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settimana
Eco del Chisone -27.12.07
Nuova classe politica?
Fatevi avanti, voi under 50
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| Non siamo contenti dell'attuale classe
politica ad ogni livello? Se la risposta è positiva una parziale
soluzione sarebbe quella di impegnarsi più attivamente, favorendo
un ricambio generazionale.
Impegnarci e non gettare la pietra e nascondere la mano.
Altrimenti fa solo fumo attorno al "ricambio",
precisando comunque che non è detto che una classe giovane poi
sia migliore degli ultrasessantenni, settantenni ed oltre che ci
governano giù a Roma come nelle nostre piccole e grandi realtà
locali.
Un nostro lettore - a proposito degli articoli sui
"Sindaci a vita (finché morte non ce ne separi?)" - ha
scritto auspicando un sindaco di trenta o quarant'anni in meno
dell'età del sindaco del suo paese. Ha scritto della maggiore
sensibilità ambientale auspicabile in un "giovane". Per
giovane includerei tutti gli under 50 e sarebbe già un ricambio,
anche se basta consultare chi sono i sindaci che ci governano nel
Pinerolese e, ad onor del vero, gli "anziani" sono meno
numerosi dei giovani.
Vogliamo dunque auspicare più giovani nell'attività politica?
Bene. Ma occorre che si facciano avanti, imparino cos'è l'attività
amministrativa ché, da sola, la buona volontà non basta. Né si
invochi un generico "lasciar spazio alle nuove leve" se
le nuove leve non hanno voglia di rischiare in prima persona.
Perché - e qui spezzo una lancia a favore degli amministratori
locali di cui spesso, comunque, critichiamo l'operato - fare il
sindaco o l'assessore non è certo facile. Soprattutto quando il
sindaco o l'assessore sono chiamati a scelte anche difficili e che
non sempre riscuotono il consenso popolare. Se poi riscuotessero
sempre il consenso verrebbe il dubbio che si cerchi soltanto il
consenso fine a se stesso.
Quindi? Giovani e meno giovani, se facile è la critica provate
a rispondere con l'impegno. Anche perché tra un anno e mezzo si
tornerà alle urne nella stragrande maggioranza dei Comuni del
Pinerolese. E c'è giusto il tempo di guardarsi attorno, muoversi
se si hanno idee e progetti da portare avanti nelle nostre realtà
locali. Cercando e creando consenso attorno alle cose da fare,
diversamente da come le hanno finora realizzate, demolendo i
"potentati da non disturbare".
Altrimenti non lamentiamoci troppo se abbiamo dato solo deleghe
in bianco.
Pier Giovanni Trossero
Il caso dei dipendenti Lactalis di
Moretta
Com'è difficile riciclarsi
Tremila euro per iscriversi a un'agenzia
di ricollocamento
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MORETTA - Quanto costa riciclarsi nel mondo del lavoro? In
termini sociali, psicologici e anche economici? La chiamano
flessibilità, ma spesso ha tutta l'aria di essere
qualcos'altro. A Moretta questo è stato il primo Natale senza
la Locatelli. La produzione è cessata a fine ottobre e la
scritta "Locatelli" davanti allo stabilimento è
stata cancellata.
Sabato 22 molti lavoratori dell'ex-caseificio si sono
riuniti per scambiarsi gli auguri di Natale e parlare del
futuro. Il Piano sociale garantisce loro un anno di cassa
integrazione e poi da uno a tre anni di mobilità. Una
cinquantina di loro è già riuscita a trovare un nuovo lavoro
presso caseifici della zona.
La Lactalis, proprietaria della Locatelli, aveva dato la
possibilità di trasferirsi negli stabilimenti in Lombardia,
ma nessuno ha fatto le valigie. Per far domanda c'è ancora
tempo.
Nel Piano sociale era prevista la costituzione di
un'agenzia per il ricollocamento. A quanto sembra, questa
iniziativa è stata un fiasco: per iscriversi è necessario
versare 3.000 euro per vedersi poi affidati ad altre agenzie
di lavoro, come l'Adecco o Manpower. Oltre il danno anche la
beffa.
Moretta: c'è chi ha trovato
lavoro, molti attendono ancora
Il primo, amaro Natale senza
Locatelli
L'agenzia per il ricollocamento?
Chiedeva 3mila euro d'iscrizione!
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MORETTA - Per Moretta questo è stato il primo Natale
senza la Locatelli. La produzione è cessata a fine
ottobre e sembra ormai certo che non ripartirà: la
scritta "Locatelli" davanti allo stabilimento
è stata cancellata.
Sabato 22 molti lavoratori dell'ex-caseificio si sono
riuniti per scambiarsi gli auguri di Natale e per
parlare del futuro. Il Piano sociale garantisce loro un
anno di cassa integrazione e poi, a seconda dell'età,
da uno a tre anni di mobilità.
Alcuni sono già riusciti a trovare un nuovo lavoro,
circa una cinquantina. Sono stati assunti soprattutto da
caseifici della zona, come Biraghi, Caseificio Reale,
Fiandino. Per i manutentori è stato più semplice
trovare un nuovo impiego perché c'è molta richiesta
della loro figura professionale.
La Lactalis, proprietaria della Locatelli, aveva dato
la possibilità di trasferirsi negli stabilimenti in
Lombardia. Ad oggi, però, nessuno ha fatto le valigie.
La domanda di trasferimento può essere presentata
durante il periodo della cassa integrazione; quindi gli
operai conservano questa strada come l'ultima da
spendere, se non si presentassero altre scelte sul
territorio.
Nel Piano sociale c'era anche la costituzione di
un'agenzia per il ricollocamento dei lavoratori della
Locatelli. A quanto sembra, questa iniziativa è stata
un fiasco: per iscriversi è necessario versare 3.000
euro, per vedersi poi affidati ad altre agenzie di
lavoro, come l'Adecco o Manpower.
Nelle ultime settimane si è concretizzato il
progetto del latte in polvere alla Invernizzi. Questo
nuovo stabilimento, che dovrebbe essere in funzione già
nei primi mesi del 2009, potrebbe occupare 40-45
persone. Il sindaco di Moretta Enrico Prat ha assicurato
che per le assunzioni la priorità sarà data ai
lavoratori della ex-Locatelli. È ovviamente una buona
notizia per chi non è ancora riuscito a trovare un
nuovo lavoro, anche se non sono ancora chiare le modalità
di assunzione.
L'amarezza per i lavoratori è comunque tanta. «L'altro
giorno - confida un ex-dipendente -, ho visto al
supermercato le mozzarelle Locatelli… Continuano ad
essere prodotte, ma non più a Moretta, non più da noi!».
Ubertino Battisti
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Sciare di notte a Sestriere
costa anche diecimila euro
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Piste da favola, per gli appassionati dello sci che
trascorrono queste vacanze di fine anno in montagna. Il
freddo, infatti, sta conservando un fondo naturale che,
in quasi tutte le stazioni, non si vedeva da un po' di
anni a dicembre. E, mentre gli alberghi confermano il
tutto esaurito (o quasi), gli impianti di risalita
girano a pieno regime sulla Vialattea, da Sestriere a
Sauze d'Oulx, da Clavière a Monginevro, da Sansicario
ai Monti della Luna, da Pragelato (dove si raddoppiano
le presenze sugli "anelli" del fondo) a Prali,
da Montoso-Rukas (finalmente imbiancato) alla Valle Po,
sulle piste di Crissolo e Pian Munè.
Eppure non mancano le critiche alla nuova gestione
dell'immenso resort sciistico della Vialattea: una
raccolta di oltre 300 firme (molti villeggianti) segnala
soprattutto il ridotto numero degli impianti aperti
rispetto a prima delle Olimpiadi.
Però i turisti presenti a Sestriere potranno godere
per almeno tre serate dello spettacolo della pista
olimpica dello Slalom illuminata a giorno, dopo il
"buio" dell'anno scorso. Ogni accensione
serale di luci e impianto può arrivare a costare fino a
7-10mila euro.
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Venne costituita il 29 dicembre
del 1977 a Torino
30 anni fa nasceva la
cooperativa editrice de "L'Eco del Chisone"
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Trent'anni fa, proprio in questi giorni - era il 29
dicembre del 1977 - presso lo studio torinese del notaio
Ingaramo venne costituita la Cooperativa cultura e
comunicazioni sociali, editrice de "L'Eco del
Chisone" (e dal 1988 anche de "L'Eco
Mese").
Dei dieci soci fondatori della Cooperativa - favorita
anche dalla lungimiranza dell'allora vescovo mons.
Giachetti - sono presenti ancora tre: don Paolo
Bianciotto (attuale presidente), Pier Giovanni Trossero
(vice-presidente, amministratore delegato e direttore de
"L'Eco del Chisone" e "L'Eco Mese")
e don Giovanni Giraudo.
Oggi i ranghi della Cooperativa si sono notevolmente
rinforzati con la presenza di molti redattori e
collaboratori attivi ne "L'Eco": tra gli altri
Mirko Maggia (che fa parte anche del Cda), Alberto
Maranetto, Daniele Arghittu, Paola Molino, Bartolomeo
Falco, Giancarlo Percivati, Aldo Peinetti, Sofia
D'Agostino, Luca Nota.
Trent'anni che hanno visto un profondo mutamento del
giornale. Da 8-12 pagine per numero si è passati ad una
media di 44-46, mentre costante è stato l'aumento di
copie stampate e diffuse (la tiratura nel '77 era di
19.000 copie, oggi è di circa 30.000). A metà degli
Anni '70 "L'Eco del Chisone" era il quarto
settimanale in Piemonte. Da dieci anni invece è il
primo come diffusione, con circa 8.000 copie rispetto al
secondo settimanale piemontese. Una diffusione che è
diventata via via più capillare, con una ventina di
Comuni dove praticamente tutte le famiglie leggono
"L'Eco del Chisone".
Un risultato, questo, che è stato possibile
raggiungere grazie allo spirito di collaborazione ed
alla professionalità di tutto il personale dipendente,
redattori, collaboratori, corrispondenti e di tutti gli
altri addetti (personale amministrativo, compositori,
correttori di bozze, ecc.). Con una menzione particolare
al grosso e proficuo lavoro svolto dalla Publieco ed
agli ottimi rapporti collaborativi con la tipolitografia
Giuseppini e la Csc di Brescia, che da alcuni anni
stampa "L'Eco del Chisone".
Ovviamente anche i bilanci hanno subito un'impennata.
Il primo bilancio della Cooperativa ebbe ricavi per 255
milioni (131.600 euro); l'ultimo bilancio - quello del
2006 - ha visto ricavi (da vendite, pubblicità,
abbonamenti e rimborsi spese stampa) per 2.723.000 euro.
Da molti anni la Cooperativa - proprietaria della
testata "L'Eco Mese" - gestisce in proprio
"L'Eco del Chisone", concesso in locazione
dalla Diocesi dietro corresponsione di un canone annuo,
caso forse unico in Italia, dal 1937 e ha chiuso sempre
i bilanci in attivo.
Nuovo bando regionale
Finanziamenti a sostegno
del turismo in Piemonte
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La Giunta regionale ha approvato il bando di
presentazione di domande di contributo relative a
iniziative a sostegno dello sviluppo del turismo
religioso per incentivare la conoscenza e la
diffusione dei santi sociali e dei missionari del
Piemonte, nonché sviluppare il movimento turistico
religioso che rappresenta uno dei possibili
strumenti di allungamento e diversificazione della
stagione turistica. I soggetti beneficiari sono gli
enti pubblici, gli enti religiosi e gli enti senza
scopo di lucro. Gli interventi ammissibili: la
costruzione e il completamento di impianti e
strutture destinati a gestire l'accoglienza dei
turisti; l'acquisizione di attrezzature per
migliorare la funzionalità delle strutture
esistenti; l'installazione di impianti innovativi.
Il termine delle domande è il 14 febbraio, ma sarà
necessario presentare oltre al dossier di
candidatura presente all'indirizzo http://www.regione.piemonte.it/turismo/osservatorio/religioso.htm
il progetto definitivo dell'intervento. Il costo
complessivo dell'opera non deve essere inferiore a
50mila euro. Il contributo concedibile sarà pari al
60 per cento delle spese ritenute ammissibili, con
un contributo massimo pari a 200mila euro. Per le
Comunità montane l'importo massimo concedibile è
pari al 70 per cento per investimenti minimi di
almeno 30mila euro.
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Inverso Pinasca, programma
2008
Il libro dei sogni (reali)
del sindaco Coucourde
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INVERSO PINASCA - Il sindaco Andrea Coucourde
mette nero su bianco il bilancio annuale del suo
piccolo Comune, senza scrivere cifre, ma per
tracciare una mappa a grandi linee di cosa si è
realizzato, che cosa manca o va potenziato per
soddisfare le richieste dei cittadini. «Un
impegno notevole c’è stato – inizia il
sindaco – ,pur con le poche risorse finanziarie
a diposizione. Interventi oculati sui servizi che
interessano la comunità nella sua globalità».
Una rapida sintesi sulla viabilità e
l’illuminazione pubblica per garantire una
maggiore sicurezza. Sul tema va inserita la pulizia
e manutenzione del vasto territorio, lo sgombero
della neve e la relativa sabbiatura fino alle
frazioni più lontane, lavoro peraltro facilitato
dal nuovo trattore in dotazione. La novità riguarda
la gestione sperimentale dello scuolabus
esternalizzato con il nuovo anno scolastico. «Un
ringraziamento al messo-guardia Giovanni Badariotti
per il servizio svolto in 20 anni alla guida del
mezzo comunale», aggiunge il sindaco.
Ma quali sono i sogni da tradurre in realtà nel
2008?
Il primo cittadino non ha dubbi e, sempre
mettendo le mani avanti, conclude: «Da
programma, le priorità riguardano ancora maggiori
controlli nel settore dell’edilizia, segnaletica e
in alcuni settori chiave, come le indicazioni per
raggiungere le borgate. Le piste forestali, che da
sempre occupano un’importanza strategica, i vari
divieti minimali per ordinare meglio e più
puntualmente la vita sociale. Importante è dotare
di attrezzature per la viabilità della Strada
provinciale 166 e aumentare la segnaletica, in
accordo con la Provincia, che serve da deterrente
per la velocità eccessiva».
Infine un marcato impegno per la raccolta
differenziata dei rifiuti con il sistema degli
ecopunti. Tutti argomenti in cui verranno coinvolti
direttamente i cittadini tramite riunioni pubbliche
a partire da gennaio.
Giovanni Berger
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terza
settimana
Eco del Chisone 19.12.07
Impegno di Peveraro dopo l'incontro in
Comunità montana
Omvp-Skf e Manifattura sull'agenda del
vice-presidente della Regione
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Luci ed ombre, e forse non poteva essere diversamente,
caratterizzano il risultato dell'incontro dello scorso 12 dicembre
sulla situazione di alcune industrie della Val Chisone. Alla
riunione svoltasi nella sede della Comunità montana Valli Chisone
e Germanasca erano presenti amministratori della valle (tra cui il
presidente della Comunità montana Andrea Coucourde e
l’assessore al Lavoro Viller Manfredini), il vice-presidente
della Regione con delega all’Industria Paolo Peveraro, il
presidente della Commissione Lavoro del Consiglio regionale Juri
Bossuto, il capogruppo regionale del Prc Gian Piero Clement, i
vertici di Skf-Omvp, Luzenac, Sachs, le organizzazioni sindacali
metalmeccaniche (Fim, Fiom, Uilm), Fismic, Alp e altri sindacati
di categoria in rappresentanza di Cigl, Cisl e Uil.
Sotto la lente d'ingrandimento c'erano le criticità di alcune
aziende a cui da tempo si guarda con preoccupazione per i motivi
che ormai tutti sappiamo. Ci riferiamo alla Manifattura e alla
Martin di Perosa, Omvp (Skf) e Sachs di Villar Perosa, Luzenac e
l'impresa di servizi Karmac.
I motivi di preoccupazione sono stati confermati senza che dai
responsabili delle aziende siano state comunicate sostanziali
novità. Non era presente, tra l'altro, alcun rappresentante della
proprietà della Manifattura di Perosa. Nessun chiarimento,
dunque, è arrivato sullo stato delle trattative per la vendita
della Manifattura di Legnano (e quindi di Perosa). Da fonti
sindacali è stata confermata l'esistenza di due possibili
acquirenti: la Newcocot di Cologno Monzese e la Felli di Bergamo.
L'assenza (non giustificata della proprietà) è stata
interpretata dai presenti come un segnale negativo. Il timore è
che non si vogliano dare garanzie sulla volontà dei futuri
proprietari di confermare il Piano industriale concordato di
recente. Per questo motivo il vice-presidente della Regione Paolo
Peveraro ha messo al primo posto sul suo taccuino degli
appuntamenti l'incontro con la proprietà, incontro che nelle
intenzioni si dovrebbe tenere prima della fine dell'anno.
Un altro impegno che si sono assunti i rappresentanti della
Regione è quello di attivare un tavolo di confronto con la
Skf-Omvp per il rilancio dello stabilimento di Villar Perosa, sia
nel caso rimanga in capo all'attuale proprietà, sia nel caso
avvenga l'annunciata vendita. A questo proposito Giampaolo
Desideri delle Relazioni esterne Skf, presente all'incontro, ha
confermato che entro il mese di marzo verrà presa una decisione
in merito. Se la vendita non si sarà concretizzata (intanto si
parla dell'interessamento di un'azienda di Avigliana), la Skf
intende porre in atto un Piano industriale con riduzione dei
costi. Occorrerà capire su quali leve intendono agire. Su Sach,
Martin e Luzenac niente di nuovo. La Rio Tinto ha comunque
confermato la messa in vendita del settore Talco, precisando
(anche con una lettera inviata al nostro giornale
dall'amministratore delegato D'Orazio) che «non è stata presa
alcuna decisione definitiva in merito» e assicurando che «indipendentemente
dal suo proprietario, la nostra attività del talco ha un
brillante futuro».
A conclusione il commento del consigliere regionale Gian Piero
Clement: «La situazione generale presenta grandi incertezze
che devono essere al più presto chiarite - afferma -. Ritengo
in quest'ambito positivi gli impegni presi dalla Regione di
incontrare i responsabili di Omvp e Manifattura».
A.M.
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La posizione al Catasto va regolarizzata
entro 90 giorni
Hai un rudere? Mano al portafogli
Extragettito Ici: nei Comuni c'è incertezza -
Ma lo Stato ha già fatto cassa
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Rustici di campagna, magari inutilizzati da anni e
semidistrutti. Sin qui sono stati considerati "rurali":
non iscritti al Catasto e neppure soggetti all'Ici. Da quest'anno
non sarà più così. I proprietari dovranno pagare l'Imposta
comunale sugli immobili. Sin dal 2007.
Si chiamano "tasse locali", ma i Comuni ne farebbero
molto volentieri a meno. Perché questo extragettito Ici sta
cominciando ad esacerbare l'animo dei cittadini.
L'Agenzia del Territorio ha inviato alle Amministrazioni locali
- Pinerolese compreso - i primi elenchi: fabbricati che vanno
dichiarati al Catasto edilizio urbano. Se il proprietario non
provvederà entro 90 giorni a partire dal 7 dicembre, data della
pubblicazione, provvederà in surroga l'Ufficio provinciale
dell'Agenzia del territorio. Con oneri e spese a carico del
cittadino "inadempiente".
Il guaio è che, di questa nuova gabella, il povero Pantalone
potrebbe perfino non essere a conoscenza. Quanti consultano la
documentazione appesa in municipio? Quanti non ricordano neppure
di possedere un rudere, magari in una zona isolata?
In alcuni Comuni, ad esempio Torre Pellice, stanno pensando di
inviare una lettera a tutti gli interessati: «Uno scrupolo del
sindaco», spiegano all'Ufficio tributi. Sarebbe sufficiente
l'affissione dell'elenco. Nella sola Torre le particelle iscritte
al Catasto terreni con fabbricati che non risultano dichiarati al
Catasto edilizio urbano sono 161. 161 lettere in partenza?
Altrove, invece, sono molte meno: «Nel nostro elenco sono
citati appena 16 casi», dicono all'Ufficio tecnico di Villar
Perosa. Evidentemente, gli elenchi sono ancora incompleti.
All'Agenzia del territorio, Ufficio provinciale di Torino, un
dirigente s'informa poi dichiara: «Stiamo inviando altre liste
riguardanti fabbricati rurali. Dovranno essere pubblicate entro il
28 dicembre: per questi edifici, i 90 giorni di tempo per
regolarizzare la situazione scatteranno da allora».
La macchina della burocrazia si sta muovendo, insomma. Ma nei
Comuni si respira incertezza. «Una prima verifica ha mostrato
come alcune particelle citate in elenco siano addirittura non più
esistenti», dicono a Torre Pellice. Si prospettano
contestazioni e ricorsi.
Per alcuni cittadini sono già cominciate le rogne. Ci è stato
segnalato il caso di un vecchio fabbricato inagibile in una
borgata di Pramollo. Il proprietario aveva trovato un acquirente,
ma il notaio ha negato l'atto. Occorre prima spendere 800 euro per
l'accatastamento e pagarci su l'Ici.
È evidente che questo extragettito Ici, per i Comuni, avrà un
retrogusto amaro. Non solo: come già accennato la settimana
scorsa, in vista di questo introito del tutto teorico, lo Stato ha
già "tagliato" i trasferimenti alle Amministrazioni
locali: 35mila euro in meno a Villar Perosa, 40mila a Perosa,
45mila a Torre Pellice, 250mila a Pinerolo… «Tanto quei
soldi li incasserete con l'Ici sugli immobili che saranno
accatastati», ha detto - di fatto - il Governo ai sindaci.
Ma la cifra potrebbe non avere alcuna attinenza con i (futuri)
introiti reali. E la differenza? Chi la rifonderà ai Comuni?
L'Associazione nazionale piccoli Comuni (Anpci) assicura
battaglia e un ricorso al Tar: «È il momento di far capire ai
Governi di turno che gli amministratori locali non sono più
disposti a subire arbitrarie decisioni che hanno il solo scopo di
fare cassa senza preoccuparsi delle pesanti ricadute sul
territorio».
Daniele Arghittu
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In un libro di Mauro Perrot le vicende della
valle
Quella valle oscura della Val Germanasca
Storia sociale, economica e della cultura
materiale
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È da alcuni giorni nelle librerie della valle e del Pinerolese
la nuova opera di Mauro Maria Perrot, autore di numerose
pubblicazioni di carattere storico dedicati alla Val Chisone.
Direttore del bollettino della Società storica pinerolese dal
1983 al 1998, collabora con la rivista "La Valaddo". Dal
1986 vive e lavora a Vicenza. È del 2003 la pubblicazione del
volume "Storia, leggende e storie del Laux", del 2006
"La storia lungo il Chisone: santi, eretici e streghe".
"La valle oscura - Storia della val Germanasca dalle
origini ad oggi" è una ricerca sulla storia politica,
religiosa ed economica della Val Germanasca attraverso i secoli,
inserita nel contesto delle valli vicine e del Pinerolese, un
periodo storico lungo, travagliato e non conosciuto.
«Conoscere la storia, le origini e riscoprire le proprie
radici, la propria storia millenaria, è da apprezzare -
scrive nella prefazione Raimondo Genre -. Con questa opera si
ha una visione della storia e della vita di una valle sinora
dimenticata».
La valle Germanasca nel Medioevo era chiamata valle oscura, a
causa della sua conformazione, dei versanti ripidi, coperti di
boschi e del difficile accesso per la mancanza di una strada che
percorresse il fondovalle. Assunse successivamente la
denominazione di Val S. Martino mentre solo nei tempi moderni è
prevalso Val Germanasca.
Edito da LAReditore di Garavello è realizzato al Centro stampa
Valchisone. La storia si sviluppa in otto capitoli: dai tempi
antichissimi all’occupazione romana, l’alto e basso Medioevo
(valdesi, la famiglia e la casa, l’alimentazione e agricoltura,
attività lavorative, le malattie e l’assistenza,
l'amministrazione e la giustizia, l'istruzione e cultura, il
sistema fiscale, i divertimenti e le stregonerie). Dal
Rinascimento alla Rivoluzione francese, l’Ottocento, il
Novecento con un occhio di riguardo per i temi legati alla vita
quotidiana, alla storia sociale ed economica.
Riccardo Lussana
Mauro Maria Perrot, "La valle oscura", LAReditore,
16 euro.
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Assembla frontalini per lavastoviglie
Emergenza Tecnocable a None: 56 dipendenti
in cassa integrazione
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NONE - Sarà un Natale difficile per i 56 lavoratori della
Tecnocable Srl None, da qualche giorno in cassa integrazione dopo
il fallimento dell'azienda. La ditta di via Pinerolo 82 e con la
sede operativa a Fabriano, in provincia di Ancona, lavora nel
settore della subfornitura occupandosi dell'assemblaggio di
elettrodomestici, di frontali per lavastoviglie e cablaggi
elettrici. Lo stabilimento è collegato al gruppo Merloni, ditta
per la quale lavora da tempo.
Tra le principali commesse, c'era l'assemblaggio dei frontalini
per un modello di lavastoviglie che verrà sostituto da un altro
più moderno e semplice, che non necessita più delle plance
prodotte a None.
Ai primi di novembre la società viene dichiarata fallita dal
tribunale di Ancona, con lo sgomento dei lavoratori di None. Già
lo scorso luglio i dipendenti avevano incrociato le braccia,
preoccupati per il loro futuro a causa di "problemi di
gestione" evidenziati dai sindacati. Da mesi il titolare non
si era più fatto vedere a None. E durante lo sciopero i
lavoratori si erano recati in municipio, ricevuti dagli assessori
al Lavoro Cammuso e alle Attività produttive Ferrua, che avevano
assicurato il contatto con la Merloni per fissare un incontro.
«L'obiettivo era quello di arrivare a un fallimento
pilotato per ripartire con una nuova gestione e cercare nuovi
clienti. Ma al curatore fallimentare non è stata presentata
alcuna offerta», dice Pino Lo Gioco della Cgil di Pinerolo.
L'interruzione di Tecnocable ha anche creato un rallentamento
nella produzione di Indesit, il suo maggior cliente.
Pa. Pol.
Tutto esaurito sulle Montagne
olimpiche. E dopo?
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È bastata la neve, quella che era mancata un anno fa, a
far decollare (con profitto) le prenotazioni per le vacanze
natalizie e delle settimane bianche nelle stazioni sciistiche
piemontesi. Un particolare afflusso è atteso sulle Montagne
olimpiche (pur non essendo facile il rilancio "post
2006").
Ora, alla vigilia delle feste di fine anno, con il solito
monitoraggio nazionale che rileva oltre 2,5 milioni di
italiani presto in marcia verso le località alpine, gli
albergatori in Valle annunciano già il "tutto
esaurito" per le due settimane che andranno dal 23
dicembre al 6 gennaio. Molti gli stranieri (soprattutto russi
e spagnoli negli alberghi di Sestriere e inglesi a Sauze d'Oulx),
ma anche tantissimi italiani (molte le comitive del Centro-sud
al Colle), mentre iniziano a ripopolarsi le seconde case e
cominciano i primi affitti a "rotazione" di molti
alloggi.
E con le condizioni meteo che lasciano presagire un inverno
(finalmente) freddo e nevoso, anche le previsioni sulla
seconda parte della stagione "bianca" (da gennaio in
avanti), dicono gli operatori del settore intervistati
dall'Osservatorio turistico della Regione Piemonte, si
prospettano «decisamente buone» (è d'accordo il 70
per cento degli albergatori).
Ma quanto incide, sul bilancio di una famiglia, quella
settimana bianca che - fino a qualche anno fa - era riservata
soltanto ai più abbienti? Quali offerte vengono proposte
(anche nelle nostre Valli) per rendere sempre più accessibili
le vacanze sulle neve e dare una nuova spinta all'industria
turistica?
SESTRIERE - Da quest'anno, la Sestrieres Spa/Vialattea
e la Comunità montana Alta Valle Susa hanno collaborato al
fine di realizzare un pacchetto turistico specifico per la
promozione delle settimane bianche includendo due servizi
essenziali per una vacanza in montagna, cioè la sistemazione
alberghiera e lo skipass. Da qui è nato il prodotto
"Hotel". Escluse le festività natalizie, a
Sestriere, Sauze d'Oulx, Sauze di Cesana, Grangesises è
possibile prenotare la settimana bianca partendo da una spesa
di 480 euro a persona (in hotel a tre stelle - come il
centralissimo Olimpic del Colle o il Biancaneve - con
trattamento mezza pensione e ski-pass incluso per 6 giorni).
Per la famiglia "tipo" con due figli (ad esempio un
bebè di due anni e un bimbo di otto), il costo della
settimana bianca sale complessivamente a 1.525 euro (175 euro
per il piccolo, 380 euro la settimana del più grande).
Cambia però la "musica" in questi giorni di fine
anno. La settimana di Natale costa (ad esempio all'Olimpic)
385 euro a persona (adulti), 270 il bimbo di otto anni, 15
euro per la culla del piccolo (esclusi ski-pass). Nella
settimana di Capodanno si sale a 660 euro (per un adulto) e a
462 per il bambino più grande. La settimana di sci (in alta
stagione) è di 175 euro a testa.
MONTGENÈVRE - Spostandoci a Monginevro e
"viaggiando" però senza offerte promozionali, la
scelta potrebbe cadere sull'hotel Napoléon (tre stelle) in
Rue d'Italie, a due passi dalle piste e dal golf in estate),
al centro della stazione. Per la settimana intera, con
ski-pass incluso, la spesa è di 686 euro a persona, ma solo
dopo le festività natalizie. Per una famiglia che invece è
in viaggio in questi giorni di fine dicembre, il costo della
settimana bianca (mezza pensione) è di 560 euro a persona per
gli adulti, 385 per il bimbo di otto anni (gratis per il bimbo
di due anni). Ai 1.505 euro parziali occorre dunque aggiungere
gli ski-pass di area: 149 euro a testa per 6 giorni (119 euro
per i bambini).
Prezzi un po' più bassi (ma non di molto) in Val Chisone.
A PRAGELATO per la mezza pensione in un tre stelle
(ad esempio all'albergo Passet) dopo Natale (ora è al
completo) si spendono 50 euro al giorno a testa. La
"nostra" famigliola si troverà a sborsare (con le
riduzioni per i bambini, 20 e 35 euro al giorno) circa 1.085
euro, esclusi extra e ski-pass.
Un salto in Val Germanasca. A PRALI i prezzi sono
alti per l'unico albergo tre stelle in paese: 65 euro al
giorno (mezza pensione) per gli adulti, sconti per i bambini
(40 e 50 euro) in base all'età. I sette giorni d'albergo
costeranno circa 1.540 euro. Lo ski-pass (da richiedere
separatamente alla Nuova 13 Laghi) si aggira tra i 95 euro e i
70 euro (6 giorni in alta e bassa stagione).
In Valle Po, a CRISSOLO, solo alberghi a due stelle.
Al "Monviso" la mezza pensione costa 50 euro a
persona, 40 euro a testa per i bambini. Il totale dei sette
giorni è di 1.260 euro, esclusi gli ski-pass.
SERRE CHEVALIER - Scendendo invece nella valle del
Briançonnaise proviamo a "bussare" all'hotel Le
Christiania (vicino a Monetier con accesso diretto alle piste,
tre stelle). La spesa complessiva è di 1.540 euro per una
settimana (con trattamento mezza pensione ma senza ski-pass)
così suddivisi: 532 a persona, 329 per un bambino di sette
anni e 147 euro per un secondo bimbo di due anni. Vanno
aggiunti i prezzi dell'attività sportiva: il giardino
d'infanzia sulla neve a Monetier costa 109 euro per sei mezze
giornate; il giornaliero ragazzi sale a 140 euro (sempre sei
giorni) e per gli adulti a 181.
BORMIO E VAL GARDENA - Tra Natale e Capodanno
i prezzi lievitano parecchio un po' ovunque. Vediamo, per
esempio, cosa succede in un hotel tre stelle di Bormio.
All'Alpi & Golf le settimane che vanno dal 22 dicembre al
6 gennaio costano in media dai 581 euro ai 609 euro a persona,
con trattamento mezza pensione. Il bambino di due anni qui
paga solo il 50 per cento e il più grandicello ha una
riduzione del 25 per cento. A parte lo ski-pass. Con la
tessera 6 servizi sci+terme (da 165 euro, gratis per i bimbi
fino a 8 anni), il turista potrà però scegliere se andare a
sciare o se rilassarsi allo stabilimento termale. Totale
(parziale) per la famiglia: 2.308 euro, a cui vanno aggiunti
gli extra e il baby parking in pista per il piccolo.
In Val Gardena prezzi coi fiocchi. Gli alberghi (sempre un
tre stelle come base) offrono la settimana a partire da 600
euro a persona e gli ski-pass a 42 euro al giorno. Il costo
medio giornaliero (hotel a tre stelle in mezza
pensione+ski-pass) tra le stazioni di Corvara, Selva di Val
Gardena o Cortina d'Ampezzo non scende sotto i 150 euro. A
Madonna di Campiglio siamo sui 137 euro. Anche a Courmayeur in
questa vacanze natalizie il prezzo resta alto: 135 euro.
m. mié
Ucciso dal tronco che tagliava
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S. GERMANO - Drammatico incidente giovedì 13 nel bosco
sopra borgata Roncaglia, a S. Germano. Intorno alle 15,30
è morto travolto da un albero Elio Forneron, 68 anni,
pensionato, residente in borgata Gaido.
Forneron era impegnato nell'abbattere la pianta quando
il tronco lo ha improvvisamente investito all'altezza del
torace e gli si è fermato addosso, senza lasciargli
scampo. Inutili, purtroppo, i tentativi di soccorrerlo.
Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri di
Perosa. Secondo una prima ricostruzione il grande albero
cadendo verso valle avrebbe incontrato alcuni rami,
rimbalzando all'indietro. In particolare è stata la base
del tronco a sollevarsi e ad investire il tagliatore, che
si era messo un paio di metri a monte.
Nemmeno la pronta reazione dell'amico, che ha
imbracciato la motosega per liberare il corpo dal peso del
legno, è bastata a salvare il sangermanese. I funerali si
sono svolti lunedì pomeriggio nel tempio valdese di S.
Germano. La salma è poi stata trasportata a Torino.
l.p. |
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Riforma 21.12.07

Incontri
in val Chisone -pdf



Sciopero
camionisti
La giostra infinita del just in time
Prezzo e fiscalità del gasolio, concorrenza da est, abolizione
della tariffa minima. I «padroncini flessibili» alle prese con un
mercato che li annienta
Fr. Pi.- il manifesto
Just in time e delocalizzazione, aggiungete un po' di
liberalizzazioni tariffarie ed eccovi servita la crisi della
logistica incentrata sull'autotrasporto.
Non è semplice guardar dentro a un universo sfilacciato come
questo, dove convivono poche grandi imprese e decine di migliaia di
aziendine che contano da uno a tre dipendenti. In totale 140mila,
con 700mila addetti e un indotto da un milione e mezzo di posti di
lavoro; in pratica, tra il 4 e il 5% del Pil. Il cuore della
protesta sono proprio i «piccoli» - dall'80 al 90% delle imprese -
che in questi ultimi anni sono stati lentamente strangolati
dall'abolizione della tariffa minima (tot a km, a seconda delle
merci trasportate), dalla concorrenza dell'est Europa e dall'aumento
dei costi fissi (gasolio e pedaggi autostradali).
La tariffa minima è stata abolita nel 2005 da quel Paolo Uggé che
faceva il sottosegretario ai trasporti col Berlusca e ora è
presidente della Fia (una delle associazioni che protestano anche
contro quella scelta). La «minima» veniva spesso e volentieri
disattesa, al punto che si preferì abbandonarla al «libero mercato».
Il problema è che l'autotrasportatore - come l'operaio singolo - è
la «parte debole» di ogni contrattazione. Specie con i grandi
committenti. La «minima» era comunque un riferimento utile; in
casi estremi serviva a far causa contro il committente, esibendo la
fattura. Prima c'erano degli «accordi di settore» (una sorta di
contratti collettivi); ora si possono ancora fare, ma non è più
ammessa la fissazione di un prezzo minimo. Insomma: non servono più
a niente. L'esempio che ci viene fatto è quello del trasporto
carburanti. All'Agip o alla Esso non c'è alcun interesse a trattare
con una miriade di soggetti sulle condizioni tariffarie; si sono
perciò create una serie di «agenzie» gestite da personaggi che
possono vantare rapporti privilegiati con i big clients, che hanno
l'esclusiva del trasporto per loro conto e che «subappaltano» -
alle proprie condizioni - le commesse ai «piccoli». Per i quali il
prezzo del carburante rappresenta tra il 40 e il 50% dei costi di
esercizio dell'impresa, L'aumento del gasolio del 25%, quest'anno,
ha azzerato di fatto i loro margini di profitto. Chiedono perciò un
blocco del prezzo per tutto il 2008, agendo sulle accise (le tasse
fisse stabilite dal governo e che si sommano al prezzo di
produzione, più Iva). Anche perché la maggior quota di traffico è
nel Nord, dove entrano in gioco mezzi che magari hanno fatto il
pieno in paesi confinari, con una fiscalità minore sui carburanti.
La «competitività» italiana è scarsa sia per le mancate economie
di scala (troppe piccole imprese e nessuna politica che ne favorisca
l'aggregazione), sia per la bassa velocità commerciale (tra i 20 e
i 25 km orari meno della media Ue). Non va nemmeno sottaciuto che la
«concorrenza da est» vede spesso protagoniste imprese italiane che
hanno spostato la sede sociale e il quadro giuridico-contrattuale,
giocando su altre norme e altri costi del lavoro (assumendo autisti
in quei paesi).
Chiedono infine più controlli sui mezzi circolanti, in modo da
limitare la «concorrenza sleale» (cioè chi abbatte i costi della
sicurezza traendone un vantaggio competitivo, magari assumendo al
nero). Un solo dato: in Italia vengono fermati circa 100mila mezzi
l'anno; in Germania un milione.
L'insieme chiama in causa il modello produttivo, ovvero il just in
time (ci sono sempre meno magazzini «fissi» e più automezzi
circolanti; per l'impresa multinazionale che assembla centralmente
parti prodotte in cento posti differenti è un risparmio) che
richiede più trasporti e più comunicazione. Ma a costi bassissimi,
altrimenti il vantaggio viene meno. In quest'ottica, le pur giuste
indicazioni su un modello «più su rotaia, meno su gomma» devono
fare i conti con una realtà produttiva che richiede una «flessibilità»
(ad esempio intorno a porti e interporti) garantibile solo con il
lavoro di centinaia di migliaia di autisti in continuo movimento e
in reciproca «concorrenza» (al ribasso) sul prezzo. E quando i
margini diventano troppo stretti, ecco che questa marea umana si
blocca. Scoperchiando la strutturale debolezza di un sistema in cui
nulla deve star fermo perché l'insieme possa funzionare.
seconda settimana
Eco del Chisone 12.12.07
Le ammucchiate hanno portato al
fallimento il bipolarismo
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La gente si chiede “cosa c’è dietro l’angolo”. La
promessa fatta da Segni in occasione del referendum del ‘93, di
porre fine alla partitocrazia e di garantire la governabilità, si
è dimostrata un inganno. Prima l’uninominale-maggioritario e
poi le liste bloccate hanno costretto gli elettori a votare sulla
base di coalizioni eterogenee, necessarie per vincere le elezioni
ma incapaci di dare vita a Governi in grado di fare le riforme
necessarie al paese. Ora entrambe le coalizioni si sono dissolte e
non si capisce cosa emergerà dalle ceneri della Seconda
repubblica. Eppure invece di fare un bilancio della strategia che
ha portato il paese in questo labirinto, Segni e Guzzetta vogliono
promuovere un nuovo referendum che confermerebbe le liste bloccate
che hanno sollevato la protesta di quasi tutti, ed assegnerebbe la
maggioranza assoluta dei seggi alla lista (di destra o di
sinistra) ad una ammucchiata simile a quelle che hanno portato al
fallimento del bipolarismo.
Per sbloccare la situazione, Veltroni ha fatto propria la
proposta di tradurre in italiano il mix di due modelli
proporzionali, quello tedesco e quello spagnolo; aggiungendo però
che la riforma elettorale deve essere accompagnata da una riforma
costituzionale che introduca la sfiducia costruttiva e rafforzi il
ruolo del presidente del Consiglio. E Berlusconi pur mantenendo
una riserva sulla riforma costituzionale gli ha dato ragione sulla
proporzionale ed ha abbandonato la strategia della “spallata”,
convinto che la riforma elettorale porterà ad elezioni
anticipate.
Il voto sulla Finanziaria, che sembrava aver rafforzato il
Governo Prodi, in realtà ha segnato la fine di una stagione
politica. Dopo quel voto Dini ha lasciato la maggioranza di
centrosinistra, poiché la considera troppo condizionata dalla
sinistra radicale, e la sinistra radicale ha inasprito la polemica
contro il Partito democratico poiché questo partito pensa ad una
“alleanza di nuovo conio”. Ed infine, Bettinotti ha dichiarato
il fallimento della strategia dell’Unione, ha preso le distanze
dal Pd e si è candidato a leader della Sinistra-Arcobaleno. Se
non si fosse dissolta anche la Casa delle libertà saremmo al
cambio della maggioranza di Governo. Siamo comunque al tramonto di
un bipolarismo che si è retto sul binomio Prodi e Berlusconi,
entrambi convinti che se cade il Governo si andrà al voto. La
divergenza parallela delle strategie di Prodi e Berlusconi si è
consumata e comunque non basta a rendere inevitabile lo
scioglimento del Parlamento, ed il Presidente della Repubblica ha
fatto capire che non scioglierà il Parlamento se prima non sarà
riformata la legge elettorale.
I nostalgici del maggioritario sono insorti contro la svolta
"proporzionalista", accusata di provocare il ritorno
alla politica dei due forni; ma non possono negare che proprio il
maggioritario ha dato alle ali estreme della sinistra e della
destra, che insieme contano meno del 15 per cento, una rendita di
posizione più forte di quella che la proporzionale aveva dato ad
una Dc che contava più del 30 per cento dei voti. Ma oggi sono
troppo incerte le iniziative di un centro che potrebbe trarre
vantaggi dal ritorno alla proporzionale. La storia non si ripete
quasi mai; dietro l’angolo – se non si scioglie il nodo della
riforma elettorale - c’è l’ombra del passato remoto, dell’italietta
pre-fascista, più che l’ombra della rinascita della Dc.
D’altra parte non è chiaro a quale modello elettorale pensano i
leader dei partiti. Il modello tedesco e quello spagnolo sono
entrambi proporzionali, ma mentre il primo assegna i seggi su base
nazionale, escludendo i partiti che non superano lo sbarramento
del 4/5% dei voti e premiando i partiti maggiori, il secondo
assegna i seggi su base circoscrizionale, premia i partiti che
hanno una concentrazione territoriale del voto (la Lega) e
penalizza i piccoli partiti con uno sbarramento particolarmente
alto. Se non ci sarà accordo sulla riforma elettorale, tornerà a
crescere la spinta referendaria, alcuni partiti provocheranno la
crisi di Governo per allontanare il referendum, si riproporrà il
rischio di elezioni anticipate. E la parola, a quel punto,
passerebbe al Presidente della Repubblica.
Guido Bodrato
"Privatizzazioni", l'affare
lo fanno anche Comuni e Comunità montane
L'acqua disseta le casse comunali
Nel Pinerolese incassano tre milioni da
reti, "minerale" e idroelettrico
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Si fa in fretta a dire privatizzazione. Nel caso dell'acqua
in realtà l'affare lo stanno facendo le Amministrazioni
pubbliche locali. L'esempio è presto fatto. Forse non tutti
sanno che nel Pinerolese Comuni e Comunità montane dall'acqua
incassano una cifra intorno ai tre milioni di euro l'anno.
Tutto utile, poiché non si tratta di introiti dovuti
all'erogazione del servizio. Vediamo come.
Se con la legge Galli e la creazione delle Autorità
d'ambito, l'acqua alla fonte è stata tolta al controllo di
privati ed enti locali per passare a una gestione provinciale,
dall'altra sono state introdotte delle misure compensative a
favore del territorio. Così ai Comuni dell'area Acea spettano
ogni anno, complessivamente, 2.310.000 euro che l'Acea-Smat
versano per l'uso delle reti di distribuzione comunali.
Ciascun Comune incassa in base al numero di abitanti.
Pinerolo, ad esempio, introita 372.000 euro.
Alle Comunità montane invece va una percentuale di quanto
le aziende incassano dalla tariffa, il 4 per cento che
passerà presto al 5. In tutto fanno 462.000 euro. Da
considerare che, al contrario del passato, i Comuni non devono
più sborsare un soldo (tranne accordi diversi) per la
realizzazione e manutenzione di acquedotti e fognature. C'è
da aggiungere che attualmente il sistema non ha funzionato
alla perfezione per vari problemi, ma l'accordo siglato tra
Ato, Smat e Acea dovrebbe garantire i finanziamenti necessari
per i prossimi anni.
A questo flusso andrà aggiunto poi il denaro garantito da
una recente variazione della legge regionale sui canoni
dell'acqua minerale, che ad esempio in Val Pellice assegnerà
al Comune di Luserna e alla Comunità montana almeno 140.000
euro l'anno. E ancora il Bacino imbrifero del Pellice, che
comprende anche Val Chisone e Val Germanasca, per lo
sfruttamento delle acque a fini idroelettrici ha ripartito
506mila tra i suoi 30 Comuni, mentre quello della Valle Po è
arrivato a 350.000 euro.
Denaro che spesso permette ai Comuni, soprattutto più
piccoli, di salvare il bilancio. Obiezioni (del tipo sono
canoni o balzelli? Meglio al territorio che ai privati) e
polemiche non mancano. La discussione è appena cominciata.
pagg. 4 e 15
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I lavori che non finiscono mai
Enti pubblici jellati
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C'è davvero qualcosa che non funziona negli appalti
pubblici. In un caso su due è la norma la sospensione dei
lavori che in genere riprendono dopo mesi od anni. È il
meccanismo stesso degli appalti che presenta non poche
lacune. Può bastare una ditta aggiudicatrice, solo perché
ha richiesto meno soldi, se poi si scopre che non ha
organizzazione e mezzi adeguati?
Prendiamo il caso dei lavori di ampliamento
dell'ospedale Agnelli di Pinerolo. Lavori sospesi (quando
riprenderanno?) per gravi questioni legate alla ditta che si
è aggiudicata i lavori. Oppure i lavori, non ancora
conclusi, per la nuova caserma della Polizia stradale di
Pinerolo, che da un anno attende di emigrare a Riva. Oppure
le vicende legate ai lavori per i vari ampliamenti del
cimitero di Pinerolo.
Possibile che questo debba sempre accadere con gli
enti pubbici? Sono davvero i più sfigati?
p.g.t.
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Alla Invernizzi
Il latte in polvere per la Ferrero
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MORETTA - Dopo la chiusura della ex-Locatelli, a fine
ottobre, era arrivata la notizia del progetto della
Invernizzi Inalpi di realizzare un impianto per produrre
latte in polvere, che potrebbe dare lavoro a circa 35
persone. Il sindaco di Moretta Enrico Prat ha assicurato ai
lavoratori della Locatelli che sarebbero stati privilegiati.
Circolava insistente inoltre la voce che dietro alla
Invernizzi ci fosse in realtà la Ferrero di Alba. Ora è
arrivata la conferma: la Ferrero sarà il principale
finanziatore del progetto. Il nuovo impianto potrebbe essere
produttivo già nei primi mesi del 2009.
Pag. XX
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Sabato 15 e domenica 16 a
Sestriere
Agnelli, le generazioni e i
luoghi in un convegno e una mostra
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Con la riapertura della stagione turistica in montagna
i cartelloni culturali abbandonano le sedi cittadine per
trasferirsi in quota. Così la scorsa settimana ha
riaperto Casa Olimpia, ex-casa cantoniera, oggi spazio per
eventi culturali secondo un progetto portato avanti dalla
Fondazione per il libro la musica e la cultura promosso
dalla Provincia di Torino.
Sabato 15 e domenica 16 nei locali del villaggio, dalle
10, il convegno su "Le generazioni e i luoghi. Gli
Agnelli, il Sestriere, Pinerolo e la Val Chisone fra
dinastia e territorio", tappa conclusiva del Grand
Re-Tour di Torino Capitale del libro, è un viaggio tra
documenti e memoria di una delle grandi dinastie che hanno
scritto la storia dell'industria italiana.
Dopo i saluti istituzionali (Antonio Saitta, Rolando
Picchioni, John Elkann, Andrea Colarelli, Paolo Covato)
aprirà i lavori della prima sessione (ore 10-13) lo
storico dell'Università di Torino Valerio Castronovo, che
affronterà il tema "La montagna e il capitalismo
familiare nella storia dell'impreditoria italiana".
Interverranno quindi Pier Luigi Bassignana per parlare di
fabbriche in Val Chisone, lo storico Stefano Musso
(politiche sociali della Fiat), Boris Zobel direttore del
Consorzio Pracatinat (i sanatori Pra Catinat dalla
fondazione alla riconversione), il sociologo Aldo Bonomi.
Nel pomeriggio (ore 15-18) il discorso - presieduto da
Giovanni De Luna - si concentrerà sui rapporti della
famiglia Agnelli con la valle. Interverranno lo storico
Walter Barberis (Scuola di applicazione di Pinerolo),
Sonia Damian e l'architetto paesaggista Paolo Pejrone
parleranno di Villa Agnelli e del suo giardino, il
giornalista sportivo Maurizio Assalto su "La Juve a
Villar Perosa". Il pastore valdese Giorgio Bouchard e
don Giorgio Grietti faranno un intervento sulla situazione
religiosa nelle valli del Pinerolese nel Novecento.
Conclude la prima giornata del convegno l'intervento di
Pier Giovanni Trossero, direttore di questo giornale,
affrontando il tema "Vita pubblica e stampa locale
nei cent'anni de L'Eco del Chisone".
Domenica 16 (10-13,30) Tiziana Nasi presiederà la
sessione dedicata all'invenzione del Sestriere, con
interventi degli antropologi Marco Aime e Paolo Sibilla,
del geologo Egidio Dansero, dell'architetto Antonio De
Rossi e del giornalista Enrico Camanni. Giovanni De Luna
proporrà quindi un intervento sulla Sestriere in guerra
dal diario di una testimone, il giornalista di
"Repubblica" Leonardo Bizzaro affronterà
l'immagine di Sestriere nel cinema e nella letteratura. Le
conclusioni sono affidate ancora a Valerio Castronovo.
Sabato 15 verrà inaugurata, sempre al villaggio
olimpico, la mostra fotografica "Le generazioni e i
luoghi. Gli Agnelli, il Sestriere, Pinerolo e la Val
Chisone fra dinastia e territorio". Un centinaio di
immagini e memorabilia per raccontare oltre un secolo di
storia pubblica e privata della dinastia Agnelli. Foto
rare e oggetti tra cui il foulard disegnato da Emilio
Pucci e il bozzetto originale della celebre Donna verde di
Gino Boccasile.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino a
domenica 20 gennaio (a febbraio sarà a Pinerolo per i
cinque anni dalla morte dell'Avvocato).
A Casa Olimpia venerdì 14, alle 17,30, "Pagine di
montagna: pagine verticali. La montagna horror".
Paolo Giangrasso legge "Paura in montagna" dello
svizzero Charles-Ferdinand Ramuz. Alle 21,30 concerto dei
Stygiens, una tra le più fresche e particolari proposte
del panorama folk italiano. Sabato 15 alle 21,30 concerto
degli Architorti (ingresso a inviti).
Paola Molino
Sentenza
Comportamento antisindacale:
condannata Skf-Avio
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La Skf Avio-Precisi di Villar Perosa è stata
riconosciuta colpevole di comportamento antisindacale
dal Tribunale di Pinerolo con sentenza del giudice
Giuseppe Salerno. La causa di lavoro era stata
intentata dalla Rsu-Fiom che dununciava come «la
Skf violasse il contratto nazionale di lavoro facendo
svolgere straordinario al sabato non concordato»
e rifiutandosi di informarne le Rsu.
Nella sentenza tra le altre cose il giudice ha
ordinato all'azienda di non usufruire dello
straordinario al sabato senza preventivo accordo con i
sindacati. «Il nostro non è un atteggiamento
bellicoso nei riguardi della Skf - spiegano alla
Cgil - più volte abbiamo chiesto di trattare la
questione, ma senza risultato». Il sindacato
ricorda che in passato un accordo, scaduto nel 2006,
era stato trovato ed aveva permesso di trasformare
assunzioni a tempo determinato in contratti a tempo
indeterminato.
A.M.
Dal Pinerolese
solidarietà e partecipazione al corteo di
protesta, lunedì a Torino
La rabbia per le morti
alla ThyssenKrupp
Due dei quattro operai arsi
nel rogo abitavano a Nichelino ed Envie -
Polemica nel sindacato
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È il momento della rabbia. E del dolore. Erano
in 30mila, lunedì a Torino, per urlarla ai
vertici della Thyssen Krupp, la multinazionale
dell'acciaio nel cui stabilimento in corso Regina
Margherita sono morti - avvolti dalle fiamme -
quattro operai. L'azienda, in una nota, rileva che
le cause del rogo in cui hanno perso la vita
Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino e
Bruno Santino «sono ancora in corso di
accertamento e non c'è alcuna conferma che
all'origine vi sia la violazione di standard di
sicurezza».
Le testimonianze di chi alla Thyssen lavorava
sono di segno opposto. E le fredde comunicazioni
del colosso di Düsseldorf (190mila dipendenti
sparsi per il mondo) hanno alimentato il furore
dei trentamila, giunti anche dal Pinerolese, dove
è stato osservato un minuto di silenzio e in
alcune aziende si è manifestato per solidarietà.
La strage della notte tra mercoledì 5 e
giovedì 6 poteva e doveva essere prevenuta. Lo
stabilimento torinese era destinato a chiudere a
breve: le Rsu avevano denunciato che, dopo aver
preso questa decisione, l'azienda aveva ridotto
vigilanza e manutenzione.
Le indagini sulle cause della tragedia
richiederanno settimane. Una prima ipotesi,
suffragata dalle testimonianze dei sopravvissuti
(in tre lottano per la vita in ospedale, uno è
scampato per miracolo senza gravi conseguenze),
parla di un piccolo incendio sviluppatosi nel
reparto trattamento termico, dove i laminati di
acciaio vengono temperati. Gli operai avrebbero
cercato di contenere le fiamme con gli estintori,
ma alcuni - raccontano i testimoni - non
funzionavano.
La polemica scuote anche il mondo sindacale.
Gianni Rinaldini, numero uno della Fiom, ha usato
toni duri: «Non sono morti bianche, siamo di
fronte a un omicidio. A un'azienda che ha voluto
spremere i lavoratori per ricavare profitti».
Enrico Lanza, presidente dell'Alp, critica
però la strategia adottata dalla triplice: «La
concertazione ha dato molte opportunità alle
aziende, togliendo la centralità della persona.
Mi aspettavo un minimo di autocritica da parte di
chi non ha messo al primo posto la difesa della
vita del lavoratore».
Daniele Arghittu
Col nuovo sito
interattivo Luserna S. Giovanni a portata di
"click"
Servizi on line per
snellire la burocrazia
In futuro si potrà
pagare Ici e Tarsu e dialogare, via
Internet, con uffici e amministratori
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LUSERNA S.G. - Dai primi giorni di novembre
è on line il nuovo sito Internet del
Comune di Luserna S.G., all’indirizzo www.comune.luserna.to.it.
Oltre ai visitatori locali, in poco meno di un
mese è stata registrata la navigazione di
utenti svizzeri, belgi, francesi, greci e
americani.
Un buon esordio, motivato soprattutto dalla
struttura innovativa e interattiva: «È
stata superata la staticità della versione
precedente che impediva gli aggiornamenti in
tempo reale», spiega Diego Cogno,
responsabile del Ced, il Centro elaborazione
dati del Comune di Luserna S.G. che ha
lavorato al progetto. Gli fa eco il sindaco,
Livio Bruera: «La società attuale
richiede continuamente innovazione nelle
tecnologie, per assicurare servizi on-line e
rispondere in modo immediato alle esigenze».
In tempo reale, con un semplice
"click", il cittadino potrà leggere
tutti gli atti emessi dai funzionari (determine,
delibere e ordinanze); segnalare eventuali
guasti all’Ufficio tecnico; effettuare
autocertificazioni; consultare la modulistica
e dialogare con il sindaco e gli
amministratori. Spazio anche alle
associazioni, che potranno segnalare eventi e
manifestazioni, con evidenti vantaggi per il
settore turistico.
Il sito, la cui struttura è stata creata
dalla Fassi Computer di Cavour, è soltanto
agli inizi, ma offre già una serie di servizi
gratuiti che snelliscono i tempi burocratici: «Si
va dal calcolo del bollo auto e di Ici e Tarsu,
alla consultazione dei dati catastali, fino
alla ricerca delle aziende nel territorio
comunale - conferma Cogno -. Dal 2008,
grazie alla partecipazione del Comune a tre
progetti a livello nazionale, saranno
possibili anche la gestione dell’urbanistica
e delle risorse umane, la verifica dei dati
catastali, il pagamento di Ici, Tarsu e delle
multe, le pratiche edilizie, la prenotazione
degli impianti sportivi, delle sale mostre e
dei libri della biblioteca».
Altro servizio interessante sarà la
gestione delle gare d’appalto, che
funzioneranno come una sorta di asta al
ribasso: «Il Comune indicherà la
necessità e potrà ricevere le offerte dalle
1.800 ditte già accreditate presso la Regione
Piemonte - precisa Cogno -. Novità
anche per i bandi, per i quali gli interessati
potranno scaricare la modulistica e
trasmetterla compilata on-line».
Filosofia portante del sito, aggiunge il
sindaco di Luserna S.G., «assicurare la
massima trasparenza su tutto ciò che succede
nell’ente». Sempre attraverso il sito i
cittadini potranno valutare i servizi
comunali, «esprimendo pareri e segnalando
carenze e malfunzionamenti, facilitando il
dialogo con gli Uffici e gli amministratori».
Stefania Ferrero
Bocciata dal
Consiglio la mozione della minoranza
Acqua: Perrero
verso l'autogestione
Contrario De
Giorgio: «Così il Comune s'indebita»
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PERRERO - Consiglio comunale dai toni
accesi, giovedì 6. La seduta
straordinaria è stata convocata per
discutere le due mozioni presentate dal
gruppo di minoranza di Vittorio De
Giorgio, su gestione del servizio idrico
integrato e nuove strisce pedonali nel
capoluogo, entrambe bocciate dalla
maggioranza.
L’opposizione lamenta che dalla metà
di giugno Perrero non ha preso alcuna
decisione su chi dovesse occuparsi del
servizio idrico, dopo che l’Ato aveva
stabilito di identificare la Smat come
gestore unico. Ai Comuni con meno di mille
abitanti è riconosciuta la possibilità
di non aderire, a condizione che la
gestione sia operata dall'Amministrazione.
«Questa situazione va risolta -
sottolinea la mozione - anche per
chiudere una serie di contestazioni di
utenti nei confronti dell'attuale gestore,
Acea».
Problemi, ha sostenuto De Giorgio,
anche sul capitolo costi. Per stipulare il
contratto l’utente deve versare all’Acea
150 euro e 75 per recederne: «La Smat
fa pagare 30 euro per la voltura, e non ci
sono spese per cessare il servizio».
Secondo il capogruppo, poi, gestire il
servizio in economia causerebbe debiti al
Comune: «Ci preoccupano i mutui che
Perrero dovrà chiedere. Invece,
associandosi, la Smat dovrà realizzare le
opere che il sindaco ritiene prioritarie».
Secca la replica della maggioranza di
Alma Ghigo: l’opposizione fornisce
informazioni fuorvianti. «Per legge,
è l’Ato a individuare come gestire il
servizio» ha obiettato il
vice-sindaco, Riccardo Leger.
A marzo il Consiglio aveva assegnato
alla Giunta il compito di valutare la
possibilità di una gestione in economia.
«L’Amministrazione ha sempre cercato
di tutelare gli utenti», assicura
Leger. Seguendo questa linea, ha aggiunto,
«con altri Comuni abbiamo ottenuto la
costituzione di un tavolo tecnico per
individuare come consentire la gestione
diretta del servizio».
Bocciata anche la seconda mozione. La
proposta prevedeva di realizzare le
strisce pedonali in via Monte Nero, di
fronte all’ex-panetteria.
«La Provincia non le ha realizzate
perché quel punto si trova in curva e in
un incrocio» ha risposto il sindaco.
La maggioranza non ha nulla in contrario,
ma è necessario l'ok della Provincia,
proprietaria della strada.
Adriana Manenti |
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riforma 14-12-07
La
decrescita dovrà coinvolgere tutti
Ines
Pontet
Lo scenario è disastroso. Non lo dice il meteorologo Luca
Mercalli, lo dicono i dati di cui egli si serve per
descriverlo. Lui semmai ha doti comunicative tali da far
passare il messaggio in modo semplice, ordinato e puntuale,
che non dà possibilità di replica. Un messaggio che molti
altri stanno urlando da trent’anni e più, inascoltati. Ora
gli anni a disposizione per agire sono molti di meno e lo
spazio di azione – e dunque i risultati ottenibili – molto
inferiori. Cinque anni è grosso modo quanto rimane
all’inizio della curva discendente della risorsa petrolifera
mondiale. A un certo punto il petrolio sarà talmente poco e
di difficile estrazione da costare energia e denaro in ugual
misura alla quantità estratta; dunque il petrolio – che
domina le nostre vite di occidentali – non sarà più la
fonte energetica alla quale potremo attingere.
Da ciò deriva tutto il resto: basta guardarsi intorno e
analizzare i nostri gesti quotidiani di «divoratori» di
energia per cominciare a capire che cosa cambierà gioco
forza, se non è avvenuto per scelta. No, non illudiamoci che
«salti fuori» qualche altra fonte sufficiente a far fronte
ai fabbisogni odierni: non esiste. Ormai abbiamo i dati alla
mano anche su questo. Semmai dobbiamo puntare alle fonti
rinnovabili (sole, vento e acqua), ma attenzione: non per fare
esattamente le stesse cose che stiamo facendo adesso!D’altro
canto io risento la voce dei nonni che – senza essere né
scienziati né ingegneri – parlavano attraverso il buon
senso ricevuto dalla loro cultura e dalla loro esperienza: «Non
si potrà andare avanti così per sempre: tutto questo –
prima o poi – finirà, se non si torna indietro».
Adesso sento delle conferenze e leggo articoli che mi dicono
la stessa cosa che sentivo da loro trent’anni fa. La terra
– per grande che sia – ha una finitezza. Le risorse –
per quanto grandi – sono limitate. I prati e i boschi,
fondamentali per la sopravvivenza, prima che per l’estetica,
sono limitati. Anche noi uomini e donne, abbiamo nella nostra
esistenza di singoli, un limite temporale. Forse dovremmo
cominciare a pensare seriamente di avercela anche in quanto
umanità. Mercalli, e quanti si prodigano per sensibilizzare
ai temi della salvaguardia dell’ambiente, e agiscono
concretamente affinché qualcosa sia ancora possibile fare,
hanno in comune una grande fiducia nell’intelligenza umana e
nella capacità di far tesoro dell’esperienza. Desiderano
accogliere la sfida e «stare a guardare» se ce la faremo o
se la stupidità di quest’essere intelligente avrà la
meglio, scommettendo sulla prima ipotesi.
Se siamo con lui, o meglio, se accettiamo anche noi questa
sfida, o semplicemente non sappiamo che altro fare, e quindi
pensiamo che tanto vale provarci, allora facciamo in fretta,
perché il tempo sta veramente per scadere. Informiamoci a
tutti i livelli su quali siano «davvero» le azioni
possibili, e mettiamoci al lavoro laddove ne abbiamo la
possibilità. Ma dobbiamo sapere anche che non saranno
possibili azioni che non condizionino le nostre scelte e le
nostre azioni di ogni giorno; non saranno azioni «extra» che
mantengano le cose, la nostra vita, così com’è: con i
nostri consumi, i nostri agi, i nostri privilegi. Non amiamo
parlare di rinunce, né di «decrescita», ma se non «torneremo
indietro» non andremo neppure avanti; se non cerchiamo «ora»
di decidere in che modo decrescere, saremo molto presto
costretti a farlo in modi e in tempi che hanno a che fare con
l’arco dell’esistenza della maggior parte di noi. Forse
sarà la menzionata «didattica delle catastrofi» a fare da
livella fra gli umani. Si accettano scommesse. Intanto, se non
a noi – dico io – pensiamo ai bambini e alle bambine, e al
mondo che prepariamo loro, e facciamo il possibile.
Dieci
anni di servizi sociali
Notevole
l’aumento delle persone che si trovano a dover chiedere un
intervento. Sono interessatì cittadini anziani, disabili,
minori, e bisogna far fronte ai minori trasferimenti da parte
statale
Davide
Rosso
I Servizi sociali delle valli Chisone e Germanasca compiono
10 anni. Un decennio non sembra molto eppure se si guardano alle
variazioni dei dati sull’utenza ci si rende conto di come la
società sia cambiata e della quantità di lavoro svolto ai
Servizi in questi anni.
Ma vediamoli un po’ meglio questi dati. In totale gli utenti
in carico ai Servizi in val Chisone e Germanasca sono passati da
415 nel 1998 a 1.921 nel 2007, con gli anziani che da 337 sono
arrivati a essere 1.668 (di questi 684 sono quelli che
utilizzano oggi il servizio «Vengo a prenderti», che nel 1998
non esisteva così come il servizio dei pasti a domicilio oggi
usufruito da 45 persone, mentre l’assistenza domiciliare è
passata 14 a 60 persone seguite). Cifre diverse ma
significative, anche perché raddoppiate, sono poi quelle sui
minori seguiti che da 20 sono arrivati a 39 e dei disabili
passati da 29 a 63. E dati su cui riflettere sono anche quelli
legati agli adulti che ricevono un aiuto dai Servizi delle valli
Chisone e Germanasca, che dal 1998 al 2007 sono aumentati di ben
122 unità.
«Sono cifre che danno il segno di come stia cambiando e come
sia formata la nostra società – dice Clara Bounous, assessore
ai Servizi sociali delle valli Chisone e Germanasca –. Se da
un lato gli anziani che hanno bisogno di un aiuto sono sempre più,
dall’altro preoccupano i dati relativi ai minori e agli adulti
in carico ai Servizi. Sono il segno del disagio in aumento nelle
fasce medio basse delle famiglie in valle. Lo si percepisce per
esempio nell’aumento della necessità di borse lavoro».
Quindi, provando a trarre un bilancio da questi 10 anni,
potremmo parlare, a vedere i numeri, di un peggioramento della
situazione sociale. Ma, fermo restando che occorrerebbe curare
il «male» a monte, ci sono i fondi per far fronte
all’aumento di bisogni?
«Il vero problema – continua Bounous – è proprio questo
che se da un lato aumentano le richieste, dall’altro la
“torta” rischia di essere sempre la stessa. I Servizi stanno
lavorando bene, sono molti i progetti, ma alla fine si finisce
sempre per parlare di finanze. Facciamo alcuni esempi: per le
borse lavoro si spendevano nel 1999 circa 3.000 euro all’anno;
nel 2006 la cifra è salita a 103.000 euro. Un altro esempio è
dato dall’assistenza fisica che è arrivata, dal punto di
vista della spesa, sempre nel 2006, a 190.000 euro partendo da
circa 108 milioni di lire nel 2000. Occorre mettere insieme
costi con qualità del servizio facendo i conti con il fatto che
sono in calo anche i trasferimenti dalla Regione».
Insomma la situazione non è rosea?
«La questione è che le nostre previsioni per il 2008 ci
parlano, benché abbiamo già pensato a un “preventivo
all’osso”, di una necessità maggiore di risorse. Abbiamo
chiesto ai Comuni di intervenire. L’assemblea dei sindaci ci
sta lavorando e pare orientata a deliberare un piccolo aumento
ma probabilmente non basterà e dovremo provvedere a dei piccoli
tagli. C’è poi un secondo versante su cui stiamo lavorando:
quello dell’informazione e dei controlli. Anche qui abbiamo
intenzione di coinvolgere i sindaci, prevedendo incontri
periodici per avere maggiormente il polso del territorio e più
controllo per distinguere sempre meglio chi ha bisogno da chi
non ce l’ha».
Insomma, dopo 10 anni il lavoro ai Servizi della val Chisone è
molto per i 10 dipendenti e la quarantina di collaboratori che
garantiscono i servizi sul territorio. Ora in questi mesi di
incontri (il programma completo delle iniziative è pubblicato
qui di seguito) i Servizi rifletteranno su quanto fatto ma
soprattutto sul futuro. La presentazione della ricerca sugli
over 75 del 21 dicembre ne è un esempio, così come
l’inaugurazione della Casa amica a Villar Perosa che avverrà
ad aprile e che vuole essere «un riparo solidale» per chi vive
in modo più drammatico il disagio
vedi L'immigrazione
secondo Paolo Ferrero - pdf


prima settimana
Eco del Chisone 5.12.07
Quando gli ex soffiano sul collo
Il sindaco non è un prestanome
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| Almeno una terza parte dei Comuni del
Pinerolese ha un sindaco ed un ex-sindaco (in Consiglio comunale).
La passione amministrativa degli ex-sindaci non è venuta meno se
non per le limitazioni imposte dalla legge (massimo due mandati) e
molti di questi ex, se in maggioranza, sono gli stessi che
soffiano sul collo dei sindaci. Qualche volta rasentando la crisi
o, addirittura, sfiduciando il sindaco in carica (è il caso di
Bibiana), anche se gli ex fanno (o hanno fatto) parte della stessa
maggioranza del sindaco in carica.
Cos'è accaduto? Che molti ex-sindaci, invece di continuare
un rapporto collaborativo, si sono messi a sbarrare il passo ai
loro sucessori. Perché? In alcuni casi chi non ha più potuto
candidarsi ha appoggiato un suo delfino (o millantato tale)
sperando poi di dominarlo. Nessuno l'ha detto esplicitamente ma
alcuni hanno pensato che il sindaco non fosse altro che un
prestanome: tanto poi comanda sempre il sindaco - ora ex - di
prima.
Certo, ci sono Comuni dove sindaco ed ex vanno d'amore e
d'accordo, ma ci sono altre Amministrazioni dove basta che il
sindaco firmi, taccia e chi decide è il suo ex. Ma sono casi
rari.
Così si sta allargando a macchia d'olio l'opposizione
interna ai sindaci in carica. E sarà il 2009 l'anno della resa
dei conti. Vedremo quanti ex torneranno alla carica per ritentare
altri due mandati dopo quattro anni di "digiuno".
Non molti, evidentemente, hanno preso nota delle
considerazioni di un ex-sindaco di Pinerolo, Aurelio Bernardi,
quando disse: «Dopo otto-dieci anni un sindaco ha esaurito le
capacità propositive. Ed è bene che passi la mano».
Altri sindaci, invece, sognano di finire - distesi ed…
orizzontali - con la fascia tricolore a vita.
Pier Giovanni Trossero
Presentato a sorpresa il ricorso
Buriasco ricorre al Tar
Ma l'Ato-R ha gia vinto sulle competenze
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Il Comune di Buriasco ha depositato il ricorso al Tar
contro la localizzazione della discarica nel suo territorio
decisa dell'Ato-R. Una mossa che ha sorpreso un po' tutti dato
che, durante l'ultima seduta del Consorzio Acea, era stata
decisa una pausa di riflessione. Il sindaco di Buriasco parla
di atto annunciato. Il presidente dell'Ato-R replica che «a
questo punto non resta che andare avanti con gli adempimenti
per poterci difendere». Foietta intanto incassa la
vittoria, sempre davanti al Tar, rispetto ai ricorsi contro la
localizzazione dell'inceneritore di Torino. La sentenza del
Tribunale amministrativo stabilisce, tra l'altro, che è dell'Ato-R
la competenza sulla scelta delle aree per impianti di
smaltimento.
Entrambe rivendicano il diritto di
ospitare la sede legale e amministrativa
Asl To3: braccio di ferro
Pinerolo e Collegno
La questione è stata posta
all'assessore regionale in visita alle Asl 10 e 5
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Pinerolo (Asl 10) e Collegno-Rivoli (As 5) si
contendono la sede legale e amministrativa della nuova
Asl To3. Non chiamiamola guerra perché non sarebbe
politicamente corretto, visto che con quelli dell'Asl 5,
volenti o nolenti, da gennaio dovremo condividere le
sorti della nostra organizzazione sanitaria, ma braccio
di ferro sì. La visita di giovedì 29 dell'assessore
alla Sanità Eleonora Artesio alle due Asl promesse
spose, al di là dei sorrisi e delle frasi di
circostanza, di fatto è servita a far emergere quanto
spigoloso sia il problema. Entrambe le parti, infatti,
ne fanno una questione di principio.
L'assessore regionale, parlando di fronte ai sindaci
del Pinerolese nella sala Giunta del Comune di Pinerolo,
ha detto: «Bisogna prendere atto che la questione è
posta». Il sindaco di Pinerolo, poco prima, le
aveva spiegato che la localizzazione della sede «per
il territorio ha un significato importante, non è solo,
come lei ci ha detto, un fatto di carta intestata: per
noi invece rappresenterebbe il segnale che in questo
accorpamento non ci sono figli e figliastri. Il
Pinerolese non vuole sentirsi marginalizzato».
Ha replicato l'assessore Artesio: «Continuo a
pensare che non si tratti di una decisione così
fondamentale, ma sia invece molto più importante la
garanzia, che io vi posso dare, che i servizi resteranno
sul territorio, che non ci sarà l'unificazione delle
strutture e che verrà salvaguardata l'occupazione, ma
capico che per voi si tratta di un fatto simbolico e,
devo essere sincera, lo stesso vale per Collegno, i cui
amministratori questa mattina hanno rivendicato a loro
volta la sede ponendo una questione di continuità».
L'Artesio naturalmente non si è sbilanciata nel fare
previsioni: «Non lo faccio perché si scatenerebbe
un putiferio. Quello che posso dire è che m'impegno ad
affiancare il direttore generale nel percorso di scelta
e di confronto con gli amministratori».
La legge regionale prevede che entro 180 giorni dalla
costituzione della nuova Asl (a gennaio) ne venga
individuata la sede legale e amministrativa. La
decisione spetta alla Giunta regionale su proposta del
direttore generale, sentiti i (103) sindaci.
Il consigliere regionale Clement, che insieme al
consigliere Bellion accompagnava l'assessore nella sua
ricognizione, ha spiegato senza peli sulla lingua: «Il
territorio guarda con preoccupazione al cosiddetto
"Torinocentrismo": a poco a poco ci stanno
portando via i pezzi e tutti sappiamo che l'entità e la
forza di un territorio si qualificano anche dalla
collocazione delle sedi decisionali. Il Pinerolese ha
lavorato molto per fare sistema, non possiamo accettare
di poter solo più decidere dove collocare la
discarica». Parole forti a cui si sono associati il
consigliere Bellion e gli amministratori del territorio.
Questi ultimi hanno invitato la Regione a riconoscere la
grande qualità dei servizi offerti dal territorio anche
dal punto di vista socio-sanitario. Il presidente
della Comunità montana pedemontano, Mario Mauro, ha
sottolineato: «Noi non siamo contenti di questo
accorpamento, lo abbiamo subito ma adesso non chiedeteci
di rinunciare alla sede perché per noi rappresenta
l'ultima spiaggia».
La partita è appena cominciata, per vincerla
occorrerà grande determinazione. Per Clement
fondamentale sarà «la capacità di costruire
alleanze con i paesi vicini, da Piossasco alla Val Susa,
per giungere positivamente fino in fondo a questo
percorso».
Intanto tra le note positive sottolineate
dall'assessore Artesio l'ufficializzazione del fatto che
non verrano soppressi i distretti sanitari dell'Asl 10.
Alberto Maranetto
Luserna S.G., avviato il
Piano di mobilità
Caffarel, esuberi
riassorbiti
Magazzino unico con la Lindt a
Magenta
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LUSERNA S.G. - Venerdì 30 novembre ha lasciato
la Caffarel la prima tranche di undici
dipendenti, in maggioranza donne, che hanno aderito
volontariamente al Piano di mobilità proposto
dall’azienda. Entro il mese di giugno 2008,
secondo le previsioni, saranno concluse tutte le
altre uscite preventivate.
Sono le prime fasi del Piano di
"riassorbimento" dei dipendenti dello
stabilimento lusernese, per via degli esuberi
conseguenti la decisione di concentrare i
"magazzini prodotto finito" di Lindt
Italia e Caffarel a Magenta, per migliorare il
servizio e ridurre i costi.
Dei 37 dipendenti precedentemente in carico, 13
rimarranno per far fronte alle attività di
allestimento ordini export e personalizzati, che
continueranno ad essere espletate dal magazzino di
Luserna S.G. Il problema si è posto per tutti gli
altri: «Con l’amministratore delegato Vincenzo
Montuori abbiamo elaborato un Piano per il loro
riassorbimento in azienda, anche perché si trattava
quasi esclusivamente di giovani» spiegano il
responsabile delle Risorse umane della Caffarel,
Santino Carlino, e il direttore tecnico, Roberto
Colombo. Sul piatto della bilancia due soluzioni da
valutare: «Non assumere per qualche anno
stagionali e assorbire i lavoratori in esubero,
oppure liberare dei posti all’interno
dell’azienda - continua Carlino -. Con la
seconda opzione, in caso di aumento dei volumi di
produzione, avremmo potuto ancora inserire gli
stagionali». Stagionali che, dopo lo stop nel
2005, dallo scorso anno sono stati nuovamente
inseriti in azienda, raggiungendo in questo periodo
quota quaranta.
Dati i presupposti, la scelta è stata quasi
automatica: «Abbiamo optato per la mobilità
finalizzata al raggiungimento dei requisiti per il
pensionamento - continua Carlino -, ad una
condizione: che l’adesione fosse frutto di una
scelta volontaria dei lavoratori. L’azienda, da
parte sua, garantisce quanto essi riceverebbero
normalmente dalla pensione».
I volontari non sono mancati: «La proposta ha
avuto un buon riscontro - conferma il
responsabile delle Risorse umane - soprattutto
tra le lavoratrici, che rappresentano l’80 per
cento del personale della Caffarel. Una prospettiva
simile non poteva che risultare vantaggiosa». Tutti
soddisfatti, insomma: «Le persone se ne vanno
con il sorriso, i dipendenti del magazzino non hanno
perso il lavoro e l’azienda, compatibilmente con i
volumi produttivi, potrà continuare ad assumere
stagionali per fronteggiare le normali incertezze
del mercato di riferimento» conclude Carlino.
Come primo risultato la Caffarel ha prorogato a
trentacinque stagionali il contratto scaduto il 30
novembre.
Stefania Ferrero
Villar Perosa, nata
dalla sinergia tra diversi attori
L'Oasi del torrente
Chisone è realtà
Venerdì 7 alla
"Finestra" partono le serate
divulgative
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VILLAR PEROSA - A giorni si vedranno le reti
arancioni attorno al terreno della famiglia
Agnelli che ospitò il campo da motocross. Entro
il 20 marzo nascerà l'Oasi naturalistica del
torrente Chisone, altrimenti il Gal Escarton e
valli valdesi (principale finanziatore del
progetto) ritirerà il contributo. È tranquillo
però l'assessore Luca Aimetti: «L'opera è
in mano a persone molto competenti», la
ditta Agù e la Futurgarden, su progetto
dell'arch. Luca Bozzetto.
Intanto, sono in programma tre serate
(seguite dal Wwf) sugli aspetti principali
dell'Oasi: anfibi, ornitologia e farfalle. La
prima, "Gli anfibi della Val Chisone",
si svolgerà venerdì 7 alle 20,45 presso la
"Finestra sulle valli" e vedrà
relatore Daniele Seglie, dell'Università di
Torino.
Un intervento che coinvolge molti attori del
territorio, una sinergia che supera le parti:
Bozzetto - ad esempio - è rappresentante della
minoranza consigliare del Miv in un progetto
partito dalla maggioranza su proposta del WWf
del Pinerolese.
Un'opera prima: «Finalmente nascerà nel
Pinerolese un'Oasi prettamente alpina. Un
piccolo museo a cielo aperto», spiega Eros
Accattino, proprio del Wwf.
Intanto il terzo partner principale del
progetto Oasi (che ha firmato la convenzione con
Comune di Villar Perosa e Wwf), l'Istituto
comprensivo "Franco Marro", ha già
iniziato a lavorare. «Il Collegio docenti ha
accolto molto bene la proposta - spiega la
dirigente scolastica Donatella Ruggieri -. L'educazione
ambientale è una scelta "politica"
della scuola, nel senso di educazione alla
cittadinanza. Possono partire tanti lavori
trasversali sulla dimensione umana». Ai
bambini e ragazzi delle scuole l'Oasi
naturalistica darà la possibilità di
cimentarsi con un laboratorio ambientale nella
natura, di «vedere lontano con gli occhi di
chi è vicino», aggiunge la Ruggieri.
Spunti per capire il mondo e i problemi del
mondo partendo da Villar Perosa. La Commissione
scolastica educazione ambientale si è già
messa all'opera. I ragazzi delle medie hanno
già fatto una prima esplorazione del territorio
«per lavorare sulla compatibilità del
pensiero»: vedere cosa c'è oggi e
ipotizzare cosa diventerà domani. I più
piccoli, invece, partiranno con le attività nel
prossimo anno scolastico. Intanto studiano
dietro i banchi cosa sia un'oasi e quali animali
incontreranno.
Gestione del ciclo
delle acque
Acquedotti:
Fenestrelle punta all'autonomia
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FENESTRELLE - «È nostra intenzione
andare verso una gestione autonoma
dell'acquedotto. Questa decisione non
voleva essere in polemica con niente e
nessuno. La legge lo consente ai Comuni
con meno di mille abitanti». È la
comunicazione del sindaco Michele
Chiappero ai consiglieri comunali nella
seduta di giovedì 29. «Abbiamo già
fatto due incontri a Torino nella sede
dell'Ato provinciale. L'ultima oggi, con
il presidente Ato Ravera, l'assessore
della Provincia Piras e i Comuni di
Perrero, Roure, Salza e Pramollo. Si è
parlato della formazione di un tavolo di
lavoro per studiare le modalità per
integrare l'Amministrazione comunale e
l'Autorità d'ambito».
La situazione (tutta da definire)
potrebbe spingere gli esercenti a
temporeggiare sull'installazione dei
contatori dell'acqua, come ha spiegato il
consigliere di minoranza Giorgio Borel,
anche lui commerciante: «Nessuno
immaginava che i tecnici Acea sarebbero
arrivati per il sopralluogo in tempi così
brevi, nel mio caso senza nemmeno una
lettera di avviso. Spiace che il Comune
non abbia preso posizione per rinviare i
lavori almeno alla bella stagione».
Il risultato (concordi con Borel anche gli
assessori Claretta Spadaccini e Roberto
Blanc) potrebbe essere la scelta di
prendere tempo, in attesa di un incontro
pubblico.
l.p. |
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Eco delle valli valdesi-
riforma 7.12.07






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