MENTRE I GIOVANI DELLA VAL GERMANASCA LAVORANO
ALLA PROMOZIONE TURISTICA DEGLI IMPIANTI DISMESSI
Nelle miniere si parla polacco
Per estrarre il talco arriva manodopera dalla Slesia
25/5/2003 la stampa
PERRERO
Si parlava in patois nei cunicoli delle miniere di talco della
Val Germanasca e nella pausa del lavoro, quando si consumava il
semplice pasto, era il momento degli scambi: un pezzo di toma per
due fette di salame, un bicchiere di vino per una mela. "Poi
- si legge in una delle testimonianze dei minatori - quando si
usciva a mezzanotte, si saliva fino ai pascoli per dormire ed al
mattino si tagliava il fieno. Si lavorava sino allora di
tornare in miniera". Oggi in queste miniere di talco si
parla un italiano stentato: i giovani minatori non sono più i
figli o i nipoti dei valligiani, ma arrivano dalla Polonia. Sono
i testimoni di un sistema lavorativo che è cambiato. I figli, o
meglio i nipoti dei minatori di ieri, oggi hanno scelto altre
occupazioni, ma per quelli che hanno deciso di continuare a
vivere in queste valli, la scelta è stata quella di ritornare in
qualche modo alle origini, di rientrare in miniera, ma questa
volta come guide turistiche, docenti per visitatori incantati e
bambini ammutoliti dal fascino di quel trenino che entra nel
fondo della montagna. La Tuno è la società a capitale misto,
voluta dalla Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, che ha
in gestione le visite di "Scopriminiera" alla
"Paola" e alla "Gianna".
"Uniniziativa - sottolinea Luca Genre, presidente
della società - che richiama sempre più visitatori. Le nostre
guide, attente e preparate, sanno rispondere alle mille domande.
Entrare per unora in miniera significa fare
unesperienza di quelle che servono per capire il
significato di questo lavoro". Oggi nelle miniere adibite
alla produzione si entra con grossi mezzi, le tecniche di lavoro
sono cambiate ed anche il sistema di "arruolamento" non
è più lo stesso. Spiega Giuseppe Furfaro, del sindacato Fil
Cea: "Le assunzioni di minatori polacchi erano iniziate per
piccoli gruppi alla fine del 2000: lazienda ha sempre
motivato questa decisione sostenendo che il numero degli italiani
disponibili a questo lavoro era sempre inferiore. Per quanto
siamo a conoscenza le condizioni economiche di assunzione
dovrebbero essere le stesse, ma nessuno di questi lavoratori
polacchi è iscritto al nostro sindacato. Vi sono i problemi di
lingua, questi lavoratori hanno tutti un contratto a termine, il
che rende quanto mai precaria la loro situazione. Da parecchio
stiamo sollecitando alla Luzenac assunzioni a tempo
indeterminato". Alcuni di questi polacchi hanno già avuto
unesperienza di lavoro in miniera, altri invece sono alla
loro prima assunzione. E a Perrero ha trovato un loro
conterraneo, il pastore della Chiesa Valdese Pawel Gayewski.
"Sono 29 i miei connazionali, sono arrivati tutti da soli
allinizio indirizzati da una società di lavoro interinale,
adesso attraverso altri canali. Arrivano dalla Slesia, dove le
aziende di estrazione mineraria sono andate in crisi". Si
sono integrati bene con i loro colleghi di lavoro? "Fuor di
dubbio la lingua differente è un grosso problema, li vedo in
giro per il paese, dormono nelle case messe a disposizione dalla
società di estrazione e sono rimasti così legati alla loro
terra ed alla loro religione, sono tutti cattolici, che alcune
volte hanno fatto venire per celebrare la Messa un sacerdote
polacco".
La storia delle miniere di talco della Val Germanasca ha superato
i confini locali, grazie ad un lavoro di ricerca, in costante
aggiornamento, e ad un sito realizzato dal sindacato autonomo di
Pinerolo Alpcub. Allindirizzo www.alpcub.com/xminiere1.htm
è illustrata la storia della
Val Germanasca vista attraverso il lavoro dei minatori, dalle
prime rivendicazioni sindacali ad una mostra realizzata
sullattività della miniera, alla storia sindacale,
allelenco degli incidenti e alle testimonianze dei
minatori. "Proveniamo dalle miniere di carbone - risponde il
polacco Józef -, ventanni fa era relativamente facile
entrare in miniera". Aggiunge Ryszard: "Negli Anni
Novanta ci siamo trovati tutti mobilitati, la riduzione del
personale è stata notevole. I nostri datori di lavoro ci hanno
proposto di andare a lavorare in Italia".
Antonio Giaimo