sono arrivati gli esperti della NASA per mantenere in buone condizioni di
salute e psicologiche i 33 minatori sepolti vivi. Forse era bene che gli
esperti della NASA arrivassero prima della sepoltura. Operai facciamo una
proposta: seppellire vivo Tremonti a 3 metri di profondita', in un locale di
2 mq, non per quattro mesi ma solo per un mese. All'uscita Tremonti ci dira'
se la sicurezza e' un lusso.
ICEBERG POMIGLIANO
Non vi siete accorti che il diritto di sciopero non esiste di fatto per
più di un milione di precari e lavoratori autonomi da un bel po' di tempo?
Quelle migliaia di giovani laureati che lavorano gratis nei cosiddetti
tirocinii, hanno diritto di sciopero quelli? Messi insieme fanno dieci
Pomigliano. C'è un'intera generazione che è cresciuta senza conoscere
diritto di sciopero, né cassa integrazione, né sussidio di disoccupazione,
niente. E l'80% dell'industria italiana è micro+piccola industria.
video sui 40 anni dello statuto dei lavoratori- comune di Torino 2010
Giuseppe Castronovo, presidente del
Consiglio comunale di Torino, Tom Dealessandri, vicesindaco di Torino,
Bruno Gambarotta, presidente dell´Archivio Nazionale Cinematografico
della Resisstenza e Ersilia Alessandrone Perona, presidente del Museo
Diffuso della Resistenza, il politologo Marco Revelli, dell´Università
del Piemonte Orientale, interverrà sulle origini dello Statuto dei lavoratori
e il costituzionalista Alfonso Di Giovine, dell´Università di Torino, sul
rapporto fra Statuto dei lavoratori e Costituzione. Seguiranno le
testimonianze di Bonaventura Alfano, Bruno Canu e Adriano Serafino,
protagonisti torinesi della grande stagione di mobilitazione operaia a cavallo
degli anni Sessanta e Settanta.
Marchionne svela a Torino il piano Fiat 2010-2014: scorporo delle attività
non automobilistiche in un'altra società quotata in borsa entro l'anno, con
l'obiettivo di 6 milioni di auto Fiat-Chrysler (quasi il doppio delle
attuali) e 34 nuovi modelli, ma soprattutto obbligo di «flessibilità» per
i lavoratori. Altrimenti «porteremo la baracca altrove». Presidio delle
tute blu a Lingotto, la Fiom: «Vogliono marginalizzare l'Italia».
Marchionne: "Investimenti per 20 miliardi
i sindacati si possono accontentare"
Intesa separata per il futuro dello stabilimento: la proposta
dell'azienda è stata accettata da Fim-Cisl, Uilm, Fismic e anche dall'Ugl.
Landini: "Ricatto del Lingotto". Marchionne aveva avvertito:
"Firma, o si chiude"
Stroncato nel sangue il tentativo della «Freedom flotilla» di portare aiuti
umanitari a Gaza. L'esercito israeliano assalta una nave turca e compie un
massacro: almeno 9 morti, decine di feriti, centinaia di attivisti
irraggiungibili. L'Onu condanna, proteste e indignazione in tutto il mondo.
Alta tensione con Ankara: «Terrorismo di stato». Il governo italiano parla
di «provocazione pacifista», poi si corregge
Uno tsunami economico-sociale proveniente
dall’Europa sta per abbattersi sul mondo. L’intera zona dell’euro
è in deflazione, con la Germania che sta varando dei tagli di bilancio
tali da avviare una manovra recessiva da avvolgere l’intera Unione
europea.
L’obiettivo è tra i più cinici e scaturisce dalle menti ottuse del
governo e della Bundesbank. Il cinismo sta nel farsi tirare dal resto
dell’Europa attraverso le esportazioni. L’ottusità tutta
thatcheriana della Merkel serve a rafforzare ed istituzionalizzare il
mercantilismo del capitale tedesco i cui dirigenti sperano che, grazie
all’austerità, i sindacati si pieghino al punto da permettere
fenomenali aumenti di produttività. Così la Germania potrà espandere
le esportazioni sia verso l’Europa sia altrove.
Il teorema tedesco si basa sul fatto che l’Europa funge da locomotiva
all’economia tedesca. Infatti, negli ultimi tre decenni la crescita
della Germania è stata puntualmente alquanto inferiore a quella
europea. L’ottusità è insita nel sicuro fallimento dell’operazione
anche in caso di espansione del surplus estero tedesco. L’economia
tedesca calerà ulteriormente ma con un attivo sull’estero;
fantastico! Con gli altri paesi che tagliano alacremente la domanda
attraverso le decurtazioni della spesa pubblica, il quadro non solo è
recessivo ma anche foriero di nuove crisi bancarie.
È evidente che se gli stati si auto-deflazionano, il sistema bancario
si indebolisce e vengono fuori le magagne. Basta pensare a tutte le
concatenazioni di prodotti derivati legati ai titoli pubblici. La crisi
imposta alla Grecia e i drastici tagli spagnoli hanno fatto emergere la
spazzatura dei prodotti derivati.
Lo tsunami nasce dalla fusione delle valutazioni negative circa il
futuro della domanda con la paura della nuova fragilità finanziaria.
L’onda passa per la Cina ma ha anche una sua dinamica autonoma. La
tendenza recessiva in Europa può facilmente condurre ad una caduta
delle esportazioni cinesi. Dato che gli Usa non forniranno nuovi mercati
di sbocco, una riduzione della esportazioni cinesi verso l’Europa
comporterà un calo nel tasso di crescita dell’economia di Pechino.
Questo fatto può portare allo scoppio dell’enorme bolla speculativa
dell’immobiliare in Cina, ben prima dell’intervento delle autorità.
Tale scenario è già incorporato nei mercati a termine delle materie
prime i cui prezzi stanno ampiamente fluttuando al ribasso coinvolgendo
le borse e le azioni bancarie a Tokyo, a Sydney e a San Paolo.
Simultaneamente viaggia l’onda proveniente dalla spazzatura derivata
che le banche europee tenevano nascosta, fuori dai bilanci. Quest’onda
va in tutte le direzioni coinvolgendo anche i fondi di pensione, perché
oggi i derivati collegano tutto il sistema finanziario mondiale in
maniera completamente anarchica. Ha ragione la Bbc che intitolava un suo
servizio di domenica con «addio Keynes benvenuto Hoover!», il
presidente Usa che fece di tutto per propagare la crisi del 29. Oggi
Merkel è Hoover.
Incontro istituzionale. Alp ha ripetuto che occorre preparare la pratica
per la CIG in deroga, è necessario sperimentare i contratti di
solidarietà e ha proposto di chiedere all'Acea di studiare un utilizzo
produttivo di una parte dello stabilimento.
Un osservatore esterno suggerisce che sarebbe meglio investire milioni sul
turismo nel forte di Fenestrelle piuttosto che sulla New Co Cot decotta, ma
le lavoratrici si stringono intorno alla LORO fabbrica perchè novità per
loro non ci sono in valle sul fronte dell'occupazione.
video
FENESTRELLE - Secondo il Comitato nazionale delle Due Sicilie furono più
di ventiseimila i deportati meridionali che finirono i loro giorni nella
fortezza di Fenestrelle. Altre fonti ne indicano qualche centinaio. Soldati
e ufficiali che si erano rifiutati di rinnegare il proprio re per seguire
quello sabaudo e semplici civili borbonici catturati con l'accusa di
brigantaggio. È questa la versione meno nota della storia dell'Unità
d'Italia che sarà commemorata venerdì 7 ore 16 al forte S. Carlo. Ne parla in un
suo libro il presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca, che
aggiunge: «Non uccidiamoli anche nel ricordo».
http://et-ee.facebook.com/group.php?gid=55654263794
Noi abbiamo dato, adesso fate pagare i ricchi": questo è uno degli
slogan della protesta delle lavoratrici e dei lavoratori Greci contro il
piano di austerità attraverso cui si vuole scaricare sulle loro
spalle
la crisi.
Un piano "lacrime e sangue" contro i dipendenti pubblici e privati
che,
da subito, vale come "indicazione per il futuro" anche per gli
altri
paesi dell'Unione Europea come il Portogallo, la Spagna, ma anche
dall'Italia naturalmente.
Le misure annunciate sono inaccettabili: blocco pressoché totale
delle
assunzioni nel pubblico impiego, aumento dell'IVA dal 19 al 21%, taglio
del 10% delle indennità, le pensioni di vecchiaia congelate, il 15% di
riduzione dei salari, l'età del pensionamento aumentata a 67 anni,
privatizzazione dei servizi pubblici .
Sosteniamo la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici, e dei giovani
greci che giustamente si rifiutano di pagare la crisi del sistema
capitalista
Presidio, Piazza Castello, venerdì 7 maggio 2010, ore 17,30
La prova dei cento giorni l'hanno superata con punteggio pieno, meglio
di qualsiasi governo di destra o di sinistra. Loro governano una lotta
difficile, la lotta per il lavoro. Lo fanno dentro un carcere in cui
hanno scelto di autorecludersi, carcere di Cala d'Oliva, isola
dell'Asinara. Perché privarsi della libertà per far valere i propri
diritti? «Perché non c'è libertà senza lavoro», risponde convinto
Pietro, il «tiranno dell'isola», come lo apostrofano per sfotterlo.
Quando aveva raggiunto i 35 anni di anzianità gli avevano detto che era
troppo giovane per andare in pensione, che doveva lavorare ancora. Lui
ha detto ok, lavoro, «adesso che voglio obbedire a quell'ordine mi
dicono che no, non posso più lavorare perché l'Eni vuole chiudere
l'impianto chimico di Porto Torres e il governo se ne fotte se così si
scrive la parola fine sulla chimica italiana».
Cento giorni di occupazione dell'isola, e altri loro compagni sono
rimasti sulla terra ferma a occupare la Torre aragonese di Porto Torres.
Venerdì si festeggiavano i cento giorni di resistenza operaia, e quel
po’ di solidarietà che Pietro Marongiu e i suoi amici sono riusciti a
costruire, un po’ nel mondo virtuale e un po’ nella materialissima
realtà quotidiana fatta di lotte e fatica, di determinazione ostinata
contro la filosofia del falso profitto che decide che la plastica
necessaria a vivere va comprata all'estero.
Hanno bucato il video, gli operai della Vynils, sono diventati volti
noti in televisione, hanno costruito intorno a sé una rete di simpatia
accusando padroni e politica di ogni colore. Ma sono ancora qui. Perché
l'Eni è sorda, il governo è muto, la politica chissà dov’è e il
possibile acquirente arabo se n’é scappato a gambe levate non avendo
ottenuto le agevolazioni che chiedeva. L’inverno è stato lungo e
freddo nell’isola, solo ieri ha fatto capolino un sole caldo che
lascia sperare in una stagione più generosa con chi vive in cella da
100 giorni. Celle ristrutturate, certo, imbiancate, ma pur sempre celle
dalle cui finestre, e non da tutte, si vede un mare turchese che riempie
il cuore e lo gonfia di amarezza.
Ieri era festa al carcere. Sono arrivate mogli e fidanzate dei galeotti
in tuta
operaia, qualcuno con la t-shirt del movimento che reca il simbolo
dell'isola dei famosi, quella della Ventura che va a ballare al
Billionaire, su cui però sta scritto «Isola dei cassintegrati» e
sotto, «Chi lotta può perdere/ chi non lotta ha già perso». Il
pranzo degli operai è sobrio come può esserlo un pranzo dei lavoratori
sardi: gnocchetti con sugo di salciccia, seguito da salame, pecorino e
verdure, un mirto fresco per digerire tutto. Il pesce è a due passi,
nel mare turchese, ma qui siamo in un parco naturale che ha preso il
posto di antichi carceri, sanatori e sofferenze di ogni tipo e il pesce
non si tocca, le tartarughe si salvano e al massimo si fotografano. Come
i 130 asini bianchi dagli occhi azzurri che sbarrano la strada alle gip
dell’Ente parco, o gli 800 mufloni, o i cinghiali, le capre e le
pernici. Al manipolo di turisti sbarcati nell’isola sembra di trovarsi
in paradiso, che ne sanno loro dell'inferno dei detenuti, di ieri e di
oggi.
Sembrano asini anche loro, ma in mezzo ai suoni.
A Pietro vengono i lucciconi quando racconta le condizioni in cui è
ridotto il suo stabilimento, con «il guano di colonie di piccioni che
oramai la fanno da padroni». Per lui è «un'umiliazione, credimi».
Come gli operai di una volta pensa, e con lui i suoi compagni, che
difendendo il suo lavoro difende la dignità e il lavoro di tanti altri.
Se dice che l'unica lotta persa è quella che non si è combattuta, però,
non è che pensi di stare in questo inferno-paradiso per dare una
testimonianza, lui la lotta vuole vincerla e i sardi, si sa, sono
cocciuti e determinati anche quando scelgono di fare una lotta non
violenta. E non vorrebbero cambiarla, questa forma di lotta, non
vorrebbero esservi costretti.
Adesso ci si mette anche l’Ente parco a infilare i bastoni tra le
ruote dei cassintegrati della Vinyls. Non vogliono autorizzarli a
portare un furgone sull'isola, piccola ma lunga, dove tutto va portato
dall'isola più grande – la
Sardegna. Di un furgone hanno bisogno: «Quelli lassù pensano di
prenderci
per fame o nostalgia, o solitudine. Dicono che non resisteremo altri 100
giorni da soli, senza mogli e fidanzatate e figli. Hanno ragione, e
infatti mogli e fidanzate e figli ci raggiungeranno quassù a Cala
d'Oliva. Perciò ci serve un furgone per i trasporti».
Il piazzale del carcere, come le celle che per una notte ospiteranno
anche il vostro cronista, è lindo. Non vola una cartaccia, non una
cicca. C'è persino chi lava in mare le caprette, chi parla con gli
asini e chi da uno scoglio invoca Manitù. Adesso non c'è più neanche
il ministro Scajola a Roma che faceva promesse da mercante, ora
l’obiettivo sta ancora più in alto e si chiama Berlusconi. Si aspetta
che il presidente e ministro lanci un’asta internazionale per vendere
quel che resta della chimica italiana. «Ma per vendere, prima
bisogna far ripartire gli impianti», insiste Pietro, «sennò che gli
offri ai potenziali
compratori, un impianto arrugginito pieno di guano dei piccioni?».
La storia completa di questa lotta ve la racconteremo ancora un’altra
volta, nei prossimi giorni. Vi parleremo di Pvc, Cvm e mansioni operaie.
Non oggi però, oggi si festeggiano i 100 giorni con l'asino bianco, il
muflone, la capra, il cinghiale e la pernice. Coccolati, non mangiati
dagli operai che vorrebbero tornare a manipolare il veleno, e intanto
salvaguardano con gentilezza l'isola dei sogni
L'Italia e' a rischio crescita bassa fino al 2017, quando ricomincera' a crescere
con tassi pre-crisi.
Chi lo dice? Sara' il solito nemico di Berlusconi.
Lo dice il direttore di Confindustria. 'Tantissime aziende -spiega Giampaolo Galli-
hanno fatturati del 30, 40 o 50% inferiori rispetto ai livelli pre-crisi, ed e'
impensabile che possano aspettare che spontaneamente si torni ai livelli del 2008, ai
quali torneremo solamente nel 2017.
Operai allenatevi a fare la fame, forse nel 2017 le cose andranno meglio.
Aspetta e spera
L'apparato politico rappresentativo
è fatto in gran parte di arrivisti e corrotti. Questa è l'Italia a 65 anni dalla Resistenza.
Adesso si preparano tagli per tutti meno che per i parlamentari, che con i loro introiti non avrebbero bisogno di rubare.
Che cosa
accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le
braccia per un giorno? Forse si capirà il primo marzo. Quando ci sarà
il primo sciopero nazionale dei lavoratori stranieri' in Italia, organizzato
su Facebook in concomitanza con quello dei Sans Papiers in Francia. Il
gruppo Fb, intitolato 'Primo marzo 2010, 24 ore senza di noi', conta oltre
20mila iscritti e si propone di organizzare una ''grande manifestazione di
protesta per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia
determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della
nostra socieà'. Siamo collegati e ci ispiriamo - si legge sulla descrizione
del gruppo - a 'La journe'e sans immigre's : 24h sans nous', il movimento
che da qualche mese, in Francia, sta camminando verso lo sciopero degli
immigrati per il primo marzo 2010''. Anche in Francia la manifestazione e'
stata lanciata su Facebook da una giornalista (Nadia Lamarkbi).
Dai pescherecci alla fonderie, dalle cave agli
ospedali. Ma anche sul prato degli stadi: in un libro il ruolo sempre più
insostituibile che gli immigrati ricoprono nel nostro paese da
un'idea di RICCARDO STAGLIANO'
Officine corsare
occupazione Rettorato Torino
in margine alle lotte della scuola-
Oggi.
L’attacco alla scuola pubblica, tende a ridurre i costi della
riproduzione della futura forza lavoro. Ciò viene realizzato piuttosto
che attraverso l’eliminazione degli sprechi e del parassitismo sociale,
attraverso la riduzione del personale, l’aumento degli alunni per
classi, la non manutenzione degli impianti scolastici, il risparmio sui
servizi connessi, dai trasporti alle mense alla strumentazione, e il loro
carico sulle famiglie. Ma soprattutto con l’abbreviazione dei corsi di
studio presentata come maggiore efficienza, ma in realtà come
dequalificazione, a cui fa da contraltare, soprattutto nei livelli più
alti, l’orientamento verso la privatizzazione che favorisce la scuola
privata, con i master per le classi alte e medio alte. Lo smantellamento
della scuola pubblica risponde anche all’esigenza di adeguarsi al
carattere flessibile e precario dell’occupazione, dove ormai nessuna
forza-lavoro in formazione è sicura di trovare un’occupazione consona
al corso di studi prescelto.
Del resto, la tradizionale funzione di trasmissione dell’ideologia
dominante da parte della scuola viene anch’essa progressivamente erosa,
assorbita e assolta anche meglio dal contesto sociale. I giovani assorbono
le ideologie dominanti già fuori della scuola, nella vita sociale a
partire dalla famiglia e dagli stili di vita e del cosiddetto tempo libero
proposti già a monte della scuola.
Si tratta perciò di una parte del più generale attacco alle condizioni
di vita e lavoro.
Inoltre, col rendere la scuola un terreno privato, la classe dominante
soddisfa il suo bisogno di far profitti, trovare anche un nuovo settore
dove collocarsi a livello dirigenziale, mentre lo Stato soddisfa il suo
bisogno di trovare un sicuro flusso d’imposta, anziché soltanto
spendere denaro per un servizio pubblico a fondo perduto.
Domani.
La futura società farà a meno della scuola separata e senza alcun legame
con la vita, come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi secoli e nella
sua suprema degenerazione nell’epoca nostra. Il lavoro stesso sarà
liberato dal suo carattere estraneo, schiavizzato, forzato e animalesco,
non più alienato. Sarà così la vera formazione dell’uomo riconciliato
con la propria natura sociale e il tempo libero sarà veramente tale. Non
diverso dal tempo di vita e di lavoro, permetterà a tutti di coltivare le
aspirazioni conoscitive, scientifiche, artistiche e culturali. Si lavorerà
per risolvere problemi di tutti, non come oggi per sopravvivere al solo
livello della soddisfazione dei bisogni elementari animali.
Lavoro, studio, scienza e conoscenza non potranno essere separati.
Lavoro e produzione saranno per i bisogni dell’uomo evoluto e potenziato
e non per il profitto. L’enorme sviluppo delle forze produttive
accresciute dall’abolizione del pluslavoro, ridurrà come conseguenza il
tempo di lavoro necessario per tutti. Sarà priva di senso quella che
finora è stata la dannazione della specie umana, la trasformazione del
lavoro in valore.(dante)
-----
personale
della scuola
620.000insegnanti nel 2008-
personale tecnico amministrativo (ata) 220mila- 7,8 milioni studenti.
-nel 2006 l'intervento pubblico per l'istruzione scolastica è
stato di oltre 57 miliardi d'euro
2007
61.929 (Università e
Ricerca) docenti—personale tecnico 60.000- Nel 2006 :personale impegnato in attività
di ricerca nelle università italiane 67.700 unità Sono
previste altre forme di collaborazione per svolgere attività di ricerca.
Tra queste numerose sono le borse di dottorato (24.508 nel 2007), gli
assegni di ricerca (11.719) ed i contratti di prestazione autonoma
(6.230). Le borse di studio post-dottorato risultano essere 917- 1,8 milioni studenti universitari
Le informazioni di seguito esposte presentano i dati, estratti ed elaborati
dall’Ufficio Statistiche dell’Osservatorio Mercato del Lavoro, relativi al
periodo di crisi. I dati sono comparati con il rispettivo periodo del 2007. Le
tabelle potranno subire variazioni nel prossimo periodo a seguito di
aggiornamenti effettuati ai dati che transitano nel software.