| quinta
settimana
eco del chisone 30.1.08
Nel mirino aziende della pietra
Maxi evasione: 26 aziende indagate a Barge e
Bagnolo
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| BARGE - Un sistema che aveva fatto evadere il
fisco per 2.200.000 euro. Oggi tornati nelle casse dello Stato
grazie all'"Operazione quarzite", l'indagine portata
avanti per circa un anno dal nucleo di Polizia tributaria di Cuneo
della Guardia di finanza e dall'Agenzia delle entrate di Saluzzo.
L'operazione ha preso spunto da alcune verifiche fiscali di
routine a carico di un'impresa dedita alla commercializzazione del
prodotto finito.
Dai primi controlli sarebbero emerse anomalie contabili legate alla
gestione del magazzino, che nascondevano però più gravi
irregolarità: dagli approfondimenti è infatti emersa la scoperta
di un'evasione milionaria.
Attrici dei fatti, 26 aziende che operano nella filiera della
pietra. Quasi tutte nella zona del Saluzzese, tra Barge e Bagnolo e
coinvolte, a vario titolo, nel giro dell'evasione fiscale.
Una complessa doppia contabilità che però non ha tratto in
inganno le Fiamme gialle, guidate dal comandante provinciale col.
Enrico Maria Pasquino. Al vertice della piramide, una grande azienda
con sede a Barge e cave anche all'estero. E due computer.
Semplificando: uno su cui era registrata la contabilità
"pubblica", ma falsa; l'altro, invece, che conteneva la
contabilità "vera", ma illegale. Questione di conti e di
numeri, di entrate e uscite. In sintesi, l'azienda pompava i costi,
in modo da abbattere i guadagni e pagare di conseguenza meno tasse.
Per fare questo si sarebbe avvalsa di un entourage di altre
25 ditte che - a loro insaputa - avrebbero emesso fatture non
corispondenti alle forniture realmente date.
Inoltre sarebbero anche emerse vendite in nero e pagamenti in
contanti, insoliti in realtà come queste.
Gli elementi raccolti durante le indagini sono risultati
inoppugnabili e le imprese hanno deciso di definire la loro
posizione avvalendosi dell'accertamento con adesione.
Nel 2007 l'azienda capofila avrebbe già versato 700mila euro
all'Agenzia delle entrate. Il resto dovrebbe essere pagato
quest'anno. Le altre aziende coinvolte, invece, dovranno versare
allo Stato 900mila euro in tutto.
Una vicenda che però potrebbe ancora riservare altre sorprese.
Preoccupazione per posti di lavoro a
rischio
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| I salari bassi sono una stortura del
sistema denunciata anche dal governatore di Bankitalia. Spesso
però, a monte c'è il problema ancor più grave di mantenere
il posto di lavoro. Anche questa settimana non mancano i
motivi di preoccupazione.
A Villar Perosa, si attende di conoscere le sorti
della Omvp-Skf. Ci sarebbero degli acquirenti, i tedeschi del
gruppo Neumayer-Tekfor. I dirigenti Skf, in un incontro in
Regione, non confermano, spiegano però che in caso di mancata
vendita il personale verrà ridotto. Intanto alla vicina Sachs
cresce il malumore per la cassa integrazione.
A Nichelino gli operai di una piccola azienda
artigiana hanno impedito ai creditori di portare via i
macchinari. Momenti di tensione, poi uno spiraglio di luce e
la promessa del pagamento degli stipendi.
Infine a Moretta si è temuto che lo stabilimento
della Buitoni potesse passare dalla Nestlè ad altre mani.
Memori del recente epilogo della chiusura della ex-Locatelli
sindacati e amministratori si sono mobilitati, poi l'allarme
è rientrato.
Un perito del giudice dovrà dire
se quel rischio è reale
Val Troncea: la Procura ipotizza
il pericolo di disastro colposo
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PRAGELATO - Pericolo di disastro
colposo: è questa l'ipotesi avanzata dal sostituto
procuratore Ciro Santoriello sulla scorta delle
consulenze prodotte dall'ing. Arturo Cirone e dal
geologo Gianfranco Fioraso, per la quale il magistrato
ha chiesto l'incidente probatorio. Si attende ora che il
Gip Marco Battiglia fissi l'udienza, affidando ad un
tecnico la perizia che dovrà dire se quel rischio sia o
meno fondato. A quel punto il pm potrà trarre le sue
conclusioni.
La vicenda è quella ben nota, e che tanto scalpore
ha già sollevato, relativa a presunte irregolarità
sulle nuove edificazioni all'imbocco della Val Troncea.
Da Plan a Pattemouche, secondo la Procura, sarebbero
stati infatti costruiti illegittimamente quasi 400
alloggi, per complessivi 55mila metri cubi. Tra questi
pure il lussuoso Pragelato Village Resort, costato oltre
100milioni di euro, di cui cinque coperti da contributo
regionale.
Una storia assai complessa per la quale Santoriello
in ottobre aveva iscritto al registro degli indagati due
tecnici comunali, Federico Rol e Tiziana Rivoiro, e il
geologo Mauro Bugnano.
Ai primi due il pm contesta il reato di falso e abuso
d'ufficio, perché avrebbero rilasciato concessioni
edilizie senza le preventive e necessarie autorizzazioni
regionali, mentre a carico del geologo dello studio
Polithema (assistito dall'avv. Roberto Piacentino) gli
inquirenti ipotizzano il falso in atto pubblico nella
classificazione di quella porzione di valle contenuta
nella Carta di sintesi della pericolosità
geomorfologica firmata dal professionista torinese.
Tutti gli indagati avevano già fin da novembre
presentato memorie difensive, chiedendo poi di essere
sentiti dal magistrato. L'ultimo interrogatorio si è
svolto martedì scorso (22 gennaio) quando al terzo
piano del palazzo di giustizia è salito il responsabile
dell'Ufficio tecnico del Comune di Pragelato, geom.
Federico Rol. «Il mio assistito - precisa l'avv.
Luca Paparozzi, legale pure della Rivoiro - ha
fornito spiegazioni precise in ordine alle accuse mosse
dal pm». Che oltre al rilascio delle concessioni
edilizie di Plan e Pattemouche riguardano pure
l'abbattimento delle antiche baite di Joussaud (per le
quali Rol è indagato per abuso d'ufficio).
In quella sede il tecnico avrebbe insistito sulla
regolarità della sua condotta e sulle procedure
amministrative da lui seguite per concedere le
autorizzazioni necessarie agli interventi oggi nel
mirino degli inquirenti.
Lucia Sorbino
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Da Legambiente e pescatori,
appello alla Provincia
Chisone spremuto, «servono
regole»
«Troppe captazioni per
l'idroelettrico» - Ma il business tira
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VAL CHISONE – «Per le
centrali idroelettriche ci vorrebbero delle regole».
Per chiederle alcuni cittadini hanno incontrato lunedì
28 l’assessore provinciale alle Risorse idriche Dorino
Piras. Per Legambiente c'erano la presidente della
sezione pinerolese Consolata Grosso e Marco Baltieri,
coordinatore del Gruppo ecosistemi fluviali del
Piemonte; insieme a loro il presidente dei Pescatori
della Val Chisone Renzo Padoin e Licia Levorato,
cittadina di Castel del Bosco (Roure). In dote hanno
portato un dossier fotografico sul Chisone e sulle
centrali che ne sfruttano l'acqua.
Secondo Baltieri la prima preoccupazione «è la
scarsa quantità d'acqua, e la sua cattiva qualità da
Pragelato in giù, con poca diluizione». Tra le
indiziate principali (oltre agli scarichi delle fogne e
al collettore di valle ancora incompleto) ci sono
proprio le centrali, spesso costruite in modo che
l'acqua passi direttamente da un rilascio alla presa
successiva.
È un fiume che soffre. «La fauna bentonica è
molto impoverita - sostiene Padoin -, i
verdolini per esempio erano ottime esche, oggi sono
spariti tutti». Per Baltieri «i collettori
migliorano la situazione, ma costituiscono anche una
presa d'acqua in più». La proposta, allora, è
colmare un vuoto normativo con un Piano dei fiumi simile
a quello della Provincia di Cuneo: altitudini massime
per le captazioni e tratti di torrente sempre liberi tra
due impianti. «L’assessore è parso informato e
sensibile al tema» aggiunge il
pescatore-ambientalista.
L'opposizione al business dell'idroelettrico
in valle è nata anni fa con il Comitato per la
salvaguardia del Chisone e dei suoi affluenti. Oggi
riguarda numerosi territori italiani. Un comitato
"No Tube" opera anche in provincia di
Piacenza.
Vero "oro blu" del terzo millennio,
l'energia idroelettrica giustifica investimenti
imponenti e progetti di ammodernamento come quello
previsto sull'impianto di Pourrières. Produrla costa
meno degli altri tipi di energia e rende molto. Gli
imprenditori sono incentivati a non sprecare nemmeno una
goccia.
E non mancano i malcostumi "all'italiana".
Basta una visita ad alcune opere di presa per vedere
assi di legno inchiodate sopra gli sfioratoi per
catturare più acqua, paratie che chiudono in parte le
scale di risalita per i pesci. Numerose le segnalazioni
alle autorità e i verbali.
I Comuni, da parte loro, non hanno potere
autorizzativo sulle nuove concessioni. Ma spesso vedono
negli accordi con i produttori altrettante possibilità
di guadagno. In genere tra l’uno e il cinque per cento
della produzione. E in più le entrate dei sovracanoni
distribuiti dai Bacini imbriferi e i
"rivieraschi". Nella maggior parte dei casi si
tratta di una speranza di sopravvivenza per bilanci
sempre più risicati. Attualmente sono in corso di
autorizzazione da parte degli Uffici provinciali due
nuove centrali, tra Roure e Perosa (il suo grande tubo
ne sostituirebbe cinque esistenti) e a monte di questa,
a Fenestrelle.
Luca Prot
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Saitta accelera i tempi
Emergenza rifiuti siamo alla svolta
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| La scorsa settimana il sindaco di
Pinerolo, Paolo Covato, con un'intervista al nostro giornale
chiedeva risposte rapide sul problema dei rifiuti pinerolesi.
Come raramente accade, nel giro di pochi giorni, le risposte
sono arrivate. Proviamo a sintetizzare il percorso messo a
punto in un incontro "tecnico" avvenuto in Comune a
Pinerolo, presieduto dal presidente della Provincia Antonio
Saitta: innanzi tutto avvio immediato della raccolta
differenziata dei rifiuti con il sistema del "porta a
porta", conferma dello studio che localizza a Buriasco il
sito della nuova discarica, rimodellamento del sito del
"Torrione" per affrontare l'emergenza in estate,
aumento delle tariffe per finanziare il tutto. Il presidente
Saitta sarà a Pinerolo, lunedì 4 per sostenere davanti
all'assemblea del Consorzio la necessità di approvare il
percorso delineato dai tecnici. |
Intervista al presidente del Consiglio
regionale, Gariglio
«Lavoriamo per ridurre i costi
della politica»
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| Stringe i cordoni della borsa il
presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio (Pd). La
riduzione dei costi della politica, obiettivo sul quale
tutti concordano, stenta però a decollare. Qualche timido
passo, qualche piccolo provvedimento. A Palazzo Lascaris a
che punto siamo? Lo chiediamo al presidente Gariglio: «Nel
bilancio per il 2008 abbiamo ridotto i costi del Consiglio
regionale di quasi otto milioni. Si tratta di un cammino
lungo e graduale della cui inevitabilità sono convinto».
Il 22 gennaio è stata data una sforbiciata (maggioranza
e opposizione unanimi) ad alcune spese "morte":
fine del rimborso per viaggi in treno e aereo per gli
ex-consiglieri regionali e compenso dimezzato per il
difensore civico regionale Francesco Incandela, che
percepiva come ombudsman quanto un consigliere, cioè
9.948. Infine l'abolizione del Crop (Comitato regionale
opere pubbliche), i cui membri percepivano lauti gettoni in
cambio di pareri ormai obsoleti e sibillini.
In Consiglio regionale vi sono oggi 18 gruppi per 63
consiglieri, una vera "balcanizzazione". Si può
porre un freno a questo spappolamento?
«È uno dei maggiori problemi del nostro sistema.
Quando si devono conciliare tante visioni la sintesi diventa
più difficile. Uno strumento di contrasto a questa
frammentazione sarà sicuramente la nuova legge elettorale».
I 63 consiglieri a circa 10.000 euro al mese non sono un
po' troppi?
«Siamo nella media delle Regioni italiane. Il numero
stabilito dallo Statuto è di 60, ma sono scattate alcune
dinamiche compensative per il territorio. Mi sembra che 60
sia un numero congruo per i 4,5 milioni di piemontesi».
È vero che il gruppo del Pd (15 ex-Ds più 9 ex-Dl)
percepisce un rimborso spese complessivamente inferiore a
quello dei Ds e della Margherita quando erano separati?
«No, hanno un contributo di funzionamento a copertura
delle spese di ordinaria gestione. Prima che nascesse il Pd
era stato modificato il regolamento che oggi incentiva le
aggregazioni maggiori, prima erano addirittura facilitati i
mono rappresentati. Era inaccettabile».
A quale corrente del Pd appartiene?
«Alle Primarie di ottobre ho sostenuto la candidatura
di Morgando, un candidato espresso dalle realtà
territoriali e non un politico imposto da Roma. Sogno però
un partito dove basti dire di essere un militante, senza la
necessità di sostanziarsi in una corrente».
La nuova legge urbanistica sarà approvata quest'anno?
Oppure l'assessore Conti farà rimpiangere il predecessore
Franco Maria Botta?
«La legge è tra le priorità del 2008. Stiamo
consultando quasi duemila soggetti coinvolti nell'esame del
testo della legge elaborata da Conti, un tecnico molto
preparato». L'attuale legge urbanistica n. 56 fu
approvata nel 1977, quando era assessore il socialista
Giovanni Astengo, uno dei padri dell'urbanistica italiana.
Conclude Gariglio: «Ora un aggiornamento mi pare
opportuno e non più rinviabile».
Ezio Marchisio
Ma l'allarme sulle sorti dello
stabilimento locale rientra
Buitoni in vendita, Moretta
trema
Ceduta solo l'unità produttiva di
Sansepolcro - La sindrome Locatelli
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MORETTA - La scorsa settimana sulle pagine de "Il
Sole 24 ore" è arrivata la notizia che la Nestlé
ha deciso di mettere in vendita la Buitoni. Alcuni
morettesi hanno sicuramente pensato «di nuovo…
Dopo la Locatelli, ora tocca alla Nestlé?».
Ormai a Moretta si vive in quella che potremmo
definire la sindrome "Locatelli". Così
anche i consiglieri comunali si sono subito attivati
per capire cosa comportasse questa decisione per
Moretta.
Fortunatamente i timori per lo stabilimento
morettese sembrano infondati. La Nestlé ha infatti
deciso di mettere in vendita solamente lo stabilimento
di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, che produce
pasta secca, fette biscottate e pasta all'uovo. La
concorrenza di altre marche in questo campo, prima fra
tutte la Barilla, è stata molto forte in questi anni.
La multinazionale non è riuscita a sfondare in questo
settore e per questo ha pensato a defilarsi.
L'intenzione della Nestlé non è però quella di
vendere il marchio, ma di cedere lo stabilimento e di
permettere al compratore di produrre con il marchio
Buitoni. La multinazionale svizzera continuerà a
mantenere sia lo stabilimento di Benevento che quello
di Moretta sotto il marchio Buitoni.
A Moretta la multinazionale svizzera produce sughi,
paste ripiene ed il formaggino Mio. Le vendite di
questi prodotti stanno andando bene ed il 2007 si è
concluso positivamente per lo stabilimento morettese.
A Sansepolcro lavorano circa 500 persone, 400 fissi
e 100 stagionali; facendo il tifo per loro c'è da
sperare che la Nestlé non si affidi, per vendere, ai
medesimi consulenti della Lactalis, che, per quanto si
è visto a Moretta, non sono dei grandi venditori.
Ubertino Battisti
L'esenzione ticket non
scade
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| Nei soli primi 15 giorni
dell'anno più di 40.000 cittadini residenti
nella nuova grande Azienda sanitaria To3, a cui
appartengono anche il Pinerolese così come il
distretto di Orbassano e Piossasco, hanno preso
d'assalto gli uffici dei distretti per
richiedere i moduli per l'esezione dei ticket
farmaceutici (due euro per medicinale ritirato
in farmacia). In proposito è necessario
sottolineare alcuni elementi. Innanzitutto che
l'esezione, indipendente dall'età, stabilisce
che i nuclei familiari il cui reddito
complessivo sia inferiore ai 36.151,98 euro non
devono più versare il contributo di due euro
per ogni prescrizione farmaceutica. L'esenzione,
che riguarda solamente i farmaci di fascia
"A", cioè quelli ritenuti essenziali
o destinati alla cura di patologie croniche, e
non esami o visite specialistiche, non ha una
scadenza, per cui se non si ha al momento
bisogno di farmaci mutuabili non è necessario
precipitarsi agli sportelli per ritirare il
relativo modulo dell'autocertificazione,
peraltro scaricabile sul sito www.asl10.piemonte.it/news.htm. |
Giovedì 31 a Pinerolo
Per la festa di don
Bosco il Ciofs premia gli allievi
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| CUMIANA - In occasione
della festa di don Bosco, il Ciofs-Fp Piemonte
(Centro italiano opere femminili salesiane -
Formazione professionale) consegna gli attestati
a tutti gli allievi dei corsi per l'anno
formativo 2006/2007. L'appuntamento è fissato
per giovedì 31, alle 16,30, all'auditorium
Baralis di Pinerolo (via Marro 4) alla presenza
dell'assessore provinciale all'Istruzione
Umberto D'Ottavio. Lunedì 4, alle 17,
all'Istituto Alberti di Luserna S. Giovanni
saranno invece illustrati i progetti di
specializzazione di "Tecnico recupero e
restauro centri storici" e "Tecnico
dei servizi commerciali", i cui corsi
saranno attivati a partire da metà febbraio.
Il Ciofs/Fp è un'associazione senza scopo di
lucro presente da quasi 35 anni nelle sue sedi
operative di Cumiana e Perosa. L'istituzione si
fa promotrice di un modo d'intendere la
formazione professionale che ha le sue origini
nella seconda metà del XIX secolo, quando don
Bosco stipulò il primo contratto di
apprendistato in Italia e Maria Mazzarello avviò
i laboratori artigianali per le giovani. Nel
2000 il Ciofs/Fp ha ottenuto la Certificazione
qualità Uni En Iso 9001 dalla Lloyd's Register
Certification applicata alla «progettazione
ed erogazione di formazione professionale».
Negli anni passati l'istituto ha avviato
diversi progetti di valorizzazione delle risorse
umane (corsi per educatore prima infanzia e
animatore professionale), di integrazione con
scuole medie superiori del Pinerolese e di
Torino, di collaborazione con molte aziende e software
houses che hanno permesso la realizzazione
di stage per gli allievi.
Francesco Faraudo
Chiuso per rischio
valanghe il tratto che sale a Ribba
Esodo di fondisti
dallo storico anello di Prali
L'assessore Grill: «La
pista va riprogettata a regola d'arte»
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PRALI - Esodo di
fondisti dallo storico anello di Prali,
pista che in 40 anni ha dato i natali a
decine di azzurri. Un fenomeno che è
iniziato quest'anno con la chiusura
dell'anello che sale verso Ribba. Da tutti
i praticanti, proprio questa variante è
considerata «la parte più bella»,
ma per il sindaco «rimane chiusa, per
rischio valanghe». Poco importa
(all'Amministrazione comunale, è
evidente) che di neve ora ce ne sia solo
in pista e tutto attorno siano già prati
a vista; e neppure che i turisti si
lamentino della «scarsa sicurezza»,
spinti fuori di Ghigo sulle ripide discese
(senza segnaletica e ad una sola corsia)
che portano a Villa e poi diventanto
tortuose salite, al rientro, verso l'auto
parcheggiata in paese.
Molti pralini commentano amareggiati:
«Nelle stagioni passate, in cui la
seggiovia era ferma, l'anello del fondo è
stato l'unica risorsa per il paese. Ora
l'Amministrazione comunale lo sta
strozzando». E convergono: «Tutte
le piste di fondo hanno lo stesso
problema: se c'è tanta neve, alcune zone
si chiudono temporaneamente. Perché da
noi non si può fare?».
Il sindaco Sandra Aglì cerca di dare una
risposta: «Siamo partiti in ritardo,
forse, con la programmazione di questo
impianto che necessita una serie di
miglioramenti e determinate misure di
sicurezza per la nuova legge in arrivo».
Eccessiva prudenza? Proprio a monte del
tratto "a rischio", tutta la
montagna è stata imbrigliata dai
paravalanghe, costati alla Regione oltre
un milione di euro.
Franco Grill, vice-sindaco e assessore
ai Lavori pubblici di Prali, non fa
mistero: vuole il fondo a Villa. «Scelta
impopolare? Pazienza. Voglio riprogettare
una pista a regola d'arte. Il vecchio
tracciato, disegnato negli Anni '70, non
teneva conto di troppe variabili». Come
le strade private e comunali attraversate,
o un lungo tratto di provinciale su cui il
tracciato scorreva verso la borgata di
Ribba. E prosegue: «Chiusa la pista
alta, accontentiamo anche i proprietari
delle case a monte che reclamavano la
viabilità».
Altra questione, poi, le servitù di
passaggio dovute ai proprietari su cui
scorreva l'anello. Grill: «È sempre
stato tutto affidato al volontariato.
Occorre invece valorizzare la pista che
scende verso i locali del centro fondo di
Villa e che il Comune lascerebbe usare
gratuitamente alla società dei maestri
del fondo, attuali gestori della pista con
due battipista in comodato d'uso e un
contributo comunale annuale».
Per migliorare questo tracciato, sarà
necessario anche allargare e livellarne il
sedime. Grill: «Vedremo di
accedere a qualche finanziamento».
Commercianti, albergatori e i noleggi di
Ghigo, a due passi dall'anello chiuso, però
non ci stanno. Lo stesso vale per i
gestori del campeggio o dell'agriturismo
dei Giordani: i clienti qui infilavano gli
sci ai piedi ed erano in pista. Ora, tutti
dovranno spostarsi in auto e i
principianti dovranno arrivare almeno fino
a Villa (dove non c'è neppure un bar) per
evitare le "rapide" sul ciglio
del Germanasca.
Manuela Mié
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quarta
settimana

sprechi
dell'olimpiade- nuova società 15.1.08
Il buco «nero» del lavoro
In diciassette mesi, oltre 200 mila lavoratori emersi
Sara Farolfi
Una media di 400 imprese al mese sospese dall'attività, per un totale
di 4.212 sospensioni, negli ultimi diciassette mesi; oltre 200 mila i
lavoratori emersi nel settore edile, di cui più della metà
stranieri. Sono i risultati dell'attività ispettiva, di contrasto al
"nero", resi noti ieri dal ministro del Lavoro, Cesare
Damiano, e riferiti al periodo che va da agosto 2006 alla fine di
dicembre 2007.
«Risultati clamorosi», li ha definiti Damiano, «frutto del lavoro
quotidiano e costante del governo contro il lavoro nero e a difesa
della sicurezza dei lavoratori».
Le imprese sospese dall'attività sono state complessivamente 4.212,
di cui 3.052 nel settore edile e 1.160 in tutti gli altri settori (la
differenza si spiega con la legge 123 approvata nell'agosto scorso che
ha esteso a tutti i settori le norme già previste nell'edilizia). I
cantieri ispezionati sono stati oltre 37 mila, 33 mila dei quali sono
risultati irregolari. Il totale delle sanzioni amministrative ammonta
a 54 milioni, 22 milioni quelle penali. Nei settori non edili, la gran
parte dei provvedimenti ha riguardato i pubblici esercizi, seguiti poi
dal commercio, industria, artigianato, agricoltura e servizi. Anche
qui, più della metà dei circa 5 mila lavoratori impiegati, è
risultata in nero. In agricoltura sono stati annullati 127 mila
rapporti di lavoro perchè fittizi, nel 2006, 11 mila nel 2007.
Nel settore edile, i lavoratori "emersi" alla contabilità
Inail sono stati, nei diciassette mesi, 206 mila (114 mila dei quali,
di età inferiore ai trent'anni). Di questi, 115 mila sono stranieri,
con i romeni (69 mila) in vetta alla classifica dei più sfruttati. I
lavoratori occupati (nel settore edile) sono aumentati di 74 mila unità
e i contributi versati, di oltre 34 milioni di euro. Infine, dal 2006
al 2007, l'attività ispettiva ha fatto registrare una crescita del
17% nel numero di aziende ispezionate (quelle irregolari sono state il
20% in più), e del 45% del numero di lavoratori irregolari. Il nero
continua insomma ad essere un dato strutturale della nostra economia,
l'aumento delle ispezioni e i risultati ieri diffusi non fanno che
confermarlo.
«Dati positivi», dice Damiano: «Speriamo che questo nostro impegno
porti a ridurre anche le morti sul lavoro».
il manifesto
eco del chisone 23.1.08
Perosa, nell'incontro organizzato da Alp
prevale la sfiducia
La crisi vista dai lavoratori
Rimproveri per i politici locali: «L'unico
dibattito è stato di An»
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«Questa settimana in Manifattura c’erano i tecnici della
NewCocot, interessata a comprarci. La valutazione è andata avanti
diversi giorni e si dice che la settimana prossima ci saranno gli
altri acquirenti». Notizia, quest’ultima, non confermata.
La prima invece sì, e alle lavoratrici della Legnano lascia
intendere che i giochi per la cessione dello stabilimento perosino
al gruppo multinazionale sarebbero in corso ma non conclusi.
All’incontro indetto dal sindacato Alp-Cub per un confronto
tra i lavoratori delle industrie valligiane, venerdì 18 a Perosa,
raccontare indizi e deduzioni era un modo per placare
l’incertezza. Le questioni principali: Manifattura di Perosa,
Omvp e Sachs Zf di Villar. In tutto un migliaio di lavoratori,
"in vendita".
«Alla Sachs stanno riducendo il personale di 30 unità
all’anno. Se tagliassero i sessanta della cassa integrazione non
farebbero che confermare il ritmo». Pessimismo, quello di un
dipendente, dettato anche da alcune constatazioni: «Questa
settimana i 60 sono diventati 80, e ci sono stabilimenti come
Pomegliano che non ha ritirato i pezzi. Manca lavoro, non potremo
ruotare e alla fine perderemo capra e cavoli». Al contrario,
«alla Manifattura il lavoro c’è - rilevavano alcune
operaie -. Piuttosto ci sono stati passaggi poco chiari dal
part-time al tempo pieno. Non illegittimi, ma fatti il 23 e 24
dicembre, mentre non c’eravamo».
Il sindacalista Enrico Lanza ha parlato di un futuro della
valle incerto. «Non ci sono più le condizioni del 1984,
quando la valle ha ottenuto il passaggio dalla Fiat alla Boge e il
mantenimento della postazione industriale. Eravamo in piena
spaccatura sindacale, ma si fece una lotta unitaria. Oggi i
lavoratori possono almeno cercare di orientare i processi di
vendita». Franco Breuza, Rsu dell’Skf, parla di
stabilimenti impiantati all’estero e di «fallimento politico
e sindacale, ma i lavoratori devono prendere il loro destino in
mano».
Lavoro, lotta sindacale, politica. Le prime due c’erano, o
almeno ci provavano, anche se le sedie occupate in sala non
superavano di molto le 25, compreso un gruppo della Karmak,
"l'azienda fantasma". È sulla presenza (nel senso del
peso nel confronto con "i padroni") della politica
locale che le maestranze mostrano di nutrire più di qualche
dubbio.
Assenti, in ogni caso, gli amministratori in carica, proprio
nella sede della Comunità montana. Peraltro non erano stati
invitati formalmente, come ha precisato Lanza.
Ma che per i lavoratori il silenzio della politica sia
diventato assordante - a parte qualche intervento in Regione del
Prc Gian Piero Clement - lo si sente ogni tre parole, prima,
durante e dopo l’incontro. Tanto che la domanda «se dobbiamo
proprio lasciare che sia An a organizzare gli incontri sul lavoro
in valle» negli ultimi tempi è lo slogan della delusione,
con riferimento ad una recente serata voluta a Perosa da Claudio
Bonansea.
Luca Prot
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La lettera di un ex-internato di S. Germano
Chisone
«Dopo 60 anni concessa una medaglia»
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| Scrivo in qualità di presidente
dell'Associazione degli ex-internati (Anei) di S. Germano Chisone
che, dopo 60 anni dalla fondazione, sta per estinguersi.
Eravamo 70 soci e siamo rimasti in tre, tutti sui 90 anni; oramai
la nostra salute è molto cagionevole e per questo la nostra
bandiera non si vede più alle manifestazioni; penso che presto la
consegneremo al nostro Comune sperando che la tenga per ricordo.
Fatta questa premessa, scrivo queste poche righe per esprimere il
mio disappunto per quanto segue.
Abbiamo ricevuto in questi giorni il nostro bollettino "Noi
del lager", dal quale apprendiamo che con la legge n. 296 del
27/12/06 viene riconosciuto il sacrificio degli ex-internati
deportati nei campi di concentramento e viene loro concessa una
medaglia d'onore.
Ora mi domando e dico: chi tra i nostri onorevoli ha approvato
questa legge, che non solo prende in giro noi pochi rimasti, ma
quasi ci offende? Dopo tanti anni ci riconoscono una medaglia!
Cari onorevoli, che dopo 60 anni ci premiate con una medaglia,
penso che non immaginiate nemmeno la sofferenza delle migliaia di
giovani italiani internati nei campi di lavoro o di concentramento,
i quali, per aver detto no al fascismo, hanno subito torture e
umiliazioni, hanno patito la fame, e sono morti. Credetemi, la
guerra è brutta, ed io ho combattuto per tre anni sui monti, ma la
si combatte ad armi pari o quasi. Invece là, sotto 1.000 metri di
terra, ad estrarre carbone senza mangiare né bere, uscendo solo la
sera, vedendo i tuoi compagni che se ne vanno, morti di fame e di
fatica, è terribile e spesso a raccontarlo ci viene il dubbio di
non essere creduti.
Che cosa avete fatto, cari onorevoli, per farci risarcire dallo
Stato tedesco e dalle ditte per cui abbiamo lavorato? Niente.
Ho voluto scrivere ancora una volta prima di morire per sfogare
l'amarezza che tutti noi ancora in vita abbiamo verso chi ci ha
governato in questi anni (non importa il colore delle loro
bandiere), perché non ha saputo difendere quei ragazzi che nel
lontano 1943-45 hanno sofferto, pagando in tanti con la vita, per
un'Italia libera.
Silvio Baral
Crisi morale e politica
Oggi è peggio che negli Anni Novanta
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| Nel novembre del 2005 ho iniziato un
commento sulla situazione politica citando la critica de
"L’Economist" al "bipolarismo
all’italiana", responsabile del declino di un Paese che
sembrava accontentarsi di essere "il giardino
dell’Europa". L’Italia era governata da Berlusconi e la
stampa ha considerato quella critica frutto di un pregiudizio
anti-italiano. Pochi mesi dopo Prodi ha riconquistato Palazzo
Chigi, ma ha dovuto riconoscere che con coalizioni eterogenee si
possono vincere le elezioni ma non si governa. Dopo quel voto
Prodi ha raggiunto traguardi significativi sui conti pubblici e
tuttavia la sua popolarità è declinata. Prima "The New
York Time" e poi "The Times" hanno parlato di
declino italiano. In realtà anche il Censis, tradizionalmente
ottimista sull’Italia, ha parlato di «un Paese in
dissoluzione», e nell’opinione pubblica crescono il
timore per il futuro e la nostalgia per il passato. Lo scrivono
Ricolfi su "La Stampa", Romano sul "Corriere
della Sera", Orlando su "Europa". Poi è esplosa
la vicenda dei rifiuti della Campania. Non siamo più il
giardino d’Europa. Il "governatore" è rimasto a
guardare lo sfascio della regione, mentre il "Corriere
della sera" scriveva che i rifiuti stanno seppellendo la
Seconda Repubblica. Ed Ivo Diamanti ha annotato su "La
Repubblica" che un italiano su tre non crede più nella
democrazia.
Mentre si è fatta più incerta la prospettiva di crescita
economica e c’è chi teme la recessione, il governatore della
Banca d’Italia ha gettato l’allarme sulla debolezza dei
salari, oltre che sulla competitività delle imprese. Il disagio
sociale e le crescenti disuguaglianze hanno reso più aspra la
mobilitazione sindacale.
Poi le dimissioni del ministro di Giustizia, indagato per
concussione, hanno occupato le prime pagine dei giornali,
rivelando che il Governo Prodi è appeso ad un filo. Non
dobbiamo meravigliarci se cresce il numero degli italiani che
non stima i politici.
Stiamo vivendo una crisi morale e politica più pericolosa
per la democrazia di quella che negli Anni ’90 ha portato al
declino dei partiti di massa.
Malgrado i ripetuti inviti del Presidente della Repubblica,
anche il dibattito sulla riforma elettorale sembra entrato in un
tunnel senza uscita. Se non c’è alternativa al referendum
promosso da Guzzetta, proprio questo referendum può diventare
un salto nel buio. Rutelli è convinto che produrrebbe un
sistema elettorale peggiore di quello che vuole cambiare, e che
comunque fa crescere il pericolo di elezioni. Veltroni dichiara
che il Pd si presenterà "da solo" agli elettori, e
sfida Berlusconi a fare altrettanto per dare chiarezza ad una
competizione davvero bipolare. Ma proprio questa affermazione
divide il centrosinistra.
Come uscirne? Secondo alcuni politologi dopo quarant’anni
sarebbe necessario un nuovo ’68. È nostalgia degli anni della
contestazione oppure timore per la deriva brigatista? Quella è
stata una fase di profondi mutamenti, di forti contrasti
politici e di conquiste sociali, ma anche di errori e di amare
delusioni.
Guido Bodrato
Il sindaco di Pinerolo, Paolo
Covato, preoccupato dall'imminente emergenza rifiuti
«Sui rifiuti ci sono
responsabilità precise»
«Ho fatto delle proposte, ma è ora
che Ato-R e il Consorzio prendano le decisioni»
|
|
Se c'è una cosa che angoscia Paolo Covato è quella di
passare alla storia come il sindaco il cui mandato ha
coinciso con il declino del Pinerolese. Sentire quindi
paragonare Pinerolo a Napoli per via dell'emergenza
rifiuti è un qualcosa che gli fa ribollire il sangue. «In
questo modo si deprime un territorio - ci dice -. Di
questo non abbiamo bisogno: sono convinto che il
Pinerolese abbia ancora molte risorse, deve solo ritrovare
slancio».
Sindaco, non può negare che siamo a un passo
dall'emergenza rifiuti o no? «I tecnici ci dicono che
l'emergenza scatterà a settembre, certo che sono
preoccupato ed è per questo che da chi ha le competenze
in materia chiedo risposte certe».
A chi si riferisce? «A Paolo Foietta, presidente
dell'Ato-R, l'ente delegato ad individuare il sito della
nuova discarica, e al Consorzio per i rifiuti del
Pinerolese presieduto da Giuseppino Berti».
Cosa vuole sapere? «Al primo chiedo, perchè ripeto
è suo la competenza, se è in grado di garantire la
realizzazione di una discarica per il Pinerolese ed entro
quando; al Consorzio chiedo in quale modo intende
affrontare il problema dello smaltimento rifiuti, quali
strategie pensa di adottare sulla raccolta differenziata,
in che situazione è la discarica dove da settembre
intende smaltire i rifiuti. Entrambi non si possono
nascondere dietro le incertezze dei Comuni, tocca a loro a
un certo punto decidere, se non lo fanno ha ragione chi
dice che sono degli inutili carrozzoni»
Insomma, un richiamo ad assumersi ciascuno le proprie
responsabilità. Pensa che ce ne sia bisogno? «Dico
solamente che io non intendo surrogare il ruolo di
nessuno. Faccio un esempio: se l'Ato ritiene di poter
sostenere la scelta di Buriasco lo faccia; dal canto suo,
Pinerolo ha deciso di prendersi un avvocato per resistere
al ricorso al Tar dell'Amministrazione buriaschese».
Com'è che siamo arrivati a questo punto? «Lo
studio dell'Ato è andato bene fino all'ultimo passaggio,
poi è mancata la comunicazione, sono stati ingenerati dei
sospetti e su questa tema la mancanza di trasparenza
innesca processi incontrollabili»
Lei però ha fatto delle proposte alternative ben
precise. «Certo, perché di fronte ad un'emergenza
annunciata io, come primo cittadino di Pinerolo, in
assenza di risposte da parte di chi ne ha la competenza,
ho il dovere di ricercare degli strumenti per affrontarla,
ma ripeto: se le risposte arrivassero dai soggetti
delegati io sarei ben contento. A me sembra invece che ci
sia tentazione di rinviare tutto nascondendosi dietro alla
mia proposta, a questo gioco non ci sto»
Ma in sostanza la sua proposta qual'è? «Io dico
che nel caso l'Ato e il Consorzio non siano in grado di
dare delle risposte, si potrebbe pensare a prolungare la
vita della discarica del Torrione attraverso un suo
rimodellamento e con l'impegno dell'azienda di conferire
altrove gli scarti della lavorazione dell'umido. Al tempo
stesso, innescando un discorso virtuoso di aumento della
raccolta differenziata da una parte e con tempi più
lunghi, facendo ripartire la linea del secco dell'impianto
Acea con la relizzazione del sistema della
"pirolisi"».
Pensa che il sistema degli eco-punti possa permetterci
di centrare gli obiettivi di raccolta, ovvero il 50 per
cento e in prospettiva il 60 per cento? «Anche su
questo chiedo chiarezza. Tutti i Comuni assumano un
impegno forte su questo fronte. A mio parere, entro la
fine del mese dobbiamo decidere in modo definitivo se
vogliomo passare al porta a porta oppure andare avanti con
gli ecopunti, assumendoci il rischio di non centrare gli
obiettivi».
Il "porta a porta" comporterà un aumento
delle tariffe? «Anche su questa tema bisogna essere
chiari: i pinerolesi devono sapere che attualmente pagano
di gran lunga le tariffe più basse in Piemonte e non
solo. Loro pensano già di pagare molto, la realtà ci
dice però che il comportamento non virtuoso dei
Pinerolese per assurdo in questo momento viene premiato,
ma questo non può durare: la spesa individuale per i
rifiuti è destinata ad aumentare, noi possiamo solo
tentare di contenerla».
Come giudica il comportamento della Provincia in tutta
questa partita? «Il prossimo 25 gli amministratori
pinerolesi incontreranno Saitta su questi temi, è
indispensabile che la Provincia aiuti il Pinerolese a
realizzare il proprio ciclo dei rifiuti, che non è in
contrasto con i Piani provinciali come qualcuno vorrebbe
far credere».
Ai suoi amministrati cosa si sente di dire? Al Torrione
è già nato un comitato contro la sua ipotesi… «Che
il mio impegno sarà quello di essere più vicini a loro,
perché su questi temi occorre migliorare la comunicazione
ed avere un confronto diretto con i cittadini, sapere
ascoltare, cosa che ho fatto durante il periodo di Natale,
quando c'erano i sacchi di spazzattura per le strade. Per
il resto so benissimo che tutta questa vicenda non mi farà
conquistare simpatie, ma il mio dovere è essere
responsabile, altrimenti veramente Napoli è vicina».
Non pensa che tutta questa storia abbia dato ancora una
volta l'immagine di un territorio poco solidale, incapace
di decidere? «È presto per dirlo, i prossimi giorni
saranno decisivi e io confido che questa idea del
Pinerolese possa essere smentita».
Alberto Maranetto
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Intervista
al ministro della Solidarietà sociale, on. Paolo
Ferrero, sulle questioni affrontate nel suo libro
Immigrazione, bisogna
aiutare la foresta a crescere
Corsi di italiano, diritto di
cittadinanza, libertà religiosa, rispetto delle
identità: queste le chiavi dell'integrazione
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Nel libro lei
ribadisce più volte che l'immigrazione in Italia è
ormai un elemento ordinario e strutturale. Servono
leggi che superino il concetto di gestione
dell'emergenza. Ma queste, da sole, non basteranno.
«In Italia c'è un
tasso di natalità molto basso, pari a 1,2 figli per
ogni donna, e una quota di popolazione anziana molto
alta. Al Nord si concentrano le industrie che hanno
bisogno di manodopera e ogni anno impiegano 200mila
persone straniere - lo dicono le statistiche europee
-. Ecco che allora, da questo punto di vista,
l'immigrazione diventa un nodo strutturale. Di
conseguenza stiamo lavorando a una nuova legge
sull'immigrazione che regolamenti le modalità di
ingresso che favoriscano la regolarizzazione, a
differenza di ciò che fino ad ora ha fatto la Legge
Bossi-Fini. Un secondo aspetto importante è creare
canali di integrazione. Penso ai servizi sanitari,
alla scuola, al voto amministrativo dopo cinque anni,
a procedure per il rinnovo del permesso di soggiorno
più umane e civili. Infine tutto ciò si deve
accompagnare a un processo che porti al riconoscimento
delle diverse identità culturali. Un aspetto
essenziale che si fonda sul rispetto reciproco».
È quello che lei
denifisce processo di inclusione.
«Sì, credo che sia
un processo di accompagnamento vero e proprio. Non
credo che lo Stato si debba mettere a legiferare su
elementi che appartengono al costume, penso ad esempio
alla questione del velo. Il riferimento deve essere ai
valori costituzionali e alla lingua italiana. Del
resto cent'anni fa i costumi degli italiani erano
diversi, così come lo stile di vita dei cittadini di
Trento e di Messina».
Per lei xenofobia e
razzismo sono frutto dell'industria della paura,
alimentata, da un lato, da un modo sbagliato di fare
comunicazione e, dall'altro, da una politica che
proprio speculando sui pregiudizi e sul comune senso
di precarietà consolida una significativa quota di
voti. Come se ne esce?
«Lavorando in tre
direzioni. La prima: favorire la regolarità. La
seconda: lottando senza sconti la delinquenza.
Concentrare l'attività di Polizia verso i criminali,
affinché non passi l'ideologia che vede in ogni
straniero un potenziale ladro. In terzo luogo
lavorando sugli aspetti culturali, combattendo la
propaganda politica che adotta meccanismi per cui di
fronte alla paura si sceglie un capro espiatorio. È
lo stesso meccanismo che colpì gli ebrei nel secolo
scorso».
Se il nostro Paese ha
strutturalmente bisogno del lavoro degli immigrati
allora il processo di inclusione sociale deve esssere
un processo che implica reciprocità. Eppure sembra
che la nostra società stia andando nella direzione
opposta. Gli appelli a un'identità forte sono
continui e arrivano da più fronti.
«Le identità non
sono fisse, ma si modificano nel tempo. Oggi gli
italiani sono diversi da come erano solo trent'anni
fa. Ogni persona poi non può riconoscersi ad una sola
identità. Io sono maschio, bianco, valdese,
comunista… Penso poi ai figli degli immigrati, che
si sentono a tutti gli effetti italiani, conoscono la
lingua, frequentano le scuole italiane».
È la seconda
generazione la vera sfida.
«Sì, spesso è il
solo colore della pelle a ricordare un passato
diverso. Bisogna lavorare affinché questa nuova
generazione di italiani non sia discriminata per il
luogo di nascita dei suoi genitori. Pensiamo solo a
cosa è accaduto in Francia con la rivolta delle banlieu.
Il rischio è quello della guerra civile. (Sono
circa un milione gli italiani minorenni, figli di
immigrati, che di fatto non hanno la cittadinanza fino
al compimento del 18º anno di età, sono circa il 5,6
per cento della popolazione scolastica, che studia
Manzoni e Garibaldi. Paradossalmente per la legge sono
più italiani dei canadesi di quarta generazione con
avi italiani di questi ragazzi, ndr).
Parliamo del
Pinerolese. Il saldo demografico 2007 dei Comuni ha
registrato un forte incremento dei rumeni,
regolarizzati dopo l'ingresso della Romania nella
Comunità europea. A Pragelato la comunità è davvero
significativa. Ma nella zona di diffusione del
giornale esistono anche altre importanti comunità,
come quella cinese a Barge ed a Bagnolo P.te, quella
indiana a Pancalieri. Queste ultime vivono una
dimensione chiusa, quasi nascosta. Come possono i
piccoli Comuni progettare processi di integrazione con
i magri bilanci che hanno? Anche la scuola non ha
strumenti adeguati, mancano i mediatori culturali, i
libri…
«Il primo passo è
davvero la lingua. A novembre abbiamo avviato un bando
per l'attivazione di corsi di lingua italiana. Poi
bisogna evitare i ghetti abitativi. Anche a scuola non
si deve creare la cultura dell'isolamento. Infine,
cosa che costa poco, bisogna creare occasioni di
incontro, favorire intrecci concreti tra le persone.
Più cresce il dialogo e la conoscenza reciproca, più
diminuisce la paura e il pregiudizio. Penso alle
aziende che proprio dell'immigrazione hanno tratto e
traggono ingenti guadagni. Sarebbe forse ora che i
Comuni andassero a bussare alle loro porte per
chiedere loro contributi concreti, anche economici,
per favorire l'integrazione. Penso a Barge e Bagnolo,
ad esempio. Perché i Comuni non chiedono il
finanziamento dei corsi di lingua italiana ai
proprietari delle cave?».
A Frossasco esiste un
Museo dell'emigrazione dedicato ai piemontesi nel
mondo. Lo ha già visitato?
«Sì, è una bella
idea quel museo, perché ci ricorda che noi abbiamo un
passato recente di emigrazione e ci permette di
rileggere la realtà attuale con gli occhi degli
emigrati. In fondo incontrare l'altro non ti chiede di
abdicare alla tua identità e alle tue radici, ti
chiede solamente di riconoscere la sua identità, le
sue radici».
Paola Molino
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riforma 25.1.08





terza
settimana
eco del chisone 16.1.08
Ufficializzato il passaggio
Pinerolo: la Corcos ora è tutta tedesca
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La Corcos è proprietà della tedesca
Freudenberg. La notizia è stata data personalmente ai sindacati da
Maria Luisa Cosso, ovvero la figura storica che da 48 anni dirigeva
l'azienda e che ne deteneva, fino a dicembre 2007, la maggioranza
delle azioni.
Finisce un'epoca, ma secondo l'ex-proprietaria le cose non
cambieranno. Lei rimarrà alla presidenza del Consiglio di
amministrazione della società di controllo e inoltre proseguirà il
suo impegno come consulente. Ulteriore garanzia del mantenimento in
Italia della produzione di anelli di tenuta la realizzazione,
nell'area industriale di Pinerolo, di un nuovissimo stabilimento. La
Corcos nel Pinerolese occupa complessivamente più di 800
lavoratori. In un'intervista che pubblichiamo all'interno, Maria
Luisa Cosso parla della sua nuova veste e dei progetti futuri in
campo sociale: «Stiamo pensando a una Fondazione che avrà sede
al castello di Miradolo».
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Il 31 dicembre eravamo 35.143
Più abitanti a Pinerolo solo grazie agli
immigrati
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Sono 2.037 (il 5,8 per cento) i pinerolesi che vengono da
lontano. Se la città cresce (ha toccato i 35.143 abitanti) il
merito è quasi esclusivamente loro e, più alla larga, delle 1.689
persone che hanno scelto di risiedere qui. Dipendesse dalle nascite
ci troveremmo a mal partito, poiché i 297 fiocchi azzurri e rosa
del 2007 (l'anno prima, 308, avevamo fatto meglio) non
compenserebbero i decessi (400). Determinante la massiccia
regolarizzazione dei romeni, entrati a tutti gli effetti nella
Comunità europea: oggi sono 957 contro i 488 ufficialmente presenti
l'anno scorso. Più lento ma comunque costante l'afflusso degli
extracomunitari (899) che rinvigoriscono una popolazione sempre più
vecchia, con ben 244 under 18 (all'interno altri articoli sui
movimenti demografici).
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Preoccupazione tra i dipendenti
Sapav: tutto bene, ma la sede va via?
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Nessun dubbio che il servizio di trasporto urbano ed extraurbano
fornito dalla Sapav nel Pinerolese possa venire ridimensionato, ma
che la sede operativa–dirigenziale di Pinerolo possa smagrire a
vantaggio della consorella capofila torinese Sadem è quanto stanno
invece percependo i dipendenti che, preoccupati, hanno segnalato la
cosa a "L'Eco".
Abbiamo chiesto a Bruno Carraro, dirigente della Sapav, azienda
che da un paio d'anni parla inglese perché acquistata assieme alla
Sadem dal colosso londinese dei trasporti "Arriva" quanto
c'è di vero in queste voci riguardo il pericolo di
ridimensionamento della storica sede di corso Torino 396, con tanto
di uffici, deposito degli autobus e officina per le riparazione e
manutenzione dei mezzi. «Assolutamente nulla – assicura
Carraro –, siamo in una fase di crescita, non di
ridimensionamento».
Ma il dubbio questa volta rimane; di certo i pullman targati
Sapav continueranno a sfrecciare sulla Torino–Sestriere e per
l'utenza cambierà poco o nulla, ma è altrettanto vero che un'altra
"pinerolosissima" azienda nel suo vertice direzionale
potrebbe salutare il nostro territorio per diventare appendice di
Torino.
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Opinioni favorevoli anche dal sindacato
La Microtecnica verso una cessione serena
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Lo avevamo anticipato, riprendendo a inizio novembre una notizia
pubblicata da "Il mondo": la Microtecnica, storica azienda
di avionica con sedi a Luserna S.G., Torino e Brugherio (Milano) è
stata posta in vendita.
Una trattativa - condotta in grande segretezza - che oggi è
molto vicina alla conclusione. Sin qui associata alla Hamilton
Sudstrand (divisione della United technologies corporation, un fondo
pensione statunitense), la Microtecnica avrebbe trovato un
acquirente serio e affidabile, disposto a proseguire l'attività.
La società ha vissuto, fino a due o tre anni fa, un momento
difficile, dovuto anche ai tagli alla spesa militare. Una robusta
"cura" condotta con efficienza dal presidente Alan Bean ne
ha mutato il destino e il bilancio, che dalle perdite del recente
passato ora propone un utile di oltre 10 milioni di euro.
Nello stabilimento lusernese - che occupa circa 75 addetti - si
respira un'atmosfera di cauto ottimismo. Sarebbero giunti segnali
positivi, che confermerebbero come l'operazione di risanamento sia
stata volta a garantire un futuro ad azienda e lavoratori, anche
dopo la cessione.
Riserbo sul nome dell'acquirente, ma sarebbe tramontata l'ipotesi
Carlo De Benedetti (attraverso il fondo Management & Capitali).
«La nostra impressione come sindacato è che, vedendo quanto
succede altrove, l'operazione sia stata condotta con serietà. Da
parte nostra privilegeremo sempre questo modo di fare impresa»,
commenta Enrico Tron della Cisl di Pinerolo.
Daniele Arghittu
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Sestriere, dal 6 al 10 febbraio
Piemonte in vetrina e in Coppa del
mondo
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SESTRIERE - Questa mattina, mercoledì 16 gennaio, lo
Sporting club Sestriere presenta a Torino (alle 11 presso
l'assessorato al Turismo della Regione, in via Avogadro) la
"Settimana in vetrina, Piemonte mondiale",
l'evento che accompagnerà, dal 6 al 10 febbraio al Colle,
il ritorno della Coppa del mondo di sci alpino femminile.
Vittorio Salusso, il direttore tecnico e direttore
sportivo della Sestrieres Spa, anticipa brevemente com'è
nata la manifestazione. «L'esigenza è quella di
riportare il grande pubblico a vedere le gare di Coppa del
mondo, come succede in Austria e in Svizzera, dove il
movimento legato allo sci è paragonabile al calcio». Come
avveniva anche "da noi", fino a qualche lustro fa,
quando c'era Alberto Tomba in gara. Da qui, la
programmazione di cinque giorni di festa, sport, musica e
luci che coinvolgeranno (in anteprima assoluta) tutto
Sestriere. Salusso: «Con il supporto di "Lookout"
abbiamo organizzato una serie di intrattenimenti per
stimolare i turisti a raggiungerci. Prima, durante e dopo le
gare, in vari punti del paese, dal Colle a Borgata, la gente
potrà intrattenersi e trascorrere piacevoli giornate in
un'atmosfera da grandi eventi».
Non solo sport, dunque, ma divertimento a tutto campo,
con il "Villaggio del gusto" a Borgata, i baby
parking e i giochi per bambini, la "giostra di
ghiaccio" e l'Abargh Ice Rally al Colle, la festa allo
"Snowpark" per tutti gli appassionati di snowboard
e freestyle, e ancora, nella "tenda
dell'accoglienza" a Borgata, la mega polentata e i
pasta party nei giorni di gara. Poi musica, concerti,
momenti di folklore e un salone delle feste che verrà
straordinariamente inaugurato nel palazzetto dello sport del
Colle.
A meno di un mese la "macchina" organizzativa
è già operativa, mentre sulla pista di gara (la Kandahar
della Banchetta), l'attesa ha - quest'anno - qualche nota
magica in più, grazie ai successi collezionati dalla
"nuova valanga rosa" trainata da Denise Carbon.
m.mié
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vedi pdf:

seconda
settimana
eco del chisone 9.1.08

vedi pdf allegato
Le conseguenze grottesche di un certo
federalismo fiscale
Non deve pagare l'Ici? Lo dimostri
Se l'edificio non accatastato risulta… una
catasta di legna!
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Tre elenchi affissi all'albo pretorio di Comuni. Sono emblemi del
cosiddetto federalismo fiscale. Indicano le particelle relative a
edifici non accatastati, edifici rurali che perdono la ruralità e
terreni soggetti al medesimo destino. Un'idea del Governo per
aumentare le entrate, riducendo i trasferimenti ai Comuni e
"compensandoli" assoggettando ad Ici quegli edifici e
terreni.
Ne abbiamo parlato più volte, ma gli sviluppi grotteschi della
situazione meritano un aggiornamento. Gli elenchi sono stati stilati
- pare - sulla base di ricognizioni aeree. Ora, però, saltano fuori
errori e incongruenze. Ad esempio, in un Comune della Val Pellice,
quello che pareva un edificio ignoto al catasto era in realtà
una… catasta di legna! Alcune particelle, inoltre, possono essere
legate a proprietari passati a miglior vita: ci è stato riferito di
un possidente nato nel 1882. Sarà lui a pagare l'Ici? No, certo: il
suo erede. Ma chi è? Chi si sobbarcherà la sua ricerca?
I casi particolari, insomma, sono tantissimi. E i Comuni sono
costretti - loro malgrado - a confrontarsi con cittadini furiosi cui
spetta l'onere della prova. Già, perché se c'è un errore, è
Pantalone a doverlo dimostrare. Magari pagando un professionista per
aiutarlo nell'impresa di non pagare una tassa non dovuta.
Daniele Arghittu
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Per il Pinerolese
Smat-Acea firmato accordo da 136 milioni
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| Il 28 dicembre scorso, a Torino, è stato
sottoscritto dai rispettivi amministratori delegati, Paolo Romano e
Francesco Carcioffo, l'accordo tra Smat Spa e Acea Spa per la
gestione del ciclo dell'acqua in Provincia di Torino. Uno storico
compromesso la cui portata, soprattutto per il Pinerolese, non è
stata ancora del tutto compresa.
L'azienda pinerolese infatti manterrà nei prossimi 17 anni la
titolarità del servizio (come gestore salvaguardato), continuando a
progettare e realizzare le opere decise dall'Ato torinese sul
territorio. Annualmente l'azienda e il Pinerolese riceveranno 8
milioni di euro: 2 milioni (dalla tariffa) per l'espletamento del
servizio e 6 milioni per investimenti. In tutto 136 milioni di euro.
Inoltre è già stato saldato dalla Smat il debito storico nei
confronti dell'Acea di tre milioni di euro.
A.M.
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Porte, domenica 13, nel pomeriggio,
l'inaugurazione
Apre i battenti Biblioteca donna
È la prima in Italia - Intitolata a Lidia Poet
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PORTE - Nessuno ci aveva mai pensato in Italia, a raccogliere libri
sulle donne. Lo hanno fatto nel paese alle porte della valle, dando
vita alla prima biblioteca di genere nazionale.
Si chiama "Biblioteca donna Lidia Poet", al momento
conta un migliaio di libri ed è accolta nei locali del municipio di
Villa Giuliano.
Ideatrice, il sindaco Laura Zoggia, anche consigliera nella
Commissione Pari opportunità della Regione Piemonte. Con lei,
all'impresa, hanno collaborato molte donne portesi, tra cui
l'assessore Elisa Bessone e la volontaria Elisa Levino.
Un lavoro lungo, partito tanti mesi fa. E le donazioni dei libri,
arrivati da ogni parte d'Italia, alcuni anche dal ministero dei Beni
culturali.
La stanza contiene «scritti di donne per le donne - li
definisce la Zoggia - ma anche per quegli uomini che vogliono
capire meglio il pensiero femminile». Pagine che raccontano di
donne con spessore e contemporanea leggerezza. Donne nell'arte;
Maria, donna e madre; il femminismo; le pari opportunità. Dal
romanzo al saggio, insomma.
Per la gestione futura, l'Amministrazione sta pensando di
attivare una borsa lavoro a favore di una giovane donna. Anche perché
la biblioteca dovrà essere ampliata, aggiornata, si dovranno
gestire i prestiti e tutti i volumi verranno messi in rete.
Poi, la scelta del nome: Lidia Poet. La prima donna avvocato
d'Italia, proveniente proprio dalla valle, che nel 1883 si vide
negata l'iscrizione all'albo degli avvocati. Non bastava la laurea,
al tempo: quel cromosoma X era capace di annullare anche il 30 e
lode. Dovette attendere fino al 1920 per essere chiamata avvocato.
Monito del tempo: discriminazione sessuale e lotta - tutta femminile
- per l'affermazione.
E il luogo, Porte. Uno dei primi paesi ad essere guidato da una
sindachessa, per ben 10 anni: Edda Gasco. Oggi, di nuovo un sindaco
donna, un assessore donna, come donne sono i capigruppo delle due
minoranze consigliari e tante presidentesse di associazioni locali.
Una biblioteca che è anche simbolo di sorellanza femminile:
libri donati da donne per le donne. Emblematica la storia della
rarità, "Sputiamo su Hegel - La donna clitoridea e la donna
vaginale e altri scritti", di Carla Lonzi. Baluardo del
movimento femminista degli Anni '70, il volume è ormai introvabile,
non più in stampa. A Porte è arrivato dall'Università di Genova:
l'ha regalato una docente germanista, perché restasse al servizio
di tutti.
Domenica 13, ci sarà anche la Rai, alle 16, in municipio, per il
taglio del nastro. Alle 17, poi, nella chiesa di S. Michele
Arcangelo, concerto del gruppo femminile (non poteva essere
altrimenti) friulano "Vocinconsuete". L'ingresso è
libero, grazie al contributo della Provincia di Torino.
Martina Bonati
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Riforma 11.01.08




Politiche
scolastiche in Piemonte
Una
serie disposizioni che si pongono all’avanguardia rispetto alle altre
regioni. Contributi alle famigle in base alle fasce di reddito ma
discussione ancora aperta sui finanziamenti alle paritarie
Davide
Rosso
«Il Piemonte, con l’approvazione avvenuta il 21 dicembre scorso
della nuova legge sul diritto allo studio da parte del Consiglio
regionale diventa una della prime regioni in Italia in termini di
investimenti sulla scuola». A dirlo è la maggioranza di governo in
Regione che parla di stanziamenti per le scuole pubbliche pari a 60
milioni (74%) e a 21 per le paritarie (26%). «In totale siamo passati
da 43 a 81 milioni di euro rispetto alla giunta Ghigo, più 30 per
l’edilizia scolastica. Un risultato non da poco, per una scuola di
tutti».
L’erogazione dei contributi alle famiglie avverrà per fasce di
reddito: 100% ai richiedenti con indicatore Isee inferiore o uguale a
24.000 euro; 75% con reddito superiore ai 24.000 e fino ai 26.000 euro;
50% alle famiglie con indicatore Isee superiore ai 26.000 fino ai 29.000
euro. Di fatto, hanno calcolato in Regione, gli studenti che potranno
beneficiare del sostegno economico per il diritto allo studio saranno
oltre 250.000 a fronte dei 95.600 attuali. «Ho proposto la soluzione
dell’assegnazione dei contributi per fasce di reddito – ha
recentemente sottolineato la presidente regionale Mercedes Bresso –
per sbloccare la situazione, senza però intaccare il principio cardine
della legge, ovvero l’aiuto a tutto il sistema scolastico piemontese e
il sostegno alle famiglie che hanno figli in età scolare. La
distribuzione degli assegni è quindi implicitamente rivolta alle
famiglie in condizione economica più svantaggiata». Sul tappeto però
rimane la questione di quello che un tempo si chiamava «buono scuola»
e che ora sia pure in parte modificato rimane nella legge, anche se con
l’opposizione di parte della maggioranza.
Ma andiamo con ordine e vediamo quali sono le principali «questioni
qualificanti» della legge per la maggioranza. Intanto «la prevenzione
e il recupero degli abbandoni e della dispersione scolastica, attraverso
specifici stanziamenti e accordi di collaborazione tra gli enti
territoriali, le istituzioni scolastiche autonome e le agenzie formative
accreditate con il coinvolgimento dei servizi sociali, sanitari,
culturali e del lavoro»; poi il sostegno alle iniziative
dell’autonomia scolastica, questo per favorire «l’integrazione di
allievi stranieri, agevolandone l’accoglienza e l’alfabetizzazione e
il perfezionamento delle lingua italiana, facendo ricorso a mediatori
linguistici e culturali» e la realizzazione di interventi per
particolari categorie di utenze quali carcerati e ospedalizzati,
attraverso convenzioni con le case circondariali e protocolli operativi
con le Asl e le aziende ospedaliere.
C’è quindi l’aspetto economico della legge che parla anche del
finanziamento del «sistema scuola» (mense, trasporti, pre e
post-scuola) attraverso contributi ai Comuni e di attenzione al
mantenimento delle scuole site in aree territorialmente disagiate (il
pensiero va ovviamente ai territori montani) oltre che di sostegno alle
famiglie con redditi medio-bassi per garantire il diritto allo studio,
attraverso contributi per coprire spese di iscrizione, libri di testo,
trasporti, offerta formativa. Sul fronte degli investimenti infine sono
previsti anche interventi significativi per l’edilizia scolastica a
sostegno degli enti locali.
Rimane in conclusione la questione «del sostegno delle rette nelle
scuole paritarie» sul quale Rifondazione comunista per esempio non è
proprio d’accordo: un dissenso manifestato peraltro in Consiglio. «Si
tratta di un principio che stride con la Costituzione Italiana – dice
il capogruppo di Rifondazione Clement – e con una concezione laica
dello Stato, dell’istruzione e della società. Il nuovo provvedimento
di fatto riconosce il principio introdotto dalla passata amministrazione
anche se le proporzioni degli investimenti sono completamente invertite
in favore del sistema pubblico. Nel corso della discussione in aula
abbiamo anche dovuto “digerire” un accordo tra Partito democratico e
minoranza che, attraverso un emendamento sul quale la sinistra ha votato
contro, ha alzato il reddito Isee per l’accesso agli assegni allo
studio rivolti a chi frequenta le paritarie».
Insomma «la legge sembra essere buona» peccato però… «che alla
fine non tutti siano soddisfatti pienamente», e a esserlo pare non è
solo Rifondazione.
prima
settimana
Riforma 04.01.08




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