ALP come dice lo statuto è un’organizzazione sindacale,
culturale e di mutuo soccorso, che si prefigge il miglioramento delle
condizioni di vita e lavoro dei lavoratori, la ricerca degli elementi
fondamentali per la costruzione di un sindacato che sia effettivamente dei
lavoratori, unitario, intercategoriale e nazionale.
ALP si ispira a valori di giustizia, solidarietà.
uguaglianza nel riconoscimento e valorizzazione delle specificità. ALP trae
ispirazione da una visione classista della società e fonda la sua azione con
la contrattazione a tutti i livelli e con l’uso del conflitto come mezzo di
regolazione democratica degli interessi diversi presenti nella nostra società.
Con ALP vogliamo quindi fare un’esperienza non subalterna al Governo e al
Padronato e praticare modelli organizzativi meno burocratici.
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assemblea
generale alpcub
L'Assemblea Generale si terrà Martedì 5
aprile alle ore 17,30
presso il Circolo Stranamore.
Tutte le iscritte e gli iscritti sono
invitati.
Sarebbe utile che i collettivi dei vari
luoghi di lavoro dicessero cosa pensano del nostro lavoro,
(quali sono gli interventi
prioritari nelle fabbriche, sul territorio) e rispetto ai problemi più
generali.
È superfluo ripetere che le
immagini che arrivano dal Giappone, l'enormità del disastro e delle
sofferenze chiamano il senso della fraternità, ma è anche odioso che questa
dichiarazione venga ripetuta a legittimare censure su ciò che quegli eventi
suggeriscono per i fatti di casa nostra. Al contrario, quella vicenda porta
alla luce fatti ai quali viene da rispondere con un senso di ribellione per
l'incompetenza e/o la disonestà che emergono nel dibattito di queste ore.
Siamo alle soglie di una catastrofe, afferma il commissario europeo Oettinger,
ma in Italia si proclama che il programma nucleare italiano prevede la
realizzazione di impianti della migliore tecnologia, per i quali non ci sono
questi rischi. Chi lo dice, se è un competente, sa di dire cose contrarie
alla realtà. (...)
E' senso comune che l'Italia è un paese in crisi
(da questa considerazione molti traggono la conclusione che non c'è
niente da fare, ognuno si arrangi.
Intanto siamo ancora tra le nazioni più
ricche, ma abbiamo 125 milioni di euro di evasione fiscale all'anno,
l'economia sommersa è ormai arrivata al 35,5% del P.I.L. ufficiale.
Lavoratori e pensionati pagano circa il 90% delle
tasse
Il 10 per cento delle famiglie possiede il 45 per
cento della ricchezza, mentre c’è un 50 per cento delle famiglie che in
totale arriva a mettere insieme il 10 per cento della ricchezza totale
(Banca d'Italia- dati 2008).
In questa situazione di ingiustizia cui si somma
la crisi del sistema capitalistico mondiale , molti in questi anni si sono
impoveriti . Dobbiamo lottare per la sopravvivenza immediata.
(Forse sarà possibile raggiungere la massa d'urto
quando la crisi avrà morso ancora più a fondo e convinto chi oggi ha
ancora piccoli margini o conta ancora sull'aiuto delle generazioni
precedenti e delle famiglie...).
L'unità d’Italia ( e del mondo) che vogliamo
costruire è quella dei lavoratori, a partire da operai ed operaie, di
origine italiana e immigrati;
secondo noi è raggiungibile su questi punti:
se ci decidiamo a lottare per la riduzione orario
a parità di salario ( per aumentare l'occupazione) e per il salario ai
disoccupati ( e contratti di solidarietà come fase di transizione).
Nessun governo, quale che sia il colore sarà
disposto a concederli.
Dovremo strapparli con lotte di massa e di lunga
durata che unifichino i mille lavori dispersi e precari,i lavoratori della
piccola industria e magari anche del lavoro autonomo.
Quando cominciamo? A chi giova la lotta separata
di sindacati storici e di base?
Gli scioperi generali separati dei sindacati di
base e della Fiom e CGIL, già fatti o previsti, sono parte di una lunga
resistenza dei lavoratori, devono essere questi a spingere le frazioni
sindacali e politiche a convergere su una lotta il più possibile unitaria e
forte.
Oggi ci sono molti movimenti tematici e di lotta
importanti su vari problemi , non è il caso di scegliere le priorità, le
rivendicazioni unificanti per arrivare a una piattaforma ridotta
all'essenziale e condivisibile dal più alto numero di persone?
Mondo
solidale. Tensione ai massimi livelli. Quattrocento nuovi
ospiti a Lampedusa. A Bologna un centinaio di attivisti dei centri sociali sono
entrati nel Cie "per liberare" gli stranieri. Scontri in quelli di
Torino e di Gradisca d'Isonzio di VALERIA PINI
Salta la
trattativa con Albini e torna il rischio fallimento.
ASSEMBLEA UNICA
VENERDI' 18 MARZO ORE
13,30.Occorre reagire.SE NON ORA QUANDO?
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Martedì 23 marzo ci sarà una manifestazione in Regione per la New Cocot
vista la situazione tragica. In assemblea la proposta dell'ALP/Cub di 8 ore
di sciopero è passata e votata all'unanimità.
Ci saranno dei pullmans che partiranno alle
ore 12 da Perosa- Piazza terzo Alpini con fermate a Villar (SKF) e Pinerolo
Lidl- Euroball. Chi può venire si faccia sentire
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riforma 17.3.2011
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nessuno
a Pinerolo aveva
ancora organizzato una riflessione pubblica o un corteo sulle lotte
del Nord Africa e sul Massacro in Libia.... -ecco la prima iniziativa al
Farenait- Circolo Arci di
Torre Pellice
tel 339 8931900
> Venerdì 11 marzo al circolo
cominciamo ad occuparci di quanto sta
> accadendo nel vicinissimo nord africa con una prima serata con Karim
Metref,
> giornalista algerino, che torna a Torre per aiutarci a capire qualcosa di
> questa straordinaria Primavera nordafricana.
Flash
mob, proiezioni e concerti: torna in piazza il comitato nato in occasione
della manifestazione in difesa della dignità delle donne. La Gelmini:
"No a falsi egualitarismi"
GARANTIRE
IL DIRITTO AL LAVORO E AL REDDITO ATTRAVERSO LA TASSAZIONE DEI GRANDI
PATRIMONI, IL TAGLIO DELLE SPESE MILITARI, LA
LOTTA ALL'EVASIONE FISCALE, LA TRASFORMAZIONE DEI
CONTRATTI PRECARI A TEMPO INDETERMINATO. PERMESSO DI SOGGIORNO PER
CHI HA PERSO IL LAVORO E NON HA PIU' I REQUISITI ALLUNGANDONE LA DURATA. DIRITTO
ALLA CONTRATTAZIONE PER I LAVORATORI PUBBLICI. GARANTIRE IL DIRITTO
DI ASILO, IL DIRITTO ALLA CITTADINANZA PER CHI NASCE O CRESCE IN ITALIA.
Sono disponibili, sul sito www.confederazionecub.it
: documenti di Riccione –assemblea nazionale CUB- 22-24 maggio
2009
- il Documento preparatorio: clicca
qui
- la Relazione introduttiva e la Mozione finale approvati con una Galleria
fotografica: clicca
qui
- le registrazioni Audio della maggior parte degli interventi: clicca
qui
Stiamo pubblicando, su YouTube, i Video di una parte degli interventi, le
Conclusioni e la Mozione con votazione finale; la pubblicazione dei Video
continuerà nei prossimi giorni in base alla disponibilità dei singoli
filmati: clicca
qui
news
lNON finira' mai la divisione dei sindacati di
base?
Come nella storia dei polli da portare al mercato descritta nei "promessi sposi"
anche la riunione dei sindacati di base per promuovere lo sciopero generale ha visto
una divisione in due tronconi: USB, SLAI COBAS lo sciopero è per
la data dell'11 marzo, CUB e Confederazione Cobas il 15 aprile.-------------------
Usb,
Slai Cobas, Unicobas e Snater sfilano domani a Roma per
l'occupazione e "contro la precarietà e il metodo-Marchionne".
La protesta interesserà anche il personale degli enti locali, la
sanità e l'università. Ecopass
e Ztl sospesi a Milano e Torino
locandina
alpcub 7-11 marzo 2011
(...)sono stati indetti
diversi SCIOPERI GENERALI. Ora se da un lato vuol dire che si inizia
a reagire, non è possibile che ci sia sempre una maggiore
frammentazione, come se lo sciopero servisse ai vari sindacati e non
ai lavoratori, agli ultimi
e
più deboli che pagano questo arretramento inarrestabile. Cosa
possiamo dire e fare noi? La prima cosa è che almeno il sindacato
di base dovrebbe dichiarare gli scioperi in modo unitario. Invece
Venerdì 11 marzo lo dichiara l'USB con Unicobas. Il 15 aprile la
Cub con il Comitato Immigrati e il 6 maggio la Cgil con 4
ore...(meglio tardi...)
Pensiamo che la Cub debba farsi promotrice
di una lotta unitaria per occupati, precari e immigrati. Importante
è stata la giornata del 1° marzo a Verona organizzata dalla CUB
con il Coordinamento Migranti, ma occorre essere più umili e non
pensare che solo noi facciamo la lotta giusta. Non si arresta questo
degrado in ordine sparso. Come Alp/Cub lavoreremo perchè il
sindacato di base ritorni a fare iniziative unitarie. E.Lanza
repubblica.it
Giovedì 03 marzo 2011 – Aggiornato
alle 21.20
Camusso:
"Governo affossa il paese". Lo stop sarà di quattro ore.
Cassa integrazione, ripartono le richieste. Nuovi aumenti per verde
e gasolio. Trichet: "Pronti a intervenire per la stabilità".
Fao, allarme per il costo globale dei prodotti alimentari
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Il
Presidente del Consiglio dice che la scuola pubblica non è una
proprietà degli insegnanti. Lui non voleva attaccarla. Voleva solo
mettere in guardia la nazione dall'indottrinamento ideologico di
alcuni insegnanti che “vogliono inculcare dei principi che sono
il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro
figli" In effetti ha ragione e mi dichiaro colpevole.
Insegno
che la pena di morte va superata. Molti dei loro genitori dicono ai
loro figli che essa va mantenuta, ma solo in alcuni casi. Parlo del
dettato costituzionale che vuole il rispetto della dignità umana
della persona e concepisce la pena in funzione della rieducazione
del detenuto. Molti dei loro genitori gli dicono invece che in
carcere si sta troppo bene perchè c'è la televisione. Esalto i
valori della Resistenza che con tutti i suoi difetti di cui non
bisogna avere paura ci ha dato la libertà e la Repubblica. Molti
dei loro genitori gli rivelano che anche i partigiani sono stati
violenti. Racconto che in uno Stato laico tutte le fedi religiose
hanno uguale libertà. Molti dei loro genitori gli spiegano che se
noi andassimo negli Stati arabi non ci lascerebbero così liberi.
Spiego che il diritto alla vita è sacro e che con gli stranieri
bisogna affrontare la fatica della legalità e dell'umanità. Molti
dei loro genitori gli dicono d'accordo, però prima i nostri. Mi
permetto anche il lusso di difendere la dignità degli omosessuali.
Molti dei loro genitori li deridono o ne hanno ribrezzo.
"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di
delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la
condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per
interesse e tornaconto personale.
La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività
criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto,
pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto,
è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di
modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi
atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della
gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza
credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di
famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda
di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da
fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio
carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."
Elsa Morante (Qualunque
cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini.)
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Il governo ha avuto la fiducia alla Camera per soli tre voti.
Sotto
gli occhi del paese si è svolto il Libero Mercato dei parlamentari.
Berlusconi gongola ripetendo che la maggioranza degliitaliani è con lui.
Ha
scritto Ilvo Diamanti: “non
esistono possibilità di verifica e di controllo diretto da parte degli
elettori, con questo sistema elettorale, centralizzato, senza preferenze, a
liste bloccate, che premia le coalizioni. Che attribuisce alle leadership di
partiti personali oppure oligarchici il potere di scegliere e decidere. Chi
eleggere e dove. Chi candidare, ricandidare oppure escludere. Questa
democrazia è sempre meno rappresentativa. ".
Stefano
Rodotà su El Pais è più concreto: ‘L'Italia è un laboratorio
del totalitarismo moderno’.
(...)Di
“efferatezze” Gheddafi ne avrà sicuramente compiute. Molte meno di
quante un’imponente campagna mediatica glie ne abbia attribuite, e, pur
tuttavia, quel che accade in Libia non ha nulla di simile a quanto accaduto
in Tunisia ed Egitto. Diverse sono, anzitutto, le condizioni
economico-sociali. La Libia è il paese africano con il più alto reddito
pro-capite (oltre 14.000 dollari), quello in cui sono più contenute le
diseguaglianze sociali e più distribuita d’ogni altro paese produttore di
petrolio è la rendita petrolifera. La disoccupazione giovanile è elevata
come nei paesi limitrofi, ma i disoccupati dispongono di sussidi statali che
altrove si sognano. Vi sono ritardi nel soddisfare il fabbisogno di case,
infrastrutture e servizi, ma vi è anche una massa di 1,5/2 milioni di
lavoratori immigrati (su una popolazione di 6,5 milioni), cui è riservata
la maggior parte dei lavori manuali. Risultati raggiunti grazie alla
rivoluzione contro re Idris, creato dalle e asservite alle potenze europee,
e alla nazionalizzazione del petrolio che ne conseguì. Altri e più
ambiziosi obiettivi che la rivoluzione si era prefissi non sono stati
raggiunti, per motivi che non approfondiamo qui, e in cui figurano
responsabilità anche della sua leadership. In particolare non ha avuto
successo il piano di trasformare la Libia in un paese di moderno
capitalismo, con apparati industriali e relative classi di borghesi e
proletari, lasciando, di conseguenza, sul terreno sociale una struttura a
relativamente forte prevalenza tribale. Persa questa battaglia, Gheddafi ha
cercato di amministrare lo stato con un compromesso tra le tribù per la
spartizione di potere e rendite petrolifere, senza, però, abbandonare
alcune caratteristiche –quanto a uso “sociale” della rendita
petrolifera- profondamente diverse rispetto alle petro-monarchie.
Sul
piano della politica internazionale, esauritasi nella sconfitta la spinta
pan-araba e falliti i tentativi di più o meno improbabili alleanze con
movimenti “rivoluzionari” sparsi per il mondo (Europa inclusa), la Libia
ha cercato di conquistarsi una relativa tranquillità intrecciando accordi e
affari con paesi occidentali, e soprattutto con l’ex-madrepatria
coloniale, l’Italia. Il prezzo è stato di trasformare il paese
nell’ante-murale della jihad
islamista e in cane da guardia dei flussi migranti dall’Africa
sub-sahariana.(...)
LEGGI TUTTO IN:
18
febbraio 2011- da 'n+1': La
rivolta del pane e dell'insofferenza
Qualunque sia l'esito
delle recenti rivolte, il loro significato trascende i confini politici
delle "nazioni". Non si tratta di un semplice "effetto
domino" ma di un accumulo di tensione entro il fenomeno generale della
tettonica rivoluzionaria. L'effetto politico-sociale di un'ondata che ha
coinvolto Algeria, Tunisia, Egitto, Libia, Giordania, Yemen, Libano,
Bahrein, Sudan, Marocco, Mauritania, Siria, Arabia Saudita, Malaysia, e
forse altri paesi meno soggetti all'osservazione da parte dei media come il
Perù, non è quello di un terremoto, come hanno scritto i giornali ma
quello dell'energia che si accumula prima di un terremoto. Stanno
circolando sul web strane teorie dietrologiche sui manovratori delle
rivolte. Come se in questo mondo non ci fosse materia sociale esplosiva a
sufficienza per scatenarle. La mistica del Grande Burattinaio, che sia Dio o
un "Governo Imperialista Cattivo" è dura a morire.
Paura, anzi, panico
L'onda
di rivolta non si placa. Scioperi e manifestazioni continuano in
Egitto, coinvolgendo sempre più i salariati (metallurgici, tessili,
ospedalieri, insegnanti, addetti ai servizi del Canale e al turismo,
ecc.). I governi un po' reprimono con le armi, un po' trattano per non
peggiorare la situazione.
I vecchi partiti di potere con i loro esponenti sono sotto attacco da
parte dei movimenti interclassisti. Anche nei paesi più reazionari la
paura della rivolta ha provocato concessioni e tentativi di
normalizzazione. Gli Stati Uniti cercano di arginare la rabbia
cavalcandola e ciò sconvolge i vecchi equilibri senza che vi siano ancora
le basi per quelli nuovi. Per le borghesie nazionali l'incertezza diventa
panico.
California, Egitto
Secondo
ilCenter on Budget and Policy Priorities americano,per
l'annofiscale2012il
disavanzo dell'insieme
di tuttigli
statifederati saràdi
circa 140
miliardi di dollari,che
si aggiungerà al deficitdel
2011 già quantificato in 125
miliardi. Siamo a un deficit annuale globale vicino al 20% del
bilancio. Il
deficitèdovuto
soprattutto alla
diminuzione del
gettito fiscale in seguito alla perdita di posti di lavoro. Essendo
anche aumentate le spese per l'assistenza ai poveri e a coloro che si
ammalano per la vita disagiata, l'unica via per risanare il bilancio è
tagliare spietatamente. Questa tendenza è giudicata irreversibile nel lungo
periodo. Tra gli stati in difficoltà la California è al limite della
bancarotta, la Florida è fra quelli che hanno operato tagli più drastici e
il Wisconsin è quello che sta progettando di smantellare lo stato sociale e
l'associazionismo sindacale più sviluppati dell'Unione. Sarà un caso ma
nei tre stati, specie nell'ultimo, si sono avute manifestazioni di piazza
contro la perdita di ciò che in passato si era ottenuto. L'Egitto ha
confini vastissimi.
Fallite
alcune banche, le altre si concentrano. Così le industrie e i canali della
finanza. Il New York Stock Exchange,EuronexteDeutscheBörsehanno
annunciato la loro fusione. I tedeschi avevano comprato Euronext, che
gestisce le borse di Parigi e Amsterdam, mentre la borsa di Londra si era già
fusa con quella di Toronto. I tedeschi avrebbero la maggioranza azionaria ma
gli americani mantengono il controllo tecnico. Il mondo finanziario sarebbe
dunque diviso fra sole quattro borse che contano: New York, Londra, Tokyo e
Pechino. Ma le prime due monopolizzano gli scambi globali delle materie
prime e delle multinazionali agrarie e minerarie. Sappiamo che cosa vuol
dire: esse controllano il mondo, e i
loro profittisalgono
col salire dei prezzi delle materie prime. Capitali tolgono spazio ad
altri capitali, la somma parziale cresce, quella generale diminuisce.
Le rivolte
in Tunisia ed Egitto sono
dei segnali che indicano come i popoli oppressi da regimi autoritari e
corrotti che hanno provocato miseria, repressione e nessuna speranza di
futuro per le giovani generazioni, possono, con la lotta, ricostruirsi un
futuro più giusto.Tunisia, Algeria, Marocco, Egitto, Albania. E' l'altro
Mediterraneo che si ribella, quello da dove partono le barche degli
immigrati a caccia di fortuna e di un pizzico di libertà.Anche da noi ci
sono alcuni governanti"corrotti
e corruttori" ma non c'è aria di ribellione popolare.Solo le donne in
questi giorni si stanno ribellando.Qualcuna di loro scrive:
Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non
è cosa faccia Silvio B. e perché. La vera domanda è perché gli italiani
e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui,
siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può
essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del
berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi
vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso:
dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che
restino miserie private.Quel che non possiamo, che non potete consentire è
che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi
– e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per
pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi,
deputati e puttane portate a domicilio come pizze, continui ad essere il
primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.
Flash
mob, proiezioni e concerti: torna in piazza il comitato nato in occasione
della manifestazione in difesa della dignità delle donne. La Gelmini:
"No a falsi egualitarismi"
13
febbraio
Site
amichescelta
di luoghi telematici che vogliono dare notizia di centri, associazioni,
gruppi, riviste e iniziative che riteniamo importanti per la nostra politica
(Libreria delle donne-Milano).
da 'il manifesto' vedi
>>>>IL MANIFESTO.IT Donne e uomini, sultani e complici. Un dossier
di analisi e interventi per ripercorrere due anni vissuti pericolosamente,
senza cadere nelle trappole di destra e di sinistra sulla separazione fra
pubblico e privato, fra perbene e permale, fra politica e morale, fra reato e
peccato, fra le notti di Arcore e i giorni di palazzo Chigi. Voci di donne sui
fili invisibili che legano sessualità e potere, voci di uomini sulle
complicità indicibili fra il sultano e i suoi sudditi.
Su http://www.ilmanifesto.it/archivi/13febbraio/
Se non ora, quando?
In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea
ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica
per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle
relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori
anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati,
nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più
civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno
considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile
ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che - va ricordato
nel 150esimo dell’unità d’Italia - hanno costruito la nazione
democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta,
indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio
sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più
tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete
scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di
turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la
convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza
civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime
cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura
nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e
delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende
private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante
responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il
valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora,
quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTA’ ITALIANA
Partecipano V. Fedeli, Filctem C. Sereni, scrittrice; C. Cantone, Spi; T.
Ferrario, giornalista; C. Comencini, regista T. Di Salvo, Enpals; S. Camusso,
segretario generale Cgil
Il lavoro e i
diritti, il futuro dell'auto e quello dell'industria italiana
On
line lo speciale il manifesto
– Sbilanciamoci per lo sciopero generale dei metalmeccanici
Lo speciale, frutto di un'iniziativa comune de il manifesto e
Sbilanciamoci, e diffuso in edicola oggi con il manifesto, contiene
scritti e interviste di: Giorgio Airaudo, Piergiovanni Alleva, Loris
Campetti, Vincenzo Comito, Anna Donati, Aldo Enrietti, Lia Fubini,
Francesco Garibaldo, Andrea Ginzburg, Antonio Lettieri, Giulio Marcon,
Gerardo Marletto, Mario Pianta, Marco Revelli , Roberto Romano, Adriano
Serafino, Alessandro Sterlacchini, Guido Viale.
17/12/2010
nell'incontro tenutosi all'unione industriali viene illustrata la grave
situazione aziendale: la società ha perso tutto il capitale, quindi il
CDA si incontrerà di nuovo il 23/12 per ulteriore piano di salvataggio
dove decideranno se ricapitalizzare o chiudere. Firmata richiesta
per ulteriore mese di cassa in deroga.
23/12/2010
il CDA decide nuovamente di prendere tempo spostando la riunione al
10/01/11.
10/01/2011
il Cda decide di mettere l'azienda in liquidazione,ora la situazione è in
mano al liquidatore dott. La Croce.
15/02/2011
riunione a Cologno Monzese con liquidatore e le RSU di tutti gli
stabilimenti del gruppo.Il liquidatore illustra le sue
decisioni:continuare la produzione visto il portafogli ordini e per
mantenere occupazione, la prospettiva è pilotare
aziende verso concordato preventivo,ci sono contatti con imprenditori per
l'affitto del ramo di azienda finalizzato all'acquisto. Per Perosa
si sta lavorando con un imprenditore per approfondire la conoscenza della
situazione. Il curatore si auspica di trovare la soluzione entro la metà
di marzo perché bisogna negoziare in tempi brevi. Se non ci saranno novità
importanti la prossima riunione a Cologno Monzese è fissata per il
22/03/11.
Mercoledì
23/02/11 si è tenuta un'assemblea a turni riuniti per illustrare la
situazione alle maestranze
loc.alpcub673- New Cocot:
Salta la trattativa con Albini e torna il rischio fallimento.
ASSEMBLEA UNICA
VENERDI' 18 MARZO
ORE 13,30.Occorre reagire.SE NON ORA QUANDO?
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Martedì
23 marzo ci sarà una manifestazione in Regione per la New Cocot vista
la situazione tragica. In assemblea la proposta dell'ALP/Cub di 8 ore di
sciopero è passata e votata all'unanimità.
Ci saranno dei pullmans che partiranno alle
ore 12 da Perosa- Piazza terzo Alpini con fermate a Villar (SKF) e
Pinerolo Lidl- Euroball. Chi può venire si faccia sentire
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Il consiglio di
amministrazione della NewCocot il 10 gennaio ha messo in liquidazione la
filatura di cotone di Perosa (190 addetti) e altri stabilimenti del
gruppo. Nominato un curatore che assume
la gestione dell'azienda:
PEROSA - La New Co.Cot, società che gestisce la Manifattura di Perosa,
è stata messa in liquidazione. La decisione sarebbe stata presa lunedì
10 dal Consiglio di amministrazione.
Lunedì in mattinata il commissario Giovanni Croce, milanese, ha sciolto
le riserve: per ora la fabbrica non dovrebbe chiudere, ma l'attività
sarebbe destinata a proseguire, anche grazie alle commesse che potrebbero
proseguire da parte del principale committente della filatura.
Questo è quanto appreso, in modo non ufficiale, anche dal sindaco di
Perosa Renzo Furlan, che ha convocato per martedì pomeriggio un Consiglio
comunale informale per avvertire gli amministratori perosini. Sono 190 i
dipendenti che rischiano il posto. (approfondimenti nell'edizione in
edicola) Luca Prot- eco del chisone.it 12.1.2011
>>>New Cocot:
L'azienda è in liquidazione e il liquidatore dovrà decidere se ci sono
le condizioni per continuare l'attività oppure chiudere la vicenda con i
libri in tribunale. Al momento sembra sia intenzionato a mantenere
l'attività.Ci sarà una nuova richiesta di cassa integrazione che dovrà
essere con rotazione.Sarà necessario intervenire con un progetto sullo
stabilimento e su questo progetto chiedere gli interventi delle
istituzioni.(loc. alpcub 17 gen)
il Comitato
centrale della Fiom ha deciso lo sciopero generale con 102 voti a
favore e i 29 astenuti della minoranza Fiom che fa riferimento alle
posizioni della segretaria della Cgil Susanna Camusso. Gli astenuti, guidati
da Fausto Durante, sostengono che la Fiom dovrebbe comunque accettare
l'esito del referendum imposto dall'amministratore delegato della Fiat
Sergio Marchionne
La FIAT riporta che il
referendum è stato approvato dal 54%. Decisivo, per la vittoria del sì
a Mirafiori, l'apporto degli impiegati, che hanno votato in massa a
favore dell'accordo voluto da Marchionne: su 441 voti espressi, solo 20
tra i colletti bianchi hanno respinto l'intesa, mentre 421 l'hanno
approvata. Fra gli impiegati 300 capi.
La
prevalenza dei "no" si e' avuta nei primi quattro seggi
scrutinati relativi al montaggio con 1.576 voti contrari e 1.386 a
favore e nel seggio 2, uno dei due relativi alla lastratura, con 218
no e 202 si'. Prevalgono i si fra gli operai in verniciatura e nel
turno di notte. In totale, i "si'" degli operai delle
carrozzerie di Mirafiori, senza il seggio relativo al voto degli
impiegati, superano i "no" di 9 voti
Per poter dare una valutazione seria di questo risultato occorre
ricordare che il fronte dei sindacati pro-accordo (Fim Cisl, Uilm, Ugl,
Fismic) aveva prima di ieri il 71% dei voti nelle Rsu, mentre il
“fronte del no” (Fiom, in primo luogo, più Cobas e Usb) soltanto il
29. Si è quindi verificato un “quasi” perfetto rovesciamento degli
equilibri interni a questa fabbrica, da molti anni dipinta come
“rassegnata” e ormai estranea al conflitto sociale.
Se riguardiamo il film dei giorni scorsi, fino al voto, dobbiamo
ricordare le centinaia di persone, uomini e donne spesso in lacrime, che
spiegavano alle telecamere che avrebbero detto “sì” solo perché
messi di fronte a un ricatto in piena regola, un autentico “o la borsa
o la vita”. Dobbiamo quindi sapere tutti – Marchionne, i
“sindacati complici”, l'inguardabile classe politica di questo paese
– che persino in questo microcosmo di 5.400 persone messe con le
spalle al muro non trova “consenso” autentico un imbarbarimento
delle vite e un annullamento dei diritti che vuol riportare il lavoro
nelle condizioni degli inizi dell'800.
audio
il segretario della Fiom Landini a rai3 il 15 gennaio - 26'
La
Fabbrica Italia di Sergio Marchionne è servita.
Quello
che non hanno fatto i falchi di confindustria e amma negli anni 50-60. Quello
che non sono riusciti a fare i governi di destra democristiani-fascisti.
Quello che non è riuscito a Valletta negli anni 50,a Romiti nell'1980, lo faSergio
Marchionne.
Allora
ci sarebbe stato uno sciopero generale sicuramente dei metalmeccanici. Ora
invece abbiamo solo la Fiom e il sindacato di base che cercano di opporsi.
(…)
L'accordo imposto dalla FIAT e firmato da Fim,
Uilm, UGL e Fismic per Mirafiori alla vigilia di Natale è un ulteriore
attacco al reddito e alle condizioni di vita dei lavoratori e delle
lavoratrici, non solo della fabbrica di Torino ma di tutta Italia.
Quello
che passa in Fiat, passa in Italia.
L'accordo in estrema sintesi prevede
-la possibilità per l'azienda di imporre turnazioni a sua scelta:
i turni verranno decisi dalla Fiat senza dover contrattare con nessuno
-l'imposizione di 120 ore di straordinario obbligatorio: in
sostanza i sabati straordinari diventano parte integrante dell'orario
lavorativo; è ovvio che il prossimo passaggio sarà il loro pagamento in
ordinario. In due parole: PIU' ORARIO MENO SALARIO;
-il taglio della paga in caso di malattia:
la malattia è una colpa che devi pagare rinunciando al reddito;
-il taglio delle pause durante il lavoro
e la loro gestione da parte dell'impresa. A Marchionne non importa che con le pause si limitino gli effetti della ripetitività e della fatica,
né gli importa dei molti operai che, a Mirafiori, soffrono di malattie
professionali;
-la mobilità interna a discrezione dell'azienda
con la cancellazione di ogni diritto del lavoratore al mantenimento del
posto di lavoro;
-l'accettazione dell'accordo da parte di ogni singolo lavoratore
con la conseguenza che la contestazione anche di un solo punto dell'accordo
può condurre sino al licenziamento del dipendente.
E'
il dispotismo aziendale, il controllo totale sulla produzione cioè sulle
vite dei lavoratori.
Si
torna così ad una concezione ottocentesca per la quale il lavoratore non ha
diritti e il padrone è il suo “benefattore”. Anche lo stipendio non
è più certo ma diventa una variabile dipendente dalla alterne fortune e
dai mutevoli umori del management del Lingotto. Marchionne e i suoi
complici sindacali ci ricordano la verità ultima dei padroni: i lavoratori
sono solo merce da sfruttare e pagare il meno possibile.
Non
a caso l'accordo prevede clausole che aboliscono le libertà sindacali per i
sindacati che non lo accetteranno e per i lavoratori: questi non eleggeranno
più i propri delegati e solo i sindacati firmatari avranno rappresentanti,
trattenute in busta paga e diritto di assemblea.
La
Fiat vuole applicare un principio semplice e brutale: gli
accordi li scrive l’azienda, li firmano i sindacati complici, chi non ci
sta lo si butta fuori dalla fabbrica;
per
garantirsi questo risultato calpesta i principi elementari di democrazia,
libertà, rappresentatività. Oggi colpisceanche la Fiom ma per noi non è una novità: analoghe regole del
gioco truccate, sono state ampiamente usate per impedire l'attività dei
sindacati di base, con il consenso della stessa CGIL. Questo però non
c'impedisce di vedere il pericolo principale: l'accordo di Mirafiori apre
la strada al peggioramento delle condizioni di vita e di reddito di tutti i
lavoratori, non riguarda
solo i metalmeccanici Fiat ma tutti noi. Per questo abbiamo proclamato lo
sciopero generale per il 28 gennaio e chiamiamo tutti alla mobilitazione
unitaria, in difesa del nostro reddito, delle nostre condizioni di lavoro e
della nostra libertà.
FERMIAMOLI!
Contro
la nocività del lavoro e la frammentazione operaia e sociale
riproponiamo la riduzione orario a parità di salario e ilsalario ai
disoccupati.
Non
facciamoci distruggere, per salvare banche e profitti, da qualunque tipo
di governo
Tutti parlano di sicurezza sul lavoro ma in realtà
è solo fumo. L'ASL To 3 non investe, non sostituisce chi va via e
dunque i controlli sono sempre più complicati. Nelle fabbriche la
situazione è sempre più brutta: se c'è un problema di pericolo
pochissimi hanno il coraggio di denunciarlo. Troppe le paure e i ricatti:
la crisi, i figli precari, la cassa integrazione e i trasferimenti.Sarebbe utile fare il punto su cosa succede nel territorio con il
Servizio Prevenzione di Pinerolo
Il primo monologo dell’ultima puntata di Vieni via con me
3 dicembre
5
dicembre
Codice stradale/la 'qualità totale'
delle auto si ferma alle porte della fabbrica
E' di otto vittime il gravissimo bilancio dell'incidente che, stamattina,
ha visto una Mercedes scontrarsi in fase di sorpasso con un gruppo di ciclisti
sulla statale 18 nel lametino.
L'uomo alla guida dell'auto, di origine marocchina, è stato arrestato con
l'accusa di omicidio colposo. Era senza patente dopo che gli era stata
ritirata sette mesi fa a causa di un sorpasso azzardato. L'uomo e' risultato
positivo al test della cannabis.
L'11 settembre dei ciclisti La tragedia di Lamezia Terme, in
cui un'auto ha travolto un gruppo di cicloturisti uccidendone otto e ferendone
molti altri, è "una sorta di 11 settembre del ciclismo di cui non si
ricorda paragone fra gli incidenti ai velocipedisti in Italia e in
Europa". Quella delle biciclette, vittime seriali sulla strada, è
infatti la categoria più esposta ai rischi della circolazione, assieme ai
pedoni, sottolinea Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, il cui staff sta
lavorando alla redazione dell'annuario della sicurezza stradale 2011, nel
quale ai dati ufficiali dell'Istat per il 2009 saranno affiancati quelli dei
vari Osservatori della sinistrosità di cui l'associazione si occupa ormai da
molti anni. Nel corso del 2009 i ciclisti che hanno perso a vita sulle strade
italiane sono stati in tutto 295, pari a quasi due gruppi di corridori del
Giro d'Italia, di cui 243 uomini e 51 donne
Certo manca
una sponda politica per le lotte attuali e future. Scrive ALPCUB sulla
locandina:
Continua
la farsa quotidiana dei nostri governanti, elezioni, rimpasto, governo di
"responsabilità"...tutti però, opposizione compresa, sono
d'accordo nell'approvare la finanziaria, il patto di stabilità. Questo vuol
dire che i lavoratori, pensionati, studenti, gli utimi, intanto pagheranno poi
si vedrà come andra a finere con il voto o senza voto.
21
nov.Chi dice che solo la chiesa organizza processioni è un mentitore. La
CGIL, prima con Epifani adesso con Camusso, ne organizza piu' dei preti. Che
cosa chiede con la processione la CGIL? " PIU' DIRITTI PIU' DEMOCRAZIA
" Noi operai pensavamo che la CGIL si decidesse a fare uno sciopero
contro i licenziamenti e la cassa integrazione, ma ci sbagliavamo. Chi
dovrebbe darci piu' diritti e piu' democrazia? Berlusconi? Il governo di
unita' nazionale con Bersani, Fini e Casini? Operai la processione guardiamola
in televisione
27nov. E' partita la processione della CGIL. "Dopo questa manifestazione - ha
detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso - credo che il Governo
dovrà dare le risposte che gli abbiamo chiesto e soprattutto dovrà
cominciare ad avere politiche di contrasto alla crisi altrimenti andremo allo
scioperò. La Camusso prevede uno sciopero nel 2012.
Gli operai non hanno bisogno di processioni. (Operai contro propone un partito
operaio che raccolga la parte più combattiva della classe - vedi
)
ho
scritto loro:
Ritengo ingiusto definire processioni le
manifestazioni della CGIL - per quanto oggi sembri moderata- io sono in un
piccolo sindacato di base e credo che solo l'unità di lotta di tutti i
lavoratori può darci qualche speranza di
poter resistere in questa crisi del capitalismo.
Piero Baral
lavoro
diritti
1980-2010
Il 28 settembre (ore 10,
presso il Gruppo Abele, corso Trapani 90) Airaudo, Benvenuto, Bertinotti,
Manghi, Pizzinato, Tridente e Landini discutono di «Democrazia e
rappresentanza, 1980-2010».
(...)mi ha
rammaricato non poco notare come, all'annuncio dei vari punti della
finanziaria ove si voleva ostacolare platealmente la possibilità di persone
in difficoltà di accedere ad una pur esigua pensione di poco più di 260
Euro innalzando il tetto della percentuale di invalidità requisito per aver
diritto a tale dal 75% all'85%, effettivamente tagliando fuori coloro
affetti da sindrome di Down, nonchè molti amputati ed invalidi civili per i
quali, spesso, il reintegro lavorativo non funziona, le istituzioni
politiche all'opposizione, che hanno fatto della tutela delle persone in
difficoltà il loro credo ideologico e manifesto politico, siano state
pervase da un tragico ed inaccettabile silenzio riguardo ai paventati
provvedimenti. Per fortuna, è stato fatto un passo indietro in quello che
sarebbe stato un autentico minare i fondamenti basilari di una società
quantomeno civile e democratica(?). In ogni caso, l'accetta inumana di
questo governo ha comunque colpito duramente i diversamente abili, basti
pensare alla 'legge di stabilità' (qual ironia):
Che dire poi dell'ulteriore ostacolazione dell'integrazione con tagli
all'educazione ed al sostegno?
Comunque, ho notato che la percezione collettiva riguardo ai (spesso) gravi
problemi che attanagliano queste persone e le loro famiglie sia
pericolosamente finita un po' nel dimenticatoio.
Resistere occupando le
fabbriche e impedendo lo smantellamento dei macchinari, CHE SONO DEGLI
OPERAI DAL MOMENTO CHE SONO GLI OPERAI A FARLE VIVERE E PRODURRE. Se la
situazione non vi convince, dicono i compagni della INNSE, non perdete
tempo: decidete il da fare organizzatevi e fatelo. Non aspettate sindacati
che non ci sono o che arrivano dopo la musica…. Costringete i sindacati a
fare ciò che VOI volete fare!
Forse non è stato dato il giusto peso al gesto che le Rsu della
Innse Presse di Milano – i primi “gruisti” nella storia della
attuale crisi economica italiana – hanno fatto alla manifestazione di
sabato a Brescia, dove nuovi figli di quella loro protesta si sono
arrampicati su una gru e da più di una settimana vivono a 35 metri di
altezza. Figli di un dio minore, in qualche modo: sono sei immigrati, di
nazionalità diverse tra loro, ma tutti, allo stesso modo, lavoratori in
Italia. Protestano contro la sanatoria del 2009 per cercare di rientrare
nella quale sono stati spesso truffati, vittime oltretutto di un
giochino tutto politico all’interno del Viminale che a sanatoria già
chiusa cambiò le regole stabilendo che chi aveva subito un’espulsione
non sarebbe stato regolarizzato. Figli di un dio minore perché la loro
protesta non sta avendo la stessa eco di altre battaglie per i diritti
al lavoro. Ma soprattutto perché ieri il presidio in loro solidarietà
promosso dal comitato “Diritti per tutti” è stato attaccato dalla
polizia perché era stato ordinato uno sgombero. Non è mai successo in
questo anno di durissime battaglie per difendere i posti di lavoro che
arrivasse la polizia a caricare. Questo è il clima. Il motivo è
semplice: nei desiderata dei nostri governanti – da Berlusconi alla
Lega – il popolo non riconosce come simili quei gruisti dalla pelle
scura. Ebbene. Gli operai della Innse hanno detto no, un’altra volta,
e sabato hanno partecipato alla manifestazione in solidarietà con i sei
migranti in lotta. E hanno regalato loro uno striscione con su scritto
“Lotta dura senza paura”, lo stesso slogan che tenne compagnia ai
cinque lavoratori della Innse in quei drammatici e indimenticabili
giorni di resistenza. Di nuovo gli inventori della protesta della gru si
sono opposti al pensiero comune e dominante, riconoscendo negli
immigrati che chiedono la regolarizzazione una parte di sé, e non dei
nemici, non degli antagonisti, non delle persone da cacciare. Bensì, in
questa lotta molto meno coccolata, molto meno riconosciuta, molto meno
considerata della loro persino dalla sinistra (non è una novità, è
ovvio), quegli operai si riconoscono, e la condividono, e la sostengono
persino. Quegli operai che sanno benissimo cosa voglia dire
disoccupazione (fantasma su cui la destra fa leva per soffiare sul fuoco
del razzismo). Di certo ne sanno più loro del lavoro e della tenuta
sociale che ne consegue dell’ex ministro ad interim per lo Sviluppo,
Silvio Berlusconi (e anche dell’attuale, direi). Il lavoro in fabbrica
lo conoscono in prima persona. E hanno capito che l’unico modo per
preservarlo è garantire pari diritti a tutti. Che una legge
sull’immigrazione basata sulla clandestinità delle persone è un
favore ai padroni che danno lavoro in nero e alle mafie. Chissà se
questa consapevolezza, spesso assente nei luoghi di lavoro, gli operai
della Innse l’hanno guadagnata dopo (e grazie) alla loro battaglia.
Fatto sta che quello striscione donato è un segnale chiarissimo per il
futuro.
[ Giorgio Airaudo, responsabile auto
della FIOM , Rocco Palombella, segretario generale della UILM, Giuseppe Berta, insegna Storia contemporanea all'Università
Bocconi di Milano. Tra i suoi libri più recenti sono Eclisse della
socialdemocrazia e L’Italia delle fabbriche (il Mulino), Loris Campetti,
inviato del Manifesto. Nel
2002 ha pubblicato Non fiat. Come evitare di svendere l'Italia (Cooper)
]
Una delle accuse più ricorrenti alla Fiat è quella di avere ricevuto
soldi pubblici e dunque di avere un debito di riconoscenza verso il paese.
La Cgia di Mestre ha fatto due conti in base ai quali gli aiuti di Stato
ricevuti dal gruppo torinese ammontano a 7,6 miliardi di euro negli ultimi
30 anni (15.000 miliardi di vecchie lire). La fetta più consistente, oltre
5 miliardi, risale agli anni Ottanta. Ma contributi per la costruzione o la
ristrutturazione di impianti (a Melfi , Pratola Serra, Foggia) sono stati
erogati anche dopo e fino al 2003. La Cgia ricorda anche la spesa a carico
dello Stato per coprire gli incentivi alla rottamazione (in vigore fino al
2009) pari a 465 milioni di euro e andati a vantaggio di tutti i costruttori
auto. Insomma, i dati confermano che la Fiat ha avuto molto anche se non
durante la gestione Marchionne (se si escludono gli incentivi).
In tanti oggi attraverseranno le
strade e le piazze di Roma con la Cgil per chiedere un cambiamento radicale
dello stato di cose. Non si accontentano di mandare a casa Berlusconi,
vogliono poter costruire insieme un futuro diverso, più umano e meno
mercificato e precario. La Cgil dovrà farsi carico di questa domanda, con i
mezzi e i ruoli che competono a un sindacato. Insomma, ci vorrebbe uno
sciopero generale. Anche per quel che sta succedendo a Torino.
C'era una volta Mirafiori, il gigante italiano delle automobili e c'era una
volta la Fiat. C'era una volta il contratto nazionale di lavoro e c'era una
volta il modello sociale europeo. Lo scenario nel XXI secolo d.c. (dopo
Cristo) parla una lingua vicina all'inglese e prevede tante società per
quante fabbriche ci saranno - se ci saranno. Il nome che apre la porta a un
nuovo modello sociale è Newco: si chiude una società e se ne apre una
nuova color giallo, alla (ri)assunzione ogni lavoratore dovrà firmare gli
accordi sottoscritti da tutti, o solo da qualche sindacato amico. Siamo ai
contratti individuali. La Fiat sognata da Marchionne, americana e
defiommizzata, è uno spezzatino di aziende da mettere sul mercato, far
fruttare per vendere automobili o vendere tout court al miglior offerente,
spremendo oltre ogni limite fisiologico gli operai, senza vincoli, senza
scioperi, senza giudici tra i piedi. Senza pietà. Turni di dieci ore al
giorno più un po' di straordinario se serve a saturare gli impianti, e i
cocci di chi si rompe si restituiscono alla famiglia e alla fiscalità
generale. Di ogni stabilimento si può discutere con i sindacati, ma uno
alla volta: il piano generale è nella testa e nelle mani di Marchionne, chi
mi ama mi segua. In Italia si deve "fare", come in America, mica
chiacchierare.
Poi, se vogliono dare una spruzzata di democrazia apparente e di
partecipazione militarizzata, i sindacati trasformati in guardiani della
rivoluzione di Marchionne possono sempre indire un referendum: siete pronti
a baciare il rospo o rinunciate a lavorare? Ma che volete, a Mirafiori o
come diavolo si chiamerà in inglese investiremo 1 miliardo e faremo
costruire a tanti operai, più di quelli attuali e va da sé obbedienti, la
carrozzeria di un magnifico Suv (te la do io la svolta ecologica) con un
motore costruito oltre Atlantico in 250 mila unità. Mercato permettendo, e
solo a partire dalla metà del 2012. Prima, ai residui operai vecchio
modello sarà regalato qualche frammento di produzione declinante e tanta
cassa integrazione. La Fiat non chiede soldi allo stato.
Marchionne propone un modello generale di relazioni all'Italia. Cerca di
imporlo ai suoi dipendenti e siccome tutti i suoi colleghi vogliono fare
come a Pomigliano, e il governo, per quanto moribondo, ha asfaltato la
strada ai moderni padroni del vapore, anche in politica si vuole fare come a
Pomigliano, a Melfi e a Mirafiori. Si parla più di Montezemolo che di
Montecitorio. L'opposizione sembra (o finge di) non accorgersi che alla Fiat
si sta giocando una partita generale, e aspetta di vedere come andrà a
finire la guerra tra le due destre che hanno introiettato il modello
Marchionne, limitandosi a tifare per una delle due. Peggio, l'opposizione
cerca alleanze con Marchionne e Marcegaglia per mandare a casa Berlusconi.
Dei sindacati guardiani della rivoluzione meglio tacere. Che ci resta,
allora? Ci restano le centinaia di migliaia di persone che il 16 ottobre si
sono strette intorno alla Fiom, ci restano gli studenti in rivolta in tutta
Italia, ci restano i precari e tutti quelli che si battono in difesa dei
beni comuni e del territorio.
Ho
seguito in internet la diretta sul sito della Fiom della manifestazione
nazionale di Roma.
.
Ricordo solo alcuni aspetti. Prima dei metalmeccanici hanno parlato
lavoratrici e lavoratori dell’Eutelia, dei ricercatori, della scuola, dei
lavoratori sardi della chimica in lotta, delle comunità di lavoratori
immigrati, hanno ballato le ragazze zingare- senza parole di fronte al rigetto
delle loro comunità da parte dell’Europa. Poi un giovane lavoratore del sud
che ha ricordato che il 27% dei giovani è disoccupato (1 su 2 al sud), e che
chi lavora guadagna il 50% in meno dei lavoratori più anziani, che 2 milioni
di giovani italiani emigrano ogni anno. Chiede alla classe dirigente qual è
il valore che dà ai giovani. Segue una Rsu della Fincantieri che vuole
espellere 2500 esuberi. Poi uno studente medio di Somigliano che ha ricordato
la lotta in corso contro la riforma della scuola, Gustavo Zagrebeski della
Corte Costituzionale per telefono che ha salutato la ‘lotta per la giustizia
e la ricomposizione sociale’- ‘sappiamo che una società divisa tra i chi
è tutelato e chi non è ,è una minaccia per la democrazia’. Segue uno
spezzone video da ‘la classe operaia va in Paradiso’. Poi un giovane
operaio dei centri sociali che canta una ballata improvvisata e dice ‘ siamo
operai con la coscienza bianca che lavoriamo in nero’…e conclude ‘
occupiamo pacificamente il Parlamento’. Poi una studentessa della Sapienza
che ha ricordato che il lavoro e il sapere sono dei beni comuni e ricordato le
lotte francesi di questi giorni contro la riforma delle pensioni. Cremaschi ha
poi letto i messaggi di solidarietà dei sindacati di varie parti del mondo.
Segue una rappresentante del ‘Popolo dell’acqua’ che ha raccolto un
milione e mezzo di firme in due mesi.. A rappresentare gli intellettuali e
l’informazione Paolo Flores d’Arcais di Micromega ha ricordato l’appello
’fuori Berlusconi, realizziamo la Costituzione ’ e ha detto che questa è
la più grande manifestazione della storia d’Italia, che non ha ancora una
rappresentanza politica. Cecilia Strada -di Emergency chesta con la Fiom- : basta che in un paese si voti perché si definisca
democratico?
Seguono
i metalmeccanici di Pomigliano, Melfi, Termini Imerese, Torino.
Concludono
Maurizio Landini (ascolta) segretario generale della Fiom che ricorda i NO della Fiom ma
anche le proposte, e Guglielmo Epifani segretario della CGIL.
Una cinquantina di persone isolatissime fischiavano Epifani (tra la gioia
delle TV).----------- piero
Tutti i video degli interventi
dal palco della manifestazione nazionale Fiom del 16 ottobre 2010
Le informazioni di seguito esposte presentano i dati, estratti ed elaborati
dall’Ufficio Statistiche dell’Osservatorio Mercato del Lavoro, relativi al
periodo di crisi. I dati sono comparati con il rispettivo periodo del 2007. Le
tabelle potranno subire variazioni nel prossimo periodo a seguito di
aggiornamenti effettuati ai dati che transitano nel software.
Imprese
e lavoratori devono impegnarsi e fare un patto sociale che sproni la politica",
ha proseguito Marcegaglia. Il leader degli industriali ha fatto tre richieste
alla classe politica: "La prima e' che questo Governo vada avanti. La
seconda un programma per la crescita che serva al Paese e soddisfi le
richieste di Bruxelles. La terza e' che la legge di stabilita' che verra'
presentata alle Camere a meta' ottobre non si traduca in uno sforamento della
spesa pubblica. Noi chiediamo che l'Italia mantenga una posizione di rigore,
che si riduca la spesa pubblica improduttiva e che queste risorse vengano
indirizzate ai lavoratori e alle imprese". '
«Finalmente anche la Confindustria si e' accorta che siamo messi male e che
in termini di politica industriale questo Paese non sta facendo nulla, ora
pero' la Marcegaglia passi dalle parole ai fatti». Così indirettamente
risponde. dalle colonne di Repubblica, Maurizio Landini, segretario della Fiom
Cgil. «Non si esce dalla crisi puntando sulla conflittualita' - spiega -.
Confindustria dovrebbe smetterla di perdere tempo firmando accordi separati e
investire piuttosto sul lavoro». Per Landini «la riforma fiscale va fatta,
ma non pensando ad un generico taglio delle tasse. Bisogna tener conto - dice
- di come, durante la crisi, lavoratori e pensionati abbiano pagato di piu' e
di come, sul fronte delle imprese, sia invece aumentata l'evasione fiscale».
La guerra in Afghanistan l'hanno voluta i borghesi
di destra di Berlusconi- Bossi e i borghesi di sinistra di Bersani e
compagnia varia. Ma e' il fascista Ignazio La Russa il maggior responsabile
della morte dei soldati del contingente italiano. Ignazio ha sbavato per
mandare in prima linea i soldati del contingente italiano, ma lui e' restato
comodamente seduto a Roma. Ora il fascista Ignazio chiede di dotare di bombe
gli aerei del contingente italiano per i bombardamenti. Il fascista Ignazio,
ricorda i bombardamenti con i gas della popolazione libica, li vuole anche
in Afganistan? Ma Ignazio, la Nato sono dieci anni che bombarda la
popolazione Afghana senza concludere niente
Il
Ministro dell'Economia Tremonti ha definito la 626 (legge sulla sicurezza sul
lavoro) "un lusso che non possiamo permetterci".
13 febbraio 2011. In una piazza San Pietro gremita di rom e sinti accompagnati dalla comunità di
San'Egidio, il papa ha voluto ricordare i quattro bimbi morti nel rogo in un campo
abusivo domenica scorsa. Papa Benedetto XVI ha usato parole forti: «Una società più
solidale e fraterna non avrebbe potuto evitare tale tragico episodio?».
Ratzingher è smemorato.
Ratzingher non ricorda che a scatenare la caccia ai ROM e SINTI è stato il ministro
della polizia di Berlusconi: il mezzo federale Maroni.
Ratzingher non ricorda di aver stretto fraternamente le mani di Berlusconi
la minoranza rom in Italia nel poco che ne sappiamo
sarebbe di 140 mila persone, di cui almeno la metà in possesso della
cittadinanza italiana
Sono 9 gli europarlamentari della Lega, sbavano come un reggimento di
lumache, con in testa Borghezio e Salvini. Il Parlamento europeo ha appena
votato una serie di misure insultanti per razzisti doc quali lor signori.
Nientemeno considerare i rom come persone pari alle altre!!! Oreste Rossi da
sfogo ai sentimenti nazifascisti del gruppo leghista e dichiara: “Trovo
inaccettabile l'obbligo per gli Stati membri di assumere i Rom nella
pubblica amministrazione, l'imposizione del microcredito d'impresa,
l'obbligo di assunzione di mediatori linguistici, e di insegnanti Rom nelle
scuole, la parità di accesso nei servizi sociali, in particolare il diritto
ad una casa, nonché l'obbligo di coinvolgere i Rom nella politica attiva ad
ogni livello. Ancora più scandaloso il divieto di nominare i Rom o i gitani
nei comizi pubblici, pena l'applicazione di sanzioni per discriminazioni e
incitamento all'odio razziale.” Non poter insultare e discriminare
liberamente i Rom durante i comizi, come fanno Borghezio e i caporioni
leghisti, per alimentare e coltivare il razzismo su cui fondono la loro
politica, è una privazione vitale alle loro xenofobe argomentazioni. Le
misure a favore dei Rom, sono state approvate dall'europarlamento di
Strasburgo con 736 voti. I voti contrari oltre i 9 della Lega, sono stati 23
tra tutti gli altri gruppi europei razzisti e xenofobi.
ICEBERG POMIGLIANO
Non vi siete accorti che il diritto di sciopero non esiste di fatto per
più di un milione di precari e lavoratori autonomi da un bel po' di tempo?
Quelle migliaia di giovani laureati che lavorano gratis nei cosiddetti
tirocinii, hanno diritto di sciopero quelli? Messi insieme fanno dieci
Pomigliano. C'è un'intera generazione che è cresciuta senza conoscere
diritto di sciopero, né cassa integrazione, né sussidio di disoccupazione,
niente. E l'80% dell'industria italiana è micro+piccola industria.
I
politici dei grandi paesi sperperano milioni per i loro summit da mafiosi
video sui 40 anni dello statuto dei lavoratori- comune di Torino 2010
Giuseppe Castronovo, presidente del
Consiglio comunale di Torino, Tom Dealessandri, vicesindaco di Torino,
Bruno Gambarotta, presidente dell´Archivio Nazionale Cinematografico
della Resisstenza e Ersilia Alessandrone Perona, presidente del Museo
Diffuso della Resistenza, il politologo Marco Revelli, dell´Università
del Piemonte Orientale, interverrà sulle origini dello Statuto dei lavoratori
e il costituzionalista Alfonso Di Giovine, dell´Università di Torino, sul
rapporto fra Statuto dei lavoratori e Costituzione. Seguiranno le
testimonianze di Bonaventura Alfano, Bruno Canu e Adriano Serafino,
protagonisti torinesi della grande stagione di mobilitazione operaia a cavallo
degli anni Sessanta e Settanta.
Valletta:
stipendio 20 vote quello di un operaio
Marchionne:
stipendio 435 volte quello di un operaio
David Hume: "L'avidità è il pungolo dell'operosità' - 1700
Art. 36.costituzione Italiana
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità
e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e
alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali
retribuite, e non può rinunziarvi.
ad
Anno Zero. Un operaio che sta per perdere il posto di lavoro ha
fotografato il Paese. Un'istantanea di disperazione.
"E' ora di finirla. State
mangiando con i nostri soldi da quarant'anni. Qui si perde il posto di lavoro.
Noi si perde il posto di lavoro e voi passate il tempo a discutere della casa
di Montecarlo..."
giugno 8
di Joseph Halevi su il manifesto
– 8 giugno 2010
Uno tsunami economico-sociale proveniente
dall’Europa sta per abbattersi sul mondo. L’intera zona dell’euro
è in deflazione, con la Germania che sta varando dei tagli di bilancio
tali da avviare una manovra recessiva da avvolgere l’intera Unione
europea. ( continua)
Che cosa
accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le
braccia per un giorno?
La CUB aderisce allo Sciopero
Generale del 29 ottobre indetto dal comitato
immigrati in Italia. L'unità nella lotta tra i lavoratori migranti
e i lavoratori indigeni è indispensabile per contrastare le politiche
liberiste e razziste e rivendicare il diritto al lavoro e al reddito per
tutti/e.