Piombo fuso

Il 27 dicembre 2008, l'esercito israeliano ha lanciato l'operazione 'Piombo Fuso' nella Striscia di Gaza. Si e' trattato del piu' pesante intervento militare nei Territori Occupati, dopo le guerre del '48 e del '67. Durante i 22 giorni di assedio sono stati uccisi 1.400 palestinesi. Tra questi, 300 bambini e 115 donne. Nell'incursione sono morti 13 soldati israeliani. Quattromila case sono state distrutte o danneggiate. Cinquantamila palestinesi sono rimasti senza un tetto e tra il 35 e il 60 percento delle attivitą economiche di Gaza ha subito danni irreversibili. I due principali settori dell'economia, pesca e agricoltura, sono stati colpiti duramente dagli effetti multipli dei confini chiusi, del conflitto e dell'impossibilita' di accesso a mare e terra. Pesanti restrizioni al movimento continuano a impedire ai palestinesi di lanciare le loro reti in acque pescose e terre arabili. Contadini e pescatori sono sottoposti a continui attacchi da parte dei militari israeliani. Per questo, a un anno di distanza, la guerra dei palestinesi a Gaza non finisce mai. Soprattutto per contadini e pescatori. Durante Piombo Fuso migliaia di limoni, ulivi e palme sono stati sradicati. Sistemi di irrigazione, pozzi e serre sono stati distrutti. Israele, inoltre, non consente l'ingresso nella Striscia di fertilizzanti e sementi. Una zona di interposizione si estende per centinaia di metri dal confine con Israele verso l'interno della Striscia, limitando l'accesso alle terre coltivabili. Nel 2000 a Gaza c'erano diecimila pescatori. Oggi, i 3.500 rimasti devono pescare entro le tre miglia dalla costa. La guerra ha infatti imposto questo limite, dopo che, dagli accordi di Oslo (1995) l'area di pesca si era progressivamente ridotta dalle 20 miglia originarie. I pescherecci devono sfidare tale limite per poter portare a casa il necessario per la sopravvivenza. Le motovedette israeliane li ricacciano costantemente indietro, con idranti o, piu' spesso, cannonate. A decine rimangono uccisi.