrare nel
concordato fallimentare per ottenere il pagamento delle pendenze. Su
questi e altri temi martedì si è svolta un'assemblea in fabbrica.
audio
radio 3 rai- 18 aprile 2011: (Fahreneit)trasmissioni sul lavoro
1: Aris Accornero parla delle lotte
e storie di vita delle operaie del
cotonificio Valle Susa del 1960-61 /11 fabbriche fra cui Perosa (spezzone
audio registrato in diretta- in attesa di caricare nel sito dal podcast rai)-mp3
2: Antonio
Sciotto (autore di 'Sempre
più blu-operai nell'Italia della grande crisi )ed Erri de Luca parlano
della classe operaia ieri e oggi 15'- mp3 ( avviso:
precedono 13 minuti di conversazione col poeta dialettale Villalta)
[Albini era il principale cliente (80%) del
filato di Perosa]
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8 aprile
New
Cocot:Non si riesce a trovare un imprenditore che sia interessato allo
stabilimento di Perosa nemmeno a fronte di consistenti impegni della Fin
Piemonte. Come dire, non si trova un padrone nemmeno a pagarlo....ALP/Cub
ribadisce che in ogni caso la cosa importante è non spaccare le persone, ma
tenerle tutte insieme chiedendo la cassa integrazione per tutti. Se arriva del
lavoro dividerlo il più possibile fra tutti e pensare ad altre iniziative
produttive
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locandina 675:
Abbiamo
un territorio che si impoverisce sempre più.
Non ci sono iniziative produttive innovative. Le aziende chiedono e ricattano:
se le istituzioni pubbliche non tirano fuori soldi o possibilità di farne (
speculazioni immobiliari) minacciano di andarsene via, o addirittura nessuno è
interessato anche quando dalla Regione vengono offerte cifre importanti come
alla New Cocot. Non siamo stati in grado di intervenire sul territorio e ora
alla prima pioggia si bloccano le strade come a Prali mandando in fumo una
stagione che poteva essere importante.
L'unico settore che è in crescita è quello delle armi che
ovviamente producono molti profitti ma poi producono guerre. Vendiamo armi alla
Libia poi la bombardiamo e ci da fastidio se poi arrivano persone che scappano
dalla guerra. Non sappiamo più reagire, lo facciamo al massimo per noi o per la
"nostra famiglia".
Sabato alla manifestazione contro la guerra eravamo poche
centinaia e il 15 aprile ci sarà lo sciopero generale indetto dalla Cub ma non
vedo molta attenzione. Gli argomenti per fare lo sciopero sono tanti e la Cub li
sta sostenendo: dal salario alla precarietà ai dirittti per tutti immigrati
compresi. Ma tante dichiarazioni di scioperi generali, USB, CUB e il 6 maggio la
Cgil rischiano di non avere efficacia e di confondere quei lavoratori ancora
disponibili a spendersi e lottare.
Nella nostra assemblea generale, che decideremo in questi
giorni, dovremmo affrontare questo problema e magari inviare un documento a
Tiboni della Cub e Leonardi dell'Usb le nostre perplessità.
Per il 15 di aprile lo sciopero è stato dichiarato e quindi
"TUTTI" possono farlo. Pensiamo di non dichiararlo alla New Cocot in
quanto hanno già fatto due giornate di sciopero.
il 2
aprile - in seguito allo sciopero dell'1 - c'è stato un incontro col responsabile
della Finanziaria della Regione (dott.Seira):
fissato
per martedì 5 aprile al mattino l'incontro col curatore fallimentare e con la
sig.ra Porchietto (Regione)
ore
16.30 assemblea in Newco.cot Perosa
La
Regione e il curatore fallimentare fanno ponti d'oro - Albini si impegna a dare
un po' di lavoro per due anni ( si parla di 15mila fusi al reparto Ring),
cioè a poche persone- si attiverà nuova cassa integrazione; bisogna
battersi per la rotazione; in questo periodo la Porchietto cercherà nuovi
sbocchi in produzioni alternative (ad esempio di fibre ottiche)- cercasi sempre
imprenditore per gestire l'azienda...
2011
riforma 2011
foto sciopero 8 ore e manifestazione Perosa
1 aprile 2011
foto- Studio Massimo Bosco -Via Gùtermann 3 Perosa Argentina
(ai Pioppi vicino Autoscuola Solferino).
---------------------
Sciopero
8 ore 23 marzo 2011 e presidio con incontro alla Regione Piemonte
la scritta parzialmente
coperta da una bandiera CGIL dice:< nessun compromesso, salvi 190 >
news
aggiornamento al 30 marzo
Nell'assemblea del 18 marzo ALP/Cub propone una
giornata di sciopero che viene votata e approvata da tutti per Martedi 22
in occasione dell'incontro in Regione.
Oltre 130 operaie e operai hanno partecipato al
presidio in Via Alfieri mentre si svolgeva l'incontro dove si è deciso:
1. di riproporre ad ALBINI -che non è interessato ad acquistare lo
stabilimento - di continuare a dare il lavoro a Perosa ; 2. fare
intervenire un Fondo per coprire i finanziamenti sull'immobile e
investimenti.
Albini si è riservato di dare una risposta ma le
probabilità sembrano molto scarse.
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------- incontro brevissimo il 29 marzo
a Milano, col liquidatore, di Rsu,CGIL,CISL,UIL,AlpCub> Rinviato al 20 aprile
> Assemblea il 30 a Perosa,
presenti i sindaci di Perosa e Pomaretto :
votato lo sciopero di
8 ore per venerdì 1 aprile, appuntamento alle 10 davanti alla New co. cot
Martedì
23 marzo ci sarà una manifestazione in Regione per la New Cocot vista la
situazione tragica. In assemblea la proposta dell'ALP/Cub di 8 ore di sciopero
è passata e votata all'unanimità.
Ci saranno dei pullmans che partiranno alle ore
12 da Perosa- Piazza terzo Alpini con fermate a Villar (SKF) e Pinerolo Lidl-
Euroball. Chi può venire si faccia sentire
loc. alp 673-New Cocot:
Salta la trattativa con Albini e torna il rischio fallimento.
ASSEMBLEA UNICA
VENERDI' 18 MARZO ORE 13,30.Occorre reagire.SE NON ORA QUANDO?
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alpcub-cronologia recente:
17/12/2010
nell'incontro tenutosi all'unione industriali viene illustrata la grave
situazione aziendale: la società ha perso tutto il capitale, quindi il CDA si
incontrerà di nuovo il 23/12 per ulteriore piano di salvataggio dove
decideranno se ricapitalizzare o chiudere. Firmata richiesta per
ulteriore mese di cassa in deroga.
23/12/2010
il CDA decide nuovamente di prendere tempo spostando la riunione al 10/01/11.
10/01/2011
il Cda decide di mettere l'azienda in liquidazione,ora la situazione è in
mano al liquidatore dott. La Croce.
15/02/2011
riunione a Cologno Monzese con liquidatore e le RSU di tutti gli stabilimenti
del gruppo.Il liquidatore illustra le sue decisioni:continuare la produzione
visto il portafogli ordini e per mantenere occupazione, la
prospettiva è pilotare aziende verso concordato preventivo,ci sono
contatti con imprenditori per l'affitto del ramo di azienda finalizzato
all'acquisto. Per Perosa si sta lavorando con un imprenditore per
approfondire la conoscenza della situazione. Il curatore si auspica di trovare
la soluzione entro la metà di marzo perché bisogna negoziare in tempi brevi.
Se non ci saranno novità importanti la prossima riunione a Cologno Monzese è
fissata per il 22/03/11.
L'incontro con il liquidatore lascia aperta qualche possibilità di continuità produttiva. Si riparla però di
eccedenti : noi pensiamo invece che non sia così costoso continuare con la rotazione. Le istituzioni possono favorire l'arrivo di qualche imprenditore sostenendo un piano di risanamento dello stabilimento. Non dimentichiamo le condizioni e i carichi di lavoro: ci sono limiti che non si possono superare.
Mercoledì
23/02/11 si è tenuta un'assemblea a turni riuniti per illustrare la
situazione alle maestranze
>>>New Cocot:
L'azienda è in liquidazione e il liquidatore dovrà decidere se ci sono le
condizioni per continuare l'attività oppure chiudere la vicenda con i libri in
tribunale. Al momento sembra sia intenzionato a mantenere l'attività.Ci sarà
una nuova richiesta di cassa integrazione che dovrà essere con rotazione.Sarà
necessario intervenire con un progetto sullo stabilimento e su questo progetto
chiedere gli interventi delle istituzioni.(locandina alpcub 17 gen)
news
Il consiglio di amministrazione
della NewCocot il 10 gennaio ha messo in liquidazione la filatura di
cotone di Perosa (190 addetti) e altri stabilimenti del gruppo. Nominato
un curatore che verificherà i conti e deciderà se assumere la gestione
dell'azienda. Il comunicato ufficiale Newcocot non è ancora stato emesso.
PEROSA - La New Co.Cot, società che gestisce la Manifattura di Perosa,
è stata messa in liquidazione. La decisione sarebbe stata presa lunedì 10
dal Consiglio di amministrazione.
Lunedì in mattinata il commissario Giovanni Croce, milanese, ha sciolto le
riserve: per ora la fabbrica non dovrebbe chiudere, ma l'attività sarebbe
destinata a proseguire, anche grazie alle commesse che potrebbero proseguire
da parte del principale committente della filatura.
Questo è quanto appreso, in modo non ufficiale, anche dal sindaco di Perosa
Renzo Furlan, che ha convocato per martedì pomeriggio un Consiglio comunale
informale per avvertire gli amministratori perosini. Sono 190 i dipendenti
che rischiano il posto. (approfondimenti nell'edizione in edicola) Luca Prot- eco del chisone.it 12.1.2011
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Manifattura in liquidazione
Perosa, commissariata la New Co.Cot
PEROSA - La New Co.Cot, società che gestisce la Manifattura di
Perosa, è stata messa in liquidazione. La decisione sarebbe stata
presa lunedì 10 dal Consiglio di amministrazione.
Lunedì in mattinata il commissario Giovanni Croce, milanese, ha
sciolto le riserve: per ora la fabbrica non dovrebbe chiudere, ma
l'attività sarebbe destinata a proseguire, anche grazie alle commesse
che potrebbero proseguire da parte del principale committente della
filatura.
Questo è quanto appreso, in modo non ufficiale, anche dal sindaco di
Perosa Renzo Furlan, che ha convocato per martedì pomeriggio un
Consiglio comunale informale per avvertire gli amministratori perosini.
Sono 190 i dipendenti che rischiano il posto. (approfondimenti
nell'edizione in edicola) Luca Prot- eco del chisone.it 12.1.2011
TerraTerra L'imbroglio del cotone Paola Desai Tra un paio di giorni la Commissione europea
presenterà la sua proposta di riforma della «politica agricola comune»,
il sistema di sovvenzioni che regge l'intera produzione agricola e
alimentare dell'Unione: possiamo scommettere su settimane di accanite
discussioni su quote, rimborsi, agevolazioni, incentivi a piantare
questo o estirpare quello. Ciò di cui meno si parla però è l'effetto
perverso delle sovvenzioni agricole europee sui paesi «in via di
sviluppo» le cui economie si basano sull'export di derrate agricole. Il
cotone è un esempio. La fibra tessile non è tra le colture agricole più
rilevanti qui ma un po' se ne coltiva, in Spagna e Grecia: anche perché
l'Unione europea versa ai propri coltivatori di cotone l'equivalente di
2,51 dollari per ogni libbra (poco meno di mezzo chilo) di prodotto, che
è più del prezzo del cotone sul mercato mondiale - con un tale bonus
è ovvio che coltivare cotone è redditizio. Africa occidentale, Benin,
Burkina Faso, Chad e Mali sono detti «i quattro del cotone», o C4,
perché questa è la loro maggiore derrata da esportazione. È il cotone
meno caro al mondo, con costi di produzione molto bassi, anche perché i
circa 10 milioni di coltivatori nei quattro paesi se la passano
piuttosto male, il reddito del cotone permette a malapena di coprire il
costo della vita e non tutti riescono a mandare i bambini a scuola. Il
cotone non permette ai coltivatori dell'Africa occidentale di uscire
dalla povertà, e il principale motivo sono proprio i sussidi che
l'Unione europea - come anche gli Stati uniti - garantisce ai propri
agricoltori. È un meccanismo perverso descritto dalla Fairtrade
Foundation (una fondazione britannica per il «commercio equo») in uno
studio diffuso lunedì: dove sostiene che i soldi distribuiti dai paesi
ricchi ai propri agricoltori tengono artificialmente su la produzione e
distorcono i prezzi, creando un ostacolo insormontabile per il cotone
africano. Lo studio «The great cotton stitch-up»
(www.fairtrade.org.uk) sottolinea l'assurdità. L'Unione regala circa un
miliardo di dollari l'anno ai suoi centomila coltivatori. Lo stesso vale
per gli Stati uniti, che hanno sovvenzionato con circa 24 miliardi di
dollari negli ultimi nove anni le circa 3.500 aziende produttrici di
cotone (con 340mila addetti) degli stati meridionali nel bacino del
Mississippi. In totale, dal 2001 al 2009 incluso, Unione europea e Stati
uniti insieme hanno versato poco meno di 32 miliardi di dollari ai
rispettivi coltivatori di cotone (con Cina e India il totale sale a 47
miliardi), leggiamo nel rapporto.
Il 2001 è preso a data di riferimento perché quell'anno in Qatar era
cominciato un round di negoziati mondiali sul commercio (il Doha Round)
che dichiaratamente puntava a eliminare le distorsioni (barriere
tariffarie, sovvenzioni e altro) che impedivano ai paesi più poveri
l'accesso ai mercati dei paesi ricchi. Il caso dei «C4» del cotone era
citato ad esempio. Ebbene: non è successo nulla, Usa e Unione europea
continuano a sovvenzionare i propri produttori. Ma questa barriera di
sussidi si traduce in un danno tangibile e quantificabile per i
produttori africani: Fairtrade cita il Segretario di stato britannnico
al commercio, Vince Cable, secondo cui i C4 hanno perdono in totale 250
milioni di dollari ogni anno a causa dell'effetto dumping dei sussidi
europei e statunitensi. Con il suo rapporto, Fairtrade lancia dunque una
campagna: chiediamo alla Commissione europea di abolire le sovvenzioni
sul cotone.
Nuovo amministratore delegato, pochi giorni dopo l'incontro
con amministratori e sindacato l'assemblea in fabbrica il 28
In
settembre arriva con regolarità i cotone, anticpato da un cliente importante
Marinella Correggia- il manifesto
25.9.10 Penuria di cotone
Allarme cotone. Tre dei quattro maggiori produttori mondiali - Cina, Usa, India
e Pakistan forniscono il 70% del totale - sono funestati da rovesci climatici.
Molti campi in Pakistan sono azzerati dalle alluvioni. La Cina (che è anche la
principale consumatrice mondiale in quanto «fabbrica del mondo») è colpita
dalla siccità. Quanto all'India (la principale esportatrice mondiale), il suo
cotone è minacciato da una stagione monsonica insolitamente lunga; del resto il
paese già in passato ha annunciato una riduzione delle esportazioni per evitare
carenze di materia prima all'interno. A queste circostanze si aggiunge l'aumento
del consumo di fibre tessili: una combinazione di fattori ambientali ed
economici sta portando a una certa penuria internazionale di questa fibra data
per scontata.
Se ne è parlato perfino alla Fiera della moda a Londra ed è un fatto nuovo
perché gli stilisti non si sono mai interessati granché dei campi e dei
lavoratori che coltivano le fibre da essi utilizzate. Né si sono mai
preoccupati della concorrenza slealissima che il pubblicamente sovvenzionato
cotone statunitense esercita nei confronti dei cotonicoltori africani, privi di
qualunque aiuto pubblico.
Lo spettro della scarsità dovrebbe far riflettere. Forse è finita l'epoca
dell'abbigliamento usa e getta, economico - quando non si aggiunge la «cresta»
della firma - e subito rottamato per i continui cambiamenti di forma e colore
dettati dalla «moda».
Gli abiti sono a buon mercato sia per le scarse paghe dei lavoratori tessili del
Sud del mondo, sia per il basso prezzo della materia prima, che nasconde elevati
costi ambientali e sociali. Il cotone ha in effetti virtù e difetti. È
chiamato da un economista francese «il maiale della botanica», nel senso che
della pianta si usa tutto, anche i semi per farne olio. Se coltivato in modo
appropriato e su scala minore potrebbe essere davvero utile. Ma attualmente è
una commodity internazionale a basso prezzo dalla quale spesso milioni di
piccoli coltivatori del sud del mondo ricavano solo debiti con i venditori di
semi e pesticidi - sono cotonicoltori molti dei contadini indiani che si tolgono
la vita. Del resto la coltura richiede un elevato impiego di acqua e sostanze
nutritive ed è molto sensibile ai parassiti (dunque è abbondantemente irrorata
di pesticidi). In Uzbekistan, poi, è notorio il cotone è tuttora raccolto da
lavoro infantile coatto.
Invece, nel cotone biologico ed equo la formazione del prezzo e addirittura
l'ideazione delle collezioni parte dalla garanzia di un reddito sufficiente per
i produttori e dall'individuazione di modi di coltivare sostenibili. Nel mercato
convenzionale è il contrario: si cerca e si trova la fibra più a buon mercato.
Una camicia di cotone bioequo di qualità contiene fino a 500 grammi di fibra,
rispetto ai soli 50 di una maglietta ordinaria che contiene prodotti di finitura
e colori chimici, talvolta così mefitici da essere in grado di inquinare le
acque di intere città «tessili». La qualità ecoequa costa (parecchio) di più
e dura di più: diversi anni anziché qualche lavaggio. Rimane in gran parte da
esplorare anzi da riscoprire il mondo delle fibre tessili vegetali alternative
al cotone: il «lino di Nuova Zelanda» (Phormium tenax) che è una pianta
perenne - non annuale - e produce una fibra di alta qualità risparmiando acqua,
degrado dei suoli e input chimici. E l'eterna canapa.
In ogni caso occorrerà che la moda universale cambi: meno abiti (dunque meno
fibre), più durevoli e senza sfruttamento.
Lo SMI (Sistema Moda Italia - Federazione Tessile e Moda) e le
organizzazioni
sindacali dei lavoratori (FEMCA, FILCTEM, UILTA) hanno
sottoscritto l'ipotesi di
accordo per il rinnovo del contratto
collettivo nazionale per i lavoratori
dell'abbigliamento e del settore tessile.
L’intesa unitaria ha previsto per la parte
economica un aumento di 102 euro lordi per 36 mesi (parametrato
al 3° livello
super) con una somma a titolo di una tantum di 40 euro lordi.
Per la FILCTEM si
tratta di un contratto "non schiacciato dalla crisi"
ma caratterizzato da
"innovazione e qualità". Con l’accordo sulla
flessibilità, secondo la categoria della
CGIL, per la prima volta si è inserito nel contratto una
procedura per fare la
contrattazione in anticipo rispetto agli eventi che ormai non
sono più
programmabili. Nel settore tessile, infatti, "la
contrattazione degli orari di lavoro è
l'elemento da sempre qualificante".
incontro
all'Ufficio lavoro della regione il 24 per la cassa in deroga
Firmata la cassa in
deroga fino a dicembre, a rotazione
(Del 25/5/2010 Sezione: Cronaca di
Torino Pag. 60) la stampa
CASSA IN DEROGA Accordo tra Provincia e Unicredit per l’anticipo
Da oggi anche i lavoratori in cassa integrazione in deroga potranno chiedere un
anticipo alla banca, come già avviene per i lavoratori in cassa integrazione
straordinaria. E' quanto sancito dall'estensione dell’accordo firmato a
dicembre tra Provincia e UniCredit Banca. Anche questi lavoratori riceveranno da
UniCredit, nel corso dei sei mesi che solitamente impiega l'Inps a corrispondere
le indennità di cassa integrazione e qualora la loro azienda non sia in grado
di provvedere, un anticipo fino all'80% della retribuzione netta mensile (non
superiore a 900 euro e con un tetto massimo per l'intero periodo, 9 mesi, di
6.000 euro) senza spese aggiuntive. UniCredit Banca ha messo a disposizione un
ulteriore milione di euro.
ALE.MON.
presidio New Co Cot
il 19
Scenario possibile: in Regione la direzione presenta oltre
la cassa in deroga anche la richiesta di tagli, chiedere assemblea,
decidere forme di lotta
Agata e il cotone - 26 anni di lavoro- 2008 (a cura Wesen)
Giulia e il cotone
: RINVIATO
L'INCONTRO PER LA NEW COCOT A TORINO del 16 aprile.
Vengono così rinviati lo sciopero e la manifestazione a Torino
in attesa che venga insediata la nuova giunta regionale.
Continuiamo la sensibilizzazione di tutti i soggetti:
lavoratori, istituzioni, popolazione.
Ribadiamo i punti prioritari della trattativa:
Rilancio della produzionecon investimenti.
Piano che coinvolga "TUTTI" i lavoratori con
l'utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione con la rotazione per la cassa
integrazione e la sperimentazione dei contratti di solidarietà.
Interventi di sostegno da parte della Regione.
Iniziamo a pensare ad un utilizzo di una parte di stabilimento, riproponendo
e rilanciando l'intervento dell'Acea, per iniziative produttive legate
all'ambiente, all'energia e alla difesa del territorio. (alpcub)
eco del chisone 24.3.10
(Del 20/3/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 58)
la stampa
Reportage Nella valle dei cassintegrati anche il dentista è un
lusso
Nella valle degli eroi della Resistenza, ricordati da decine di lapidi e strade,
oggi si combatte una nuova guerra. A Pomaretto e a Perosa Argentina, due paesi
appena separati dalle acque del Chisone ma per gli abitanti come due mondi
diversi, gli operai del cotone combattono per sopravvivere. Sono gli ultimi
rimasti in Europa per qualità di filati: unici, di alta classe. Il loro nemico
è a oriente: in Cina, in India. Non si vede, il nemico. Eppure è nelle loro
case, uccide i loro sogni. Solo la dignità resta. Quella dignità che porta
alcuni di loro a rifiutare l’aiuto dei servizi sociali, pur avendone diritto.
O a giocare alla roulette russa con la propria salute per non sottrarre soldi ad
un figlio che va a scuola. E c’è chi, da tempo, ha messo una croce anche sul
dentista: «Troppo caro. Devo comperare le scarpe ai bambini»
A questi uomini e donne della «gloriosa» Manifattura di Legnano, oggi New
Co.Cot., azienda sull’orlo della chiusura, il consigliere comunale di
minoranza di Pomaretto, Gemma Garrou, avrebbe voluto donare le indennità
percepite in un anno dall’amministrazione del suo paese. Circa 21 mila euro.
Poco più che trentenne, guida l’opposizione. «Al sindaco - dice - ho
proposto di creare un fondo di solidarietà con i nostri gettoni di presenza.
Tutto qui. Un segnale concreto di solidarietà al di là delle parole». Così,
nell’ultima assemblea, aperta al pubblico e dedicata all’agonia
dell’azienda - 188 lavoratori, di cui 148 donne - ha fatto i conti in tasca ai
colleghi chiedendo un po’ di sacrificio. «Bene o male chi è là dentro -
afferma - ha un lavoro. Fuori no. Molti non ce l’hanno». Al termine di un
accesso dibattito, sindaco e consiglieri di maggioranza hanno respinto la
proposta. I compensi non si toccano. Il sindaco, Danilo Breusa, responsabile in
una ditta metalmeccanica, vive metà delle sue giornate in municipio. Non avendo
un dirigente in ufficio tecnico fa le sue veci. Firma e si prende le rogne. E
quando c’è da correre non si tira indietro. Non ci sta, quindi, a passare per
un «politico qualsiasi»: di quelli che promettono l’impossibile per farsi
eleggere e poi chi s’è visto s’è visto. «Facciamo i conti? Bene. Come
sindaco prendo 700 euro lordi al mese. Non mi va di pesare le cose che faccio,
ma se qualcuno vuole vedere quanto spendo col mio telefonino per questioni del
Comune rimarrà sbalordito. Onorevoli a parte, quanto prende un consigliere
regionale? Centomila euro? Di Più? Ecco, basta evocare queste cifre per capire
che quella proposta è puro populismo. Un modo per cercare applausi». La sua
agenda trabocca di incontri e impegni istituzionali. «Sto facendo il possibile
- ammette - per far capire agli enti superiori che abbiamo i giorni contati. Se
entro il 30 maggio la manifattura non risolverà i problemi gestionali, chiuderà.
Per i nostri Comuni sarà un disastro».
Nella fabbrica, al di là del torrente, si lavora. Poco, ma si lavora. «Siamo
più o meno al 45% della capacità produttiva - spiega Pierpaolo Boaglio, delle
Rsu - La situazione è preoccupante». Con altri colleghi era in Consiglio
comunale. «Solidarietà dalle indennità? Sì, bella idea, ma c’è bisogno di
ben altro. Gli spiccioli non ci servono. Ci vogliono garanzie di continuità del
lavoro. Fa male vedere che i nostri guai vengono usati in beghe politiche».
Eppure, per Gemma Garrou, la battaglia andrebbe allargata. Dal suo punto di
vista sembra una lotta, come una nuova resistenza contro il sistema economico
sempre più spietato. «Siamo seri. So anch’io che i 21 mila euro non sono
molti - replica - Ma la politica deve avere più coraggio. Dobbiamo scuotere le
coscienze». E come? «A Massello, ad esempio, hanno rinunciato ai gettoni per
il bene della collettività. Ho calcolato che se in tutti i Comuni della zona
facessero lo stesso, si racimolerebbero 12 milioni di euro. Un po’ come
raccogliere fondi per un terremoto». Da queste parti anche i commercianti sono
solidali. «A Natale abbiamo fatto sconti del 5% ai lavoratori della
manifatturiera - dice Andrea Biamino - portavoce dei commercianti di Perosa - Se
loro non lavorano anche a noi va male. Dall’inizio dell’anno, a Perosa,
l’8% delle attività ha chiuso i battenti. Il 30% delle case è disabitato.
L’effetto Olimpiadi qui non s’è visto».
la foto dell'articolo della stampa, con l'occhiello malizioso
che dice che gli scioperi in valle non son serviti a nulla:
la Manifattura ne ha fatti pochi e ilk resto della valle senza
gli scioperi sarebbe già un deserto.
(Del 19/3/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 79)
POMARETTO Niente gettone per le addette New.co.cot E’ polemica
POMARETTO
Cade nel vuoto la proposta di solidarietà lanciata dalla minoranza che chiedeva
al Consiglio di Pomaretto di rinunciare per un anno al gettone di presenza. Un
aiuto concreto, quantificato in 21 mila euro, che sarebbe servito a creare un
fondo a sostegno delle lavoratrici della New Co.cot, la manifattura di Perosa
Argentina che corre il rischio di chiusura. Ed è subito polemica.
L’iniziativa era partita dal consigliere Gemma Garrou: «In una delibera
l’amministrazione comunale aveva deciso, in modo generico, che si sarebbero
dovute attuare politiche di sostegno. Allora ho proposto questa forma di
autotassazione. Del resto anche dalle stesse rappresentanze sindacali era
arrivato l’invito all’ amministrazione di schierarsi accanto ai lavoratori».
Ma perché il Comune non ha accolto la proposta? Replica il sindaco, Danilo
Breusa: «Perché abbiamo intenzione di mettere in atto una serie di iniziative
più articolate. Come ad esempio alcune variazioni di bilancio per sostenere
economicamente i lavoratori. Altra iniziativa riguarda il 5 per mille destinato
ad attività sociali, una parte potrebbe essere usata per fronteggiare questa
crisi. Ma crediamo che per essere più incisivi si debba lavorare in gruppo:
insieme ad altri sindaci ci stiamo organizzando per sollecitare Provincia e
Regione che indubbiamente hanno disponibilità economiche maggiori alle nostre.
Il prossimo incontro importante, da cui dipenderà il futuro della New Co.cot,
sarà il 16 aprile all’Unione industriale».
LUISA GIAIMO
17 marzo
Un numeroso gruppo di maestranze della new co.cot di Perosa
Argentina ha partecipato al consiglio comunale di Pomaretto.
Uno dei punti dell’ordine del giorno del consiglio era la discussione della
grave situazione occupazionale delle aziende del territorio.
Il sindaco ha letto una lettera esplicativa della situazione e di sostegno per i
lavoratori.
Le R.S.U. New co.cot. hanno chiesto solidarietà e collaborazione
all’istituzione.
Alcuni membri della minoranza comunale hanno proposto di creare un fondo a
sostegno degli operai in difficoltà economica tenendo conto che la maggior
parte delle famiglie è monoreddito e che, a partire da giugno se verrà
approvata la “cassa in deroga” i tempi d’attesa per i salari saranno
ulteriormente dilungati. ... Mostra tutto
La minoranza comunale ha esortato il consiglio a mettere ai voti, seduta stante,
l’utilizzo del fondo “gettoni di presenza” del consiglio predisponendolo
per aiutare gli operai in difficoltà.
Un membro della minoranza ha più volte sottolineato che i gettoni di presenza
sono un “extra” destinato a chi in realtà possiede già un reddito fisso.
Il sindaco ha decretato che non era, secondo lui, una decisione da sottoporre a
voto immediatamente ma ha promesso che avrebbe trattato l’argomento durante le
successive sedute.
Dopo il rifiuto del sindaco la minoranza comunale per manifestare il proprio
dissenso ha abbandonato l’aula consiliare.
Nei prossimi giorni le maestranze cercheranno di essere presenti nei consigli
comunali dei comuni limitrofi per continuare a chiedere solidarietà e
collaborazione alle amministrazioni.Si spera di non essere “oggetto”di
strumentalizzazione da parte di nessuno. (savina)
In occasione della campagna elettorale del candidato Marco
Bellion un gruppo di maestranze della New co.cot si è radunato al teatro
valdese di Pomaretto munito di striscione.
Durante il dibattito la R.S.U. ALP CUB ha messo in luce la drammatica situazione
aziendale e ha esortato il candidato a prender in considerazione il fatto che il
16 aprile presso l’unione industriale si decideranno le sorti
dell’industria. Bellion ha suggerito di recarsi domenica c.m.. a Cavour dove
lui e la presidente della regione Mercedes Bresso in occasione della campagna
elettorale potranno ascoltare e prendere in esame la situazione. (Savina)
12 assemblee
Le assemblee
decidono per il aprile 8 ore di sciopero con manifestazione a Torino- preparata
da altre iniziative
11 incontro unione
industriale
Alla
Manifattura New Co Cot di Perosalavorano
il cotone 190 donne e uomini. 90 fanno la rotazione in CIG . L’azienda tribola
per comperare la materia prima.La Banca San Paolo pur avendo il 30% delle azioni
non fornisce i capitali. L’11 marzo c’è stato un incontro alla Unione
Industriale, l’azienda aspetta il rinnovo dell’amministrazione regionale per
battere cassa, per ridurre il costo dell’affitto degli immobili. Sostiene di
avere bisogno di soli 100 operai, è quindi interessata alla CIG in deroga,
ma se un mese dopo il rinnovo dell’amministrazione regionale non
ci sono novità può chiedere la cessazione delle attività. Oggi assemblee.
Prossimo incontro il 16 aprile.
631/alp
: PRECIPITA LA SITUAZIONE DELLA NEW COCOT:
Dopo
il fallimento dell'incontro in Regione per la mancanza degli assessori che ci
hanno convocati, slitta ulteriormente l'incontro dal 5 all'11 marzo con
l'azienda. Intanto la Regione fa sapere che secondo le sue valutazioni il prezzo
dello stabilimento dovrebbe essere intorno ai 5 milioni e quindi non ci sonole condizioni per un suo intervento.
E' giunto il tempo di mobilitarci sia nei
confronti della New Cocot perche' non si può pretendere di fare gli
imprenditori con i soldi degli altri e nei confronti della Regione che deve
mantenere quello che ha ufficialmente detto nella riunione di ottobre 2009, che
a fronte di un piano industriale ci sono dei fondi a disposizione.
Ora la parola
passa alle lavoratrici e ai lavoratori: FACCIAMOCI SENTIRE nei confronti della
New Cocot, della Regione, delle istituzioni locali, se vogliamo conservare il
lavoro. Come abbiamo detto nell'assemblea di Perosa ognuno deve fare la sua
parte ma i lavoratori in prima persona, senza scuse o tentennamenti.
Giovedì 11 è la
prima occasione per farci sentire a Torino dove ci sarà l'incontro con la New
Cocot che presenterà il piano industriale che potrebbe anche essere molto
pesante dalle voci che circolano.Per queste ragioni dovremo coinvolgere i
Sindaci e la Comunità Montana ad essere presenti a Torino..ù
Per fare il punto sulla
situazione e preparare questa iniziativa ci sarà un incontro in Comunità
Montana Martedì 9 marzo ore 14,30 partecipiamo.
estratto comeedove
Cronaca di Torino- la stampa(Del 3/3/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 58)
NEW CO COT Futuro nero nell’azienda tessile nata a inizio ’800
PEROSA ARGENTINA
Arrivano segnali sempre più preoccupanti sul futuro dei 190 dipendenti della
manifattura «New Co Cot» di Perosa Argentina. A giugno, infatti, al termine di
un lungo periodo di cassa integrazione, l’azienda potrebbe chiudere
definitivamente. Un duro colpo per questa impresa specializzata in filati e nata
negli anni della rivoluzione industriale inglese. Ovviamente preoccupati operai,
sindacati e amministratori locali. Il sindaco del paese, Renzo Furlan, dice: «
I vertici della società avevano chiesto alla Regione di acquistare
l’immobile: un bene il cui valore è stato stimato dal perito del tribunale in
7 milioni d’euro. Gli uffici regionali competenti, però, sono stati
chiarissimi: non c’è la benché minima intenzione di farsi carico di questo
stabilimento». All’ingegnere Leopoldo Varati, che ha affittato il ramo
d’azienda, i conti proprio non quadrano. «I 60.000 euro d’affitto richiesti
dal liquidatore della manifattura di Legnano incidono pesantemente sul bilancio
- spiega Giuseppe Graziano della Uilta - Giovedì 11 avremo un incontro
all’Unione industriale, per la presentazione del piano aziendale: lì’ si
capirà davvero che cosa sta per accadere in quella fabbrica». E ancora: «Noi
non chiediamo alla Regione di diventare un’ impresa immobiliare, ma una mano
la potrebbe dare per davvero».
L. GIA.
11 marzo incontro a Torino
seguono assemblee e una manifestazione a Torino
25 febbraio
serata al salonedella casa dell'Anziano a Perosa
su Asilo Nido e Newcocot
1h15' asilo nido
49' newcocot e asilo nido
dopo la serata del 25 febbraio
Il sindaco di Perosa Furlan ha le sue ragioni, con gli altri comuni, nel dire che non si può andare avanti col passivo attuale del nido a carico prevalentemente di Perosa. Si poteva però chiedere che il passivo che eccedeva la quota a carico dei comuni per i propri bimbi fosse coperta dalla Comunità Montana. Se non ha soldi, si chiude il nido. Meglio che dare la gestione a cooperative che prestano un pessimo servizio, vanno e vengono, sottopagano i lavoratori. La situazione di sfascio della scuola italiana e l'allegra politica del governo è il risultato del voto di metà degli italiani. Pagano i lavoratori. I sindacati confederali che hanno firmato l'accordo sul nido che tutela le lavoratrici che saranno trasferite ha fatto un pessimo servizio ai genitori che non si accontentano del 'minor male'.
Per la Newcocot, è chiaro che la stima dell'immobile e l'affitto che si paga (ma ha pagato solo due mesi) al curatore fallimentare della Legnano sono eccessivi. Il ricatto con la Regione da parte della Newcocot non è un buon segno. La cinquantina di lavoratrici silenziose presenti alla riunione saranno uscite col morale a terra. Come dice Lanza tocca a loro prendere in mano la situazione e farsi sentire: se vogliono difendere la fabbrica è ora di iniziative forti...
Come
far fronte alla disoccupazione? La battaglia di Alp sui contratti di
solidarietà
«E
se riscoprissimo l'orario ridotto?»
Parla
il sindacalista Enrico Lanza: «Non è la panacea, ma riscopriremmo un valore»
Ormai
è sempre più diffusa la convinzione che anche a fronte di una ripresa
produttiva, difficilmente si riusciranno a recuperare i livelli di
occupazione precedenti alla crisi. Quali contromisure adottare senza
limitarsi alla semplice assistenza? Il sindacato di base Alp-Cub a questo
proposito sta portando avanti un presidio nella sala Lombardini di Pomaretto
anche per far conoscere ai lavoratori la formula dei contratti di solidarietà
in alternativa alla cassa integrazione a zero ore. All'ex-presidente di Alp,
il sindacalista Enrico Lanza, abbiamo posto alcune domande su questo tema.
Cosa
sono i contratti di solidarietà?
«Una
riduzione dell'orario di lavoro in caso di crisi ed eccedenza del personale,
dove le ore non lavorate sono “integrate” cioè pagate dall'Inps per
l'80 per cento. Esempio: si lavora 20 ore la settimana invece di 40. Venti
ore vengono pagate dall'azienda e l'80 per cento delle altre 20 cioè 16
ore, sono a carico dell'Inps. Conclusione lavori 20 ore e te ne pagano 36.
Questo strumento è in alternativa ai licenziamenti, alla mobilità, alle
zero ore».
Quali
i vantaggi per i lavoratori?
«Nessuno
viene messo fuori dalla fabbrica. Dal punto di vista salariale si perdono
meno soldi che fare le stesse ore in cassa integrazione. Perché da giugno
2009 con le ultime modifiche fatte dal Governo, l'Inps integra l'80 per
cento delle ore non lavorate mentre prima era solo il 60 per cento. Inoltre
ci sono dei vantaggi anche per le aziende con la riduzione di un terzo della
percentuale dei contributi previdenziali».
Esempi
in cui sono stati applicati?
«Ne
cito due segnalati da "Il Sole 24 ore": il più importante è
quello con Telecom Italia del 26 maggio 2009 dove la Telecom denunciava 470
eccedenti su 1.254 Directory Assistence). Entro il 2011 un'altra trance per
1.054 lavoratori.
Il
secondo, sempre citato da "Il Sole 24 ore" è quello del 10
settembre 2009 alla Rimor di Val d'Elsa per crisi nel Settore produzioni
camper. L'accordo prevede che per un anno tutti i 250 dipendenti, operai e
impiegati passeranno da 40 ore settimanali a 28. (per capirci: 28 ore
lavorate pagate 37,6 per tutti…). Accordo fatto da Fim e Fiom».
Perché
le aziende e altri sindacati sono restii a seguire questa strada?
«Per
le aziende è chiaro il motivo: oggi hanno interesse a ridurre il personale
per sanare i loro bilanci e creare un clima di grande preoccupazione tra i
lavoratori, che accetteranno qualsiasi soluzione.
Per
i sindacati invece fare una scelta non in linea con le strategie delle
imprese significherebbe far saltare lo spirito della “concertazione”,
che alla fine vuol dire che si fa l'accordo che vuole l'azienda o la
Confindustria. Poi ci sono gli operai che a differenza di qualche anno fa
non sono disponibli a fare solidarietà purtroppo… e quindi è un problema
di “cultura” e non solo materiale, del lavoro, del salario: il nostro
compito è tentare d'invertire questa tendenza».
Quali
scenari futuri sul piano occupazionale? «Si uscirà da questa crisi con una
drastica riduzione degli occupati nell'industria manifatturiera. Tocca alle
imprese e al Governo pensare a settori nuovi ed avanzati che ci mettano al
riparo, almeno in parte, dalla globalizzazione selvaggia.
Al
sindacato il compito di evitare che nei prossimi due o tre anni ci siano
montagne di lavoratori in mezzo alla strada: i contratti di solidarietà non
sono il toccasana in questo senso, ma una scelta politica forte e non
subalterna: un primo piccolo passo che ci consentirà non solo di evitare
disoccupazione, ma anche e soprattutto di recuperare il valore della
solidarietà».
Conclude
Lanza: «Colgo l'occasione per fare gli auguri di Natale e ringraziare tutte
le lavoratrici e i lavoratori e coloro che in questi mesi hannno contribuito
alla lotta in difesa del lavoro e do' loro appuntamento al concerto di
mercoledì 23 al teatro valdese di Pomaretto».
A
cura di
Alberto
Maranetto
consiglio comunale Perosa 17 dic 09- audio
New Cocot Presidio di Perosa Argentina - incontro
Giovedì 3 dicembre alle ore 16,45
con
Coucourde Andrea, l' Assessore
Manfredini sulla
situazione
New Cocot e di Valle.
registrazione:
la New Cocot ha
acquisito sol il ramo d'azienda non i fabbricati
riforma 11.12.09
Perosa, a New Co.Cot solo marchio e macchine, non i muri
Ex-Manifattura, acquisto mutilato
Ancora attesa per il Piano industriale, previsti 70 esuberi
PEROSA - Venerdì 4 si sono tenute le assemblee dei lavoratori tessili dello
stabilimento ex-Manifattura di Legnano. I sindacalisti Graziano della Uil e
Lanza dell’Alp Cub, hanno illustrato la situazione, con l’offerta al
curatore fallimentare da parte della società New Co.Cot - che da due anni
gestisce in affitto l’attività - per acquistare il solo marchio e i
macchinari. Escluso dall'acquisto, quindi, l’immobile.
La sintesi del lungo dibattito: il sindacato, i lavoratori e gli enti locali
devono trovare una soluzione con la Regione per aiutare la New Co.Cot ad
acquisire i fabbricati, al fine di legare l’azienda al territorio.
Di fronte a questo impegno, precisa Graziano, «chiediamo di mantenere
l’occupazione e investire per fare dell’industria di Perosa una filatura
di eccellenza europea». Mentre auspica che nella prima decade di gennaio
si promuova in Regione un tavolo di trattativa.
Giovedì 3 al presidio (sala Lombardini) lavoratori e cassaintegrati avevano
incontrato il presidente della Comunità montana Andrea Coucourde e
l’assessore al Lavoro Viller Manfredini.
La delegata Rsu Savina Gaydou ha chiesto notizie più precise sull’acquisto
del 17 novembre scorso, di cui nessuno ha visto il rogito. Coucourde ha reso
noto che nessuna comunicazione ufficiale gli è pervenuta e si dichiara
preoccupato se l’immobile non è stato acquistato: «Va bene la cassa
integrazione straordinaria che scade il prossimo giugno e potrà forse essere
prolungata di un anno, ma dopo cosa succede?».
Interrogativo preoccupante. Si attendeva con ansia il Piano industriale
promesso entro la fine di novembre, ma non è stato presentato. Manfredini: «L'assessore
regionale Bairati ha dichiarato di essere disponibile ad esaminare il Piano
industriale della New Co.Cot, in quanto la legge destina dei finanziamenti per
il settore».
L’immobile è stato valutato in sei-sette milioni di euro e
l’interrogativo posto dai lavoratori è preciso: «La Regione può
acquistarlo e destinarlo ad attività produttiva per la New Co.Cot?». Alla
società l’acquisto, in questo momento di crisi, non interessa. Lo ha
confermato al sindaco Renzo Furlan nell’incontro dell’11 novembre
l’amministratore delegato Varasi.
Furlan: «Secondo la dirigenza New Co.Cot, in base all’attuale attività
produttiva, si prevede al massimo l’occupazione di 120 unità, quindi sono
70 gli esuberi. La società dice di perdere, oggi, 150mila euro al mese ed è
una situazione che non può reggere».
Lussana-Eco del chisone 10.12.09
Del 27/11/2009 Sezione: Cronaca di
Torino Pag. 87)la stampa
MERCATINO VINTAGE PER FINANZIARE UNA PIÈCE SU QUESTO TEMA Perosa ora riscopre la tradizione tessile
Un paese all’imbocco di due valli, e la cui storia è legata all’industria
tessile. Oggi esiste la volontà di raccontare gli anni d’oro di questa
produzione a Perosa Argentina. Un compito affidato all’Associazione Ecomuseo
del tessile, nata nel 1996, con lo scopo di raccogliere, conservare e
valorizzare il patrimonio di documenti, materiali e macchinari legati alle
attività delle valli. E così domenica, dalle 10 alle 16, nella palestra delle
elementari in piazza Europa ci sarà un mercatino vintage, in cui si potranno
trovare capi di abbigliamento degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. «Con il
ricavato dalla vendita – spiega il presidente dell’associazione, Alessandro
Calzavara – copriremo la parte di spesa che ci manca per realizzare uno
spettacolo teatrale sul lavoro e l’immigrazione». Era a cavallo tra gli anni
Venti e Trenta quando i tedeschi Gutermann e gli svizzeri Abegg crearono un
setificio per la lavorazione dei cascami di seta ed un cotonificio. Questi due
opifici sorsero su filande preesistenti e ne potenziarono e modificarono
profondamente la lavorazione. Spiega il presidente dell’Associazione: «Perosa,
negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, era la capitale
dell’industria tessile. Qui lavoravano oltre mille persone. Molte erano
ragazze che arrivavano dal sud e venivano ospitate dalle suore nel convitto».
Oggi i locali dei vecchi opifici sono in buona parte in disuso, altri sono stati
adibiti a magazzini. Continua Alessandro Calzavara: «L’ex convitto Gutermann,
che ora è di proprietà della Provincia, ospiterà il nostro ecomuseo: la
storia del lavoro nelle nostre vallate».
riforma 27.11.09
La New Co.Cot acquista la Manifattura- eco del chisone
PEROSA - La New Co.Cot. che affitta lo
stabilimento perosino della Manifattura di Legnano, martedì 17 ha firmato
il rogito per l’acquisto dell’azienda. Si chiude positivamente una
vertenza che avrebbe potuto portare alla perdita di tutti i posti di lavoro.
Il sindacalista Graziano della Uil: «Nell’acquistosi sono mantenuti i patti concordati con le organizzazioni sindacali, le
quali hanno chiesto alla New Co.Cot. di presentare un Piano industriale».
Dal 1º giugno sono 90 i lavoratori in cassa integrazione straordinaria a
rotazione per un anno.
Conclude Graziano: «Da parte sindacale
si lavorerà tutti insieme per mantenere occupati il maggior numero di
lavoratori, salvaguardando la loro professionalità e il prodotto tessile
perosino». Approfondimenti sui prossimi numeri. (Lussana)
SINTESI DELL'INCONTRO IN
REGIONE PER NEW COCOT del 20 -10-09
Bairati;
Apre l'incontro con i soliti convenevoli, la crisi che continua, le banche che
strozzano la ripresa prestando denaro anche sopra l'8%, la regione che nel
tessile continua a lavorare sul progetto “filiera” cioè mettere assieme le
produzioni dalla materia prima alla commercializzazione del prodotto, che per
produrre il tessuto se si fa 1000 il costo complessivo, solo 60/70 è il costo
del lavoro e dell'energia!!! Ribadisce che non parteciperà più a convegni sul
costo del lavoro.
Varasi:
Il mercato non si riprende, ci sono cali anche del 70% in tutto il settore.
L'accordo sulla rotazione ha penalizzato l'azienda ( mio
commento,non riesco a capire come e dove), la redditività è bassa ma i soci
per adesso la coprono per evitare il peggio....
Oggi non ci sono decisioni
strutturali ma alla fine dell'anno ci saranno.
Alla domanda sulla
“missione” cioè cosa farà in futuro questa azienda risponde che una volta
acquistato il gruppo si deciderà cosa far fare ai quattro stabilimenti e quali
privilegiare.
La ricetta di Varasi è
quella di essere “ricettivi e creativi”.... e che a Perosa già si
sperimenta la creatività con il “melange”......
Ricauda
dell'unione industriale dice che ci tiene molto alla fabbrica di Perosa perchè
è l'ultima fabbrica associata della provincia e la cosa a tranquillizzato il
sindaco Furlan (ironicamente si intende) molto più preoccupato dopo l'incontro
che hanno avuto prima di quello ufficiale.
All'osservazione di un
sagace sindacalista che ricorda a Varasi i 90 esuberi messi sul tavolo in
primavera, risponde che a questo tavolo non era all'ordine del giorno.
Bairati
in conclusione ribadisce: se la New Cocot ha un progetto i fondi regionali sono
ancora disponibili e Varasi risponde che intorno alla fine di novembre
presenteranno il piano industriale del gruppo dove ci saranno la decisioni sugli
stabilimenti e anche il conto occupazionale.
Strette di mano e si torna a
casa.
Come vedete nonostante le
“buone maniere” della dirigenza New Cocot e devo direuna buona disponibilità della Regione, non è emerso niente
di nuovo, ma si è ribadito che in ogni caso le decisioni saranno prima discusse
con tutti.
Enrico Lanza-alpcub
riforma
: Dopo la riunione con gli assessori regionali
sulla situazione in Val Chisone l'assessore Bairati convoca le parti per il 20
di ottobre ore 17,30 in Regione
SITUAZIONE DELLA NEW CO.COT
Informazioni sull'attuale situazione della New Co.cot:
A fine luglio il lavoro è "calato" notevolmente in alcuni reparti per
mancanza di materia prima, quindi buona parte di maestranze è stata collocata
in Cigs ( non riuscendo ad effettuare la rotazione mensile lavorativa, così
come il personale di forza lavoro ad agosto).
A fine luglio l'azienda comunica alle R.s.u. che il periodo di fermata
collettiva estiva sarà dal 3 al 24 agosto, ma solamente il periodo dal 10 al 17
agosto verrà coperto dalle ferie, per il restante periodo si ricorrerà alla
cigl per tutti i dipendenti perchè l'azienda ha bisogno di contenere i costi.
Le R.s.u non sono assolutamente d'accordo perchè la decisione aziendale non è
assolutamente fattibile con il cnl, si cerca una mediazione, ma l'azienda rimane
ferma sulle proprie decisioni.
Alla riapertura dopo la pausa estiva si parte con poca materia prima a
disposizione.
A inizio settembre si registra nuovamente un "calo" di lavoro sempe
per mancanza di cotone, molte persone inizialmente non coinvolte nella cigs di
settembre rimangono nuovamente a casa dopo tre giornate di lavoro.
Gli ordini ci sono, però non possono essere evasi sempre per lo stesso motivo:
mancanza di materia prima dovuta alla scarsa liquidità di denaro della ditta.
Unica nota positiva, ad agosto è stato effettuato il versamento cigs di giugno
da parte dell'Inps ed a settembre è stato versato cigs di luglio.
Inotre lavorando in squadra con le istituzioni abbiamo creato tempi d'attesa
cigs accettabili!!
8/9/2009 (7:31) - INDUSTRIA IN AFFANNO
Tessile in sofferenza
"A rischio 80 mila posti"
A Milano Unica, il salone del settore, il 25% di stand in meno
SUSANNA MARZOLLA
MILANO
L’idea di punta è «On stage», passerella dei migliori dieci «stilisti
emergenti» a livello internazionale: una spruzzata di novità per non
pensare troppo alla crisi del settore. Ma anche a Milano Unica, il salone
del tessile che si apre oggi - presente Silvio Berlusconi - i numeri sono
crudeli: 486 espositori (382 italiani e 98 da altri paesi europei) con un
calo del 25 per cento. E anche se la diminuzione si è attenuata tra
l’esposizione di febbraio e l’odierna («solo» un meno 10%) basta
girarsi intorno nella regione ospitante per capire cosa sta succedendo. «Ventotto
aziende chiuse, 749 in crisi, oltre 29mila lavoratori in cassa integrazione
e mobilità»: questi i dati snocciolati dalla Femca-Cisl della Lombardia.
Che, più nel dettaglio, specifica: «Il 70% per cento dei lavoratori in
cassa è attualmente sospeso dall’incarico. I territori più colpiti sono
Como (6.600 lavoratori sospesi), Varese (2.700), Bergamo (1.600)». Cioè i
distretti della seta, oppure la Val Seriana chiamata un tempo «la valle
dell’oro» per il valore dei suoi filati e soprannominata adesso, da chi
ci vive, «la valle dell’orfano» per il lavoro che si è perduto.
Difficile allora stupirsi di quel quarto di aziende «scomparse» dalla
Fiera di Milano. Quelle stesse aziende - prevalentemente piccole, di nicchia
- che sono scomparse o rischiano di scomparire del tutto, non solo da una
rassegna. Lo spiegano gli stessi organizzatori di «Milano Unica»: «I
grossi marchi ci sono tutti, ma per altri produttori è molto più
difficile. La crisi li costringe a risparmiare al massimo; e la
partecipazione a una fiera costa. Così rinunciano del tutto, oppure
scelgono quella che sembra più interessante per il loro mercato». E’
successo così per i produttori di Prato, ad esempio (dalla Toscana a Milano
sono arrivati in tutto soltanto 53 espositori): hanno organizzato una Fiera
locale e poi hanno scelto Parigi, sperando che sia una vetrina più
proficua. C’è bisogno di “tirarsi su” visto che nel 2008 il 72% delle
aziende pratesi ha visto una diminuzione del proprio fatturato, per qualcuna
accettabile, per altre drammatica con pesanti ripercussioni occupazionali.
Da qualsiasi lato lo si guardi, il settore tessile fornisce numeri
impietosi. Il centro studi di Sistema moda Italia (Smi), la federazione
delle aziende tessili e abbigliamento, ha analizzato il settore filati: nel
2008 il fatturato è calato del 10%, la produzione del 13% e l’export del
17%; nel primo trimestre di quest’anno è andata anche peggio: il
fatturato dà un meno 22%. Il settore abbigliamento è andato un po’
meglio nel 2008 (meno 3% il fatturato), ma quest’anno si è allineato al
ribasso: meno 15%. Visto dalla parte dei lavoratori Valeria Fedeli,
segretaria nazionale della Filtea-Cgil la sintetizza così: «Quest’anno
rischiano il posto 60-80 mila addetti». Cioè quasi il dieci per cento
delle 750mila persone che nel nostro paese si occupano di filar tessuti,
cucire vestiti, lavorar la pelle. E spiega che a essere colpite saranno
sopratutto «quelle centinaia di aziende, medie o piccole, contoterziste».
Cioè quelle che vengono impiegate dai grandi marchi per lavorazioni spesso
di altissima qualità: «In sostanza - dice Fedeli - l’ossatura della
filiera del made in Italy».
La dirigente sindacale ricorda come il tessile sia, dopo la meccanica, la
seconda industria manifatturiera del nostro paese, che dà un impulso senza
pari all’esportazione e a migliaia di attività commerciali, «ed è anche
il primo acquirente dell’industria chimica». Spezzare uno o più anelli
di questa catena produttiva - e con cali di fatturato che per certe aziende
sono del 40-60% non è difficile - può portare a ripercussioni
imprevedibili. «Vedo che a “Unica” ci sarà Berlusconi. Era ora -
osserva - sono mesi che tutti noi, rappresentanti dei lavoratori e delle
aziende insieme, gli chiediamo un incontro. Non ci ha mai risposto».
la stampa
L'Inps ha avviato
le procedure per il pagamento della cigs di giugno
COMUNICATO:
In relazione al comunicato esposto dall'Azienda il 31/07/09, il Sig. Bonino,
durante l'incontro che si è svolto nel pomeriggio, ha motivato la necessità
di usufruire di una sola settimana di ferie con le pesanti difficoltà
finanziarie e di liquidità in cui l'Azienda si trova e con le impossibilità di
garantire il pagamento degli stipendi di agosto, sottolineando che negli altri
stabilimenti del gruppo la soluzione è stata accolta; ha inoltre aggiunto come
" nota positiva" la regolarizzazione dei versamenti piu' arretrati a
Previmoda.
Le RSU pur riconoscendo tutte le difficoltà attraversate dall'Azienda, hanno
espresso parere contrario evidenziando che questa soluzione avrebbe avuto come
conseguenza la perdita di salario e di un ulteriore rateo (tfr, ferie e
tredicesima) per molti dipendenti. Inoltre la situazione di C.I.G.S in cui ci
troviamo con pagamento diretto, di cui non ci sono ancora note le tempistiche,
è cosa ben diversa dalla C.I.G ordinaria anticipata in cui si trovano gli altri
stabilimenti del gruppo.
Dopo aver ascoltato le ragioni e un tentativo di mediazione da parte delle RSU
il sig. Bonino ha ribadito che la posizione dell'Azienda rimaneva invariata.
L'atteggiamento dell'Azienda ci costringe ad un amara considerazione, pensiamo
sia MOLTO SCORRETTO scaricare sui dipendenti le difficoltà a reperire liquidità
da parte dell'Azienda anche se ci rendiamo conto che chi è abituato ha gestire
milioni dia poco peso a qualche decina di Euro che purtroppo per alcuni nuclei
famigliari fanno una notevole differenza.
Riteniamo poi estremamente grave che non si tenga conto che negli articoli
citati ( 91-98-107) del C.C.N.L. non si parla di " COMUNICARE " alle
RSU ma di "CONCORDARE" con le RSU PAROLE SIMILI MA DI SIGNIFICATO
ESTREMAMENTE DIVERSO.
SE QUESTO E' LO STILE DELL'AZIENDA A VOI IMMAGINARE IL FUTURO CHE CI ASPETTA...
“Si
è svolto mercoledì 21 presso la Comunità Montana Val Chisone l’incontro tre
le operaie della New Cocot, una rappresentanza di lavoratori ex Stabilus, le
organizzazioni sindacali, gli amministratori della Comunità Montana ed i
Sindacid i Perosa Argentina, Pomaretto, Roure, Villar Perosa.
Sono
sostanzialmente emerse alcuni interventi in positivo e diverse criticità molto
preoccupanti
Per
la New Cocot è stato firmato il decreto per la cassa integrazione straordinaria
e quindi l’Inps nel breve periodo (20-30 agosto) dovrebbe iniziare a pagare
Comunità
Montana insieme ad alcuni comuni ha comunicato la propria disponibilità a farsi
carico degli interessi (7%) per i lavoratori che chiederanno alla banche del
territorio l’anticipo della Cigs. Inoltre
sempre la comunità montana ha aperto un confronto con la Provincia per attivare
alcuni corsi di formazione finalizzati ad una nuova collocazione lavorativa
I
punti critici sono sostanzialmente tre:
Il
mancato acquisto e la nuova scadenza del 30 ottobre lasciano nell’assoluta
incertezza il sito produttivo di Perosa Argentina;
L’assenza
di un vero sostegno alla filiera del tessile da parte del Governo nazionale e
della Regione Piemonte, costituisce un ostacolo alla scelta di crearsi una
propria autonoma filiera (filatura-tessitura-confenzionamento).
La
crisi di liquidità di New Cocot rischia di produrre ulteriori cali produttivi,
il mancato acquisto di materie prime, lo slittamento del pagamento degli
stipendi
Queste
tre questioni devono essere al centro dell’iniziativa della Regione e
dell’Assessore Bairati, che mi auguro di incontrare, assieme ai sindaci della
Comunità Montana, prima delle ferie.
E’
stata inoltre evidenziata l’assoluta necessità di individuare qualche nuova
attività ed imprenditori interessati all’ex Stabilus, anche per evitare
aumenti di costi e rischi connessi alla Sachz che condivideva lo stesso sito
produttivo
Su
queste due vicende continuerò a lavorare anche poiché ritengo siano di
importanza vitale per il futuro dell’industria nella nostra Valle.
Torino,
24 Luglio 2009
Gian
Piero Clement,
Capogruppo
Regionale PRC
Edizione del 29 luglio 2009
La crisi dell'azienda di Perosa- eco del chisone New Co.cot, manca il cotone da lavorare
Venerdì la direzione della New Co.cot,
ex-Manifattura di Perosa, ha incontrato i rappresentanti delle Rsu. Al
termine è apparso il seguente comunicato rivolto ai lavoratori: «A
fronte del mancato arrivo della materia prima i reparti Filatura e
Ritorcitura si fermeranno dal 25 luglio sino al 23 agosto. La normale
attività produttiva riprenderà il 24, subordinata all’arrivo del
cotone».
Lavoreranno regolarmente sino al 2 agosto invece i reparti di
finissaggio: Gasatura-Ritoccatura e Spedizione filati. Il periodo di ferie
dello stabilimento è fissato dal 3 al 23 agosto, tre settimane di cui due
si ritiene saranno pagate come cassa integrazione straordinaria.
La gravità della situazione dell'azienda è stata al centro di un
incontro in Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, presenti i
sindaci di Perosa, Pomaretto, Roure e Villar Perosa e l'assessore
regionale Clement. Afferma quest'ultimo: «La situazione dell'azienda
è sempre più preoccupante. La mancata definizione dell'acquisto
dell'ex-Manifattura da parte delle New Co.cot e la perdurante crisi di
liquidità della stessa rischiano di produrre ulteriori cali produttivi e
il perdurare della mancanza di materia prima». Conclude Clement: «Il
mio impegno sarà di portare la questione al centro dell'iniziativa della
Regione e dell'assessore Bairati, forse con un incontro prima delle ferie».
In Comunità montana si è parlato anche dello stabilimento della
Stabilus: proprio in questi giorni è iniziato il lavoro di smontaggio dei
macchinari da parte di una squadra di tecnici giunti dalla Germania. Per
Clement: «A questo punto è urgente individuare una nuova attività da
collocare nello stabilimento, anche per evitare aumenti di costi per la
Sachs, azienda che condivideva il sito con la Stabilus».
Ricardo Lussana
-la cassa è stata approvata per un anno il
20 luglio
22 luglio sciopero e incontro con l'assemblea dei sindaci ore
17,30- 73 Mb audio
Lavoratrici e lavoratori
New Cocot, Popolazione della Valle,
Comunità Montana, Sindaci
di Perosa e Pomaretto,
Presidente e Consiglieri
Provincia di Torino,
Presidente,Assessore al
Lavoro/Industria e Consiglieri Regione Piemonte.
Responsabili lavoro Chiesa
Valdese e Chiesa Cattolica
Vogliamo denunciare ancora
una volta l'estrema gravità della situazione New Cocot, che a nostro giudizio
è ormai diventata insostenibile, perchè le persone non possono continuare a
vivere aspettando l'elemosina della cassa integrazione o il misero stipendio che
non arriva mai puntuale, senza prospettive.
La situazione non appare
sicuramente in via di miglioramento, anzi, l'ulteriore slittamento della vendita
e lo stato di abbandono sempre più evidente in cui versa lo stabilimento di
Perosa, senza interventi manutentivi o migliorie agli impianti e macchinari,
sono un segnale non solo preoccupante, ma da principio comatoso per una
qualsiasi azienda che voglia continuare ad operare sul mercato.
Oltre alla ormai cronica
mancanza di lavoro, si registrano situazioni da “raschiatura del barile” :non è credibile un'azienda che utilizza una materia prima rilavorata, in
pessime condizioni di conservazione e di scarsissima qualità.
Infine ci preoccupa che
comunque oltremetà del personale
continua ad essere in cassa integrazione e non sempre con la rotazione prevista
dall'accordo, con gravi ripercussioni sulle condizioni di vita e di salute di
molte persone.
Noi chiediamo quindi alle
lavoratrici e ai lavoratori New Cocot di riflettere su questo nostro giudizio e
alle istituzioni di farsi carico con la massima celerità di questa situazione
che stà precipitando.
Sono, a nostro modo di
vedere, urgenti iniziative che portino ad un chiarimento definitivo di questa
situazione e ad una forma di tutela più alta per i lavoratori iniziando fin da
ora a verificare la fattibiltà del contratto di solidarietà.
Ribadiamo con forza i nostri
obiettivi che invitiamo tutti a sostenere:
●Nessuno deve uscire dal ciclo
produttivo.
●Tempi certi per il salario sia da
parte dell'Azienda che da parte dell'INPS.
(
visto che il famoso accordo per il prestito tra Sindacati, Confindustria,
Banche, NON FUNZIONA, mentre le spese per le famiglie hanno tempie scadenze precise e non rinviabili).
Alle istituzioni locali
inoltre chiediamo di non modificare le destinazioni d'uso del terreno su cui
sorge lo stabilimento, che favorirebbe solo speculazioni e non posti di lavoro.
-- Martedì 19/05 con le maestranze della Stabilus abbiamo
deciso di manifestare durante il giro d'Italia con degli striscioni preparati il
sabato precedente, in particolar modo a Villar Perosa abbiamo trovato un punto
strategico e avvisata la Rai ci hanno dato risalto con il commentatore del giro
d’Italia che si è soffermato a leggere lo striscione ed ha elogiato il nostro
comportamento civile e corretto…
Anche la Stampa ci ha dato spazio in un suo articolo del 20/05…”Abbiamo
fatto un ottimo lavoro!”
--Giovedì 21/05 le R.S.U., le O.O.SS. territoriali, la proprietà, il dott.
Ricauda dell’ Unione Industriale, la sign.a Zoccolan della regione si
sono incontrati per firmare l’accordo dopo che l’ipotesi di accordo era
stata approvata in assemblea dalla maggioranza dei lavoratori; si è cosi giunti
alla cigs straordinaria per un anno a rotazione mensile e all’anticipo tramite
convenzione di banche CGIL
CISL e UIL e Unione Industriale. L’unico “nodo” ancora da risolvere resta
il tasso d’interesse da pagare alle banche per l’anticipo di cigs .
--Lunedì 25/05 incontro tra R.S.U., azienda, presidente della Comunità
Montana, Sindaco, Direttrice della San Paolo per parlare della questione,
purtroppo le banche non anticiperanno i soldi perché la cigs è a rotazione,
nonostante sull’accordo dell’anticipo sociale non ci sia questa clausola !!
L’Alp con il consigliere regionale, Clement, si sono subito attivati per
organizzare un incontro insieme alla proprietà, all’INPS e all’ agenzia
regionale sportello lavoro per stabilire i tempi di erogazione da parte
dell’INPS e chiarire se sono tempi accettabili…
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L'11 maggio il sindaco di Perosa ha fatto rimuovere lo
striscione e la bandiera di Piazza Marconi , i limiti di velocità e le
transenne vicino al presidio: Il presidio continua. Sabato 16 maggio sono state
tolte le tende: il presidio ora è alla sala Lombardini. Riunione settimanale il
giovedì pomeriggio.
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"Lunedì 11 maggio c.m. la RSU Savina Gaydou e il
coordinatore dell'ALP Lanza sono stati convocati in azienda.La direzione ha
chiesto collaborazione affinchè fossero tolte le tende del presidio per una
questione d'immagine aziendale in previsione della visita allo stabilimento da
parte di clienti "importanti" in primis Albini (famoso camiciaio).
Nella stessa mattinata il sindaco aveva già fatto rimuovere le transenne che
limitavano la velocità perchè servivano in un altro luogo.
Tutti insieme, così, abbiamo deciso di dare l'ennesimo segno di buona volontà,
perchè per sopravvivere abbiamo bisogno di clienti, quindi con molta calma
venerdì 15 abbiamo smantellato il presidio davanti all'azienda. Vista la
disponibilità del Pastore Manna e di tutta la comunità Evangelica Valdese ci
siamo trasferiti di circa 100 m., alla sala Lombardini facendola diventare il
luogo d'incontro settimanale per fare il punto della situazione; ben consapevoli
che al "primo accenno" di avvisaglia di gravi problemi siamo pronti a
rimontare la tenda per continuare il presidio.."
4 maggio Torino
ipotesi di accordo:
1 anno di cig straordinaria per tutte dal 1 giugno 2009
A un mese dalla scadenza per l'acquisto della
Manifattura, la Newcocot non ha ancora un piano. La rotazione della Cigs e
l'anticipo da parte delle banche vanno bene ma bisognerà vedere se si farà
rispettare tutto.
assemblea 5 maggio
maggioranza approva l'ipotesi di accordo, il presidio va
avanti
Salari a rischio con la Cassa?
Le banche non hanno ancora concesso l'anticipo
PEROSA - Sull’accordo di messa in cassa integrazione straordinaria a
rotazione di tutti i dipendenti della New Co.cot, cresce la preoccupazione
dei 191 lavoratori sul pagamento degli anticipi del salario. Le banche
locali, infatti, non hanno ancora espresso il loro impegno.
In base alla convenzione firmata a Roma il 15 aprile, non è prevista
anticipazione da parte delle banche in caso di rotazione dei lavoratori.
Secondo il sindacalista Giuseppe Graziano della Uil regionale, «per
i sindacati la rotazione in cassa integrazione straordinaria dei
lavoratori è importantissima, perché non permette di espellere i
lavoratori dal processo produttivo e salvaguarda la loro professionalità
all’interno dell'attività produttiva. Siamo in un periodo molto grave
di recessione. L’accordo raggiunto a Roma di un anno di cassa a
rotazione pagata dall’Inps è un'opportunità di salvataggio per i
dipendenti della New Co.cot ed è un accordo che tutela le lavoratrici».
Nonostante, però, i continui e intensi colloqui con le banche locali,
l'accordo non è ancora stato raggiunto. I sindacati chiedono quindi
interventi immediati alle istituzioni (Comune, Comunità montana,
Provincia e Regione) per far pressioni sulle banche del territorio al fine
di risolvere il problema dell’anticipo del salario, mediamente di 834
euro lordi al mese.
L’azienda, da parte sua, è fiduciosa che la soluzione si troverà.
Intanto l’attività produttiva, seppur ridotta, prosegue con i nuovi
turni di lavoro. Dal 1º giugno è iniziata la cassa integrazione a
rotazione per circa 90 dipendenti e per loro la prima incertezza sullo
stipendio avverrà nel mese di luglio.
Nei giorni scorsi si sono concluse due importanti vicende occupazionali che
riguardano la Val Chisone.
Da un parte vi è stato il buon accordo per quel che riguarda la New Cocot di
Perosa Argentina: con la prevista rotazione si salvano tutti i posti di lavoro,
anche se bisogna continuare a tenere alta l’attenzione e la mobilitazione per
capire che cosa potrà accadere dopo il 30 giugno, quando scadrà il contratto
di affitto con la Manifattura di Legnano. Ritengo comunque che le lotte e
l’unità dei lavoratori abbiano portato a casa un buon risultato.
Dall’altra vi è la Stabilus di Villar Perosa per la quale l’accordo
sindacale certifica la scomparsa di questa realtà produttiva dal nostro
territorio. L’accordo ha grandi aspetti di criticità anche e soprattutto se
confrontato con altre simili vicende – penso per esempio all’Olimpias di
Piobesi o alla Cabind di Chiusa San Michele – dove si sono riusciti ad
ottenere almeno due anni di cassa integrazione, e sulla Cabind a mantenere
aperto un confronto per la ricollocazione dei lavoratori o per nuovi
insediamenti produttivi in quello stabilimento. Le difficoltà nel costruire un
migliore accordo sulla Stabilus sono in gran parte legate all’intransigenza
della proprietà e a forti divisioni tra i lavoratori tra i quali è prevalsa
(salvo alcune eccezioni) la sfiducia, la rassegnazione e la mancanza di volontà
di lottare per salvaguardare il proprio posto di lavoro.
""L'incontro all'unione industriale di lunedì
4-05-09 si è concluso con un' ipotesi d' accordo, con la cassaintegrazione
straordinaria a partire dal 1 giugno 2009 per un anno più un anno a rotazione
mensile con pagamento diretto dall 'INPS, però con la possibilità di avere
tramite alcune banche che hanno stipulato un accordo, l'anticipo della C.G.S...In
assemblea la maggioranza delle maestranze ha votato per la firma dell'accordo
che dovrebbe essere retificato in regione il 21 c.m..
Il presidio però continua per mantenere alta l'attenzione e poichè il nostro
obiettivo non è ancora stato raggiunto; fino a fine giugno non sapremo se
l'azienda concluderà l'operazione dell'affitto del ramo d'azienda con
l'acquisto...""
Questo volantino si dovrebbe divulgare non solamente il 1° maggio a Zurigo, ma dappertutto
e per tutto l'anno. Perciò lo voglio pubblicare anche qui:
"Ci sono bambini che muoiono sui motoscafi nella traversata del
mediterraneo.
Mentre le loro madri cercano fortuna in terre più sicure.
Ci sono bambini che vivono con i loro nonni in Romania.
Mentre le loro madri fanno le prostitute in Svizzera.
Ci sono bambini che ancora in pigiama vengono portati dalle suore
negli asili.
Mentre le loro madri devono varcare la frontiera e farsi 3 ore di
viaggio al giorno per lavorare in Svizzera.
Ci sono bambini che vanno a scuola con le chiavi di casa al collo.
Mentre le loro madri al collo portano il mazzo delle chiavi degli
uffici dove fanno le pulizie.
Ci sono bambini che a pranzo mangiano da soli il pranzo riscaldato nel
microonde.
Mentre le loro madri fanno le cameriere nei ristoranti e servono
pranzi di lavoro.
Ci sono bambini che si addormentano con il bacio del papà.
Mentre le loro madri devono ancora rientrare dal lavoro perché i
negozi restano aperti fino a tardi.
Ci sono bambini che vanno al parco gioco con i nonni.
Mentre le loro madri al parco portano gli anziani di cui fanno le badanti.
Ci sono bambini che passano il tempo da soli davanti alla televisione
alla playstation.
Mentre le loro madri davanti alla televisione si addormentano stremate.
Ci sono bambini che si addormentano con le mani sulle orecchie.
Mentre le loro madri discutono con i papà dei debiti da pagare e dei
soldi che non bastano mai.
Ci sono bambini che sognano un mondo migliore.
Mentre le loro madri dignitosamente ogni giorno si battono per loro."
Il volantino è firmato: OFFICINA DONNA - L'ALTRA METÀ DELLA RESISTENZA
IL 2 marzo la direzione ha
comunicato la richiesta di 90 esuberi da mettere in cig straordinaria senza
anticipo e senza rotazione- prossimo incontro il 13.
Presidio davanti alla fabbrica con
150 persone, lavoratrici e lavoratori,sindaci, cittadini, delegati delle altre
fabbriche. la trattativa è iniziata in ritardo. La direzione non vuole mediare
su rotazione e anticipo. Alle 14 assemblea con tutte le dipendenti - si cercano
volontari per uscire-
altrimenti CGIL CISL e ALP non firmano
senza rotazione e anticipo. L'assemblea prende le distanze dalla direzione e
conferma il 20 marzo manifestazione a Torino
insieme all'Indesit.
presidio 13 marzo- l'incontro
viene aggiornato alla Regione per il 25
23 marzo assemblea alle porte col
prc audio 9 _Mb
l 24 incontro sindacati - Regione
Il 25 tavolo ufficio regionale del
lavoro >spostato al 6 aprile
giovedì 26 marzo al teatro di
Pomaretto dibattito sulla crisi (comunicato)
-organizzato dal pRC ore
20,45
il 22 aprile assemblee -
dice la direzione che l'azienda è disponibile a prolungare la cassa
ordinaria e per
maggio a sperimentare la rotazione in attesa di un accordo. Le lavoratrici ritengono
necessario continuare il presidio.
il 28
incontro in azienda slittato al 4 maggio
28 aprile
direttivo alp al presidio della New cocot a Perosa dalle 18 alle 20 ( in caso di
pioggia sala Lombardini Perosa)
A TUTTA LA POPOLAZIONE
PRESIDIO VUOL DIRE DIFESA E TUTELA DEL NOSTRO POSTO DI LAVORO CON MANIFESTAZIONE
PERMANENTE DAVANTI ALL’AZIENDA PER MANIFESTARE IL NOSTRO DISSENSO ALLA LORO
PRESA DI POZIONE DI COLLOCARE 90 PERSONE IN C.I.G.S. SENZA ROTAZIONE NE’
ANTICIPO.
E’ ANCHE UN MODO PER CONTINUARE A TENERE ALTA L’ATTENZIONE SUI PROBLEMI
OCCUPAZIONALI CHE RIGUARDANO NOI, MA ANCHE TUTTA LA NOSTRA VALLE.
LA SCELTA TEMPORANEA DI NON FERMARE LO STABILIMENTO NONOSTANTE IL PRESIDIO
ESTERNO E’ PER NON PREGIUDICARE L’ATTIVITA’ PRESENTE E FUTURA NE’
TANTOMENO L’ACQUISTO A FINE GIUGNO 2009, MA PER RIAFFERMARE IL NOSTRO DIRITTO
AL LAVORO !!!!!!
LA NOSTRA NON E’ DEBOLEZZA MA VOLONTA’ DI CONTINUARE A FAR VIVERE LE NOSTRE
AZIENDE!!!!
LE R.S.U.
NEWCO.COT
1 maggio
partecipazione al corteo di Villar Perosa
e pranzo al sacco al presidio della
Stabilus
pomeriggio al
presidio della Newcocot
il 4 maggio
aTorino.
VENERDI' 1 MAGGIO 2009
--> Esce in edicola sul settimanale
" Monviso" l'articolo di retifica mandato la scorsa
settimana..
SABATO 2 MAGGIO --> Visita intorno alle ore 16.30 della delegazione della
Chiesa Valdese di Pomaretto.. La delegazione sarà composta dal Pastore Sergio
Manna, dalla presidente del Concistoro, Paola Revel, dalla diacona Karola
Stobeaus, da Paolo Corsani (già membro della delegazione ecumenica che si era
recata in Germania ad incontrare i vertici della Stabilus) e dalla segretaria
della Concistoro, Ines Marchetti. Letto messaggio
UNA VOCE DI SPERANZA PER IL LAVORO IN VALLE
Non è ancora detto che nella nostra valle sia tutto perduto:
benessere,dignità,lavoro! Non è ancora scritto da nessuna parte che i
lavoratori Stabilus di Villar Perosa e le lavoratrici della New co.cot di Perosa
siano stati sconfitti senza lottare e privi della possibilità di rivincita.
Anzi, dopo alcuni tentennamenti hanno ripreso a far sentire la loro voce: una
voce ancora isoltata, debole, ma molto chiara.
Non una voce perduta nel deserto dell'egoismo individuale, ma una nota, nello
stesso tempo, determinata e dolce.
Una voce che chiede senza sosta:"DIGNITA', DIGNITA', UOMINI E DONNE DELLA
VALLE, COERENZA, ANCHE A COSTO DI MOLTA SOFFERENZA" . E l'esempio trascina,
è dirompente.
Per questo dobbiamo tutti iniseme alimentare quella voce fino a quando non
saremo decine,centinaia, a gridare :" DIGNITA', DIGNITA', LAVORO PER CHI
AMA QUESTO TERRITORIO AL PUNTO DI NON VOLERSENE STACCARE, COSTI QUEL CHE
COSTI".
Costi giorni al freddo, sotto la pioggia, appena riparata da una tenda che ti
protegge solo come una "pelle d'aglio", sotto il sole battente e
..tanta, tanta fame.....
PINEROLO 19 APRILE 2009
FRANCO BREUZA PRESIDENTE DELL'ALP-CUB
Si è deciso di mettere una tenda
e un presidio alle porte.
Volantino distribuito i 20 aprile
a Perosa
A TUTTA LA POPOLAZIONE
Siamo le maestranze della New Cocot e vogliamo portare a conoscenza della
popolazione i nostri gravi problemi lavorativi. Facciamo parte di una azienda in
contratto di affitto che ci dovrebbe acquistare a giugno e già da ora ha deciso
che ci sono 90 esuberi !
L'azienda vorrebbe 90 persone in cassa integrazione straordinaria senza
anticipo di stipendio per un anno. Sarebbe una decisione drammatica che non
coinvolge solamente i singoli individui ma il'ntera comunità come gli
esercizi pubblici, scuole ecc.
Abbiamo così deciso di insediare un presidio permanente davanti all'azienda.
per sensibilizzare l'opinione pubblica sui nostri problemi: abbiamo bisogno
della solidarietà di tutti!
Ricordiamoci della nostra collega della Stabilus che manifesta per una valida
causa nell'indifferenza della società.
(Del 10/4/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag.
70)
Perosa Si tratta ancora per la New Co Cot
Ancora incertezze sul futuro della New Co Cot di Perosa Argentina. Ieri
pomeriggio si è svolto un incontro con la dirigenza dell’azienda. Presenti
i sindacati, l’assessore regionale Migliasso e il consigliere regionale
Clement. «Martedì si apriranno le trattative congiunte in Regione – spiega
Angela Migliasso – forse proprio grazie alla qualità del prodotto tessile
che viene elaborato a Perosa Argentina e alla sua tracciabilità, sarà
possibile trovare delle soluzioni che allontanino i rischi di licenziamenti».
A Perosa lavorano 190 dipendenti, quasi tutte donne. L’azienda dice però di
avere esuberi per la metà.
“Vista la situazione molto critica di Stabilus e New Cocot - dice Gian
Piero Clement, Capogruppo Regionale del Prc – mi sono attivato per favorire un
confronto su queste realtà per capire se ci sono margini per convocare un
tavolo di crisi regionale che sia al di fuori della procedura di chiusura della
Stabilus di Villar Perosa e della messa in cassa integrazione della New Cocot di
Perosa Argentina”.
“Giovedì 9 mattina – continua il consigliere – a Torino si terrà
un incontro (slittato martedì scorso per impegni degli Assessori regionali) tra
enti locali, Comune di Perosa e Comunità Montana Val Chisone,
l’amministratore delegato della New Cocot e gli Assessori competenti
Bairati e Migliasso. Sempre giovedì 9 alle 18 al Comune di Villar Perosa vi sarà
un incontro tra l’amministrazione di Villar Perosa, le organizzazioni
sindacali, le maestranze Stabilus e gli Assessori Bairati e MIgliasso”.
“La Regione – conclude Clement – metterà in campo tutte le sue possibili
competenze per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro, mentre ad oggi non
vi è alcuna azione prevista e programmata dal Governo centrale”.
Perosa, per la New Co.cot 90 esuberi e nuovi orari
Perosa: New Co.cot ancora nessun accordo
Nessun accordo coi sindacati - Ora si tratta in
Regione
PEROSA - Nessun accordo è stato raggiunto nell'incontro
azienda-sindacati di venerdì 13, quando un centinaio di lavoratori e
cittadini ha presidiato l'entrata dello stabilimento New Co.cot
ex-Manifattura di Legnano.
Il 2 marzo la direzione aveva comunicato la richiesta di 90 esuberi da
mettere in cassa integrazione straordinaria, senza anticipo e senza
rotazione dei lavoratori. Per loro, nessuna possibilità di rientro. Ad
aspettarli ci sarebbe stata la mobilità. Per gli altri cento sono stati
prospettati nuovi orari dal 1º aprile: eliminati i part-time, il reparto
Filatura applicherà la turnazione a scorrimento di quattro giorni di
lavoro di otto ore e due giorni di riposo, compreso il turno notturno; i
reparti di preparazione lavoreranno cinque giorni di otto ore per
settimana.
L'azienda non sembra disposta a trattare. E i sindacati - a queste
condizioni - non firmano. Per la New Co.cot. hanno partecipato il
direttore Rampinini, il responsabile della produzione Bonino, i consulenti
sindacali Carrara e Ro. Dall'altra parte Tron della Cisl, Graziano della
Uil, Breusa dell'Alp, e i delegati Rsu aziendali.
Graziano, a nome di tutti, ha auspicato che venga richiesto un
ulteriore ciclo di cassa integrazione ordinaria per altre 13 settimane,
dopo quella che coinvolge già 70 lavoratori, ed è in scadenza il 18
aprile. Si è insistito per attuare i contratti di solidarietà,
auspicando che nel frattempo avvenga un miglioramento di un mercato in
crollo verticale.
L'azienda ha evidenziato l'estrema necessità di adeguare la produzione
di filati in base alle richieste: non si possono produrre 1.500
chilogrammi di filati con 191 lavoratori: «I costi sono massacranti,
fuori mercato».
«Ho proposto di sospendere la trattativa - spiega il
consigliere regionale Gian Piero Clement (Prc), presente fra i lavoratori
- e di portare questa problematica a un tavolo di crisi in Regione,
dove potranno essere verificate le condizioni di criticità dell'azienda
sul versante del credito e sul calo dei volumi produttivi».
La proposta è stata accolta da tutte le parti. E l'assemblea dei
dipendenti, che si è tenuta dopo l'incontro, ha confermato lo sciopero di
otto ore per il 20 marzo, con manifestazione a Torino insieme all'Indesit.
«L'obiettivo - aggiunge Clement - deve essere chiaro: non
dobbiamo perdere nessun posto di lavoro in valle»
Il sindaco di Perosa Giovanni Laurenti e il presidente della Comunità
montana Valli Chisone e Germanasca Andrea Coucourde, hanno incontrato il
responsabile della produzione Bonino. Questa la situazione prospettata:
l'azienda gestisce in affitto lo stabilimento di Perosa di proprietà
della Manifattura di Legnano. Ma «il sistema bancario - spiega
Laurenti - ha difficoltà e stenta a sostenere l'impegno dell'azienda.
Nessun riferimento alla Banca Intesa SanPaolo, che mantiene i suoi impegni
e le linee di credito, ma da parte di tutte le altre banche sul territorio».
Inoltre è emersa la necessità di normalizzare la situazione
produttiva: quando la New Co.cot ha assunto la gestione dello
stabilimento, il settore camiceria tirava. L'attuale crisi avrebbe invece
ridotto gli ordini di un terzo.
«Con la Comunità montana - conclude il sindaco - si cercherà
di aprire il tavolo di trattativa presso la Regione con gli assessori
dell'Industria Andrea Bairati e del Lavoro Angela Migliasso».
L'obiettivo di tutti è arrivare al 30 giugno, scadenza del contratto
di affitto, con un'attività produttiva in piedi, seppur ridotta.
Altrimenti, se la produzione dovesse essere sospesa, l'azienda ha fatto
capire che potrebbe rimettere il suo impegno di affitto alla proprietà. E
non riaprire.
Riccardo Lussana
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ASSEMBLEA A VILLAR PEROSA ALLA FINESTRA DELLE VALLI ORE 18- 9 MARZO audio
:
“Questa mattina – dice Gian Piero Clement, Capogruppo Regionale del
Prc - ho partecipato al presidio davanti allo stabilimento di Villar
Perosa della New Cocot insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, ai
Sindaci della Val Chisone e ai rappresentanti dei lavoratori delle altre
fabbriche”.
“All’interno la proprietà stava trattando con le organizzazioni
sindacali del futuro dei 195 dipendenti. La richiesta dell’azienda è di
sospendere a 0 ore circa 90 dipendenti con nessuna prospettiva di
rientro e quindi con il passaggio attraverso la cassa integrazione e poi
la mobilità”.
“Il sindacato ha contrapposto due proposte: un contratto di solidarietà
che coinvolga tutti i lavoratori o il ricorso alla cassa integrazione, ma
a rotazione tra tutti i dipendenti. L’azienda sembra non disposta a
trattare e impone sostanzialmente un aut aut: o si trova un accordo o
saltano tutti i posti di lavoro”.
“Ho proposto ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali di chiedere
all’azienda di sospendere la trattativa e portare questa problematica ad
un tavolo di crisi in Regione, dove potranno essere verificate le
condizioni di criticità dell’azienda sul versante del credito e sul
calo di volumi produttivi”.
“Tutte le parti in causa hanno accolto questa proposta e dunque mi farò
parte con gli assessori competenti affinché venga al più presto attivato
un tavolo di confronto”.
“L’obiettivo deve essere chiaro: non dobbiamo perdere nessun posto di
lavoro in Valle, dobbiamo mantenere le nostre industrie e non è
accettabile nessun percorso che possa portare a lasciare a casa delle
lavoratrici e dei lavoratori”.
giovedì
19 febbraio alle 11 a Perosa Argentina presidio
davanti
alla banca per la
crisi della Newcocot
Una quarantina di operaie,delegati, amministratori.Dopo due
interventi dei sindacati Cisl e Alpcub, una delegazione sindacale e gli
amministratori sono entrati a portare alla direttrice della filiale la richiesta
di segnalare il problema del credito bancario per la Newcocot di Perosa. Quindi
un breve corteo e un incontro col direttore della Manifattura
Perosa, dopo una settimana di cassa integrazione totale
Alla New Co.Cot ripartono le macchine
Il sindaco scrive al Governo: «Non dimenticate il
tessile»
PEROSA - L’imprevista fermata dell'attività produttiva per
mancanza della materia prima (cotoni), a causa di contrattempi
commerciali, ha costretto la direzione dello stabilimento Cotonificio
New Co.Cot - ex-Manifattura di Legnano - a mettere in cassa integrazione
ordinaria tutti i 192 lavoratori per una settimana.
Con l’arrivo di un primo container di 15.000 kg di cotone, mercoledì
11 un gruppo di operai dei reparti Mischia-Carderia è stato richiamato
al lavoro per predisporre il ciclo produttivo (caricamento delle
macchine). Si ritiene che entro alcuni giorni la ripresa del lavoro
avverrà in tutti i reparti.
È certo auspicabile che la materia prima arrivi regolarmente per
evitare le interruzioni di lavoro, che causano imperfezioni sulla
produzione di filati di qualità.
In merito alla situazione economico-finanziaria che colpisce
gravemente in questi tempi anche l’industria tessile, molta è la
preoccupazione della popolazione e della stessa Amministrazione comunale
sulla vita dell’unica azienda tessile superstite in valle.
Il sindaco di Perosa Giovanni Laurenti, preoccupato per la situazione
attuale dello stabilimento perosino, a fine gennaio ha inviato una
lettera di richiesta di misure di sostegno all'attività produttiva al
presidente del Consiglio Berlusconi; al ministro delle Attività
produttive Scagliola; all’Unione industriale di Torino e alla stessa
direzione della società New Co.Cot.
Scrive Laurenti: «Il Comune di Perosa Argentina esprime
preoccupazione per il mantenimento del settore tessile in questo momento
di crisi a livello mondiale. Vista la richiesta del settore auto di
sostegno economico, si chiede di non dimenticare il settore tessile dal
complesso delle misure anticrisi, essendo tale settore uno dei pilastri
del made in Italy. Si consideri inoltre il valore in termini di export,
di innovazione e di occupazione del settore tessile che in questi anni
ha già dovuto subire attacchi e scarsa attenzione da parte del Governo.
Si confida pertanto in una ferma presa di posizione da parte del Governo
italiano».
La New Cocot Spa affitta la Manifattura di Legnano
Spa mediante trasferimento di ramo d'azienda,art.47 L.428/90.
La comunicazione del 1° febbraio è stata fatta ai
sindacati e alle RSU di tutti gli stabilimenti. Da una prima lettura
emergono le eccedenze in molti stabilimenti in particolare a Legnano. Nei
prossimi giorni ci sarà l'incontro nel quale si dovrà recuperare il dato
occupazionale.
intervista
a Franco Agliodo- segr. provinciale Cisl audio1
C'era una volta un accordo... ma quale è il
futuro della Manifattura?
Firmato l'accordo tra sindacati e proprietà
Perosa: la Manifattura è salva
A Perosa lavoro per 220 e nuovi macchinari
È stato raggiunto lunedì a Legnano l'accordo sul Piano
industriale tra la proprietà della Manifattura di Legnano (Gruppo a
cui appartiene la Manifattura di Perosa) e il coordinamento
sindacale.
La buona notizia è che lo stabilimento di Perosa non chiuderà,
ma anzi verrà potenziato. Il rovescio della medaglia è che il
Piano industriale prevede la chiusura di sei stabilimenti, compresi
quelli di Crespi e Cerro, e la mobilità per circa la metà dei 999
dipendenti del Gruppo. Secondo l'accordo raggiunto, anche nello
stabilimento di Perosa ci sarà una riduzione dei dipendenti (a
partire da settembre attraverso mobilità volontaria e
pensionamenti) dagli attuali 247 a 220. Se le cose andassero per il
verso giusto, però, in futuro potrebbero tornare le assunzioni,
anche perché a Perosa verrà trasferita la fase di preparazione per
tutto il Gruppo.
Per quanto riguarda il resto del Gruppo si prevede il
mantenimento di 90 lavoratori a Legnano Tinti, 30 nella sede
amministrativa e 85-90 nell'altro stabilimento di Legnano.
L'accordo è stato sottoscritto dai sindacati di categoria della
Cgil, Cisl e Uil. È probabile che nei prossimi giorni saranno
diverse le valutazioni espresse sull'accordo dai vari rappresentanti
locali dei sindacati. Tra i segnali positivi da tenere in
considerazione l'ottimo riscontro avuto dai filati di qualità del
Gruppo a "Pitti fiera".