Finita l'agitazione dei postini, restano i problemi
La posta che non c'è
Ma l'Azienda assicura: «Il recapito è la nostra missione»- eco 4-5-06

Che bei tempi quando il postino girava di casa in casa e diventava quasi un amico. Una parola per tutti, una presenza costante sul territorio. E se pure non "suonava sempre due volte", almeno passava puntuale a consegnare lettere, cartoline e documenti più o meno importanti.

Oggi è tutto cambiato: Poste italiane è diventata un'azienda che vanta bilanci in pareggio (ma continua a non dire che a farne le spese sono i poveri utenti!) e che si è messa a far concorrenza a banche ed edicole. Conti correnti, investimenti, Postamat per il denaro contante, e perfino cd e dvd, dal Re Leone al Grande libro della giungla. In Posta si fa e si compra (quasi) di tutto. E se le code agli sportelli si allungano a dismisura, al gigante postale poco importa.

Che rimpianto per quei tempi, neppure troppo lontani, quando gli Uffici postali assolvevano alla propria (unica) mission di distribuire la corrispondenza, e lo facevano bene. Una "missione" che era un servizio, imprescindibile, al territorio.

Oggi se un postino va in ferie o è malato, nella sua zona di recapito la posta non arriva: uno o due giorni, ma anche 5 o 6. Come confermano le telefonate, indignate, che fioccano in redazione.

Con un'aggravante in più per l'Ufficio di Pinerolo in cui, a differenza di altri centri della filiale come Piossasco e Orbassano, per un mese (dal 22 marzo al 23 aprile) i postini aderenti alla Confederazione unitaria di base hanno scioperato contro straordinari e "prestazioni aggiuntive" (leggi "assorbimenti" e "abbinamenti"). Una protesta, che riparte l'8 maggio, contro l'accordo sul recapito siglato il 29 luglio 2004 e proprogato (fino a fine maggio) il 5 dicembre 2005: sottoscritto dai confederali di Cgil, Cisl e Uil e respinto dal Cub (a Pinerolo molto forte grazie agli iscritti di Alp).

Un accordo che in teoria ha portato un po' di chiarezza in materia di sostituzioni, ma sul quale in pratica azienda e sindacato, come spesso accade, non riescono a fornire un'interpretazione univoca.

Se i postini si dicono disposti a coprire i colleghi in caso di malattia o infortunio, diversa la posizione quando si parla di ferie: «L'azienda le conosce fin da inizio anno - fa sapere un loro portavoce -. Noi possiamo sostituire i colleghi per i primi due giorni, ma poi serve personale aggiuntivo». Cosa che la SpA stenta a mettere in pratica. Almeno finora.

Pronto a scommettere che in futuro l'Azienda dedicherà più cura al recapito è Antonio Sgroi, responsabile dell'Ufficio comunicazione territoriale per Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. L'unico autorizzato a parlare con i media per quell'area.

Intanto, dice Sgroi, «a Pinerolo, dopo lo stato di agitazione dei Cobas la situazione dovrebbe tornare alla normalità».

Secondo: «La Società sta predisponendo alcuni provvedimenti per migliorare il recapito. Uno di carattere "tattico", per l'immediato. Da giugno saranno aggiunte unità part time nei sei mesi più "caldi" dell'anno: estate e periodo natalizio. L'altro più strategico: dopo l'accordo sindacale del 13 gennaio scorso in materia di contratti a tempo determinato, saranno formate liste da cui attingere in caso di bisogno».

Insomma, assicurano dalle Poste per bocca di Sgroi, niente più "buchi": «L'Azienda mira a potenziare il settore recapito, come dimostra anche il tavolo di trattative tuttora in corso a livello nazionale». Non dimentichiamo che tra tre anni il mercato postale sarà liberalizzato e dall'Europa potrebbero sbarcare pericolosi concorrenti. Meglio che, prima di allora, Poste italiane riaffezioni i suoi (scontenti) clienti.


Lucia Sorbino