Nascita della CGIL scuola a Pinerolo

Dall’anno scolastico 70-71 un gruppo di insegnanti ha cominciato a riunirsi con continuità nei locali del quartiere di S.Lazzaro.

Il gruppo comprendeva insegnanti di provenienza e formazione diverse, e divergenti, almeno all’inizio, si prospettavano anche le finalità di coloro che partecipavano agli incontri.

Una parte puntava prevalentemente a un tipo di lavoro didattico-pedagogico e verificava la possibilità di formare una sezione pinerolese del MCE (Movimento cooperazione educativa).

Un’altra parte, in prevalenza delle medie, pur manifestando una insoddisfatta domanda di didattica, cercava di portare avanti un discorso politico sulla scuola, sul rapporto col movimento operaio, sulla strategia del capitale nel settore delle strutture formative.

Il gruppo nel suo insieme ha cercato una omogeneizzazione sulla base delle ricerche che indicavano la scuola come parcheggio di forza-lavoro dopo la ristrutturazione produttiva degli anni ’69; sulla base delle funzioni ideologiche svolte dalla scuola; sul significato e le caratteristiche della selezione; ed infine sull’esame dei libri di testo in uso nel pinerolese.

In questo lavoro si è ricreata poco a poco la divisione tra insegnanti dei vari  ordini di scuola.

Si è così deciso di creare una sezione sindacale CGIL, già presente ma inattiva e politicamente asfittica.

Nel primo volantino- febbraio 72- il gruppo pinerolese della CGIL scuola si proponeva fra l’altro di: portare a conoscenza e dibattere tra gli insegnanti la funzione della scuola e demistificare le false concezioni del proprio ruolo, una difesa sul piano sindacale contro la repressione attraverso una presenza capillare nelle varie situazioni.

Il lavoro sindacale è iniziato con l’esame dei libri di testo, dal momento che si prospettava di rifiutarne l’adozione. In aprile si diffondeva un documento e si sono fatte assemblee. Ci sono stati contatti su questo tema con  il MCE e la CGIL di Torino.

Intanto un gruppo di insegnanti delle superiori si riuniva alle Magistrali per discutere la proposta di legge Biasini. Ci si mobilitava sul caso Cabrini e sulla repressione.

Le critiche principali al lavoro svolto riguardavano la frattura fra prassi nelle scuole ed analisi, la ricreazione di comparti stagni fra i vari ordini di scuola, il mancato collegamento con la classe operaia ( si fece poi un’inchiesta sulla scolarizzazione degli operai nel pinerolese).

Per superare il corporativismo e la sottovalutazione del lavoro interno alla categoria, per il 72-73 si preparò un’inchiesta sulla sindacalizzazione degli insegnanti della zona e la definizione di un programma a lunga scadenza per i rapporti col movimento operaio.

Un bilancio nel 1973 del lavoro svolto, notava che esisteva una maggioranza attiva degli iscritti genericamente antirevisionista. Episodi che testimoniano questo giudizio sono l’adesione politicamente motivata allo sciopero nazionale degli studenti del 21 febbraio, il dibattito all’interno del sindacato zonale con prevalenza della sinistra sindacale, la gestione critica delle assemblee dell’ipotesi di accordo sulla vertenza per la scuola, la denuncia del progressivo svuotamento della piattaforma sulla scuola  e della gestione burocratica e convergente con gli autonomi. Esistono dei problemi nel gruppo: manca un gruppo dirigente, vi è disomogeneità tra gli iscritti, un senso di impotenza per difficoltà di indicare alternative di fronte a scioperi non condivisi, vi sono stati tentativi falliti di chiarificazione politica tra gli iscritti, contatti insufficienti con le altre zone.

Ci si propone di tenere uniti il piano didattico-pedagogico e quello politico, sapendo che non si possono copiare i metodi di lotta delle fabbriche, che una nuova didattica presuppone un cambiamento del rapporto scuola società, che vanno valorizzate le esperienze nate dal rifiuto di riprodurre l’attuale gerarchia dei ruoli sociali ed il consenso, che una pedagogia alternativa significa rifiutare il rapporto autoritario insegnante-studente. Importante l’esperienza delle Scuole Popolari.

Per quanto riguarda gli studenti, questi criticano la mancanza di continuità e di presenza degli insegnanti alle manifestazioni. Da parte loro sono totalmente assenti ad assemblee di fabbrica, incontri coi CDF e nelle commissioni del Consiglio di zona. Con loro si deve trovare un percorso per distruggere la scuola facendone un’altra che serva realmente agli interessi della classe operaia e non sia un modo illuministico e sanvincenziano di ‘servire il popolo’ o il trampolino di lancio di ristrette avanguardie intellettuali.

Con la classe operaia si è ricercato il collegamento, si è tentata un’opera di contro-informazione parzialmente riuscita, si sono impostati alcuni obiettivi sulla scuola, ci sono difficoltà nella Commissione scuola sulla selezione e la gratuità, alcuni volantini vengono modificati o boicottati .

Il rapporto con la classe operaia anche se difficoltoso resta comunque l’unica strada valida, insieme all’uso politico delle 150 ore, per evitare le secche del corporativismo e dell’intellettualismo.

In conclusione si può dire che la sezione di Pinerolo è diventata un punto di riferimento continuativo, con un numero di militanti alto rispetto agli iscritti, un buon segnale sono le assemblee unitarie operai-studenti-insegnanti avvenute in momenti di mobilitazione.

Sintesi della relazione di Mauro Ughetto al campo di Agape-1973