Gli imprenditori dell'intolleranza
Da un lato la crisi dei partiti e la crescita dei "manager
della politica", dall'altro il sentimento dell'insicurezza.
E l'idea consolatoria di un primato nazionale che dia accesso ai
diritti e alle risorse locali. Così crescono e si legittimano i
populismi europei
ROBERTO BIORCIO- il manifesto 25/05/02
Dopo il terremoto Le Pen in Francia, il successo della
lista Pim Fortuyn in Olanda. Si moltiplicano sulla stampa le
inchieste e i commenti sulla destra populista, che non è più ai
margini ma influenza in modo rilevante il centro della vita
politica. Nessuno sottovaluta più l'importanza del fenomeno, né
la sua rilevanza per il destino dei sistemi politici europei.
Temi e problemi che a fatica conquistavano l'attenzione degli
studiosi, sono diventati parte importante del dibattito politico,
e vengono divulgati e banalizzati per il grande pubblico. Se in
passato la tendenza dominante era quella della sottovalutazione,
oggi sembra prevalere largamente quella della legittimazione. In
primo luogo dei temi e dei valori portati avanti dalla destra
populista. Ma anche una legittimazione di leader e di partiti che
diventano spesso alleati necessari al centrodestra per governare.
Si sta affermando così una tendenza a "comprendere
(superficialmente) per legittimare" la destra populista
europea e i suoi programmi. Può essere invece necessaria una
riflessione più approfondita per capire la loro natura e i
meccanismi che ne alimentano il successo e per raccoglierne le
sfide sul piano politico e culturale.
Dall'Austria all'Olanda
Che cosa hanno in comune i partiti della destra populista
europea? La lista dei suoi membri diventa sempre più lunga e
comprende formazioni come il Vlaams Block del fiammingo Dewinter,
il Partito liberale austriaco (Fpoe) di Haider, la Lega di Bossi,
il Partito del popolo danese (Ppd) di Pia Kjaersgaard, Nuova
democrazia in Svezia, il Partito del progresso in Norvegia, la
Lega dei Ticinesi e l'Unione democratica di centro (Udc) di
Blocher in Svizzera. Esistono molte differenze fra questi
partiti, ma anche profonde affinità in termini di identità e
proposta politica. La convergenza politica nasce dalla scoperta e
dalla valorizzazione di uno spazio politico sostanzialmente
simile all'interno dei diversi contesti nazionali.
Consideriamo i casi del Front National e quello della Lista Pin
Fortuyn, rispettivamente il primo e l'ultimo membro della
famiglia politica, che presentano un profilo e una storia molto
diversi.La prima affermazione del Front National nelle elezioni
europee del 1984 fu del tutto fraintesa, interpretata come un
risveglio della tradizionale destra neofascista. Il partito di Le
Pen aveva imitato nel simbolo la fiammella del Msi, all'epoca
l'unico partito della destra presente nell'europarlamento.
L'imprevisto successo elettorale, che si è mantenuto ed esteso
fino alle ultime elezioni, si fondava però sulla scoperta e la
valorizzazione di un spazio politico e sociale nuovo e
relativamente poco presidiato. Il Front aveva raccolto la
protesta contro il ceto politico tradizionale, reso
indistinguibile dalle coabitazioni e investito dagli scandali. La
sua piattaforma si incentrava sulla lotta per contenere
l'immigrazione, associata ad interventi radicali per debellare la
criminalità, diminuire le tasse e frenare l'integrazione
europea. I riferimenti alla tradizione ideologica hanno perso via
via di importanza: Le Pen prima ha sostento che "Il Front
National non è né di destra né di sinistra", e poi, dopo
la svolta sociale del 1995, ha definito la propria identità in
modo più articolato: "Sono socialmente di sinistra,
economicamente di destra e nazionalmente di Francia". E ha
proposto, come nuovo principio di rappresentanza politica, l'idea
del "primato nazionale" (les Français d'abord).
Pin Fortuyn, omosessuale ex-marxista convertito al liberismo,
rifiutava ogni accostamento a Le Pen, Haider e Bossi. Aveva
conquistato in pochi mesi di un vasto seguito elettorale con una
campagna politica che traduceva in pochi punti essenziali i molti
problemi e le inquietudini diffuse. Una battaglia aggressiva
contro l'immigrazione ("I paesi bassi sono pieni") e la
criminalità. Una polemica aperta e provocatoria contro lo stile
e i programmi dei vecchi partiti politici, ingessati e omologati.
Una ritorno alla sovranità nazionale, arrivando a proporre
l'uscita dell'Olanda dall'Unione europea. La nascente e nebulosa
Lista Pim Fortuyn, diventata la seconda forza politica olandese
dopo l'uccisione del suo leader, ha riprodotto nella sostanza i
punti chiave della piattaforma del Front National.
E' perciò riduttivo e fuorviante connotazione i partiti della
destra populista con l'etichetta di "estrema destra" o
di "destra radicale". Non solo si comprime in un'unica
dimensione un fenomeno molto più complesso, ma si suggerisce
implicitamente una sua chiave di lettura come semplice
espressione di una tendenza alla radicalizzazione lungo la
tradizionale dimensione destra/sinistra.
Globalizzazione e crisi di rappresentanza
Lo spazio politico che ha garantito il successo della destra
populista nei diversi contesti nazionali è stato creato dalla
congiunzione di due tipi di fattori. Il primo e rappresentato dai
grandi e rapidi cambiamenti dovuti alla globalizzazione
dell'economia e delle comunicazioni che hanno generato in diversi
settori della popolazione insicurezze e incertezza. Questi
sentimenti sono alimentati, anche nelle regioni ricche e
prospere, dalla crisi dei sistemi di welfare, dallo
smantellamento di interi settori industriali, dall'immigrazione e
dall'aumento della criminalità. L'altro fattore è la crisi dei
sistemi di rappresentanza tradizionali. I successi spesso
inattesi delle formazioni populiste sono nati in situazioni di
logoramento, stasi e immobilismo dei principali partiti politici,
spesso associati al governo o comunque incapaci di proporre
chiare alternative politiche e di suscitare passioni e
mobilitazioni.
I leader populisti hanno saputo agire come imprenditori della
crisi di rappresentanza, gestendo efficacemente la sfiducia per i
partiti tradizionali, che apparivano sempre più incapaci di
affrontare in modo efficace i problemi più sentiti a livello
popolare. Le formazioni populiste hanno ricondotto ossessivamente
tutti i problemi e le paure suscitate dalle trasformazioni
dell'economia e della vita sociale alla presenza degli immigrati,
a cui sono facilmente collegate molte altre questioni come
l'aumento della criminalità, il degrado delle aree urbane,
l'inefficienza dei servizi sociali.
Tutte le formazioni populiste hanno proposto il principio di
rappresentanza che per primo aveva indicato il Front National:
l'idea di un primato, o di una priorità nazionale per la
titolarità dei diritti e l'accesso alle risorse locali. Di
fronte agli immigrati e all'Europa questo principio sostituisce
in modo efficace l'antica retorica nazionalista, e favorisce
identificazione e riconoscimento soprattutto fra i ceti popolari.
Non a caso l'elettorato dei partiti populisti è composto i gran
parte da persone con basso livello di istruzione, e comprende
soprattutto operai, disoccupati, commercianti e artigiani.
L'idea di popolo proposta dalla destra populista è d'altra parte
diversa e più complessa della tradizionale idea di nazione. Si
tratta di un popolo composto soprattutto da settori sociali privi
di rilevanti risorse e potenzialmente contrapposto a tutti i tipi
di élite; un popolo che ha sostanzialmente perduto la
sovranità, invischiato nelle procedure della democrazia formale
ed espropriato dal ceto politico; un popolo immaginato come
comunità delimitata da confini geografici, etnici e culturali
che viene minacciata dall'ingresso di soggetti estranei.
Diminuisce l'isolamento politico
Fra gli stessi leader populisti esiste la consapevolezza di
appartenere a una stessa famiglia politica, di condurre battaglie
convergenti e di ricevere sostegno dalle affermazioni dei partiti
affini. I recenti successi di Le Pen in Francia sono stati
accolti con soddisfazione dai populisti fiamminghi, danesi e
austriaci. La Lega Nord ha espresso ammirazione per i risultati
del partito di Haider e del Vlaams Block e per l'affermazione
della lista Pim Fotuyn. Lo stesso Le Pen ha fatto riferimento ai
successi di questa lista per rivendicare un analogo spazio
istituzionale nel parlamento francese. Haider si è spinto fino a
delineare la possibilità di una lista comune di tutti i partiti
populisti alle prossime elezioni europee "Un'Europa dei
cittadini da contrapporre all'Europa dei burocrati".
Solo a livello locale o regionale i partiti populisti hanno
conquistato una maggioranze sufficiente per governare. Ma le loro
affermazioni hanno scosso profondamente i sistemi di
rappresentanza esistenti, mostrandone tutte le fragilità.
L'erosione delle appartenenze politiche tradizionali, la
dissoluzione delle reti organizzative dei partiti di massa hanno
messo in crisi le forme di mediazione politica che per molti anni
avevano garantito il funzionamento della democrazia. Gli scandali
e gli episodi di corruzioni hanno accentuato la disaffezione e i
distacco rispetto al ceto politico tradizionale. I governi di
centrosinistra non hanno migliorato la situazione: per farsi
accettare come rappresentati degli interessi generali, e
sottolineare la loro lealtà alle alleanze politiche
internazionali, hanno messo la sordina su tutto ciò che separa
la sinistra dalla destra e hanno spesso lasciato cadere ogni
riferimento alle loro radici sociali.
Le strategie messe in atto dai principali partiti europei nei
confronti della destra populista sono state di due tipi: la
marginalizzazione politico-costituzionale, da un lato,
l'assorbimento dei loro temi principali nei propri programmi
politici. L'alleanza tra il centro cattolico e la destra
populista di Haider aveva provocato l'intervento dell'Unione
Europea. Ma l'esperienza austriaca si è riprodotta senza
problemi in Italia, in Danimarca e può realizzarsi fra poco
anche in Olanda. Si sono così moltiplicate le situazioni in cui
trova consensi l'alleanza fra centrodestra e destra populista. Si
mantiene (per ora) un sorta di isolamento politico riservato al
solo Le Pen, che in ogni caso ha visto aumentare il suo peso e la
sua capacità di condizionamento.
La crescita della destra populista aveva inizialmente provocato
divisioni nell'area politica fra il centro e la destra e favorito
indirettamente le vittorie elettorali del centrosinistra. Ma più
devastanti sono invece stati gli effetti delle affermazioni della
destra populista sullo schieramento di sinistra. La formazioni
populiste sono riuscite in molte situazioni a sostituire i
partiti di sinistra nella rappresentanza politica dell'elettorato
popolare, allargando i loro consensi soprattutto fra gli operai.
I sindacati tradizionali hanno mantenuto la capacità di
mobilitare e rappresentare i lavoratori per i loro interessi
economici, ma i partiti di sinistra incontrano difficoltà
crescenti a proporre principi di rappresentanza politica
credibili, dopo la crisi delle ideologie e la dissoluzione delle
reti organizzative dei partiti operai.
La politica della paura
Le formazioni di centrodestra hanno recuperato e rilanciato in
forma più attenuate i temi che le formazioni populiste avevano
enfatizzato (l'immigrazione, la criminalità). I partiti di
centrosinistra si sono spesso accodati a questa tendenza.
Sono molti i problemi che investono la vita sociale e suscitano
inquietudini e preoccupazioni fra i cittadini. Il dominio della
scena pubblica della questione della sicurezza e
dell'immigrazione dipende strettamente dall'azione degli attori
politici e dei media che le alimentano, e dall'assenza di
iniziative e mobilitazioni rilevanti su altri temi. Si possono
ricordare numerosi esempi Il tema della criminalità ha avuto un
grande rilievo sui media francesi nei mesi precedenti il primo
turno delle elezioni presidenziali; la successiva mobilitazione
contro Le Pen ha orientato l'attenzione del pubblico su altre
questioni. Prima delle elezioni italiane del 2001 i media avevano
dedicato uno spazio crescente alla criminalità, che conquistava
i primi posti fra le preoccupazione dichiarate dagli italiani.
Dopo la vittoria del centrodestra, è diminuito lo spazio
dedicato dai media alla questione e si sono ridotte nettamente le
segnalazioni di questo problema anche nei sondaggi. Le recenti
mobilitazioni a difesa dell'articolo 18 hanno ulteriormente
spostato l'attenzione del pubblico su altri problemi, mettendo in
rilevo altri temi e valori. Nelle ultime settimane, dopo i
risultati delle elezioni francesi e olandesi, si sono attivati
non solo la Lega, ma anche i media e diversi attori politici per
rilanciare le paure e le preoccupazioni degli italiani per
l'immigrazione. Se nell'ultimo anno l'attenzione e le
preoccupazioni per questo tema erano nettamente diminuite, ci
possiamo aspettare ora una modifica degli atteggiamenti
dell'opinione pubblica. Che può essere aiutata dall'assenza di
altre mobilitazioni, e da una sorta di conformismo diffuso,
esteso fino alle dichiarazioni del presidente Ciampi. Che hanno
raccolto gli elogi di Berlusconi e l'entusiastica approvazione
della Padania.