Pinerolese, dopo Indesit in crisi anche Caffarel

Del 6/2/2009 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 47)

Lodovico Poletto- la stampa



Filano via veloci, alle cinque della sera, i lavoratori della Caffarel di Luserna San Giovanni. Hanno il passo spedito sotto la pioggia arrivata improvvisa e non regalano neppure un commento alla notizia che ha lasciato tutti senza parole. La più nota azienda dolciaria del pinerolese, la Caffarel appunto, ha deciso di mettere in cassa integrazione 150 dipendenti. La crisi più dura di tutti i tempi, per questo territorio arroccato sulle montagne valdesi, sta cominciando a falcidiare anche l’industria alimentare. Quella che sembrava incrollabile. Quella che, negli Anni 90, faceva dire alla gente di qui, con malcelato orgoglio: «Altro che le automobili. Il cioccolato lo mangiano tutti, e costa meno». Non è più così. Anche il cioccolato è andato in crisi. Appena dopo la meccanica, l’elettronica, l’industria dell’automobile e quella degli elettrodomestici. E lascerà a casa, sebbene per poco tempo (tre blocchi di due settimane ciascuno, per 50 lavoratori alla volta) altra gente. C’è poco da stare allegri da queste parti e di questi tempi. Lo dice anche, senza mezzi termini, il vescovo di Pinerolo, Monsignor Piergiorgio Debernardi: «La Chiesa deve farsi carico dei problemi dei lavoratori. Questo è il momento più duro». La povertà diffusa sta crescendo e «le famiglie non riescono più ad andare avanti. Il disagio, che fino a non molto tempo fa, per pudore, restava chiuso tra le mura domestiche, oggi sta emergendo». Una constatazione che lo ha convinto a convocare in diocesi i sindacati. Per parlare, discutere, trovare una strada comune e affrontare la crisi. Chiesa e lavoro. L’anima e il corpo.
Certo, vista dalla parte dell’azienda dolciaria di Luserna, questa cassa integrazione è poca cosa. «Noi non licenziamo nessuno, siamo solidi e non abbiamo neppure i lavoratori stagionali. Ma c’è stata una flessione degli ordini, dobbiamo in qualche modo tamponare» spiega l’amministratore delegato Caffarel, Vincenzo Montuori che difende a spada tratta il marchio e tutto ciò che rappresenta. Anzi, fa di più, e annuncia: «Stiamo per lanciare nuovi prodotti. Altro che recessione, siamo un marchio leader in Italia e conosciutissimo nel mondo». Tutto vero. Ma poi c’è da fare i conti con la gente, i suoi ricordi, la paura del futuro. Così i quattro pensionati che raccontano la Caffarel di vent’anni fa, ne parlano con tutt’altra enfasi. E il ricordo del «signor Bester, il vecchio dirigente che il sabato mattina veniva a stringere le mani di noi operai e ci chiedeva notizie della famiglia» sembra storia lontana secoli. Invece sono solo pochi decenni fa. «Ma noi oggi siamo cresciuti, produciamo più di 3 milioni di quintali di cioccolato l’anno. E abbiamo molti lavoratori in più» insiste Montuori. In tutto questo, il posto da primi attori ce l’hanno i lavoratori delle aziende in crisi. Meccaniche o alimentari, non importa: hanno tutti gli stessi problemi. Quelli della Skf (prima azienda del territorio a far ricorso agli ammortizzatori sociali) quelli della Streglio (altra società che produce cioccolato e oggi naviga in cattive acque) quelli della Indesit, e via elencando. E le aziende-mamma del territorio adesso rischiano di mandare in crisi intere famiglie. Perché sono tanti gli operai che sul posto di lavoro hanno trovato i compagni della vita e con loro hanno messo su casa e famiglia. Adesso rischiano in due. Andrea Raccis, fa parte di questa schiera che vive pericolosamente. Trentacinque anni, stesso posto di lavoro della moglie, un figlio piccolo, un affitto da pagare, due automobili e tanta paura. Dice: «Il mito del posto fisso è finito. E se va male mi chiedo come farò e come faranno gli altri miei compagni di fabbrica». Come farà tutta questa gente ad ammettere che bisogna ripartire daccapo? Ercole Vendirosi, 45 anni, allarga le braccia. «Io ero un artigiano. Mi ha rovinato l’alluvione. Sono venuto a lavorare alla Indesit sperando nel posto sicuro. E adesso sono su una barca che non sappiamo dove andrà a finire». Come lui, come loro, ce ne sono decine di altri. Che non parlano perché hanno paura di ritorsioni. «Questa è davvero la crisi delle crisi. E psicologicamente è devastante per chi ne è coinvolto» riflette Fedele Mandarano, segretario della Camera del lavoro di Pinerolo. Dice: «Oggi ci sono 5 mila lavoratori in cassa nel pinerolese, chissà che cosa ci riserverà il futuro». Già, chissà. Da dietro il bancone della sua pasticceria, una delle più note di Pinerolo, Luciano Ferraud un’idea di ciò che accadrà se l’è fatta: «Adesso le aziende. Poi i centri commerciali. La crisi arriverà anche lì. Senza soldi la gente non compra e mangia meno». Potrebbe andare davvero così.