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rassegna stampa locale gennaio 08  > febbraio 08  > marzo 08 > aprile 08 poi continua

 

- inizio settembre 07    >  ottobre 07  > novembre 07 > dicembre 07

Dal 1986 con la chiusura del giornale del PCI 'Cronache' è finita la variegata 'esperienza nel Pinerolese di gruppi e intellettuali della sinistra e nuova sinistra nel campo dell'informazione locale (particolarmente vivace negli anni Settanta).Ci sono ancora le forze a sinistra per ripensare a forme snelle di informazione che si affianchino, con una voce propria sia pur limitata, all’ECO DEL CHISONE per esprimere valutazioni diverse e notizie non troppo filtrate? Quanti sentono il bisogno di un’informazione che serva a tenere unita nelle sue diversità una area diffusa di persone che ancora si interrogano, si stupiscono , sono curiose? Oggi in Internet è possibile fare molto e con poca spesa.

Nell'attesa di novità, utilizziamo gli strumenti locali esistenti...

link consigliato Una città - mensile di interviste

rassegna stampa della Camera dei Deputati

 


settembre 2007   prima settimana         seconda settimana      terza settimana    quarta settimana

Rassegna stampa - Valli e Pinerolese     da l'eco del chisone e riforma   - e vari

settembre

quarta settimana

E' in corso alla Comunità di S. Lazzaro un ciclo su d. Lorenzo Milani.

Venerdì 14/9  ore 20.45- Proiezione della prima parte di un film su d. Milani e conferenza del prof. Mauro Ughetto su " D.Milani e la scuola a Pinerolo"  ( qui riportati gli appunti-traccia serviti per la conferenza) - file pdf

Venerdì 28/9 ore 20.45- Proiezione della seconda parte del fim e dibattito con il gruppo degli animatori della Comunità

Venerdì 12/10 ore 20.45 -  Conferenza del prof. Brunetto Salverani " Quale educazione oggi a 40 anni dalla morte di d.Milani

sullo stesso tema   DOSSIER ECO MESE SETT.07   pdf 12 pagine        Riforma n. 37 -07 -pdf


 da http://pinerolo-molesta.noblogs.org/

 

ECO DEL CHISONE – MERCOLEDI’ 24 Ottobre 2004 
“RAGGIUNTO L’ACCORDO PER LA STRADA DELLE CAVE!” 
FALSO !!!
 
Forse l’accordo è stato raggiunto dall’Eco del Chisone… però  non in presenza dei cittadini! 

Giovedì 10 Ottobre presso la sala consigliare della Provincia di Torino si stabiliva quanto segue:

“il giorno 7 di Novembre si darà avvio ad un tavolo di lavoro coinvolgendo tutte le parti interessate nel tentativo di chiarimenti e raggiungimento di possibile accordo”.  

Il tavolo di lavoro è stato spazzato via dalle ruspe. Un inizio così improvviso ed in sordina dei cantieri (lunedì 15 Ottobre!) ha spiazzato tutti, meno ovviamente chi lo aveva ben orchestrato a tavolino. 
A distanza di una sola settimana l’intero tracciato è stato ormai guadagnato dai soliti mezzi divora terra. 

Ecco l'elenco delle prime gravissime irregolarità registrate da un osservatorio indipendente della Valpellice: 

- assenza totale di cartelli di avviso per inizio lavori

- assenza della prevista cartellonistica recante imprese appaltatrici e direzione dei lavori

- assenza reti di recinzione e avvisi di divieto di accesso ai non addetti ai lavori

- alcuni espropri sollevano forti perplessità

- traiettorie e centro strada non rispettati in diversi punti 

L’osservatorio indipendente della Val Pellice s’impegna a proseguire l’opera di controllo e presidio delle zone interessate dai cantieri ed invita tutta la popolazione a fare lo stesso, riferendo quanto di irregolare venga ravvisato. 

Sabato 27 Ottobre alle ore 15 a Luserna Alta, Crocevia S.Marco si terrà un assemblea pubblica sul tema in questione. 

Osservatorio indipendente della Val Pellice e Comitato Strada Cave



 

dall'Eco del Chisone 26-9-07

Ci sono tre aziende interessate al caseificio di Moretta
Moretta: ex-Locatelli, c'è uno spiraglio
Il tempo stringe, continua il presidio dei dipendenti


Si è aperto uno spiraglio per i lavoratori della Locatelli. Venerdì si è svolto un incontro in Provincia cui hanno partecipato la Regione, la Provincia e, soprattutto, l'agenzia Lombardia immobili, scelta dalla Lactalis per curare le trattative di vendita dello stabilimento. Per la prima volta da quasi un anno il tavolo ha dato esito positivo: l'agenzia ha infatti dichiarato che tre imprese hanno manifestato interesse per la Locatelli. Nel pomeriggio, inoltre, una delle tre ha visitato lo stabilimento per valutarne le reali capacità produttive. Negli incontri precedenti non era mai stato chiaro se la Lactalis avesse davvero intenzione di vendere lo stabilimento, tanto che non aveva mai neanche fissato un prezzo.

Per ora le bocche sono tutte cucite: tutti rimandano ai comunicati ufficiali di Provincia e Regione. Regna la cautela al fine di evitare che le trattative possano essere bruciate. Non sono neanche stati comunicati i nomi delle tre pretendenti, l'unica certezza è che si tratta di industrie agro-alimentari.

La Regione ha confermato il proprio appoggio: «A fronte di un progetto concreto e credibile, la Regione è disponibile a individuare strumenti economici di compartecipazione o di contribuzione, in proprio o attraverso Finpiemonte, per sostenere un'iniziativa di re-industrializzazione - commenta l'assessore Mino Taricco -. La condizione è naturalmente che si tratti di un'ipotesi seria, che garantisca la continuità del sito e il reimpiego delle risorse. Ho provveduto a verificare anche la disponibilità del ministero delle Politiche agricole a questo proposito».

Il tempo per chiudere le trattative è però poco: il 31 ottobre cesserà la produzione e tutti i lavoratori entreranno in cassa integrazione. Sia i sindacati che i lavoratori sono consci che evitare la cassa integrazione sarà molto difficile; l'obiettivo è iniziarla con la certezza di poter ricominciare a lavorare a breve, dopo un ristrutturazione dello stabilimento. Il prossimo incontro non è ancora stato fissato, ma dovrebbe essere a breve: una settimana, due al massimo.

Nel frattempo il presidio davanti ai cancelli della Locatelli prosegue, ma tutti sperano di poterlo smantellare al più presto, quando il caseificio sarà venduto.
Ubertino Battisti

 

Lunedì Saitta ha ribadito la volontà della Provincia di andare avanti
Discarica a Buriasco: non ci sono solo no
Appoggio all'Ato anche di Cgil, Cisl e Uil e del sindaco di Pinerolo
Dopo i "no" adesso arrivano i sì a sostegno della decisione dell'Ato rifiuti di localizzare a Buriasco la nuova discarica del Pinerolese. Il presidente della Provincia Antonio Saitta, ricevendo una delegazione della Coldiretti insieme al presidente Ato, Foietta, ha ribadito che la delibera verrà presa in settimana; solo dopo ci sarà spazio per discutere le controdeduzioni. A sostegno dello studio si sono schierati anche alcuni sindaci del Pinerolese guidati dal primo cittadino di Pinerolo, Paolo Covato. Lo stesso hanno fatto le segreterie pinerolesi di Cgil, Cisl e Uil.

A dare una mano involontaria all'Ato ci ha pensato l'autore delle minacce nei confronti di Foietta: dopo l'episodio sono arrivate espressioni di solidarietà non solo al presidente, ma anche a sostegno della decisione. Oggi incontro Comitato-Foietta

 

A Torre Pellice attacco fallito di Forza nuova ai valdesi

Una ventina di esponenti di Forza nuova si è data appuntamento sabato pomeriggio a Torre Pellice, provocatoriamente davanti alla chiesa cattolica, con l'intento di distribuire un volantino di attacco alle posizioni espresse dai valdesi in fatto di aborto e cellule staminali. Spontanea e netta la reazione indignata della gente: naturale, in una valle che tanto ha sofferto per le contrapposizioni religiose e sotto il tallone nazi-fascista. Citando Vittorio Morero, in questi casi non si può essere equidistanti. 
vedi Pag. 7di Geymonat e Arghittu   'Fallisce l'attacco di Forza nuova ai valdesi' -pdf

 

Lunedì 1º ottobre
Accorpamento dell'Asl 10: se ne discute

Lunedì 1º ottobre, alle 17, la Conferenza dei sindaci dell'Azienda sanitaria 10 si riunirà in seduta straordinaria per discutere la possibilità di formulare una diversa proposta di accorpamento per l'Asl 10. A chiedere la convocazione il sindaco di Prarostino, nonché anche presidente della Comunità montana Pinerolese Pedemontano, Mario Mauro. Uno dei pochi politici e amministratori che, nell'appiattimento generale, sembra ancora reagire all'ipotesi di fondere l'Asl 10 con l'Azienda sanitaria n. 5 di Collegno. Intanto sull'altro fronte, quello dell'Asl 5, proseguono le iniziative di raccolta firme contro l'ipotesi di accorpamento con l'Azienda pinerolese.

 

1º luglio 1907: nasceva la società Talco & Grafite, adesso Rio Tinto Minerals - Luzenac Val Chisone
Un secolo di lavoro nelle miniere della Val Germanasca
Il lavoro del minatore è snobbato dai giovani italiani, e oggi nel sottosuolo si parla rumeno e polacco

Non è più un lavoro che si tramanda di padre in figlio, quello del minatore. È un lavoro dove si devono cercare i rinforzi all'estero.

Non serve lo stipendio allettante: 1.300 euro di base fissa mensile, che con incentivi e indennità salgono anche a 1.600-1.700. Questo per il minatore alle prime armi. «Ci vogliono quattro o cinque anni di affiancamento per poter essere autonomi in miniera. Come minimo 15, per diventare capoturno». Sono 30 anni che Ezio Sanmartino lavora tra i cunicoli di Rodoretto. Lui oggi è assistente di produzione e supervisore. «Non c'erano caschi o tute quando sono arrivato - prosegue -. Ci si portava i vestiti vecchi da casa». Oggi le cose sono ben diverse: la sicurezza è il baluardo di un mestiere che un tempo era considerato arte.

Gianluca Greggio, ingegnere e responsabile dello stabilimento, ogni giorno arriva da Settimo per amore di quel lavoro che in passato l'avrebbe fatto definire "artista della terra". Ancora quando ha frequentato lui Ingegneria, sulla porta del corso c'era la scritta ottocentesca "Scuola di arte mineraria". Lì si impara ancora oggi «una gestione accurata del sottosuolo, per questo si parla di "coltivazione" del talco: come un contadino che fa rendere al meglio i campi».

Passa il tempo, ma il rispetto per il cuore della terra è sempre uguale, anche dopo un secolo. A traghettare il talco, le miniere e gli uomini nel nuovo millennio è la "Rio Tinto Minerals - Luzenac Val Chisone": potremmo dire, la nipote della "Talco & Grafite Val Chisone".

Oggi i dipendenti sono 90, in valle: 45 in miniera a Rodoretto, 31 nello stabilimento di Malanaggio e 14 negli uffici. Un'équipe che lavora per il miglior talco della "Rio Tinto": 1.400.000 le tonnellate prodotte dal gruppo a livello mondiale, ogni anno, solo 30mila arrivano dalle gallerie di Rodoretto, ma il "Bianco delle Alpi" «è di altissima qualità», dice l'amministratore delegato, Stefano D'Orazio.

La miniera di Rodoretto è attiva dal 1999, anche se i primi sondaggi iniziarono negli Anni '60. Per il futuro? «Dovrebbe durare ancora 7 anni - dice Greggio -. Stiamo verificando la possibilità di espansione a Sud di 300 metri e limitatamente a Nord. Entro il 2008 termineremo le esplorazioni».
Martina Bonati

vedi secondo articolo di A.Maranetto "Millecinquanta scalini verso la salvezza"

(Vale anche per l'Eco del Chisone quanto detto per 'La stampa': la storia della miniera è raccontata nell'occasione del centenario della T&G sentendo solo la voce della direzione che ovviamente non ha interesse a parlare dei 60 anni di  lotta dei minatori per migliori condizioni di lavoro, salari, sicurezza)vedi invece  archivio web storico miniere

 

ANCORA POLEMICHE PER IL NO ALLE MOTO AL COLLE DELLE FINESTRE
Un'albergatrice: «Così perdiamo il 75 per cento dei turisti estivi»
SUSA - «Erano i soli turisti che avevamo d'estate, e ce li hanno tolti da un giorno all'altro senza interpellare il territorio». Lo sostengono albergatori e gestori di rifugi, agriturismi ed esercizi commerciali, a Susa come a Sestriere e al Pian dell'Alpe di Usseaux. E organizzano l'opposizione all'ordinanza firmata dall'assessore della Provincia Giovanni Ossola per la chiusura sperimentale del Colle delle Finestre a moto e quad per tutta l'estate.

«I numeri dimostrano che si tratta di una scelta assurda», spiega Patrizia Ferrarini dell'hotel Napoleon di Susa. Secondo i calcoli fatti con i suoi colleghi «se si esclude il passaggio, il 75 per cento dei turisti che vengono d'estate sono motociclisti, solo il 20 per cento ciclisti e il 10 per cento a piedi».

Giovedì 20 fra i molti riuniti a Susa insieme all'Ascom locale e ai motoclub, c'erano anche Marina Lussiana a rappresentare gli allevatori, danneggiati nelle vendite di formaggi, e Mauro Deidier, presidente del Parco naturale Orsiera-Rocciavré, l'unico fra gli enti pubblici interessati ad essersi opposto alla chiusura. Anzi, ha precisato di aver dato mille euro al motoclub di Fenestrelle per il motoraduno "ecosostenibile" del 6-8 ottobre che passerà proprio al Colle delle Finestre, almeno fino all'inizio del divieto.

L'incontro di Susa serviva a preparare un documento comune da portare in Provincia insieme a oltre 3.500 firme. «Abbiamo scelto la strada del dialogo - spiega l'albergatrice del Napoleon -. Non vogliamo alzare i toni della contestazione come accade spesso ormai in Valle di Susa. Ma bisogna che ci ascoltino subito».

Le principali rimostranze riguardano l'assenza di un reale turismo alternativo (sono percorsi troppo impegnativi per la maggior parte dei turisti in bici) e la mancanza di comunicazione, che ha preso tutti alla sprovvista, soprattutto chi è arrivato in moto da Svizzera, Austria e Germania. Tra loro c'è anche chi ha preferito affrontare le Guardie ecologiche provinciali e i loro verbali da 100 euro, piuttosto che tornare a casa senza avere visto una fra le più belle strade panoramiche delle Alpi.

«Per giunta è un turismo che c'è anche senza promozione», aggiunge Ferrarini. E chi ne ha fatta, come Daniela Guiot dell'hotel Olimpic e molti altri che pagano per mettere i loro banner sui siti Internet per motociclisti, lamentano il danno economico per la restrizione. Cui si è aggiunta la chiusura per cinque domeniche, a Ferragosto, della strada dell'Assietta. L'albergatrice di Sestriere lamenta una perdita del 30 per cento, ed era già «un'estate difficile dopo un inverno non facile», nonostante le Olimpiadi dell'anno scorso. «Eliminare il mototurismo senza un'alternativa è una follia».

Anche per sindaco di Sestriere Andrea Colarelli, «la sperimentazione non è stata fruttuosa e deve essere studiata una regolamentazione diversa. Ma un conto è l'Assietta, tutt'altro è il colle delle Finestre dove stiamo ragionando sul passaggio del Giro d'Italia 2009 e in qualche modo dovremo pur risolvere il problema dello sterrato che si deteriora».

I ragionamenti potrebbero riguardare percorsi dedicati ai diversi tipi di fuizione, o l'utilizzo dei pedaggi: «I turisti sono già abituati a pagare per molte strade in quota», confermano alcuni albergatori. Lo sono meno gli appassionati locali delle due ruote.

Resta la percezione che si tratti di una nicchia di turismo importante per l'economia locale. «In Trentino c'è addirittura un sito Internet dedicato ai mototursti, trentinoinmoto.com - aggiunge Ferrarini -. Inviano gratis per corriere in 48 ore le cartine e il materiale informativo. Ci sarà un motivo».
Luca Prot


da Riforma 28-9-07

 

Pagina su don Milani - pdf La scuola di d. Milani ci aiutò a capire

Forza Nuova a Torre Pellice - pdf - Contro l'indifferenza

Forza nuova a Torre Pellice -pdf No alla provocazione

La festa della CGIL pinerolese - pdf c'è ancora  voglia di sindacato

INAUGURAZIONE DEL "MUSEO DELLE DONNE VALDESI"

Dopo anni di ricerche e di riflessione, inaugurerà il nuovo allestimento
del "Museo delle donne valdesi" al Serre di Angrogna (To), domenica 7
ottobre 2007, alle 14,30.
Più che un "museo", il sito vuol essere un "luogo simbolico".
Infatti le donne che l'hanno realizzato, fin dall'inizio hanno ritenuto che
il nome più adatto non sarebbe stato "museo" - ancorché questo termine sia
rimasto in quanto d'uso comune e utile a collocarlo nel circuito degli
altri musei - ma, appunto, un luogo simbolico, dove le donne valdesi
potessero riconoscere di avere una loro "genealogia", delle "madri",
oltreché dei "padri". Queste "madri simboliche" sono donne realmente
vissute a cavallo fra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento,
delle quali risulterà la biografia; ma sono anche altre donne, scelte fra
quelle che hanno contribuito a fare la storia valdese e quella del
protestantesimo internazionale.
Il 7 ottobre una serie di interventi precederanno la visita del piccolo
sito museale, ex scuola di quartiere. Innanzitutto un saluto da parte della
pastora della chiesa valdese di Angrogna Daniela Di Carlo; seguirà un
intervento di Daniela Ferraro, una delle fautrici del primo allestimento
del "museo della donna" negli anni '90, e del presidente del Coordinamento
Musei e Luoghi storici valdesi Giorgio Tourn; la presentazione del museo
verrà fatta tramite due portavoci del gruppo: Lucia Ricca, dell'unione
femminile di Angrogna, e Toti Rochat, per anni guida e formatrice di guide
ai siti della storia valdese nelle Valli per conto del Centro culturale
valdese di Torre Pellice. Terminerà la serie di interventi la moderatora
della Tavola Valdese, pastora Maria Bonafede. A seguire vi sarà un
rinfresco offerto dall'unione femminile valdese di Angrogna.
I finanziamenti (della Regione Piemonte e dell'otto per mille della Tavola
Valdese) e i numerosi doni hanno permesso di utilizzare le più moderne
tecniche di riproduzione e stampa dei pannelli. Un volantino di corredo
verrà distribuito durante la giornata.
Informazioni: Coordinamento Musei e Luoghi Storici valdesi tel. 0121 95 02
03, o Centro culturale valdese 0121 93 21 79.  

 

Gaza, carcere a cielo aperto - Claudio Canal
 

   Nella striscia di Gaza vivono un milione e mezzo di persone. E’ come se in Val Pellice ci  abitassero un milione di persone,  invece che 22mila.   Pochi giorni fa il governo israeliano ha dichiarato la striscia di Gaza  una “entità nemica”, procedendo alla sospensione  dell’erogazione dell’energia elettrica, del carburante e dei rifornimenti, che si aggiungono all’embargo internazionale decretato  contro Hamas che governa la Striscia.  La misura vorrebbe contrastare il lancio di razzi Qassam  verso la città israeliana di Sderot. C’è stata qualche scontata protesta, anche dal mondo della diaspora ebraica, particolarmente significative quelle  della Unione ebraica francese per la pace [www.ujfp.org] e l’italiana Rete-ECO (Ebrei contro l'Occupazione-  www.rete-eco.it), che parlano di punizione collettiva di una popolazione.   “Una dichiarazione di guerra” è stato detto da più parti.  Come se la guerra non ci fosse da quarant’anni, cioè  dall’occupazione israeliana della medesima Gaza e della Cisgiordania.  Dura da così tanto tempo che è svanita nel nulla,  diventata invisibile. Ci vuole, ogni volta, uno sforzo per farla affiorare e metterla come presupposto di ogni analisi della  questione. Infatti si parla di “processo di pace”, come se si trattasse di dirimere questioni tra due Stati sovrani per beghe  di confine e non di uno Stato che occupa militarmente un territorio (e una popolazione) che non gli appartiene. Una di quelle ovvietà regolarmente oscurate, così che ogni discorso, ogni analisi, si perde in mille diramazioni  senza approdare ad una conclusione accettabile.   “Ma Israele si è ritirato da Gaza, occupa la Cisgiordania, è l’obiezione a portata di mano. Israele ha solo  cambiato la forma dell’occupazione: controlla lo spazio aereo, le acque territoriali, le frontiere, il movimento delle persone  e delle merci, il sistema fiscale, la registrazione delle persone. E’ una specie di “mano invisibile” che regola come vuole  la vita nella striscia, come dimostra un documentato rapporto del Centro di protezione legale per la libertà di movimento –  Gisha di Tel Aviv [www.gisha.org]. Controllando il posto di frontiera di Rafah, l’unico che metta Gaza in contatto  con la Cisgiordania , ha di fatto ridotto la Striscia ad un bantustan o, come amano proclamare i politici israeliani,  un “Hamastan”. Con l’annunciato ulteriore blocco, Gaza da più grande carcere all’aperto del mondo diventa il più  grande campo di concentramento del ventunesimo secolo, come dice senza peli sulla lingua lo storico israeliano Ilan Pappe.   La normalità quotidiana per ogni cittadino di Gaza  è quella  del produttore palestinese Yaqub Abu Ghalway, invitato  ufficialmente qualche giorno fa in Italia per presentare un suo film al Milano International Film Festival, al quale le autorità  israeliane hanno bloccato la partenza non concedendogli il nulla osta per lasciare Gaza. Lo stesso vale per studenti che  vogliano andare all’estero ecc.   Il vice primo ministro israeliano Haim Ramon ha coerentemente dichiarato che bisogna togliere “l’ossigeno infrastrutturale”  a Gaza. L’idea è che più dai in testa ad una popolazione e più questa diventa moderata.  Forse Ramon vive su Marte.   Quarant’anni di occupazione hanno smembrato una popolazione laica, civile, acculturata. L’hanno resa visionaria, disperata,  in certi casi, feroce. Quarant’anni di occupazione hanno prodotto solo sofferenza. Una sofferenza palestinese che è diventata  un marchio di identità, ma che non può non ribaltarsi producendo una simmetrica sofferenza israeliana.  Una catena  infernale che nessuno sembra vedere. “Bisogna far capire ai palestinesi che per ogni lancio di Qassam pagheranno  un prezzo: arresti, incursioni, omicidi mirati, perquisizioni, o tagli ai rifornimenti” dichiara il colonnello riservista  israeliano Jonathan Fighel, analista presso l'Institute for Counter-Terrorism di Herzliya, intervistato su Il Sole24ore  del 19 settembre. Abu Ahmed, portavoce del Jihad Islamico [braccio armato di Hamas a Gaza], ha dichiarato  “La resistenza [il lancio di razzi Qassam] finirà quando l’occupazione finirà”, riporta il quotidiano israeliano  Haaretz del 20 settembre [www.haaretz.com/hasen/spages/905693.html].    Pochi giorni fa un ragazzo palestinese è stato schiacciato dai cingoli di un bulldozer dell’esercito durante una  incursione israeliana nella Striscia. L’11 settembre 66 soldati israeliani sono stati feriti da un razzo Qassam caduto  sulla loro caserma. Si potrebbero riempire pagine e pagine andando a ritroso nel tempo. Una guerra crudelmente guerreggiata senza fine.   Arriva Condoleeza Rice e propone una Conferenza Internazionale sul Medio Oriente per metà novembre. L’amministrazione  Bush vorrebbe qualche risultato per far dimenticare il disastro irakeno.  I palestinesi si presenteranno divisi?  Il problema è:  si presenteranno? Di Hamas neppure a parlarne. Israeliani e americani la considerano alla stregua di Al Qaeda, anche se ha  vinto democratiche elezioni [Gli israeliani consideravano Arafat un nuovo Hitler]. Certo governa con mano  pesantissima Gaza, come denuncia puntualmente il Centro palestinese per i diritti umani con sede nella Striscia  [www.pchrgaza.ps]. Ma per recuperare il soldato Gilad Salit, rapito dalle Brigate Izz ad-Din al-Qassam Israele  non ha giustamente problemi a trattare con Hamas.  Ci andrà il vezzeggiato dall’Occidente presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas? Ci andrà, dice, se la conferenza avrà come obiettivo una regolamentazione definitiva delle controversie e non una  dichiarazione di intenti che è quello che vuole invece il premier israeliano Olmert [v. Le Monde, 22 settembre].  E cosa dice di volere Abbas? La fine dell’occupazione israeliana, uno Stato palestinese con Gerusalemme [Est]  come capitale, la definizione di confini certi. Olmert si dice disposto a liberare qualche detenuto palestinese  e a togliere 24 dei 500 sbarramenti in Cisgiordania. A questo si aggiunga la strisciante guerra civile in Libano e le mire siriane in vista delle imminenti elezioni  del nuovo presidente, il raid israeliano sulla Siria del 6 settembre, concordato con gli USA,  l’atomica-o-non-atomica  dell’Iran, l’assetto dell’Irak, e si capirà che la conferenza internazionale potrebbe anche essere una fantasia impotente.    Ci vorrebbe la lungimiranza di un pensatore come Yeshayahu Leibowitz che dopo   la Guerra dei sei giorni del 1967  e l’occupazione dei territori palestinesi dichiarava: “Lo Stato che eserciterà il proprio dominio su una popolazione  ostile di un milione e mezzo-due milioni [oggi più di 3 milioni] di stranieri sarà necessariamente lo stato dello  Scin bet [i servizi segreti israeliani], con tutte le inevitabili ripercussioni…L’unica scelta che ci resta è dunque  quella di andarcene – avendo a cuore le sorti del popolo ebraico e del suo Stato- dai territori e ciò  indipendentemente dal problema della pace” [Ebraismo, popolo ebraico e stato d’Israele, Carucci editore, Roma, 1980].  

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terza settimana

Montagna mobile - Marco Revelli- il manifesto 22.9.07- pdf

Audio - Estratto da  incontro informale di Bruna Peyrot con una decina di pinerolesi sui- Populismi in Brasile e America Latina - file mp3- 22'

Festa della CGIL - s.Pietro Val Lemina- registrazioni

La stampa

(Del 22/9/2007 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 66)
BURIASCO
Un corteo e un presidio per opporsi alla discarica

BURIASCO

Si organizza il comitato antidiscarica di Buriasco e così dopo la manifestazione di protesta durante la quale il presidente dell’Ato, Paolo Foietta ha illustrato i motivi per cui la scelta è caduta su questi campi, questa mattina il dissenso popolare si farà sentire alle 10 con un’altra manifestazione. Agricoltori ma anche la gente di Buriasco si ritroveranno gomito a gomito per difendere i campi, ritenuti fra i migliori della Pianura Padana. Vi saranno anche le organizzazioni di categoria come la Coldiretti e la Copagri, spiega il suo presidente Francesco Carrù: «Chiediamo l’istituzione di un tavolo di concertazione per la valutazione e la verifica dello studio di fattibilità e dei criteri utilizzati per l’individuazione del sito in piena area agricola e inoltre si chiede che l’Ato sospenda per alcuni mesi l’attuazione della delibera, vogliamo un incontro con il presidente della Provincia». La manifestazione di oggi, che prevede un corteo e un presidio davanti all’area individuata per la discarica, sarà per il comitato del No e per tutti partecipanti anche l’occasione per prendere le distanze dalle minacce indirizzate al presidente dell’Ato, Paolo Foietta e per condannare la macabra messa in scena del pupazzo con la testa racchiusa in un sacchetto della spazzatura e la giacca forata all’altezza del petto come se fosse stata colpita da una rosa di pallini. Un gesto che aveva visto immediatamente prendere le distanze l’intera comunità buriaschese e sul cui autore stanno svolgendo indagini i carabinieri della compagnia di Pinerolo.
ANTONIO GIAIMO
 
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VIaggio nei cunicoli della val Germanasca - la stampa 22.9.07 -pdf  (articolo con inesattezze ed omissioni)-vedi '50 nuovi assunti' nel 1999- confronta estratto storia LVC - e la solita censura sulla cinquantennale storia sindacale in miniera) . Vedi archivio miniere

e-mail inviata a Stefano D'Orazio- Rio Tinto Minerals Val Chisone (25-9-07)

Buongiorno, le scrivo per alpcub di Pinerolo,già presente in Luzenac  e Rio Tinto dal 1995 al 2006.

Nella pagina sulla Stampa del 22.9.07 compaiono errori di tutti i tipi dovuti, penso, all'improvvisazione dei giornalisti.

Si vede che non vi siete preoccupati di cosa scrivevano.Ricordo che tutta la documentazione in nostro possesso è sul nostro sito:www.alpcub.com nella pagina www.alpcub.com/xminiere1.htm 

Penso che l'immagine della Rio Tinto Minerals Val Chisone non ne sia uscita bene. La storia i minatori la conoscono per esperienza diretta e la campagna di questi mesi sui cento anni della Talco&Grafite è stata piena di omissioni sulla storia vera della miniera.La mostra sindacale , pur esposta a Scopriminiera è stata sottoutilizzata e quella aziendale era  a dir poco parziale..

Per quanto riguarda l'articolo In particolare segnalo che nel '99 dopo il blocco delle assuzioni sono entrate poche unità (non 50 come detto nell'articolo), prima del ricorso alla manodopera polacca. Il fatto è secondo noi dovuto alla volontà dell' azienda e del responsabile ing.Salina di aggirare la resistenza dei minatori locali, e ridurre a zero il controllo sindacale.Ci sono state molte domande di assunzione, ma pochissime assunzioni , per la selezione e la scelta di passare alla manodopera straniera. 

Ringrazio per l'attenzione    Buon lavoro 

Piero Baral 

per ALPCUB- Pinerolo 0121 321729

 

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speciale/NEOFASCISTI  A TORRE/alcuni materiali

da pinerolomolesta 22.9.07

A quanto si legge sul sito di Forza Nuova, sabato 22 settembre alle 16 l'organizzazione neofascista manifesterà a Torre Pellice contro la decisione del Sinodo Valdo-metodista di schierarsi in difesa della legge 194. Nei mesi scorsi erano apparse scritte minacciose a San Germano Chisone e a Torino proprio contro i valdesi, "rei" di essersi schierati a favore dell'aborto e a favore delle coppie omosessuali.

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Notizie telefoniche  22.9.07 ore 16.15 A Torre Pellice, davanti alla Chiesa Cattolica una trentina di uomini  e donne di Forza Nuova e un presidio di un centinaio di antifascisti ( vari anziani e partigiani della Val Pellice, altri antifascisti da Pinerolo e dalla provincia - anche dal Cuneese). Molti Carabinieri e Celere. La manifestazione di Forza Nuova è autorizzata dalla Questura. Il sindaco è stato avvisato solo due giorni prima. E' la prima volta che la Questura autorizza una manifestazione contro una chiesa.

ore17.45 In piazza solo più le forze dell'ordine e il presidio antifascista, Forza Nuova se n'è andata alla spicciolata scortata dai carabinieri. Non hanno fatto un corteo, anche se autorizzati.Non sono riusciti a volantinare perchè isolati contro un muro dal presidio, la forza pubblica in mezzo. Lo striscione di FN è stato esposto per alcuni minuti.

Comunicato stampa

Clement (Prc): inqualificabile provocazione fascista a Torre Pellice – Chiederemo conto alle autorità competenti delle autorizzazioni concesse

Sul presidio di Forza Nuova a Torre Pellice contro la Chiesa Valdese è intervenuto il Capogruppo Regionale del Prc Gian Piero Clement, presente al presidio spontaneo di cittadini che si è formato per denunciare la gravità del fatto:

“Oggi a Torre Pellice è andata in scena un’inqualificabile provocazione fascista a Torre Pellice.
L’attacco alla chiesa valdese non è certo casuale, chiesa che si è da sempre schierata con i più deboli, le donne, i migranti e per i diritti di pacifica convivenza

La risposta dei cittadini democratici e antifascisti di Torre Pellice è stata forte (almeno 100 persone), con la presenza del Sindaco, di buona parte dell’amministrazione comunale, del pastore valdese, del parroco, dei partiti di sinistra e del Comitato per i valore della Resistenza. Alla fine i 15 giovani di Forza Nuova sono andati ingloriosamente via, scortati dalle dalle forze dell’ordine.

Rifondazione Comunista condanna questi rigurgiti fascisti, antireligiosi, e antidemocratici. E’ assolutamente inspiegabile l’autorizzazione concessa  da parte della questura ad una manifestazione che aveva come scopo quello, autorizzazione data senza una verifica preventiva con l’amministrazione locale e con la possibilità che  si potessero generale problemi di ordine pubblico.

Di questo chiederemo conto alle autorità competenti; è necessario tenere alto il livello di attenzione e  vigilanza in un momento nel quale i diritti, compreso quello religioso vengono messi in discussione".

Torre Pellice, 22 Settembre 2007

Gian Piero Clement,
Capogruppo Regionale PRC
 


Comunicato stampa del  COMITATO VAL PELLICE PER LA DIFESA DEI VALORI DELLA RESISTENZA E DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA Comunità Montana Val Pellice – Via Jacopo Lombardini 2 - 10066 Torre Pellice  ---------------pdf

 

FILE audio - DA RADIO BECKWITH 24-9-07   mattino-

 SPECIALE DI 'CARAVAN' SUI FATTI DI SABATO (1) 14,5' - 16,6Mb (reazioni della Chiesa)

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documenti/ Il testo dell'avviso sul sito di forza nuova 

“NO ALL’ABORTO: LA VITA PRIMO DIRITTO!”

Sabato 22 settembre ore 16.00 manifestazione di Forza Nuova a Torre Pellice per la vita e contro l'aborto,  piazza San Martino.
Dopo le dichiarazioni della tavola valdese favorevoli all'aborto e alla “liberalizzazione” di tutte le tecniche di sperimentazione riguardo a embrioni e procreazione assistita, e dopo gli ennesimi attacchi alla Chiesa cattolica e ai partiti contrari all'aborto, la nostra manifestazione vuole evidenziare come non si possa parlare di diritti se non si difende il primo e fondamentale di essi, il diritto alla vita.
In una società sempre più minata dalla denatalità, il primo compito dello Stato è sostenere la famiglia, particolarmente quella numerosa, e agevolare con sussidi e sgravi fiscali le giovani coppie. In Italia accade esattamente l'opposto, e chi intende mettere su famiglia viene discriminato e vessato dal fisco.
E' necessario d'altra parte che tutti coloro che si richiamano al cristianesimo facciano fronte comune almeno nella difesa delle basi elementari della civiltà cristiana; constatiamo invece che coloro che pretendono continuamente dalla Chiesa cattolica aperture e dialogo, sono poi i primi ad assumere posizioni radicali e sostanzialmente anti cristiane,  proprio sul tema della vita.
Sul diritto alla vita non ci sono compromessi : mai contro la vita, mai contro natura.

articolo su Repubblica 23_09_07 - pdf    riproduzione del volantino di FN--pdf

La Stampa- trafiletto 23/9/07

Torre Pellice
Forza Nuova contro i valdesi «abortisti»

Volantinaggio di Forza Nuova, ieri, a Torre Pellice contro l’aborto, ma si è trattato di una presa di posizione nei confronti della comunità valdese che sostiene posizioni in difesa della legge sull’interruzione di gravidanza. Il pastore valdese Claudio Pasquet ha dichiarato che questa è la prima volta che la questura autorizza una manifestazione di protesta nei confronti della Chiesa valdese. Un centinaio di giovani, oltreché di Torre Pellice anche dei centri sociali, hanno intonato slogan nei confronti dei militanti di Forza Nuova.

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documenti/ dal sito di Forza Nuova  24.9.07 - la loro cronaca

“A TORRE PELLICE FORZA NUOVA VINCE PER COMPATTEZZA SERIETA’ E INTELLIGENZA!”

Ieri, sabato 22 settembre, alle ore 16.00 si è svolto l’annunciato presidio di Forza Nuova in Piazza S.Martino a Torre Pellice, indetto per protestare contro le parole espresse da alcuni personaggi che guidano la tavola valdese, i quali si sono pronunciati in difesa della legge 194 (norma che ha reso legale l’aborto dal ’78) e in contrapposizione ai pareri espressi dalla Santa Romana Chiesa, con in testa il Papa, da sempre in difesa della vita dal concepimento.
L’evento organizzato da Forza Nuova, si è svolto nei tempi e nei modi in cui il movimento stesso voleva fosse realizzato, ma, purtroppo, è stato disturbato dai soliti individui appartenenti all’area dell’estrema sinistra dei Centri Sociali, capeggiati dal Sindaco e dal pastore della comunità valdese, che hanno tentato azioni di disturbo, sperando di impedirne la riuscita, urlando i soliti slogan obsoleti e fuori luogo dell’antifascismo.
I forzanovisti hanno manifestato con uno striscione che recitava: “SI alla vita, STOP all’aborto!”, senza mai indietreggiare di un metro per tutto il raggio del presidio, a dimostrazione che nessuna espressione di violenza nei nostri confronti potrà mai intimorirci, se non rafforzarci e darci la convinzione necessaria per affrontare tutte le battaglie fondamentali per noi stessi e la comunità per cui lottiamo.
L’unico nostro rammarico è quello di non aver avuto – grazie alla tensione creata dai personaggi di cui sopra – la possibilità di informare meglio la popolazione di Torre Pellice sul tema della vita, che è in questi tempi una delle priorità assolute per il nostro popolo, che rischia di scomparire se non si pone un freno a quell’orrore che è l’aborto.
Forza Nuova presidierà sempre e comunque tutte le piazze del Piemonte, come ieri, oggi e domani, per la vita, per la sicurezza, contro l’immigrazione clandestina, contro la casta parassitaria e sfruttatrice…per il Popolo Italiano!
FORZA NUOVA UNICA OPPOSIZIONE!

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SToria/Vedi materiali del 2004 raccolti in:

Cosa succede in Val Chisone dopo le liste fasciste?

 

 


dall'Eco del Chisone 19-9-07

CINA A LUSERNA -PDF

Mille in corteo ma si avvicina la chiusura
Moretta solidale per salvare i posti di lavoro alla ex-Locatelli
Solidarietà anche da Bresso e Costa - Si spera in un imprenditore o in una cooperativa
MORETTA - Venerdì 14 si è svolta la fiaccolata in sostegno dei lavoratori della Locatelli. Nel pomeriggio la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, con i consiglieri Clement e Dalmasso ed il presidente della Provincia Raffaele Costa, sono andati a far visita ai lavoratori presso il presidio permanente davanti ai cancelli del caseificio.La presidente della Regione ha spiegato le difficoltà che incontrano le istituzioni davanti a colossi come la Lactalis: il potere della Regione è limitato dalle scelte economiche delle multinazionali.Sono stati dipinti due possibili scenari di uscita: trovare un imprenditore serio che acquisti lo stabilimento o tentare la via della cooperativa.La Regione e la Provincia avevano già creato un tavolo di crisi per cercare un compratore, ma non è semplice, basti pensare che la Lactalis non ha ancora fissato un prezzo! Nel caso in cui si tentasse di creare un cooperativa, Bresso ha assicurato che la Regione potrebbe aiutare i lavoratori con prestiti agevolati.Torniamo alla fiaccolata. Alle 20 davanti alla Locatelli c'erano moltissime persone, forse un migliaio. Si vedevano molti morettesi con i loro bambini, molti erano anche gli anziani.Sono state distribuite circa 500 fiaccole. Il luminoso corteo allungandosi per le vie di Moretta è arrivato a Cascina S. Giovanni, dove è iniziato un Consiglio comunale pubblico.La manifestazione dello scorso ottobre era stata molto più rumorosa e rabbiosa, ora invece il corteo è stato silenzioso nella certezza che la chiusura del 31 ottobre non potrà essere rinviata.Il comizio è stato aperto dal sindaco di Moretta Enrico Prat. «Oggi si è svolto qualcosa di molto importante - ha esordito il sindaco -. La presidente della Regione Bresso ed il presidente della Provincia Costa sono venuti qui a Moretta per confrontarsi con i lavoratori, garantendo il loro massimo impegno. Ora invece siamo in molti per affermare che la Locatelli non merita di essere chiusa».È stato evidenziato il comportamento dei lavoratori della Locatelli, che hanno continuato a lavorare sapendo che la chiusura era certa. Molta fiducia è stata riposta nella nuova riunione del tavolo di crisi che si svolgerà venerdì a Cuneo.Il testimone è poi andato a Francesco Macchioni, consigliere di minoranza, che ha sottolineato il grande valore che andrebbe perso se la Locatelli chiudesse, chiedendosi dove siano i parlamentari eletti in Piemonte. «I parlamentari presenziano ad ogni sagra dell'agnolotto o del fritto misto, ma davanti a problemi seri come questo non si fanno vedere» ha detto.La parola è poi passata ai delegati sindacali. La sostanza del loro intervento è stata chiara: «Non vogliamo essere presi in giro - ha affermato il delegato Bruno Lo Giudice -. La proprietà ci ha chiesto grandi sacrifici e noi le siamo sempre andati incontro, ed ora questo è il ringraziamento».Il consigliere Sergio Dalmasso ha evidenziato come la situazione della Locatelli sia emblematica della globalizzazione. Un colosso come la Lactalis, con il beneplacito dell'Antitrust, acquista un monopolio e chiude uno stabilimento in attivo per pure scelte economiche e lo Stato ha difficoltà a fermarlo. Il suo potere si limita alla mediazione.Anche l'assessore Taricco ha spiegato quante difficoltà ci siano a trattare con multinazionali di questa stazza. La Regione non può diventare un imprenditore; ciò che può fare è accompagnare gli acquirenti e garantire il proprio appoggio.Taricco ha affermato che ci sono stati molti imprenditori che hanno manifestato interesse per lo stabilimento, ma purtroppo si sono fatti tutti indietro. È stato confermato, però, che tuttora ci sono alcune trattative in atto, che saranno sicuramente discusse venerdì nel tavolo di crisi in Provincia.Alle undici la manifestazione si era ormai esaurita e gli organizzatori erano molto soddisfatti. «Siamo felici che Moretta abbia risposto in questo modo» commenta Fortunato La Spina, delegato sindacale della Locatelli.Cosa ne pensate della giornata di oggi, partendo dall'incontro con la presidente Bresso?«Siamo stati contenti perché ha evitato il populismo ed ha parlato dei problemi da risolvere. Noi abbiamo bisogno di concretezza e non di proclami - risponde Bruno Lo Giudice, delegato sindacale -. Stasera è stato un successo, siamo felici che la gente ci sia vicina; speriamo che serva davvero a qualcosa».
Ubertino Battisti

 

Mille attorno a due dibattiti

Quasi 500 persone sono andate a sentire il giornalista Marco Travaglio lo scorso martedì a Pinerolo. Pochi giorni dopo altre 450 persone all'incontro conviviale al castello di Buriasco per la presentazione dell'ultimo libro del vice-direttore de "Il Corriere della sera", Magdi Allam. Mille persone ad ascoltare due giornalisti "militanti" che dividono l'opinione pubblica e che con il loro giornalismo fanno politica.

E proprio la politica e il suo linguaggio sono al centro del dibattito, dopo il successo di Beppe Grillo con il "V-day" e la successiva proposta di creare liste civiche comunali, con tanto di "bollino" di approvazione da parte del comico genovese.

È indubbia la necessità di una politica che parta dal basso, dai Comuni. Oggi i Consigli sono deserti, le minoranze non hanno spazi di discussione sulle decisioni che la Giunta prende sovente senza confronti. Solo il corrispondente del giornale locale è lì a fare la guardia, e capita che venga guardato in cagnesco, come se fosse solo un rompiscatole.

Detto questo, siamo sicuri che il "metodo Grillo" sia una cosa mai vista?

 

Oltre 100.000 euro da Pinerolo a Kabul

Grande generosità hanno dimostrato i pinerolesi che hanno risposto all'invito dell'Associazione nazionale alpini in congedo e le Stelle del 3º (mogli e fidanzate dei militari), a favore del popolo afghano. Sono stati raccolti oltre 90.000 euro. I militari del 3º a Kabul, comandati dal col. Manione, non sono stati da meno: autotassandosi e attraverso una lotteria interna hanno raccolto ancora altri 20mila euro.

 

Dopo la serata con il giornalista Marco Travaglio
No al populismo, sì alla buona politica
Riflessioni sull'eccezionale risposta al V-day

L'eccezionale risposta dei cittadini al "V-day" di Beppe Grillo e alla serata con Marco Travaglio, qui a Pinerolo, suscita tre ordini di riflessioni. La prima è che il discredito della classe politica, e di riflesso della politica stessa, ha superato il livello di guardia. Da sempre il popolo mugugna contro i Governi di qualsiasi colore, e da sempre il ceto politico non gode di buona stampa.

La seconda considerazione è che la cattiva politica non si combatte con la cattiva antipolitica, ma con la buona politica. Sullo sfondo delle piazze che raccolgono lo sberleffo e il "vaffa" c'è il qualunquismo e la deriva populista, facile preda del Masaniello di turno, specie se seduto sui mezzi di comunicazione. La buona politica è quella non solo ispirata da valori, ma anche interpretata con stile sobrio, corretto e credibile: dunque attuata da soggetti almeno in parte nuovi. Facile a dirsi, ma questi soggetti nuovi devono essere disposti ad impegnarsi al di là del sarcasmo, perché fare politica costa sacrificio.

La terza considerazione è in realtà la domanda di sempre: allora che cosa fare? Tra le declamazioni da comizio e il mugugno, entrambi sterili di fatti, ritengo che l'unica risposta passibile di qualche effetto sia l'ingresso attivo degli scontenti nell'agone politico: non con la ricerca di una candidatura o di compensi qua o là, ma con la passione fatta contrasto quotidiano e faticoso.

Sulla piazza non vedo che un'occasione, la nascita del nuovo Partito democratico. Si può essere favorevoli o contrari, si possono avere mille ragioni per alimentare lo scetticismo: i giochi già decisi altrove, le lotte di apparati, le liste bloccate, gli individualismi e i bisticci, pochi progetti e molte spartizioni. Tutto vero, e a ripeterlo si ottiene facile consenso, ma non si cambia uno iota. A metterci partecipazione, forse, invece qualche cosa cambia.

I grandi movimenti collettivi hanno sempre un catalizzatore che innesca il processo. Al momento non se ne vedono altri. Se non vogliamo restare eternamente appesi ai battibecchi che ci indispongono, ai voli di Stato e agli inquisiti sugli scranni, non c'è che da approfittare del fatto che il castello si appresta a calare i ponti levatoi.

Militare in un certo campo è difficile: perché il centrosinistra è più scomodo, chiede agli individui generosità, sensibilità sociale, rinuncia ad una parte degli egoismi naturali. Pretende di prendere sul serio il fatto che in tante parti del mondo i malati non hanno neppure i palliativi del dolore, che le emissioni di Co2 nascono anche dal nostro tubo di scappamento, che ai nostri giovani è confiscato il futuro, e a tanti minori sfruttati è confiscato anche il presente. Per chiedere questo, e tante altre cose simili, occorre essere credibili, e non sempre lo siamo.

Tra le battute dei giovani, raccolte alla Festa de l'Unità a Firenze ad agosto, spiccava la dichiarazione di una ragazza: «Vorrei tanto potermi innamorare della politica!». Era ingenua, romantica, trascurava che ogni amore ha le sue spine: ma non è mai nato niente di grande senza almeno un pizzico di passione.

Elvio Fassone

 

Incontro con Stefano D'Orazio, ad della Rio Tinto-Luzenac (ex-Talco & Grafite)
«Il bianco delle Alpi ancora talco unico»
Il futuro dell'azienda alla vigilia dei festeggiamenti per i cento anni dell'azienda

Si stanno vivendo giorni di vera trepidazione nella palazzina degli uffici amministrativi della "Rio Tinto Minerals-Luzenac", caratterizzata dall'originale torre di stile mediovale posta a poca distanza dallo storico stabilimento del Malanaggio, nel Comune di Porte. Trepidazione per l'imminente appuntamento con i festeggiamenti nei cento anni di vita dell'azienda che dal 1907 estrae e vende il talco delle Valli Chisone e Germanasca. La nascita di quella che originariamente si chiamava "Talco & Grafite Spa" coincise con il passaggio all'era industriale nell'estrazione del delicato e prezioso minerale bianco, fino ad allora affidata a piccole imprese artigiane. Poi, con l'arrivo dei francesi negli Anni '80, la "Talco & Grafite" assunse il nome "Luzenac", nome che ha conservato nel recente passaggio all'attuale proprietà, la "Rio Tinto", multinazionale con sede in Gran Bretagna.

La piccola brochure che i vertici dell'azienda hanno deciso di inviare a tutte le famiglie della valle per ricordare e condividere con loro l'avvenimento riporta in copertina una frase che probabilmente vuole suonare rassicurante sul futuro delle miniere: "Una storia che continua". Ed è proprio da questa affermazione che abbiamo voluto partire incontrando l'amministratore delegato della "Rio Tinto minerals-Luzenac Val Chisone Spa", Stefano D'Orazio.

Di recente, infatti, il sindacato ha manifestato rispetto alla Luzenac una certa preoccupazione sul futuro dell'azienda, che oggi occupa una novantina di lavoratori tra minatori e amministrativi ed estrae 30mila tonnellate di talco l'anno.

Dott. D'Orazio, la storia della Luzenac davvero è destinata a continuare? «Non ci sono dubbi. il Gruppo Rio Tinto ritiene la produzione del talco piemontese, grazie alla sua alta qualità, strategica per la sua attività di fornitura a scopi farmaceutici e cosmetici, anche se devo ricordare che la sua utilizzazione spazia anche nei settori della carta, ceramiche, plastica, agricoltura e altri ancora».

Come al solito però si teme la concorrenza cinese. «È vero, la Cina dispone di talco di buona qualità, ma per fortuna i costi di trasporto incidono in modo tale da non renderne conveniente l'importazione».

Il sindacato teme anche che talco di minore qualità possa essere nobilitato grazie a opportune raffinazioni chimiche. «Il talco, soprattutto negli usi destinati alla cosmetica e alla farmaceutica, non deve aver subito manipolazioni chimiche, il mio Gruppo almeno la pensa così».
L'articolo prosegue nell'edizione in edicola

Alberto Maranetto

 

No alla discarica di Buriasco, no al deposito di rottami a Scalenghe
Dalla pianura agricola un muro di no (PRIMA PAGINA)
Una settimana ad alta tensione, un duro confronto tra mondi e interessi diversi

C'era una volta la tranquilla pianura pinerolese, tutta concetrata su di sè tra redditizie coltivazioni di mais, allevamenti e poche ma solide imprese artigianali. Una vita forse noiosa nonostante le tante feste di paese, ma certamente sicura, solida. Oggi non è più così, è accaduto qualcosa che la risucchia inesorabilmente nelle contraddizioni e nei grandi problemi che affliggono la nostra società. Tutto è concentrato in un piccolo ma significativo pezzo di terra tra Buriasco e Scalenghe dove si vorrebbero realizzare una discarica a servizio di tutto il Pinerolese e un deposito di una ditta privata che si occupa della rottamazione di mezzi meccanici in buona parte militari.

A Buriasco la vicenda è di maggiore spessore. Perchè il Pinerolese ha di fronte a sè il problema di trovare il sito per una nuova discarica prima di precipitare in una vera e propria emergenza. Allo studio dell'Ato provinciale per i rifiuti che ha individuato a Buriasco il sito più idoneo, gli abitanti di Buriasco hanno risposto con un secco "non ci stiamo", ribadito a muso duro quando il presidente dell'Ato Paolo Foietta, la scorsa settimana, ha incontrato i buriaschesi. Il sindaco del piccolo paese della pianura, Romano Armando ha chiesto un rinvio della delibera con cui l'Ato dovrebbe prendere atto della decisione e di poter verificare con propri tecnici i dati dello studio in questione. Foietta risponde di essere disponibile ma che comunque «la delibera dovrà essere presa». Intanto a Buriasco è nato un comitato e il percorso obbligato sembra quello che ha contraddistinto tante altre vicende analoghe.

A Scalenghe gli animi sono altrettanto surriscaldati anche se il problema sembra decisamente più abbordabile. Anche qui c'è un comitato del no, anche qui si è svolta un'assemblea di fuoco dove il sindaco si è ritrovato in difficoltà a difendere la propria posizione, espressa in una conferenza dei servizi, non contraria all'insediamento del deposito di rottami. Bloccare tutto non dovrebbe essere difficile, il sindaco e la Provincia dovranno definire la loro posizione, ma certo quando di mezzo ci sono questioni economiche nulla è mai scontato.

 

Scalenghe, l'altro fronte del no
La paura dell'uranio impoverito
Quali garanzie sul deposito di mezzi militari?
Erano più di 500 all’oratorio di Viotto, mercoledì 12, all’assemblea organizzata dal Comitato per il no al trasferimento del deposito di mezzi militari da rottamare della ditta Bianciotto di Pinerolo. Gli intervenuti volevano sentir dire dal sindaco Bruno Garis che era contrario all’insediamento. Garis sul palco: «Se la popolazione non è d’accordo il Comune tira una riga sopra al progetto di Bianciotto».

Il presidente del Consiglio provinciale Sergio Vallero rintuzza le affermazioni provocatorie che giungono da una parte del pubblico e apre al dialogo, a tratti aspro e difficile ma utile.

La ditta Bianciotto ha chiesto, come prescrive la legge, di rilocalizzarsi da Pinerolo a Scalenghe in zona Pista, a circa 1.700 m dal sito individuato per la discarica. A Scalenghe si procederà allo smontaggio di mezzi e alla bonifica. Si prevede l’arrivo di 745 vetture, 393 autocarri militari su un’area di 60.000 mq, un’officina per lo smontaggio, un reparto di verniciatura, pressa per i metalli. L'impianto porterebbe al Comune, in oneri di urbanizzazione, circa 100.000 euro.

Vi è stata una prima riunione all’assessorato all’Ambiente della Provincia a fine aprile nel corso della quale, scorrendo il progetto di massima, s’è deciso di procedere alla Valutazione dell’impatto ambientale, per la possibile presenza nei mezzi militari di eventuali tracce di uranio impoverito.

L’assessore provinciale Angela Massaglia: «Abbiamo il progetto di massima di aprile, quello definitivo non è ancora pervenuto e quindi la procedura della Via non è ancora avviata. L’impatto sarà valutato anche con la possibile presenza del sito della discarica. L’eventuale autorizzazione della Provincia supererà la destinazione d’uso dell’area che oggi è agricola per diventare artigianale. Lo permette una stranezza della legge».

Il pubblico incalza: i mezzi militari sparano proiettili con uranio impoverito pericolosi per le persone e l’ambiente, quali garanzie ci date voi politici?

Prova a tranquillizzare l’assessore provinciale alla Qualità dell’aria Dorino Piras: «I mezzi che entreranno nel deposito saranno testati per accertare la presenza di eventuali scorie, saranno effettuati prelievi sull’acqua». Interviene il sindaco Garis: «Il problema delle scorie di uranio impoverito potrebbe esserci già adesso nel deposito di Pinerolo».

Nel caso in cui la Provincia dica sì al progetto definitivo, il terreno di Scalenghe diventerà a destinazione artigianale? Sindaco: «Proporrò in Giunta di dire “no” e non si modificherà il Piano regolatore». Problema risolto? Parrebbe di sì, ma una rilettura della legge non guasterebbe.

Presenti i sindaci dei paesi vicini, assente Pinerolo. Un secco "no" all'arrivo dei mezzi militari anche dal Codacons regionale: «È un'attività che, oltre ai rischi ambientali, è ad elevato impatto paesaggistico», dice la presidente Tiziana Sorriento.

Ezio Marchisio

 

Val Chisone, plaisentif: produzione limitata a 2.300 tome
Perosa: tutti pazzi per il formaggio delle viole
Sabato e domenica escursione e festa al rifugio Selleries

PEROSA - La rievocazione storica "Poggio Oddone-Terra di confine", che quest'anno si è tenuta domenica 16, ha dato il via (come ogni anno) alla vendita del plaisentif, il "formaggio delle viole".

Tutto è iniziato proprio con il ritrovamento di una nota storica che racconta di una "Toma di formaggio dell’alpeggio", il plaisentif, che certi margari dell'antico Escarton di Pragelato vendevano alla fiera di Perosa. Oggi la toma è prodotta nuovamente negli alpeggi dell’alta valle, secondo l’antica ricetta tutelata dalla Confraternita dei Cavalieri del plaisentif.

Nel 2006 si sono marchiate e vendute 1.200 tome; nel 2007 ben 2.300 (pari a 4.600 kg), prodotte secondo un rigido disciplinare. Difficilmente si arriverà in futuro a superare le 4.500 tome. Al Consorzio partecipano 12 produttori: Ivano Challier (Usseaux), Ettore Canton e Stefano Aglì (Pian dell’Alpe e Assietta, Usseaux), Chiaffredo Agù (Alpe Selleries, Roure), Fratelli Perotti (Alpe Gran Puy, Pragelato), Tiziano Aglì (Alpe Pra Damount, Pragelato), Gianluca Riso (Alpe Meys, Pragelato), Mario Giletta (Alpe Troncea, Pragelato), Massimo Tribolo (Alpe Chezal, Pragelato), Silvio Berton (Alpe Brusà, Cesana), Daniele Bermound (Alpe S. Sicario, Cesana), Ettore Lise (Alpe Monte Rotta, Sestriere).

Il periodo di produzione corrisponde alla fioritura delle viole in alpeggio. Sono forme tra i 20 e i 22 centimetri, alte tra i 6 e 7, del peso medio da 1,80 a 2,30 kg.

Un prodotto molto apprezzato dai ristoratori fuori della valle (in Val Pellice e Valle Susa) ed è pubblicizzato in Romagna e Toscana (dove ha avuto grande risonanza l’articolo pubblicato su "Gamberorosso"). «Però - precisa il sindaco di Perosa Giovanni Laurenti - occorre vigilare». Un comunicato, infatti, recita: «In alcuni alpeggi dell’alta valle vengono vendute forme di formaggio spacciandolo per plaisentif, senza che vi sia il regolare marchio (una P con una viola stilizzata, ndr), oppure prima che sia terminata la giusta stagionatura». Il comunicato parla di «truffa nei confronti dei consumatori».La prossima occasione per degustare il formaggio delle viole sarà la Festa del plaisentif al rifugio Selleries, organizzata insieme alle guide del Parco Orsiera-Rocciavré per domenica 23.

Il programma inizia sabato sera con la cena a base di plaisentif e di musica: interverranno la corale "I ritrovati" della Valle Varaita (canti tradizionali) e il gruppo Li Deiblandudi (danze occitane). Domenica ritrovo alle 9 a Pra Catinat (parcheggio a monte del centro di soggiorno). Escursione al Chardonnet, visita alle bergerie del Selleries, degustazione e aperitivo gratuiti, pranzo in rifugio, danze occitane e gofri prodotti dalla Pro loco di Roure. Informazioni: rifugio Selleries, 0121 842.664, 347 318.2113; Pro loco Roure 0121 842.005; 338 866.0069. «Il formaggio va sempre a ruba - spiega il gestore del rifugio Massimo Manavella - e il sentiero che collega tutti i produttori è molto bello».

Esiste anche una proposta più ampia: un'escursione di tre giorni da Usseaux al Selleries, organizzata da Discovery Italy-Selene tours. È illustrata da un volantino con 12 stemmi (tra cui Provincia, Comunità montana, produttori del "formaggio delle viole", tre parchi, cinque Comuni d'alta valle). Al momento, però, non sembra aver raggiunto il grande pubblico.Al contrario le iniziative organizzate direttamente dai rifugi e dal parco non sembrano tradire le espettative: «Con le guide del parco e un'agenzia specializzata di Coazze - spiega Manavella - abbiamo inventato il giro dell'Orsiera solo a maggio e ha già avuto più successo di quanto sperassimo. Un gruppo lo ha percorso tutto con le guide e alcuni altri hanno aderito senza accompagnamento». La proposta su sei giorni comprende cinque rifugi in tre valli.
Riccardo Lussana
Luca Prot

 


A Soucheres Hautes festa per montanari doc

PRAGELATO - Erano almeno 90 le bancarelle e 15 gli espositori che hanno dato vita alla Fiera zootecnica di Soucheres Hautes, a Pragelato. Tremila i visitatori stimati. In gran parte allevatori e abitanti della montagna. Per loro una vera festa che celebra la fine del periodo della monticazione. Come avveniva anticamente quand'era chiamata "festa dei fichi", la fiera è stata allestita nel piazzale dove oggi sorge la pista da sci del baby. Bestiame di ogni genere era in vendita (ed è sempre più raro un vero mercato per il bestiame). Anche il vice-sindaco Daniele Ronchail ha acquistato la sua ultima mucca (ormai è una piccola mandria): «È stato un momento simpatico - commenta il sindaco Valter Marin -, ma è anche il segnale di un interessamento da parte dei giovani che è ancora vivo. Alla festa fatta dalla borgata, con la merenda sinoira e il ballo con le ghironde, si vedevano famiglie di allevatori con tre generazioni di bergé». Animali, macchine agricole, attrezzature moderne, balli tradizionali al cospetto dei trampolini olimpici. L'antica "Fiera dei fichi" è ancora la festa dei montanari di oggi. (Foto Galliano)

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da Riforma

Discarica Buriasco -pdf

Il cuore malato della scuola
Difficile il rinnovare la scuola italiana anche perché le vere priorità sono altrove

Maurizio Girolami

Il rincaro dei libri di testo e dei kit necessari agli studenti, le strutture scolastiche fatiscenti, il disagio adolescenziale (la demotivazione allo studio, il degrado culturale, il bullismo, le droghe) non sono, purtroppo, novità, a inizio dell’anno scolastico. Soffermiamoci quindi sui rimedi che il governo Prodi mette in cantiere, sui loro aspetti positivi e sui loro limiti, tenendo presente che il cuore del problema è nel rapporto «qualitativo» tra il docente o la docente e l’allievo o allieva e nel contesto in cui esso si sviluppa.

Il tempo pieno

Abolito nel 2004 da Berlusconi, il tempo pieno viene ora ripristinato, in quanto ritenuto, a ragione, uno strumento prezioso per la realizzazione di una formazione arricchita nella scuola dell’obbligo, oltre che un aiuto per le famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano. Ma il numero dei posti da attivare non deve superare quello del 2004 e la spesa deve rientrare nello stanziamento già previsto in finanziaria per il personale della scuola. In altre parole non ci sono fondi aggiuntivi per il tempo pieno.

L’ammissione agli esami di III media

Viene ripristinato il giudizio di ammissione all’esame, il che può essere giusto – di esami nella vita se ne devono affrontare – ma è sufficiente un filtro per allievi non meritevoli, oppure si pensa anche a una didattica più efficace e «mirata»?

I nuovi esami di maturità

È stata ripristinata la commissione di maturità prevalentemente esterna, che interrompe la farsa di studenti esaminati da chi li conosce già e, giudicando la loro preparazione, giudica se stesso. Per non dire di quanto accadeva nelle scuole private, dove la promozione è spesso il corrispettivo di laute rette. Rimangono insoluti tre problemi: 1) come potenziare le metodologie didattiche in modo da portare avanti leve di giovani sempre più eterogenee? 2) come ridefinire gli obiettivi da raggiungere, per avvicinare la scuola italiana a quella dei paesi europei? 3) come garantire un meccanismo di accertamento dei livelli di preparazione imparziale e omogeneo in tutto il paese?

L’apertura pomeridiana delle scuole

Essa – dice il ministro– «è lo strumento privilegiato per la lotta al disagio giovanile e alla dispersione scolastica. La scuola può così tornare il centro di promozione culturale, relazionale e di cittadinanza attiva nella società civile in cui opera favorendo il recupero scolastico e creando occasioni di formazione in grado di elevare il livello culturale e di benessere generale del territorio». Certo, per «realizzare il pieno utilizzo delle attrezzature scolastiche a favore degli studenti e della popolazione» servirà un’articolazione e un’inventiva che non possono esprimersi in una circolare. Serviranno un maggior impegno di docenti e non docenti, attrezzature, esperti, progettazioni di qualità. Per tutto ciò lo stanziamento in finanziaria è di… 64 milioni di euro. L’obbiettivo è alto. La sua credibilità è bassa.

Le cattedre

La Finanziaria prevede un taglio di 19.000 cattedre, ma dato che Fioroni è riuscito a tagliarne solo 4.000, il ministro dell’Economia ha minacciato di sottrarre 100 milioni di euro ai fondi assegnati alle scuole, con la conseguenza di bloccare i piani dell’offerta formativa degli istituti. Fioroni, per tamponare la falla, blocca le nomine dei supplenti annuali per le classi aggiuntive necessarie dove aumentano gli iscritti. Questo significa gonfiare le classi fino a 35-40 allievi. Sarà più efficace l’insegnamento in classi del genere? Ci saranno miglioramenti in matematica? D’altronde, si obietta, la coperta è troppo corta per far fronte alle necessità della scuola e ai vincoli della spesa pubblica.

Il sostegno all’handicap

Secondo i dati delle direzioni regionali gli alunni disabili saranno nell’anno 2007-2008 quasi 200mila, per i quali mancheranno 5.000 docenti di sostegno. Il taglio degli insegnanti di sostegno ha colpito moltissime scuole, mettendo in allarme sindacati e associazioni delle famiglie con disabili. A parte il paradosso di misure del genere prese da parte di un governo di centro-sinistra, la «coperta corta» si ripropone. Agli insegnanti toccano ancora due altre «attenzioni»: la carota di un aumento (modesto) dei compensi (miseri) per gli esami, e il bastone di uno snellimento delle procedure di licenziamento per i cosiddetti «fannulloni» (niente da dire per carità!).

Le scuole private

Qui l’eliminazione di uno scandalo distoglie l’attenzione da uno scandalo clamoroso. Da un lato si assegnano i candidati delle scuole private di recupero alle scuole paritarie o statali più vicine, ponendo fine ai «viaggi» nelle località dove le commissioni sono «addomesticate». Dall’altro si «ritocca» la Costituzione con un decreto legge che estende a tutte le scuole private le elargizioni finora riservate a scuole materne e convenzionate. Brilla il silenzio dei tanti che si definiscono laici. Questo gretto clericalismo era già emerso a giugno, quando con una circolare Fioroni aveva favorito i candidati alla maturità che avevano frequentato l’ora di cattolicesimo.

Come allargare la coperta?

In conclusione: mancano i fondi per affrontare il cuore del problema, la riqualificazione dei docenti e del loro rapporto con gli allievi. I fondi si possono trovare rovesciando l’ordine di priorità nella spesa pubblica. Anziché tagliare le spese per la scuola, e aumentare (più dell’11%) le spese per l’apparato militare e il proseguimento di avventure guerresche (Afghanistan), fare il contrario, rispettare la Costituzione su due principi fondamentali: il ripudio della guerra e la cessazione di tutti i finanziamenti alle scuole private. I «realisti» parleranno di rapporti di forza, ma noi, che forza non ne abbiamo, dovremmo forse rinunciare anche a rivendicare principi cardine della Costituzione?

 

Scritte e disegni sui muri

Accanto alle semplici scritte, di argomento sportivo o politico e spesso di tono ingiurioso, nelle zone più frequentate dai giovani compaiono pitture anche elaborate e spesso «firmate» dagli autori

Samuele Revel

Alla parola murales viene attribuito dal dizionario un significato forte, «pitture realizzate su muri esterni di edifici o su grandi pannelli all’aperto, spesso con significato di contestazione politica e sociale». Anche a Pinerolo e nelle Valli, questo mezzo di comunicazione continua a essere utilizzato nonostante l’avvento di Internet e di tutte le smisurate forme di comunicazione che ha aperto. Il muro rimane ancora un mezzo di comunicazione, che può trasformarsi in muro viaggiante come quello dei treni, su cui si possono lasciare messaggi che tutti vedano. Uno degli esempi più vicini a noi riguarda la lotta «No-Tav» in val di Susa: per descrivere la propria contrarietà all’opera la popolazione ha letteralmente tappezzato di scritte ogni muro o altra superficie.
In val Chisone erano già comparse alcune scritte riguardanti al statale 23 del Sestriere negli anni in cui si discuteva di varianti e in val Pellice ultimamente la strada delle Cave ha tenuto banco nelle discussioni, e infatti sono nate alcune scritte che la contestano. Altri murales a Pinerolo sono concentrati nei dintorni delle stazioni, luogo di passaggio in cui molti leggono ciò che vi è scritto e nella zona del centro studi, dove i messaggi sono spesso rivolti all’altra fazione (politica e calcistica in particolare). Uno particolare vicino alla stazione riguarda Renato Curcio, anima delle Brigate Rosse, arrestato a Pinerolo, a sottolineare l’importanza che ha avuto sul territorio la sua figura e che ancora in alcuni ambienti probabilmente continua ad avere.
È molto importante la relazione con il territorio, su tutti i livelli: infatti alle scritte più generaliste (Juve, Toro, fascisti, comunisti, ecc) si affiancano altre più mirate: in val Pellice va per la maggior l’hockey, nella vicina val Po invece la Lega Nord la fa, oggi un po’ meno, da padrona. Probabilmente però la maggior parte di questo tipo di murales si ricollega a vicende sentimentali, comuni e diffusi dappertutto.
Discorso a parte merita l’altra tipologia di murales, meglio graffiti, ossia quelli che quasi sempre «semplicemente» riportano la firma, la tag, dell’autore, ai più incomprensibile, ma chiarissima nelle comunità dei writers (coloro che scrivono). A volte queste tag vengono viste come un imbrattamento di muri ma altre volte sono vere e proprie opere d’arte policromatiche che coprono un desolante muro di cemento armato. Anche le amministrazioni comunali in alcuni casi iniziano a vedere come positive queste forme di comunicazioni garantendo alcuni spazi, magari coinvolgendo a esempio i ragazzi delle «estati ragazzi» a dipingere muri.
Un esempio che si avvicina a questa categoria può essere quello della stazione Olimpica: sulla rampa del sottopasso infatti un lungo e colorato murale, con tanto di firme leggibili dei tanti autori, copre il grigio del cemento. Infine nel sottopasso del «movicentro» di Pinerolo si possono trovare riassunte in pochi metri quadrati tutte le tipologie prima descritte.
Rimangono anche da analizzare le pene previste per i writer: pene pesanti, centinaia di euro, in alcuni casi migliaia, la carcerazioni per mesi, in alcuni casi molti la vorrebbero per anni. A Luserna San Giovanni invece la locale stazione dei Carabinieri, dopo aver accertato l’autore di alcuni murales, lo ha «invitato» a ripulire il tutto. Feroci battaglie si combattono nelle grandi città (Bologna, Milano) dove il problema è più diffuso, mentre nelle nostre zone, per lo più si lascia ancora correre.

 



seconda settimana

dall'Eco del Chisone 12-9-07

Il partito è nuovo ma il sistema elettorale è vecchio

Marco Travaglio, il giornalista che martedì 11 è stato ospite di Pinerolo, in un suo editoriale ha definito la legge elettorale in vigore una "porcata". Con una coloritura di linguaggio ha espresso nient'altro che il pensiero più ricorrente tra gli elettori. Siamo andati a votare ma non abbiamo scelto gli uomini perché le liste erano tutte bloccate. Sono stati i vertici a disegnarle, centellinando umori, "pesi specifici" all'interno delle correnti che caratterizzano i partiti.

Ora c'è il dibattito in corso. Da una parte una fumosa proposta del centrodestra i cui principi ispiratori pare siano il presupposto per un colloquio con il centrosinistra (ma non all'unanimità). Dall'altra un referendum che potrebbe rimescolare le carte in gioco. Ma, va detto per correttezza, anche il referendum non modificava di fatto il sistema preselettivo dei candidati. Semplicemente poneva alcuni sbarramenti percentuali per evitare la frammentazione politica, evitando anche che Berlusconi o Bertinotti si presentino in troppi collegi, tanto per racimolare voti, scegliendo poi l'opzione migliore, anch'essa nell'ottica di scelte di vertice.

In definitiva si manterrebbe una condizione che oggi trova una stragrande maggioranza di italiani almeno su questo d'accordo: non si può perpetuare all'infinito l'impossibilità di scegliere il candidato, perché già qualcuno - e sono sempre i vertici protagonisti - l'ha designato.

C'è poca voglia di cambiare le cose. E ne è una dimostrazione il sistema elettorale che tra un mese coinvolgerà - così almeno dicono - alcuni milioni di italiani e forse 6-10mila elettori del Pinerolese. Si tratta dell'elezione dell'Assemblea costituente del nuovo Partito democratico.

Il 14 ottobre si tratta di assegnare 2.400 seggi nazionali e 4.800 regionali (di cui 12 e 24 tra i collegi di Pinerolo e Nichelino). Ma non si andrà a votare per scegliere direttamente il candidato segretario nazionale. Infatti si voteranno delle liste di appoggio ai vari Veltroni, Bindi, Letta ed agli altri "minori". Praticamente i grandi elettori sul sistema americano.

Ma chi andrà al voto, all'interno di ogni lista d'appoggio, potrà scegliere quale candidato votare? Niente affatto. Saranno i gruppi (o definiamoli più semplicemente le correnti) ad indicare i nomi, avendo l'accortezza - è lo statuto che lo richiede - che siano liste dove nell'ordine un candidato è uomo e l'altro donna.

E chi verrà eletto? I primi della lista, perché non verrà concessa la possibilità di scegliere. Così la lista di appoggio a Veltroni, supposto che abbia il 50 per cento dei suffragi, fino a metà circa avrà candidati forti, poi ci saranno i "paria del volontariato" che sanno già prima che non verranno eletti.

Insomma, un partito nuovo che nasce su un sistema elettorale che (a parole) molti, ipocritamente, dicono di aborrire.


Pier Giovanni Trossero

 

 

In Val Pellice
L'Asl 10 incontra la comunità cinese
Per spiegare diritti e doveri

Nell’anagrafe dell’Asl 10 risultano circa 200 cinesi residenti in Val Pellice, piccola appendice della ben più numerosa comunità che gravita sulla zona di Barge e Bagnolo. Pur essendo in numero ridotto, pongono un importante problema di comunicazione, perché quasi nessuno degli adulti conosce l’italiano e di conoscenza le "regole" da rispettare, cioè quell'insieme complesso di loro doveri e diritti.

Per questo l’Asl 10, di concerto con la Comunità montana Val Pellice, ha promosso una serie di incontri che si terranno a Luserna S. Giovanni, dalle 19 alle 21, nella Ludoteca di via Ex-deportati e internati 1, con la presenza di una mediatrice culturale cinese. Si comincerà il 20 settembre. All'incontro parteciperanno l'assistente sociale della Comunità montana e le insegnanti delle scuole locali per illustrare le regole, le attività, i servizi del sistema scolastico, ma anche per spiegare qual è il senso dell'infanzia e dell'adolescenza in questo Paese; il Servizio di igiene pubblica, che parlerà dei requisiti igienici e di sicurezza previsti per le abitazioni; l’Assistenza sanitaria territoriale parlerà dell’organizzazione della sanità, a partire dal medico di famiglia e dalle farmacie, passando per la guardia medica e il 118, per finire col Pronto soccorso e l’ospedale.

Negli incontri successivi si parlerà di altre questioni, riguardanti soprattutto la sanità.

Gli incontri prevedono una breve esposizione in italiano dell’argomento previsto, con immediata traduzione in cinese e successiva discussione con i presenti. Quindi sono invitati non solo i cinesi ma tutti gli abitanti della Val Pellice, italiani e stranieri, interessati a conoscere meglio i servizi socio-sanitari e scolastici disponibili sul loro territorio.

Sull’intero territorio dell’Asl 10 i cinesi sono circa 270, l’8% dei 3.500 extracomunitari registrati (cifra che però comprende anche i numerosi rumeni, ormai entrati a far parte dell’Ue).

 
Per 80 lavoratori, 120 a orario ridotto
Cassa integrazione alla Sachs: contingenza o qualcosa di più?

Quale futuro per lo stabilimento Sachs Automotive Italia di Villar Perosa? Se lo chiedono da un po' i circa 200 lavoratori tra operai e impiegati che lavorano nella fabbrica del Gruppo ZF, specializzata nella produzione di ammortizzatori osservando l'esodo di macchinari in atto ormai da mesi. Se lo chiedono ora i sindacati dopo che, nei giorni scorsi, si sono visti recapitare dei vertici dell'azienda, la richiesta di cassa integrazione ordinaria a zero ore per 80 lavoratori e la riduzione di orario a 24 ore settimanali per 120 dipendenti, entrambe nel periodo che va dal 17 settembre al 27 ottobre. In pratica è come fermare mezza fabbrica.

Per il delegato Cisl, Luciano Bounus, «nella richiesta non c'è nulla di allarmante, la richiesta coinvolge un numero alto di lavoratori ma è la prassi in questi casi, poiché in questo modo l'azienda evita di dover fare più richieste in caso di neccessità. In realtà il provvedimento riguarderà 40 persone». E il futuro? «L'azienda - spiega ancora Bounus - sta vivendo una frase di transizione: si sta passando da una produzione di ammortizzatori per auto a quella per moto, per la quale ci sono già delle commesse da parte della Bmw. L'azienda ci ha garantito investimenti, ma penso che non si entrerà a pieno regime ancora per un anno».

Più preoccupato Colina della Cgil: «Penso che a questo punto occorra un incontro chiarificatore con l'azienda».


A.M.

 

Per sfruttare i finanziamenti Ue
Nasce la Chav: Italia e Francia a braccetto

GIAVENO - Martedì 4 a Giaveno la Conferenza degli amministratori delle alte valli (Chav) da protocollo di cooperazione è diventata associazione. Con la firma dell'atto costitutivo, sei Comunità montane italiane e sei francesi hanno rinnovato l'impegno a cooperare per sfruttare i finanziamenti europei.

Un passo storico, sette secoli dopo la nascita degli Escartons. Ma alle dodici Comunità montane non costerà un euro in più: non si tratta infatti di un ente strumentale, quindi niente personale aggiuntivo, né stipendi o gettoni di presenza.

«Si è voluta solo formalizzare una situazione che va avanti da tempo» spiega il vice-presidente dell’associazione Giovanni Arolfo, rappresentante della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca. «La Conferenza - aggiunge - sarà lo strumento operativo per la progettazione integrata in vista delle politiche comunitarie».

Gli uffici delle dodici Comunità montane e Communauté de Communes collaborano in modo ufficiale già dal dicembre 2000. Ma la storia del loro dialogo va avanti da decenni. Oulx ospiterà la sede legale della Chav. La Communautées des Communes du Briançonnais quella operativa.

La presidenza della Conferenza è passata da Roberto Prinzio, presidente dimissionario della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, a Pierre Jourcin, sindaco di Lanslebourg-Montcenis e presidente della Communauté des Communes de la Haute Maurienne-Vanois. Gli altri eletti nel Consiglio direttivo: Giovanni Arolfo (vice-presidenza), Guy Hermitte (Communauté du Briançonnais), Christian Laurens (Escartons du Queyras), Antonio Ferrentino (Bassa Val Susa e Val Cenischia) e Claudio Bertacco (Alta Valle Susa).

Le altre Comunità montane che fanno parte del Consiglio generale: Val Pellice, Pinerolese pedemontano e Val Sangone. Sia pur con la spada di Damocle del riordino degli enti locali italiani, che potrebbe ridimensionarne il numero. Le altre Communauté de Communes della Chav: Pays des Ecrins e Guillestrois, oltre al Syndacat intercommunal de Modane.

Dopo quattro progetti Interreg già realizzati con finanziamenti del Fondo europeo per lo sviluppo regionale, ora la Conferenza punta a fruire della prossima tornata progettuale Alcotra 2007-2013. Cinque anni per presentare progetti che potranno riguardare servizi alla popolazione e infrastrutture, economia e lavoro, innovazione e comunicazione, salvaguardia del territorio. E se la cooperazione ormai non è più una novità, «il futuro - commenta Arolfo - resta però tutto da inventare».

Alla firma dello Statuto erano presenti anche l’assessore regionale Bruna Sibille, Lido Riba, presidente dell’Uncem Piemonte e Osvaldo Napoli, vice-presidente dell'Anci nazionale.


Luca Prot

 

Discarica, incontro con l'Ato R

BURIASCO - «Siamo sconcertati per la scelta dell'Ato rifiuti di ritenere il sito di Buriasco come il più idoneo a realizzare la discarica per il Pinerolese – riferisce il sindaco di Buriasco, Romano Armando –. A fine luglio, in un Consiglio comunale "ad hoc", avevamo respinto quest'ipotesi ritenendo il sito di Buriasco, in regione Granetti, per nulla idoneo ad ospitare la discarica perché terreno agricolo molto fertile con la presenza di aziende agricole fiorenti, con un sottosuolo assai ghiaioso con una facile penetrazione del percolato nella falda e soprattutto per la presenza di quasi la metà della popolazione del paese nel raggio che va dai 1.000 ai 1.500 metri».

Gli stessi concetti sono stati ribaditi in un'ulteriore delibera di fine agosto, portata avanti con Scalenghe, Cercenasco. Sempre il sindaco: «Già giovedì sera è prevista a Buriasco la presenza dell'arch. Foietta, responsabile dell'Ato rifiuti. Dovrà spiegare come su 39 siti presi in esame la scelta sia caduta proprio su Buriasco e quali saranno le ricadute ambientali per il paese. Da parte nostra comunque ci attiveremo in una ferma opposizione già a cominciare dalla Conferenza dei servizi in Provincia e valutando anche se ci sono i presupposti per un ricorso al Tar».

Lo dice il sindaco Armando dopo la decisione dell'Ato di localizzare il sito a Buriasco
«Contro la discarica ricorreremo al Tar»
La decisione comunicata dal presidente Foietta all'assemblea del consorzio Acea

Dopo mesi di discussioni, studi e incontri, come promesso il presidente dell'Ato dei rifiuti provinciale, Paolo Foietta, ha emesso la sua sentenza: la discarica si farà a Buriasco. Decisiva dopo l'esclusione dovuta alla presenza di vincoli idrogeologici del sito di Frossasco. La notizia, dopo l'anticipazione della scorsa settimana apparsa su "L'Eco", da qualche giorno era di dominio pubblico, ma è stata data in modo ufficiale lunedì all'Assemblea dei sindaci del Consorzio Acea.

«Su questa decisione supportata da dati tecnici oggettivi non tornerò indietro» assicura Foietta. Il sindaco di Buriasco però, pur senza annunciare barricate, ribatte: «Ci opporremo anche ricorrendo al Tar». Giovedì prossimo il presidente delll'Ato sarà a Buriasco, in piazza, a spiegare i motivi della sua decisione.

 

da Riforma

 

Estate alternativa nei rifugi

L'attività più propriamente ricettiva e di ristorazione si affianca in vari modi a quella dell'escursionismo puro. Il carattere atipico del «Selleries» immerso nel parco dell'Orsiera

Samuele Revel

Piervaldo Rostan

Gli italiani camminano poco, ma (forse) preferiscono andare in bici. Potrebbe essere questa la prima immagine di un’estate nei nostri rifugi alpini dove si conferma l’antica e consolidata tendenza di vedere pochi italiani scegliere la vacanza–trekking sulle Alpi mentre si rafforza la presenza di francesi, olandesi, tedeschi e belgi.
Le due settimane di agosto caratterizzate da pioggia (in alcuni casi anche da fiocchi di neve), freddo e nebbia hanno allontanato i visitatori proprio nel periodo di (teorico) massimo affollamento. Eppure in val Pellice non si lamenta Roberto Pascal del rifugio Barbara: «In alcune giornate abbiamo superato i 100 coperti a pranzo e le giornate luminose anche se fresche di inizio settembre ci hanno portato parecchia gente. In generale non mi lamento anche se è andata meno bene che nel 2006».
«Si è lavorato bene a inizio estate – continua Pascal –; specialmente in luglio abbiamo avuto tanti escursionisti piuttosto che persone a mangiare, mentre l’anno scorso si era lavorato di più col bar-ristorante. In maggio avevamo proposto alcune iniziative come i concerti e manifestazioni ciclistiche che hanno avuto un buon successo». Anzi, grazie a varie iniziative di promozione sembra prendere sempre più piede la salita della Comba dei Carbonieri; specie di domenica la presenza di ciclisti è davvero imponente.
Una situazione che coinvolge anche altri rifugi, come quello del Barant fra Barbara e Jervis del Pra: sono in tanti gli appassionati che salgono al colle con la mountain bike. Soddisfazione esprimono i neo-gestori del rifugio anche se per quasi 2 mesi hanno dovuto lavorare in condizioni difficili per il prosciugamento della fontana da cui il rifugio attinge l’acqua; la struttura resterà aperta fino al prossimo fine settimana e poi nei week end a seconda del meteo.
Tanti (per le ridotte dimensioni della struttura), anche i passaggi al bivacco Boucie, che nel periodo estivo resta per un paio di mesi custodito; si riesce a stare anche in 25 per un pasto, commentano i «gestori», in un ambiente unico con gli stambecchi a pochi passi. Francesi la maggior parte delle presenze.
Al rifugio lago Verde in alta val Germanasca invece, ultimamente interessato da lavori di ammodernamento, «i passaggi di escursionisti sono stati nella media – ci spiega il gestore Guido Frache – con maggioranza di francesi che utilizzano il rifugio per trekking di alcuni giorni. Per i clienti italiani invece il discorso cambia in quanto il tipo di escursione di limita alla gita in giornata e pare che ci sia un’attenzione maggiore alle spese che fanno rispetto al passato». Spostandosi però nella vicina val Chisone, al rifugio Selleries, nel parco dell’Orsiera-Rocciavrè, si scopre una situazione diversa. Dopo 5 anni di chiusura è stato infatti riaperto il rifugio che conta su una tipologia di escursionisti «all’80% italiani – ci dice Massimo Manavella, il gestore della struttura –, che trascorrono anche diversi giorni utilizzando il rifugio come campo base per le escursioni, e abbiamo avuto un, naturale, aumento delle presenze». Il vantaggio di questo rifugio potrebbe derivare dal fatto di essere inserito nel parco. «Certo – continua Manavella – c’è un ottimo rapporto di collaborazione con il parco, al punto di vendere tramite agenzia, cosa normale negli altri paesi una novità invece per l’Italia, pacchetti che comprendevano escursioni con guida e pernottamenti nei rifugi all’interno del parco». Ora si prospetta una stagione invernale che se per il lago Verde, vista la quota dove è situato, vuol dire chiusura, per il Selleries invece apertura continuata, con una tipologia di fruitori completamente diversa da quella estiva.

Predicazione di apertura del Sinodo tenuta nel tempio di Torre Pellice Domenica 26 agosto 2007. - htm

Alcune decisioni del Sinodo:

Ecumenismo Noi membri componenti il Sinodo della Chiesa evangelica valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi in Italia, - considerando la situazione ecumenica creatasi a seguito del recente motu proprio intitolato Summorum Pontificum di Benedetto XVI che ha ridato spazio alla messa in latino secondo il messale romano di Pio V (1570), caratterizzato dalla negazione di tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del rinnovamento del culto pubblico cristiano, e del documento intitolato Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della chiesa, datato 29 giugno 2007 dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel quale, tra le altre cose, si afferma che l'unica Chiesa di Cristo «sussiste esclusivamente nella sola Chiesa Cattolica» romana e che le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo «non possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate chiese "in senso proprio"», - constatando che in questi due documenti vaticani soffia uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II nelle sue spinte e decisioni riformatrici, ringraziamo Dio per avere chiamato le nostre chiese a esistere e a sussistere per servirlo e testimoniarlo, per aver messo nel nostro cuore la certezza di essere parte della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, nella quale Cristo per pura misericordia ci accoglie, giustifica e santifica, e per averci resi consapevoli che questa appartenenza dipende solo dalla Parola di Dio, cioè dalla promessa di Cristo che dice: «dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, quivi sono io in mezzo a loro» (Mat. 18, 20); ringraziamo Dio per aver suscitato da più di un secolo il movimento ecumenico, che è stato e resta per noi una grande scuola di umiltà e fraternità vissuta, e per aver suscitato anche per le nostre chiese in Italia rapporti amichevoli e fraterni con tanti cattolici - singole persone, gruppi, movimenti, comunità, parrocchie - che costituiscono ormai una realtà, certo ancora minoritaria, ma tanto più preziosa, vissuta insieme nella condivisione degli aspetti fondamentali della fede cristiana, nell'ascolto comune della Parola di Dio e nella tensione verso una reciproca accoglienza alla Mensa del Signore; ringraziamo Dio per averci liberato da otto secoli come valdesi e da cinque come protestanti dalla sudditanza al Pontefice romano, che noi riconosciamo come fratello in Cristo, ma non come maestro di fede, tanto più dovendo constatare ancora una volta che il Papato e la Curia romana sono oggi, come già nel XVI secolo, un ostacolo all'unità cristiana; invitiamo le Chiese valdesi e metodiste a non disertare oggi il movimento ecumenico e a non ridurre il loro impegno ecumenico ma anzi ad intensificarlo e rinnovarlo dovunque sia possibile, manifestando nel contempo con serenità e fermezza questa nostra presa di posizione.   

 

Testamento biologico Il Sinodo ritiene che debba essere mantenuta alta e costante l'attenzione sulle conseguenze etiche poste dagli incessanti sviluppi delle scienze e delle tecniche nonché delle loro applicazioni. In particolare ritiene che vi sia ormai una priorità nell'approvazione di una legge sulle direttive anticipate di fine vita, anche conosciute come «testamento biologico». La sempre maggiore efficacia della medicina – unitamente a molteplici altri fattori – permette infatti di prolungare sensibilmente il corso dell'esistenza umana senza però garantire, al tempo stesso, la piena conservazione delle capacità di intendere e di volere della persona. Poiché la cura del malato, in ogni suo aspetto, deve sempre presupporre il suo consenso – fatta eccezione per le situazioni di necessità e di urgenza – nessuno, neppure i parenti, è abilitato a esprimere la volontà del paziente in vece sua. È principio di civiltà dare voce, attraverso una legge, alle scelte della persona compiute con coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità nell'esprimere validamente il suo pensiero. L'approvazione di una legge sulle direttive anticipate costituirebbe, tra l'altro, semplice adempimento della Convenzione di Oviedo del 1997, già ratificata dallo Stato italiano, e in particolare dell'art. 9 laddove si afferma che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte del paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione».

 Omosessualità Il Sinodo, considerata la condizione di discriminazione sociale e legislativa in cui versano molte persone omosessuali nel nostro paese che, limitando oggettivamente il loro diritto ad avere una affettività serena e responsabile, le rende oggetto di violenza fisica e psicologica; la situazione, lesiva per i fondamentali diritti umani, a cui sono sottoposti milioni di omosessuali nel resto del mondo là dove le persone omosessuali sono esposte a persecuzioni nell'indifferenza quasi assoluta dei governi occidentali, disinteressati anche alla problematica della concessione del diritto d'asilo a coloro che sono soggetti, nel proprio paese d'origine, a minacce, pene corporali e sovente anche a pena capitale per il loro diverso orientamento affettivo; esprime - la propria solidarietà alle persone omosessuali oggetto di discriminazioni e persecuzioni; - la propria preoccupazione per il repentino aumento degli episodi di omofobia sociale e fisica in Italia; - la propria condanna ferma ed assoluta verso le persecuzioni e le condanne capitali emesse in molti paesi nei confronti di persone omosessuali; invita in vista dell'Assemblea-Sinodo Bmv di novembre 2007, le chiese ad appoggiare organizzazioni, gruppi e iniziative tese a sensibilizzare l'opinione contro il pericolo strisciante dell'omofobia e coloro che si impegnano per salvare dal boia migliaia di persone condannate ingiustamente a causa del loro diverso orientamento affettivo; le chiese a sostenere le veglie ecumeniche di preghiera contro l'omofobia che, nell'ultimo anno, si sono susseguite in varie città d'Italia, specialmente il 28 giugno (giornata internazionale di festa del movimento di liberazione omosessuale) con l'appoggio trainante di alcune nostre comunità locali. favore di ogni iniziativa che vada nella direzione di una moratoria o abolizione internazionale della pena di morte.  



prima settimana

dall'Eco del Chisone 5-9-07

Dopo-Prinzio: avviate le consultazioni

PEROSA - Chiunque sia il successore di Roberto Prinzio, il nuovo presidente della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca dovrà essere un "traghettatore autorevole". È (in sintesi) il profilo tracciato fra mille cautele da Viller Manfredini, capogruppo di maggioranza a Fenestrelle e in Comunità montana. È lui l'incaricato a svolgere le consultazioni.

«La sostituzione dovrà avvenire per la fine di ottobre». Nel Consiglio di Comunità del 24 settembre non se ne parlerà.

Nomi Manfredini non ne pronuncia manco uno: «Si arriverà a votare, ma vorremmo che il voto non laceri ciò che è stato faticosamente ricomposto». Il riferimento è alla (rocambolesca) composizone della Giunta, tutta di centro-sinistra.

Niente toto-nomi. Solo un ragionamento sui criteri di scelta: «Si tratta di colmare il vuoto lasciato dal presidente per esperienza e immagine politica». Qualcuno che porti a termine il programma già iniziato «in questa fase più politica che programmatica».

Un candidato naturale potrebbe essere la vice-presidente Clara Bounous («la sua possibile candidatura è nella logica delle cose», commenta Manfredini). Ma il suo non è l'unico nome a circolare. Per Manfredini «ci sono diverse aspirazioni, ma in politica si fa ciò che si può, non ciò che si vuole». Fra i più quotati, l'assessore ai Lavori pubblici Andrea Coucourde. Anche Marco Bourlot (Turismo) potrebbe essere fra gli aspiranti.

Comunque si ragiona all'interno della Giunta. E per il posto che si libererà, sempre che si decida di rimpiazzarlo, non si esclude lo stesso Manfredini: «Fenestrelle reclamerà un posto in Giunta dal 2009 - commenta lui -. Se questa aspirazione si anticiperà sarò contento». Per il resto non si prevedono rimpasti o spostamenti delle deleghe che contano.

Cda Acea
Prinzio al timone, Zanzottera nell'equipaggio


Il vice-sindaco di Pinerolo Zanzottera da venerdì 31 agosto è un ex. Si è infatti dimesso per entrare nel Consiglio d'amministrazione dell'Acea (che presto sceglierà i suoi cinque membri) rispondendo "obbedisco" alla proposta di Paolo Covato costretto a far spazio in Giunta per garantire il posto al sole alla Sinistra democratica, che legittimamente lo rivendica rappresentando ormai la seconda forza in Consiglio comunale, ed alla componente popolare della Margherita fin ora esclusa dalla stanza dei bottoni.

Zanzottera all'Acea, dunque, anche se il presidente proposto dall'azionista di maggioranza Pinerolo, sarà Roberto Prinzio, che ha già lasciato la Comunità montana al braccio destro Clara Bounous che gestirà l'ente sino alle elezioni di ottobre.

 


 

Inizia la costruzione di altri 23 condomini a Plan di Pragelato

PRAGELATO - Sono iniziati a Plan, all'imbocco della Val Troncea, gli scavi per altri 23 condomini, a completamento del Piano esecutivo convenzionato. Le concessioni per il completamento l'impresa Plan 2000 le aveva ottenute già da tempo. Accanto ai 14.500 metri cubi già costruiti tra la Sr 23 e la stradina della Val Troncea, ne sorgeranno altri 17.000 distribuiti in 138 nuove unità immobiliari. Gruppi di edifici (analoghi a quelli esistenti) saranno combacianti. Il complesso a fronte strada prevede al pian terreno 430 metri quadri destinati al commercio, pari a 1.200 metri cubi.
In tutta l'area del Pec raggiungerà circa 41mila metri cubi edificati. «Erano concessi dal Piano paesistico regionale - spiega l'Ufficio tecnico - che negli Anni '90 ha limitato le cubature e concentrato l'area solo sopra la stradina, mentre prima era edificabile anche la parte sotto».
Proprio in quella zona, temporaneamente occupata dai parcheggi olimpici come opere di urbanizzazione l'impresa ha realizzato un parco giochi, entrato in funzione quest'estate e ceduto al Comune.


In tutto 9.400 euro
Pinerolo: pulizie post rave, pagherà lo Stato


L'onda lunga del rave party ha investito il Consiglio comunale convocato martedì e mercoledì scorsi e interamente dedicato a mozioni e interrogazioni.

La prima - presentata dai consiglieri Cirri, Chiabrando, Bagnus, Ganci, Revel, Trombotto, Bianco, Ras e Bolla - riguardava proprio il raduno non autorizzato al Galoppatoio di Baudenasca. Molteplici le richieste in merito: non far pagare ai cittadini il prezzo del rave, fare in modo che una simile emergenza non si ripeta e dare ai residenti una sorta di risarcimento con l'impegno a installare una migliore illuminazione e marciapiedi più ampi nella piazzetta della frazione (quest'ultima proposta contenuta in un emendamento di Passerò).

Covato ha risposto che «sia le luci sia i marciapiedi fanno già parte dei prossimi impegni amministrativi». Ed ha incassato critiche (l'invito di alcuni consiglieri dell'opposizione a chiedere scusa agli abitanti di Baudenasca), ma anche il plauso, con riserva, di Tullio Cirri (minoranza) che si è complimentato per come abbia saputo gestire l'occupazione… ed un po' meno su come non sia riuscito a prevenirla.

Lo sgombero e la pulizia dell'area affidato all'Acea (ci ha lavorato quattro giorni) è alla fine costato 9.400 euro tra smaltimento rifiuti (erano 40 le tonnellate sparse quà e là malgrado i 5 cassoni da 20 metri cubi collocati sul posto), conferimento in discarica, allacciamento e consumo acqua, installazione bagni chimici. «Ma la cifra - spiega il sindaco - non graverà sulla comunità locale. Parola di Prefetto che mi ha rassicurato». La fattura, a quanto pare, la pagherà la direzione della Protezione civile.


Sarà a Buriasco, Frossasco, Cercenasco, Scalenghe o Pinerolo?
Discarica pinerolese: tra 5 giorni decisione finale
Determinanti le verifiche sulla profondità delle falde


Paolo Foietta, presidente del Consiglio di amministrazione dell'Ato, non ha più dubbi: «Lunedì 10 riunirò i sindaci dei Comuni pinerolesi dell'Ato e decideremo dove verrà localizzata la nuova discarica per il Pinerolese. Martedì porterò in Consiglio la delibera».

Già, ma dove sarà la nuova discarica? Dopo decine di riunioni, verifiche e aggiornamenti di dati sono emerse cinque località: Buriasco, Pinerolo, Frossasco, Cercenasco e Scalenghe. Come era previsto c'è stato un coro di no, «non vogliamo la discarica». Qualcuno aveva anche proposto l'ampliamento dell'attuale discarica di Pinerolo. Ma è una scelta, tecnicamente, impraticabile.

In questi giorni sono così in piena attività gli Uffici tecnici dell'Ato per un'ulteriore verifica che tenga conto soprattutto di alcuni elementi: la presenza di popolazione nelle zone prossime alla discarica, la profondità della falda e l'impatto per l'agricoltura.

Da soli questi tre elementi costituiscono il 90% dei "pesi decisionali".

I dati sulla popolazione sono quelli già noti; resta invece da controllare - e su questo stanno lavorando i tecnici - la profondità delle falde nei cinque Comuni interessati che può avere anche un'incidenza sulla superficie di territorio interessato. Nel senso che, più profonda è la falda, meno terreno verrebbe sottratto ad usi agricoli.

Mancano informazioni certe, ma sembra che la maggiore profondità della falda - oltre quindici metri - sia riscontrabile nel territorio di Buriasco e di Pinerolo.


Villar Perosa
Il Gruppo Skf cederà l'unità produttiva Omvp

Sul possibile nome della nuova proprietà della Omvp di Villar Perosa (di cui s'era scritto nell'ultimo numero de "L'Eco") si pronunciano alcuni esponenti delle Rappresentanze sindacali unitarie di questa importante industria collegata alla Skf. Dicono: «Ribadiamo che nel corso del mese di settembre è previsto un incontro tra le Rsu e le segreterie sindacali con la direzione dello stabilimento e quella centrale del Gruppo Skf Italia presso l'Unione industriale di Torino per monitorare ed analizzare la situazione della Omvp», aggiungendo che «è conosciuta da tempo la volontà del Gruppo Skf di cedere l'unità produttiva di Villar Perosa».

La Omvp di Villar conta 640 dipendenti e vi è un accordo tra azienda e sindacato per la mobilità di una cinquantina di addetti.


Moretta, continua il presidio permanente allo stabilimento
Ex-Locatelli, a settembre si muoverà la Regione?
Interrogazione di Rifondazione e proposta di un Consiglio aperto

MORETTA - Niente di nuovo sul fronte della ex-Locatelli di Moretta, l'azienda lattiero-casearia la cui proprietà francese ha deciso di chiudere il 31 ottobre. La crisi tocca 150 lavoratori, 60 stagionali, aziende di manutenzione, la ditta di trasporto del latte. L'ex-Locatelli è un punto di crisi in provincia di Cuneo con la Michelin, l'Alstom di Fossano, la Bertello di Borgo S. Dalmazzo e la St. Gobain.

Il 26 luglio scorso i consiglieri regionali Gian Piero Clement e Sergio Dalmasso avevano presentato un'interrogazione agli assessori Migliasso, Taricco e Peveraro affinché la Regione intervenisse convocando azienda, Provincia, sindacato e parti interessate. «A distanza di un mese - dice Clement - non è successo nulla. Speriamo si muova qualcosa con la ripresa di settembre. Bisogna gestire la situazione, preoccuparsi del lavoro dei dipendenti e dei produttori del latte che oggi lo conferiscono alla ex-Locatelli».

L'ex-Locatelli, di proprietà della famiglia francese Besnier, è proprietaria anche dei marchi Invernizzi, Cademartori e Galbani. "AAA Imprenditore serio cercasi", è uno dei cartelli che i lavoratori della ex-Locatelli hanno messo sulla statale di Moretta. Sarebbe questo l'unico modo per risolvere la delicata questione del caseificio. Col passare del tempo il futuro si fa sempre più difficile.

Per sensibilizzare la popolazione i lavoratori hanno allestito un presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento. Anche il Tg3 ha dedicato spazio all'iniziativa dando voce alle proteste degli operai ed al sindaco Enrico Prat.

Il gruppo consigliare di minoranza "Moretta per tutti" ha proposto due iniziative di appoggio ai lavoratori della Locatelli. In una lettera è stato chiesto al direttore Vittorio Olivari che una delegazione del Consiglio comunale possa visitare lo stabilimento per «rendersi conto del patrimonio umano e tecnologico che il sito produttivo di Moretta esprime».

La seconda proposta è di convocare un Consiglio aperto accanto al presidio della Locatelli. Scrive la minoranza:«È nostra intenzione dimostrare solidarietà ai lavoratori, ma soprattutto crediamo che sia arrivato il momento di informare i morettesi su che cosa si è fatto sulle prospettive del sito produttivo».

Avete già avuto risposta dal dott. Olivari? «Ad oggi purtroppo non ci è arrivata alcuna risposta», risponde Francesco Macchioni, consigliere di minoranza.

Quando si terrà il Consiglio aperto? «I lavoratori della Locatelli avevano deciso di organizzare una fiaccolata per coinvolgere la cittadinanza. Sentendo anche l'Amministrazione abbiamo pensato ad un incontro con la popolazione in cascina S. Giovanni a fine fiaccolata».

 

Ubertino Battisti

(Ha collaborato Ezio Marchisio)


da Riforma

In politica: cicale o formiche?

Più ancora del Parlamento, desta sensazione l'entità di retribuzioni, rimborsi e indennità nei Consigli regionali. Il caso del Piemonte e le possibili derive di tipo populista: come reagire?

Giorgio Gardiol

La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, si è arrabbiata. Adesso basta con gli automatismi: facciamo una legge che ci consenta di sganciare gli «stipendi» dei consiglieri regionali da quelli dei parlamentari. È la reazione alla notizia che i parlamentari riceveranno un aumento di stipendio di 358 euro e, poi, con l’anno prossimo, un altro nuovo aumento. Gli automatismi derivano dal fatto che gli stipendi dei parlamentari sono a loro volta collegati agli stipendi dei giudici della Corte di Cassazione. Così quando questi ultimi aumentano, aumentano anche quelli dei parlamentari e quelli dei consiglieri regionali. La presidente Bresso non si ferma qui e chiede una riduzione dello stipendio del 10%.
Ma il presidente del Consiglio regionale, Davide Gariglio, non ci sta: «Mi spiace che la presidente Bresso, che è uno degli esponenti di punta della politica, si faccia paladina dell’antipolitica — dichiara ai giornali —. Il problema dei costi della politica esiste e vogliamo affrontarlo. A settembre ne parlerò con tutti i capigruppo ma lo vogliamo fare senza imboccare la strada del populismo e della demagogia. Mi spiace ricordare che una delle ragioni dell’aumento dei costi è stata la scelta di nominare 14 assessori esterni da parte della Bresso. Si tratta di 3 milioni e mezzo in più all’anno per cinque anni».
Gariglio spiega i possibili tagli: «Cambiare i criteri per concedere il rimborso chilometrico che copre i costi di trasporto per raggiungere il Consiglio dalla propria residenza. Adesso per i consiglieri che abitano fuori Torino basta una semplice autocertificazione per ottenere un rimborso di 0,51 centesimi al chilometro. È giusto prevedere la presentazione di documenti che dimostrino l’utilizzo dell’auto».
La busta paga
Ma qual è l’attuale «stipendio» (indennità) reale di un consigliere? Sicuramente uno dei più alti tra i consiglieri italiani. Lo stipendio base lordo è di 9.948,09 euro (per 12 mensilità) cui vanno aggiunte 122,07 euro per ogni giornata di presenza alle riunione del Consiglio regionale. L’indennità di presenza è poi corrisposta per ogni riunione di carattere amministrativo, «autocertificata» cui partecipa il consigliere. Se il consigliere ha un incarico l’indennità viene aumentata del 35% per l’incarico di presidente della Giunta e del Consiglio il cui stipendio base è di 14.044,36; del 30% per il vicepresidente che ha uno stipendio di 13.459,18 euro; a assessori e vicepresidenti del Consiglio vanno 12.288,82 euro; al presidente di un gruppo consigliare 11.703,64 euro; al presidente di Commissione 11.118,45 euro; ai vicepresidenti delle commissioni 10.533,27 euro.
Sull’indennità base vengono operate le trattenute del 5% (497,40 euro) per il trattamento di fine rapporto e del 20% (1.989,62) per il vitalizio (del 25% se il vitalizio è esteso al coniuge). Sulle indennità (base + funzione + presenza) vanno poi pagate le tasse. Inoltre ogni consigliere riceve un rimborso – esentasse – forfetario mensile di 976,56 euro e un altro rimborso di 1506,00 per le spese di viaggio (3.000 km per 0,502 al km), cui vanno aggiunti 0,502 per ogni Km percorso per recarsi alle riunioni del Consiglio. L’indennità di fine mandato è due volte l’ultima mensilità percepita e moltiplicata per ogni anno di mandato. Al compimento del 65°anno di età i consiglieri e gli assessori hanno diritto a un assegno vitalizio che varia da un minimo del 30% a un massimo dell’80% dello stipendio base.
Fatti i debiti calcoli, la «busta paga» netta di un consigliere, con moglie, che abiti a Torino, e che frequenti il Consiglio 15 giorni al mese (può autocertificare le missioni cioè le assenze) è di circa 7.800 euro. Ma i consiglieri «semplici» sono all’incirca la metà: sopratutto quelli della maggioranza hanno presidenze di commissioni, partecipazioni a uffici, ecc., sicché lo stipendio è almeno di 8.500 euro.
La scala mobile del consigliere
I consiglieri regionali difendono molto bene il loro reddito. Nel 2000 quello stesso consigliere che ora percepisce 7.800 euro mensili ne percepiva 5.800: cioè ha avuto un aumento del 34,5%, mentre l’inflazione è stata del 22% e i salari medi nello stesso periodo del 15,5%. Per non parlare del Tfr: migliore quello dei consiglieri regionali di quello dei deputati: due mensilità per ogni anno, mentre i deputati ricevono l’80% di una mensilità per ogni anno. E non ci sono solo questi costi, perché i gruppi consiliari costano parecchio: un minimo di 50.000 euro per un gruppo di un consigliere, fino a 125.000 per gruppi con più di 15 consiglieri, oltre 15.000 euro per ogni consigliere assegnato al gruppo. Dieci, dodici, punti in più dell’inflazione aumentano la separatezza della classe politica dal comune cittadino sempre più in difficoltà per far quadrare i propri conti.
Sta montando quindi «l’antipolitica», cioè la critica ai comportamenti concreti di coloro che sono i «rappresentanti istituzionali» dei cittadini, che conduce alla disaffezione dell’impegno politico. La sinistra addossa la responsabilità della situazione al governo di centro-destra dimenticando che tutti i provvedimenti di aumento dei costi sono stati votati da entrambi gli schieramenti. Sta di fatto che non vengono prese decisioni capaci di rispondere alla critica diffusa.
L’antipolitica è il principale sintomo di una profonda crisi della politica: mette in discussione la politica come tutto il suo universo in cui immagine pubblica, linguaggio e realtà sono la stessa cosa. Porta a convincere che destra e sinistra sono la stessa cosa. L’antipolitica è un moderno populismo. Rafforza l’opinione: «sono tutti uguali, destra e sinistra, governo e opposizione». Tutti uguali, è evidente, perché sono tutti ladri o, nella versione migliore, «pensano agli affari loro».
Ma la politica non è questo, ha che fare con la vita: la nostra, della gente, dei cittadini. Ma è troppo facile sostenere che l’antipolitica sia la destra e la politica la sinistra, come si tende a pensare a sinistra. L’antipolitica è pervasiva, si diffonde a macchia d’olio. La spoliciticizzazione, causa/effetto dell’antipolitica, è galoppante. Chi è al potere, ci pensi e agisca. Fare politica è un lavoro da formiche, non da cicale che cantano felici, con buoni stipendi, per una stagione. Già, ma nel Consiglio regionale ci sono più formiche o più cicale?

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AUDIO-  I seguenti brani audio sono la registrazione di alcuni degli interventi di politici locali al dibattito  'Ecologia della politica' organizzato dalla Sinistra Ecologista alla festa alla Fontana Rugginosa di S. Secondo , il 7-9-07 ore 17.  Files mp3 di un quarto d'ora circa ciascuno - consigliata l'adsl, attendere un po' di tempo mentre vengono scaricati.

Alberto Barbero - file mp3

Elvio Fassone- file mp3

Giorgio Canal- file mp3

la domenica 9 settembre al dibattito ha partecipato Diego Novelli (file mp3), direttore del quindicinale Nuova Società (link al sito), che da Torino cerca di fare  inchiesta, memoria e dibattito- (mp3 di mezzora - 29 Mb)

(in zona non abbiamo più periodici di 'sinistra' dal 1986! )

si è citato nel dibattito il libro 'La casta'  . In breve, solo quattro punti di un intervista agli autori
Il primo: tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori a vita ... abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni 66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in Germania, per non dire degli Stati Uniti: uno ogni 560.747.
Il secondo: lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 ad oggi, in termini reali e cioè tolta l’inflazione, di quasi sei volte ... ed è di 11.703 euro oggi.
Terzo punto: nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei nostri deputati europei. Non solo prendono oltre 44.000 euro più degli austriaci, ma incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli... la lista non tiene conto delle integrazioni, a partire dal rimborso delle spese di viaggio per l’europarlamentare e i suoi collaboratori, “calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo di documentazione”. Più “la rilevante indennità aggiuntiva per i collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la retribuzione, ma neppure l’esistenza” ... “Il calcolo di 30-35.000 euro al mese è quindi probabilmente approssimato più per difetto che per eccesso”.
Quarto punto: l’insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore è spesso ipocrita fino all’indecenza ... pagano sottobanco i collaboratori (tra i 500 e i 1.500 euro) per i quali prendono al Senato 4.678 euro e alla Camera 4.190 al mese ... Un servizio delle Iene smascherava il giochetto dimostrando che alla Camera su 629 collaboratori ufficiali quelli regolarmente assunti erano solo 54: tutti gli altri erano pagati in nero.

La casta -  Così i politici italiani sono diventati intoccabili- ed.Rizzoli

Gian Antonio Stella , Sergio Rizzo

Recensione su l'Indice - Gian Giacomo Migone

per ascoltare l'inizio del libro -link

 


Il latte rende poco al produttore

Piervaldo Rostan

Il latte costa sempre di più. Ma al produttore rende sempre meno. Domenica scorsa la Coldiretti è scesa in piazza a Torino portando produttori e mucche in contatto con i consumatori. In Italia non è ancora risolta la vicenda delle quote latte. La questione data ormai una 20ina di anni, da quando, per regolamentare la produzione di latte dei paesi dell Ue si stabilirono dei livelli di produzione, le quote appunto, per ogni Stato. In Italia molti non si sono adeguati e hanno continuato a produrre in quantità maggiore; sono arrivate le multe, alcuni le hanno pagate altri no. Sono nati i Cobas, sindacalismo di base dei produttori che hanno «sgarrato», anche perché le associazioni di produttori storiche hanno invitato a rientrare nella legalità. La produzione extra-quote in certe zone garantisce addirittura il 30% del fabbisogno, dicono i trasformatori, dunque impossibile farne a meno; anche perché, mentre alcuni Stati europei sono totalmente autosufficienti per il latte, in Italia produciamo ufficialmente meno del 60% del consumo. Ed ecco che da questa settimana i Cobas sono in sciopero; porteranno il loro latte all estero con lo scopo di dimostrare come senza di loro il paese sia in difficoltà. E intanto, dicevamo, il prezzo al consumatore cresce. Oggi è il più caro d Europa eppure i produttori, che ricavano circa 33 centesimi per litro, più che in Francia o Gran Bretagna, in realtà hanno un «margine» molto esiguo stimato in 3 cent/litro. È così anche sulle nostre montagne? La questione quote in realtà riguarda molto marginalmente i nostri territori. Qualche quota si è persa, ma ormai, specie nelle parti più alte delle Valli, il latte viene trasformato direttamente. Il formaggio «tira», ha un suo mercato non indifferente e se si riesce a puntare su prodotti specifici la vendita è assicurata. Così il saras del fèn, 20 anni fa quasi ignorato, oggi è «super ricercato»; la val Chisone ha saputo ricostruire la storia del «plaisantif», il formaggio delle viole oggi apprezzato, cercato e oggetto pure di itinerari gastronomici, e c è anche qualcuno che riprova a vendere il latte fresco grazie a sistemi tecnici che ne garantiscono freschezza e qualità. Senza dimenticare che, grazie a un complesso sistema di normative europee, l allevatore che sale all alpeggio è sì soggetto quotidianamente a un lavoro non indifferente, ma è anche riconosciuto nel suo impegno con aiuti comunitari non indifferenti. Tutt altra storia troviamo in valli neppur troppo lontane. In alta val Po si munge sempre di meno e le numerose mandrie che salgono a Oncino piuttosto che a Crissolo sono quasi tutte destinate all allevamento da carne. In altri casi, a esempio l alta val Susa, l aiuto nell allevamento bovino viene da decine di extracomunitari, segnale di un economia montana che sta cambiando e che ha bisogno di manodopera che proviene da centinaia, talvolta migliaia di km.


Quanti siamo alle Valli

Nelle varie chiese complessivamente 20 pastori e quasi 200 membri di concistoro. Il problema contributivo

Marco Rostan

La relazione della Tavola valdese, che il Sinodo ha discusso nei giorni scorsi, è anche sempre l’occasione per guardare la fotografia delle nostre chiese attraverso i dati statistici, aggiornati alla fine del 2006. Complessivamente i membri comunicanti nelle chiese metodiste e valdesi in Italia sono leggermente leggermente aumentati (da 19.573 a 19.598). Alle Valli, tuttavia, il calo c’è ancora e si registrano 59 membri comunicanti in meno. Colpisce poi la grande differenza tra numero di membri comunicanti ed elettori, specie nelle grandi chiese come a Torre Pellice, Luserna, Pomaretto: gli elettori sono circa un quinto del totale; non solo, ma in Sinodo è stato purtroppo fatto notare che molti elettori (quindi persone che hanno manifestato un impegno verso la chiesa) non versano neppure un euro di contribuzione.
Alle Valli ci sono 20 pastori in servizio e 186 membri di concistori; i nuclei famigliari sono 6.186 (purtroppo gli abbonamenti a Riforma riconducibili ai nuclei famigliari, quest’anno stabili, sono assai di meno e dunque potrebbero crescere perché ogni famiglia valdese dovrebbe sentire l’obbligo di essere informata e collegata con le altre chiese in Italia). Alle Valli ci sono molti più funerali che nel resto d’Italia (173 su un totale di 306); le ammissioni in chiesa sono state 136, con 50 battesimi di fanciulli e 28 di adulti. La media ai culti vede più di cento persone a Luserna (130), a Torre (168), a Pinerolo (120) e a Pomaretto (104). I catecumeni sono numerosi, complessivamente 385, con punte a Luserna San Giovanni (65) a Torre (72) a Pomaretto (44) e a San Germano (28), e così pure le partecipanti ai 21 gruppi femminili (390). Nel I distretto sono all’opera 104 monitori e monitrici, con 472 alunni (su un totale, in tutta Italia, di 1360).
Per venire a note più dolenti, il Sinodo non ha potuto evitare di segnalare l’allarme sulle contribuzioni, e più di un intervento ha sottolineato la gravità del fatto che ci siano così tanti membri di chiesa, anche elettori, che non contribuiscono per nulla. Ma il vice-moderatore ha anche sottolineato il grande sforzo che è costituito dalle contribuzioni: ben 1.901.132, 35 euro, di cui oltre 720.000 dal I distretto e 163.997,46 per il Fondo pensioni (57.050,38 dal I distretto). Una bella cifra, che può naturalmente aumentare se tutti contribuissero, ma una cifra ancora insufficiente a coprire le spese del cosiddetto campo di lavoro (il costo dei pastori, compresi gli emeriti e le vedove e degli Uffici Tavola). Dunque non resta che rimboccarsi le maniche se vogliamo tener fede al principio delle nostre discipline secondo il quale «la chiesa si regge da sé», cioè rispettare la decisione sinodale, secondo la quale l’otto per mille può essere impiegato per la diaconia e la cultura, ma non per il culto. Nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla sua rielezione, la moderatora Maria Bonafede, interrogata sull’argomento, ha risposto che la Tavola intende assolutamente attenersi a questo impegno.