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terza
settimana
eco del chisone
La nuova proprietà vuole farne il centro
italiano dei filati di qualità
La Manifattura di Perosa avrà un rilancio
Incontro positivo in Regione con i sindacati -
Rientreranno i cassaintegrati
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Potremmo essere di fronte ad una svolta positiva per quanto
riguarda il futuro della Manifattura di Perosa (ex-Legnano). La
settimana scorsa la nuova proprietà, la New Cocot, azienda con sede
nell'hinterland milanese ha incontrato i sindacati per illustrare le
proprie strategie rispetto allo stabilimento di Perosa. Secondo
quanto riportato dai rappresentanti sindacali, l'intenzione della
New Cocot è quella di fare dell'ex-Manifattura un punto strategico
per i filati di qualità italiani. Promessi investimenti ed entro
l'anno il rientro dei lavoratori in cassa integrazione. Per dirla
con le parole del presidente del sindacato di base, Enrico Lanza: «Se
sono rose fioriranno».
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Luserna S.G., all'Alberti una trentina di
adulti da tutto il mondo
Lezioni per stranieri, un successo
La referente Carmelina Maurizio: «Servirebbe un
Ctp in valle»
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LUSERNA S.G. - Provengono dalla Spagna, dal Brasile, dalla Cina,
dal Marocco, dalla Moldavia, dalla Romania e dall'Albania. Hanno
tutti più di quindici anni, alcuni sono decisamente adulti e sono
soprattutto donne. Studiano italiano, storia contemporanea e locale,
geografia ed educazione civica. Sono gli allievi del Corso di
italiano per stranieri, avviato ufficialmente il 31 marzo
all'Istituto Alberti di Luserna S.G. e in pieno svolgimento. Tra
alti e bassi: «Il corso è ancora aperto a nuove iscrizioni e si
svolge ogni lunedì e mercoledì dalle 17 alle 20 - annuncia
Carmelina Maurizio, referente per gli stranieri dell'Alberti -.
Proseguirà fino alla prima settimana di giugno». I 30 posti
disponibili, in realtà, sono quasi al completo: «Ma c'è una
certa variabilità - precisa la Maurizio -, quando i
frequentanti trovano un lavoro spesso smettono di frequentare le
lezioni».
A seguire gli stranieri sono alcuni docenti e diverse studentesse
dell'istituto scolastico: le ragazze hanno aderito in modo
entusiastico al progetto, ottenendo in cambio crediti formativi. Ma
le risorse non bastano mai: «Il corso è finanziato dai Comuni
di Luserna S.G. (tremila euro), Torre Pellice (500 euro) e
Bricherasio (500 euro) - spiega la Maurizio -. Quest'anno
possiamo contare anche sul contributo ministeriale di 1.980 euro per
il progetto "Scuole aperte", a sostegno di quegli istituti
che, come il nostro, restano aperti il pomeriggio per gli stranieri.
Purtroppo servirebbero risorse maggiori».
Da tempo, determinata e infaticabile, Carmelina Maurizio si batte
per l'istituzione di un Ctp (Centro territoriale per l'educazione
permanente degli adulti stranieri) in Val Pellice: «L'esigenza
è fortissima - sottolinea -. Con i fondi che abbiamo
copriamo a malapena il personale - docente e non - e il materiale
didattico». Ma il problema non è solo economico: «Abbiamo
un paio di studentesse straniere che vorrebbero sostenere l'esame di
terza media. In un Ctp sarebbe possibile, nella nostra situazione,
invece, si accede soltanto come privatisti, con tutte le difficoltà
burocratiche del caso».
La battaglia continua, senza sosta: «La scuola può garantire
a queste persone il passaporto per la cittadinanza - conclude la
Maurizio -. In una Valle come la nostra, dove gli stranieri
aumentano giorno dopo giorno, non si può più restare a guardare
senza fare nulla».
Stefania Ferrero
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Alle battute finali l'inchiesta sulle cause
dell'incidente del 22 marzo
Funivia: la scatola nera non ha più segreti
Consegnata la consulenza tecnica - Nel registro
degli indagati due nuovi nomi
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SESTRIERE - Sono due i nomi aggiunti al registro degli indagati
dal procuratore di Pinerolo Giuseppe Amato per l'incidente alla
funivia "Vai e vieni" Pattemouche-Anfiteatro: il direttore
d'esercizio della Sestrieres Spa Eraldo De Gioanni e il
capo-servizio Emanuele Fanari. Per entrambi si ipotizzano i reati di
disastro colposo e per il solo Degioanni anche la rimozione dolosa
di misure antinfortunistiche (art. 437).
I due nuovi indagati si aggiungono ai cinque precedenti: il
direttore tecnico della Sestrieres Spa, i due vetturini e i due
operatori di monte e di valle. La posizione di quest'ultimo sarebbe
però in fase di archiviazione in quanto non risulta potesse potesse
intervenire sull'impianto.
In questo momento Amato sta attendendo il rapporto definitivo del
Commissariato di Bardonecchia, ma a breve è possibile che arrivi a
chiudere l'indagine e mettere a fuoco con precisione le
responsabilità soggettive.
Intanto la Sestrieres Spa ha nominato Achille Bonini, ingegnere
meccanico di Roma esperto in impianti a fune, per leggere le
conclusioni depositate martedì 15 dal consulente della Procura.
Incaricato il 28 marzo, per interpretare i dati contenuti nella
scatola nera Giuseppe Dezzani ha potuto avvalersi del Direttore
dell'Ustif Ermanno Magri. Sedici giorni e un centinaio di pagine (30
di relazioni e 70 tra tabelle e allegati tecnici) sono bastati agli
inquirenti per svelare i segreti dell'incidente del 22 marzo, che
solo per un soffio non si è trasformato in tragedia.
Se ormai da giorni appariva chiara la dinamica, oggi pare che
anche le cause siano state individuate. E l'errore umano è ormai
l'ipotesi più accreditata.
Uno il concetto chiave: nessuno ha frenato. Ma avrebbero potuto
farlo in molti. I due vetturini con due tipi di freno ciascuno: uno
che agisce sulla ganascia sopra il carrello e provoca un arresto
brusco, l’altro sui motori, con una fermata più dolce e graduale.
Il macchinista della stazione a monte aveva invece a disposizione
ben sei sistemi frenanti: davanti a sè cinque pulsanti rossi a
forma di fungo e a terra un pedale detto in gergo “uomo morto”.
Questo operatore era anche l'unico che poteva regolare la marcia
con la guida manuale. Legittima, ma che presuppone di rallentare nei
200 metri finali per consentire alla vettura di entrare nella fossa
ad una velocità estremamente bassa, intorno agli 0,3 m/s. In realtà
è arrivata a fine corsa senza nemmeno rallentare, a una velocità
più prossima agli 8 che ai 7 m/s. Cioè circa cinque volte oltre il
limite di 1,5 m/s stabilito dall’Ustif qualora si verifichi uno
stop come quello che ha interessato la funivia poco dopo la sua
ultima partenza.
E nessuno ha rallentato. Per disattenzione, imperizia o
quant'altro. I motivi dovranno essere appurati. In ogni caso se la
funivia si fosse schiantata a bassissima velocità, il danno sarebbe
stato decisamente inferiore. Probabilmente non si sarebbe spezzata
la fune traente di monte, non ci sarebbero stati 17 feriti e la
cabina non sarebbe scarrucolata, con il rischio di fermarsi da
qualche parte giù per il pendio.
Le leggi della cinetica parlano chiaro: la violenza
dell’impatto cresce in modo esponenziale con l’aumentare della
velocità.
E qualcuno invece aveva riprogrammato il tachimetro, elevando il
limite della velocità massima consentita. Un'operazione (pare per
nulla inusuale e non solo su quell'impianto), possibile solo a chi
gestiva i codici segreti: uno criptato nella chiavetta Usb in
dotazione del direttore di esercizio (da qui la contestazione
dell'art. 437 a Degioanni), l'altro costituito da una password che
solo la società vicentina Eei (che aveva installato i sistemi
tecnologici) avrebbe dovuto possedere. Tra gli obiettivi
dell'indagine anche chiarire chi materialmente l'abbia utilizzata
quel giorno funesto.
Luca Prot
Lucia Sorbino
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riforma


seconda settimana
eco del chisone
Cinque stelle ma non per i lavoratori
Irregolarità al Resort di Pragelato:
intervengono sindacati e l'Inps
Emerse situazioni irregolari nei servizi gestiti
da cooperative esterne
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Cosa c’entrano la rinomata struttura alberghiera a cinque
stelle pragelatese, il Resort Village di Pattemouche, e la remota
frazione di Indritti di Prali in Val Germanasca? I due poli vengono
a contatto in una situazione che il sindacato non esita a definire «sconcertante»:
ha come oggetto la gestione da parte di una ditta esterna dei
servizi di pulizia nelle camere (casette) del complesso ed il
trattamento riservato a personale assoldato dal fornitore del
servizio. Si tratta in larga parte di immigrati, principalmente
romeni.
La coraggiosa rivendicazione salariale e contrattuale di una
lavoratrice romena, esposta sulle pagine del quindicinale
italo-romeno "Obiectiv", ha avuto pure seguito in
un’azione ispettiva dell’Inps di Pinerolo che avrebbe portato a
galla significative irregolarità sul fronte dei versamenti
contributivi.
Spiega Fedele Mandarano, responsabile della Cgil di Pinerolo:
«L'ex-lavoratrice pensava di essere dipendente di un principale
operatore dei servizi di hotellerie d’alto rango. Ha
scoperto invece che la cooperativa di cui era socia aveva sede in
una remota frazione di Prali. Trecento anime e oltre cento
lavoratori-soci, suona strano. Le sue coordinatrici si sono invece
rivelate massime dirigenti della cooperativa. Il committente del
lavoro ha chiarito che il suo fornitore risultava la milanese Bbr e
non la pralina One Klinis. Quest’ultima, da nostri
approfondimenti, non risultava più avere neanche recapito postale a
Prali».
Risulta che lavoratori con le stesse mansioni e gli stessi
referenti siano stati inquadrati da una diversa cooperativa. Le ore
lavorate (fino a 12 giornaliere) venivano annotate su un modulo. Al
momento della retribuzione la dipendente-socia non ha ricevuto
documenti cartacei comprovanti il conteggio ed il modo in cui sono
stati stabiliti i pagamenti. Ottocento euro in contanti per 197 ore
lavorate. Adesso il legale della ditta ha manifestato la
disponibilità ad un’integrazione congrua, secondo quanto
realmente spettante.
«Dal lavoro di cura all’edilizia, sappiamo quanto i
migranti nel loro complesso siano esposti ad anomalie salariali e
d’orario, quando non a situazioni di sfruttamento molto gravi.
Senza contare il lavoro nero vero e proprio. Ci sono anche le
cosiddette cooperative spurie, “contenitori” in cui vengono
fatti girare lavoratori esposti a situazioni che arrivano ad
assumere anche i contorni del caporalato. Siamo sconcertati
dall’emersione di una situazione del genere in una struttura così
rinomata» puntualizza Mandarano.
Fino a dieci persone in un piccolo alloggio di due stanze e
riscaldamento spento con temperature rigidissime. È questa,
inoltre, la condizione alloggiativa da una stella affrontata da
lavoratori esterni ingaggiati per servizi all’interno della
struttura di Pragelato (rotazione di personale portato apposta da
Milano per coprire i picchi di lavoro richiesti dal committente). Le
stelle stavano a guardare.
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riforma

prima settimana
eco del chisone

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