Pratola Serra
Uno dei punti più
duri dello scontro
La lotta degli operai di Pratola Serra è emblematica per molti versi. LFMA era una
delle fabbriche più tranquille delluniverso FIAT. Il conflitto veniva costantemente
soffocato o relegato ad atti individuali di ribellione. A livello collettivo, azienda e
sindacato riuscivano sistematicamente a tenere sotto controllo gli operai attraverso
la concertazione. In tanti anni di funzionamento mai nessun grosso problema. Scio-peri
al di sotto del livello fisiologico. In questi anni, Pratola Serra è stata la dimostra-zione
pratica, forse più di Melfi, di come le nuove teorie dellorganizzazione del
lavoro potessero essere efficaci. 1.800 addetti complessivi tra operai e impiegati.
Una produzione giornaliera su tre turni di circa 2.500 motori per la gamma medio -alta
delle auto FIAT, Alfa, Lancia. Stoccaggio al minimo, con una oculata applicazio-ne
del Just in time. Secondo i manager FIAT cerano i presupposti affinché tutto
filasse liscio e, per questo motivo, hanno voluto addirittura strafare.
Gli operai degli stabilimenti FIAT, per quanto piegati, conservano ancora adesso
alcuni residui della fase espansiva del capitale, in cui Agnelli concedeva qualco-sa.
La maggior parte di loro, quella assunta a tempo indeterminato, è infatti inqua-drata
principalmente tra terzo e, per buona parte, quarto livello. Inoltre molte sono
le indennità che fanno lievitare i salari rispetto a Pratola Serra e Melfi. In queste due
fabbriche invece, Agnelli ha azzerato la situazione costituendo due nuove società,
FMA e SATA, che pur appartenenti al gruppo FIAT, hanno delle norme di inquadra-mento
e retribuzione più basse. Pur facendo quindi lo stesso lavoro, almeno sotto
laspetto qualitativo, perché per quantità hanno i ritmi e i carichi di lavoro sicura-mente
più alti del gruppo, questi operai percepivano e percepiscono un salario
minore.
Sembrava che la cosa dovesse durare e gli azionisti FIAT lo speravano. Invece è
andata diversamente.
Il sindacato ha proposto per la contrattazione aziendale anche per lFMA e la
SATA, richieste di aumento ridicole, legate a parametri aziendali su cui gli operai
non hanno nessun controllo. La solita storia. Agnelli, anche questa volta fidava di
poter avere tutto, principalmente in termini di maggiore flessibilità della forza
lavoro, e di pagare poco o niente. Gli operai di Pratola Serra hanno però deciso di
fare le cose sul serio. Qualche delegato si è messo con gli operai più combattivi.
La dirigenza FIAT ha perso la testa, di fronte ai primi scioperi ha fatto scattare la
rappresaglia licenziando due delegati che partecipavano ai picchetti con gli altri.
La lotta si è fatta sempre più dura. Da una parte lazienda con le sue minacce, le
sue multe e i suoi ricatti, dallaltra gli operai impegnati in scioperi sempre più
massicci. Al momento in cui scriviamo, la partecipazione agli scioperi è di circa
cinquanta ore per operaio. Sistematicamente, le poche ore di sciopero proclamate dal
sindacato per tutto il comparto FIAT, a Pratola Serra sono diventate fermate per
lintera giornata.
La posizione del sindacato
La lotta degli operai dellFMA ha colto di sorpresa anche il sindacato. Organizza-zione
fisiologicamente ormai negata per il conflitto, completamente asservita agli
industriali nelle sue strutture territoriali e dirigenziali, ha impostato la piattafor-ma
integrativa limitando le richieste "compatibilmente" con gli interessi dellazien-da,
già convinta di aver perso la lotta prima di iniziare. Daltra parte erano anni
che andava così.
Sfortunatamente per Agnelli e i suoi fidati sindacalisti, una piattaforma per il 99%
insulsa e inutile, in penultima pagina presentava una sola frase incisiva su cui gli
operai si sono arroccati: "... In aggiunta a quanto sopra si richiede la perequazione dei
trattamenti retributivi con il resto del gruppo FIAT".
"Stesso lavoro stesso salario" è così diventata la parola dordine negli scioperi.
Il sindacato di fabbrica si è spaccato. Una parte ha cercato di boicottare la lotta e
rientrare nel vecchio, rassicurante, alveo della collaborazione con il padrone, unal-tra,
spinta dagli operai, si è radicalizzata.
Gli operai hanno fatto capire subito come la pensavano strappando le tessere dei
sindacati che si tiravano indietro. Si è creata così unapparente unanimità sinda-cale
nel sostenere e proclamare gli scioperi. Gli stessi territoriali hanno costante-mente
alternato alle dichiarazioni di disponibilità al dialogo con lazienda quelle
a sostegno della lotta.
Una parte del sindacato ha percepito la possibilità di utilizzare la lotta degli ope-rai
e dei delegati più combattivi, per riaffermare il suo ruolo di interlocutore con
lazienda che, da anni, nel gruppo FIAT in particolare, era in crisi, essendo il
sindacato relegato ad una pura funzione di appendice. Una parte del sindacato
quindi ha seguito gli operai difendendo essenzialmente se stessa e la possibilità di
contrattare eventuali posizioni di privilegio in qualche commissione. Solo un ri-stretto
gruppo di delegati ha scelto di schierarsi apertamente e chiaramente con gli
operai.
La disponibilità formale del sindacato ad appoggiare la lotta dellFMA non si è
tramutata però in atti pratici. Negli altri stabilimenti del gruppo, il sindacato non
ha attuato nessuna sensibilizzazione tra gli operai in sostegno a Pratola Serra.
Addirittura lesperienza degli operai FMA è rimasta sconosciuta in alcuni stabili-menti
della FIAT. La stessa Melfi non si è mobilitata e la RSU si è messa a con-trattare
sotto banco la chiusura della trattativa solo per la SATA; anche qui, solo
un piccolo gruppo di delegati si è schierato per la continuazione della lotta in
modo determinato.
Pratola Serra assume un valore emblematico anche su questo versante. Di fronte ad
un padrone agguerrito come la FIAT, serve una organizzazione degli operai che
attualmente è inesistente. La determinazione degli operai FMA si scontra con
lincapacità di generalizzare la lotta negli altri stabilimenti. Limpatto degli scio-peri
viene mitigato dallutilizzo di motori stoccati in altri depositi, o dai tentativi
di conversione delle produzioni che la FIAT attua in alcune fabbriche per produrre
i motori che Pratola Serra non fornisce a causa delle fermate.
La loro resistenza viene fiaccata anche dal mancato sostegno economico alla loro
lotta.
Una organizzazione seria, capillare, nelle fabbriche, avrebbe generalizzato la lot-ta,
avrebbe tentato di bloccare i depositi, avrebbe creato una cassa di sostegno agli
scioperi.
I limiti del sindacato possono essere dedotti anche da questi elementi. Un sindaca-to
serio, presente in tutte le fabbriche, per esempio, avrebbe utilizzato i soldi delle
tessere per sostenere gli operai FMA.
I sindacati alternativi
Non sono stati migliori di quelli cosiddetti "più rappresentativi". Lo SLAI, che
non è presente in FMA, ha assunto posizioni variegate, ma a parte Termoli, dove
ha presentato una piattaforma alternativa, in altri stabilimenti la sua posizione sul
contratto integrativo è stata di aristocratico immobilismo.
A Pomigliano, mentre i sindacati ufficiali, per finta, organizzavano gli scioperi per
lintegrativo, lo SLAI organizzava manifestazioni contro il lavoro interinale. Nel
momento più critico della lotta allFMA, lo SLAI di Pomigliano, allinterno del
quale è presente un nutrito gruppo di operai combattivi, ha organizzato una mani-festazione
in solidarietà dei lavoratori della Peroni con problemi di ristrutturazio-ne
ed esuberi. Non ufficialmente, ma è quello che si deduce, da parte della diri-genza
SLAI di Pomigliano la lotta dellFMA è stata considerata non fondamentale,
una lotta inutile, "per quarantamila lire" in più, strumentalizzata dal sindacato.
Addirittura lo SLAI ha diffuso ai cancelli dellFMA un volantino sul contratto
nazionale, già distribuito a Pomigliano, che finiva con la seguente frase rivolta
agli operai dellAlfa Lancia di Pomigliano: "... E su queste nefandezze hanno il
coraggio di chiedere - (riferito ai sindacati ufficiali) - ai lavoratori di scioperare
contro se stessi domani - (il 26 gennaio, giorno dello sciopero di quattro ore dei
sindacati ufficiali sul contratto integrativo) -, in aiuto della FIAT che, a causa degli
ultimi 3 giorni di sciopero allFMA è rimasta con scarso approvvigionamento di
motori e rischia la fermata degli impianti ...".
Detto da un sindacato che non ha mosso neanche un dito per sostenere la loro
lotta, questo comunicato è stato visto dagli operai dellFMA come una provocazio-ne.
Lo SLAI ha così liquidato la lotta più significativa degli operai dellindustria degli
ultimi 20 anni.
Cè da chiedersi perché lo SLAI che si batte tanto per gli operai con contratti
atipici, non abbia fatto lo stesso per quelli della FMA e della SATA che hanno
proprio questo problema nellambito del gruppo FIAT? Daltra parte, è una misti-ficazione
dello SLAI anche il fatto che alla FMA e alla SATA siano in ballo solo
"quarantamila lire". Gli aumenti infatti, a ben guardare, con la richiesta equipara-zione
dei salari al resto del gruppo, ammontano a trecentomila lire circa.
Lo SLAI, invece di impegnarsi direttamente, ha preferito nascondersi dietro lideo-logia
liquidando con sufficienza la lotta alla FMA solo perché iniziata su una piatta-forma
dei sindacati ufficiali. Lo SLAI poteva fare due discorsi: uno, presentare una
piattaforma alternativa e su essa chiamare a raccolta gli operai, oppure, due, se non
aveva questa forza, partecipare alle lotte degli operai sulla piattaforma dei sindacati
ufficiali per spingere a radicalizzarle nel momento in cui questi, inevitabilmente, si
tiravano indietro. Nessuna delle due strade è stata seguita.
Un primo bilancio
La lotta dellFma sta dimostrando agli operai che senza unorganizzazione che
coordini la lotta e la stimoli in ogni stabilimento, è molto difficile resistere. Sta
dimostrando ancora una volta i limiti delle organizzazioni sindacali allinterno
delle quali sono presenti gli operai, ma che sono dirette e monopolizzate, a quasi
tutti i livelli, dal ceto medio dei funzionari che, per mentalità, atteggiamenti e
modo di vita, sono più vicini ai borghesi che agli operai.
Le organizzazioni sindacali di "base" oscillano tra ideologismo e inconsistenza,
presentando tutti i limiti del rivoluzionarismo piccolo borghese da cui viene, al-meno
per formazione, buona parte della loro dirigenza.
Dallaltra parte, gli operai stanno dimostrando che, quando la lotta si fa sul serio,
il problema si pone in un solo modo: da una parte gli operai, dallaltra i borghesi e
i loro servi.
A Pratola Serra alcuni delegati si sono schierati in modo risoluto con gli operai e,
in alcuni momenti, ne sono diventati dirigenza. La maggior parte dellRSU invece
è rimasta ai margini, trascinata dagli eventi, dopo che gli operai le hanno tolto la
fiducia. E questa parte del sindacato di fabbrica, che rema contro la lotta ed è
pronta alla mediazione, che, al minimo cedimento degli operai, sosterrà la imman-cabile
svendita sindacale.
Gli operai e i delegati combattivi di Pratola Serra hanno così sperimentato come
lottare contro la FIAT. Hanno capito che senza unorganizzazione forte e conse-
OC96 maggio 2001 PAGINA 11
guente era impossibile gestire gli scioperi allinterno dello stabilimento, quindi hanno
evitato le fermate di poche ore e gli scioperi sono stati prolungati quasi sempre per
lintero turno. Fermarsi per poche ore significava dover affrontare direttamente, nel
momento dello sciopero, i ricatti e le minacce dellazienda. Su questo versante hanno
percepito la propria debolezza e hanno scelto le forme di lotta più adeguate.
La mancanza di unorganizzazione compatta ed esperta degli operai, unita alla pre-senza
di elementi insicuri o addirittura filo aziendali nel sindacato, ha anche determi-nato
che la riassunzione dei due delegati licenziati non diventasse un punto centrale
della lotta. Solo gli operai e delegati più consapevoli e risoluti hanno capito limpor-tanza
di questo obiettivo e hanno cercato di coinvolgere gli altri operai, ma, oggetti-vamente,
ci sono riusciti solo fino ad un certo punto. Le illusioni sul ruolo imparziale
della magistratura, sostenute anche dal sindacato, sono dure a morire.
Che gli operai siano determinati lhanno però dimostrato quando hanno spinto affin-ché
si facessero tre giorni di sciopero ognuno inframmezzato da un giorno di lavoro.
In questo caso è stata una scelta razionale. Gli operai hanno pensato che creasse più
problemi allazienda essere costretta per tre volte a fermare gli impianti per poi farli
ripartire.
Dopo anni di lotte per finta e manifestazioni con fischietti e tamburelli, finalmen-te
una lotta vera! AllFMA gli operai hanno colpito duro dove ai padroni fa più
male: sulla produzione.
La lotta alla FMA spazza via anche tutte le concezioni interclassiste che caratte-rizzano
i rivoluzionari piccolo borghesi. Il loro concetto di lavoratore che "nella
lotta si unisce" e che racchiude un po tutti, operai, impiegati, tecnici, si è dimo-strato
vuoto e inconsistente.
A Pratola Serra i "lavoratori", capi, tecnici, "controllori della qualità", ad ogni
sciopero hanno lavorato sulle linee al posto degli operai e gli impiegati non si sono
assentati neanche per unora. Da questo momento in poi sarà un po difficile con-vincere
questi operai che il ceto medio di fabbrica ha gli stessi loro interessi.
Comunque vada questa volta, allFMA gli operai stanno dimostrando che una lotta
fatta seriamente può piegare gli industriali. E una grande lezione. A Pratola Serra
sono circa 1.500 operai e stanno creando enormi problemi ad Agnelli, cosa succederà
quando si muoveranno tutti gli operai?