Montagna, non c'è solo la neve!

Edizione del 28 ottobre 2009- eco del chisone





Quale idea di montagna sta dietro al salone Alpi 365 che si è appena concluso a Torino? Passeggiando tra gli stand della biennale si provava un certo disorientamento. Uno spaesamento che è forse lo stesso che stanno vivendo le Terre Alte e i suoi abitanti.

Arretrata perché esclusa dalla modernità, percepita come una zona marginale, che per sopravvivere ha bisogno di assistenza e dunque costa ai Governi centrali (Province, Regioni, Stato), la montagna è oggi una realtà di cui bisogna farsi carico. Una realtà triste: incapace di costruire una coscienza di luogo dopo lo spopolamento e la chiusura di negozi, scuoline, uffici postali; incapace di costruire un’idea di futuro, un’economia sostenibile che non abbia bisogno di assistenze governative. Chi conosce le valli sa a cosa ci si riferisce quando si parla di rancore diffuso e di disagio sociale.

Un altro modello vede nella montagna un luogo "altro" dalla città, un luogo di intrattenimento, in cui i cittadini possono andare ad occupare il loro tempo libero. Una visione fordista che, nel secolo scorso, ha portato (non a caso) alla nascita e allo sviluppo di stazioni come Sestriere. La modernizzazione, la ricchezza arrivano dalla città, cioè dall’industria. E infatti questa appendice della città l’abbiamo chiamata industria della neve. Che ha, a sua volta, alimentato lo sviluppo dell’edilizia e un certo terziario legato ai flussi turistici.

Sono stati tanti i momenti di riflessione e i convegni tenutisi al Lingotto nei giorni scorsi. Si è parlato di Maso Gis un progetto interregionale sulla gestione sostenibile dei sistemi pascolivi italiani. Sedici le aree marginali su cui è stato sviluppato un modello aziendale sostenibile e multifunzionale: in Piemonte la zona interessata da questo progetto pilota (che, se finalmente Regione e Governo riprenderanno a parlarsi dopo l’impasse di questi ultimi mesi, potrà conoscere una seconda fase operativa) è quella delle montagne del Pinerolese (Pellice, Germanasca, Chisone). Ne emerge un quadro interessante. Sebbene in Val Chisone l’agricoltura rivesta un ruolo marginale (gli addetti sono il 3,1 per cento della forza lavoro contro il 10 per cento della Val Pellice) e il numero delle aziende si sia contratto negli ultimi anni, vi è stata invece una sostanziale ripresa del settore zootecnico con un significativo aumento del patrimonio. Anche la Val Pellice può contare su un patrimonio zootecnico superiore a quello di molte vallate montane. Sono imprese familiari che possono ancora crescere, così come possono crescere ancora i loro guadagni. Il valore del loro lavoro è anche, indirettamente, quello del presidio del territorio che passa attraverso la manutenzione quotidiana e scongiura disastri climatici derivanti dall’abbandono.

La Camera di commercio di Torino, nell’ambito di una presentazione di prodotti tipici della Val Chisone (in cui il consorzio che produce il Plaisentif è stato portato ad esempio di moderno modello a cui riferirsi), ha detto che la percentuale di aziende della Provincia di Torino presenti in montagna è il 6 per cento. Ma, aspetto ancor più significativo, ha detto che negli anni 2000-2008 il numero di aziende montane è cresciuto percentualmente molto di più rispetto a quello della pianura (più 10 per cento).

Grazie a quello che qualcuno ha definito il suo "passo cadenzato", la montagna resiste meglio nei momenti di crisi globale perché è tutta giocata sulle micro-economie, sul contenimento dei fattori di rischio, sull’autogoverno.

La montagna è dunque in grado di creare valore a partire proprio dalla specificità del suo territorio, dal suo patrimonio di acqua, legno, paesaggio - beni primari soprattutto nell’era della green economy?

Non esiste solo l’industria della neve che accende i suoi riflettori per pochi mesi all’anno e pensa solo alla propria sopravvivenza, né si può ridurre l’idea di sviluppo a quella di una fiera dei prodotti tipici.

Una strada da percorrere è quella dell'autosufficienza energetica (filiera legno-energia), e poi serve un Internet che funzioni realmente e raggiunga le aree marginali. Serve una politica che porti reddito in montagna, reddito per i montanari non per le multinazionali, così da stabilizzare residenze permanenti, serve un sistema economico che mixi agricoltura, turismo, artigianato, industria (poca), ecologia.

La montagna può ancora essere utile a se stessa?



Paola Molino