|
settembre
quarta
settimana
E' in corso alla Comunità di S. Lazzaro un ciclo su d. Lorenzo
Milani.
Venerdì 14/9 ore 20.45- Proiezione della prima parte di un
film su d. Milani e conferenza del prof. Mauro Ughetto su " D.Milani
e la scuola a Pinerolo" ( qui riportati gli
appunti-traccia serviti per la conferenza) - file pdf
Venerdì 28/9 ore 20.45- Proiezione della seconda parte del fim e
dibattito con il gruppo degli animatori della Comunità
Venerdì 12/10 ore 20.45 - Conferenza del prof. Brunetto
Salverani " Quale educazione oggi a 40 anni dalla morte di d.Milani
sullo stesso tema
DOSSIER ECO MESE SETT.07 pdf 12
pagine Riforma
n. 37 -07 -pdf
da http://pinerolo-molesta.noblogs.org/
ECO
DEL CHISONE – MERCOLEDI’ 24 Ottobre 2004
“RAGGIUNTO
L’ACCORDO PER LA STRADA DELLE CAVE!”
FALSO
!!!
Forse
l’accordo è stato raggiunto dall’Eco del Chisone… però
non in presenza dei cittadini!
Giovedì
10 Ottobre presso la sala consigliare della Provincia di Torino si
stabiliva quanto segue:
“il
giorno 7 di Novembre si darà avvio ad un tavolo di lavoro
coinvolgendo tutte le parti interessate nel tentativo di chiarimenti e
raggiungimento di possibile accordo”.
Il
tavolo di lavoro è stato spazzato via dalle ruspe.
Un inizio così improvviso ed in
sordina dei cantieri (lunedì 15 Ottobre!) ha spiazzato tutti, meno
ovviamente chi lo aveva ben orchestrato a tavolino.
A distanza di una sola
settimana l’intero tracciato è stato ormai guadagnato dai soliti
mezzi divora terra.
Ecco
l'elenco delle prime gravissime irregolarità registrate da un
osservatorio indipendente della Valpellice:
-
assenza totale di cartelli di avviso per inizio lavori
-
assenza della prevista cartellonistica recante imprese appaltatrici e
direzione dei lavori
-
assenza reti di recinzione e avvisi di divieto di accesso ai non
addetti ai lavori
-
alcuni espropri sollevano forti perplessità
-
traiettorie e centro strada non rispettati in diversi punti
L’osservatorio
indipendente della Val Pellice s’impegna a proseguire l’opera di
controllo e presidio delle zone interessate dai cantieri ed invita
tutta la popolazione a fare lo stesso, riferendo quanto di irregolare
venga ravvisato.
Sabato
27 Ottobre alle ore 15 a Luserna Alta, Crocevia S.Marco si terrà un
assemblea pubblica sul tema in questione.
Osservatorio
indipendente della Val Pellice e Comitato Strada Cave
dall'Eco del
Chisone 26-9-07
Ci sono tre aziende
interessate al caseificio di Moretta
Moretta: ex-Locatelli, c'è uno spiraglio
Il tempo stringe, continua il presidio dei
dipendenti
|
|
Si è aperto uno spiraglio per i lavoratori della Locatelli.
Venerdì si è svolto un incontro in Provincia cui hanno
partecipato la Regione, la Provincia e, soprattutto, l'agenzia
Lombardia immobili, scelta dalla Lactalis per curare le trattative
di vendita dello stabilimento. Per la prima volta da quasi un anno
il tavolo ha dato esito positivo: l'agenzia ha infatti dichiarato
che tre imprese hanno manifestato interesse per la Locatelli. Nel
pomeriggio, inoltre, una delle tre ha visitato lo stabilimento per
valutarne le reali capacità produttive. Negli incontri precedenti
non era mai stato chiaro se la Lactalis avesse davvero intenzione
di vendere lo stabilimento, tanto che non aveva mai neanche
fissato un prezzo.
Per ora le bocche sono tutte cucite: tutti rimandano ai
comunicati ufficiali di Provincia e Regione. Regna la cautela al
fine di evitare che le trattative possano essere bruciate. Non
sono neanche stati comunicati i nomi delle tre pretendenti,
l'unica certezza è che si tratta di industrie agro-alimentari.
La Regione ha confermato il proprio appoggio: «A fronte di
un progetto concreto e credibile, la Regione è disponibile a
individuare strumenti economici di compartecipazione o di
contribuzione, in proprio o attraverso Finpiemonte, per sostenere
un'iniziativa di re-industrializzazione - commenta l'assessore
Mino Taricco -. La condizione è naturalmente che si tratti di
un'ipotesi seria, che garantisca la continuità del sito e il
reimpiego delle risorse. Ho provveduto a verificare anche
la disponibilità del ministero delle Politiche agricole a
questo proposito».
Il tempo per chiudere le trattative è però poco: il 31
ottobre cesserà la produzione e tutti i lavoratori entreranno in
cassa integrazione. Sia i sindacati che i lavoratori sono consci
che evitare la cassa integrazione sarà molto difficile;
l'obiettivo è iniziarla con la certezza di poter ricominciare a
lavorare a breve, dopo un ristrutturazione dello stabilimento. Il
prossimo incontro non è ancora stato fissato, ma dovrebbe essere
a breve: una settimana, due al massimo.
Nel frattempo il presidio davanti ai cancelli della Locatelli
prosegue, ma tutti sperano di poterlo smantellare al più presto,
quando il caseificio sarà venduto.
Ubertino Battisti
|
Lunedì Saitta ha ribadito la
volontà della Provincia di andare avanti
Discarica a Buriasco: non ci sono solo no
Appoggio all'Ato anche di Cgil, Cisl e Uil e
del sindaco di Pinerolo
|
| Dopo i "no" adesso arrivano i sì
a sostegno della decisione dell'Ato rifiuti di localizzare a
Buriasco la nuova discarica del Pinerolese. Il presidente della
Provincia Antonio Saitta, ricevendo una delegazione della
Coldiretti insieme al presidente Ato, Foietta, ha ribadito che la
delibera verrà presa in settimana; solo dopo ci sarà spazio per
discutere le controdeduzioni. A sostegno dello studio si sono
schierati anche alcuni sindaci del Pinerolese guidati dal primo
cittadino di Pinerolo, Paolo Covato. Lo stesso hanno fatto le
segreterie pinerolesi di Cgil, Cisl e Uil.
A dare una mano involontaria all'Ato ci ha pensato l'autore
delle minacce nei confronti di Foietta: dopo l'episodio sono
arrivate espressioni di solidarietà non solo al presidente, ma
anche a sostegno della decisione. Oggi incontro Comitato-Foietta
|
A Torre Pellice attacco
fallito di Forza nuova ai valdesi
|
| Una ventina di esponenti di Forza nuova si
è data appuntamento sabato pomeriggio a Torre Pellice,
provocatoriamente davanti alla chiesa cattolica, con l'intento di
distribuire un volantino di attacco alle posizioni espresse dai
valdesi in fatto di aborto e cellule staminali. Spontanea e netta
la reazione indignata della gente: naturale, in una valle che
tanto ha sofferto per le contrapposizioni religiose e sotto il
tallone nazi-fascista. Citando Vittorio Morero, in questi casi non
si può essere equidistanti.
|
Lunedì 1º ottobre
Accorpamento dell'Asl 10: se ne
discute
|
| Lunedì 1º ottobre, alle 17, la
Conferenza dei sindaci dell'Azienda sanitaria 10 si riunirà
in seduta straordinaria per discutere la possibilità di
formulare una diversa proposta di accorpamento per l'Asl 10. A
chiedere la convocazione il sindaco di Prarostino, nonché
anche presidente della Comunità montana Pinerolese
Pedemontano, Mario Mauro. Uno dei pochi politici e
amministratori che, nell'appiattimento generale, sembra ancora
reagire all'ipotesi di fondere l'Asl 10 con l'Azienda
sanitaria n. 5 di Collegno. Intanto sull'altro fronte, quello
dell'Asl 5, proseguono le iniziative di raccolta firme contro
l'ipotesi di accorpamento con l'Azienda pinerolese.
|
1º luglio 1907: nasceva
la società Talco & Grafite, adesso Rio Tinto Minerals -
Luzenac Val Chisone
Un secolo di lavoro nelle miniere
della Val Germanasca
Il lavoro del minatore è snobbato dai
giovani italiani, e oggi nel sottosuolo si parla rumeno e
polacco
|
| Non è più un lavoro che si tramanda di
padre in figlio, quello del minatore. È un lavoro dove si
devono cercare i rinforzi all'estero.
Non serve lo stipendio allettante: 1.300 euro di base fissa
mensile, che con incentivi e indennità salgono anche a
1.600-1.700. Questo per il minatore alle prime armi. «Ci
vogliono quattro o cinque anni di affiancamento per poter
essere autonomi in miniera. Come minimo 15, per diventare
capoturno». Sono 30 anni che Ezio Sanmartino lavora tra i
cunicoli di Rodoretto. Lui oggi è assistente di produzione e
supervisore. «Non c'erano caschi o tute quando sono
arrivato - prosegue -. Ci si portava i vestiti vecchi
da casa». Oggi le cose sono ben diverse: la sicurezza è
il baluardo di un mestiere che un tempo era considerato arte.
Gianluca Greggio, ingegnere e responsabile dello
stabilimento, ogni giorno arriva da Settimo per amore di quel
lavoro che in passato l'avrebbe fatto definire "artista
della terra". Ancora quando ha frequentato lui
Ingegneria, sulla porta del corso c'era la scritta
ottocentesca "Scuola di arte mineraria". Lì si
impara ancora oggi «una gestione accurata del sottosuolo,
per questo si parla di "coltivazione" del talco:
come un contadino che fa rendere al meglio i campi».
Passa il tempo, ma il rispetto per il cuore della terra è
sempre uguale, anche dopo un secolo. A traghettare il talco,
le miniere e gli uomini nel nuovo millennio è la "Rio
Tinto Minerals - Luzenac Val Chisone": potremmo dire, la
nipote della "Talco & Grafite Val Chisone".
Oggi i dipendenti sono 90, in valle: 45 in miniera a
Rodoretto, 31 nello stabilimento di Malanaggio e 14 negli
uffici. Un'équipe che lavora per il miglior talco della
"Rio Tinto": 1.400.000 le tonnellate prodotte dal
gruppo a livello mondiale, ogni anno, solo 30mila arrivano
dalle gallerie di Rodoretto, ma il "Bianco delle
Alpi" «è di altissima qualità», dice
l'amministratore delegato, Stefano D'Orazio.
La miniera di Rodoretto è attiva dal 1999, anche se i
primi sondaggi iniziarono negli Anni '60. Per il futuro? «Dovrebbe
durare ancora 7 anni - dice Greggio -. Stiamo
verificando la possibilità di espansione a Sud di 300 metri e
limitatamente a Nord. Entro il 2008 termineremo le
esplorazioni».
Martina Bonati
vedi secondo articolo
di A.Maranetto "Millecinquanta scalini verso la
salvezza"
(Vale anche per l'Eco del Chisone
quanto detto per 'La stampa': la storia della miniera è
raccontata nell'occasione del centenario della T&G
sentendo solo la voce della direzione che ovviamente non ha
interesse a parlare dei 60 anni di lotta dei minatori
per migliori condizioni di lavoro, salari, sicurezza)vedi
invece archivio web storico
miniere
|
ANCORA POLEMICHE PER
IL NO ALLE MOTO AL COLLE DELLE FINESTRE
Un'albergatrice: «Così perdiamo il 75
per cento dei turisti estivi»
|
| SUSA - «Erano i soli turisti che
avevamo d'estate, e ce li hanno tolti da un giorno all'altro
senza interpellare il territorio». Lo sostengono
albergatori e gestori di rifugi, agriturismi ed esercizi
commerciali, a Susa come a Sestriere e al Pian dell'Alpe di
Usseaux. E organizzano l'opposizione all'ordinanza firmata
dall'assessore della Provincia Giovanni Ossola per la chiusura
sperimentale del Colle delle Finestre a moto e quad per tutta
l'estate.
«I numeri dimostrano che si tratta di una scelta
assurda», spiega Patrizia Ferrarini dell'hotel Napoleon
di Susa. Secondo i calcoli fatti con i suoi colleghi «se
si esclude il passaggio, il 75 per cento dei turisti che
vengono d'estate sono motociclisti, solo il 20 per cento
ciclisti e il 10 per cento a piedi».
Giovedì 20 fra i molti riuniti a Susa insieme all'Ascom
locale e ai motoclub, c'erano anche Marina Lussiana a
rappresentare gli allevatori, danneggiati nelle vendite di
formaggi, e Mauro Deidier, presidente del Parco naturale
Orsiera-Rocciavré, l'unico fra gli enti pubblici interessati
ad essersi opposto alla chiusura. Anzi, ha precisato di aver
dato mille euro al motoclub di Fenestrelle per il motoraduno
"ecosostenibile" del 6-8 ottobre che passerà
proprio al Colle delle Finestre, almeno fino all'inizio del
divieto.
L'incontro di Susa serviva a preparare un documento comune
da portare in Provincia insieme a oltre 3.500 firme. «Abbiamo
scelto la strada del dialogo - spiega l'albergatrice del
Napoleon -. Non vogliamo alzare i toni della contestazione
come accade spesso ormai in Valle di Susa. Ma bisogna che ci
ascoltino subito».
Le principali rimostranze riguardano l'assenza di un reale
turismo alternativo (sono percorsi troppo impegnativi per la
maggior parte dei turisti in bici) e la mancanza di
comunicazione, che ha preso tutti alla sprovvista, soprattutto
chi è arrivato in moto da Svizzera, Austria e Germania. Tra
loro c'è anche chi ha preferito affrontare le Guardie
ecologiche provinciali e i loro verbali da 100 euro, piuttosto
che tornare a casa senza avere visto una fra le più belle
strade panoramiche delle Alpi.
«Per giunta è un turismo che c'è anche senza
promozione», aggiunge Ferrarini. E chi ne ha fatta, come
Daniela Guiot dell'hotel Olimpic e molti altri che pagano per
mettere i loro banner sui siti Internet per
motociclisti, lamentano il danno economico per la restrizione.
Cui si è aggiunta la chiusura per cinque domeniche, a
Ferragosto, della strada dell'Assietta. L'albergatrice di
Sestriere lamenta una perdita del 30 per cento, ed era già «un'estate
difficile dopo un inverno non facile», nonostante le
Olimpiadi dell'anno scorso. «Eliminare il mototurismo
senza un'alternativa è una follia».
Anche per sindaco di Sestriere Andrea Colarelli, «la
sperimentazione non è stata fruttuosa e deve essere studiata
una regolamentazione diversa. Ma un conto è l'Assietta,
tutt'altro è il colle delle Finestre dove stiamo ragionando
sul passaggio del Giro d'Italia 2009 e in qualche modo dovremo
pur risolvere il problema dello sterrato che si deteriora».
I ragionamenti potrebbero riguardare percorsi dedicati ai
diversi tipi di fuizione, o l'utilizzo dei pedaggi: «I
turisti sono già abituati a pagare per molte strade in quota»,
confermano alcuni albergatori. Lo sono meno gli appassionati
locali delle due ruote.
Resta la percezione che si tratti di una nicchia di turismo
importante per l'economia locale. «In Trentino c'è
addirittura un sito Internet dedicato ai mototursti, trentinoinmoto.com
- aggiunge Ferrarini -. Inviano gratis per corriere in 48
ore le cartine e il materiale informativo. Ci sarà un motivo».
Luca Prot
da Riforma
28-9-07
Pagina
su don Milani - pdf La scuola di d. Milani ci aiutò a
capire Forza
Nuova a Torre Pellice - pdf - Contro l'indifferenza
Forza
nuova a Torre Pellice -pdf No alla provocazione
La
festa della CGIL pinerolese - pdf c'è ancora voglia
di sindacato
INAUGURAZIONE DEL "MUSEO DELLE DONNE
VALDESI"
Dopo anni di ricerche e di riflessione, inaugurerà il nuovo
allestimento
del "Museo delle donne valdesi" al Serre di Angrogna
(To), domenica 7
ottobre 2007, alle 14,30.
Più che un "museo", il sito vuol essere un
"luogo simbolico".
Infatti le donne che l'hanno realizzato, fin dall'inizio hanno
ritenuto che
il nome più adatto non sarebbe stato "museo" -
ancorché questo termine sia
rimasto in quanto d'uso comune e utile a collocarlo nel
circuito degli
altri musei - ma, appunto, un luogo simbolico, dove le donne
valdesi
potessero riconoscere di avere una loro
"genealogia", delle "madri",
oltreché dei "padri". Queste "madri
simboliche" sono donne realmente
vissute a cavallo fra la fine dell'Ottocento e gli inizi del
Novecento,
delle quali risulterà la biografia; ma sono anche altre
donne, scelte fra
quelle che hanno contribuito a fare la storia valdese e quella
del
protestantesimo internazionale.
Il 7 ottobre una serie di interventi precederanno la visita
del piccolo
sito museale, ex scuola di quartiere. Innanzitutto un saluto
da parte della
pastora della chiesa valdese di Angrogna Daniela Di Carlo;
seguirà un
intervento di Daniela Ferraro, una delle fautrici del primo
allestimento
del "museo della donna" negli anni '90, e del
presidente del Coordinamento
Musei e Luoghi storici valdesi Giorgio Tourn; la presentazione
del museo
verrà fatta tramite due portavoci del gruppo: Lucia Ricca,
dell'unione
femminile di Angrogna, e Toti Rochat, per anni guida e
formatrice di guide
ai siti della storia valdese nelle Valli per conto del Centro
culturale
valdese di Torre Pellice. Terminerà la serie di interventi la
moderatora
della Tavola Valdese, pastora Maria Bonafede. A seguire vi sarà
un
rinfresco offerto dall'unione femminile valdese di Angrogna.
I finanziamenti (della Regione Piemonte e dell'otto per mille
della Tavola
Valdese) e i numerosi doni hanno permesso di utilizzare le più
moderne
tecniche di riproduzione e stampa dei pannelli. Un volantino
di corredo
verrà distribuito durante la giornata.
Informazioni: Coordinamento Musei e Luoghi Storici valdesi
tel. 0121 95 02
03, o Centro culturale valdese 0121 93 21 79.
Gaza, carcere a cielo aperto - Claudio Canal
Nella
striscia di Gaza vivono un milione e mezzo di persone. E’ come
se in Val Pellice ci abitassero
un milione di persone, invece
che 22mila. Pochi giorni fa il governo
israeliano ha dichiarato la striscia di Gaza
una “entità nemica”, procedendo alla sospensione dell’erogazione
dell’energia elettrica, del carburante e dei rifornimenti, che
si aggiungono all’embargo internazionale decretato contro Hamas che governa
la Striscia. La
misura vorrebbe contrastare il lancio di razzi Qassam
verso la città israeliana di Sderot. C’è stata
qualche scontata protesta, anche dal mondo della diaspora
ebraica, particolarmente significative quelle della
Unione ebraica francese
per la pace [www.ujfp.org] e
l’italiana Rete-ECO (Ebrei contro l'Occupazione- www.rete-eco.it),
che parlano di punizione collettiva di una popolazione. “Una
dichiarazione di guerra” è stato detto da più parti.
Come se la guerra non ci fosse da quarant’anni, cioè dall’occupazione
israeliana della medesima Gaza e della Cisgiordania. Dura da così tanto tempo che è svanita nel nulla, diventata
invisibile. Ci vuole, ogni volta, uno sforzo per farla affiorare
e metterla come presupposto di ogni analisi della questione.
Infatti si parla di “processo di pace”, come se si trattasse
di dirimere questioni tra due Stati sovrani per beghe di confine e non di uno Stato che occupa militarmente
un territorio (e una popolazione) che non gli appartiene. Una
di quelle ovvietà regolarmente oscurate, così che ogni
discorso, ogni analisi, si perde in mille diramazioni senza approdare ad una conclusione accettabile. “Ma
Israele si è ritirato da Gaza, occupa
la Cisgiordania
”, è l’obiezione a portata di mano. Israele ha solo cambiato
la forma
dell’occupazione: controlla lo spazio aereo, le acque
territoriali, le frontiere, il movimento delle persone e
delle merci, il sistema fiscale, la registrazione delle persone.
E’ una specie di “mano invisibile” che regola come vuole la
vita nella striscia, come dimostra un documentato rapporto del Centro
di protezione legale per la libertà di movimento – Gisha
di Tel Aviv [www.gisha.org].
Controllando il posto di frontiera di Rafah, l’unico che metta
Gaza in contatto con
la Cisgiordania
, ha di fatto ridotto
la Striscia
ad un bantustan o, come amano proclamare i politici israeliani, un
“Hamastan”. Con
l’annunciato ulteriore blocco, Gaza da più grande carcere
all’aperto del mondo diventa il più grande
campo di concentramento del ventunesimo secolo, come dice senza peli
sulla lingua lo storico israeliano Ilan Pappe. La
normalità quotidiana per ogni cittadino di Gaza è quella del
produttore palestinese Yaqub Abu Ghalway, invitato ufficialmente qualche giorno fa in Italia per
presentare un suo film al Milano International Film Festival, al
quale le autorità israeliane
hanno bloccato la partenza non concedendogli il nulla osta per
lasciare Gaza. Lo stesso vale per studenti che vogliano andare all’estero ecc. Il
vice primo ministro israeliano Haim Ramon ha coerentemente
dichiarato che bisogna togliere “l’ossigeno
infrastrutturale” a Gaza. L’idea è che più dai in testa ad una popolazione e più
questa diventa moderata. Forse
Ramon vive su Marte. Quarant’anni
di occupazione hanno smembrato una popolazione laica, civile,
acculturata. L’hanno resa visionaria, disperata, in
certi casi, feroce. Quarant’anni di occupazione hanno prodotto
solo sofferenza. Una sofferenza palestinese che è diventata un marchio di identità, ma che non può non
ribaltarsi producendo una simmetrica sofferenza israeliana. Una catena infernale che nessuno sembra vedere. “Bisogna far capire ai palestinesi che per ogni lancio di Qassam
pagheranno un
prezzo: arresti, incursioni, omicidi mirati, perquisizioni, o
tagli ai rifornimenti”
dichiara il colonnello riservista israeliano
Jonathan Fighel, analista presso l'Institute for
Counter-Terrorism di Herzliya, intervistato su Il
Sole24ore del
19 settembre. Abu Ahmed, portavoce del Jihad
Islamico [braccio armato di Hamas a Gaza], ha dichiarato “La resistenza [il
lancio di razzi Qassam] finirà
quando l’occupazione finirà”, riporta il quotidiano
israeliano Haaretz del
20 settembre [www.haaretz.com/hasen/spages/905693.html].
Pochi giorni fa un ragazzo palestinese è
stato schiacciato dai cingoli di un bulldozer dell’esercito
durante una incursione
israeliana nella Striscia. L’11 settembre 66 soldati
israeliani sono stati feriti da un razzo Qassam caduto sulla
loro caserma. Si potrebbero riempire pagine e pagine
andando a ritroso nel tempo. Una guerra crudelmente guerreggiata
senza fine. Arriva Condoleeza Rice e propone
una Conferenza Internazionale sul Medio Oriente per metà
novembre. L’amministrazione Bush vorrebbe qualche risultato per far dimenticare il
disastro irakeno. I
palestinesi si presenteranno divisi?
Il problema è: si
presenteranno? Di Hamas neppure a parlarne. Israeliani e
americani la considerano alla stregua di Al Qaeda, anche se ha vinto
democratiche elezioni [Gli israeliani consideravano Arafat un
nuovo Hitler]. Certo governa con mano pesantissima
Gaza, come denuncia puntualmente il Centro
palestinese per i diritti umani con sede nella Striscia [www.pchrgaza.ps].
Ma per recuperare il soldato Gilad Salit, rapito dalle Brigate Izz ad-Din al-Qassam Israele non
ha giustamente problemi a trattare con Hamas. Ci andrà il
vezzeggiato dall’Occidente presidente dell’Autorità
palestinese Mahmoud Abbas? Ci andrà, dice, se la
conferenza avrà come obiettivo una regolamentazione definitiva
delle controversie e non una dichiarazione
di intenti che è quello che vuole invece il premier israeliano
Olmert [v. Le Monde,
22 settembre]. E
cosa dice di volere Abbas? La fine dell’occupazione
israeliana, uno Stato palestinese con Gerusalemme [Est] come
capitale, la definizione di confini certi. Olmert si dice
disposto a liberare qualche detenuto palestinese e
a togliere 24 dei 500 sbarramenti in Cisgiordania. A questo
si aggiunga la strisciante guerra civile in Libano e le mire
siriane in vista delle imminenti elezioni del
nuovo presidente, il raid israeliano sulla Siria del 6
settembre, concordato con gli USA,
l’atomica-o-non-atomica dell’Iran,
l’assetto dell’Irak, e si capirà che la conferenza
internazionale potrebbe anche essere una fantasia impotente.
Ci vorrebbe la lungimiranza di un pensatore
come Yeshayahu Leibowitz che dopo
la Guerra
dei sei giorni del 1967 e
l’occupazione dei territori palestinesi dichiarava: “Lo Stato che eserciterà il proprio dominio su una popolazione ostile di un milione e mezzo-due milioni [oggi
più di 3 milioni] di
stranieri sarà necessariamente lo stato dello Scin
bet [i servizi segreti israeliani],
con tutte le inevitabili ripercussioni…L’unica scelta che ci
resta è dunque quella di andarcene – avendo a cuore le sorti del popolo ebraico e del
suo Stato- dai territori e ciò indipendentemente dal
problema della pace”
[Ebraismo, popolo ebraico e stato d’Israele, Carucci editore,
Roma, 1980].
.
|
terza
settimana
Montagna
mobile - Marco Revelli- il manifesto 22.9.07- pdf
Audio
- Estratto da incontro informale di Bruna
Peyrot con una decina di pinerolesi sui- Populismi in Brasile e
America Latina - file mp3- 22'
Festa della CGIL
- s.Pietro Val Lemina- registrazioni
La stampa
(Del 22/9/2007 Sezione: Cronaca di Torino
Pag. 66)
BURIASCO
Un corteo e un presidio per opporsi alla
discarica
BURIASCO
Si organizza il comitato antidiscarica di Buriasco e così dopo la
manifestazione di protesta durante la quale il presidente dell’Ato,
Paolo Foietta ha illustrato i motivi per cui la scelta è caduta su
questi campi, questa mattina il dissenso popolare si farà sentire alle
10 con un’altra manifestazione. Agricoltori ma anche la gente di
Buriasco si ritroveranno gomito a gomito per difendere i campi, ritenuti
fra i migliori della Pianura Padana. Vi saranno anche le organizzazioni
di categoria come la Coldiretti e la Copagri, spiega il suo presidente
Francesco Carrù: «Chiediamo l’istituzione di un tavolo di
concertazione per la valutazione e la verifica dello studio di
fattibilità e dei criteri utilizzati per l’individuazione del sito in
piena area agricola e inoltre si chiede che l’Ato sospenda per alcuni
mesi l’attuazione della delibera, vogliamo un incontro con il
presidente della Provincia». La manifestazione di oggi, che prevede un
corteo e un presidio davanti all’area individuata per la discarica,
sarà per il comitato del No e per tutti partecipanti anche
l’occasione per prendere le distanze dalle minacce indirizzate al
presidente dell’Ato, Paolo Foietta e per condannare la macabra messa
in scena del pupazzo con la testa racchiusa in un sacchetto della
spazzatura e la giacca forata all’altezza del petto come se fosse
stata colpita da una rosa di pallini. Un gesto che aveva visto
immediatamente prendere le distanze l’intera comunità buriaschese e
sul cui autore stanno svolgendo indagini i carabinieri della compagnia
di Pinerolo.
ANTONIO GIAIMO
---------------------------------------------
e-mail inviata a Stefano D'Orazio- Rio Tinto
Minerals Val Chisone (25-9-07)
Buongiorno, le
scrivo per alpcub di Pinerolo,già presente in Luzenac e Rio
Tinto dal 1995 al 2006.
Nella pagina sulla Stampa
del 22.9.07 compaiono errori di tutti i tipi dovuti, penso,
all'improvvisazione dei giornalisti.
Penso che l'immagine
della Rio Tinto Minerals Val Chisone non ne sia uscita bene. La
storia i minatori la conoscono per esperienza diretta e la
campagna di questi mesi sui cento anni della Talco&Grafite è
stata piena di omissioni sulla storia vera della miniera.La mostra
sindacale , pur esposta a Scopriminiera è stata sottoutilizzata e
quella aziendale era a dir poco parziale..
Per quanto riguarda
l'articolo In particolare segnalo
che nel '99 dopo il blocco delle assuzioni sono entrate poche unità
(non 50 come detto nell'articolo), prima del ricorso alla manodopera
polacca. Il fatto è secondo noi dovuto alla volontà dell' azienda
e del responsabile ing.Salina di aggirare la resistenza dei minatori
locali, e ridurre a zero il controllo sindacale.Ci sono state molte
domande di assunzione, ma pochissime assunzioni , per la selezione e
la scelta di passare alla manodopera straniera.
Ringrazio per
l'attenzione Buon
lavoro
per ALPCUB- Pinerolo
0121 321729
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
speciale/NEOFASCISTI A TORRE/alcuni
materiali
da pinerolomolesta
22.9.07
A
quanto si legge sul sito di Forza Nuova, sabato 22 settembre alle 16
l'organizzazione neofascista manifesterà a Torre Pellice contro la
decisione del Sinodo
Valdo-metodista di schierarsi in difesa della legge 194. Nei mesi
scorsi erano apparse scritte minacciose a San
Germano Chisone e a Torino
proprio contro i valdesi, "rei" di essersi schierati a favore
dell'aborto e a favore delle coppie omosessuali.
---------------------------------------------
Notizie telefoniche 22.9.07 ore 16.15 A Torre Pellice, davanti alla
Chiesa Cattolica una trentina di uomini e donne di Forza Nuova e un presidio di un
centinaio di antifascisti ( vari anziani e partigiani della Val Pellice,
altri antifascisti da Pinerolo e dalla provincia - anche dal Cuneese). Molti Carabinieri e Celere. La manifestazione
di Forza Nuova è autorizzata dalla Questura. Il sindaco è stato
avvisato solo due giorni prima. E' la
prima volta che la Questura autorizza una manifestazione contro una
chiesa.
ore17.45 In
piazza solo più le forze dell'ordine e il presidio antifascista, Forza
Nuova se n'è andata alla spicciolata scortata dai carabinieri. Non
hanno fatto un corteo, anche se autorizzati.Non sono riusciti a
volantinare perchè isolati contro un muro dal presidio, la forza
pubblica in mezzo. Lo striscione di FN è stato esposto per alcuni
minuti.
Comunicato stampa
Clement (Prc): inqualificabile
provocazione fascista a Torre Pellice – Chiederemo conto alle autorità
competenti delle autorizzazioni concesse
Sul presidio di Forza Nuova a Torre
Pellice contro la Chiesa Valdese è intervenuto il Capogruppo
Regionale del Prc Gian Piero Clement, presente al presidio spontaneo
di cittadini che si è formato per denunciare la gravità del fatto:
“Oggi a Torre Pellice è andata in
scena un’inqualificabile provocazione fascista a Torre Pellice.
L’attacco alla chiesa valdese non è
certo casuale, chiesa che si è da sempre schierata con i più deboli,
le donne, i migranti e per i diritti di pacifica convivenza
La risposta dei cittadini democratici e
antifascisti di Torre Pellice è stata forte (almeno 100 persone), con
la presenza del Sindaco, di buona parte dell’amministrazione
comunale, del pastore valdese, del parroco, dei partiti di sinistra e
del Comitato per i valore della Resistenza. Alla fine i 15 giovani di
Forza Nuova sono andati ingloriosamente via, scortati dalle dalle
forze dell’ordine.
Rifondazione Comunista condanna questi
rigurgiti fascisti, antireligiosi, e antidemocratici. E’
assolutamente inspiegabile l’autorizzazione concessa da parte
della questura ad una manifestazione che aveva come scopo quello,
autorizzazione data senza una verifica preventiva con
l’amministrazione locale e con la possibilità che si
potessero generale problemi di ordine pubblico.
Di questo chiederemo conto alle autorità
competenti; è necessario tenere alto il livello di attenzione e
vigilanza in un momento nel quale i diritti, compreso quello
religioso vengono messi in discussione".
Torre Pellice, 22 Settembre 2007
Gian Piero Clement,
Capogruppo Regionale PRC
Comunicato stampa
del COMITATO
VAL PELLICE PER LA
DIFESA DEI VALORI DELLA RESISTENZA
E DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA Comunità
Montana Val Pellice – Via Jacopo Lombardini 2 - 10066 Torre Pellice
---------------pdf
FILE audio - DA RADIO
BECKWITH 24-9-07 mattino-
SPECIALE DI
'CARAVAN' SUI FATTI DI SABATO (1) 14,5' - 16,6Mb (reazioni della
Chiesa)
----------------------------------------------------
documenti/ Il testo dell'avviso sul
sito di forza nuova
“NO ALL’ABORTO: LA VITA PRIMO
DIRITTO!”
Sabato 22 settembre ore 16.00 manifestazione
di Forza Nuova a Torre Pellice per la vita e contro l'aborto,
piazza San Martino.
Dopo le dichiarazioni della tavola valdese favorevoli all'aborto e alla
“liberalizzazione” di tutte le tecniche di sperimentazione riguardo
a embrioni e procreazione assistita, e dopo gli ennesimi attacchi alla
Chiesa cattolica e ai partiti contrari all'aborto, la nostra
manifestazione vuole evidenziare come non si possa parlare di diritti se
non si difende il primo e fondamentale di essi, il diritto alla vita.
In una società sempre più minata dalla denatalità, il primo compito
dello Stato è sostenere la famiglia, particolarmente quella numerosa, e
agevolare con sussidi e sgravi fiscali le giovani coppie. In Italia
accade esattamente l'opposto, e chi intende mettere su famiglia viene
discriminato e vessato dal fisco.
E' necessario d'altra parte che tutti coloro che si richiamano al
cristianesimo facciano fronte comune almeno nella difesa delle basi
elementari della civiltà cristiana; constatiamo invece che coloro che
pretendono continuamente dalla Chiesa cattolica aperture e dialogo, sono
poi i primi ad assumere posizioni radicali e sostanzialmente anti
cristiane, proprio sul tema della vita.
Sul diritto alla vita non ci sono compromessi : mai contro la vita, mai
contro natura.
articolo
su Repubblica 23_09_07 - pdf riproduzione
del volantino di FN--pdf
La
Stampa- trafiletto 23/9/07
Torre Pellice
Forza Nuova contro i valdesi «abortisti»
Volantinaggio di Forza
Nuova, ieri, a Torre Pellice contro l’aborto, ma si è trattato di una
presa di posizione nei confronti della comunità valdese che sostiene
posizioni in difesa della legge sull’interruzione di gravidanza. Il
pastore valdese Claudio Pasquet ha dichiarato che questa è la prima
volta che la questura autorizza una manifestazione di protesta nei
confronti della Chiesa valdese. Un centinaio di giovani, oltreché di
Torre Pellice anche dei centri sociali, hanno intonato slogan nei
confronti dei militanti di Forza Nuova.
--------------------------------------
documenti/
dal
sito di Forza Nuova 24.9.07 - la loro cronaca
“A TORRE PELLICE FORZA NUOVA VINCE PER
COMPATTEZZA SERIETA’ E INTELLIGENZA!”
 |
 |
Ieri, sabato 22 settembre, alle ore 16.00 si è svolto
l’annunciato presidio di Forza Nuova in Piazza S.Martino a Torre
Pellice, indetto per protestare contro le parole espresse da alcuni
personaggi che guidano la tavola valdese, i quali si sono pronunciati in
difesa della legge 194 (norma che ha reso legale l’aborto dal ’78) e
in contrapposizione ai pareri espressi dalla Santa Romana Chiesa, con in
testa il Papa, da sempre in difesa della vita dal concepimento.
L’evento organizzato da Forza Nuova, si è svolto nei tempi e nei modi
in cui il movimento stesso voleva fosse realizzato, ma, purtroppo, è
stato disturbato dai soliti individui appartenenti all’area
dell’estrema sinistra dei Centri Sociali, capeggiati dal Sindaco e dal
pastore della comunità valdese, che hanno tentato azioni di disturbo,
sperando di impedirne la riuscita, urlando i soliti slogan obsoleti e
fuori luogo dell’antifascismo.
I forzanovisti hanno manifestato con uno striscione che recitava: “SI
alla vita, STOP all’aborto!”, senza mai indietreggiare di un metro
per tutto il raggio del presidio, a dimostrazione che nessuna
espressione di violenza nei nostri confronti potrà mai intimorirci, se
non rafforzarci e darci la convinzione necessaria per affrontare tutte
le battaglie fondamentali per noi stessi e la comunità per cui
lottiamo.
L’unico nostro rammarico è quello di non aver avuto – grazie alla
tensione creata dai personaggi di cui sopra – la possibilità di
informare meglio la popolazione di Torre Pellice sul tema della vita,
che è in questi tempi una delle priorità assolute per il nostro
popolo, che rischia di scomparire se non si pone un freno a
quell’orrore che è l’aborto.
Forza Nuova presidierà sempre e comunque tutte le piazze del Piemonte,
come ieri, oggi e domani, per la vita, per la sicurezza, contro
l’immigrazione clandestina, contro la casta parassitaria e
sfruttatrice…per il Popolo Italiano!
FORZA NUOVA UNICA OPPOSIZIONE!
----------------------------------------------
SToria/Vedi
materiali del 2004 raccolti in:
Cosa
succede in Val Chisone dopo le liste fasciste?
|
dall'Eco del Chisone
19-9-07
CINA
A LUSERNA -PDF
Mille in corteo ma si avvicina la chiusura
Moretta solidale per salvare i posti di
lavoro alla ex-Locatelli
Solidarietà anche da Bresso e Costa - Si
spera in un imprenditore o in una cooperativa
|
MORETTA - Venerdì 14 si è svolta la
fiaccolata in sostegno dei lavoratori della Locatelli. Nel
pomeriggio la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso,
con i consiglieri Clement e Dalmasso ed il presidente della
Provincia Raffaele Costa, sono andati a far visita ai lavoratori
presso il presidio permanente davanti ai cancelli del
caseificio.La presidente della Regione ha spiegato le difficoltà
che incontrano le istituzioni davanti a colossi come la Lactalis:
il potere della Regione è limitato dalle scelte economiche delle
multinazionali.Sono stati dipinti due possibili scenari di uscita:
trovare un imprenditore serio che acquisti lo stabilimento o
tentare la via della cooperativa.La Regione e la Provincia avevano
già creato un tavolo di crisi per cercare un compratore, ma non
è semplice, basti pensare che la Lactalis non ha ancora fissato
un prezzo! Nel caso in cui si tentasse di creare un cooperativa,
Bresso ha assicurato che la Regione potrebbe aiutare i lavoratori
con prestiti agevolati.Torniamo alla fiaccolata. Alle 20 davanti
alla Locatelli c'erano moltissime persone, forse un migliaio. Si
vedevano molti morettesi con i loro bambini, molti erano anche gli
anziani.Sono state distribuite circa 500 fiaccole. Il luminoso
corteo allungandosi per le vie di Moretta è arrivato a Cascina S.
Giovanni, dove è iniziato un Consiglio comunale pubblico.La
manifestazione dello scorso ottobre era stata molto più rumorosa
e rabbiosa, ora invece il corteo è stato silenzioso nella
certezza che la chiusura del 31 ottobre non potrà essere
rinviata.Il comizio è stato aperto dal sindaco di Moretta Enrico
Prat. «Oggi si è svolto qualcosa di molto importante - ha
esordito il sindaco -. La presidente della Regione Bresso ed il
presidente della Provincia Costa sono venuti qui a Moretta per
confrontarsi con i lavoratori, garantendo il loro massimo impegno.
Ora invece siamo in molti per affermare che la Locatelli non
merita di essere chiusa».È stato evidenziato il
comportamento dei lavoratori della Locatelli, che hanno continuato
a lavorare sapendo che la chiusura era certa. Molta fiducia è
stata riposta nella nuova riunione del tavolo di crisi che si
svolgerà venerdì a Cuneo.Il testimone è poi andato a Francesco
Macchioni, consigliere di minoranza, che ha sottolineato il grande
valore che andrebbe perso se la Locatelli chiudesse, chiedendosi
dove siano i parlamentari eletti in Piemonte. «I parlamentari
presenziano ad ogni sagra dell'agnolotto o del fritto misto, ma
davanti a problemi seri come questo non si fanno vedere» ha
detto.La parola è poi passata ai delegati sindacali. La sostanza
del loro intervento è stata chiara: «Non vogliamo essere
presi in giro - ha affermato il delegato Bruno Lo Giudice -.
La proprietà ci ha chiesto grandi sacrifici e noi le siamo sempre
andati incontro, ed ora questo è il ringraziamento».Il
consigliere Sergio Dalmasso ha evidenziato come la situazione
della Locatelli sia emblematica della globalizzazione. Un colosso
come la Lactalis, con il beneplacito dell'Antitrust, acquista un
monopolio e chiude uno stabilimento in attivo per pure scelte
economiche e lo Stato ha difficoltà a fermarlo. Il suo potere si
limita alla mediazione.Anche l'assessore Taricco ha spiegato
quante difficoltà ci siano a trattare con multinazionali di
questa stazza. La Regione non può diventare un imprenditore; ciò
che può fare è accompagnare gli acquirenti e garantire il
proprio appoggio.Taricco ha affermato che ci sono stati molti
imprenditori che hanno manifestato interesse per lo stabilimento,
ma purtroppo si sono fatti tutti indietro. È stato confermato,
però, che tuttora ci sono alcune trattative in atto, che saranno
sicuramente discusse venerdì nel tavolo di crisi in
Provincia.Alle undici la manifestazione si era ormai esaurita e
gli organizzatori erano molto soddisfatti. «Siamo felici che
Moretta abbia risposto in questo modo» commenta Fortunato La
Spina, delegato sindacale della Locatelli.Cosa ne pensate della
giornata di oggi, partendo dall'incontro con la presidente Bresso?«Siamo
stati contenti perché ha evitato il populismo ed ha parlato dei
problemi da risolvere. Noi abbiamo bisogno di concretezza e non di
proclami - risponde Bruno Lo Giudice, delegato sindacale -.
Stasera è stato un successo, siamo felici che la gente ci sia
vicina; speriamo che serva davvero a qualcosa».
Ubertino Battisti
|
Mille attorno a due dibattiti
|
| Quasi 500 persone sono andate a sentire il
giornalista Marco Travaglio lo scorso martedì a Pinerolo. Pochi
giorni dopo altre 450 persone all'incontro conviviale al castello
di Buriasco per la presentazione dell'ultimo libro del
vice-direttore de "Il Corriere della sera", Magdi Allam.
Mille persone ad ascoltare due giornalisti "militanti"
che dividono l'opinione pubblica e che con il loro giornalismo
fanno politica.
E proprio la politica e il suo linguaggio sono al centro del
dibattito, dopo il successo di Beppe Grillo con il "V-day"
e la successiva proposta di creare liste civiche comunali, con
tanto di "bollino" di approvazione da parte del comico genovese.
È indubbia la necessità di una politica che parta dal basso,
dai Comuni. Oggi i Consigli sono deserti, le minoranze non hanno
spazi di discussione sulle decisioni che la Giunta prende sovente
senza confronti. Solo il corrispondente del giornale locale è lì
a fare la guardia, e capita che venga guardato in cagnesco, come
se fosse solo un rompiscatole.
Detto questo, siamo sicuri che il "metodo Grillo" sia
una cosa mai vista?
|
Oltre 100.000 euro da Pinerolo a Kabul
|
|
Grande generosità hanno
dimostrato i pinerolesi che hanno risposto all'invito
dell'Associazione nazionale alpini in congedo e le Stelle del 3º
(mogli e fidanzate dei militari), a favore del popolo afghano.
Sono stati raccolti oltre 90.000 euro. I militari del 3º a Kabul,
comandati dal col. Manione, non sono stati da meno: autotassandosi
e attraverso una lotteria interna hanno raccolto ancora altri
20mila euro.
|
Dopo la serata con il giornalista Marco
Travaglio
No al populismo, sì alla buona politica
Riflessioni sull'eccezionale risposta al V-day
|
| L'eccezionale risposta dei cittadini al
"V-day" di Beppe Grillo
e alla serata con Marco Travaglio, qui a Pinerolo, suscita tre
ordini di riflessioni. La prima è che il discredito della classe
politica, e di riflesso della politica stessa, ha superato il
livello di guardia. Da sempre il popolo mugugna contro i Governi
di qualsiasi colore, e da sempre il ceto politico non gode di
buona stampa.
La seconda considerazione è che la cattiva politica non si
combatte con la cattiva antipolitica, ma con la buona politica.
Sullo sfondo delle piazze che raccolgono lo sberleffo e il "vaffa"
c'è il qualunquismo e la deriva populista, facile preda del
Masaniello di turno, specie se seduto sui mezzi di comunicazione.
La buona politica è quella non solo ispirata da valori, ma anche
interpretata con stile sobrio, corretto e credibile: dunque
attuata da soggetti almeno in parte nuovi. Facile a dirsi, ma
questi soggetti nuovi devono essere disposti ad impegnarsi al di là
del sarcasmo, perché fare politica costa sacrificio.
La terza considerazione è in realtà la domanda di sempre:
allora che cosa fare? Tra le declamazioni da comizio e il mugugno,
entrambi sterili di fatti, ritengo che l'unica risposta passibile
di qualche effetto sia l'ingresso attivo degli scontenti
nell'agone politico: non con la ricerca di una candidatura o di
compensi qua o là, ma con la passione fatta contrasto quotidiano
e faticoso.
Sulla piazza non vedo che un'occasione, la nascita del nuovo
Partito democratico. Si può essere favorevoli o contrari, si
possono avere mille ragioni per alimentare lo scetticismo: i
giochi già decisi altrove, le lotte di apparati, le liste
bloccate, gli individualismi e i bisticci, pochi progetti e molte
spartizioni. Tutto vero, e a ripeterlo si ottiene facile consenso,
ma non si cambia uno iota. A metterci partecipazione, forse,
invece qualche cosa cambia.
I grandi movimenti collettivi hanno sempre un catalizzatore che
innesca il processo. Al momento non se ne vedono altri. Se non
vogliamo restare eternamente appesi ai battibecchi che ci
indispongono, ai voli di Stato e agli inquisiti sugli scranni, non
c'è che da approfittare del fatto che il castello si appresta a
calare i ponti levatoi.
Militare in un certo campo è difficile: perché il
centrosinistra è più scomodo, chiede agli individui generosità,
sensibilità sociale, rinuncia ad una parte degli egoismi
naturali. Pretende di prendere sul serio il fatto che in tante
parti del mondo i malati non hanno neppure i palliativi del
dolore, che le emissioni di Co2 nascono anche dal nostro tubo di
scappamento, che ai nostri giovani è confiscato il futuro, e a
tanti minori sfruttati è confiscato anche il presente. Per
chiedere questo, e tante altre cose simili, occorre essere
credibili, e non sempre lo siamo.
Tra le battute dei giovani, raccolte alla Festa de l'Unità a
Firenze ad agosto, spiccava la dichiarazione di una ragazza: «Vorrei
tanto potermi innamorare della politica!». Era ingenua,
romantica, trascurava che ogni amore ha le sue spine: ma non è
mai nato niente di grande senza almeno un pizzico di passione.
Elvio Fassone
|
Incontro con Stefano D'Orazio, ad della Rio
Tinto-Luzenac (ex-Talco & Grafite)
«Il bianco delle Alpi ancora talco unico»
Il futuro dell'azienda alla vigilia dei
festeggiamenti per i cento anni dell'azienda
|
| Si stanno vivendo giorni di vera
trepidazione nella palazzina degli uffici amministrativi della
"Rio Tinto Minerals-Luzenac", caratterizzata
dall'originale torre di stile mediovale posta a poca distanza
dallo storico stabilimento del Malanaggio, nel Comune di Porte.
Trepidazione per l'imminente appuntamento con i festeggiamenti nei
cento anni di vita dell'azienda che dal 1907 estrae e vende il
talco delle Valli Chisone e Germanasca. La nascita di quella che
originariamente si chiamava "Talco & Grafite Spa"
coincise con il passaggio all'era industriale nell'estrazione del
delicato e prezioso minerale bianco, fino ad allora affidata a
piccole imprese artigiane. Poi, con l'arrivo dei francesi negli
Anni '80, la "Talco & Grafite" assunse il nome
"Luzenac", nome che ha conservato nel recente passaggio
all'attuale proprietà, la "Rio Tinto", multinazionale
con sede in Gran Bretagna.
La piccola brochure che i vertici dell'azienda hanno
deciso di inviare a tutte le famiglie della valle per ricordare e
condividere con loro l'avvenimento riporta in copertina una frase
che probabilmente vuole suonare rassicurante sul futuro delle
miniere: "Una storia che continua". Ed è proprio da
questa affermazione che abbiamo voluto partire incontrando
l'amministratore delegato della "Rio Tinto minerals-Luzenac
Val Chisone Spa", Stefano D'Orazio.
Di recente, infatti, il sindacato ha manifestato rispetto alla
Luzenac una certa preoccupazione sul futuro dell'azienda, che oggi
occupa una novantina di lavoratori tra minatori e amministrativi
ed estrae 30mila tonnellate di talco l'anno.
Dott. D'Orazio, la storia della Luzenac davvero è destinata a
continuare? «Non ci sono dubbi. il Gruppo Rio Tinto ritiene la
produzione del talco piemontese, grazie alla sua alta qualità,
strategica per la sua attività di fornitura a scopi farmaceutici
e cosmetici, anche se devo ricordare che la sua utilizzazione
spazia anche nei settori della carta, ceramiche, plastica,
agricoltura e altri ancora».
Come al solito però si teme la concorrenza cinese. «È
vero, la Cina dispone di talco di buona qualità, ma per fortuna i
costi di trasporto incidono in modo tale da non renderne
conveniente l'importazione».
Il sindacato teme anche che talco di minore qualità possa
essere nobilitato grazie a opportune raffinazioni chimiche. «Il
talco, soprattutto negli usi destinati alla cosmetica e alla
farmaceutica, non deve aver subito manipolazioni chimiche, il mio
Gruppo almeno la pensa così».
L'articolo prosegue nell'edizione in edicola
Alberto Maranetto |
No alla discarica di Buriasco, no al
deposito di rottami a Scalenghe
Dalla pianura agricola un muro di no
(PRIMA PAGINA)
Una settimana ad alta tensione, un duro
confronto tra mondi e interessi diversi
|
| C'era una volta la tranquilla pianura
pinerolese, tutta concetrata su di sè tra redditizie coltivazioni
di mais, allevamenti e poche ma solide imprese artigianali. Una
vita forse noiosa nonostante le tante feste di paese, ma
certamente sicura, solida. Oggi non è più così, è accaduto
qualcosa che la risucchia inesorabilmente nelle contraddizioni e
nei grandi problemi che affliggono la nostra società. Tutto è
concentrato in un piccolo ma significativo pezzo di terra tra
Buriasco e Scalenghe dove si vorrebbero realizzare una discarica a
servizio di tutto il Pinerolese e un deposito di una ditta privata
che si occupa della rottamazione di mezzi meccanici in buona parte
militari.
A Buriasco la vicenda è di maggiore spessore. Perchè il
Pinerolese ha di fronte a sè il problema di trovare il sito per
una nuova discarica prima di precipitare in una vera e propria
emergenza. Allo studio dell'Ato provinciale per i rifiuti che ha
individuato a Buriasco il sito più idoneo, gli abitanti di
Buriasco hanno risposto con un secco "non ci stiamo",
ribadito a muso duro quando il presidente dell'Ato Paolo Foietta,
la scorsa settimana, ha incontrato i buriaschesi. Il sindaco del
piccolo paese della pianura, Romano Armando ha chiesto un rinvio
della delibera con cui l'Ato dovrebbe prendere atto della
decisione e di poter verificare con propri tecnici i dati dello
studio in questione. Foietta risponde di essere disponibile ma che
comunque «la delibera dovrà essere presa». Intanto a
Buriasco è nato un comitato e il percorso obbligato sembra quello
che ha contraddistinto tante altre vicende analoghe.
A Scalenghe gli animi sono altrettanto surriscaldati anche se
il problema sembra decisamente più abbordabile. Anche qui c'è un
comitato del no, anche qui si è svolta un'assemblea di fuoco dove
il sindaco si è ritrovato in difficoltà a difendere la propria
posizione, espressa in una conferenza dei servizi, non contraria
all'insediamento del deposito di rottami. Bloccare tutto non
dovrebbe essere difficile, il sindaco e la Provincia dovranno
definire la loro posizione, ma certo quando di mezzo ci sono
questioni economiche nulla è mai scontato.
|
Scalenghe, l'altro fronte del no
La paura dell'uranio impoverito
Quali garanzie sul deposito di mezzi militari?
|
| Erano più di 500 all’oratorio di Viotto,
mercoledì 12, all’assemblea organizzata dal Comitato per il no
al trasferimento del deposito di mezzi militari da rottamare della
ditta Bianciotto di Pinerolo. Gli intervenuti volevano sentir dire
dal sindaco Bruno Garis che era contrario all’insediamento.
Garis sul palco: «Se la popolazione non è d’accordo il
Comune tira una riga sopra al progetto di Bianciotto».
Il presidente del Consiglio provinciale Sergio Vallero rintuzza
le affermazioni provocatorie che giungono da una parte del
pubblico e apre al dialogo, a tratti aspro e difficile ma utile.
La ditta Bianciotto ha chiesto, come prescrive la legge, di
rilocalizzarsi da Pinerolo a Scalenghe in zona Pista, a circa
1.700 m dal sito individuato per la discarica. A Scalenghe si
procederà allo smontaggio di mezzi e alla bonifica. Si prevede
l’arrivo di 745 vetture, 393 autocarri militari su un’area di
60.000 mq, un’officina per lo smontaggio, un reparto di
verniciatura, pressa per i metalli. L'impianto porterebbe al
Comune, in oneri di urbanizzazione, circa 100.000 euro.
Vi è stata una prima riunione all’assessorato all’Ambiente
della Provincia a fine aprile nel corso della quale, scorrendo il
progetto di massima, s’è deciso di procedere alla Valutazione
dell’impatto ambientale, per la possibile presenza nei mezzi
militari di eventuali tracce di uranio impoverito.
L’assessore provinciale Angela Massaglia: «Abbiamo il
progetto di massima di aprile, quello definitivo non è ancora
pervenuto e quindi la procedura della Via non è ancora avviata.
L’impatto sarà valutato anche con la possibile presenza del
sito della discarica. L’eventuale autorizzazione della Provincia
supererà la destinazione d’uso dell’area che oggi è agricola
per diventare artigianale. Lo permette una stranezza della legge».
Il pubblico incalza: i mezzi militari sparano proiettili con
uranio impoverito pericolosi per le persone e l’ambiente, quali
garanzie ci date voi politici?
Prova a tranquillizzare l’assessore provinciale alla Qualità
dell’aria Dorino Piras: «I mezzi che entreranno nel deposito
saranno testati per accertare la presenza di eventuali scorie,
saranno effettuati prelievi sull’acqua». Interviene il
sindaco Garis: «Il problema delle scorie di uranio impoverito
potrebbe esserci già adesso nel deposito di Pinerolo».
Nel caso in cui la Provincia dica sì al progetto definitivo,
il terreno di Scalenghe diventerà a destinazione artigianale?
Sindaco: «Proporrò in Giunta di dire “no” e non si
modificherà il Piano regolatore». Problema risolto? Parrebbe
di sì, ma una rilettura della legge non guasterebbe.
Presenti i sindaci dei paesi vicini, assente Pinerolo. Un secco
"no" all'arrivo dei mezzi militari anche dal Codacons
regionale: «È un'attività che, oltre ai rischi ambientali,
è ad elevato impatto paesaggistico», dice la presidente
Tiziana Sorriento.
Ezio Marchisio
|
Val Chisone, plaisentif: produzione limitata
a 2.300 tome
Perosa: tutti pazzi per il formaggio delle
viole
Sabato e domenica escursione e festa al
rifugio Selleries
|
| PEROSA - La rievocazione storica
"Poggio Oddone-Terra di confine", che quest'anno si è
tenuta domenica 16, ha dato il via (come ogni anno) alla vendita
del plaisentif, il "formaggio delle viole".
Tutto è iniziato proprio con il ritrovamento di una nota
storica che racconta di una "Toma di formaggio
dell’alpeggio", il plaisentif, che certi margari
dell'antico Escarton di Pragelato vendevano alla fiera di Perosa.
Oggi la toma è prodotta nuovamente negli alpeggi dell’alta
valle, secondo l’antica ricetta tutelata dalla Confraternita dei
Cavalieri del plaisentif.
Nel 2006 si sono marchiate e vendute 1.200 tome; nel 2007 ben
2.300 (pari a 4.600 kg), prodotte secondo un rigido disciplinare.
Difficilmente si arriverà in futuro a superare le 4.500 tome. Al
Consorzio partecipano 12 produttori: Ivano Challier (Usseaux),
Ettore Canton e Stefano Aglì (Pian dell’Alpe e Assietta,
Usseaux), Chiaffredo Agù (Alpe Selleries, Roure), Fratelli
Perotti (Alpe Gran Puy, Pragelato), Tiziano Aglì (Alpe Pra
Damount, Pragelato), Gianluca Riso (Alpe Meys, Pragelato), Mario
Giletta (Alpe Troncea, Pragelato), Massimo Tribolo (Alpe Chezal,
Pragelato), Silvio Berton (Alpe Brusà, Cesana), Daniele Bermound
(Alpe S. Sicario, Cesana), Ettore Lise (Alpe Monte Rotta,
Sestriere).
Il periodo di produzione corrisponde alla fioritura delle viole
in alpeggio. Sono forme tra i 20 e i 22 centimetri, alte tra i 6 e
7, del peso medio da 1,80 a 2,30 kg.
Un prodotto molto apprezzato dai ristoratori fuori della valle
(in Val Pellice e Valle Susa) ed è pubblicizzato in Romagna e
Toscana (dove ha avuto grande risonanza l’articolo pubblicato su
"Gamberorosso"). «Però - precisa il sindaco di
Perosa Giovanni Laurenti - occorre vigilare». Un
comunicato, infatti, recita: «In alcuni alpeggi dell’alta
valle vengono vendute forme di formaggio spacciandolo per
plaisentif, senza che vi sia il regolare marchio (una P con
una viola stilizzata, ndr), oppure prima che sia terminata la
giusta stagionatura». Il comunicato parla di «truffa nei
confronti dei consumatori».La prossima occasione per
degustare il formaggio delle viole sarà la Festa del plaisentif
al rifugio Selleries, organizzata insieme alle guide del Parco
Orsiera-Rocciavré per domenica 23.
Il programma inizia sabato sera con la cena a base di
plaisentif e di musica: interverranno la corale "I
ritrovati" della Valle Varaita (canti tradizionali) e il
gruppo Li Deiblandudi (danze occitane). Domenica ritrovo alle 9 a
Pra Catinat (parcheggio a monte del centro di soggiorno).
Escursione al Chardonnet, visita alle bergerie del Selleries,
degustazione e aperitivo gratuiti, pranzo in rifugio, danze
occitane e gofri prodotti dalla Pro loco di Roure. Informazioni:
rifugio Selleries, 0121 842.664, 347 318.2113; Pro loco Roure 0121
842.005; 338 866.0069. «Il formaggio va sempre a ruba - spiega
il gestore del rifugio Massimo Manavella - e il sentiero che
collega tutti i produttori è molto bello».
Esiste anche una proposta più ampia: un'escursione di tre
giorni da Usseaux al Selleries, organizzata da Discovery
Italy-Selene tours. È illustrata da un volantino con 12 stemmi
(tra cui Provincia, Comunità montana, produttori del
"formaggio delle viole", tre parchi, cinque Comuni
d'alta valle). Al momento, però, non sembra aver raggiunto il
grande pubblico.Al contrario le iniziative organizzate
direttamente dai rifugi e dal parco non sembrano tradire le
espettative: «Con le guide del parco e un'agenzia
specializzata di Coazze - spiega Manavella - abbiamo
inventato il giro dell'Orsiera solo a maggio e ha già avuto più
successo di quanto sperassimo. Un gruppo lo ha percorso tutto con
le guide e alcuni altri hanno aderito senza accompagnamento». La
proposta su sei giorni comprende cinque rifugi in tre valli.
Riccardo Lussana
Luca Prot |
 |
A Soucheres Hautes festa per
montanari doc
|
|
PRAGELATO - Erano almeno 90 le bancarelle e 15 gli
espositori che hanno dato vita alla Fiera zootecnica di
Soucheres Hautes, a Pragelato. Tremila i visitatori
stimati. In gran parte allevatori e abitanti della
montagna. Per loro una vera festa che celebra la fine del
periodo della monticazione. Come avveniva anticamente
quand'era chiamata "festa dei fichi", la fiera
è stata allestita nel piazzale dove oggi sorge la pista
da sci del baby. Bestiame di ogni genere era in
vendita (ed è sempre più raro un vero mercato per il
bestiame). Anche il vice-sindaco Daniele Ronchail ha
acquistato la sua ultima mucca (ormai è una piccola
mandria): «È stato un momento simpatico -
commenta il sindaco Valter Marin -, ma è anche il
segnale di un interessamento da parte dei giovani che è
ancora vivo. Alla festa fatta dalla borgata, con la
merenda sinoira e il ballo con le ghironde, si vedevano
famiglie di allevatori con tre generazioni di bergé». Animali,
macchine agricole, attrezzature moderne, balli
tradizionali al cospetto dei trampolini olimpici. L'antica
"Fiera dei fichi" è ancora la festa dei
montanari di oggi. (Foto Galliano)
|
|
--------------------------------------------------------------------------------------
da Riforma
Discarica
Buriasco -pdf
|
Il cuore malato della scuola
|
|
|
Difficile il rinnovare la scuola italiana anche perché le
vere priorità sono altrove
Maurizio Girolami
Il rincaro dei libri di testo e dei kit necessari agli
studenti, le strutture scolastiche fatiscenti, il disagio
adolescenziale (la demotivazione allo studio, il degrado
culturale, il bullismo, le droghe) non sono, purtroppo,
novità, a inizio dell’anno scolastico. Soffermiamoci
quindi sui rimedi che il governo Prodi mette in cantiere,
sui loro aspetti positivi e sui loro limiti, tenendo
presente che il cuore del problema è nel rapporto «qualitativo»
tra il docente o la docente e l’allievo o allieva e nel
contesto in cui esso si sviluppa.
Il tempo pieno
Abolito nel 2004 da Berlusconi, il tempo pieno viene
ora ripristinato, in quanto ritenuto, a ragione, uno
strumento prezioso per la realizzazione di una formazione
arricchita nella scuola dell’obbligo, oltre che un aiuto
per le famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano. Ma il
numero dei posti da attivare non deve superare quello del
2004 e la spesa deve rientrare nello stanziamento già
previsto in finanziaria per il personale della scuola. In
altre parole non ci sono fondi aggiuntivi per il tempo
pieno.
L’ammissione agli
esami di III media
Viene ripristinato il giudizio di ammissione
all’esame, il che può essere giusto – di esami nella
vita se ne devono affrontare – ma è sufficiente un
filtro per allievi non meritevoli, oppure si pensa anche a
una didattica più efficace e «mirata»?
I nuovi esami di maturità
È stata ripristinata la commissione di maturità
prevalentemente esterna, che interrompe la farsa di
studenti esaminati da chi li conosce già e, giudicando la
loro preparazione, giudica se stesso. Per non dire di
quanto accadeva nelle scuole private, dove la promozione
è spesso il corrispettivo di laute rette. Rimangono
insoluti tre problemi: 1) come potenziare le metodologie
didattiche in modo da portare avanti leve di giovani
sempre più eterogenee? 2) come ridefinire gli obiettivi
da raggiungere, per avvicinare la scuola italiana a quella
dei paesi europei? 3) come garantire un meccanismo di
accertamento dei livelli di preparazione imparziale e
omogeneo in tutto il paese?
L’apertura pomeridiana
delle scuole
Essa – dice il ministro– «è lo strumento
privilegiato per la lotta al disagio giovanile e alla
dispersione scolastica. La scuola può così tornare il
centro di promozione culturale, relazionale e di
cittadinanza attiva nella società civile in cui opera
favorendo il recupero scolastico e creando occasioni di
formazione in grado di elevare il livello culturale e di
benessere generale del territorio». Certo, per «realizzare
il pieno utilizzo delle attrezzature scolastiche a favore
degli studenti e della popolazione» servirà
un’articolazione e un’inventiva che non possono
esprimersi in una circolare. Serviranno un maggior impegno
di docenti e non docenti, attrezzature, esperti,
progettazioni di qualità. Per tutto ciò lo stanziamento
in finanziaria è di… 64 milioni di euro. L’obbiettivo
è alto. La sua credibilità è bassa.
Le cattedre
La Finanziaria prevede un taglio di 19.000 cattedre, ma
dato che Fioroni è riuscito a tagliarne solo 4.000, il
ministro dell’Economia ha minacciato di sottrarre 100
milioni di euro ai fondi assegnati alle scuole, con la
conseguenza di bloccare i piani dell’offerta formativa
degli istituti. Fioroni, per tamponare la falla, blocca le
nomine dei supplenti annuali per le classi aggiuntive
necessarie dove aumentano gli iscritti. Questo significa
gonfiare le classi fino a 35-40 allievi. Sarà più
efficace l’insegnamento in classi del genere? Ci saranno
miglioramenti in matematica? D’altronde, si obietta, la
coperta è troppo corta per far fronte alle necessità
della scuola e ai vincoli della spesa pubblica.
Il sostegno
all’handicap
Secondo i dati delle direzioni regionali gli alunni
disabili saranno nell’anno 2007-2008 quasi 200mila, per
i quali mancheranno 5.000 docenti di sostegno. Il taglio
degli insegnanti di sostegno ha colpito moltissime scuole,
mettendo in allarme sindacati e associazioni delle
famiglie con disabili. A parte il paradosso di misure del
genere prese da parte di un governo di centro-sinistra, la
«coperta corta» si ripropone. Agli insegnanti toccano
ancora due altre «attenzioni»: la carota di un aumento
(modesto) dei compensi (miseri) per gli esami, e il
bastone di uno snellimento delle procedure di
licenziamento per i cosiddetti «fannulloni» (niente da
dire per carità!).
Le scuole private
Qui l’eliminazione di uno scandalo distoglie
l’attenzione da uno scandalo clamoroso. Da un lato si
assegnano i candidati delle scuole private di recupero
alle scuole paritarie o statali più vicine, ponendo fine
ai «viaggi» nelle località dove le commissioni sono «addomesticate».
Dall’altro si «ritocca» la Costituzione con un decreto
legge che estende a tutte le scuole private le elargizioni
finora riservate a scuole materne e convenzionate. Brilla
il silenzio dei tanti che si definiscono laici. Questo
gretto clericalismo era già emerso a giugno, quando con
una circolare Fioroni aveva favorito i candidati alla
maturità che avevano frequentato l’ora di
cattolicesimo.
Come allargare la
coperta?
In conclusione: mancano i fondi per affrontare il cuore
del problema, la riqualificazione dei docenti e del loro
rapporto con gli allievi. I fondi si possono trovare
rovesciando l’ordine di priorità nella spesa pubblica.
Anziché tagliare le spese per la scuola, e aumentare (più
dell’11%) le spese per l’apparato militare e il
proseguimento di avventure guerresche (Afghanistan), fare
il contrario, rispettare la Costituzione su due principi
fondamentali: il ripudio della guerra e la cessazione di
tutti i finanziamenti alle scuole private. I «realisti»
parleranno di rapporti di forza, ma noi, che forza non ne
abbiamo, dovremmo forse rinunciare anche a rivendicare
principi cardine della Costituzione?
|
Scritte
e disegni sui muri
Accanto
alle semplici scritte, di argomento sportivo o politico e spesso di
tono ingiurioso, nelle zone più frequentate dai giovani compaiono
pitture anche elaborate e spesso «firmate» dagli autori
Samuele
Revel
Alla parola murales viene attribuito dal dizionario un
significato forte, «pitture realizzate su muri esterni di edifici o
su grandi pannelli all’aperto, spesso con significato di
contestazione politica e sociale». Anche a Pinerolo e nelle Valli,
questo mezzo di comunicazione continua a essere utilizzato
nonostante l’avvento di Internet e di tutte le smisurate forme di
comunicazione che ha aperto. Il muro rimane ancora un mezzo di
comunicazione, che può trasformarsi in muro viaggiante come quello
dei treni, su cui si possono lasciare messaggi che tutti vedano. Uno
degli esempi più vicini a noi riguarda la lotta «No-Tav» in val
di Susa: per descrivere la propria contrarietà all’opera la
popolazione ha letteralmente tappezzato di scritte ogni muro o altra
superficie.
In val Chisone erano già comparse alcune scritte riguardanti al
statale 23 del Sestriere negli anni in cui si discuteva di varianti
e in val Pellice ultimamente la strada delle Cave ha tenuto banco
nelle discussioni, e infatti sono nate alcune scritte che la
contestano. Altri murales a Pinerolo sono concentrati nei dintorni
delle stazioni, luogo di passaggio in cui molti leggono ciò che vi
è scritto e nella zona del centro studi, dove i messaggi sono
spesso rivolti all’altra fazione (politica e calcistica in
particolare). Uno particolare vicino alla stazione riguarda Renato
Curcio, anima delle Brigate Rosse, arrestato a Pinerolo, a
sottolineare l’importanza che ha avuto sul territorio la sua
figura e che ancora in alcuni ambienti probabilmente continua ad
avere.
È molto importante la relazione con il territorio, su tutti i
livelli: infatti alle scritte più generaliste (Juve, Toro,
fascisti, comunisti, ecc) si affiancano altre più mirate: in val
Pellice va per la maggior l’hockey, nella vicina val Po invece la
Lega Nord la fa, oggi un po’ meno, da padrona. Probabilmente però
la maggior parte di questo tipo di murales si ricollega a vicende
sentimentali, comuni e diffusi dappertutto.
Discorso a parte merita l’altra tipologia di murales, meglio
graffiti, ossia quelli che quasi sempre «semplicemente» riportano
la firma, la tag, dell’autore, ai più incomprensibile, ma
chiarissima nelle comunità dei writers (coloro che scrivono). A
volte queste tag vengono viste come un imbrattamento di muri ma
altre volte sono vere e proprie opere d’arte policromatiche che
coprono un desolante muro di cemento armato. Anche le
amministrazioni comunali in alcuni casi iniziano a vedere come
positive queste forme di comunicazioni garantendo alcuni spazi,
magari coinvolgendo a esempio i ragazzi delle «estati ragazzi» a
dipingere muri.
Un esempio che si avvicina a questa categoria può essere quello
della stazione Olimpica: sulla rampa del sottopasso infatti un lungo
e colorato murale, con tanto di firme leggibili dei tanti autori,
copre il grigio del cemento. Infine nel sottopasso del «movicentro»
di Pinerolo si possono trovare riassunte in pochi metri quadrati
tutte le tipologie prima descritte.
Rimangono anche da analizzare le pene previste per i writer: pene
pesanti, centinaia di euro, in alcuni casi migliaia, la carcerazioni
per mesi, in alcuni casi molti la vorrebbero per anni. A Luserna San
Giovanni invece la locale stazione dei Carabinieri, dopo aver
accertato l’autore di alcuni murales, lo ha «invitato» a
ripulire il tutto. Feroci battaglie si combattono nelle grandi città
(Bologna, Milano) dove il problema è più diffuso, mentre nelle
nostre zone, per lo più si lascia ancora correre.
seconda
settimana
dall'Eco del Chisone
12-9-07
Il partito è nuovo ma il sistema
elettorale è vecchio
|
|
Marco Travaglio, il giornalista che martedì 11 è stato ospite
di Pinerolo, in un suo editoriale ha definito la legge elettorale
in vigore una "porcata". Con una coloritura di
linguaggio ha espresso nient'altro che il pensiero più ricorrente
tra gli elettori. Siamo andati a votare ma non abbiamo scelto gli
uomini perché le liste erano tutte bloccate. Sono stati i vertici
a disegnarle, centellinando umori, "pesi specifici"
all'interno delle correnti che caratterizzano i partiti.
Ora c'è il dibattito in corso. Da una parte una fumosa
proposta del centrodestra i cui principi ispiratori pare siano il
presupposto per un colloquio con il centrosinistra (ma non
all'unanimità). Dall'altra un referendum che potrebbe rimescolare
le carte in gioco. Ma, va detto per correttezza, anche il
referendum non modificava di fatto il sistema preselettivo dei
candidati. Semplicemente poneva alcuni sbarramenti percentuali per
evitare la frammentazione politica, evitando anche che Berlusconi
o Bertinotti si presentino in troppi collegi, tanto per racimolare
voti, scegliendo poi l'opzione migliore, anch'essa nell'ottica di
scelte di vertice.
In definitiva si manterrebbe una condizione che oggi trova una
stragrande maggioranza di italiani almeno su questo d'accordo: non
si può perpetuare all'infinito l'impossibilità di scegliere il
candidato, perché già qualcuno - e sono sempre i vertici
protagonisti - l'ha designato.
C'è poca voglia di cambiare le cose. E ne è una dimostrazione
il sistema elettorale che tra un mese coinvolgerà - così almeno
dicono - alcuni milioni di italiani e forse 6-10mila elettori del
Pinerolese. Si tratta dell'elezione dell'Assemblea costituente del
nuovo Partito democratico.
Il 14 ottobre si tratta di assegnare 2.400 seggi nazionali e
4.800 regionali (di cui 12 e 24 tra i collegi di Pinerolo e
Nichelino). Ma non si andrà a votare per scegliere direttamente
il candidato segretario nazionale. Infatti si voteranno delle
liste di appoggio ai vari Veltroni, Bindi, Letta ed agli altri
"minori". Praticamente i grandi elettori sul sistema
americano.
Ma chi andrà al voto, all'interno di ogni lista d'appoggio,
potrà scegliere quale candidato votare? Niente affatto. Saranno i
gruppi (o definiamoli più semplicemente le correnti) ad indicare
i nomi, avendo l'accortezza - è lo statuto che lo richiede - che
siano liste dove nell'ordine un candidato è uomo e l'altro donna.
E chi verrà eletto? I primi della lista, perché non verrà
concessa la possibilità di scegliere. Così la lista di appoggio
a Veltroni, supposto che abbia il 50 per cento dei suffragi, fino
a metà circa avrà candidati forti, poi ci saranno i "paria
del volontariato" che sanno già prima che non verranno
eletti.
Insomma, un partito nuovo che nasce su un sistema elettorale
che (a parole) molti, ipocritamente, dicono di aborrire.
Pier Giovanni Trossero
|
In Val Pellice
L'Asl 10 incontra la comunità cinese
Per spiegare diritti e doveri
|
|
Nell’anagrafe dell’Asl 10 risultano circa 200 cinesi
residenti in Val Pellice, piccola appendice della ben più
numerosa comunità che gravita sulla zona di Barge e Bagnolo. Pur
essendo in numero ridotto, pongono un importante problema di
comunicazione, perché quasi nessuno degli adulti conosce
l’italiano e di conoscenza le "regole" da rispettare,
cioè quell'insieme complesso di loro doveri e diritti.
Per questo l’Asl 10, di concerto con la Comunità montana Val
Pellice, ha promosso una serie di incontri che si terranno a
Luserna S. Giovanni, dalle 19 alle 21, nella Ludoteca di via
Ex-deportati e internati 1, con la presenza di una mediatrice
culturale cinese. Si comincerà il 20 settembre. All'incontro
parteciperanno l'assistente sociale della Comunità montana e le
insegnanti delle scuole locali per illustrare le regole, le
attività, i servizi del sistema scolastico, ma anche per spiegare
qual è il senso dell'infanzia e dell'adolescenza in questo Paese;
il Servizio di igiene pubblica, che parlerà dei requisiti
igienici e di sicurezza previsti per le abitazioni; l’Assistenza
sanitaria territoriale parlerà dell’organizzazione della sanità,
a partire dal medico di famiglia e dalle farmacie, passando per la
guardia medica e il 118, per finire col Pronto soccorso e
l’ospedale.
Negli incontri successivi si parlerà di altre questioni,
riguardanti soprattutto la sanità.
Gli incontri prevedono una breve esposizione in italiano
dell’argomento previsto, con immediata traduzione in cinese e
successiva discussione con i presenti. Quindi sono invitati non
solo i cinesi ma tutti gli abitanti della Val Pellice, italiani e
stranieri, interessati a conoscere meglio i servizi socio-sanitari
e scolastici disponibili sul loro territorio.
Sull’intero territorio dell’Asl 10 i cinesi sono circa 270,
l’8% dei 3.500 extracomunitari registrati (cifra che però
comprende anche i numerosi rumeni, ormai entrati a far parte
dell’Ue).
|
Per 80 lavoratori, 120 a orario ridotto
Cassa integrazione alla Sachs: contingenza
o qualcosa di più?
|
|
Quale futuro per lo stabilimento Sachs Automotive Italia di
Villar Perosa? Se lo chiedono da un po' i circa 200 lavoratori tra
operai e impiegati che lavorano nella fabbrica del Gruppo ZF,
specializzata nella produzione di ammortizzatori osservando
l'esodo di macchinari in atto ormai da mesi. Se lo chiedono ora i
sindacati dopo che, nei giorni scorsi, si sono visti recapitare
dei vertici dell'azienda, la richiesta di cassa integrazione
ordinaria a zero ore per 80 lavoratori e la riduzione di orario a
24 ore settimanali per 120 dipendenti, entrambe nel periodo che va
dal 17 settembre al 27 ottobre. In pratica è come fermare mezza
fabbrica.
Per il delegato Cisl, Luciano Bounus, «nella richiesta non
c'è nulla di allarmante, la richiesta coinvolge un numero alto di
lavoratori ma è la prassi in questi casi, poiché in questo modo
l'azienda evita di dover fare più richieste in caso di neccessità.
In realtà il provvedimento riguarderà 40 persone». E il
futuro? «L'azienda - spiega ancora Bounus - sta vivendo
una frase di transizione: si sta passando da una produzione di
ammortizzatori per auto a quella per moto, per la quale ci sono già
delle commesse da parte della Bmw. L'azienda ci ha garantito
investimenti, ma penso che non si entrerà a pieno regime ancora
per un anno».
Più preoccupato Colina della Cgil: «Penso che a questo
punto occorra un incontro chiarificatore con l'azienda».
A.M.
|
Per sfruttare i finanziamenti Ue
Nasce la Chav: Italia e Francia a
braccetto
|
|
GIAVENO - Martedì 4 a Giaveno la Conferenza degli
amministratori delle alte valli (Chav) da protocollo di
cooperazione è diventata associazione. Con la firma dell'atto
costitutivo, sei Comunità montane italiane e sei francesi hanno
rinnovato l'impegno a cooperare per sfruttare i finanziamenti
europei.
Un passo storico, sette secoli dopo la nascita degli Escartons.
Ma alle dodici Comunità montane non costerà un euro in più: non
si tratta infatti di un ente strumentale, quindi niente personale
aggiuntivo, né stipendi o gettoni di presenza.
«Si è voluta solo formalizzare una situazione che va
avanti da tempo» spiega il vice-presidente
dell’associazione Giovanni Arolfo, rappresentante della Comunità
montana Valli Chisone e Germanasca. «La Conferenza -
aggiunge - sarà lo strumento operativo per la progettazione
integrata in vista delle politiche comunitarie».
Gli uffici delle dodici Comunità montane e Communauté de
Communes collaborano in modo ufficiale già dal dicembre 2000. Ma
la storia del loro dialogo va avanti da decenni. Oulx ospiterà la
sede legale della Chav. La Communautées des Communes du Briançonnais
quella operativa.
La presidenza della Conferenza è passata da Roberto Prinzio,
presidente dimissionario della Comunità montana Valli Chisone e
Germanasca, a Pierre Jourcin, sindaco di Lanslebourg-Montcenis e
presidente della Communauté des Communes de la Haute
Maurienne-Vanois. Gli altri eletti nel Consiglio direttivo:
Giovanni Arolfo (vice-presidenza), Guy Hermitte (Communauté du
Briançonnais), Christian Laurens (Escartons du Queyras), Antonio
Ferrentino (Bassa Val Susa e Val Cenischia) e Claudio Bertacco
(Alta Valle Susa).
Le altre Comunità montane che fanno parte del Consiglio
generale: Val Pellice, Pinerolese pedemontano e Val Sangone. Sia
pur con la spada di Damocle del riordino degli enti locali
italiani, che potrebbe ridimensionarne il numero. Le altre
Communauté de Communes della Chav: Pays des Ecrins e Guillestrois,
oltre al Syndacat intercommunal de Modane.
Dopo quattro progetti Interreg già realizzati con
finanziamenti del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, ora la
Conferenza punta a fruire della prossima tornata progettuale
Alcotra 2007-2013. Cinque anni per presentare progetti che
potranno riguardare servizi alla popolazione e infrastrutture,
economia e lavoro, innovazione e comunicazione, salvaguardia del
territorio. E se la cooperazione ormai non è più una novità, «il
futuro - commenta Arolfo - resta però tutto da inventare».
Alla firma dello Statuto erano presenti anche l’assessore
regionale Bruna Sibille, Lido Riba, presidente dell’Uncem
Piemonte e Osvaldo Napoli, vice-presidente dell'Anci nazionale.
Luca Prot
|
Discarica, incontro con l'Ato R
|
|
BURIASCO - «Siamo sconcertati per la scelta dell'Ato
rifiuti di ritenere il sito di Buriasco come il più idoneo a
realizzare la discarica per il Pinerolese – riferisce il
sindaco di Buriasco, Romano Armando –. A fine luglio, in un
Consiglio comunale "ad hoc", avevamo respinto
quest'ipotesi ritenendo il sito di Buriasco, in regione Granetti,
per nulla idoneo ad ospitare la discarica perché terreno agricolo
molto fertile con la presenza di aziende agricole fiorenti, con un
sottosuolo assai ghiaioso con una facile penetrazione del
percolato nella falda e soprattutto per la presenza di quasi la
metà della popolazione del paese nel raggio che va dai 1.000 ai
1.500 metri».
Gli stessi concetti sono stati ribaditi in un'ulteriore
delibera di fine agosto, portata avanti con Scalenghe, Cercenasco.
Sempre il sindaco: «Già giovedì sera è prevista a Buriasco
la presenza dell'arch. Foietta, responsabile dell'Ato rifiuti.
Dovrà spiegare come su 39 siti presi in esame la scelta sia
caduta proprio su Buriasco e quali saranno le ricadute ambientali
per il paese. Da parte nostra comunque ci attiveremo in una ferma
opposizione già a cominciare dalla Conferenza dei servizi in
Provincia e valutando anche se ci sono i presupposti per un
ricorso al Tar».
|
Lo dice il sindaco Armando dopo la decisione
dell'Ato di localizzare il sito a Buriasco
«Contro la discarica ricorreremo al Tar»
La decisione comunicata dal presidente Foietta
all'assemblea del consorzio Acea
|
|
Dopo mesi di discussioni, studi e incontri, come promesso il
presidente dell'Ato dei rifiuti provinciale, Paolo Foietta, ha
emesso la sua sentenza: la discarica si farà a Buriasco. Decisiva
dopo l'esclusione dovuta alla presenza di vincoli idrogeologici
del sito di Frossasco. La notizia, dopo l'anticipazione della
scorsa settimana apparsa su "L'Eco", da qualche giorno
era di dominio pubblico, ma è stata data in modo ufficiale lunedì
all'Assemblea dei sindaci del Consorzio Acea.
«Su questa decisione supportata da dati tecnici oggettivi
non tornerò indietro» assicura Foietta. Il sindaco di
Buriasco però, pur senza annunciare barricate, ribatte: «Ci
opporremo anche ricorrendo al Tar». Giovedì prossimo il
presidente delll'Ato sarà a Buriasco, in piazza, a spiegare i
motivi della sua decisione.
|
da Riforma
Estate
alternativa nei rifugi
L'attività
più propriamente ricettiva e di ristorazione si affianca in vari modi
a quella dell'escursionismo puro. Il carattere atipico del «Selleries»
immerso nel parco dell'Orsiera
Samuele
Revel
Piervaldo
Rostan
Gli italiani camminano poco, ma (forse) preferiscono andare in
bici. Potrebbe essere questa la prima immagine di un’estate nei
nostri rifugi alpini dove si conferma l’antica e consolidata
tendenza di vedere pochi italiani scegliere la vacanza–trekking
sulle Alpi mentre si rafforza la presenza di francesi, olandesi,
tedeschi e belgi.
Le due settimane di agosto caratterizzate da pioggia (in alcuni casi
anche da fiocchi di neve), freddo e nebbia hanno allontanato i
visitatori proprio nel periodo di (teorico) massimo affollamento.
Eppure in val Pellice non si lamenta Roberto Pascal del rifugio
Barbara: «In alcune giornate abbiamo superato i 100 coperti a pranzo
e le giornate luminose anche se fresche di inizio settembre ci hanno
portato parecchia gente. In generale non mi lamento anche se è andata
meno bene che nel 2006».
«Si è lavorato bene a inizio estate – continua Pascal –;
specialmente in luglio abbiamo avuto tanti escursionisti piuttosto che
persone a mangiare, mentre l’anno scorso si era lavorato di più col
bar-ristorante. In maggio avevamo proposto alcune iniziative come i
concerti e manifestazioni ciclistiche che hanno avuto un buon successo».
Anzi, grazie a varie iniziative di promozione sembra prendere sempre
più piede la salita della Comba dei Carbonieri; specie di domenica la
presenza di ciclisti è davvero imponente.
Una situazione che coinvolge anche altri rifugi, come quello del
Barant fra Barbara e Jervis del Pra: sono in tanti gli appassionati
che salgono al colle con la mountain bike. Soddisfazione esprimono i
neo-gestori del rifugio anche se per quasi 2 mesi hanno dovuto
lavorare in condizioni difficili per il prosciugamento della fontana
da cui il rifugio attinge l’acqua; la struttura resterà aperta fino
al prossimo fine settimana e poi nei week end a seconda del meteo.
Tanti (per le ridotte dimensioni della struttura), anche i passaggi al
bivacco Boucie, che nel periodo estivo resta per un paio di mesi
custodito; si riesce a stare anche in 25 per un pasto, commentano i «gestori»,
in un ambiente unico con gli stambecchi a pochi passi. Francesi la
maggior parte delle presenze.
Al rifugio lago Verde in alta val Germanasca invece, ultimamente
interessato da lavori di ammodernamento, «i passaggi di escursionisti
sono stati nella media – ci spiega il gestore Guido Frache – con
maggioranza di francesi che utilizzano il rifugio per trekking di
alcuni giorni. Per i clienti italiani invece il discorso cambia in
quanto il tipo di escursione di limita alla gita in giornata e pare
che ci sia un’attenzione maggiore alle spese che fanno rispetto al
passato». Spostandosi però nella vicina val Chisone, al rifugio
Selleries, nel parco dell’Orsiera-Rocciavrè, si scopre una
situazione diversa. Dopo 5 anni di chiusura è stato infatti riaperto
il rifugio che conta su una tipologia di escursionisti «all’80%
italiani – ci dice Massimo Manavella, il gestore della struttura
–, che trascorrono anche diversi giorni utilizzando il rifugio come
campo base per le escursioni, e abbiamo avuto un, naturale, aumento
delle presenze». Il vantaggio di questo rifugio potrebbe derivare dal
fatto di essere inserito nel parco. «Certo – continua Manavella –
c’è un ottimo rapporto di collaborazione con il parco, al punto di
vendere tramite agenzia, cosa normale negli altri paesi una novità
invece per l’Italia, pacchetti che comprendevano escursioni con
guida e pernottamenti nei rifugi all’interno del parco». Ora si
prospetta una stagione invernale che se per il lago Verde, vista la
quota dove è situato, vuol dire chiusura, per il Selleries invece
apertura continuata, con una tipologia di fruitori completamente
diversa da quella estiva.
Predicazione
di apertura del Sinodo tenuta nel tempio di Torre Pellice
Domenica 26 agosto 2007. - htm
Alcune decisioni del Sinodo:
Ecumenismo Noi
membri componenti il Sinodo della Chiesa evangelica valdese, Unione
delle Chiese metodiste e valdesi in Italia, - considerando la
situazione ecumenica creatasi a seguito del recente motu proprio
intitolato Summorum
Pontificum di
Benedetto XVI che ha ridato spazio alla messa in latino secondo il
messale romano di Pio V (1570), caratterizzato dalla negazione di
tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del
rinnovamento del culto pubblico cristiano, e del documento
intitolato Risposte
a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della chiesa,
datato 29 giugno 2007 dalla Congregazione per la Dottrina della
fede nel quale, tra le altre cose, si afferma che l'unica Chiesa di
Cristo «sussiste esclusivamente nella sola Chiesa Cattolica»
romana e che le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo «non
possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate chiese
"in senso proprio"», - constatando che in questi due
documenti vaticani soffia uno spirito che è più quello della
Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II nelle
sue spinte e decisioni riformatrici, ringraziamo Dio per avere
chiamato le nostre chiese a esistere e a sussistere per servirlo e
testimoniarlo, per aver messo nel nostro cuore la certezza di
essere parte della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, nella
quale Cristo per pura misericordia ci accoglie, giustifica e
santifica, e per averci resi consapevoli che questa appartenenza dipende
solo dalla Parola di Dio, cioè dalla promessa di Cristo che dice:
«dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, quivi sono io in
mezzo a loro» (Mat. 18, 20); ringraziamo Dio per aver suscitato da
più di un secolo il movimento ecumenico, che è stato e resta per
noi una grande scuola di umiltà e fraternità vissuta, e per aver
suscitato anche per le nostre chiese in Italia rapporti amichevoli
e fraterni con tanti cattolici - singole persone, gruppi,
movimenti, comunità, parrocchie - che costituiscono ormai una
realtà, certo ancora minoritaria, ma tanto più preziosa, vissuta
insieme nella condivisione degli aspetti fondamentali della fede
cristiana, nell'ascolto comune della Parola di Dio e nella tensione
verso una reciproca accoglienza alla Mensa del Signore; ringraziamo
Dio per averci liberato da otto secoli come valdesi e da cinque
come protestanti dalla sudditanza al Pontefice romano, che noi
riconosciamo come fratello in Cristo, ma non come maestro di fede,
tanto più dovendo constatare ancora una volta che il Papato e la
Curia romana sono oggi, come già nel XVI secolo, un ostacolo
all'unità cristiana; invitiamo le Chiese valdesi e metodiste a non
disertare oggi il movimento ecumenico e a non ridurre il loro
impegno ecumenico ma anzi ad intensificarlo e rinnovarlo dovunque
sia possibile, manifestando nel contempo con serenità e fermezza
questa nostra presa di posizione.
Testamento
biologico Il
Sinodo ritiene che debba essere mantenuta alta e costante l'attenzione
sulle conseguenze etiche poste dagli incessanti sviluppi delle
scienze e delle tecniche nonché delle loro applicazioni. In
particolare ritiene che vi sia ormai una priorità nell'approvazione di
una legge sulle direttive anticipate di fine vita, anche conosciute come
«testamento biologico». La sempre maggiore efficacia della
medicina – unitamente a molteplici altri fattori – permette
infatti di prolungare sensibilmente il corso dell'esistenza umana
senza però garantire, al tempo stesso, la piena conservazione
delle capacità di intendere e di volere della persona. Poiché
la cura del malato, in ogni suo aspetto, deve sempre presupporre il
suo consenso – fatta eccezione per le situazioni di necessità e
di urgenza – nessuno, neppure i parenti, è abilitato a esprimere
la volontà del paziente in vece sua. È principio di civiltà dare
voce, attraverso una legge, alle scelte della persona compiute con
coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità
nell'esprimere validamente il suo pensiero. L'approvazione di una
legge sulle direttive anticipate costituirebbe, tra l'altro,
semplice adempimento della Convenzione di Oviedo del 1997, già
ratificata dallo Stato italiano, e in particolare dell'art. 9
laddove si afferma che «i desideri precedentemente espressi a
proposito di un intervento medico da parte del paziente che, al
momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà,
saranno tenuti in considerazione».
Omosessualità Il
Sinodo, considerata la condizione di discriminazione sociale e legislativa
in cui versano molte persone omosessuali nel nostro paese che,
limitando oggettivamente il loro diritto ad avere una affettività
serena e responsabile, le rende oggetto di violenza fisica e
psicologica; la situazione, lesiva per i fondamentali diritti
umani, a cui sono sottoposti milioni di omosessuali nel resto del
mondo là dove le persone omosessuali sono esposte a persecuzioni
nell'indifferenza quasi assoluta dei governi occidentali,
disinteressati anche alla problematica della concessione del
diritto d'asilo a coloro che sono soggetti, nel proprio paese
d'origine, a minacce, pene corporali e sovente anche a pena
capitale per il loro diverso orientamento affettivo; esprime -
la propria solidarietà alle persone omosessuali oggetto di
discriminazioni e persecuzioni; - la propria preoccupazione
per il repentino aumento degli episodi di omofobia sociale e fisica
in Italia; - la propria condanna ferma ed assoluta verso le
persecuzioni e le condanne capitali emesse in molti paesi nei
confronti di persone omosessuali; invita in vista
dell'Assemblea-Sinodo Bmv di novembre 2007, le chiese ad appoggiare
organizzazioni, gruppi e iniziative tese a sensibilizzare l'opinione
contro il pericolo strisciante dell'omofobia e coloro che si
impegnano per salvare dal boia migliaia di persone condannate ingiustamente
a causa del loro diverso orientamento affettivo; le chiese a
sostenere le veglie ecumeniche di preghiera contro l'omofobia che,
nell'ultimo anno, si sono susseguite in varie città d'Italia,
specialmente il 28 giugno (giornata internazionale di festa del
movimento di liberazione omosessuale) con l'appoggio trainante di
alcune nostre comunità locali. favore di
ogni iniziativa che vada nella direzione di una moratoria o
abolizione internazionale della pena di morte.
prima
settimana
dall'Eco del Chisone
5-9-07
Dopo-Prinzio: avviate le consultazioni
|
|
PEROSA - Chiunque sia il successore di Roberto Prinzio, il
nuovo presidente della Comunità montana Valli Chisone e
Germanasca dovrà essere un "traghettatore autorevole".
È (in sintesi) il profilo tracciato fra mille cautele da Viller
Manfredini, capogruppo di maggioranza a Fenestrelle e in Comunità
montana. È lui l'incaricato a svolgere le consultazioni.
«La sostituzione dovrà avvenire per la fine di ottobre». Nel
Consiglio di Comunità del 24 settembre non se ne parlerà.
Nomi Manfredini non ne pronuncia manco uno: «Si arriverà a
votare, ma vorremmo che il voto non laceri ciò che è stato
faticosamente ricomposto». Il riferimento è alla (rocambolesca)
composizone della Giunta, tutta di centro-sinistra.
Niente toto-nomi. Solo un ragionamento sui criteri di scelta:
«Si tratta di colmare il vuoto lasciato dal presidente per
esperienza e immagine politica». Qualcuno che porti a termine il
programma già iniziato «in questa fase più politica che
programmatica».
Un candidato naturale potrebbe essere la vice-presidente Clara
Bounous («la sua possibile candidatura è nella logica delle cose»,
commenta Manfredini). Ma il suo non è l'unico nome a circolare.
Per Manfredini «ci sono diverse aspirazioni, ma in politica si fa
ciò che si può, non ciò che si vuole». Fra i più quotati,
l'assessore ai Lavori pubblici Andrea Coucourde. Anche Marco
Bourlot (Turismo) potrebbe essere fra gli aspiranti.
Comunque si ragiona all'interno della Giunta. E per il posto
che si libererà, sempre che si decida di rimpiazzarlo, non si
esclude lo stesso Manfredini: «Fenestrelle reclamerà un posto in
Giunta dal 2009 - commenta lui -. Se questa aspirazione si
anticiperà sarò contento». Per il resto non si prevedono
rimpasti o spostamenti delle deleghe che contano.
|
Cda Acea
Prinzio al timone, Zanzottera nell'equipaggio
|
|
Il vice-sindaco di Pinerolo Zanzottera da venerdì 31 agosto è
un ex. Si è infatti dimesso per entrare nel Consiglio
d'amministrazione dell'Acea (che presto sceglierà i suoi cinque
membri) rispondendo "obbedisco" alla proposta di Paolo
Covato costretto a far spazio in Giunta per garantire il posto al
sole alla Sinistra democratica, che legittimamente lo rivendica
rappresentando ormai la seconda forza in Consiglio comunale, ed
alla componente popolare della Margherita fin ora esclusa dalla
stanza dei bottoni.
Zanzottera all'Acea, dunque, anche se il presidente proposto
dall'azionista di maggioranza Pinerolo, sarà Roberto Prinzio, che
ha già lasciato la Comunità montana al braccio destro Clara
Bounous che gestirà l'ente sino alle elezioni di ottobre.
|
Inizia la costruzione di altri 23
condomini a Plan di Pragelato
|
|
PRAGELATO - Sono iniziati a
Plan, all'imbocco della Val Troncea, gli scavi per altri 23
condomini, a completamento del Piano esecutivo convenzionato. Le
concessioni per il completamento l'impresa Plan 2000 le aveva
ottenute già da tempo. Accanto ai 14.500 metri cubi già
costruiti tra la Sr 23 e la stradina della Val Troncea, ne
sorgeranno altri 17.000 distribuiti in 138 nuove unità
immobiliari. Gruppi di edifici (analoghi a quelli esistenti)
saranno combacianti. Il complesso a fronte strada prevede al pian
terreno 430 metri quadri destinati al commercio, pari a 1.200
metri cubi.
In tutta l'area del Pec raggiungerà circa 41mila metri cubi
edificati. «Erano concessi dal Piano paesistico regionale -
spiega l'Ufficio tecnico - che negli Anni '90 ha limitato le
cubature e concentrato l'area solo sopra la stradina, mentre prima
era edificabile anche la parte sotto».
Proprio in quella zona, temporaneamente occupata dai parcheggi
olimpici come opere di urbanizzazione l'impresa ha realizzato un
parco giochi, entrato in funzione quest'estate e ceduto al Comune.
|
In tutto 9.400 euro
Pinerolo: pulizie post rave, pagherà lo
Stato
|
|
L'onda lunga del rave party ha investito il Consiglio comunale
convocato martedì e mercoledì scorsi e interamente dedicato a
mozioni e interrogazioni.
La prima - presentata dai consiglieri Cirri, Chiabrando, Bagnus,
Ganci, Revel, Trombotto, Bianco, Ras e Bolla - riguardava proprio
il raduno non autorizzato al Galoppatoio di Baudenasca. Molteplici
le richieste in merito: non far pagare ai cittadini il prezzo del
rave, fare in modo che una simile emergenza non si ripeta e dare
ai residenti una sorta di risarcimento con l'impegno a installare
una migliore illuminazione e marciapiedi più ampi nella piazzetta
della frazione (quest'ultima proposta contenuta in un emendamento
di Passerò).
Covato ha risposto che «sia le luci sia i marciapiedi fanno già
parte dei prossimi impegni amministrativi». Ed ha incassato
critiche (l'invito di alcuni consiglieri dell'opposizione a
chiedere scusa agli abitanti di Baudenasca), ma anche il plauso,
con riserva, di Tullio Cirri (minoranza) che si è complimentato
per come abbia saputo gestire l'occupazione… ed un po' meno su
come non sia riuscito a prevenirla.
Lo sgombero e la pulizia dell'area affidato all'Acea (ci ha
lavorato quattro giorni) è alla fine costato 9.400 euro tra
smaltimento rifiuti (erano 40 le tonnellate sparse quà e là
malgrado i 5 cassoni da 20 metri cubi collocati sul posto),
conferimento in discarica, allacciamento e consumo acqua,
installazione bagni chimici. «Ma la cifra - spiega il sindaco -
non graverà sulla comunità locale. Parola di Prefetto che mi ha
rassicurato». La fattura, a quanto pare, la pagherà la direzione
della Protezione civile.
|
Sarà a Buriasco, Frossasco, Cercenasco,
Scalenghe o Pinerolo?
Discarica pinerolese: tra 5 giorni decisione
finale
Determinanti le verifiche sulla profondità
delle falde
|
|
Paolo Foietta, presidente del Consiglio di amministrazione
dell'Ato, non ha più dubbi: «Lunedì 10 riunirò i sindaci dei
Comuni pinerolesi dell'Ato e decideremo dove verrà localizzata la
nuova discarica per il Pinerolese. Martedì porterò in Consiglio
la delibera».
Già, ma dove sarà la nuova discarica? Dopo decine di
riunioni, verifiche e aggiornamenti di dati sono emerse cinque
località: Buriasco, Pinerolo, Frossasco, Cercenasco e Scalenghe.
Come era previsto c'è stato un coro di no, «non vogliamo la
discarica». Qualcuno aveva anche proposto l'ampliamento
dell'attuale discarica di Pinerolo. Ma è una scelta,
tecnicamente, impraticabile.
In questi giorni sono così in piena attività gli Uffici
tecnici dell'Ato per un'ulteriore verifica che tenga conto
soprattutto di alcuni elementi: la presenza di popolazione nelle
zone prossime alla discarica, la profondità della falda e
l'impatto per l'agricoltura.
Da soli questi tre elementi costituiscono il 90% dei "pesi
decisionali".
I dati sulla popolazione sono quelli già noti; resta invece da
controllare - e su questo stanno lavorando i tecnici - la
profondità delle falde nei cinque Comuni interessati che può
avere anche un'incidenza sulla superficie di territorio
interessato. Nel senso che, più profonda è la falda, meno
terreno verrebbe sottratto ad usi agricoli.
Mancano informazioni certe, ma sembra che la maggiore profondità
della falda - oltre quindici metri - sia riscontrabile nel
territorio di Buriasco e di Pinerolo.
|
Villar Perosa
Il Gruppo Skf cederà l'unità produttiva
Omvp
|
|
Sul possibile nome della nuova proprietà della Omvp di Villar
Perosa (di cui s'era scritto nell'ultimo numero de
"L'Eco") si pronunciano alcuni esponenti delle
Rappresentanze sindacali unitarie di questa importante industria
collegata alla Skf. Dicono: «Ribadiamo che nel corso del mese di
settembre è previsto un incontro tra le Rsu e le segreterie
sindacali con la direzione dello stabilimento e quella centrale
del Gruppo Skf Italia presso l'Unione industriale di Torino per
monitorare ed analizzare la situazione della Omvp», aggiungendo
che «è conosciuta da tempo la volontà del Gruppo Skf di cedere
l'unità produttiva di Villar Perosa».
La Omvp di Villar conta 640 dipendenti e vi è un accordo tra
azienda e sindacato per la mobilità di una cinquantina di
addetti.
|
Moretta, continua il presidio permanente
allo stabilimento
Ex-Locatelli, a settembre si muoverà la
Regione?
Interrogazione di Rifondazione e proposta di
un Consiglio aperto
|
|
MORETTA - Niente di nuovo sul fronte della ex-Locatelli di
Moretta, l'azienda lattiero-casearia la cui proprietà francese ha
deciso di chiudere il 31 ottobre. La crisi tocca 150 lavoratori,
60 stagionali, aziende di manutenzione, la ditta di trasporto del
latte. L'ex-Locatelli è un punto di crisi in provincia di Cuneo
con la Michelin, l'Alstom di Fossano, la Bertello di Borgo S.
Dalmazzo e la St. Gobain.
Il 26 luglio scorso i consiglieri regionali Gian Piero Clement
e Sergio Dalmasso avevano presentato un'interrogazione agli
assessori Migliasso, Taricco e Peveraro affinché la Regione
intervenisse convocando azienda, Provincia, sindacato e parti
interessate. «A distanza di un mese - dice Clement - non è
successo nulla. Speriamo si muova qualcosa con la ripresa di
settembre. Bisogna gestire la situazione, preoccuparsi del lavoro
dei dipendenti e dei produttori del latte che oggi lo conferiscono
alla ex-Locatelli».
L'ex-Locatelli, di proprietà della famiglia francese Besnier,
è proprietaria anche dei marchi Invernizzi, Cademartori e Galbani.
"AAA Imprenditore serio cercasi", è uno dei cartelli
che i lavoratori della ex-Locatelli hanno messo sulla statale di
Moretta. Sarebbe questo l'unico modo per risolvere la delicata
questione del caseificio. Col passare del tempo il futuro si fa
sempre più difficile.
Per sensibilizzare la popolazione i lavoratori hanno allestito
un presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento.
Anche il Tg3 ha dedicato spazio all'iniziativa dando voce alle
proteste degli operai ed al sindaco Enrico Prat.
Il gruppo consigliare di minoranza "Moretta per
tutti" ha proposto due iniziative di appoggio ai lavoratori
della Locatelli. In una lettera è stato chiesto al direttore
Vittorio Olivari che una delegazione del Consiglio comunale possa
visitare lo stabilimento per «rendersi conto del patrimonio umano
e tecnologico che il sito produttivo di Moretta esprime».
La seconda proposta è di convocare un Consiglio aperto accanto
al presidio della Locatelli. Scrive la minoranza:«È nostra
intenzione dimostrare solidarietà ai lavoratori, ma soprattutto
crediamo che sia arrivato il momento di informare i morettesi su
che cosa si è fatto sulle prospettive del sito produttivo».
Avete già avuto risposta dal dott. Olivari? «Ad oggi
purtroppo non ci è arrivata alcuna risposta», risponde Francesco
Macchioni, consigliere di minoranza.
Quando si terrà il Consiglio aperto? «I lavoratori della
Locatelli avevano deciso di organizzare una fiaccolata per
coinvolgere la cittadinanza. Sentendo anche l'Amministrazione
abbiamo pensato ad un incontro con la popolazione in cascina S.
Giovanni a fine fiaccolata».
Ubertino Battisti
(Ha collaborato Ezio Marchisio)
|
da Riforma
In
politica: cicale o formiche?
Più
ancora del Parlamento, desta sensazione l'entità di retribuzioni,
rimborsi e indennità nei Consigli regionali. Il caso del Piemonte e
le possibili derive di tipo populista: come reagire?
Giorgio
Gardiol
La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, si è
arrabbiata. Adesso basta con gli automatismi: facciamo una legge che
ci consenta di sganciare gli «stipendi» dei consiglieri regionali da
quelli dei parlamentari. È la reazione alla notizia che i
parlamentari riceveranno un aumento di stipendio di 358 euro e, poi,
con l’anno prossimo, un altro nuovo aumento. Gli automatismi
derivano dal fatto che gli stipendi dei parlamentari sono a loro volta
collegati agli stipendi dei giudici della Corte di Cassazione. Così
quando questi ultimi aumentano, aumentano anche quelli dei
parlamentari e quelli dei consiglieri regionali. La presidente Bresso
non si ferma qui e chiede una riduzione dello stipendio del 10%.
Ma il presidente del Consiglio regionale, Davide Gariglio, non ci sta:
«Mi spiace che la presidente Bresso, che è uno degli esponenti di
punta della politica, si faccia paladina dell’antipolitica —
dichiara ai giornali —. Il problema dei costi della politica esiste
e vogliamo affrontarlo. A settembre ne parlerò con tutti i capigruppo
ma lo vogliamo fare senza imboccare la strada del populismo e della
demagogia. Mi spiace ricordare che una delle ragioni dell’aumento
dei costi è stata la scelta di nominare 14 assessori esterni da parte
della Bresso. Si tratta di 3 milioni e mezzo in più all’anno per
cinque anni».
Gariglio spiega i possibili tagli: «Cambiare i criteri per concedere
il rimborso chilometrico che copre i costi di trasporto per
raggiungere il Consiglio dalla propria residenza. Adesso per i
consiglieri che abitano fuori Torino basta una semplice
autocertificazione per ottenere un rimborso di 0,51 centesimi al
chilometro. È giusto prevedere la presentazione di documenti che
dimostrino l’utilizzo dell’auto».
La busta paga
Ma qual è l’attuale «stipendio» (indennità) reale di un
consigliere? Sicuramente uno dei più alti tra i consiglieri italiani.
Lo stipendio base lordo è di 9.948,09 euro (per 12 mensilità) cui
vanno aggiunte 122,07 euro per ogni giornata di presenza alle riunione
del Consiglio regionale. L’indennità di presenza è poi corrisposta
per ogni riunione di carattere amministrativo, «autocertificata» cui
partecipa il consigliere. Se il consigliere ha un incarico
l’indennità viene aumentata del 35% per l’incarico di presidente
della Giunta e del Consiglio il cui stipendio base è di 14.044,36;
del 30% per il vicepresidente che ha uno stipendio di 13.459,18 euro;
a assessori e vicepresidenti del Consiglio vanno 12.288,82 euro; al
presidente di un gruppo consigliare 11.703,64 euro; al presidente di
Commissione 11.118,45 euro; ai vicepresidenti delle commissioni
10.533,27 euro.
Sull’indennità base vengono operate le trattenute del 5% (497,40
euro) per il trattamento di fine rapporto e del 20% (1.989,62) per il
vitalizio (del 25% se il vitalizio è esteso al coniuge). Sulle
indennità (base + funzione + presenza) vanno poi pagate le tasse.
Inoltre ogni consigliere riceve un rimborso – esentasse –
forfetario mensile di 976,56 euro e un altro rimborso di 1506,00 per
le spese di viaggio (3.000 km per 0,502 al km), cui vanno aggiunti
0,502 per ogni Km percorso per recarsi alle riunioni del Consiglio.
L’indennità di fine mandato è due volte l’ultima mensilità
percepita e moltiplicata per ogni anno di mandato. Al compimento del
65°anno di età i consiglieri e gli assessori hanno diritto a un
assegno vitalizio che varia da un minimo del 30% a un massimo
dell’80% dello stipendio base.
Fatti i debiti calcoli, la «busta paga» netta di un consigliere, con
moglie, che abiti a Torino, e che frequenti il Consiglio 15 giorni al
mese (può autocertificare le missioni cioè le assenze) è di circa
7.800 euro. Ma i consiglieri «semplici» sono all’incirca la metà:
sopratutto quelli della maggioranza hanno presidenze di commissioni,
partecipazioni a uffici, ecc., sicché lo stipendio è almeno di 8.500
euro.
La scala mobile del consigliere
I consiglieri regionali difendono molto bene il loro reddito. Nel 2000
quello stesso consigliere che ora percepisce 7.800 euro mensili ne
percepiva 5.800: cioè ha avuto un aumento del 34,5%, mentre
l’inflazione è stata del 22% e i salari medi nello stesso periodo
del 15,5%. Per non parlare del Tfr: migliore quello dei consiglieri
regionali di quello dei deputati: due mensilità per ogni anno, mentre
i deputati ricevono l’80% di una mensilità per ogni anno. E non ci
sono solo questi costi, perché i gruppi consiliari costano parecchio:
un minimo di 50.000 euro per un gruppo di un consigliere, fino a
125.000 per gruppi con più di 15 consiglieri, oltre 15.000 euro per
ogni consigliere assegnato al gruppo. Dieci, dodici, punti in più
dell’inflazione aumentano la separatezza della classe politica dal
comune cittadino sempre più in difficoltà per far quadrare i propri
conti.
Sta montando quindi «l’antipolitica», cioè la critica ai
comportamenti concreti di coloro che sono i «rappresentanti
istituzionali» dei cittadini, che conduce alla disaffezione
dell’impegno politico. La sinistra addossa la responsabilità della
situazione al governo di centro-destra dimenticando che tutti i
provvedimenti di aumento dei costi sono stati votati da entrambi gli
schieramenti. Sta di fatto che non vengono prese decisioni capaci di
rispondere alla critica diffusa.
L’antipolitica è il principale sintomo di una profonda crisi della
politica: mette in discussione la politica come tutto il suo universo
in cui immagine pubblica, linguaggio e realtà sono la stessa cosa.
Porta a convincere che destra e sinistra sono la stessa cosa.
L’antipolitica è un moderno populismo. Rafforza l’opinione: «sono
tutti uguali, destra e sinistra, governo e opposizione». Tutti
uguali, è evidente, perché sono tutti ladri o, nella versione
migliore, «pensano agli affari loro».
Ma la politica non è questo, ha che fare con la vita: la nostra,
della gente, dei cittadini. Ma è troppo facile sostenere che
l’antipolitica sia la destra e la politica la sinistra, come si
tende a pensare a sinistra. L’antipolitica è pervasiva, si diffonde
a macchia d’olio. La spoliciticizzazione, causa/effetto
dell’antipolitica, è galoppante. Chi è al potere, ci pensi e
agisca. Fare politica è un lavoro da formiche, non da cicale che
cantano felici, con buoni stipendi, per una stagione. Già, ma nel
Consiglio regionale ci sono più formiche o più cicale?
|
---------------------
AUDIO- I seguenti brani audio sono
la registrazione di alcuni degli interventi di politici locali al
dibattito 'Ecologia della politica' organizzato dalla Sinistra Ecologista alla festa alla
Fontana Rugginosa di S. Secondo , il 7-9-07 ore 17. Files mp3 di
un quarto d'ora circa ciascuno - consigliata l'adsl, attendere un po'
di tempo mentre vengono scaricati.
Alberto Barbero
- file mp3
Elvio Fassone-
file mp3
Giorgio Canal-
file mp3
la domenica 9 settembre al dibattito ha
partecipato Diego Novelli (file mp3), direttore
del quindicinale Nuova Società
(link al sito), che
da Torino cerca di fare inchiesta, memoria e dibattito- (mp3 di
mezzora - 29 Mb)
(in zona non abbiamo più periodici di 'sinistra'
dal 1986! )
si è citato nel dibattito il libro 'La casta'
. In breve, solo quattro punti di un intervista agli autori
Il primo: tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello con
il numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori a
vita ... abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni
66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in
Germania, per non dire degli Stati Uniti: uno ogni 560.747.
Il secondo: lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 ad oggi,
in termini reali e cioè tolta l’inflazione, di quasi sei volte ...
ed è di 11.703 euro oggi.
Terzo punto: nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei
nostri deputati europei. Non solo prendono oltre 44.000 euro più
degli austriaci, ma incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli
inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli... la
lista non tiene conto delle integrazioni, a partire dal rimborso delle
spese di viaggio per l’europarlamentare e i suoi collaboratori,
“calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo
di documentazione”. Più “la rilevante indennità aggiuntiva per i
collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la
retribuzione, ma neppure l’esistenza” ... “Il calcolo di
30-35.000 euro al mese è quindi probabilmente approssimato più per
difetto che per eccesso”.
Quarto punto: l’insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola
nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore è spesso
ipocrita fino all’indecenza ... pagano sottobanco i collaboratori
(tra i 500 e i 1.500 euro) per i quali prendono al Senato 4.678 euro e
alla Camera 4.190 al mese ... Un servizio delle Iene smascherava il
giochetto dimostrando che alla Camera su 629 collaboratori ufficiali quelli
regolarmente assunti erano solo 54: tutti gli altri erano pagati in
nero.
La
casta - Così i
politici italiani sono diventati intoccabili- ed.Rizzoli
Gian
Antonio Stella , Sergio
Rizzo
Recensione
su l'Indice - Gian Giacomo Migone
per
ascoltare
l'inizio del libro -link
|
Il
latte rende poco al produttore
Piervaldo
Rostan
Il latte costa sempre di più. Ma al produttore rende sempre meno.
Domenica scorsa la Coldiretti è scesa in piazza a Torino portando
produttori e mucche in contatto con i consumatori. In Italia non è
ancora risolta la vicenda delle quote latte. La questione data ormai
una 20ina di anni, da quando, per regolamentare la produzione di latte
dei paesi dell Ue si stabilirono dei livelli di produzione, le
quote appunto, per ogni Stato. In Italia molti non si sono adeguati e
hanno continuato a produrre in quantità maggiore; sono arrivate le
multe, alcuni le hanno pagate altri no. Sono nati i Cobas,
sindacalismo di base dei produttori che hanno «sgarrato», anche
perché le associazioni di produttori storiche hanno invitato a
rientrare nella legalità. La produzione extra-quote in certe zone
garantisce addirittura il 30% del fabbisogno, dicono i trasformatori,
dunque impossibile farne a meno; anche perché, mentre alcuni Stati
europei sono totalmente autosufficienti per il latte, in Italia
produciamo ufficialmente meno del 60% del consumo. Ed ecco che da
questa settimana i Cobas sono in sciopero; porteranno il loro latte
all estero con lo scopo di dimostrare come senza di loro il paese
sia in difficoltà. E intanto, dicevamo, il prezzo al consumatore
cresce. Oggi è il più caro d Europa eppure i produttori, che
ricavano circa 33 centesimi per litro, più che in Francia o Gran
Bretagna, in realtà hanno un «margine» molto esiguo stimato in 3
cent/litro. È così anche sulle nostre montagne? La questione quote
in realtà riguarda molto marginalmente i nostri territori. Qualche
quota si è persa, ma ormai, specie nelle parti più alte delle Valli,
il latte viene trasformato direttamente. Il formaggio «tira», ha un
suo mercato non indifferente e se si riesce a puntare su prodotti
specifici la vendita è assicurata. Così il saras del fèn, 20 anni
fa quasi ignorato, oggi è «super ricercato»; la val Chisone ha
saputo ricostruire la storia del «plaisantif», il formaggio delle
viole oggi apprezzato, cercato e oggetto pure di itinerari
gastronomici, e c è anche qualcuno che riprova a vendere il
latte fresco grazie a sistemi tecnici che ne garantiscono freschezza e
qualità. Senza dimenticare che, grazie a un complesso sistema di
normative europee, l allevatore che sale all alpeggio è sì
soggetto quotidianamente a un lavoro non indifferente, ma è anche
riconosciuto nel suo impegno con aiuti comunitari non indifferenti.
Tutt altra storia troviamo in valli neppur troppo lontane. In
alta val Po si munge sempre di meno e le numerose mandrie che salgono
a Oncino piuttosto che a Crissolo sono quasi tutte destinate all
allevamento da carne. In altri casi, a esempio l alta val
Susa, l aiuto nell allevamento bovino viene da decine di
extracomunitari, segnale di un economia montana che sta cambiando
e che ha bisogno di manodopera che proviene da centinaia, talvolta
migliaia di km.
Quanti
siamo alle Valli
Nelle
varie chiese complessivamente 20 pastori e quasi 200 membri di
concistoro. Il problema contributivo
Marco Rostan
La relazione della Tavola valdese, che il Sinodo ha discusso
nei giorni scorsi, è anche sempre l’occasione per guardare la
fotografia delle nostre chiese attraverso i dati statistici,
aggiornati alla fine del 2006. Complessivamente i membri
comunicanti nelle chiese metodiste e valdesi in Italia sono
leggermente leggermente aumentati (da 19.573 a 19.598). Alle
Valli, tuttavia, il calo c’è ancora e si registrano 59 membri
comunicanti in meno. Colpisce poi la grande differenza tra
numero di membri comunicanti ed elettori, specie nelle grandi
chiese come a Torre Pellice, Luserna, Pomaretto: gli elettori
sono circa un quinto del totale; non solo, ma in Sinodo è stato
purtroppo fatto notare che molti elettori (quindi persone che
hanno manifestato un impegno verso la chiesa) non versano
neppure un euro di contribuzione.
Alle Valli ci sono 20 pastori in servizio e 186 membri di
concistori; i nuclei famigliari sono 6.186 (purtroppo gli
abbonamenti a Riforma riconducibili ai nuclei famigliari,
quest’anno stabili, sono assai di meno e dunque potrebbero
crescere perché ogni famiglia valdese dovrebbe sentire
l’obbligo di essere informata e collegata con le altre chiese
in Italia). Alle Valli ci sono molti più funerali che nel resto
d’Italia (173 su un totale di 306); le ammissioni in chiesa
sono state 136, con 50 battesimi di fanciulli e 28 di adulti. La
media ai culti vede più di cento persone a Luserna (130), a
Torre (168), a Pinerolo (120) e a Pomaretto (104). I catecumeni
sono numerosi, complessivamente 385, con punte a Luserna San
Giovanni (65) a Torre (72) a Pomaretto (44) e a San Germano
(28), e così pure le partecipanti ai 21 gruppi femminili (390).
Nel I distretto sono all’opera 104 monitori e monitrici, con
472 alunni (su un totale, in tutta Italia, di 1360).
Per venire a note più dolenti, il Sinodo non ha potuto evitare
di segnalare l’allarme sulle contribuzioni, e più di un
intervento ha sottolineato la gravità del fatto che ci siano
così tanti membri di chiesa, anche elettori, che non
contribuiscono per nulla. Ma il vice-moderatore ha anche
sottolineato il grande sforzo che è costituito dalle
contribuzioni: ben 1.901.132, 35 euro, di cui oltre 720.000 dal
I distretto e 163.997,46 per il Fondo pensioni (57.050,38 dal I
distretto). Una bella cifra, che può naturalmente aumentare se
tutti contribuissero, ma una cifra ancora insufficiente a
coprire le spese del cosiddetto campo di lavoro (il costo dei
pastori, compresi gli emeriti e le vedove e degli Uffici
Tavola). Dunque non resta che rimboccarsi le maniche se vogliamo
tener fede al principio delle nostre discipline secondo il quale
«la chiesa si regge da sé», cioè rispettare la decisione
sinodale, secondo la quale l’otto per mille può essere
impiegato per la diaconia e la cultura, ma non per il culto.
Nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla sua
rielezione, la moderatora Maria Bonafede, interrogata
sull’argomento, ha risposto che la Tavola intende
assolutamente attenersi a questo impegno.
|