".Cronaca
delle lotte ai Cotonifici Valle di Susa
L'avvio
all'agitazione è dato dal reparto carderia dello stabilimento di Perosa, il
20 settembre 1960
di
Giovanni Mottura
I
documenti sulla base dei quali è possibile ricostruire (praticamente, se lo
si volesse giorno per giorno) la lotta degli undici stabilimenti CVS della
provincia di Torino, e a cui noi ci riferiamo per questa analisi, sono:
volantini, comunicati e circolari dei tre sindacati, lettere delle C.I.,
articoli apparsi durante i cinque mesi di lotta sui quotidiani ( Unità , “ La
Stampa , 1'“ Avanti! , integrati da materiale vario dei comitati di
solidarietà, dei Comuni interessati. e soprattutto da sommari verbali delle riunioni
degli operai e da colloqui con i protagonisti della lotta e con i sindacalisti.
Questo
panorama è lontano dall'essere completo, data la particolare complessità e
varietà di questioni che la lotta stessa nel suo sviluppo ha portate alla luce
e messe senza mezzi termini in discussione. Non si è perciò preteso di tirare
conclusioni, ma piuttosto di presentare una prima documentazione complessiva su
questo episodio particolarmente complesso e - senza retorica - entusiasmante
della ripresa operaia degli anni 1960-61.
Dopo
la lotta nazionale per il rinnovo del contratto - che si svolse su una
piattaforma di rivendicazioni non puramente salariali, ma affermando esigenze
di regolamentazione dei cottimi e di contrattazione dei vari aspetti della vita
produttiva aziendale - il primo contatto specifico della FIOT provinciale con i
CVS è documentato
da un volantino in data maggio-giugno 1960.Esso segna evidentemente il passaggio
alla fase aziendale della lotta; cita altre lotte avvenute nei due mesi
precedenti in altre fabbriche tessili (ad es. la lotta della SAIT contro il
raddoppio del macchinario e per il premio di produzione) e lega alla
situazione aziendale le seguenti rivendicazioni: estensione della percentuale
di cottimo; contrattazione di macchinari. organici, tempi, tariffe di cottimo;
premio orario ai non cottimisti; rivendicazione comune sul salario a
rendimento; estensione collettiva delle ferie. Termina
infine
con l'invito alla discussione tra gli operai, che giunga a una presa di
posizione unitaria negli undici stabilimenti della provincia di Torino.
E’
utile a questo punto dare alcune informazioni sulle diverse fabbriche del
complesso, la loro posizione geografica e le differenze che avranno una notevole
influenza sull'andamento della lotta.
Gli
stabilimenti, come si è detto, sono undici, disseminati in Val Chisone (Perosa)
, Valle di Susa (S. Antonino, Borgone, Susa, Collegno, Pianezza), Val
di Lanzo (Lanzo, Mathi) e Canavese (Rivarolo, Strambi no, S. Giorgio) e
impiegano un totale di 10.000 operai circa. Dal punto di vista tecnologico, il
più sviluppato è lo stabilimento di Perosa, dove si effettuano lavorazioni
specializzate (ad es. popeline), seguito da S. Antonino, Lanzo e Rivarolo.
E’degno di nota che questi
stabilimenti (salvo l'ultimo) siano stati i focolai e le punte avanzate.. della
lotta.!
Per
Rivarolo, ha pesato negativamente il ricordo ancora assai vivo d'una lotta
sostenuta da quest'unico stabilimento nel 1954, e chiusasi con una sconfitta
che gli operai addebitano al mancato allargamento dell'agitazione agli altri
stabilimenti e a un comportamento di cedimento della CISL e di debolezza della
CGIL.
D’altronde quest'osservazione ha il suo riscontro nella relativa minore
combattività operaia negli stabilimenti tecnologicamente più arretrati, come
Mathi e S. Giorgio, dove ha anche molta forza ai “ persuasione” la paura
d'una liquidazione degli stabilimenti stessi “ per sopravvenuti limiti d'età”.Il
caso di Strambino si presenta invece piuttosto singolare, e varrebbe forse la
pena di studiarlo, in altra sede. Gli operai del CVS sperano in una chiusura
dello stabilimento, perché s'è sparsa la voce d'un'offerta d'acquisto da parte
dell'Olivetti (nessuno. è stato però in grado di confermarne la fondatezza).
.
Quanto
alla composizione delle maestranze nei vari stabilimenti, è anche possibile
constatare negli stabilimenti più restii alla lotta (questo sempre
relativamente alla sua Intensità globale, dato che la partecipazione alle
agitazioni - salvo Rivarolo, di cui s'è detto - ha sempre variato dal 75 al
100%)- una prevalenza (a volte la totalità) di operai di famiglia contadina, e
in molti casi ancora contadini essi _tessi nelle ore disponibili. Da tener
presente è ano che la netta prevalenza in tutto il complesso della manodopera
femminile, e il numero abbastanza basso (10% circa) .di operai iscritti ai
sindacati. Notevole infine alto grado di combattività dimostrato a S.
Antonino dall'unico gruppo consistente di meridionali di recente
assunzione esistente nel complesso. _
Comunque il criterio di distinzione che useremo, parlando di minore o
maggiore partecipazione, non sarà quantitativo, ma avrà piuttosto di mira la
funzione di direzione della lotta assunta da alcuni stabilimenti (per es. Perosa
e S. Antonino) rispetto agli altri e agli stessi sindacati.
.
Il
livello salariale - uno dei più bassi della provincia - variava a settembre tra
le 27.000 e le 36.000 lire circa mensili.
“
La riunione è estesa anche a gruppi di operai ”
L'avvio
all'agitazione è dato dal reparto carderia dello stabilimento di Perosa, il
20 settembre. Si sospende il. sabato 24, per permettere un incontro tra
rappresentanti sindacali e direzione all'Unione Industriali di Torino. Le
rivendicazioni avanzate sono le seguenti: applicazione dei minimi di cottimo del
10%, rivalutazione dei cottimi e loro estensione ovunque sia possibile, premio
di produzione. L'incontro ha esito negativo perché la direzione respinge in
blocco tutte le rivendicazioni avanzate. Il 27 gli operai dell'intero
stabilimento, recandosi a lavorare, trovano i. cancelli chiusi. Il lavoro è
sospeso perché “ lo sciopero del reparto carderia . ha provocato una mancanza
di ,materia prima ”.
Questo
è il punto che segna l'inizio dell'agitazione generale: gli operai, riunitisi
in assemblea ed esaminate le rivendicazioni avanzate dai cardatori, decidono
la generalizzazione della lotta e danno mandato ai Sindacati di assumersene il
compito.
I
primi risultati dell'assemblea sono il superamento delle distinzioni sindacali
tra gli operai, e l'opera di convincimento dei cardatori, timorosi in un primo
tempo che dall'allargamento derivi un indebolimento della loro lotta.
Il
28 settembre si tiene a Perosa una assemblea generale estremamente
movimentata: il tentativo da parte di alcuni sindacalisti CISL di consigliare la
“ moderazione ”, provoca una serie di interventi polemici da parte degli
operai, e una discussione sulla direzione e le modalità della lotta. È questo
un tema che ricorrerà ancora in parecchie occasioni, anche à lotta avanzata,
e su cui avremo occasione di ritornare. – in particolare parlando dei vari
tentativi di trattativa con la direzione, e delle discussioni relative.
Importa .comunque sottolineare fin d'ora come il rapporto tra assemblee di
fabbrica e sindacati si sia sin dall'inizio con figurato come il rapporto di “
strumentalizzazione , nel senso migliore, dei sindacati stessi, subendo poi, e
cercheremo di mostrare come, variazioni e mutamenti in corrispondenza alle
'varie fasi dell'agitazione.
Preferiamo
definirlo rapporto di “ strumentalizzazione ” piuttosto che di interazione
-- come potrebbe apparire più esatto -- proprio per sottolineare il .
ruolo direttivo che le assemblee hanno avuto della lotta, non soltanto
negli stabilimenti in cui esistevano validamente, ma per tutto il complesso.
D'altronde è proprio l'accettazione e l'affermazione coraggiosa e franca di
questa realtà che ha eruttato alla FIOT-CGIL un innegabile primato .sulla
stessa CISL, nella conduzione della lotta, e le ha permesso di arginare le stanchezze
che in alcune occasioni si rivelavano in questo sindacato.
.
Il
primo sciopero generate di tutti gli stabilimenti ha luogo i giorni l e 3
ottobre, e vede un'adesione compatta degli operai -"- eccettuato Rivarolo,
dove è in sciopero soltanto il reparto tintori, per rivendicazioni particolari.
L'agitazione riprende 1'8 e 20 ottobre. . Il giorno 8 ottobre si tiene a Torino
la prima riunione dei tre sindacati (CGIL, CISL, UIL) e delle C.I. degli
undici stabilimenti: può essere interessante notare che la circolare di
convocazione è indirizzata “ ai membri di C.I. e gruppi di operai dei
CVS , e questo viene ribadito più sotto con la precisazione 'che “ la
riunione è estesa anche a gruppi di operai dei CVS . .
Il risultato della riunione fu la decisione di passare a
una fase di lotta articolata, che permettesse di tenere sotto pressione continua
l'azienda limitando il danno per i lavoratori, e inoltre d'organizzare scambi
di picchetti tra i vari stabilimenti, favorendo i contatti tra gli operai.
o
Quest'ultimo
particolare organizzativo si rivelerà in seguito estremamente prezioso per
l'approfondimento dell'unità nel complesso, perché ne rafforza la coscienza
e le dà un respiro più ampio, dando agli operai la possibilità di verificare
de visu l'andamento globale della lotta e le sue difficoltà obiettive.
Questo
facilitò l'assunzione della direzione della lotta da parte dei lavoratori e,
per ciò che riguarda il controllo .del comportamento dei sindacati nei vari
stabilimenti, consolidò ancora il prestigio della FIOT. .
All'inizio
di novembre, data che si può, grosso modo, segnare come conclusiva della
prima fase della lotta, il bilancio è il seguente. : 25 giorni di sciopero
effettuati a Perosa, 15 a Lanzo, 14 in tutti gli altri stabilimenti, con
percentuali varianti dall'8O al 100%, eccettuato Rivarolo; frequenti sospensioni
4el lavoro negli stabilimenti per mancanza di filati. Morale alto tra gli
operai.
Colpisce
particolarmente gli operai la notizia, pubblicata da Stampa)) -in data 26
ottobre, dell'intenzione del .Gruppo Riva Abegg (proprietà del CVS) di aprire
un nuovo stabilimento a Bussoleno, stabilimento che secondo i progetti dovrebbe
assorbire 600 nuovi operai. Si scatena così, una discussione sui profitti che
rendono possibile un simile investimento, e sul progetto come indice
dell'espansione produttiva dell'azienda. Su questa discussione ne avremo
occasione di ritornare in seguito.
Le considerazioni che ci permettono di indicare come
prima fase il periodo che va,' all'ingrosso, dal 27 settembre al 6 novembre sono
di vario genere. Cercheremo di esaminarle subito, per passare poi alle fasi
seguenti, che presentano - riguardò a varie questioni quali la strutturazione
della lotta la funzione delle assemblee, l'accentuazione di particolari aspetti
delle rivendicazioni veri salti qualitativi nella coscienza operaia.
a)
Le rivendicazioni. In questa prima fase. sia da parte dei sindacati sia dei
lavoratori, viene accentuato soprattutto l'aspetto di miglioramento salariale
quantitativo che le rivendicazioni presentate comportano. I volantini dei
sindacati, le interviste rilasciate ai giornali dagli scioperanti, le
discussioni nelle assemblee, individuano il movente fondamentale
dell'agitazione nell'esigenza di raggiungere livelli salariali “ degni d'un
paese civile ”. Ad es., la circolare di convocazione delle C.I. in data 4
ottobre, che abbiamo già citata, si apre con l'affermazione, che lo sciopero
ha dimostrato chiaramente la grande volontà dei CVS di battersi per ottenere
aumenti di paga)) (il corsivo è nostro). .
Non
si entra ancora in merito al “ valore di potere)) di certe rivendicazioni -
ad esempio il salario legato al rendimento - e si può dire, stando alla
documentazione esistente, che non è ancora maturata una coscienza piena.
J
b)
Le forme di agitazione. Se la riuscita quantitativa dello sciopero è
innegabile, 'e tale" anche il suo effetto di 'pressione c di rallentamento
del ritmo produttivo aziendale, le forme in cui lo si porta avanti <-
sciopero generale o scioperi alternati dei vari stabilimenti, di 24 o 4S ore
ciascuno - sono indice di una certa pesantezza e d'un senso d'insicurezza
iniziali, proprie d'una classe operaia ancora inesperta (moltissime giovani
operaie non avevano mai visto uno sciopero). e non pienamente cosciente della
propria forza.
Gli
stessi sindacati appaiono presi di sorpresa da questa adesione
unitaria e compatta alla lotta, e quasi timorosi di vederla cedere
all'improvviso.
c) In una simile situazione, che può essere definita un alternarsi di
entusiasmo, dubbio, e timore sospeso che a volte scoppia, è importante la,
funzione di collegamento tra i vari stabilimenti, che per ora viene esercitata
esclusivamente dai sindacalisti: da un lato viene atteso con ansia, ogni volta,
il loro arrivo, dall'altro persiste nei loro confronti un diffuso atteggiamento
di diffidenza, che poi si rivelerà pienamente giustificato nel caso UIL, ma che
ritornerà a galla anche verso gli altri in occasioni piuttosto importanti.
Rivendicazioni salariali e richieste di potere: dalla
difesa all'attacco
La lotta, sotto forma di sciopero
generale, riprende il 10-11-12 novembre, per iniziativa delle assemblee operaie
di Perosa, S. A11- !
Torino
e Lanzo. Il giovedì 10 e il sabato 12 inoltre, nel corso di assemblee
ricchissime di discussioni e di decisioni, ne viene programmata la ripresa, a
scacchiera, dal mercoledì 16 fino a tutto sabato 19 novembre. 'Vengono poi
chiesti ai sindacati comizi unitari davanti a tutti gli stabilimenti net
giorno di domenica 13, e iniziative per favorire il sorgere di forme organizzate
di solidarietà. '
Sotto questi avvenimenti particolarmente evidenti, sta succedendo qualcosa
di importante; quello che. senza essere (ma alcuni lo erano) molto pessimisti,
si poteva prevedere come un periodo di stasi e di fronteggiamento, si tramuta
invece in una fase di attacco a fondo contro il potere del padrone, e di
sviluppo delle energie potenziali che nel primo periodo si erano mantenute
allo stato latente.
S'è
accennato prima alla discussione sollevata tra i lavoratori dalla notizia d'un
progetto per un nuovo stabilimento CVS a Bussoleno, Si può affermare che
questa discussione costituisce il ponte tra l'accentuazione dell'aspetto
salariale quantitativo delle rivendicazioni e la presa di coscienza del loro
valore qualitativo.
Già
in un volantino unitario, diffuso il 27 ottobre in tutti gli stabilimenti, si
può trovare l'eco di questa discussione: “ i padroni dicono di assolvere ad
una funzione sociale con l'apertura di nuove fabbriche; ma perché non
pubblicano anche i salari che pagano ;ti lavoratori? ”.
Come
si vede, l'impostazione è ancora quella rilevata all'inizio, ma le cose stanno
già prendendo una piega diversa: nelle assemblee tenute nei vari stabilimenti
nella prima decade di novembre, infatti, molte voci pongono già il problema in
termini di controllo della produzione e dei profitti padronali. Questo coincide
con un riesame, sempre in sede di assemblea, della piattaforma rivendicativa e
delle forme di proseguimento della lotta. L'Unità” di sabato 12 novembre,
nella cronaca dell'assemblea tenuta il giorno 10 a Perosa, pur mantenendosi sul
piano del resoconto e non entrando nel merito del loro valore politico, dà la
misura del calore di queste discussioni e della loro decisiva funzione.
Il
giorno 13 novembre si può affermare concluso questo processo di maturazione: il
volantino diffuso in tutti gli stabilimenti, che contiene la parola d'ordine
dello sciopero per il 16-17-18 e 19 novembre, deciso' dalle assemblee, dopo aver
dato notizie di atti di solidarietà da parte dei Comuni interessati e dei
commercianti,
continua:
“... I sindacati premono in varie direzioni perché la trattativa si apra a un
serio livello: ma è ancora nella fabbrica che si deve sgretolare la
resistenza dei C VS. Sappiamo che a questo punto il proseguimento
così massiccio dell'azione costa notevoli sacrifici ai lavoratori, proprio
perché i loro salari sono sempre stati troppo bassi. Ma tutti i lavoratori
dei CVS hanno compreso che la posta in gioco è decisiva [...].Piegare
ora la resistenza del CVS vuol dire _ oltreché avere dei risultati
soddisfacenti dal punto di vista economico -'- anche e soprattutto creare
oggi le condizioni per imporre al padrone nuovi rapporti con le maestranze, contrattando
tutto nell'azienda: 'cottimi, premi, assegnazioni di macchinari” (i corsivi
sono nel testo).
Conviene ora esaminare più ordinatamente le posizioni e
la linea operativa dei sindacati, in questa nuova situazione che trova il suo
primo sbocco nei tentativi di trattativa avvenuti il 22 novembre tra C.I. e
direzione e il 5 dicembre tra sindacato e direzione. S'è visto come finora i
volantini, firmati dalle tre organizzazioni insieme, mostrino una sostanziale
unità di vedute; occorre tener presente un elemento che potrebbe rafforzare
quest'impressione, cioè il fatto che praticamente su ogni volantino sono
rielencate le rivendicazioni fondamentali su cui si svolge la lotta.
D'altronde
esistono elementi che mostrano sin da principio la diversificazione della UIL
dalle altre organizzazioni; senza escludere che se ne possano aggiungere altri,
possiamo sottolinearne tre che
influirono
direttamente - dall'inizio - sull'opinione degli operai:
a)
i
volantini, anche se unitari, erano sempre distribuiti soltanto da sindacalisti
CISL o CGIL;
b)
rarissimamente
rappresentanti UIL furono presenti alle assemblee, e non vi presero impegni
precisi;
c) i membri di C.I. della UIL sin dal primo giorno svolsero, specie negli
stabilimenti più deboli, una funzione di rottura dello sciopero; salvo alcuni
rari casi (per es. a Perosa) in cui abbandonarono la loro organizzazione, dopo
accanite e violente discussioni.
Che queste cose ricorressero nei discorsi degli operai, e fossero giudicate
più significative di qualsiasi volantino unitario, è probabilmente un
movente che spinse la UIL, il 'giorno 8 novembre. a diffondere una circolare -
abbastanza curiosa, apparentemente
che
terminava sottolineando l'adesione della UILTESSILI .alla lotta. Ma a parte
questo, il punto più significativo della breve circolare è l'inizio, dove si
auspica l'avvio di “ trattative su scala nazionale, onde ottenere
un'interpretazione del Contratto nazionale di lavoro adeguata alla favorevole
situazione dell'industria tessile” .
La
implicita contraddizione tra le due affermazioni può, stando a questa
circolare, sembrare ancora una illazione arbitraria. Ma una nuova circolare,
indirizzata a tutte le c.I. e agli attivisti, in data 18 novembre, dà la chiave
del problema. Essa riporta e commenta i risultati dei lavori del c.E. della
UILT, svolti a Milano il 15 I1ovembre '60, e dopo aver prospettato la possibilità
d'un incontro a livello nazionale con le Associazioni Industriali tessili,
termina_ con le seguenti affermazioni (sottolineate nel testo):' “ Richiamiamo
la vostra attenzione sulla parte dell'O.d.C. allegato in cui si conferma il
cancello) già espresso dal nostro C.E. nel mese di luglio) relativo alla nostra
opposizione ad agitazioni aziendali che si sono dimostrate sino ad oggi di una
efficacia molto relativa n. In rapporto alla situazione del CVS in quel
momento e al nuovo impulso dato all'agitazione questa posizione obiettivamente
significava:
a) avocare direttamente alle segreterie sindacali la facoltà
di dirigere la lotta, condurre le trattative, giudicare le controproposte
padronali, senza tener in alcun conto la volontà e le direttive espresse dagli
organismi operai di lotta;
b) ignorare il punto fondamentale scaturito dalla
discussione in questi organismi, cioè lo stretto collegamento tra essi e le
rivendicazioni avanzate;
c) ignorare il valore stesso qualitativo di queste
rivendicazioni, dando per scontata la dimensione puramente salariale di
qualsiasi agitazione che non- abbia carattere nazionale.
Questi punti furono individuati subito dagli altri
sindacati. e denunciati energicamente nelle assemblee, senza che alcun rappresentante
UIL d'altronde si presentasse a sostenerli. Quanto a FIOT e CISL, è difficile
individuare punti specifici, sufficientemente precisi, di differenziazione. Se
ve ,n'è uno, a cui gli operai sono particolarmente sensibili per l'intera
durata della lotta, è la maggiore omogeneità di posizioni e di comportamento
dei sindacalisti FIOT rispetto ai cislini, e la maggiore decisione con cui
quelli sostengono la funzione direttiva e orientativa delle assemblee in ogni
occasione. Esempio di ciò è il comportamento dei due sindacati di fronte
all'incontro delle C.I. con la direzione, e poi nelle trattative del 5
dicembre con l'Associazione Industriali del settore laniero. Il 22 novembre la
Direzione Centrale dei CVS convoca le C.I. degli stabilimenti, a Torino, e in
consultazioni separate propone a ciascuna le seguenti condizioni:
-
cessazione immediata dell'agitazione, per permettere alla Direzione di
esaminare la possibilità di concedere un aumento a propria discrezione;
-
le cifre concesse sarebbero assorbibili in qualsiasi futuro aumento di carattere
generale.
Dopo
il rifiuto opposto dalle C.I. esce un comunicato, sottoscritto da CISL e FIOT
soltanto, che sottolinea l'orientamento “ verso uno sviluppo. delle
rivendicazioni di complesso” e afferma che “ qualsiasi proposta per la
soluzione delle vertenze in corso va fatta ai sindacati)). Sottolinea ino1.tre
che nell'eventualità di un accordo i lavoratori “ saranno chiamati a
giudicare in merito, e a considerare il concreto contenuto come un primo
risultato della lotta che continua per la conquista ovunque del premio di rendimento
e del diritto di contrattazione integrativa di azienda, di complesso, provincia
e settore ”.
All'incontro del 5 .dicembre, invece, si verifica, da parte della CISL
una
certa esitazione. L'Associazione Industriali lanieri pone come condizione
decisiva per trattare, la sospensione di ogni agitazione sindacale su scala
aziendale e nazionale fino al giugno 1962, data di scadenza del contratto dei
tessili. Chiede inoltre l'accantonamento fino a tale data delle rivendicazioni
del premio di rendimento e della contrattazione dei cottimi, qualifiche e
macchinario. Offre subito un aumento dall' l al 2% per i cotti misti, e un
compromesso sulla estensione del minimo .di cottimo ai lavoratori il cui lavoro
è già controllato nei tempi e nella resa (circa il 4%
invece
del 10%).
La
delegazione della FIOT abbandona immediatamente il tavolo delle trattative,
mentre CISL e UIL vi rimangono.
Questi
fatti, anche se non riguardano direttamente il settore cotoniero, hanno una
certa ripercussione nei CVS quando ne giunge notizia, e risollevano un
atteggiamento difensivo da parte degli operai nelle assemblee. Dopo un nuovo
incontro sui CVS all'ufficio del lavoro di Torino - in cui viene. nuovamente
respinta l'offerta padronale di 1000 lire al mese d'aumento assorbibili in
futuri eventuali aumenti di settore - il 14 dicembre viene diffuso un volantino
che, convocando le assemblee per decidere sul proseguimento della lotta,
afferma. con un esplicito riferimento: .
“
Per i lavoratori della lana è stato in questi giorni fatto un accordo che
senza costare i sacrifici della lotta dei CVS ha dato alcuni aumenti. A
prescindere dalle valutazioni su questi aumenti, una cosa è certa: non è
possibile concludere questa nostra battaglia con aumenti di quell'entità e di
quel tipo, che ai lavoratori lanieri sono costati assai poco” (il corsivo
è nel testo).
Questo
volantino cade in piena lotta, perché all'annuncio della rottura delle
trattative gli stabilimenti sono immediatamente rientrati in agitazione.
Il
giovedì 15 dicembre segna in tutti gli stabilimenti la più alta percentuale di
adesioni allo sciopero che si sia finora raggiunta: si varia dal 90% di Susa al
]00% di Perosa, Borgone, S. Antonino, S. Giorgio, Mathi e Strambino.
Nelle assemblee si discutono soprattutto le misure da prendere
per
reagire alla manovra padronale negli stabilimenti di punta (Perosa, Lanzo,
Borgone e S. Antonino), dove è stato affisso un comunicato che annuncia tre
giorni di sospensione del lavoro, dovuta ad “ esigenze tecniche ”.
3 Viene anche commentata la “ lettera aperta ” inviata dalla direzione
a tutti i dipendenti. Dopo un preambolo di spiegazione del perché si è scelta
questa forma “(( perché non è nostra abitudine dare comunicati alla stampa o
portare nel campo politico questioni che ne sono estranee ”), la lettera,
venendo al nocciolo, prosegue motivando il .Illogico rifiuto” opposto alle
rivendicazioni avanzate “ da persone interessate a creare una frattura tra
lavoratori e azienda ”. Queste rivendicazioni sarebbero di natura extra
contrattuale, e “ caricherebbero l'azienda di pesi economici superiori a
quelli della concorrenza ”.
Ricorda infine che “ il CVS è fra le pochissime aziende che nei cinque
lunghi anni di crisi ha sempre fatto lavorare normalmente, a costo di grandi
sacrifici ”, e si chiude accennando ai progetti! di sviluppo degli
stabilimenti e di creazione di una nuova fabbrica a Bussoleno.
_
Il
venerdì 16 si verifica un fatto nuovo, che apre un nuovo stadio della lotta dei
CVS: viene diffuso il volantino che annuncia la convocazione a Roma, al
Ministero del Lavoro, dei rappresentanti dei lavoratori e dei padroni, “ al
fine di ricercare una via di composizione della vertenza in corso ai CVS I). In
seguito a questa convocazione, viene comunicata la revoca delle sospensioni del
lavoro preannunciate dall'azienda, e la sospensione delle agitazioni da
parte dei sindacati.
“ Solidarietà democratica” e solidarietà di classe
Contemporaneamente agli avvenimenti registrati in 'queste ultime
pagine, si assiste allo sviluppo di diverse iniziative assai differenti e
di diversa portata, ma che è necessario esaminare subito nel tentativo di dare
un quadro soddisfacente di. questa seconda fase della lotta.
'
I
mesi di novembre e dicembre vedono la nascita e un notevole sviluppo di
iniziative di solidarietà a favore degli operai del CVS. Le prime a prendere
piede sono quelle dei commercianti dei Comuni interessati allo sciopero: in data
2 novembre, una circolare della Associazione Commercianti - Delegazione di zona
di Perosa invita le delegazioni
degli altri Comuni interessati ad unirsi in una manifestazione comune,
consistente nella chiusura degli esercizi per la. durata di due ore in data da
destinarsi. Nel medesimo periodo, su iniziativa dei sindacati e di alcune
amministrazioni comunali, si mette mano alla costituzione di comitati di
solidarietà che iniziano sottoscrizioni e ne convogliano il ricavato.
Il
giorno 10 dicembre si tiene nel municipio di Collegno una riunione tra
rappresentanti dei comuni e dei sindacati, con la partecipazione di alcuni
consiglieri provinciali. Dopo aver fatto un'ampia analisi delle condizioni
economiche dei lavoratori CVS, del bassissimo livello salariale e del disagio
economico che questo provoca ai Comuni, la riunione decide di promuovere la
costituzione di un “ Comitato di solidarietà a sostegno materiale e morale
dei lavoratori)) e di “ sottoporre- all'approvazione dei Consigli Comunali
'stanziamenti di fondi a favore dei lavoratori dei CVS .
Benchè
questi comitati abbiano avuto una loro funzione, e siano sorti quasi ovunque,
non sempre diedero risultati soddisfacenti, nè riuscirono ad assorbire tutte le
iniziative sorte localmente (ad esempio i parroci e le varie Organizzazioni
cattoliche preferirono per lo più fare da sè, con un'impostazione nettamente
assistenziale e paternalistica). Si può osservare d'altronde come, pur
costituendo un punto di riferimento esterno psicologicamente rassicurante, essi
non ebbero mai una connessione sostanziale con la lotta in corso, ed espressero
soprattutto il disagio economico che ne derivava per la comunità in cui la
fabbrica era inserita, e in cui abitavano forti nuclei di operai in lotta e
perciò a salario dimezzato. Nelle loro dichiarazioni fu perciò sempre -:-
naturalmente - postò l'accento sul significato salariale della lotta, e
soprattutto sull'aspetto di “ area salariale depressa n proprio del CVS.
Su
questo tema si aprì anche in seguito una discussione assai fruttuosa fra gli
operai. Ne fu occasione la linea adottata dalla “ Stampa di Torino che - in
occasione d'una serie di articoli sulle aree depresse della provincia - documentò
ampiamente le condizioni salariali
del CVS contrapponendole a quelle esistenti alla FIAT o alla RIV e, individuando
in questo squilibrio la causa della lotta, iniziò sullo “ Specchio dei
Tempi)) una sottoscrizione a favore delle famiglie degli operai in sciopero.
Ciò
che irritò maggiormente gli operai fu la pubblicazione di dolciastre
letterine, firmate vagamente da “ Gruppi di lavoratori del CVS n:' la
discussione che ne seguì, in fabbrica e durante le assemblee, dimostrò ormai
acquisito il punto sul valore qualitativo' fondamentale delle rivendicazioni
avanzate e sostenute con una tale unità e combattività.
.
La posizione della “ Stampa >>
(giornale della FIAT) venne di conseguenza spiegata come un
tentativo di proporre un'interpretazione che limita il valore
sostanziale della lotta operaia e delle rivendicazioni di potere, non
contenibili nei limiti geografici di determinate aree depresse, che essa
avanza”.
"
Aspetti
diversi presenta la solidarietà espressa dalle maestranze di altre fabbriche durante questo periodo.
In
una lettera ai lavoratori del CVS in data 12 novembre, la C.I. della Gutermann
di Perosa così si esprime: “ Non vi stupisca se noi leghiamo la vostra lotta
agli interessi di tutti i lavoratori della zona, in quanto è evidente che una
vittoria unitaria nella vostra fabbrica rappresenterebbe per tutto il movimento
operaio del pinerolese e in particolare per i tessili la consapevolezza che i lavoratori
sono imbattibili quando sono uniti, mentre invece una vostra sconfitta sarebbe
un grave colpo per tutti i lavoratori. [...] Si pone perciò per voi l'esigenza
di resistere a tutti i costi e per i lavoratori delle altre categorie l'esigenza
di aiutarvi a resistere n. Oltre la sottoscrizione, la Gutermann di Perosa
riuscirà ad organizzare nel mcse di gennaio '61, una fermata di due ore con
uscita degli operai dallo stabilimento:
Il volantino che l'annuncia, firmato dalla C.I., sottolinea: “ l'importanza
del padrone che gli operai CVS hanno di fronte ci chiama tutti in causa: ormai
il sentimento della solidarietà concreta tra i lavoratori è maturo, e si
svilupperà sempre di più, una fabbrica verso l'altra, e non soltanto della
stessa categoria n e termina affermando che (( la resistenza dei padroni spinge
sempre più il fronte operaio a un'unità così stretta che può diventare
invincibile )_.
.
Sottoscrizioni
notevoli vengono effettuate in altre aziende, ad esempio tra i minatori della
Talco e Grafite della VaI Germanasca, che inviano una delegazione a consegnarne
il ricavato ,alla C.I. di Perosa. Del novembre '60 è anche un volantino della
FIOM agli operai metalmeccanici, sulle lotte in corso nella provincia. “
Organizzate - esso termina - la solidarietà, ben coscienti che le operaie e
gli operai del CVS, della, Maggiora e gli altri, lottano anche per voi, per
affermare il potere operaio nella fabbrica, per realizzare una nuova condizione
operaia. Organizzate delle fermate di lavoro! Sostenete in ogni modo gli operai
in lotta! ”.
Nello stesso periodo s'è accentuato - dietro la
pressione degli operai -, lo sforzo della FIOT per allargare l'agitazione agli
stabilimenti del gruppo Riva-Abegg situati in altre province. A questo scopo
o la FIOT provinciale intensifica gli scambi di informazioni con le altre
segreterie provinciali interessate, giungendo, il 13 dicembre, ad un incontro
presso la CdL di Torino. Alla riunione, oltre ai sindacalisti, partecipano
rappresentanti degli stabilimenti di Milano, Novara, Varese e Como, appartenenti
al complesso Riva-Abegg. Il comunicato che ne dà notizia (in data 14
dicembre) constata che l'agitazione si va estendendo, sulle rivendicazioni
presentate già a Torino, in tutti i 30 stabilimenti del gruppo, interessando un
totale di circa 20.000 operai, e sottolinea che Il i lavoratori si battono oggi
prevalentemente intorno alla rivendicazione del premio a rendimento e della
contrattazione dei cottimi e dei macchinari, e perciò sono oggi contrari a qualsiasi
trattativa o soluzione al livello delle briciole
In
realtà le cose non vanno così lisce: l'impostazione data al problema dalla
FIOT torinese, maturata nell'esperienza della lotta e delle assemblee unitarie
del CVS, incontra parecchie difficoltà presso gli altri sindacati provinciali,
ancora indecisi sulle modalità dell'avvio e assai sensibili ai tentennamenti e
alle resistenze della CISL, restia a prendere decisamente posizione.
Sfugge
loro, comunque, la prospettiva di condizionare la CISL favorendo l'unità
operaia e prendendo l'iniziativa della lotta sulle rivendicazioni presentate. Un
altro particolare significativo -emerso in questa discussione - è il
disorientamento e la resistenza dei quadri sindacali di fabbrica.
Lo
sperato allargamento dell'agitazione in tutto il complesso, nelle stesse forme
in cui è avvenuto a Torino, rimarrà perciò fino alla fine una speranza, anche
se ci saranno via via episodi di astensioni dal lavoro in quasi tutti gli
stabilimenti , volti per lo più a
stimolare la direzione per giungere a trattative sotto lo spauracchio della
lotta, secondo la tendenza prevalente nella CISL. .
Le trattative: prassi sindacale e iniziativa operaia
S'è visto come, a Torino, la direzione fosse giunta ad
offrire aumenti di 1000 lire al mese, L'offerta in realtà
è avvenuta abbastanza in ritardo da non costituire più un serio
pericolo per l’unità operaia, anche negli stabilimenti meno combattivi.
Infine
il 16 dicembre, viene comunicata in tutto il complesso la convocazione delle
parti davanti al Ministro del Lavoro per il pomeriggio del giorno 20.
È interessante vedere cosa accade nei tre giorni che seguono la
diffusione del volantino che ne dà comunicazione. Da parte dei sindacati appare
abbastanza chiaramente la preoccupazione di mantenere lo stretto collegamento
con i lavoratori anche durante le trattative, e di rassicurarli sulla propria
intransigenza e decisione: viene sottolineato che il rinvio degli scioperi “
significa che i lavoratori determinano le condizioni perchè meglio possa riuscire
la mediazione del Governo e che si è pronti comunque a proseguire la lotta.
.
D'altronde
questa sospensione, non preceduta da assemblee che ne decidano la durata e la
forma, ma comunicata come decisione dei sindacati, ha ripercussioni negative tra
gli operai, e ricrea una situazione di attesa passiva e di diffidenza di cui in
seguito si registreranno, gli effetti. Specie a Perosa e a Borgone viene
rilevato come si sia ritornati, da parte dei sindacati, alla forma tradizionale
di convocazione a Torino (per la domenica 18) dell'assemblea delle C.I.
Probabilmente per mitigare questa situazione eli diffidenza, la FIOT sottolinea
che “ alle trattative di martedì parteciperà una delegazione di membri
di commissione interna .
La
discussione a Roma, presente il ministro Sullo, si protrae fino alla tarda
serata di giovedì 22 dicembre. e praticamente rimane senza frutto.
Davanti
alla riaffermazione delle richieste fondamentali:
a)
premio
di produzione legato al rendimento del lavoro e allo sviluppo produttivo
aziendale;
b)
estensione
del cottimo e corresponsione del minimo di cottimo agli ausiliari e
indirettamente collegati, i rappresentanti della direzione dichiarano di
escludere la prima, rinviandone la discussione all'estate '62, cioè al rinnovo
del contratto, e chiedono una dilazione per la discussione della seconda,
senza d'altronde assumere impegni precisi. Si dichiarano disposti a riprendere
le trattative sul secondo aspetto dopo il G gennaio '61. A questo punto i
sindacati respingono la posizione padronale e abbandonano il tavolo. delle
trattative.
I
primi giorni di gennaio vedono un nuovo intensificarsi della lotta, articolata
nei vari stabilimenti. In quelli più avanzati si sta passando a forme di
agitazione estremamente organizzate, che denotano l'alto grado di coscienza e
di unità raggiunto: fermate di lavoro, scioperi di quattro ore alternati,
progetti di impedire l'uscita del prodotto dagli stabilimenti. Si decide, a
partire dal 12 gennaio, l'inizio d'una settimana di sciopero articolato. Ad
esso non aderisce la UIL, ere ha emesso il 5 gennaio un O.d.G. in cui si
ribadisce soltanto la rivendicazione sui cottimi, rifacendosi all'accordo del
settore laniero (a cui s'è accennato in precedenza). Questa posizione della
UIL coincide praticamente con quella padronale, e gli sviluppi che avrà lo
mostreranno chiaramente.
Il
12 gennaio giunge la comunicazione che la seconda riupione a Roma per la ripresa
delle trattative è fissata per martedi 17 gennaio.
Ammaestrata
dall'esperienza precedente, la FIOT, seguita dalla CISL, prende immediatamente
l'iniziativa di convocare in tutti gli stabilimenti le assemblee dei lavoratori,
per sottoporre loro la proposta del rinvio degli scioperi programmati.
Le assemblee si svolgono all'inizio di ogni turno con sospensione del
lavoro: a S. Antonino, dove questo non è possibile, i lavoratori sospendono
il lavoro per quattro ore alla fine del l° turno, riunendosi fuori della
fabbrica. La discussione, come affermano gli stessi comunicati stampa emessi dal
sindacati.“ è estremamente vivace e
molti operai, richiamandosi all'esperienza di dicembre, “ sostengono la
possibilità di effettuare ugualmente: gli scioperi programmati per i prossime
giorni .
'
-Alla fine le assemblee decidono a maggioranza per il
rinvio, fissando già per il 20 gennaio la ripresa dell'agitazioue in caso di
un andamento negativo delle trattative, e impegnando comunque i sindacati a
riconvocare entro questa data le assemblee.
I
due volantini diffusi in questi giorni sottolineano largamente l'andamento ,di
queste riunioni, e soprattutto la decisione dei due sindacati di non accettare
nessuna proposta senza aver prima consultato in merito i lavoratori.
Ma
il 18, alla notizia della rottura delle trattative - avvenuta durante la notte -
senza attendere notizie più precise dai sindacati nè il ritorno della
delegazione da Roma, gli stabilimenti di punta, di Perosa, S. Antonino, Borgone
e Lanzo rientrano già in agitazione alle 6 del mattino, dichiarando valido il
programma già stabilito dalle assemblee. Il giorno stesso si dà inizio allo
sciopero a scacchiera in tutti gli altri stabilimenti, perfezionando il sistema
delle quattro ore di fermata per ogni turno. A Lanzo, i lavoratori reagiscono al
provvedimento di serrata preso dalla direzione presentandosi ugualmente al
lavoro secondo gli orari normali, e operando ingressi dimostrativi in
fabbrica.
Ancora sulla “ linea” della FlOT
Negli
stessi giorni, a Torino, si tiene una nuova riunione con le segreterie FIOT
delle. altre province interessate al gruppo Riva-Abegg, per fare il punto e
ritentare un reale allargamento della lotta, che abbia come centro il CVS. .
Viene
fatta una valutazione dell'andamento delle trattative avvenute a Roma; gli
elementi che risultano chiaramente sono i seguenti:
a)
Il
fallimento delle trattative è dovuto soprattutto alla posizione assunta dalla
Confindustria preoccupata di non creare una base per una soluzione settoriale più
avanzata. (Prova di ciò il comportamento. del ministro Sullo, se lo si
confronta con quello tenuto dallo stesso ministro in occasione della lotta degli
elettromeccanici, quando aveva evidentemente a disposizione - da par- . te
padronale - margini ben più ampi di manovra).
b) La linea dei cottimi presentata come rivendicazione a sè, rinviando il
problema del premio di produzione, diventa un elemento di riassorbimento del
movimento, e può permettere al padronato, a scadenza più lunga, di assorbire
senza difficoltà lo stesso premio. (Vedi linea gradualistici della UIL).
c)
Davanti
a questi pericoli la lotta del gruppo Riva deve anticipare ad alto livello la
vertenza di settore. evitando cosi che un allargamento settoriale assorba male,
a basso livello e con scarso potere di attacco, la vertenza più avanzata del
gruppo; si tratta anzi di creare una piattaforma di partenza per la lotta
settoriale.
Come era già avvenuto però, anche questa volta vengono alla luce durante
la discussione notevoli resistenze. Da parte di alcuni si chiede “
un'impostazione meno rigida n, che non formuli posizioni rivendicative “ in
termini formali ”, rischiando di essere “ troppo categorica n: si chiede
cioè. sostanzialmente, di mantenere distinte le due parti del gruppo,
fissando un minimo che possa essere considerato “ una base di dialogo n.
Ciò
che questa posizione implica - in netto contrasto con la linea della FIOT
torinese - è essenzialmente il ritorno al tipo tradizionale di contrattazione
aziendale, e un'impostazione “ ai vertici ” del problema dell'unità
sindacale - esigenze che si sintetizzano perfettamente nella concezione del
sindacato come unico organismo valido di direzione e di decisione a tutti i
livelli.
La
questione dell'allargamento della lotta rimane così, anche questa volta,
irrisolta, benché il comunicato emesso dopo la riunione, il 22 gennaio, si
concluda dicendo che “ i Sindacati provinciali della FIOT prenderan1_o
accordi con i Sindacati provinciali aderenti alla CISL per lo sviluppo
coordinato della lotta in tutti gli stabilimenti del gruppo Riva nei prossimi
giorni Il (il corsivo è nostro).
IL 2% della UIL
La
manovra UIL entra intanto, nel mese di gennaio, nella fase decisiva.
Coerentemente
all'O.d.G. del 5 gennaio, di cui s'è riferito il contenuto, i membri UIL di
C.I. presentano alla direzione un progetto di accordo che prevede aumenti del
5% per i non cottimisti e del 2% per i cottimisti, assorbibili in eventuali
aumenti generali di settore, più un premio di 10.000 lire per il solo 1960.
In
questa proposta, come si vede, è completamente liquidata la rivendicazione del
premio 4i produzione, e ci si limita a richieste sui cottimi che, integralmente
accolte, comporterebbero un aumento di meno di 3 lire all'ora per gran parte
degli operai, e un massimo di 8 lire per una esigua minoranza.
La
direzione prende immediatamente la palla al balzo, limitandosi però a saggiare
il terreno negli stabilimenti ritenuti meno combattivi: ma anche qui la reazione
degli operai è decisa. A Susa, alla notizia che il membro UIL di C.I. aveva
firmato queste proposte, viene immediatamente sospeso il lavoro per l'intera
giornata; anche a Pianezza, dove la C.I. è interamente UIL e già da tempo
esiste una frattura tra essa e gli operai, la notizia provoca immediatamente lo
sciopero del 100% dei lavoratori, e la C.I. deve uscire dallo stabilimento
scortata dai carabinieri; a Rivarolo si risponde alle pressioni chiedendo alla
Direzione di interpellare Perosa, che per anzianità di lotta ha diritto di
pronunciarsi per prima. .
Nonostante
questo, però, la manovra riesce a provocare un certo disorientamento, dovuto
alle notizie incontrollate sparse dagli steso uillini, che rimbalzano da uno
stabilimento all'altro. Ciò è palese, se si osserva che tutti i volantini
CISL-FIOT, d'ora in avanti, contengono almeno qualche riga di messa a punto e di
assicurazioni sul sostanziale fallimento della manovra.
La ripresa delle trattative davanti al “ pericolo di pregiudizi
ali dilatorie ”
Il
giorno 26 gennaio, mentre sono in corso nuovi scioperi a scacchiera e
gli operai ostacolano ormai da parecchi giorni la partenza dei camions
carichi, impedendo così l'uscita della produzione dagli stabilimenti, giunge
una proposta di mediazione da parte del prefetto di Torino, marchese Saporiti.
Anche
questa volta, alla convocazione - che è per sabato 28 è unita la richiesta
di sospensione dell'agitazione.
Nelle
assemblee però la situazione - dopo 125 giorni di lotta e l'esperienza delle
trattative precedenti - è assai tesa, e la discussione raggiunge punte di
estrema esasperazione, Per di più, quando pare che si sia finalmente giunti a
una discussione sulla sospensione, tutto viene rimesso in causa all'annuncio
che - per intervenuta malattia del prefetto - l'incontro è rinviato a lunedì
30.Contrariamente al parere della CISL, che propone un volantino che notifichi
tout court agli operai il rinvio e il conseguente prolungamento della tregua,
la FIOT riconvoca il mattino stesso le assemblee; nel frattempo già a Perosa,
Collegno e Susa, dov'è giunta la notizia, gli operai riprendono l'agitazione
sin dal I° turno. Queste nuove assemblee, data la particolare situazione, si
svolsero però in un clima assai diverso dalle precedenti: prevale in esse un
senso di stanchezza, e i lavoratori - sebbene intervengano nella totalità
- mantengono un atteggiamento abbastanza passivo. _'
E’degno di
nota che nell'ultimo periodo le assemblee si tengano non più fuori. ma nei refettori
delle fabbriche, portando dentro di peso i sindacalisti nonostante l'opposizione
dei carabinieri.
La
posizione presentata dalla FIOM, e approvata a maggioranza assoluta, ma quasi
con rabbia, è la seguente:
a)
i lavoratori accettano la mediazione del prefetto,
fissandone la scadenza ultima alla mezzanotte di lunedì 30 gennaio;
b)
considerato
che, dati i precedenti tentativi, le parti hanno avuto tutto il tempo di
elaborare una più seria piattaforma di incontro, si riservano, in <caso di
ulteriori dilazioni, di aggravare la lotta rifiutandone in futuro qualsiasi
sospensione.
L'O.d.G. emesso dalle C.I. dopo una riunione a Torino il 29 gennaio,
ribadisce questi punti.
L'indomani
al tavolo delle trattative, siedono, oltre al marchese Saporiti, il sindaco di
Torino, i rappresentanti della segreteria della C.d.L., i rappresentanti CISL e
FIOT, il segretario provinciale della UIL Raffo, i rappresentanti della
direzione del CVS e dell'Unione Industriali. Assente il segretario provinciale
dei tessili aderenti alla UIL, cosa che probabilmente sta a riaffermare la
validità del tentativo di firmare accordi separati.
Mentre
ancora si trattano le questioni preliminari, accade un colpo di scena: i
rappresentanti padronali avanzano una pregiudiziale, informando che,
nonostante la dichiarata sospensione delle agitazioni, gli operai dello
stabilimento di Perosa sono scesi di nuovo in sciopero.
Anche
i sindacalisti sono presi di sorpresa dalla notizia: ma dopo una breve
consultazione, CISL e FIOT dichiarano di assumersene
la responsabilità, e chiedono d’altra parte l'immediata sospensione
della ricerca di firme - che continua in diversi cotonifici - che sottoscrivono
gli accordi separati avvenuti tra le direzioni aziendali e i membri di C.I.
eletti nelle liste UIL.
Negli stabilimenti del Canavese, le liste UIL si presentano sotto il
simbolo olivettiano di Autonomia Aziendale.
Sgombrato “ogni pericolo di altre pregiudiziali dilatorie” (come dice
1'“ Unità” del 30 gennaio) la discussione riprende alle 19, e si protrae
fino a tarda notte, rendendo necessaria una seconda
"convocazione per il giorno successivo, martedì 31
gennaio. La sera, alle ore 20,30, si giunge però a una nuova rottura, avendo
la Direzione riproposto in pratica i termini dell'accordo UIL. L'agitazione
riprende immediatamente: a Perosa, S. Antonino
e Borgone il lavoro viene interrotto già dal turno della notte. La mattina
del 10 febbraio si ricomincia lo sciopero a scacchiera: si può misurare il
grado di coscienza raggiunto dagli operai dei vari stabilimenti esaminando le
forme che assume la lotta. Il tipo ottimo di agitazione è quello a. ore
alternate che crea discontinuità e disordine nella produzione, adottato a
Perosa, S. Antonino e Borgone; in altri stabilimenti si adotta invece la forma
dello sciopero bianco, dello sciopero per turni, o l'astensione totale con sosta
fuori della fabbrica. Gli sforzi per non Lasciare uscire dagli stabilimenti la
produzione effettuata sono aiutati dallo sciopero degli autisti del CVS, unitisi
all'agitazione.
I
L'impostazione dei problemi di prospettiva generale, e le
reazioni sul fronte della Confindustria
Le
assemblee, convocate nei principali stabilimenti, hanno- come riferisce un
comunicato del l° febbraio - “ approvato l'operato dei Sindacati nella
trattativa e nella rottura di essa”. Questo è il tono, infatti, che hanno
ormai assunto le assemblee, cambiando in modo abbastanza rapido la loro
fisionomia e la funzione, che da direttiva (o co-direttiva) diventa consultiva.
Ormai, è vero, i sindacati e soprattutto la FIOT provinciale hanno assimilato
il principio del riconoscimento delle assemblee per ciò che riguarda la lotta
al CVS; è vero anche che i compagni della FIOT (cfr. l’intelligente relazione
della compagna Bonadies. della segreteria, '.
al
convegno sul CVS tenuto a Torino a metà d'aprile) ricavano da questa esperienza
una forte spinta a ripensare, anche in termini d'organizzazioni nuove, il
problema' del proseguimenti dell'azione sindacale e politica al CVS, oltre la
chiusura della vertenza; ma nonostante tutto ciò in questo ultimo periodo
della lotta - sia per effetto d'un certo grado di stanchezza, sia anche in
rapporto a una certa discussione sulle funzioni direttive del sindacato,
apertasi alla C.d.L. - ci si trova in una curiosa situazione. Infatti se da una
parte non è possibile, ne si vuole (almeno per ciò che riguarda la FIOT
provinciale) ignorare o soffocare le assemblee, d'altronde si dà loro un tono
che ne deforma la realtà iniziale, trasformandole a volte in veri e propri
comizi.
Quanto questo sia
coerente con la storia precedente della lotta e quanto invece lo sia con una
particolare concezione del ruolo e delle funzioni del sindacato, non sta a noi
dirlo, dati i limiti in cui intendiamo contenere questa ricostruzione
La
direzione reagisce a questo rincrudimento dell'agitazione dichiarando, in un
comunicato del 5 febbraio, la sospensione dell'attività produttiva negli
stabilimenti di Borgone, S. Antonino e Perosa Argentina: la misura è già in
corso anche a Lanzo da più di una settimana.
.
Lo
stesso giorno, il sindaco di Borgone, facendosi interprete con il suo gesto
della tensione accentuatasi nei paesi, emette un'ordinanza che, facendo
riferimento a esigenze di ordine pubblico; intima l'apertura dei cancelli
della fabbrica. Il primo turno entra così regolarmente: il secondo turno,
invece, trova gli ingressi presidiati dalla squadra mobile in assetto di guerra,
con elmetti, bombe lacrimogene e mitra. Dopo qualche infruttuosa pressione, gli
operai manifestano all' esterno, bloccando per qualche ora il traffico
sull'arteria che unisce Torino ai valichi, del Moncenisio e Monginevro.
A
S. Antonino, lo schieramento della “ forza pubblica” è analogo, e porta a
momenti di estrema tensione. A Lanzo, gli operai riescono a entrare nello
stabilimento, e ne escono poco dopo, organizzando una manifestazione per il
paese. Gli animi si inaspriscono ancor più alla notizia che parecchi lavoratori
sono stati sospesi, o trasferiti allo stabilimento di Pessinetto,
vecchio cotonificio appartenente al gruppo, ormai vuoto e inattivo da molti
anni. A Perosa, i turni riescono tutti a entrare in fabbrica, uscendone
subito, e proseguendo la manifestazione all'esterno: entrano allora in
agitazione di solidarietà anche gli operai della Gutermann di Perosa, che alle
13 escono dallo stabilimento, unendosi al corteo del CVS, e rientrando
ordinatamente al lavoro alle 16. La discussione tra FIOT e CISL, sulla tattica
da applicare in questo momento, è degna di nota: la CISL sostiene la necessità
di un'occupazione definitiva e stabile delle fabbriche, che costringa il
padrone ad accettare finalmente una discussione concreta; la FIOT oppone a ciò
la tesi che, mentre le occupazioni strutturate per turni regolari hanno un
grande valore dimostrativo, e contemporaneamente non rischiano di creare una
situazione statica di attesa, l'occupazione a tempo indeterminato - sebbene
apparentemente più rivoluzionaria - rischia al contrario di essere una misura
liquidatoria della lotta in brc\'issill1o tempo, proprio per il suo carattere
“ definitivo ”.
.
Propone
al contrario il problema d'un allargamento dell'agitazione che, ponendo
l'accento da un lato 'sul valore qualitativo non soltanto settoriale - delle
rivendicazioni avanzate, e sulla forza operaia che s'è sviluppata per
sostenerle al CVS, e d'altro lato - a convalida di ciò - sul rinsaldamento del
fronte padronale contro il quale questa lotta ha cozzato, sia a livello
provinciale sia nazionale, sia addirittura governativo (vedi comportamento di
Sullo, del prefetto e, a un altro livello, della polizia), chiede agli operai
delle altre categorie di organizzare agitazioni collegate, che vengono ancora
definite (( di solidarietà ”.
Questa posizione corrisponde a una realtà interna alla C.d.L. di Torino,
già da parecchio tempo operante. Fin dall'inizio di dicembre, infatti, la
scarsità di quadri della FIOT provinciale di Torino (sebbene quelli esistenti
compiano veri miracoli di ubiquità per 12 o 13 ore al giorno) ha resa
necessaria la partecipazione organizzativa (a picchetti, discussioni, ecc.)
degli altri sindacati di categoria.
,
Questa
partecipazione, che stimola naturalmente la discussione e l'approfondimento dei
contatti, sviluppa e chiarisce via via, di pari passo col progredire
della lotta, il proprio contenuto politico, fondato in un preciso contesto
strutturale.
Tutto
ciò non avviene naturalmente in forma di evoluzione lineare e
pacifica: nasce invece da un processo spezzettato, a volte contraddittorio,
pieno di balzi in avanti, di vuoti improvvisi, di esitazioni, paure,
entusiasmi, ritorni.
E’ utile forse, anche se può sembrare che esca in parte dai limiti di
questo scritto, riesall1inare alcuni elementi limitativi di questo processo
..:..- e della lotta stessa - e tentare di porre una prima connessione.
a) Dimensione esclusivamente provinciale della lotta, dovuta al mancato
allargamento di essa all'intero gruppo Riva-Abegg; condizioni di ciò sul
piano politico sindacale sono da parte delle segreterie FIOT di altre province:
la sottovalutazione della funzione dei nuovi organismi operai e della
connessione tra essi e il tip6 di rivendicazioni avanzate, la concezione del
sindacato come un organismo di direzione e decisione a tutti i livelli e
dell'unità sindacale come ricerca preliminare di convergenza ai vertici,
l'accento posto sulla dimensione salariale delle .rivendicazioni. Sul piano
strutturale, a questo corrisponde una scarsa coscienza della realtà del
gruppo come unità produttiva, finanziaria e politica. In una simile situazione,
è utile notare come la categoria di “ settore” rischi di diventare, dal
punto di vista della lotta, scarsamente significante per eccessiva generalità,
e lasci in realtà mano libera (vedi posizione UIL.) se non a qualsiasi, certo
ad alcuni tipi di trattativa aziendale a_ un certo livello (cioè via via che
l'azienda acquista la forza di assorbire, nei. propri piani di sviluppo gli
elementi nuovi presenti nelle rivendicazioni).
b) Dimensioni provinciali, di conseguenza. ha anche la mobilitazione e la
presa di posizione degli altri sindacati della C.d.L. di Torino. Non intendiamo
sottovalutarne l'enorme portata di presa di coscienza, e l'incidenza futura
sulla elaborazione della linea sindacale. ma proprio per comprenderne il valore
sostanziale, vediamone alcune debolezze.
Prima abbiamo riconosciuto che a questa posizione
corrisponde, contrapponendovisi. una realtà strutturale precisa: la realtà
dei gruppi (finanziari e produttivi), dei rapporti tra di essi, delle
partecipazioni economiche, che formano il tessuto essenziale - anche' se meno
facilmente verificabile - del l'economia.È evidente perciò, innanzi tutto,
che una linea sindacale che situi, anche se in larga misura ancora
implicitamente, in una simile prospettiva, non può che avere dimensioni
nazionali. E questo è ovvio. Ma forse meno ovvia è un'altra implicazione -
strettamente connessa a questa - cioè l'enunciazione d'una alternativa di
potere a livello strutturale, la creazione d'una forza che si contrapponga a
quella padronale riuscendo a colpirla in ogni sua articolazione e connessione,
senza d'altronde accettarne acriticamente come CI oggcttivi ” previsioni e
piani di sviluppo.
Ora, nella situazione creatasi a Torino in occasione della lotta CVS,
proprio per gli acccnnati limiti provinciali, e per le contraddizioni nascenti
sia da questo fatto, sia dall’essere immersi e muoversi nel calore di
un'agitazione particolarmente impegnativa anche dal punto di vista strettamente
organizzativo, questa linea rimase in larga misura ancora allo stadio
d'enunciazione; ci pare sia prova di notevole chiarezza di idee e lungimiranza
la nella reazione tl1e si ebbe da parte del fronte padronale, senza la quale
probabilmente il valore e la, forza di certe affermazioni sarebbero tuttora
assai più dubbi e astratti.
Il
6 febbraio la FIOM provinciale, riprendendo con maggior forza la parola d'ordine
già lanciata in dicembre durante la sottoscrizione, emette un comunicato che
“ invita i lavoratori metalmeccanici ci a dimostrare la loro solidarietà con
le maestranze in lotta, realizzando scioperi di solidarietà nelle giornate
di giovedì e venerdì”, e conclude sottolineando “ come la lotta
dei CVS assuma una decisiva importanza per tutti i lavoratori perchè
contrasta a una posizione della Confindustria che tende a resistere alle rivendicazioni
dei lavoratori affermando l'incontrastato potere padronale ”. Questo appello
provoca reazioni molto interessanti, che devono essere valutate .a fondo proprio
in relazione a ciò che si diceva in nota: da una parte gli operai. del CVS, in
diverse assemblee e riunioni, affermano - proprio facendo riferimento alla
valutazione espressa sulla loro lotta - che nella condizione a cui s'è giunti
non si può più parlare di scioperi “ di solidarietà”; d'altra parte, a
rafforzare questa affermazione, sul terreno padronale succedono cose molto
interessanti: si verificano casi - in fabbriche metalmeccaniche (per es. Elli e
Zerboni) - in cui la direzione si dichiara disposta a prendere in
considerazione rivendicazioni respinte o dilazionate da mesi, e per di più a
stanziare una 'certa somma “ per aiutare gli operai del CVS; che lottano
per raggiungere decenti livelli salariali”, .a patto però che non venga
effettuato nell'azienda neppure un quarto d'ora di sciopero di “ solidarietà”.
In caso contrario, minacciano (oltre l'ovvia caduta di tutte le offerte) anche
rappresaglie.
Come
risulta evidente davanti agli ultimi avvenimenti, il fronte
padronale deve trovare la propria saldatura a un livello assai superiore
al normale.
Abbiamo
già avuto occasione di notare - parlando dei comitati di solidarietà - come
questi, pur avendo avuto una loro funzione, non abbiamo mai avuto un legame
sostanziale con lo sviluppo e le varie fasi della lotta nella fabbrica.
Una
osservazione analoga crediamo si possa fare parlando del ruolo dei partiti
delle sinistre nei confronti della lotta del CVS. A parte il legame stretto che
esiste tra i due aspetti (in molti casi questi partiti sono stati i più attivi
sollecita tori e sostenitori dei comitati unitari), è estremamente indicativo
della linea che si persegue un O.d.G. unitario, sottoscritto da PCI, PSI e
Radicali il 6 febbraio '61, cioè lo stesso giorno dell'appello della FIOM. In
esso i tre partiti “ esprimono la loro piena solidarietà coi 9.500 lavoratori
in lotta la cui tenace e compatta protesta contro le condizioni retributive
tra le più basse esistenti nella provincia, sta a indicare una serena
coscienza dei propri diritti”, accusando la direzione di dare una “
manifestazione di profonda insensibilità civile e sociale” avendo fatto sì
che “ lo sfruttamento del lavoro assumesse forme anacronistiche”; infine “
fanno appello a tutti i cittadini di Torino e provincia perchè sentano
il dovere di stringersi con spirito solidale attorno agli operai e alle
operaie del CVS ”, e “ decidono di proporre alle forze democratiche
di indire una manifestazione pubblica a Torino come segno di questa solidarietà
operante delle forze politiche democratiche” impegnandosi d'altronde a “
investire i parlamentari e i consiglieri comunali e provinciali dei rispettivi
partiti della gravità del problema, affinchè essi si facciano parte attiva
nell'imporlo alla attenzione della Camera, del Senato e degli organismi
amministrativi locali ”. È difficile. in verità}mmaginare qualcosa di meno
rispondendo alle rea1i condizioni della lotta in corso, il cui contenuto
rivendicativo stesso viene completamente travisato facendo, di una rivendicazione
di potere, un esempio di “ serena coscienza dei propri diritti ”, e
condannando lo sfruttamento in quanto si presenta sotto (71orme
-anacronistiche”. Non si può comunque non. notare la sostanziale coincidenza
d'una simile linea con quella delineatasi in precedenza, che tende ad assorbire
gradualmente le singole rivendicazioni
nello sviluppo d'un processo strutturale “obiettivo “ .
Una formulazione chiara e interessante di qucsta linea si può trovare nel
numero di aprile di “ Mondo Operaio", in un articolo di G. Lauzi, in cui
si identifica il nuovo delle lotte operaie nella rivendicazione della “ dignità
operaia" unita a una richiesta di “ benessere ". Questo, a detta del
Lauzi,significa in termini politici la volontà dei lavoratori di “ contare
di più nello Stato" attraverso “ l'inserimento reale dei lavoratori
nella gestione. a tutti i livelli, della cosa pubblica" (il corsivo è
nostro). Egli conclude individuando in ciò il compito dei partiti operai.
Una conclusione non sindacale
La
fase conclusiva della lunga lotta dei CVS ha inizio il sabato 2 febbraio. quando
giunge una nuova proposta di mediazione, avanzata dal prefetto, dal sindaco di
Torino, e dal presidente dell'amministrazione provinciale.
I
sindacati accettano in linea di massima, ponendo come condizione il ritiro dei
licenziamenti, dei trasferimenti e delle serrate. Chiedono inoltre che sia
sollecitamente comunicata la piattaforma di proposte su cui l'azione mediatrice
intende fondarsi in modo da
portarla al più presto a conoscenza dei lavoratori, ai fini di una decisione in merito ”'.
.
Intanto
viene decisa la continuazione dell'agitazione in tutti gli stabilimenti; la
lotta però va sempre più registrando, nel suo andamento, il_crescere
dell’esaperazione e della stanchezza, sentimenti strettamente legati tra
loro. Le assemblee, come s'è visto parlando delle ultime trattative, si vanno
sempre più trasformando in comizi, nei quali gli operai hanno una funzione per
lo più passiva; inoltre si fa strada, specialmente negli stabilimenti più
combattivi, nonostante il generale fallimento della manovra UIL, il timore di
cedimenti-che li isolino su una posizione di resistenza all'interno del
complesso “ pacificato.”.
A
questo corrisponde appunto il moltiplicarsi di azioni esasperate, -di scontri
con la forza pubblica, di manifestazioni di piazza: a Lanzo, per esempio, le
operaie si sdraiano sui binari del treno, impedendo il traffico, nonostante
l'intervento massiccio dei carabinieri. A S. Antonino, Perosa, Borgone, e in
altri comuni avvengono manifestazioni analoghe, che portano a numerosi fermi e
denunce per manifestazione non autorizzata o per resistenza alla “ forza
pubblica “. Si intensificano anche le invasioni degli stabilimenti, che di
solito si aprono e si chiudono con altre manifestazioni per le strade del
paese.
La
trattativa ha inizio il 17 febbraio, in prefettura, e si protrae
ininterrottamente per 12 ore. Alle 6 del giorno 18 essa è praticamente
conclusa. Prima di firmare, i sindacalisti chiedono 24 ore di tempo per poterne
sottoporre i termini all'esame degli operai. Il testo dell'accordo è il
seguente:
I) Corresponsione, dal l° gennaio 1961, di una percentuale pari al 5% e
al 2%, rispettivamente sulla paga base dei non cottimisti e dei cottimisti,
assorbi bile in futuri eventuali aumenti salariali o sostitutivi;
.
Il)
Corresponsione d'un premio individuale annuale di L. 16.500, pagabili in due
rate, l'ammontare del quale verrà riesaminato alla chiusura del presente
esercizio, in relazione all'andamento aziendale produttivo dell'esercizio
stesso.
Inoltre
le parti si danno atto che:
-
entro il mese di marzo '61 verrà applicata una quota di mancato cottimo pari
al 10% agli addetti carde, battitori, mischia e caricatrici di tutti gli
stabilimenti;
-
entro la stessa data sarà data analoga sistemazione agli addetti ai “ rings
“ di Borgone;
-
gli aventi diritto all'aumento del 5% sono circa la metà delle maestranze del
complesso, in quanto l'aumento del 2% verrà corrisposto unicamente ai
cottimisti.
È
interessante confrontare i modi diversi in cui CISL e FIOT hanno presentato, nei
volantini, il testo dell'accordo ai lavoratori.
La
prima sottolinea fortemente il sollievo per la fine della lunga lotta e gli
aumenti salariali ottenuti, terminando con l'augurio che “ rapporti di miglior
comprensione permettano una collaborazione proficua alle fortune dell'azienda
e agli interessi legittimi dei lavoratori il
volantino della FIOT invece, in un discorso introduttivo assai più impegnativo
e serrato, riporta le discussioni avvenute tra i lavoratori di altre industrie
tessili della provincia prossime alla lotta - Mazzonis e Manifattura di Cuorgnè
- intorno alla conclusione della vertenza CVS.
Sottolinea
l'insufficienza delle cifre ottenute, ma l'enorme importanza della conquista
del premio di produzione, imposto al padrone con una lotta così dura: in questo
senso, il volantino continua affermando che “ la conclusione della vertenza
dei CVS è solo un punto di partenza, che apre la strada a nuove rivendicazioni
di oggi, come la contrattazione dei macchinari, le qualifiche,
la
sistemazione dei reparti. Per questo, ottenere risultati come il vostro nelle
altre aziende tessili significa convalidare le vostre stesse conquiste, e
creare una base più avanzata, da cui tutta la categoria parta, nel prossimo
futuro, su più ampi obiettivi .
Questa
posizione ha il suo riscontro nelle assemblee che si svolgono il 18 febbraio
negli stabilimenti del CVS: gli operai - tuttora in sciopero - si radunano nei
refettori, e i sindacalisti illustrano loro i vari punti. Dalla discussione
che ne segue, assai animata, escono i seguenti punti, come risulta dai sommari
verbali esistenti e dal comunicato emesso dalla FIOT:
a) ha notevole importanza l'acquisizione dei premio, l'applicazione dei
cottimi ad alcuni reparti, il riconoscimento del mancato cottimo per i
lavoratori ad economia;
b) il valore di principio del ritorno in fabbrica dei licenziati e dei
trasferiti, e il ritiro delle serrate;
c)
lo
scarso ammontare degli aumenti salariali.
Sulla
base di questi giudizi, le assemblee danno mandato alle organizzazioni
sindacali di firmare l'accordo, impegnandole però a sottolineare “ che esso
si deve considerare un primo passo su una strada che, con la forza oggi presente
nella ValleSusa, è possibile in seguito proseguire .
Questa
posizione viene ribadita dal segretario della C.d.L. di Torino, Garavini, in
un commento sull'“ Unità del 19
febbraio, che pur giudicando “ i seri limiti
dell'accordo dal punto di vista degli aumenti salariali ottenuti,
sottolinea anch'egli l'enorme importanza del premio di produzione
contrattabile anno per anno .
La
stampa, l'opinione democratica, le amministrazioni comunali,gli . enti pubblici
deplorano l'arretratezza, la miseria e il cinico disprezzo della collettività
È
curioso dare ora una rapida scorsa ai commenti apparsi tra il 18 e ,il 20
febbraio sull'“ Avanti! )) e sull'“ Unità”, riguardo all'accordo e al
significato di questa lotta durata 145 giorni.
A
parte le raffigurazioni oleografiche delle ultime assemblee, in cui gli operai
“ sentivano di essere loro a dover decidere se accettare o no l'accordo che
veniva loro illustrato, ma nei loro occhi si leggeva la gratitudine per
l'operato del sindacato ( Unità n del 12 febbraio 1961), e altre simili perle,
significative soltanto perchè denunciano una stupefacente incomprensione del
rapporto, ben più serio e degno di meditazione, stabilitosi in questi mesi
tra operai e sindacalisti, la cosa più notevole è l'interpretazione del
significato della lotta sul piano strutturale.
Intanto,
sia sull'“ Avanti! sia sull'“
Unità si sottolinea “ l'isolamento
e la crescente indignazione e condanna da parte dell'opinione pubblica
democratica, delle amministrazioni comunali, di enti pubblici e organizzazioni )
che ha circondato “ la odiosa politica padronale_, fatta di cinico disprezzo
della collettività .
Qual
è il motivo strutturale che ha avuto la forza di sollevare tali reazioni? '
La
risposta a questo interrogativo viene data in diversi articoli: scegliamo quello
che a nostro avviso la presenta più compiutamente e coerentemente, il
commento di A. Minucci sull'“ Unità n del 19 febbraio:
“
La causa prima di questa esplosione di rivolta (operaia nei CVS N.d.R.)- è
da ricercarsi indubbiamente nelle condizioni di estrema arretratezza sia dei
salari sia delle condizioni generali di lavoro all'interno dei CVS,. Dopo un
elenco di esempi sul livello salariale, sulle condizioni igieniche e
anti-infortunistiche dei reparti, egli prosegue: “ la lotta operaia dunque, è
andata a scavare nella piaga più purulenta dell'industria torinese, nel settore
dove la politica monopolistica degli squilibri salariali cessa di essere una
espressione da economisti e diventa - anche nella provincia del neo-capitalismo
- miseria, fame, disperazione di gente in carne ed ossa.
Ma
se l'estrema tensione che ha caratterizzato la lotta è da un lato spiega bile
con questa condizione di fame, dall'altro lato essa è stata rinfocolata dalla
politica padronale che ha afferrato il suo significato politico, quello di “
porre in discussione il problema
degli
squilibri settoriali, di imprimere un'energica svolta in avanti alle zone
salariali più arretrate n.
Quanto
questo corrisponda alla realtà della lotta dei CVS, ai conflitti che essa ha
rivel4to, ai problemi che ha potuto alle organizzazioni di classe e a quelle
padronali, non sta a noi, nell'ambito di questa cronaca, giudicare, Possiamo
semmai rilevare.- anche questo è dovere di cronaca - che i padroni della “
Stampa” non hanno detto cose molto diverse al riguardo.
Dopo la conclusione dell'accordo al CVS, altre due aziende del settore
sono entrate in lotta nella provincia di Torino, raggiungendo risultati
positivi. È utile dare un rapido quadro di questi fatti. .
l)
Manifattura di Cuorgnè: fabbrica di 800 operai, relativamente moderna
dal punto di vista tecnologico. Da tempo si discutevano tra gli operai le
seguenti rivendicazioni:
-
premio di produzione;
-
aumenti salariali differenziati per cottimisti, non cottimisti e
operai ad economia.
.
Il
4 aprile, considerata la impossibilità per la C.I. di giungere ad un accordo
pacifico con la direzione sù questi punti, la FIOT propone agli operai di
entrare in lotta, seguendo l'esempio dei CVS.
Immediatamente
la CISL diffonde un volantino, in data 5 aprile 1961, in cui si accusa “ la
CGIL appoggiata dal Partito comunista Il di volere. “ ad ogni costo far
perdere delle inutili e dannose giornate di lavoro Il (sic): si chiede perciò
ai lavoratori, appellandosi alla “ normale prassi sindacale e al buon
senso)), di attendere ancora il prossimo incontro con la Direzione (ce
ne sono già stati 6) prima di aderire all'agitazione.
La FIOT, nonostante questa presa di posizione
(prevedibilmente pericolosa, data la notevole percentuale di voti CISL alle
elezioni di C.I.) mantiene la parola d'ordine dello sciopero, e la risposta a ciò
è un'astensione totale della maestranza dal lavoro nei giorni 6::7-8 aprile. I
soli ad entrare in fabbrica sono i membri di C.I.
aderenti alla CISL.
Il
lO aprile l'accordo è già concluso, nei seguenti termini:
-
premio annuale individuale, di L. 15.000 per il 1961, con carattere di
continuità, e la cui entità sarà discussa ogni anno da C.I. e direzione, in
relazione all'andamento produttivo dell'azienda; - aumenti del 5% ai non
cottimisti, 2% ai cotti misti, e del 10% agli operai ancora retribuiti ad
economia.
Durante
i giorni di lotta, e poi in occasione della firma dell'accordo, si sono tenute
assemblee operaie, alla cui discussione sono intervenuti tutti gli operai della
Manifattura: a queste assemblee la CISL non ha partecipato, pur essendo stata
invitata.. Questo è stato rimproverato in modo assai duro dai picchettanti ai
rappresentanti di quel sindacato che, presentatisi davanti allo stabilimento,
hanno dovuto allontanarsi precipitosamente, seguiti da fischi e grida.
2) Mazzonis: tre stabilimenti (a Torre Pellice, Luserna San Giovanni,
e a Torino). Le rivendicazioni avanzate erano le stesse elencate sopra.
L'agitazione, cominciata in dicembre-gennaio, era stata poi sospesa per un certo
periodo: la chiusura della vertenza al CVS fu uno scossone che ne provocò la
ripresa. Questa volta essa era indetta unitariamente da CISL e FIOT, con un
,rapporto, tra le due organizzazioni, abbastanza simile a quello creatosi
durante la lotta dei CVS. Fin dall’inizio, la direzione tentò di bloccare
l'agitazione con l'offerta d'un premio una tantum di 10.000 lire, chiamato “
di assiduità al lavoro ”, offerta respinta immediatamente dalle assemblee.
Lo sciopero si prolungò così per più d'un mese, sotto forma sia di
sospensioni alternate del lavoro durante i turni, sia di astensioni totali di
una o più giornate continuate.
L'accordo
firmato il 13 maggio, dopo una trattativa tra direzione e C.I., è stato
giudicato come una prima tappa, ancora insoddisfacente. .' Esso prevede:.
-
l'istituzione di un premio annuo fisso di L. 16.000, pagabile in tre rate;
-
l'istituzione di un altro premio provvisorio, di L. 8.000 annue per i cottimisti
e 13.000 per i non cottimisti, fino all'entrata in vi. gore del nuovo contratto
settori aie (giugno 1962).
La FIOT si battè fino all'ultimo perchè questo accordo fosse rifiutato,
sottolineando lo scarso valore sia qualitativo sia quantitativo, ma i suoi
sforzi ebbero poca efficacia sulla C.I. Ci pare comunque che sia da
sottolineare la combattività dimostrata da questi operai, dopo quasi 10 anni
di inattività sindacale, sia nella lotta, sia durante le assemblee, nelle quali
la discussione sui risultati della trattativa sollevò notevoli contrasti e
prese di posizione anti-CISL.
Un ultimo sguardo - prima di chiudere definitiva mente questa
nota, ormai troppo lunga - agli stabilìmenti del CVS, dove le
elezioni di c.I.,. in gran parte tenute proprio in questi giorni,
hanno risollevato alcune questioni lievitate nel corso della lotta, ma
rimaste in secondo piano durante quel periodo.
Primo
e centrale, il problema del rapporto tra operai e C.I. Come
abbiamo
visto - e ci pare provato a sufficienza - durante la
lotta
l'incidenza delle C.I. ,come tali, cioè come organismi rappresentativi degli
operai, fu assai scarsa; addirittura, in alcuni momenti, appelli o
convocazioni inviati alle C.I. assunsero obbiettivamente, agli occhi dei
lavoratori - l'aspetto di atti negativi, di conservazione d'una concezione “
autoritaria” del sindacato, nei confronti del potere di decisione e di guida
delle assemblee operaie (questo, almeno, negli stabilimenti di punta).
Riferendoci ora a fatti più recenti, l'esempio di S.
Antonino ci pare indicativo del risorgere della questione. In questo
stabilimento, poco dopo la conclusione dell'accordo, rientravano in agitazione
gli operai dei rings , rivendicando la contrattazione del macchinario: in
risposta, la direzione prendeva un provvedimento di sospensione nei confronti degli scioperanti.
,
Davanti
a questi fatti, mentre la CISL invitava alla calma dichiarando _ praticamente -
l'estrema difficoltà di accordarsi con la direzione su questa rivendicazione.
la FIOT proponeva immediatamente uno sciopero di due ore esteso _ all'intero
stabilimento, in appoggio alle rivendicazioni dei rings. (Cfr. volantino
allegato, sulla contrattazione dei macchinari).
Nella
situazione però si inseriva la C.I., sia CISL che FIOT, esortando gli operai,
già fermi, a riprendere il lavoro, in relazione al parere della CISL.
Questo
apriva nel sindacato e tra gli operai una grossa discussione, documentata anche
da una circolare. inviata dalla FIOT a tutti i membri della C.I. e del Comitato
direttivo provinciale, e agli attivisti. La discussione, tuttora aperta, verte
soprattutto sulla necessità di una nuova organizzazione del sindacato nella
fabbrica,
. che rappresenti e colleghi tra loro i vari reparti e
svolga anche una funzione di controllo della C:I., specie nei momenti più
delicati. Comunque, in pratica, il primo frutto della discussione di questi
problemi a S. Antonino fu l'estrema difficoltà di formare una nuova lista
della FIOT per le elezioni di C.I.; e questo non per sfiducia o per timidezza
d'adesione al sindacato, ma anzi per dichiarata sfiducia nella C.I.
Si
arrivò a dire, tra gli operai;' “ La C.I. lasciamola alla UIL e alla CISL.
Tanto, quando c'è una lotta da fare sappiamo a chi rivolgerci ”, e fu molto,
difficile per la FIOT convincere alcuni ad entrare in lista, impegnandosi
contemporaneamente a proseguire la discussione sugli organismi nuovi a cui si è
accennato.
Anche
riuscendo a presentare la lista, d'altronde, i risultati ottenuti nelle
votazioni - di S. Antonino 'non appaiono particolarmente indicativi della
situazione: la FIOT, pur aumentando i voti, mantiene due posti,' contro i due
della CISL, mentre la UIL continua a non esserci.
Risultati
più diretti, e qualitativamente più indicativi, della lunga lotta sono invece
i successi ottenuti negli stabilimenti più “ arretrati” sindacalmente e
tecnologicamente: per esempio a Strambino, dove da anni la FIOT non si era
neppure presentata, qucst'anno s1' sono trovati operai disposti a formare la
lista, e il risultato è stata la conquista di un posto; mentre a Collegno, a
spese della CISL, si è passati da tre a quattro posti in C.I.
In
generale, comunque, il fenomeno più rilevante di queste elezioni è a nostro
giudizio .il fatto che, là dove la FIOT avanza, ciò avviene a spese della
CISL, mentre in generale (salvo a Perosa, dove sparisce completamente) la UIL
mantiene le posizioni, giustificando cos1 il soprannome, “ conquistatosi”
durante la lotta, di “ sindacato dei crumiri”.
Nuovi
temi di lotta
Riproduciamo infine il testo di un volantino FIOT, diffuso in tutti gli
stabilimenti dei CVS i giorni 29-30 maggio, che precisa la linea del sindacato
riguardo alla contrattazione del macchinario,e indica agli operai i nuovi temi
di lotta e discussione unitaria. '
Nei principali C.V.S., a cominciare da S. Antonino, ma anche a Borgone e
.poi a Lanzo, si è già aperta la questione dei macchinari: prima i ( rings
", per preparare poi, subito i binatoi, gli stiratoi, di nuovo le carde.
Bisogna che su questo ci siano da parte dei lavoratori le idee molto
chiare, perchè in questo momento i padroni, aiutati dai .direttori locali,
tentano di creare confusione, e favorire così, su una questione di enorme
importanza come questa, il ritorno alla accettazione di tutto, come era prima
dell'ultima lotta.
Del resto, profondamente diverso è l'atteggiamento della C.G.I.L. da
quello della C.I.S.L., che, lasciando nei fatti queste decisioni solo in mano al
padrone, finisce per favorire il passaggio di tutti questi aumenti di
macchinario. Per noi C.G.I.L. anche la questione del macchinario va vista in
modo profondamente diverso da quello che era in tutti gli anni passati. Perchè
quando a febbraio abbiamo chiuso la vertenza, abbiamo detto tutti che questo era
un primo passo, dal momento che i lavoratori dei C.V.S. avevano ritrovato la
loro forza per imporre d'ora in avanti in ogni azienda e su ogni problema una
contrattazione al padrone.
Se questo l'abbiamo detto per le qualifiche ed i cottimi,
l'abbiamo detto anche per il macchinario: ed ora che la questione si presenta,
è con questa forza che dobbiamo saperla affrontare.
Perchè
dunque il ragionamento della C.I.S.L. sul macchinario è profondamente
rinunciatario, e come tale da respingere?
Perchè
essa non fa che riproporre le vecchie soluzioni che in tutti questi anni hanno
lasciato passare tutti gli aumenti di macchinario che i padroni hanno voluto.
Intanto, il richiamo al Contratto di Lavoro va fatto non soltanto per la
Commissione Paritetica, ma per la prima parte dell'articolo che precisa che
l'assegnazione del macchinario deve avvenire tenendo presente la “ possibilità
di. prestazione normale” degli operai.
E del resto noi riteniamo queste Commissioni Paritetiche per
l'assegnazione del macchinario uno strumento troppo inadeguato e vecchio, che
non corrisponde più a quello che vogliono i lavoratori, e soprattutto alle
loro possibilità di contrattare direttamente e più favorevolmente nella
fabbrica.
Anche
noi riteniamo quindi che questo articolo del Contratto di Lavoro nel suo rinnovo
debba essere completamente cambiato.
Ma
la differenza è che noi C.G.I.L. riteniamo che non si possa aspettare fino al
rinnovo del contratto:
- perchè vi manca più di un anno, ed in questo periodo se non ci
muoviamo Riva assegnerà tutto il macchinario che vuole;
- perchè anche il vostro Premio di produzione non esisteva nel Contratto
di Lavoro, come non c'era il mancato cottimo, eppure l'abbiamo ottenuto con una
lotta che ha visto tutti uniti, i lavoratori, la C.G.I.L. e la C.I.S.L.; - perchè
se non si pongono prima, i grossi' problemi, nel Contratto di Lavoro non possono
essere affrontati con forza;
- perchè contrattare i macchinari è una grossa cosa, e bisogna
affrontarla ora nelle fabbriche e nelle provincie, e domani anche in campo
nazionale. Che cosa proponiamo dunque come C.G.I.L.?
Di
aprire immediatamente in tutti i C.V.S. dove si profila l'aumento del
macchinario, l'azione per contrattare.
Quando
le “ mezze” od i “ telai” sono già assegnati, più nessuno li leva: è
prima che bisogna muoversi!
Cosa
vuol dire aprire la contrattazione?
Discutere
come Commissione Interna ma soprattutto come Sindacato:
-
quante macchine possono tenere le lavoratrici;
-
a quale velocità debbono girare, e quali “ titoli” si fanno
-
quante aiutanti occorrono;
-
quanti tempi di fermata si devono fare per riposo;
-
quale aumento di salario si deve avere per eventuale maggiorazione di
macchinario.
È certo che questa contrattazione oggi nei C.V.S. non si può ottenere
senza azione operaia, perchè è un grande passo in avanti che il padrone
cercherà in tutti i modi di contrastare.
Cosa
intendiamo per azione operaia?
Anche
lo sciopero, come hanno fatto le filatrici di S. Antonino, che per intanto hanno
fatto sospendere l'aumento del macchinario.
Ma in una situazione come quella di oggi, questo non vuol
dire uno sciopero di 6 mesi: anche i padroni hanno avuto una grossa batosta
dalla vostra lotta, e se oggi voi siete uniti e decisi su una questione come
questa, essi sono seriamente preoccupati.
Questa è dunque la linea della C.G.I.I.: contrattare, i macchinari come
le altre questioni di fabbrica: e eosì al C.V.S. come alla Mazzonis, alla
Manifattura di Cuorgnè, perchè questo è il solo modo per mantenere e
sviluppare quel patrimonio di forza e di unità che tutti i tessili si sono
conquistati con la lotta, e che avrà riflesso anche nel nuovo Contratto di
Lavoro solo se sarà una realtà già conquistata tutti i giorni nella fabbrica.
Del resto, il con i lavoratori che la C.G.I.L., come discute e precisa
ogni giorno la sua linea, concorda sempre come c quando agire su ogni questione.
Nota.
Il
primo numero dei Quaderni Rossi uscì il 30 settembre 1961. Mario Tronti
sostiene che l'esperienza è originata dall'incontro di "una realtà
operaia fresca con un'intellettualità anch'essa fresca perché liberata dai
pesi tradizionali e culturali di un vecchio marxismo". Nel gruppo dei QR
Alquati e Gasparotto, ben presto affiancati da Soave e Gobbi, cercarono di
portare e proseguire le importantissime esperienze di conricerca già iniziate
negli anni precedenti, rispetto a cui Panzieri si dimostrò da subito diffidente
se non addirittura apertamente ostile. Ai primi tre numeri collaborarono (in
parte o in toto) Tronti, Alquati, Asor Rosa, Di Leo, Gobbini, Soave, Gobbi,
Gasparotto, Daghini, Negri, Bologna, Berti, Greppi; Rieser, invece, partecipò
all'esperienza fino alla fine. Le riunioni di redazione venivano fatte
all'Istituto Gobetti di Torino, città che fino alla fine degli anni '60 era il
centro focale delle lotte operaie in Italia. Dopo il terzo numero e
successivamente all'aspra divisione sulle vicende di Piazza Statuto, vi fu la
rottura "tra chi voleva accentuare l'elemento dell'intervento nelle lotte e
chi voleva invece rimanere più su un livello di analisi". I primi daranno
vita a Classe Operaia, gli altri (tra cui Raniero Panzieri, Dario e Liliana
Lanzardo, Giovanni Mottura, Michele Salvati, Edda Saccomani) faranno ancora tre
numeri dei Quaderni Rossi (l'ultimo dei quali è datato maggio-dicembre 1965),
di taglio molto più accademico.
-scheda
tratta dalla ricerca sull’‘operaismo’-mailto:conricerca@hotmail.com