il Centro di vacanze lacasalpina di don Barra

 

Più in alto gli impianti di sci di Pragelato(link http://www.pragelato.it/)

All'inizio della Val Troncea il villaggio olimpico che ha suscitato tante polemiche

e i trampolini del salto            Arrivano i norvegesi - eco 4/7/07   l'eredità olimpica

con il Parco della Val Troncea

 tentativo di speculazione edilizia in val Troncea

Edizione del 21 aprile 2010


Buco da 7 milioni nel fallimento del Resort
Dipendenti e fornitori non pagati - Per i creditori udienza il 24 giugno

 

PRAGELATO - Un buco da sette milioni di euro (e, probabilmente, oltre) è quanto ha lasciato a Pragelato, ed a un po' tutto il Pinerolese, la Heuston Hospitality, società a responsabilità limitata di proprietà interamente irlandese, che ha gestito, dalle Olimpiadi 2006 fino alla fine della stagione sciistica 2008/2009, le attività gestionali e turistiche del Resort, struttura a cinque stelle che doveva essere il fiore all'occhiello della vallata.

«Una gestione in perdita fin dall'inizio, come si evince dai bilanci depositati tra il 2006 ed il 2008 - sottolinea Manuela Viotto, commercialista di Pinerolo e curatore del fallimento -, con i soci che hanno provveduto a ripianare le perdite dei primi due esercizi lasciando poi, negli anni a venire, che i consistenti costi di gestione creassero quel disavanzo oggi evidenziato dalle scritture contabili».

Un vero e proprio abbandono, con un disinteresse totale a partire da aprile 2009: è questo ciò che sembra sia accaduto all'interno della Heuston Hospitality Srl, capitale sociale di appena diecimila euro, socio unico la Heuston Hotels Limited di Dublino, amministratore unico, l'irlandese Kelly Simon Joseph.
Giancarlo Percivati
(Ha collaborato Lucia Sorbino)
(continua)

 

vedi opuscolo pdf

 

Pragelato è stato il centro della Riforma in Val Chisone

e uno degli Escartons

 

Sotto il Ghinivert i resti delle vecchie miniere di rame del Beth:

vedi file cesmap

   

scheda breve.

Le miniere di rame

Nel 1863 il più importante giacimento della zona, a quota 2775 m, viene dato in concessione a Pietro Giani, col nome ufficiale di "Miniere di Vallon Cros e Glacières". Da quel momento si può parlare di sfruttamento industriale dei giacimenti, da parte del Giani e del socio Guilmin. Interrotto, lo sfruttamento venne ripreso nel 1887, con scarso successo, dall’erede del Guilmin che nel 1890 fu costretto a cedere le miniere ad una società italo-francese, la Compagnia Rami e Zolfi di Pinerolo.

Nel 1899 il complesso minerario cambiò di proprietà, passando alla Società Mineraria Italiana. I lavori raggiunsero la massima intensità ai primi del ‘900: vi lavoravano a tempo pieno 150 minatori. L’inverno del 1904 fu molto nevoso e ad aprile, dopo giorni di intense nevicate, i 120 minatori che si trovavano nelle baracche al di sotto del colle del Beth, isolati ed impauriti, il mattino del 19 si misero in marcia verso il fondovalle. Due valanghe, staccatesi contemporaneamente dai due versanti opposti, travolsero uomini, baraccamenti, paravalanghe ed installazioni minerarie. I morti furono 81, quasi tutti molto giovani. I lavori, ripresi con molte difficoltà, si chiusero definitivamente nel 1914

 

la colonna per i morti del Beth, a Laval

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